Blessed be

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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
5 novembre 2008

Change they need

Ha vinto quello più giovane, quello più buono, quello di colore.
Gli auguriamo ogni bene, ovviamente, anche perché essere attorniato da certi personaggi non è molto rassicurante.
Spesso, infatti, chi detiene il vero potere per dei complessi casi lombrosiani si ritrova anche ad avere una presenza fisica poco raccomandabile.

Ecco allora che nel grande spettacolo pirotecnico della democrazia occorre proporre una maschera che ispiri maggiore fiducia, per avere la possibilità di gestire il potere con meno preoccupazioni. E così piovono i milioni di dollari per sostenere questo o quel rappresentante, e lo stadio si infiamma, e il dibattito si accende.
Che fatica, per chi investe, scegliere la faccia giusta, il personaggio giusto, che possa poi seguire con diligenza le sagge direzioni che gli saranno suggerite.
E che peccato non poter fare tutto in prima persona, direttamente, ma doversi sempre fare rappresentare da qualcuno di più presentabile.
D’altra parte, siamo sinceri, chi avrebbe mai potuto porre la propria fiducia a delle facce come queste:

 

George Soros, finanziatore e sostenitore di Barack Obama

Zbigniew Brzezinski, consigliere di Barack Obama

Rupert Murdoc, finanziatore e sostenitore di Barack Obama

p.s: avendone il tempo, consiglierei di seguire i link segnalati cliccando sui nomi dei tre personaggi, per poter avere una idea di quale sarà la politica estera che si appresterebbero a seguire gli Stati Uniti in questo nuovo corso.
Sempre che qualche evento imprevisto non sconvolga tutti i piani.

48 comments to Change they need

  • Asoka

    guardando il viso di Zbigniew Brzezinski, mi vengono in mente i famosi “rettiliani” di David Icke…

  • enzas

    Brzezinski ha il viso “rettiliano” ma gli altri due hanno il cognome inquietante!!!

    Ciao Carlo, vedremo cosa succederà

  • enzas

    …e comunque, dai un’occhiata a questo articolo…mi sembra un pò contradittorio

    http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=3.0.2661431629

  • messier

    Non è una cosa di poco conto… Barack Hussein Obama ha sorpreso, palpabilmente, il milione (vero, non veltrusconiano) di persone che lo attendevano per le strade di Chicago, ierisera. Si è fatto annunciare senza grida nè fuochi di artificio, è uscito sul palco con tutta la famiglia, in modo normale, senza trionfalismi, e ha lesinato persino i sorrisi. Era inspiegabilmente dimesso nella sua umanità. Felice, ma molto serio. La folla se n’è accorta ed è rimasta in certo senso stordita. I pirimi piani delle telecamere non facevano che inquadrare persone (bianche e nere) in lacrime. In confronto, qualunque “eletto” italiano o europeo è una maschera di cera o un pupazzo visibilmente bugiardo… e la sua platea, al confronto di quella, è una massa di musi lunghi ingrigiti dall’astio e da un lavaggio del cervello veramente glaciale… Persino Caino, nella sua uscita pubblica dopo il verdetto, ha emanato un minimo di moralità, quando ha ripreso senza indugi qualche suo fan che si era messo a fischiare quando lui ha pronunciato il nome di Biden. Uno spettacolo quasi inverosimile, devo dire.

    La folla di Chicago mi ha davvero impressionato. Intanto a Boston torme di ragazzi (non vecchi diessini o bagasce forzitaliote) festeggiavano il “loro” nuovo presidente gettandosi nelle acque del porto, in piena notte, abbagliati dalle luci degli elicotteri.

    Lo so che il mondo degli uomini è una truffa, ma per un minuto ho invidiato veramente quel popolo. A noi ci toccano Barroso e Solana, Brown Merkel e Giuliano Amato. E mi domando quanto siamo, noi europei, dominati nella mente e nel corpo, per accettare senza un filo di vento che simili peronaggi ci “rappresentino”.

  • messier

    p.s. il titolo del post è GENIALE

  • anonimo

    Facce scellerate per personaggi scellerati*…

    Ci si potrebbe fare il tiro a segno.

    * scellerato viene qui usato in sostituzione di termini che potrebbero ledere la sensibilità dell’utenza :-)

    Un saluto, Tortuga

  • maurixxio

    GEORGE’S SONG

    Bye bye George, finalmente e’ finita,

    otto lunghi anni se ne sono andati.

    Hai servito bene i tuoi padroni,

    gli amici di papa’, i fabbricanti d’armi.

    Era cominciato con l’imbroglio della Florida,

    tutto era nato li’, grazie fratellino,

    la famiglia e’ importante.

    Avevo perso ma era scritto che dovevo essere il presidente.

    Di chi e’ quel corpo senza gambe nella sabbia ?

    forse una madre di Kabul, o forse un bambino di Baghdad,

    o magari un soldato dell’ Ohio ?

    Hai fatto quello che dovevi George, hai fatto quello che dovevi,

    ma quanta gente hai ammazzato,

    quanta gente hai massacrato.

    Quante sono le famiglie che piangono, George, quante sono ?

    Hai saldato i conti con Saddam , George, ma quante volte dovresti

    essere impiccato per pagare per quello che hai fatto ?

    Quante sono le famiglie che piangono, George, quante sono ?

    Anche noi siamo responsabili, anche noi….

    e se domani l’America dovesse scomparire nell’ Oceano,

    avremo pagato le nostre colpe ?

    Quante sono le famigli che piangono, George, quante sono ?

  • Santaruina

    Asoka, all’epoca delle mie prime pergrinazioni nel campo della “controinformazione” mi ritrovavo spesso davanti il nome di Brzezinski, vero ispiratore oscuro della politca estera emricana degli ultimi 30 anni.

    Quando ne ho visto la foto per la prima volta non ho potuto non pensare alOmbroso per un secondo..

    _________________

    Enza, ho visto le dichiarazioni di Murdok che segnali.

    Che dire, hanno già inziato a dare “suggerimenti”, nemmeno tanto velati.

    A presto :-)

    _____________

    Tortuga, ammiro il tuo aplomb :-)

    _____________

    Maurizio, triste canzone, da tramandare ai posteri..

    Blessed be

  • Santaruina

    Messier, ho seguito con grande attenzione i comizi finali dei due candidati.

    Confermo le tue impressioni.

    Obama è parso notevolmente serio, quasi preoccupato.

    Mi ha colpito il suo atteggiamento.

    Come, lo confesso, mi ha sopreso il discorso di saluto di Mc Cain.

    Nel suo fare i complimenti ad Obama è andato molto oltre le frasi di circostanza.

    E’ pure parso umano per alcuni minuti.

    Viaggiando un po’ con la fantasia, è stato come se entrambi fossero consapevoli che c’è qualcosa di grande in arrivo.

    Di grande e di non positivo.

    Di tutti gli attori, quello che “a pelle” mi preoccupa di più è Joe Biden, una vecchia volpe della politica con pochi scrupoli.

    Pare uno che è pronto a prendere la situazione in mano.

    Vedremo.

    Blessed be

  • qualquna

    Vedremo!!!!

    sono fiduciosa!

    un caro saluto!

  • messier

    Già. Con Biden non prenderei neanche un caffè. Agghiacciante.

