Blessed be

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-o- Too late to die young -o-
23 novembre 2006

Melchisedek

Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino:
era sacerdote del Dio altissimo

e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.

Genesi 14, 18-20

Nella Genesi (14, 18-20) compare il personaggio più enigmatico dell’Antico Testamento.
Si narra di Abramo che di ritorno da una battaglia incontra Melchisedek, presentato come “Sacerdote dell’Altissimo”.
Melchisedek, Re di Salem, benedice Abramo.
Questo episodio è straordinario, per i seguenti motivi.
Abramo è il capostipite della religione ebraica, il fondatore, e riceve tale investitura direttamente da Dio, secondo la Bibbia.
Se gli Ebrei avessero solamente voluto scrivere un testo che santificasse la loro religione e giustificasse il loro rapporto privilegiato con Dio, per quale motivo avrebbero inserito  Melchisedek nella Genesi?
Egli è infatti “Sacerdote dell’Altissimo”, ma il ruolo di sacerdote implica anche l’esistenza di un culto, un culto quindi precedente all’ebraismo.
Non solo, Melchisedek benedice Abramo, gesto che può concedere un “superiore” ad un “inferiore”, ed Abramo addirittura conferisce la decima a Melchisedek, riconoscendo la sua superiorità.
I compilatori ebrei dell’Antico testamento ci raccontano quindi di come il loro Patriarca mostrasse devozione ad un Sacerdote di un culto precedente; si riconosce quindi implicitamente in tale modo la superiorità sull’ebraismo stesso del culto professato dal “Sacerdote dell’Altissimo” Melchisedek.
E tutto questo nella  Bibbia ebraica, nel Testo che gli ebrei avrebbero scritto per poter vantare un rapporto privilegiato del loro popolo e della loro religione con Dio.
Melchisedek significa letteralmente “Re di Giustizia”, ed inoltre egli viene descritto anche come “Re di Salem”, ovvero “Re di Pace”.
Ebbene, secondo i testi sacri vedici, redatti migliaia di anni fa, esiste un culto eterno che nel tempo conferisce autorità alle vere religioni tradizionali.
I sommi rappresentanti di questo culto sarebbero tre, e sono individuati nella tradizione Vedica come il Re di Pace, il Re di Giustizia ed un terzo che riunisce le due precedenti funzioni.
Il potere temporale, il potere spirituale, e la sua sintesi.
Quello che ci dice la Bibbia quindi nell’oscuro passaggio di Melchisedek è che la religione fondata da Abramo riceve la benedizione dagli esponenti di questo culto eterno che attraversa i secoli e che si manifesta sotto la forma esteriore delle diverse religioni.

E il Cristianesimo?
C’è un episodio nella nascita di Gesù che forse non è stato analizzato con la dovuta accuratezza: l’adorazione dei Magi.
I tre Re Magi portarono come dono a Gesù Oro Incenso e Mirra, che sono i simboli dei tre sacerdoti dell’Altissimo della antica Tradizione.
Il significato simbolico dell’evento pare  palese: i rappresentanti della Tradizione eterna riconoscono in Gesù il rappresentante legittimo della continuazione del Sapere Sacro, il culmine di questo percorso, secondo il cristianesimo, e gli rendono omaggio.
Le similitudini nella Storia di Gesù con elementi simbolici ricorrenti in alte tradizioni (nascita verginale, morte e resurrezione e così via) indicano solamente la “legittimità” del culto cristiano, in un tempo che essendo ciclico ripropone con nuovo vigore elementi ricorrenti che fanno parte dell’essenza stessa della legge universale e delle regole del cosmo.

17 comments to Melchisedek

  • anonimo

    Una precisazione. L’adorazione dei Magi è presente nel Vangelo secondo San Matteo, quindi un sinottico e non un apocrifo (Matt 2,11). Inoltre, per il cattolicesimo (e così per le religioni “autorevoli”) la Storia non è ciclica, bensì lineare. Ha un inizio, una Genesi se vogliamo meta-storica, simbolica , mitica ma vera, uno svolgimento (nel quale ci troviamo) e un termine… La Storia infatti finirà (per come la intendiamo) e inizierà l’eternità. Correggimi se sbaglio… Un abbraccio

  • Santaruina

    Tempo lineare e tempo ciclico, una questione complessa.

