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-o- Too late to die young -o-
14 novembre 2006

Antigone

«Neppure pensavo i tuoi decreti avere tanta forza che tu uomo potessi calpestare le leggi degli dèi, quelle leggi non scritte e indistruttibili.
Non soltanto da oggi né da ieri, ma da sempre esse vivono, da sempre: nessuno sa da quando sono apparse».
Antigone davanti al tiranno Creonte.

Una delle più grandi conquiste della civiltà umana, ci è stato insegnato, è rappresentata dall’aver messo per iscritto le leggi che regolano la pacifica convivenza dei cittadini.
Passo dopo passo, a partire dal celebre Codice babilonese di Hammurabi, passando per il monumentale Diritto Romano, da Giustiniano fino al Diritto Moderno, gli esseri umani hanno saputo dare corpo alle regole che mettono ordine al loro vivere, affinché chiunque possa conoscere i propri diritti e i propri doveri.
Indubbiamente un grande progresso, almeno secondo la storiografia positivista.
Ma dietro l’apparenza di questo monumentale processo durato millenni, qualcuno ha intravisto una realtà diversa. E’ il caso, ad esempio, del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che nella sua opera “Genealogia della Morale” compie una attenta analisi alla ricerca delle origini del concetto di Giustizia nella storia umana.
Secondo Nietzsche, la messa per iscritto delle norme e delle regole da parte di una comunità, lungi dal segnare un “progresso”, rappresentano al contrario per quella civiltà l’inizio della decadenza.
In una comunità sana, infatti, la legge naturale è compresa e rispettata da tutti, senza imposizioni, quale segno di un ordine superiore inviolabile.

La comparsa del codice scritto denuncia invece un processo decadente, dal momento che tale codice nasce per porre rimedio alla violazione sempre più frequente delle leggi naturali da parte di membri della comunità stessa.
Inoltre, ad aggravare ulteriormente il carattere decadente dei codici scritti, nel corso della storia si presentano sempre più spesso casi in cui lo stesso Diritto voluto dal potere risulta in netto contrasto con il Diritto Naturale, universale e non scritto.
I popoli antichi erano consapevoli di questa frattura, e come sempre ne hanno lasciato testimonianza nei loro splendidi miti.
La storia della giovane Antigone, fragile e fiera, messa in atto in modo sublime da Sofocle, narra meglio di mille testi il profondo contrasto tra Legge Civile (nomos) e Legge Naturale (physis).

La vicenda ha luogo a Tebe, dove il tiranno Creonte ha decretato che il corpo di Polinice, fratello di Antigone, sconfitto in battaglia mentre combatteva per il possesso della città debba rimanere insepolto.
Creonte giudica Polinice come traditore della Patria, una delle colpe più infami, e per questo la condanna decisa è altrettanto crudele.
Ma Antigone sa che ogni corpo deve ricevere sepoltura, è una legge naturale inviolabile, fondamento della stessa civiltà umana.
Così sfida l’autorità, disobbedisce ad una legge imposta dal potere che ritiene ingiusta e onora il corpo del fratello con una retta sepoltura.
Antigone si trova davanti ad un dilemma, la legge degli uomini, della polis, e la legge naturale sono in contrasto, e decide di seguire quella legge che ritiene superiore, andando incontro a una crudele condanna.

Antigone è una giovane eroina dal cuore puro, il suo dramma racconta quello vissuto da miliardi di esseri umani che si ritrovano a dover sottostare a leggi fatte da uomini per dominare altri uomini, leggi a volte in netto contrasto con il diritto naturale, con quella legge morale così a lungo cercata anche dal vecchio Kant.
Una civiltà si trova in uno degli ultimi stadi di decadenza quando ha bisogno di consultare codici e tavole per sapere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, e la decadenza giunge al culmine quando chi detiene il potere arriva al punto di invertire i principi basilari della legge naturale e decreta come legittimo ciò che è iniquo.

23 comments to Antigone

  • anonimo

    Ma come facciamo a sapere che la legge morale è giusta?

    Non sarà che è una carateristica “naturale” e “genetica”?

    Ciao da Kirbmarc.

  • Santaruina

    Ciao Kirbmarc

    è proprio nel momento che cominciamo a chiederci se la legge morale sia giusta che tutto il discorso ha inizio.

    Blessed be

  • anonimo

    Abbandona la santità, getta via la sapienza

    E tutti staranno cento volte meglio.

    Elimina la morale, sopprimi la giustizia

    e la gente riscoprirà la devozione filiale

    E l’amore materno e paterno.