    Ripeto, l’osservazione della “crowd” di Chicago, Boston, Kenya, Obama City eccetera, deve dirci qualcosa. E’ stata creata, molto abilmente, una strozzatura psicologica utile per ogni pretesto. Il passaggio da un commander in chief che fa fatica a tenere le braccia lungo il corpo (mai notato?), uno che scavava pozzi in texas (che galleggia sul petrolio) nei punti sbagliati ( ! ), a un avvocato nero con la schiena dritta, che ha fatto gavetta nella difesa dei diritti civili; questo passaggio dal presidente più “dumb” al presidente più “clever” (molto più clever del bamboccio col pene in mano di nome clinton), ha fatto impazzire la folla. A Chicago hanno inquadrato a lungo Jesse Jackson, con le lacrime sul volto, e soprattutto Oprah Winfrey, quella che ha sdoganato in lunghi anni di tv l’immagine dei neri… Questa rispettabile signora che abita in una villa da 100 milioni di dollari stava singhiozzando come una quattordicenne lavavetri.

    In sostanza: se succede qualcosa a quest’uomo…

  • anonimo

    Biden… figura legata ad un potere molto forte. Altri decisero ed essi si sommettono.

    Ciao

    Zret

  • Santaruina

    Qualquna, sono in tanti fiduciosi.

    Il tempo dirà.

    A presto :-)

    _________

    Messier, riflettevo ancora su quanto hai scritto.

    Forse qui occorerebbe rispolverare il tema delle eggregore…

    _________

    Ciao Zret

    le cose vanno così, solitamente.

    Qui, inoltre, sembra esserci in ballo qualcosa di grosso.

    E i vari attori ne sembrano consapevoli.

    Blessed be

  • CeciAlcyone

    sono giorni che predico a quei tontoloni di casa mia «che cacchio volete che cambi con quello lì, solo perchè ha la pelle più scura? che significa “america anno zero”? ve ne rendete conto? ma “change” de che? come veltroni?» ma, puntualmente, le mie affermazioni vengono liquidate con sufficienza (sai, io sono giovane, cosa mai ne posso capire io?).

  • messier

    Il discorso della caverna di Morpheus, in Matrix Reloaded, è una delle migliori descrizioni cinematografiche dell’eggregore, forse. Si tratta di un Nero (…) che letteralmente rianima una folla di persone impaurite e depresse. Lo fa come Mosè, rimandando la forza delle sue parole a una sorgente (Neo) che in quel momento tace. Neo infatti se ne sta buono buono, in un angolo, e in tutta la saga non esibisce mai una “grinta” particolare nei confronti del destino della propria gente. E’ tutto un gioco di rimandi, di chiedere forza a qualcos’altro da sè (lo fa anche Neo infatti); il risultato è che la folla rinasce, estasiata, e si abbandona, in questa “caverna”, a un’orgia di balli e canti (e anche qualcosa di più).

    Non so se siamo già a questo punto. Certo, oggi ho visto che c’è folla esultante, riunita in capannelli, attorno alla Casa Bianca, come se Obama fosse già dentro: pare dunque che la giornata di ieri abbia fatto svalvolare la testa a parecchi. Per esempio a quelli di RAI3, che poco fa immaginavano “quando da noi diventerà premier un clandestino che sbarca oggi sulle nostre spiagge”. No comment.

    L’idea “change yes we can” è sufficiente ad innescare un enorme eggregore. Ma non so se per adesso quello che stiamo vedendo non sia semplicemente un gigantesco mulinello dove va a fluire tutta la SPERANZA che gli uomini vogliono esprimere anche SENZA alcun processo di “costruzione degli dei”. Temo che le vere eggregore (negative) verrano officiate dal ghigno caprino del Vicepresidente, al momento giusto. Temo ma SPERO di no.

    Intanto, la notizia di queste ore deve essere assolutamente comunicata a Mazzucco, se già non la sa. Non mi riferisco al fatto che Rahm Emanuel (definito “antico amico” di O.) è già stato nominato, dallo stesso O., nuovo Capo di Gabinetto del prossimo esecutivo. Nomina importante perchè il “White House Chief of Staff” è considerato da taluni “The Second-Most Powerful Man in Washington”.

    Mi riferisco a questa nota biografica di R. Emanuel: “His father, the Jerusalem-born Benjamin M. Emanuel, is a pediatrician and was a member of the Irgun, a militant Zionist group considered a terrorist organization”.

    Alè. Proteggiamo ZION dalla minaccia delle MACCHINE.

  • 6by9add6add9

    why you people argue all the time about our freedom?

    America is the only place in the world where a dream comes true..

    dont you like it?

    you do.. you do..

    I have a dream.. …

    U.S.A U.S.A U.S.A

    u.s.a u.s.a u.s.a u.s.a u.s.a

    the new president will take us on top this time.. no more wars., no more poverty..no tax nothing..

    only love and peace.. a change we need and a change it will …. oh gush.. i cant find a word that belogs to … oh however….

    U.S.A U.S.A U.S.A

    u.s.a u.s.a u.s.a u.s.a u.s.a

    see you later aligator..

  • anonimo

    vivere nell’acredine limita i sogni caro postista… io voglio pensare a un futuro migliore senza per forza individuare complotti ovunque. Autofagocitarsi lo stomaco serve a poco. Yes, we can! Let’s see now.

  • anonimo

    anonimo: certo, vedremo lo svolgersi degli eventi. :-)

    Personalmente non mi pare che qui nessuno si stia fagocitando lo stomaco; piuttosto mi sembra che si stia guardando all’argomento da un punto di vista un po’ più lucido di quello comune. Converrai con me che l’avere tre signori come quelli di cui sopra alle spalle (soldi alla mano, per almeno due di loro) sia molto pesante, per chiunque.

    Molto meglio rimanere cauti e considerare tutti gli aspetti della situazione, anche quelli più sgradevoli, piuttosto che lasciarsi andare a facili ed ingenui entusiasmi… Lucidità, appunto, non acredine. :-)

    Paolo

  • Asno

    Ottimo il Messier #15. Del resto, che t’aspettavi da Baruch Obama?

    Deprimente l’anonimo #17. Sarà pur vero che “vivere nell’acredine limita i sogni”, ma si tratta di sogni terreni, chiusi in un’esistenza che già di per sé è un [brutto] sogno. Sai, c’è chi coltiva sogni assai più sfrenati. Conosci la formula monastica del contemptus mundi (“rigetto del mondo”, laddove ‘rigetto’ è “vomito”)? Ecco un esempio di liberazione, anziché di aufagocitazione, dello stomaco.

  • Santaruina

    Ceci, è un periodo questo in cui, a quanto pare, occorre esere molto cauti nel non esprimere totale entusiasmo nei confronti di Obama.

    Sicuramente ha saputo crere enormi aspettative nelle persone, e tra le cose che difficlmente le persone perdonano è il mostrarsi scettici di fronte all’entusiasmo.

    E’ umano.

    ________________

    Messier, non so nenache io se siamo già a quel punto, ma ti devo confessare che i tuoi ultimi interventi mi hanno molto fatto riflettere in tal senso.

    L’accoppiata Obama-Biden mi preoccupa, proprio per il suo essere eterogeneo.

    Hai notato, inoltre: il bianco e il nero, dove per riflesso il nero rappresenta l’aspetto luminoso e il bianco l’aspetto “caprino”.

    Io spero davvero che questa euforia e questi sinceri sentimenti positivi non vengano convogliati verso qualcosa di diverso.

    Per quanto riguarda Rahm Emanuel, pare che Obama debba iniziare da subito a pagare qualche conto.

    __________

    Cinzia, the land of the free and the home of the brave… :-)

    Blessed be

  • Santaruina

    Anonimo 17, nessuna acredine.