    Lo scorrere del tempo è sempre stato considerato ciclico da tutte le società tradizionali, ed è facile anche intuire il perchè.

    Dall’alternarsi del giorno e della notte, dalle fasi della luna, dalle stagioni, tutto allude a cicli che si sussegguono.

    Nello stesso modo secondo le dottrine tradizionali vi sono cicli superiori, le Età.

    ascendenti, discententi.

    Cicli che si chiudono e danno il via ad altri.

    L’escatologia cristiana parrebbe invece riferirsi ad una fine dei tempi “definitiva”.

    E così effettivamente è, per la dottrina cristiana.

    Ma ciò non esclude l’inizio di un nuovo ciclo, a sua volta destinato a ripercorrere in maniera simile e non uguale il corso dei cicli passati.

    Poichè la “Fine dei tempi” si riferisce ad un Piano superiore.

    Blessed be

  • Santaruina

    Ho corretto il riferimento alla tradizione apocrifa per quanto riguarda i tre Re Magi.

    Fu specialmente la tradizione apocrifa a narrare le loro vicende ed il loro percorso, ma come giustamente fatto notare anche il Vangelo di Matteo ne tratta.

    Blessed be

  • anonimo

    Melchisedeck, re di pace.

    Non è forse il Cristo stesso, il re di giustizia e di pace? Gesù non è forse Sacerdote del Dio Altissimo e Principi della Pace?

    Anche gli Ebrei, per il tramite di Mosè ricevettero la Legge, ma noi sappiamo che Gèsù condannava i sacerdoti del suo tempo e il loro culto vano. Ciò significa che non erano veri servitori di Dio. Dopo duemila anni la stessa cosa si avvera con questi finti sacerdoti di Dio, perchè quelli veri furono eliminati dalla Chiesa come eretici. I lupi, travestiti, si sono infiltrati nella Chiesa di Dio. Ciao, Steven.

  • Santaruina

    troppo categorico, a mio avviso, Steven. :-)

    Gesù smascherò gli empi sacerdoti del suo tempo, ma era Gesù.

    La corruzione e la deviazione sicuramente esistono all’interno della Chiesa, ma il suo compito, a parer mio, rimane indispensabile.

    Blessed be

  • anonimo

    Non credo affatto di essere categorico, ma dotato di buon senso. E’ vero che Gesù era Gesù, ma proprio per questo dobbiamo seguire il suo consiglio. Infatti Egli disse: Lasciateli! Son ciechi e guide di ciechi! Perchè, dunque, visto che siamo coscienti delle aberrazioni di questa Chiesa continuiamo a sostenerla? Non diventiamo complici di un inganno, perchè tale si dimostra il comportamento di questi falsi ministri? Il loro compito, in combutta con i poteri costituiti, è quello di tenerci nell’ignoranza, così siamo meglio manovrabili. Ciao, Steven

  • Santaruina

    Ciao Steven, come si diceva nell’altra discussione, occorre sempre tenere a mente la separazione tra la “carica” sacra e colui che la ricopre, il secondo infinitamente meno importante della prima.

    In ambito Tradizionale non si può non tenere conto di tale distinzione.

    Blessed be

  • anonimo

    L’ennesimo indizio di come le religioni siano tutte collegate, o perlomeno provengano da un ceppo comune.

    Cosa che nn gioca a favore di Dio, a mio avviso.

  • Santaruina

    O forse è proprio questo che gioca a suo favore.

    Blessed be

  • anonimo

    Nei miti c’è sempre una verità scientifica, geologica o storica.

    E questo possiamo sapere, non se dio esista o meno.