    Abbandona l’astuzia, elimina il profitto

    e non ci saranno più nè ladri nè briganti

    Ma queste cose sono di per sè insufficienti

    Ad esse dobbiamo aggiungere:

    Abbraccia la semplicità e sii come un legno grezzo.

    Riduci l’egoismo e abbi pochi desideri.

    Abbandona la sapienza e sgombra l’animo da ogni preoccupazione.

    Lao Tze, Tao Te Ching

  • anonimo

    “Abbandona la santità, getta via la sapienza

    E tutti staranno cento volte meglio.

    Elimina la morale, sopprimi la giustizia

    e la gente riscoprirà la devozione filiale

    E l’amore materno e paterno.

    Abbandona l’astuzia, elimina il profitto

    e non ci saranno più nè ladri nè briganti

    Ma queste cose sono di per sè insufficienti

    Ad esse dobbiamo aggiungere:

    Abbraccia la semplicità e sii come un legno grezzo.

    Riduci l’egoismo e abbi pochi desideri.

    Abbandona la sapienza e sgombra l’animo da ogni preoccupazione. ”

    Ergo suicidati,perchè non sarai mai un legno secco, ma da morto solamente ci sari vicino.

    Numero_6

  • anonimo

    No non da morto ci sarai vicino ma da bambino.

  • anonimo

    “No non da morto ci sarai vicino ma da bambino.”

    Sono troppo vecchio per essere un bambino.

    :)

    Numero_6

  • Santaruina

    Tutto questo è molto ermetico :-)

    Blessed be

  • iperhomo

    Hai scritto ottime cose, Santa, in questi giorni.

    Ho perfino rivisto il mio primo commento in assoluto, del quale eri appunto destinatario, tuttora valido.

    Quanto al presente post, condivido appieno il richiamo del terzo commentatore al Tao-te-king. Forse sarebbe stato preferibile evitare l’esortazione finale (che gli è valsa la facile ironia di “Numero_6”, ermetico di dubbia affidabilità, visto che il sei è “chella ca ‘uarda ‘n terra”, nella tombola napoletana) ed attenersi al tono privo di illusioni [collettive] tipico del sacro testo. Era meglio citare il cap. XVIII: “Negletto il Tao, apparve la lealtà; scomparsa la lealtà, apparve la giustizia; scomparsa la giustizia, apparve la carità”. Se ci pensi su, sembra quasi la parabola discendente che, dal taoismo e dall’induismo, mena al buddismo ed al confucianesimo e, da noi, alla Chiesa e all’Islam.

    Un caro saluto.

  • Santaruina

    Ciao Ipo.

    non in questi ma in “quei” giorni, dal momento che questi sono i primi post che pubblicai.

    Ho invertito l’ordine in cui i post appaiono, in occasione del primo “anniversario” di queste pagine.

    Fatta questa noiosa premessa, condivido, e non poteva essere altrimenti, il tuo commento.

    Forse sopra la lealtà ci sta l’amore, che rende superfluo tutto il resto.

    Blessed be

  • anonimo

    Ciao Carlo.

    Non entro nella questione della decandenza del mondo (sarebbe troppo lungo), però forse dovremmo fare alcune precisazioni.

    Primo: Nieztsche non capiva molto di mondo classico perché (comunque la pensasse lui a proposito) egli era uomo del suo tempo, e la visione che aveva dell’antichità era completamente falsata dalla non conoscenza di molti fatti importanti. Non era certo colpa sua, perché molte cose si sono capite solo col tempo e dopo molti studi, però il fatto resta.

    La nascita delle leggi scritte non mi pare sia dovuta ad una perdita di moralità, quanto semmai al fatto che – anche a quei tempi – le regole le facevano i pochi, ed i molti dovevano rispettarle. Solo che i pochi avevano l’abitudine di non dire ai molti quali erano le regole da seguire, cosicché i molti si trovavano sempre a violare qualcosa e a dover pagare (un po’ come quando ti ferma la polizia in macchina, e tu sai che “se vogliono, ti trovano sempre qualcosa”). Quindi, in diversi luoghi ed in tempi diversi, si è deciso che le leggi prima le dovevano conoscer tutti, e dopo si dovevano far rispettare.

    Inoltre le leggi scritte non introducevano nuovi precetti morali, né abolivano quelli vecchi, ma per lo più regolavano i rapporti del vivere quotidiano. Hammurabi non stabilì se l’omicidio era giusto o sbagliato, ma si limitò a definire la punizione per esso, allo scopo di darci un taglio – da qui la famosa “legge del taglione” :-) – con le faide familiari, che potevano andare avanti all’infinito.