    E se hai dei sogni, è sempre cosa buona.

    _________

    Ciao Paolo

    come dicevo prima, molte persone non perdonano la prudenza di fronte al grande entusiasmo collettivo.

    Personalmente, l’ultima volta in cui mi sono lasciato andare all’entusiasmo è stato quando la Grecia ha vinto gli Europei di calcio nel 2004, ma anche lì è durato lo spazio di una sera. :-)

    A presto

    __________

    Asno, quella sarebbe la liberazione più grande.

    Blessed be

  • iNessuno

    Ciao, ti chiedo due cose:

    1 di poter utilizzare il tuo post

    2 di dare un’occhiata qui

    http://it.youtube.com/watch?v=HkjFc3S21nY

    http://it.youtube.com/watch?v=KSemkPChvHo

    e dirmi che ne pensi…

    Se è troppo, mi scuso

    angela

  • Santaruina

    Ciao Angela

    sull’utilizzare il post non ci sono problemi.

    Tutto quello che scrivo qua può essere utilizzato liberamente.

    Sui filmati che segnali, devo dire che hanno un loro interesse.

    Avevo seguito la polemica sulla presunta fede musulmana di Obama.

    E’ un tema particolare.

    Ovviamente sapere che è musulmano non cambierebbe di una virgola l’idea che di lui mi sono fatto, ma per il popolo americano sarebbe stato diverso.

    Forse i tempi erano maturi per un nero alla casa bianca, ma di sicuro non lo sarebbero stati per un musulmano, non dopo 7 anni di propaganda anti-islamica con cui i cittadini statunitensi sono stati bombardati.

    E la possibilità che Obama abbia dovuto nascondere la sua fede per questo motivo esiste.

    A questo punto, se dovesse venire provato che effettivamente è di fede islamica, penso che rappresenterebbe un pesantissimo contraccolpo per lui, e non per la fede in sè, ma per il fatto che ha mentito durante la campagna elettorale.

    La cosa più verosimile è che qualunque sia la sua fede, rappresenti per lui un aspetto “secondario” nella sua formazione, così che l’intera faccenda avrebbe una importanza relativa.

    Il filmato di Ghedafi, tra l’altro, è davvero interessante.

    Una vechia volpe, furbo come pochi, che non dice mai nulla per caso.

    Blessed be

  • anonimo

    diceva Brecht:

    “sventurata la terra che ha bisogno di eroi”

  • anonimo

    …certo quando si ha la pelle bianca non si puo sempre capire appieno cosa significhi per un uomo di colore, che un ex schiavo, sia presidente. Semplicemente rivoluzionario, semplicemente meraviglioso, il modo più evidente di mandare al diavolo tutte le idee razziste che infestano il pianeta. Oltre ad essere un’entusiasmo collettivo i pianti e le danze dei neri d’america e di tutto il mondo, sono l’esplosione del tappo di una buona bottiglia di vino, un vino spirituale, una narcosi necessaria all’innecessario modo di vivere impoverito di verità, all’innecessario modo di essere razzisti. Desiderio imperativo di ritrovare qualcosa, anche se si é consapevoli che non la si ritroverà cosi facilmente, ma esprimere la tensione di questo desiderio é segno vitale come quando il neonato nascendo, scoppia in un pianto. One heart, one love…ciao, jam

  • anonimo

    da:

    http://www.movisol.org

    LaRouche sull’imperialismo britannico oggi

    7 novembre 2008 (MoviSol) – Il numero del 31 ottobre del settimanale americano Executive Intelligence Review contiene un importante articolo dell’economista Lyndon LaRouche che, come scrive egli stesso “verrà forse considerato in alcuni ambienti influenti in tutto il mondo il documento politico più importante che abbiano mai letto o leggeranno in tutta la loro vita”.

    Sotto il titolo “L’imperialismo brUtannico di oggi”, LaRouche affronta i principali blocchi che impediscono azioni efficaci contro il crollo della civiltà, e delinea le quattro misure cruciali che dovranno essere prese da Stati Uniti, Russia, Cina ed India nelle prossime settimane. Viene posto l’interrogativo se i leader politici di questi paesi troveranno il coraggio di assumere la responsabilità di capire fino in fondo ed applicare le misure proposte da LaRouche.

    Per collocare il problema, LaRouche inizia citando lo studio sull’imperialismo britannico pubblicato da Rosa Luxemburg, che fu “senza dubbio l’economista più competente… tra i suoi contemporanei socialisti”.

    Oggi, scrive LaRouche, “l’idea del tutto incompetente ma popolare tra coloro che si professano socialisti ed altri, che gli Stati Uniti siano il principale imperialismo odierno non è soltanto un’idea del tutto sbagliata, ma anche una convinzione che potrebbe rivelarsi suicida nella pratica per nazioni come gli Stati Uniti, la Russia ed altre. Ciononostante, questa idea sbagliata è molto diffusa tra i principali economisti e statisti in tutto il mondo, che si aggrappano testardamente, ancor oggi, alla nozione dell’imperialismo americano.

    “così, il mondo è attualmente minacciato dagli effetti sui creduli di quella illusione strategica, secondo cui gli USA, piuttosto che il sistema liberista anglo-olandese dell’Impero Britannico, sarebbe la forza strategica imperialistica attualmente e unicamente dominante su tutto il pianeta” […].

    “Il termine imperialismo, se usato con competenza, non corrisponde mai ad un’estensione di potere mondiale da parte di qualche stato nazionale particolare. In realtà, a differenza delle favolette raccontate ai bambini creduloni, tutti gli imperi sono dinamicamente sovrannazionali, ed anche i regni o gli stati paragonabili ad essi in quell’epoca sono di per sé soggetti a qualche potere imperialista sovrannazionale, come indica la tendenza attuale in Europa occidentale e centrale in cui autorità sovrannazionali, e al di sopra dei governi, quali la “globalizzazione” e il “libero scambio” in generale, o la World Trade Organization in particolare, subordinano o addirittura sostituiscono la sovranità nazionale. Combattere il nemico sbagliato, e soprattutto nella guerra sbagliata, soprattutto lunghe guerre come quelle progettate per gli Stati Uniti da Londra, o da agenti britannici di fatto come l’ex Presidente George H.W. Bush, figlio di quel Prescott Bush che raccolse i finanziamenti per sostenere il Partito Nazista di Adolf Hitler, e particolarmente le guerre permanenti, è il modo migliore per far sì che venga distrutta la propria nazione, come accadde con la lunga guerra americana in Vietnam, sotto i presidenti Johnson e Nixon, e come accade ora in Iraq, coi presidenti Bush, padre e figlio, dal gennaio 1989”.

    Nonostante il declino degli USA dalla morte di Roosevelt, afferma LaRouche, la repubblica degli Stati Uniti rimane “il principale oppositore tradizionale dell’imperialismo britannico”.

    Il documento integrale è disponibile sui siti http://www.larouchepac.com e http://www.larouchepub.com.

  • anonimo

    da:

    http://www.movisol.org

    LaRouche sull’imperialismo britannico oggi

    7 novembre 2008 (MoviSol) – Il numero del 31 ottobre del settimanale americano Executive Intelligence Review contiene un importante articolo dell’economista Lyndon LaRouche che, come scrive egli stesso “verrà forse considerato in alcuni ambienti influenti in tutto il mondo il documento politico più importante che abbiano mai letto o leggeranno in tutta la loro vita”.