  • arcangelica

    la crescita, l’apice e il declino

    trova il tempo che corre della torre di Babel

    in troppi inneggiano alla fine, che poi, ma fine di cosa?

    l’uomo, lungo il commino di nostra via, prima o poi si trova ad un bivio in cui deve fare delle scelte consapevoli

    si presume che l’era della grazia terrena si raggiungerà nel 2200 circa, credo che noi di sicuro non ci sopravviveremo sino ad allora, ma certo bisogna dare il contributo affinchè si instaurino le premesse per una crescita più umana

    leggi il vangelo di S. Tommasso

    Blessed be

  • Santaruina

    noi dobbiamo solamente fare quel che è giusto, e non invocare mai la notte.

    Blessed be

  • anonimo

    Ultimamente sono molto affascinato dalla figura di Melchisedek….

    Mario Pincherle lo identifica come la quarta incarnazione della divinità sulla terra. La quinta sempre per costui fu Gesù. Storicamente lo identifica con Sargon, che però potrebbe essere il biblico Nimrod….che mi sa un pò di Massonico….

    Cosa ne pensi?

    Ciao

    Mauro

  • Santaruina

    Ciao Mauro.

    Ti dirò che per quanto affascinante resto alquanto perplesso dinnanzi all’interpretazione di Pincherle.

    Melchisedek prima di essere personaggio “storico” è rappresentante del culto dell’Altissimo, che stando all’interpretazione tradizionale assume manifestazioni esteriori differenti nel costo dei millenni, restando immutato nell’essenza.

    Melchisedek è Re e Sacerdote.

    Così come Gesù, ma Gesù è anche Figlio di Dio, ponendosi così su di un piano differente.

    A presto.

  • anonimo

    LETTERA AGLI EBREI:NUOVO TESTAMENTO

    DESCRIZIONE DELLA FIGURA DI MELCHISEDEK

    *5,1* Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. *2* In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza; *3* proprio a causa di questa anche per se stesso deve offrire sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo.

    *4* Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. *5* Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse:

    /Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato/.

    *6* Come in un altro passo dice:

    /Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchìsedek/.

    *7* Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; *8* pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì *9* e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, *10* essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote /alla maniera di Melchìsedek/.

    *11* Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire. *12* Infatti, voi che dovreste essere ormai maestri per ragioni di tempo, avete di nuovo bisogno che qualcuno v’insegni i primi elementi degli oracoli di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido. *13* Ora, chi si nutre ancora di latte è ignaro della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. *14* Il nutrimento solido invece è per gli uomini fatti, quelli che hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo.

    *6,1* Perciò, lasciando da parte l’insegnamento iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è più completo, senza gettare di nuovo le fondamenta della rinunzia alle opere morte e della fede in Dio, *2* della dottrina dei battesimi, dell’imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno. *3* Questo noi intendiamo fare, se Dio lo permette.

    *4* Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo *5* e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. *6* Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia. *7* Infatti una terra imbevuta della pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve benedizione da Dio; *8* ma se /produce pruni e spine/, non ha alcun valore ed è vicina /alla maledizione/: sarà infine arsa dal fuoco!

    *9* Quanto a voi però, carissimi, anche se parliamo così, siamo certi che sono in voi cose migliori e che portano alla salvezza. *10* Dio infatti non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi. *11* Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, *12* e perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che con la fede e la perseveranza divengono eredi delle promesse.

    *13* Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, /giurò per se stesso/, *14* dicendo: /Ti benedirò e ti moltiplicherò molto/. *15* Così, avendo perseverato, Abramo conseguì la promessa. *16* Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni controversia. *17* Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento *18* perché grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento nell’afferrarci saldamente alla speranza che ci è posta davanti. *19* In essa infatti noi abbiamo come un’àncora della nostra vita, sicura e salda, la quale penetra fin nell’interno del velo del santuario, *20* dove Gesù è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote /per sempre alla maniera di Melchìsedek/.

    *7,1* Questo Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio Altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; *2* a lui Abramo diede la decima di ogni cosa; anzitutto il suo nome tradotto significa re di giustizia; è inoltre anche re di Salem, cioè re di pace. *3* Egli è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno.