    Ma poi le leggi scritte riguardavano soprattutto i debiti, i confini dei terreni e tutti quegli aspetti che noi definiremmo da “codice civile”.

    Se infatti è chiaro che l’omicidio è male, la gestione dell’eredità o della proprietà terriera, soprattutto nei rapporti tra ricchi e poveri, è un terreno ambiguo dove prevale il più forte. Dire che prima delle leggi gli uomini si regolavano da soli e sapevano cosa era giusto e cosa sbagliato non è storicamente corretto: in Atene o a Roma le leggi arrivarono per regolare delle questioni complicatissime, che quasi sempre riguardavano la schiavità per debiti (problema terribile del mondo antico), ma non per stabilire se la schiavità fosse giusta o meno (figuriamoci), ma solo per stabilire con certezza se e quando dovevi diventare schiavo. Ed infatti la prima cosa che fece Solone fu sciogliere i debiti di chi avrebbe dovuto diventare schiavo; un po’ quello che accadeva nella società ebraica, dove (oltre ad aver introdotto le leggi scritte su pietra) ciclicamente si cancellavano i debiti.

    Per quanto riguarda Sofocle, è vero che nell’Antigone si dipinge il contrasto tra le leggi degli dei e le leggi degli uomini, ma non è certo che tutti la pensassero come Sofocle. Eschilo, nella trilogia dell’Orestea, arriva a sancire la supremazia dell’Areopago (cioè della legge positiva, della soluzione dei conflitti al di fuori della faida familiare) sul diritto precedente, basato sui legami di sangue.

    Just my two cents

    Giorgio

  • Santaruina

    Alla faccia dei due centesimi caro Giorgio :-)

    Comunque, Eschilo era già uomo “moderno”, da questo punto di vista, perchè come si sa i semi di quella che sarebbe diventata la modernità si pongono nella Grecia classica.

    Nel caso specifico, io continuo a vedere la necessità di mettere per iscritto queste regole come un chiaro segno di decadenza.

    Qui si va poi in discorsi che esulano un po’ dalla trattazione propriamente storica.

    E stiamo parlando di un passato che propriamente non si può definire storico, un passato in cui vi erano delle figure che godevano del rispetto della popolazione e le cui decisioni erano accettate.

    Decisioni che si basavano su di una legge superiore.

    Insomma, si andrebbe a finire qui.

    La differenza tra le due visioni, quella da te espressa e quella dell’articolo, sta in fondo in questo: nel prendere in considerazione l’esistenza di una Legge Naturale, e in secondo luogo nel considerare che in un passato remoto tale legge fosse unanimemente riconosciuta.

    e che col tempo questo sia venuto a meno.

    Non vi sono prove storicamente intese che possano dimostrare tale ipotesi, ma molti indizi.

    Blessed be

  • Santaruina

    Alla faccia dei due centesimi caro Giorgio :-)

    Comunque, Eschilo era già uomo “moderno”, da questo punto di vista, perchè come si sa i semi di quella che sarebbe diventata la modernità si pongono nella Grecia classica.

    Nel caso specifico, io continuo a vedere la necessità di mettere per iscritto queste regole come un chiaro segno di decadenza.

    Qui si va poi in discorsi che esulano un po’ dalla trattazione propriamente storica.

    E stiamo parlando di un passato che propriamente non si può definire storico, un passato in cui vi erano delle figure che godevano del rispetto della popolazione e le cui decisioni erano accettate.

    Decisioni che si basavano su di una legge superiore.

    Insomma, si andrebbe a finire qui.

    La differenza tra le due visioni, quella da te espressa e quella dell’articolo, sta in fondo in questo: nel prendere in considerazione l’esistenza di una Legge Naturale, e in secondo luogo nel considerare che in un passato remoto tale legge fosse unanimemente riconosciuta.

    e che col tempo questo sia venuto a meno.

    Non vi sono prove storicamente intese che possano dimostrare tale ipotesi, ma molti indizi.

    Blessed be

  • iperhomo

    Geniale.

    Ho fatto una bella figura d’Imelda, come diceva Marcos. Non m’ero accorto di nulla, sebbene mi paresse strano veder ricicciare il mio commento di allora (http://santaruina.splinder.com/post/9897010#comment-30064176). L’hai girato come un guanto, il tuo blog. Voglio farlo anch’io.

  • ikalaseppia

    sottolineo il commento #8, che merita meditazione da tutti exoteristi e (aspiranti o iniziati)esoteristi.