    Sotto il titolo “L’imperialismo brUtannico di oggi”, LaRouche affronta i principali blocchi che impediscono azioni efficaci contro il crollo della civiltà, e delinea le quattro misure cruciali che dovranno essere prese da Stati Uniti, Russia, Cina ed India nelle prossime settimane. Viene posto l’interrogativo se i leader politici di questi paesi troveranno il coraggio di assumere la responsabilità di capire fino in fondo ed applicare le misure proposte da LaRouche.

    Per collocare il problema, LaRouche inizia citando lo studio sull’imperialismo britannico pubblicato da Rosa Luxemburg, che fu “senza dubbio l’economista più competente… tra i suoi contemporanei socialisti”.

    Oggi, scrive LaRouche, “l’idea del tutto incompetente ma popolare tra coloro che si professano socialisti ed altri, che gli Stati Uniti siano il principale imperialismo odierno non è soltanto un’idea del tutto sbagliata, ma anche una convinzione che potrebbe rivelarsi suicida nella pratica per nazioni come gli Stati Uniti, la Russia ed altre. Ciononostante, questa idea sbagliata è molto diffusa tra i principali economisti e statisti in tutto il mondo, che si aggrappano testardamente, ancor oggi, alla nozione dell’imperialismo americano.

    “così, il mondo è attualmente minacciato dagli effetti sui creduli di quella illusione strategica, secondo cui gli USA, piuttosto che il sistema liberista anglo-olandese dell’Impero Britannico, sarebbe la forza strategica imperialistica attualmente e unicamente dominante su tutto il pianeta” […].

    “Il termine imperialismo, se usato con competenza, non corrisponde mai ad un’estensione di potere mondiale da parte di qualche stato nazionale particolare. In realtà, a differenza delle favolette raccontate ai bambini creduloni, tutti gli imperi sono dinamicamente sovrannazionali, ed anche i regni o gli stati paragonabili ad essi in quell’epoca sono di per sé soggetti a qualche potere imperialista sovrannazionale, come indica la tendenza attuale in Europa occidentale e centrale in cui autorità sovrannazionali, e al di sopra dei governi, quali la “globalizzazione” e il “libero scambio” in generale, o la World Trade Organization in particolare, subordinano o addirittura sostituiscono la sovranità nazionale. Combattere il nemico sbagliato, e soprattutto nella guerra sbagliata, soprattutto lunghe guerre come quelle progettate per gli Stati Uniti da Londra, o da agenti britannici di fatto come l’ex Presidente George H.W. Bush, figlio di quel Prescott Bush che raccolse i finanziamenti per sostenere il Partito Nazista di Adolf Hitler, e particolarmente le guerre permanenti, è il modo migliore per far sì che venga distrutta la propria nazione, come accadde con la lunga guerra americana in Vietnam, sotto i presidenti Johnson e Nixon, e come accade ora in Iraq, coi presidenti Bush, padre e figlio, dal gennaio 1989”.

    Nonostante il declino degli USA dalla morte di Roosevelt, afferma LaRouche, la repubblica degli Stati Uniti rimane “il principale oppositore tradizionale dell’imperialismo britannico”.

    Il documento integrale è disponibile sui siti http://www.larouchepac.com e http://www.larouchepub.com.

  • chirieleison

    In America le campagne elettorali hanno sempre alle spalle ricchissimi uomini che “investono ” capitali per fare eleggere il proprio candidato. Non è un mistero per nessuno. Anche il repubblicano Mc Caine ha avuto i suoi, e non certo più raccomandabili di quelli di Obama.

    Il punto è quanto il presidente eletto si farà condizionare da costoro. Staremo a vedere.

    Nel frattempo concedimi il beneficio della speranza.

  • Santaruina

    Ho letto per diverso tempo le analisi di LaRouche.

    Speso molto utili, dal momento che sono sempre corredate da una certa quantità di dati difficilmente reperibili.

    Non mi convincono invece le soluzioni che propone.

    LaRouche auspica un potere molto centralizzato che funga da “vigilante” e da “pianificatore” per quanto riguarda l’economia.

    Il che, dal mio punto di vista, sarebbe una pessma idea.

    A presto

    ______________

    Ciao Jam

    le feste e i balli sono stati sinceri, ed è stato unbel momento, osservare tante persone che erano accomunate da sentimenti di felicità e di gioia autentica.

    Io spero che tutta questa aspettativa non venga delusa.

    Blessed be

  • Santaruina

    Ciao Chirieleison

    il beneficio della speranza è ovviamente doveroso :-)

    Il fatto è che al momento non riesco a pensare perchè Obama dovrebbe essere diverso da tutti i suoi predecessori, e per quale motivo la sua politica potrebbe essere diversa da quella di chi lo ha preceduto.

    E non parlo solo di Bush, ma anche di Bill Clinton, che ha fatto migliaia di vittime civili nella ex Yugoslavia e ha fatto morire 1 milione di iracheni con l’embargo.

    E i consiglieri di Clinton saranno i consiglieri di Obama.

    Ovviamente speriamo tutti che ci possa sorprendere, magari ritirando l’esercito americano dall’Iraq e dall’afghanistan (ma ha già detto che non lo farà).

    Nel frattempo, come di diceva prima, ha nominato Emanuel a capo del gabinetto.

    Emanuel, per capirci, nel 1991 durante la guerra del golfo era andato in Israele a fare il volontario nell’ esercito Israeliano.

    A presto

  • anonimo

    da:

    http://www.movisol.org

    7 novembre 2008 (MoviSol) – Ripubblichiamo un testo di Lyndon LaRouche sulla sua originale proposta di Nuova Bretton Woods, inizialmente stampato su “Solidarietà”, il bollettino d’informazione della nostra associazione (Anno VI, N. 5, dicembre 1998).

    Scrivemmo:

    Tony Blair è tra quelli che cercano di “appropriarsi” dell’idea di rifondare il sistema monetario internazionale, per andare nella direzione opposta. Lyndon LaRouche, autore della proposta originale, spiega l’imbroglio.

    Qual è la vera “nuova Bretton Woods”?

    di Lyndon H. LaRouche, Jr.

    Lo scorso 18 marzo 1998, in una conferenza tenutasi a Washington, presentai ufficialmente la mia proposta per una “nuova Bretton Woods”, come un’iniziativa politica che doveva essere intrapresa dal Presidente degli Stati Uniti. Allora, come ancora oggi, si trattava dell’unica alternativa praticabile di fronte al processo di disintegrazione del sistema finanziario e monetario mondiale in corso.

    Successivamente, alla fine dello scorso agosto, quando la crisi finanziaria e monetaria è precipitata in Giappone e in Russia, alcune importanti personalità e istituzioni, in particolare nel mondo bancario, ripresero in qualche modo la sostanza della mia proposta ma con obiettivi più limitati, senza mancare però di una certa competenza. In ambienti bancari responsabili si riconosceva l’urgenza dei quattro fatti essenziali che sottolineavo nella mia proposta:

    (1) Che l’era della “globalizzazione” sta cozzando contro la realtà, con la quale era da lungo tempo in rotta di collisione, anche se la gente troppo ideologizzata per pensare respinge le prove di questo fatto. O si ribalta il processo di “globalizzazione” per tornare immediatamente alle relazioni economiche internazionali fondate sulla premessa che la massima autorità è costituita dagli stati nazionali sovrani, oppure non vi sarà una ripresa dall’attuale processo di disintegrazione del sistema finanziario e monetario.