    *4* Considerate pertanto quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca, diede la decima del suo bottino. *5* In verità anche quelli dei figli di Levi, che assumono il sacerdozio, hanno il mandato di riscuotere, secondo la legge, la decima dal popolo, cioè dai loro fratelli, essi pure discendenti da Abramo. *6* Egli invece, che non era della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che era depositario della promessa. *7* Ora, senza dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore. *8* Inoltre, qui riscuotono le decime uomini mortali; là invece le riscuote uno di cui si attesta che vive. *9* Anzi si può dire che lo stesso Levi, che pur riceve le decime, ha versato la sua decima in Abramo: *10* egli si trovava infatti ancora nei lombi del suo antenato quando gli venne incontro Melchìsedek.

    *11* Or dunque, se la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico – sotto di esso il popolo ha ricevuto la legge – che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote alla maniera di Melchìsedek, e non invece alla maniera di Aronne? *12* Infatti, mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento della legge. *13* Questo si dice di chi è appartenuto a un’altra tribù, della quale nessuno mai fu addetto all’altare. *14* È noto infatti che il Signore nostro è germogliato da Giuda e di questa tribù Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio.

    *15* Ciò risulta ancor più evidente dal momento che, a somiglianza di Melchìsedek, sorge un altro sacerdote, *16* che non è diventato tale per ragione di una prescrizione carnale, ma per la potenza di una vita indefettibile. *17* Gli è resa infatti questa testimonianza:

    /Tu sei sacerdote in eterno alla maniera di Melchìsedek/.

    *18* Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – *19* la legge infatti non ha portato nulla alla perfezione – e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio.

    *20* Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; *21* costui al contrario con un giuramento di colui che gli ha detto:

    /Il Signore ha giurato e non si pentirà:

    tu sei sacerdote per sempre/.

    *22* Per questo, Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.

    *23* Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo; *24* egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. *25* Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore.

    *26* Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; *27* egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso. *28* La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti all’umana debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che è stato reso perfetto in eterno.

    *8,1* Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, *2* ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito.

    *3* Ogni sommo sacerdote infatti viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anch’egli abbia qualcosa da offrire. *4* Se Gesù fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la legge. *5* Questi però attendono a un servizio che è una copia e un’ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire la Tenda: /Guarda/, disse, /di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte/.

    *6* Ora invece egli ha ottenuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, essendo questa fondata su migliori promesse. *7* Se la prima infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra. **

    Ciao

    Mauro

  • anonimo

    Papa – udienza generale del 16.11.2011

    Cari fratelli e sorelle,

    vorrei oggi terminare le mie catechesi sulla preghiera del Salterio meditando uno dei più famosi "Salmi regali", un Salmo che Gesù stesso ha citato e che gli autori del Nuovo Testamento hanno ampiamente ripreso e letto in riferimento al Messia, a Cristo. Si tratta del Salmo 110 secondo la tradizione ebraica, 109 secondo quella greco-latina; un Salmo molto amato dalla Chiesa antica e dai credenti di ogni tempo. Questa preghiera era forse inizialmente collegata all’intronizzazione di un re davidico; tuttavia il suo senso va oltre la specifica contingenza del fatto storico aprendosi a dimensioni più ampie e diventando così celebrazione del Messia vittorioso, glorificato alla destra di Dio

    Il Salmo inizia con una dichiarazione solenne:

    Oracolo del Signore al mio signore: «Siedi alla mia destra
    finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi» (v. 1)
    .

    Dio stesso intronizza il re nella gloria, facendolo sedere alla sua destra, un segno di grandissimo onore e di assoluto privilegio. Il re è ammesso in tal modo a partecipare alla signoria divina, di cui è mediatore presso il popolo. Tale signoria del re si concretizza anche nella vittoria sugli avversari, che vengono posti ai suoi piedi da Dio stesso; la vittoria sui nemici è del Signore, ma il re ne è fatto partecipe e il suo trionfo diventa testimonianza e segno del potere divino.

