Blessed be

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rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
29 Giugno 2010

Joss Stone

12 Maggio 2010

Polvere sopra lo specchio


– Dune –
Magnifiqat

Lumi oscillano
Epoche muoiono bambine
Grottesca gloria tra le dune

Polvere sopra lo specchio
La città dei topi prospera
Con la notte nello sguardo
Senza Volto sta venendo qua

Leonesse nere
Leccano le sue mani
Grottesca gloria tra le Dune

Polvere sopra lo specchio
La città dei topi prospera
Con la notte nello sguardo
Senza Volto sta venendo qua

Polvere, polvere, polvere soltanto
Polvere, polvere, polvere soltanto

Quando guardo nell’abisso
Sento che l’abisso guarda in me
Quando sogno nell’abisso
Sento che l’abisso sogna in me

Polvere, polvere, polvere soltanto
Polvere, polvere, polvere soltanto

 

22 Aprile 2010

Aquile e formiche

Vista la città dalla collina sembra un gigantesco flipper…


Si ha a volte l’impressione che il mondo raccontato dalla televisione sia un mondo a sé, come tutto quello che ci raggiunge per mezzo del piccolo schermo.
Una sorta di magico universo parallelo, simile ai regni lontani in cui vivevano draghi e principesse, protagonisti di storie fantastiche che davano vita alle fiabe più ispirate.

Sembra che quello che osserviamo nel piccolo schermo venga recepito dalla nostra mente come una sorta di racconto, una serie di avvenimenti che hanno luogo nel regno di molto, molto lontano.
Un racconto che troviamo anche sui libri, nei giornali, nell’intricato pantano della rete.
Ne sentiamo parlare ovunque, ma tutto questo resta pur sempre un racconto.
Ed in effetti, chi ha mai visto coi propri occhi la notte illuminata dalle bombe al fosforo di Fallujia e di Gaza, chi ha mai sentito l’odore di un villaggio afghano bruciato, chi ha mai scambiato due parole con un padre californiano che ha perso la casa in seguito alla crisi del settore immobiliare?

Sono storie che appartengono ad altri, che succedono da qualche parte, forse.
Storie, nient’altro che storie, reali quanto il sonno della bell’addormentata, quanto la disperazione di Cenerentola che corre via dal ballo allo scoccare della mezzanotte.

Perché ci sono le storie, da una parte, e c’è la realtà, dall’altra.
La realtà fatta di un lavoro che non piace ma che tocca portare avanti, la realtà fatta di mutui trentennali e di casse integrazione, di serate in birreria e di ragazze irraggiungibili, di mariti annoiati e di figli stanchi ed assenti.
Ogni uomo ha un suo mondo, chiuso all’interno di una immaginaria circonferenza, stretta o larga che sia, una circonferenza che si estende fino a dove giunge il suo sguardo, il suo olfatto, fin dove vede e percepisce persone reali, che ama o che odia, o che gli sono –più probabilmente – del tutto indifferenti.

E’ naturale che sia così, perché la gravità ci tiene a terra, perché sappiamo riconoscere gli odori delle persone care, perché siamo esseri limitati, in grado di occuparci del nostro orto e della nostra staccionata.
Come le formiche ligie al loro dovere guardiamo il mondo dal basso verso l’alto, cercando di scorgere l’entrata della tana in cui depositare la scorta di cibo che ci portiamo in groppa; abbiamo dei percorsi preferenziali e li seguiamo con scrupolo, incrociamo le altre formiche a noi note e cerchiamo di portare a termine nel miglior modo possibile il nostro compito.
Quello che succede nelle altre valli non ci riguarda più di tanto –potrebbero anche non esistere altre valli.
E comunque sia, tutto questo ha poca importanza, dal momento che abbiamo già il nostro bel carico a cui pensare.
Questa è la visione della formica, la nostra.

Chi si librasse in aria e prendesse il volo vedrebbe un mondo del tutto diverso, fatto di tante valli e di miliardi di formiche, tutte diverse ma simili tra loro, e vedrebbe le macchine nuove ferme nel porto di Long Beach in attesa che tornino appetibili al mercato, vedrebbe il muro che avvolge la Cisgiordania, l’esplosioni in Iraq, Soros che dal suo ufficio studia la situazione finanziaria.
Un’aquila che sovrastasse i cieli potrebbe vedere tutto questo, e forse potrebbe domandarsi se ogni cosa non sia in qualche modo collegata, e se esista qualche possibilità che le grida che arrivano da quell’edifico neoclassico di Wall Street possano influenzare il percorso delle stoiche formichine che scheggiano veloci nel cemento gentile della Brianza.

Due visioni, due mondi, e nessuno è più o meno reale dell’altro.
Ci sono formiche che in una vita di viavai hanno creato una splendida tana ed hanno reso più vivibile la loro valle, senza mai uscire da essa, e ci sono aquile che a forza di sorvolare il pianeta per avere un quadro d’insieme del reale hanno disdegnato il contatto col suolo, finendo così per morire in volo senza aver potuto migliorare nemmeno di una virgola la terra che volevano salvare.

Due visioni e due mondi che a volte si incrociano, una o due volte ogni secolo, come quando un omino giunto al potere chissà come – ma tanto l’importante è che ci sia il pane a tavola – chiama i figli delle formiche alla guerra, e li spedisce a 2.000 chilometri di distanza.
L’aquila forse lo sapeva che sarebbe successo, così come sapeva che i castelli della finanza sono fatti di carta, e che presto o tardi il vento se li porterà via.
Questo sa l’aquila  e molte altre cose, ma una formica può nascere, edificare il suo mondo e morire prima che il vento arrivi e i nodi vengano al pettine.

 

Cilindro, viste laterali e vista dall’alto.

10 Febbraio 2010

Delle certezze

“Io non ho certezze.”
“Ne sei certo?”
“No, altrimenti sarei certo di qualcosa”
“Quindi non sei sicuro di non avere certezze.”
“Esatto, io certezze non ne ho!”
“Sicuro?…”
“No…”

 

Se c’è un aspetto che ha caratterizzato tutto il pensiero moderno, questo è sicuramente rappresentato dall’assenza di certezze, relegate quasi esclusivamente nell’ambito religioso (avere delle certezze è oggi sinonimo di “credere” aprioristicamente).
Tutto il percorso della modernità, da un certo punto di vista, si potrebbe leggere come una lunga opera di smantellamento delle credenze e delle convinzioni dell’uomo pre-moderno:  la presenza di Dio, la centralità dell’essere umano nel creato, l’esistenza di realtà che oltrepassano quelle percepibili con i cinque sensi.
Persino la fisica contemporanea ormai discute solo di “possibilità” e “probabilità”.
Non esiste l’impossibile, ma il poco probabile, così come non esiste l’assolutamente certo, ma l’assai probabile.
La domanda che ne consegue è semplice e secca: è possibile sviluppare una qualsiasi forma di pensiero, senza possedere delle certezze?

28 Luglio 2009

A presto

A dopo la pausa estiva.