    (2) Che il modello di economia politica, nazionale e internazionale, deve fare riferimento esattamente allo spirito ed ai metodi del protezionismo vigente in tutto il periodo della ricostruzione del dopoguerra, e che debbono essere prese misure che ricalchino da vicino le norme protezionistiche che furono in vigore fino al 1958.

    (3) Che è necessaria l’istituzione di rigorosi controlli sui cambi e sui capitali da parte degli stati sovrani, la cui autorità in materia non deve essere delegata ad enti internazionali vecchi o nuovi.

    (4) Che occorre una politica creditizia rigorosamente protezionistica, che consenta di estendere il credito su grande scala, ma in maniera altamente selettiva, alla produzione ed al commercio di prodotti tangibili dell’agricoltura, delle infrastrutture, dell’industria; una politica protezionista volta a promuovere la produzione ed il commercio in questi settori, ma che al tempo stesso riduca il flusso di credito diretto altrove.

    La speculazione finanziaria, in primo luogo, dev’essere arrestata, e le masse impagabili di titoli detti “derivati” debbono essere semplicemente cancellate come se non fossero mai esistite.

    Recentemente è poi accaduto, come ci si doveva attendere, che qualche imbroglione, in particolare il Primo ministro del Regno Unito Tony Blair, si è fatto avanti pretendendo di essere lui l’autore della proposta della “nuova Bretton Woods”. Le proposte di costoro, come quella di Blair, sono un puro imbroglio e sono pericolosamente incompetenti. Nel frattempo, chi vanta una vera competenza conferma che le prescrizioni necessarie per una “nuova Bretton Woods” siano esattamente quelle da me ufficialmente esposte il 18 marzo a Washington.

    Purtroppo, alcuni che dovrebbero avere le idee un pochino più chiare si sono lasciati abbindolare dai ciarlatani della risma di Blair. Così hanno finito col dire a proposito della mia proposta: “Certo, lei è stato il primo a proporla, ma adesso sono stati in molti ad appropriarsene, mettendo lei in disparte”. Se avessero riflettuto prima di parlare così, costoro non sarebbero caduti vittima del pericoloso raggiro.

    Ad esempio, Tony Blair sembra che non riesca mai a capire che Dio non è disposto a negoziare le leggi dell’universo con gli interessi della finanza oligarchica che lui rappresenta.

    L’aspetto essenziale della situazione è che nei periodi che vanno dalla Crisi missilistica di Cuba del 1962 fino all’entrata in vigore del folle “sistema a tassi fluttuanti” nel 1972, e poi quello del “nuovo ordine mondiale” instaurato dalla Thatcher, da Mitterrand e da Bush tra il 1989 ed il 1992, i governi egemoni e le autorità monetarie del pianeta hanno imposto una serie di cambiamenti fondamentali nell’impostazione delle scelte politiche. Tutti questi cambiamenti hanno avuto l’effetto di produrre la catastrofe economica, finanziaria e monetaria globale entrata ora nella sua fase finale.

    Per curare il male occorre rimuoverne la causa. Tutti i cambiamenti fondamentali di politica economica degli ultimi trent’anni debbono essere annullati, radicalmente e subito, perché altrimenti l’intero pianeta entra in una “nuova epoca buia” come quella in cui sprofondò l’Europa nel XIV secolo, ma questa volta su scala globale.

    Queste sono le leggi che regolano l’universo sul conto delle quali i governi sani non si mettono a cavillare. La pretesa di patteggiare cavillosamente ciò che è giusto e sbagliato, esigendo dal Padreterno “una maggiore democraticità” è la ragione per cui la carriera politica di Tony Blair finirà nel dimenticatoio, e qualcosa di simile toccherà anche a coloro che continuano a credere che Tony Blair possa proporre una vera riforma di “nuova Bretton Woods”.

    Che cosa propongono gli illusi?

    Gli sciocchi che pretendono dal Padreterno un atteggiamento più “democratico”, che si pieghi alle riluttanze e agli umori di Blair e compagnia, sollevano obiezioni talmente standardizzate che si possono facilmente chiarire una volta per tutte.

    Obiezione numero uno:

    Dato che il sistema di Bretton Woods fu stilato da John Maynard Keynes, oggi “una nuova Bretton Woods significa che si deve ritornare a Keynes”.

    L’obiezione è falsa. La politica che il Presidente Franklin D. Roosevelt adottò per la ripresa dell’economia USA dalla Grande Depressione degli anni Trenta, e per la successiva mobilitazione bellica 1939-1945, si rifaceva a due precedenti: la mobilitazione lanciata dal Presidente Abramo Lincoln tra il 1861 ed il 1876 e il revival di questa stessa mobilitazione avvenuta durante la prima guerra mondiale.

    Questi, per gli economisti competenti, sono i “metodi americani” del Segretario del Tesoro Alexander Hamilton e del principale economista del XIX secolo Henry C. Carey. Sono i metodi diametralmente opposti alle dottrine liberistiche sia di Adam Smith che di Keynes.

    È vero che dopo la prematura scomparsa di Franklin Roosevelt, la banda di Wall Street si alleò con Londra per liquidare le decisioni politiche prese da Roosevelt.

    Tuttavia gli aspetti dominanti del sistema di Bretton Woods, fino al 1958, si fondavano sui “metodi americani”, antiliberisti, che caratterizzarono le mobilitazioni economiche dei tre periodi successivi: 1861-1876, 1914-1917 e 1934-1945.

    Obiezione numero due:

    “Ovviamente, oggi nessuno suggerirebbe di ritornare alle politiche di Bretton Woods degli anni Quaranta e Cinquanta”.

    E perché no? Ogni deviazione da quelle politiche ha solamente comportato un lungo e accelerato processo di declino degli USA nell’epoca post-kennediana. Un declino che non ha prodotto altro effetto netto se non quello dell’attuale catastrofe globale.

    Chi ha la testa a posto non può voler altro che un ritorno alle politiche il cui successo è dimostrato, e la liquidazione di quei cambiamenti che si sono dimostrati cumulativamente disastrosi.

    Obiezione numero tre:

    “Dal 1958 il mondo è cambiato. Bisogna partire dal mantenimento di quei cambiamenti. Non si può riportare indietro l’orologio della storia”.

    Quando la reazionaria Santa Alleanza del principe Clemente di Metternich impose nel 1819 i decreti di Carlbad alla Germania, quelle misure reazionarie furono difese dal filosofo della corte di Prussia G.W.F. Hegel. Quest’ultimo è il prototipo di quegli esseri immorali che attribuiscono i cambiamenti in peggio della storia ad una qualche autorità occulta che identificano con il nome di “spirito del mondo”, “spirito dei tempi” e “opinione popolare”. Nella realtà dei fatti, ciò che quelli come Tony Blair dicono che non bisogna toccare, sono proprio quei cambiamenti effettuati nel periodo successivo al 1962 che hanno causato la spirale involutiva dell’economia mondiale giunta adesso sull’orlo della disintegrazione.

    Sono coloro che hanno imposto tali cambiamenti che nella realtà dei fatti hanno “riportato indietro l’orologio della storia”, ed è nostra responsabilità rimettere l’orologio al passo coi tempi.

    Obiezione numero quattro:

    “Ovviamente non è possibile fare dei cambiamenti senza il consenso di tutte le nazioni”.