    ……..

    Il Signore ha giurato e non si pente:
    «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek».

    Melchìsedek era il sacerdote re di Salem che aveva benedetto Abramo e offerto pane e vino dopo la vittoriosa campagna militare condotta dal patriarca per salvare il nipote Lot dalle mani dei nemici che lo avevano catturato (cfr Gen 14). Nella figura di Melchìsedek, potere regale e sacerdotale convergono e ora vengono proclamati dal Signore in una dichiarazione che promette eternità: il re celebrato dal Salmo sarà sacerdote per sempre, mediatore della presenza divina in mezzo al suo popolo, tramite della benedizione che viene da Dio e che nell’azione liturgica si incontra con la risposta benedicente dell’uomo.

    La Lettera agli Ebrei fa esplicito riferimento a questo versetto (cfr. 5,5-6.10; 6,19-20) e su di esso incentra tutto il capitolo 7, elaborando la sua riflessione sul sacerdozio di Cristo. Gesù, così ci dice la Lettera agli Ebrei nella luce del salmo 110 (109), Gesù è il vero e definitivo sacerdote, che porta a compimento i tratti del sacerdozio di Melchìsedek rendendoli perfetti.

    Melchìsedek, come dice la Lettera agli Ebrei, era «senza padre, senza madre, senza genealogia» (7,3a), sacerdote dunque non secondo le regole dinastiche del sacerdozio levitico. Egli perciò «rimane sacerdote per sempre» (7,3c), prefigurazione di Cristo, sommo sacerdote perfetto che «non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile» (7,16). Nel Signore Gesù risorto e asceso al cielo, dove siede alla destra del Padre, si attua la profezia del nostro Salmo e il sacerdozio di Melchìsedek è portato a compimento, perché reso assoluto ed eterno, divenuto una realtà che non conosce tramonto (cfr 7,24). E l’offerta del pane e del vino, compiuta da Melchìsedek ai tempi di Abramo, trova il suo adempimento nel gesto eucaristico di Gesù, che nel pane e nel vino offre se stesso e, vinta la morte, porta alla vita tutti i credenti. Sacerdote perenne, «santo, innocente, senza macchia» (7,26), egli, come ancora dice la Lettera agli Ebrei, «può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio; egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore» (7,25).

    Dopo questo oracolo divino del versetto 4, col suo solenne giuramento, la scena del Salmo cambia e il poeta, rivolgendosi direttamente al re, proclama: «Il Signore è alla tua destra!» (v. 5a). Se nel versetto 1 era il re a sedersi alla destra di Dio in segno di sommo prestigio e di onore, ora è il Signore a collocarsi alla destra del sovrano per proteggerlo con lo scudo nella battaglia e salvarlo da ogni pericolo. Il re è al sicuro, Dio è il suo difensore e insieme combattono e vincono ogni male.

    Si aprono così i versetti finali del Salmo con la visione del sovrano trionfante che, appoggiato dal Signore, avendo ricevuto da Lui potere e gloria (cfr v. 2), si oppone ai nemici sbaragliando gli avversari e giudicando le nazioni. La scena è dipinta con tinte forti, a significare la drammaticità del combattimento e la pienezza della vittoria regale.

    Il sovrano, protetto dal Signore, abbatte ogni ostacolo e procede sicuro verso la vittoria. Ci dice: sì, nel mondo c'è tanto male, c'è una battaglia permanente tra il bene e il male, e sembra che il male sia più forte. No, più forte è il Signore, il nostro vero re e sacerdote Cristo, perché combatte con tutta la forza di Dio e, nonostante tutte le cose che ci fanno dubitare sull'esito positivo della storia, vince Cristo e vince il bene, vince l'amore e non l'odio.
    …….

    http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2011/11/il-papa-si-nel-mondo-ce-tanto-male-ce.html

  • Gazurmah

    Uhm..mi ricorda il mito del Re del Mondo,che abita nel ventre della Terra,ad Agartha

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