Blessed be

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rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
16 Dicembre 2006

Buone feste

In occasione delle festività natalizie,e con un leggero anticipo, il blog si prende una piccola pausa.
Si ripartirà nel 2007, con approfondimenti sulla Massoneria, sul Terzo Tempio, sui centri di potere "occulti" e con altri simpatici argomenti.

A presto, e felice Natività.

Blessed be

30 Novembre 2006

Qoelet – frammenti II



Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

 

Ciò che è, gia è stato; ciò che sarà, gia è; Dio ricerca ciò che è gia passato.

tutto è venuto dalla polvere
e tutto ritorna nella polvere.

Ho poi considerato tutte le oppressioni che si commettono sotto il sole.
Ecco il pianto degli oppressi che non hanno chi li consoli; da parte dei loro oppressori sta la violenza, mentre per essi non c’è chi li consoli.

Allora ho proclamato più felici i morti, ormai trapassati, dei viventi che sono ancora in vita; ma ancor più felice degli uni e degli altri chi ancora non è e non ha visto le azioni malvagie che si commettono sotto il sole. 

Meglio un ragazzo povero ma accorto,
che un re vecchio e stolto
che non sa ascoltare i consigli.

Bada ai tuoi passi, quando ti rechi alla casa di Dio.

Avvicinarsi per ascoltare vale più del sacrificio offerto dagli stolti che non comprendono neppure di far male.

Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza, non ne trae profitto.
Anche questo è vanità.
Dolce è il sonno del lavoratore, poco o molto che mangi;
ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire.

 Meglio vedere con gli occhi, che vagare con il desiderio.

Anche questo è vanità e un inseguire il vento.

Un buon nome è preferibile all’unguento profumato
e il giorno della morte al giorno della nascita.
E’ meglio andare in una casa in pianto
che andare in una casa in festa;
perché quella è la fine d’ogni uomo
e chi vive ci rifletterà.

E’ preferibile la mestizia al riso,
perché sotto un triste aspetto il cuore è felice.
Il cuore dei saggi è in una casa in lutto
e il cuore degli stolti in una casa in festa.

Meglio ascoltare il rimprovero del saggio
che ascoltare il canto degli stolti:
perché com’è il crepitio dei pruni sotto la pentola,
tale è il riso degli stolti.
Ma anche questo è vanità.

18 Novembre 2006

Qoelet – frammenti


Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:

raggiunta la loro mèta,

i fiumi riprendono la loro marcia.

Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo.

E’ questa una occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino. Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento. 

Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perchè molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore.

 

Ho voluto soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia, finché non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita.

Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti.

Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie;

mi sono fatto vasche, per irrigare con l’acqua le piantagioni.

 

Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c’è alcun vantaggio sotto il sole.

 

Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre:

Il saggio ha gli occhi in fronte,
ma lo stolto cammina nel buio.

Ma so anche che un’unica sorte
è riservata a tutt’e due.

 

Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d’esser saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità».

 

Ho preso in odio la vita, perché mi è sgradito quanto si fa sotto il sole.

Ogni cosa infatti è vanità e un inseguire il vento.

Allora quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?

Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte.

Anche questo è vanità!