    E perché no? Si tratta della stessa sciocchezza che i propositori del patto di Monaco con Adolf Hitler, Chamberlain e Daladier, chiamavano “La pace nel nostro tempo”. Quando è in discussione la sopravvivenza vale il principio secondo cui l’iniziativa spetta a chi può ed è capace;…

  • anonimo

    da:

    http://www.movisol.org

    7 novembre 2008 (MoviSol) – Ripubblichiamo un testo di Lyndon LaRouche sulla sua originale proposta di Nuova Bretton Woods, inizialmente stampato su “Solidarietà”, il bollettino d’informazione della nostra associazione (Anno VI, N. 5, dicembre 1998).

    Scrivemmo:

    Tony Blair è tra quelli che cercano di “appropriarsi” dell’idea di rifondare il sistema monetario internazionale, per andare nella direzione opposta. Lyndon LaRouche, autore della proposta originale, spiega l’imbroglio.

    Qual è la vera “nuova Bretton Woods”?

    di Lyndon H. LaRouche, Jr.

    Lo scorso 18 marzo 1998, in una conferenza tenutasi a Washington, presentai ufficialmente la mia proposta per una “nuova Bretton Woods”, come un’iniziativa politica che doveva essere intrapresa dal Presidente degli Stati Uniti. Allora, come ancora oggi, si trattava dell’unica alternativa praticabile di fronte al processo di disintegrazione del sistema finanziario e monetario mondiale in corso.

    Successivamente, alla fine dello scorso agosto, quando la crisi finanziaria e monetaria è precipitata in Giappone e in Russia, alcune importanti personalità e istituzioni, in particolare nel mondo bancario, ripresero in qualche modo la sostanza della mia proposta ma con obiettivi più limitati, senza mancare però di una certa competenza. In ambienti bancari responsabili si riconosceva l’urgenza dei quattro fatti essenziali che sottolineavo nella mia proposta:

    (1) Che l’era della “globalizzazione” sta cozzando contro la realtà, con la quale era da lungo tempo in rotta di collisione, anche se la gente troppo ideologizzata per pensare respinge le prove di questo fatto. O si ribalta il processo di “globalizzazione” per tornare immediatamente alle relazioni economiche internazionali fondate sulla premessa che la massima autorità è costituita dagli stati nazionali sovrani, oppure non vi sarà una ripresa dall’attuale processo di disintegrazione del sistema finanziario e monetario.

    (2) Che il modello di economia politica, nazionale e internazionale, deve fare riferimento esattamente allo spirito ed ai metodi del protezionismo vigente in tutto il periodo della ricostruzione del dopoguerra, e che debbono essere prese misure che ricalchino da vicino le norme protezionistiche che furono in vigore fino al 1958.

    (3) Che è necessaria l’istituzione di rigorosi controlli sui cambi e sui capitali da parte degli stati sovrani, la cui autorità in materia non deve essere delegata ad enti internazionali vecchi o nuovi.

    (4) Che occorre una politica creditizia rigorosamente protezionistica, che consenta di estendere il credito su grande scala, ma in maniera altamente selettiva, alla produzione ed al commercio di prodotti tangibili dell’agricoltura, delle infrastrutture, dell’industria; una politica protezionista volta a promuovere la produzione ed il commercio in questi settori, ma che al tempo stesso riduca il flusso di credito diretto altrove.

    La speculazione finanziaria, in primo luogo, dev’essere arrestata, e le masse impagabili di titoli detti “derivati” debbono essere semplicemente cancellate come se non fossero mai esistite.

    Recentemente è poi accaduto, come ci si doveva attendere, che qualche imbroglione, in particolare il Primo ministro del Regno Unito Tony Blair, si è fatto avanti pretendendo di essere lui l’autore della proposta della “nuova Bretton Woods”. Le proposte di costoro, come quella di Blair, sono un puro imbroglio e sono pericolosamente incompetenti. Nel frattempo, chi vanta una vera competenza conferma che le prescrizioni necessarie per una “nuova Bretton Woods” siano esattamente quelle da me ufficialmente esposte il 18 marzo a Washington.

    Purtroppo, alcuni che dovrebbero avere le idee un pochino più chiare si sono lasciati abbindolare dai ciarlatani della risma di Blair. Così hanno finito col dire a proposito della mia proposta: “Certo, lei è stato il primo a proporla, ma adesso sono stati in molti ad appropriarsene, mettendo lei in disparte”. Se avessero riflettuto prima di parlare così, costoro non sarebbero caduti vittima del pericoloso raggiro.

    Ad esempio, Tony Blair sembra che non riesca mai a capire che Dio non è disposto a negoziare le leggi dell’universo con gli interessi della finanza oligarchica che lui rappresenta.

    L’aspetto essenziale della situazione è che nei periodi che vanno dalla Crisi missilistica di Cuba del 1962 fino all’entrata in vigore del folle “sistema a tassi fluttuanti” nel 1972, e poi quello del “nuovo ordine mondiale” instaurato dalla Thatcher, da Mitterrand e da Bush tra il 1989 ed il 1992, i governi egemoni e le autorità monetarie del pianeta hanno imposto una serie di cambiamenti fondamentali nell’impostazione delle scelte politiche. Tutti questi cambiamenti hanno avuto l’effetto di produrre la catastrofe economica, finanziaria e monetaria globale entrata ora nella sua fase finale.

    Per curare il male occorre rimuoverne la causa. Tutti i cambiamenti fondamentali di politica economica degli ultimi trent’anni debbono essere annullati, radicalmente e subito, perché altrimenti l’intero pianeta entra in una “nuova epoca buia” come quella in cui sprofondò l’Europa nel XIV secolo, ma questa volta su scala globale.

    Queste sono le leggi che regolano l’universo sul conto delle quali i governi sani non si mettono a cavillare. La pretesa di patteggiare cavillosamente ciò che è giusto e sbagliato, esigendo dal Padreterno “una maggiore democraticità” è la ragione per cui la carriera politica di Tony Blair finirà nel dimenticatoio, e qualcosa di simile toccherà anche a coloro che continuano a credere che Tony Blair possa proporre una vera riforma di “nuova Bretton Woods”.

    Che cosa propongono gli illusi?

    Gli sciocchi che pretendono dal Padreterno un atteggiamento più “democratico”, che si pieghi alle riluttanze e agli umori di Blair e compagnia, sollevano obiezioni talmente standardizzate che si possono facilmente chiarire una volta per tutte.

    Obiezione numero uno:

    Dato che il sistema di Bretton Woods fu stilato da John Maynard Keynes, oggi “una nuova Bretton Woods significa che si deve ritornare a Keynes”.

    L’obiezione è falsa. La politica che il Presidente Franklin D. Roosevelt adottò per la ripresa dell’economia USA dalla Grande Depressione degli anni Trenta, e per la successiva mobilitazione bellica 1939-1945, si rifaceva a due precedenti: la mobilitazione lanciata dal Presidente Abramo Lincoln tra il 1861 ed il 1876 e il revival di questa stessa mobilitazione avvenuta durante la prima guerra mondiale.

    Questi, per gli economisti competenti, sono i “metodi americani” del Segretario del Tesoro Alexander Hamilton e del principale economista del XIX secolo Henry C. Carey. Sono i metodi diametralmente opposti alle dottrine liberistiche sia di Adam Smith che di Keynes.

    È vero che dopo la prematura scomparsa di Franklin Roosevelt, la banda di Wall Street si alleò con Londra per liquidare le decisioni politiche prese da Roosevelt.

    Tuttavia gli aspetti dominanti del sistema di Bretton Woods, fino al 1958, si fondavano sui “metodi americani”, antiliberisti, che caratterizzarono le mobilitazioni economiche dei tre periodi successivi: 1861-1876, 1914-1917 e 1934-1945.