  • anonimo

    Fuor di dubbio vi sia un cammino crescente, nella storia, verso l’ “esclusivismo”.

    Tutto ciò, purtroppo, no ha potuto non contribuire a dare al “male” un potere esorbitante.

    Risolvere questo nodo non sarà semplice…

    Il link parla di una “forma” di tali “mali” non troppo appariscenti, e, dunque, per l’ “uomo” comune, *inesistenti*. Ma ciò che non si vede non necessariamente non esiste…

  • Santaruina

    Conspiracy archive offre tantissimo materiale su cui farsi una idea di determinate dinamiche.

    Avevo tradotto parte di quell’articolo su luogocomune, qualche tempo fa.

    Blessed be

  • anonimo

    Cosa vuol dire decadenza — l’età dell’oro è un mito o no?

  • Santaruina

    ovvio che sia un mito.

    Ma ciò non significa che non ci sia comunque stata :-)

  • anonimo

    Prendo con le pinze quello che Nietzsche afferma o meglio il fatto che la messa per iscritto rappresenti l’inizio della decadenza è più che vero, ma le motivazioni che spingono Nietzsche a prendere in analisi una cosa di questo tipo non sono delle migliori.

    Si avverte nel “filosofo” una palese insofferenza per le regole (di qualunque tipo esse siano), bisogna ricordare, inoltre, come egli rifiuti una visione spirituale della vita in favore di una visione materialistica e dionisiaca volta alla ricerca dei piaceri sensibili, vi ho riscontrato anche alcuni agganci con la teosofia.

    In poche parole l’uomo che segue un certo credo religioso è praticamente un represso.

    Non mi meraviglia che poco tempo dopo abbia fatto la sua comparsa Freud.

    Comunque sì, possiamo parlare di decadenza in tal senso, ma credo che sia impossibile oggi auspicare un ritorno all’ordine di questo tipo.

    Mari

  • anonimo

    Le leggi scritte rispondono ad un esigenza fondamentale, si può avere una convivenza civile e coordiale (anche se ogni giorno che incontro il mio vicino di casa mi vengono i dubbi) facendo riferimento alla legge naturale, solo se c'è la base di una cultura e di un sapere molto vasto e diffuso tra la popolazione. Una popolazione che non deve essere molto numerosa, piccoli gruppi di persone si possono gestire anche senza regole, ma ovviamente ci vogliono degli individui che abbiano saldi principi morali e conoscano queste leggi naturali.

    La legge scritta serve a gestire gente che ha ignoranza nella conoscenza di qualsiasi legge naturale.

    Oggi, un sistema senza regola sarebbe inipotizzabile, pensiamo al nostro vicino di casa, al condomino del nostro condominio… senza nessuna regola scritta sarebbe il Caos (per la società di oggi).

    Però probabilmente ha ragione Santaruina, senza un sistema di regole scritte probabilmente, emergerebbe le persone migliori e più equilibrate perché sarebbero la garanzia per tutti di equita e giustizia. Sempre che ci sia un  sistema di coercizione del sistema in modo da evitare le violenze private.

    Ma al nostro sistema non interessa l'equita e la giustizia ma la certezza delle regole e della modalità di applicazione in modo da poter garantire gli interessi (commerciali e patrimoniali). 
    Anche la tutela penale è strutturata più come una questione prettamente patrimoniale, come la pena non ha l'obbiettivo di redimere il reo. Ma viene vissuta (nel sentire comune) come la vendetta della società nei confronti del colpevole.

  • Santaruina

    la pena non ha l'obbiettivo di redimere il reo. Ma viene vissuta (nel sentire comune) come la vendetta della società nei confronti del colpevole.

    In effetti la pena non ha mai avuto l'obbiettivo di redimere il colpevole.
    Da sempre la punizione del criminale fa parte di un grande rito collettivo di "catarsi", un modo per deviare le pulsioni "distruttive" (odio, vendetta, violenza) della società verso dei bersagli accettabili.

    Questo meccanismo penso sia perfettamente spiegato da Nietzsche nel suo "Genealogia della morale", così come nell'opera di Confort.

    A presto.

  • Gazurmah

    Antigone,con Prometheus,è uno dei miei personaggi tragici preferiti..
    tra le leggi scritte hai dimenticato le infami leggi del levitico di Mosè.. 

  • Anonimo

    Prometeo e Antigone sono agli opposti, se non te ne sei accorto: prometeo agiace con l’inganno e contro le leggi degli dei mentre Antigone pur di rispettare la legge divina va incontro alla morte

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