    Obiezione numero due:

    “Ovviamente, oggi nessuno suggerirebbe di ritornare alle politiche di Bretton Woods degli anni Quaranta e Cinquanta”.

    E perché no? Ogni deviazione da quelle politiche ha solamente comportato un lungo e accelerato processo di declino degli USA nell’epoca post-kennediana. Un declino che non ha prodotto altro effetto netto se non quello dell’attuale catastrofe globale.

    Chi ha la testa a posto non può voler altro che un ritorno alle politiche il cui successo è dimostrato, e la liquidazione di quei cambiamenti che si sono dimostrati cumulativamente disastrosi.

    Obiezione numero tre:

    “Dal 1958 il mondo è cambiato. Bisogna partire dal mantenimento di quei cambiamenti. Non si può riportare indietro l’orologio della storia”.

    Quando la reazionaria Santa Alleanza del principe Clemente di Metternich impose nel 1819 i decreti di Carlbad alla Germania, quelle misure reazionarie furono difese dal filosofo della corte di Prussia G.W.F. Hegel. Quest’ultimo è il prototipo di quegli esseri immorali che attribuiscono i cambiamenti in peggio della storia ad una qualche autorità occulta che identificano con il nome di “spirito del mondo”, “spirito dei tempi” e “opinione popolare”. Nella realtà dei fatti, ciò che quelli come Tony Blair dicono che non bisogna toccare, sono proprio quei cambiamenti effettuati nel periodo successivo al 1962 che hanno causato la spirale involutiva dell’economia mondiale giunta adesso sull’orlo della disintegrazione.

    Sono coloro che hanno imposto tali cambiamenti che nella realtà dei fatti hanno “riportato indietro l’orologio della storia”, ed è nostra responsabilità rimettere l’orologio al passo coi tempi.

    Obiezione numero quattro:

    “Ovviamente non è possibile fare dei cambiamenti senza il consenso di tutte le nazioni”.

    E perché no? Si tratta della stessa sciocchezza che i propositori del patto di Monaco con Adolf Hitler, Chamberlain e Daladier, chiamavano “La pace nel nostro tempo”. Quando è in discussione la sopravvivenza vale il principio secondo cui l’iniziativa spetta a chi può ed è capace;…

  • anonimo

    continua da MOVISOL

    Obiezione numero quattro:

    “Ovviamente non è possibile fare dei cambiamenti senza il consenso di tutte le nazioni”.

    E perché no? Si tratta della stessa sciocchezza che i propositori del patto di Monaco con Adolf Hitler, Chamberlain e Daladier, chiamavano “La pace nel nostro tempo”. Quando è in discussione la sopravvivenza vale il principio secondo cui l’iniziativa spetta a chi può ed è capace; gli altri apprendano la lezione e cerchino di recuperare.

    Ho sottolineato più volte questo fatto: se i Presidenti di USA e Cina possono arrivare a prendere accordi insieme ad una minoranza decisiva di altre nazioni, per stabilire tra loro un nuovo rapporto finanziario, monetario ed economico, queste nazioni debbono prendere l’iniziativa a prescindere dalle obiezioni che altre nazioni potranno sollevare o meno.

    Certe nazioni, come pure certi individui, sembrano capaci di imparare qualcosa solo sotto i duri colpi dell’esperienza. Ad esempio, nessun patriota americano è mai stato lì ad aspettare il consenso della monarchia inglese e del Commonwealth britannico.

    Il fatto è che se gli USA, insieme alla Cina, l’India, la Russia, e anche la Germania ed altri in Europa, riescono a raggiungere un’intesa di massima tra di loro, la maggior parte del resto del mondo finirà col sostenere questa partnership.

    È necessaria un’intesa che comprenda importanti nazioni in via di sviluppo e che rappresenti la maggior parte della popolazione del pianeta, costituendo così la necessaria combinazione vincente. Chi si rifiuta di aderire o semplicemente tentenna finirà forse per apprendere dalla dura esperienza: in fondo questa è la scuola della democrazia reale.

    Obiezione numero cinque:

    “La nuova Bretton Woods deve consistere in una nuova autorità sovrannazionale cui spetta decidere se una singola nazione abbia il diritto o meno di ricorrere temporaneamente a misure come il controllo dei cambi e dei capitali”.

    Nessun accordo realistico può sovvertire i diritti sovrani di qualsiasi stato nazionale di ricorrere a misure protezionistiche, e nella fattispecie controllo dei cambi e dei capitali.

    Nazioni sovrane alleate coordineranno piuttosto le proprie decisioni sovrane, secondo un principio di vantaggio reciproco. Ma non cederanno mai diritti e prerogative sovrani ad un’autorità sovrannazionale.

    Come ho detto, ripetuto e scritto in numerose occasioni negli ultimi vent’anni, l’umanità deve entrare in un’epoca nuova così come auspicò il segretario di Stato USA John Quincy Adams. Un’era in cui la bestialità di un sistema di “equilibrio delle forze” sia sostituito dalla concordanza su dei princìpi comuni. Siamo attualmente entrati in una fase in cui la lunga esperienza delle conseguenze cumulative di una diplomazia malvagia, fondata sull’“equilibrio delle forze” rappresenta una chiara minaccia all’umanità intera, tale per cui la saggezza di una concordanza sui princìpi comuni tra stati nazionali repubblicani perfettamente sovrani deve proporsi come alternativa indispensabile.

  • anonimo

    Voglio porvi una domanda:

    Se dopo gli 8 anni di osceni oltraggi perpetrati dai neocons a tutti i livelli non è stato possibile scalfire di una briciola il buon caro vecchio dabliu, nonostante il suo ridicolo livello di consensi raggiunto nell’ultima fase, vi rendete conto di quanto sarà improbabile/difficile/arduo (o scegliete voi l’aggettivo) opporre una qualsiasi critica all’operato del plebiscitario neo-eletto quando si disveleranno chiaramente i suoi “limiti”?

    Detto ciò voglio sottolineare che riesco chiaramente a percepire il grandissimo carisma ed il grandissimo ascendente che Barack Obama ha sulle folle.

    Il suo viaggio pre-elettorale a Berlino, poco gradito dagli americani peraltro, è solo uno dei tanti “input” che avevano ed hanno l’obiettivo di attingere energie dall’eggregora costituita dai defunti Kennedy, e questo al livello spirituale ha prodotto i suoi risultati.

    Barack Obama è amato, per ora, quasi in maniera incondizionata, ha spessore, non è un qualunque manichino messo li come è stato finora.

    Altro punto da non sottovalutare, dopo 8 anni di vessazioni e di oltraggi culturali, spirituali, umanitari, chi meglio di un personaggio come Barack Obama si presta a “guidare” greggi di persone sofferenti verso un (come lo ha anche definito l’italico Napolitano) “più giusto ordine mondiale”?

    Volendo essere nefasti, si potrebbe paragonare il popolo americano ad una colonia di api:

    potremmo dire che i neoconservatori sono stati i costruttori e gli amministratori delle arnie, e questi “neo-democratici” saranno coloro che ne estrarranno il miele.

    Volendo essere positivisti potremmo dire che Barack Obama tenti di “deviare” dai suggerimenti delle eminenze grigie che ne hanno assicurato l’elezione, ma in tal caso la loro polizza di assicurazione è stata sottoscritta con la “International Biden & C.”, polizza esigibile solo in “casus mortis assicurandi”

    Staremo a vedere se l’esercizio di vigilanza del popolo americano si è limitato alla funzione elettorale o se si può ascrivere a qualcosa di più duraturo e concreto.

    con amore

    Maurizio (bigdaddy su L.C.)

  • messier

    Voglio dire a Maurizio che se Maurizio venisse candidato per i democratici, vincesse le primarie, venisse nominato per le presidenziali, e vincesse le presidenziali, in questo attuale sistema di Potere, non avrebbe alcun modo, alcuna possibilità, di deviare il corso degli eventi dall’autostrada predisposta dalle eminenze grigie.

    Perchè Maurizio o Barack o chiunque altro non ce la farebbe ? Perchè dovrebbe aprire la bocca e dire alcune verità, che non può dire.

    Perchè non le può dire ? Perchè quelle verità riguardano anche lui.

    Messier (Desbouvet su L.C.)

  • Santaruina

    Per quanto riguarda LaRouche, confermo il mio scetticismo.

    La proposta di una nuova Bretton Woods mi pare deleteria.

    Tutta la crisi che stiamo attraversando nasce proprio da quelle politiche centraliste e di pianificazione che hanno dimostrato tutta la loro fallacia.

    Riproporle come rimedio mi pare masochista.

    Inoltre la società che LaRouche auspica, controllata e centralizzata non mi ispira nlla di buono.

    _____________

    Maurizio, condivido il tuo argomento, metafore comprese.

    Più passano i giorni e si più si ragiona liberi dall’euforia del momento, pare sempre più chiaro che qui ci si trova di fronte ad una operazione attentamente pianificata, e con un grande ingegno.

    E Obama mi pare si trovi già da adesso in un vicolo cieco.

    Come dice Messier, in fondo per arrivare fin lì occore tacere su molte cose, e per rimanerci occorre continuare a farlo.

    E poi, come come ricordi anche tu, in caso sgarri c’è sempre un Biden pronto a passare al comando.

    Vedremo.

    Blessed be

  • anonimo

    Giusto Marco e Messier,

    però le cose ai tempi di JFK non è che fossero poi così diverse, sarebbe interessante vedere una riedizione in chiave terzo millennio, con i protagonisti attuali, di quel “film”, con buona pace di Oliver Stone.

    Maurizio (bigdaddy su L.C.)

  • anonimo

    Ciao Carlo,

    stavo guardando il video del discorso a Chicago ed in effetti Obama ha l’espressione di chi sta pensando “guarda, sono da solo su questo palco, sono in posizione elevata, e sono ottimamente illuminato. Pensa se ci fosse un cecchino da qualche parte…”

    Secondo me funziona così: tra il momento in cui sa di aver vinto e il momento in cui deve salire sul palco a fare il discorso, un tizio in giacca nera gli si avvicina, gli mormora una parolina all’orecchio e Obama assume quell’espressione. E non se la toglierà fino alla fine del mandato.

    Speriamo bene per lui, poveraccio.

    Giorgio (Alritewofm su Star Trek)

  • anonimo

    Esattamente, chi avrebbe mai potuto riporre la propria fiducia in gente come quella effigiata costì sopra… Nessuno. Nessuno. Nessuno.

    Ma il punto vero è capire il motivo per il quale Obama è stato eletto: non solo per la faccia simpatica e perché è un vero comunicatore, che, rispetto al “gracchiante” George II doubya fa una bella differenza.

    No, deve porare due cose a termine: la questione iraqena, per aprire definitivamente la “porta” di là; e poi la situazione economica. Occorre terminare la fase di “passaggio” nella quale siamo, verso una “digitalizzazione” delle transazioni monetarie. Certo si è che oggi la “Grande Prostituta”, basata sulla falsa libertà, vede i suoi tempi diminuire a favore dei “seguaci della Bestia”, che hanno inziiato a controllare le transazioni monetarie globali. Metteranno tetti di flusso ed altro. Tutto ciò con Obama continuerà: Bush era troppo compromesso e con scarso “appeal” per rispondere alla nuova fase, al “new deal” “à la Antichrist”, che ci attende…

  • Santaruina

    Ma il punto vero è capire il motivo per il quale Obama è stato eletto

    Quanto da te detto, lo sintetizzerei in “bastone e carota”.

    Come è noto vanno alternati.

    A presto.

    ________

    Giorgio, Alritewofm su Star Trek

    L’ho sempre sospettato che fossi tu…

  • amazzucchelli

    Il tuo post è stato inserito nel Blog di Angela.

    Ne avevo preparato uno similare dove mettevo in evidenza il culto della personalità che ridonda su questo personaggio che ad altro serve se non a rivitalizzare un sistema basato sulla prepotenza delle Corporations, dal petrolio alla industria degli armamento, non trascurando la finanza che adesso vedrà risucchiare risorse dalle borse di pantalone. E’ la nemesi di queste democrazie rappresentative che finiscono sempre per rappresentare gli interessi dei più forti.

    Una deocrazia partecipata e non delegata, sarebbe un sicuro antidoto a questi poteri modernamente totalitari, ma non si sa quanto si dovrà ancora aspettare … prima bisognerebbe partire !

    ciao

  • Santaruina

    Ciao Amazzucchelli

    per come è strutturata la democrazia moderna in effetti non potrà mai produrre nulla di diverso.

    A presto

  • arcangelica

    auspichiamo un futuro prossimo di pace

  • anonimo

    Leggendo i Vostri commenti, ho notato che tutti o quasi considerate obama ed il suo messaggio positivo, non avete il dubbio che lui stesso sia il lupo travestito da agnello ? pur sapendo da chi è stato aiutato e quali sono i suoi amici. Non credo alla sua buona fede, come farebbe a sopportare il puzzo di zolfo che emanano i suoi amici senza essere lui stesso luciferino.

  • anonimo

    “come farebbe a sopportare il puzzo di zolfo che emanano i suoi amici senza essere lui stesso luciferino”…

    condivido in pieno!

    è tutta una banda!e poi è stato scelto dai soliti noti….e tanto basta!chi ha osannato è perchè ignora come funziona davvero!…(a parte i media tutti in malafede)lasciamo loro l’illusione? e perchè no!avranno modo e tempo di ricredersi…basta aspettare…mica tanto!fra un po’………

    angela2

  • Santaruina

    Io sono stato definito “nichilista” più volte in passato per aver espresso tali pensieri :-)

    Su Obama in partcolare, personalmente non ripongo tante speranze.

    E’ il ruolo di Presidente il problema, non tanto chi lo deve impersonificare.

    Ed è per questo motivo che non provo nemmeno alcun sentimento negativo nei confronti di Obama, perchè è comunque una persona che deve recitare un ruolo.

    Corrotto, debole, consapevole, ingenuo, questo solo Dio lo sa, e lo saprà giudicare.

    Potrebbe essere anche un idealista onesto e sincero, e questa possibilità esiste.

    Ma sarebbe la peggiore possibilità, tra tutte.

    Perchè sarebbe come se chi comanda davvero avesse deciso di mettere sul trono un “agnello sacrificale”, e questo aprirebbe a scenari davvero oscuri.

    Blessed be

  • luciamerli

    in effetti, sapere che le sorti del mondo, e quindi anche mie e della mia famiglia sono in mano a personaggi con questa faccia e’ veramente inquietante.

    per fortuna c’è anche Ratzinger….

  • Santaruina

    Io lo dico sempre a bassa voce, ma guardando Brzezinski viene il dubbio che Lombroso avesse intuito qualcosa…

    Blessed be

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