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-o- Too late to die young -o-
19 gennaio 2014

Come fosse l'ultimo


Si svegliò con un leggero mal di testa, di quelli che passavano dopo un buon caffè, e una buona colazione.
Di quelli che poi tornavano con la prima sigaretta del mattino, e il primo sguardo al mondo che fuori aspettava.
Si alzò barcollando, e la strana idea già ronzava per la sua testa.
Quell’idea che poi si fece più concreta quando si guardò allo specchio.
“Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse l’ultimo.”
Chi l’aveva detto per primo?
Un illuminato guru del lontano oriente? Seneca? Uno dei mille iscritti su facebook che regolarmente riportavano la frase corredata di foto di tramonti e uomini esultanti e ispirati di fronte al sole che sorge?
“Come se fosse l’ultimo, e sia”.

Doveva farsi la barba.
“Vale davvero la pena perdere tempo a radersi, nel proprio ultimo giorno di vita?”
Decise di sì, sarebbe stato un peccato lasciare questo mondo con la barba sfatta.
E sarebbe stato un peccato farsi trovare dalla morte trasandati.
Si vestì con i suoi abiti preferiti: pantaloni neri e stivali, la sua camicia migliore e una giacca nera.
Anche la sua camicia migliore era nera.

Passò dalla cucina, ma solo per prendere le chiavi della macchina.
“L’ultima colazione va fatta come si deve.”
Non c’erano molti dubbi sulla destinazione: Pasticceria Sereni.
Non fece in tempo nemmeno ad ascoltare per intero la prima traccia del cd di Nick Cave che teneva in macchina che già era arrivato.
Entrò, si avvicinò alla cassa e dopo una rapida occhiata al ben di Dio esposto in vetrina fece il suo ordine.
“Buongiorno. Vorrei due cornetti alla crema, due al cioccolato, un krapfen alla crema, una ciambella al cioccolato, quattro bignè alla crema, tre al cioccolato, un cannoncino alla crema, ed un cappuccino. Ah, e una bottiglietta di acqua naturale, temperatura ambiente.”
“Il cappuccio glielo faccio subito, intanto le incarto i dolci.”
“No, mangio qua, grazie”
“ah.. come vuole..”
“Anzi, faccia due cappuccini.”
“..ok”

Mangiò con calma, uscì e si accese una sigaretta.
“Il cannoncino alla crema potevo anche evitarlo.”

Pensò che sarebbe stato bello vedere il lago per l’ultima volta, così salì di nuovo in macchina, e si rimise in marcia.
Questa volta fece in tempo ad ascoltare altre due canzoni.
Are you the one, that I’ve been waiting for
Sorrise, il tempo dell’attesa era finito: c’erano molte cose buone nel vivere l’ultimo giorno della propria vita.

Rimase al lago per due ore, a riflettere sulla sua vita, o almeno era così che aveva immaginato quel momento, ma i suoi pensieri erano costantemente deviati da mille futili distrazioni.
“Quel cigno prende le curve a novanta gradi, forse gli funziona solo una zampa. Ma poi si chiamano zampe i piedi dei cigni? O forse pinne? No, le pinne sono quelle dei pesci”.

Si stava bene seduti in riva al lago, e così passarono due piacevoli ore, finchè pensò bene che era arrivato il momento di dedicarsi ad un pranzo sontuoso.
Percepiva ancora il peso dei cornetti in pancia (e il cannoncino, quel maledetto cannoncino) ma si sentiva pronto per il suo ultimo pranzo.
Aveva diverse scelte davanti a sé: un ristorante di classe, con le portate più raffinate e i vini più pregiati, oppure una trattoria della zona dove godere dei sapori della sua terra per l’ultima volta, oppure una pizzeria dove omaggiare uno dei suoi piatti preferiti.
Alla fine optò per “Il Pellegrino”, un ristorante a buffet dove per dieci euro poteva mangiare a piacimento scegliendo tra diverse portate.
Non era ovviamente questione di spendere poco, quanto di evitare i lunghi tempi di attesa tra una ordinazione e l’altra: mangiando a buffet era tutto a disposizione da subito.

In macchina suonarono altre canzoni di Nick Cave.

Do you love me?
Do you love me?
Do you looooove me?
Like I love you…

“La risposta è no”, pensò.

Entrò al Pellegrino, pagò i dieci euro, e si diresse verso il buffet.
Giornata fortunata: tra i primi facevano bella mostra di sé i casoncelli alla bergamasca e il risotto ai formaggi, mentre tra i secondi spiccavano le costine di maiale ai ferri.
Non tenne conto del numero dei piatti che si riempì in sequenza, e nemmeno si stupì più di tanto di quanto spazio il suo stomaco era in grado di creare.
Se non fosse stato per quel cannoncino alla crema del mattino, forse avrebbe potuto farsi un ulteriore piatto di casoncelli.

Un caffè ed una sigaretta, ed erano le due del pomeriggio.
Il sole era alto, o almeno lo sarebbe stato se si fosse potuto vedere dietro il grigio indistinto tipico del cielo lombardo autunnale.
Non aveva pianificato niente, si muoveva seguendo le idee che gli venivano al momento.
“In fondo è così che va vissuto l’ultimo giorno, no?”
E in quel momento seppe quale sarebbe stata la sua prossima meta.
“Non posso andarmene senza averla salutata per l’ultima volta.”

Di nuovo in macchina, un viaggio di quattro canzoni.

And I’ve got nothing left to lose
And I’m not afraid to die…

“Cazzo questa è perfetta…”

Arrivò, suonò alla porta.

“Cosa ci fai qui?
“Volevo solo vederti. Metti il caso che questo fosse l’ultimo giorno della mia vita, mi sarebbe dispiaciuto andarmene senza prima salutarti”
“Ma cosa stai dicendo? Ma sei fuori di testa?”
“Vabbè, era tanto per dire. Volevo solo vederti”
“Senti, adesso avrei da fare. Ci sentiamo nei prossimi giorni, e magari ci mettiamo d’accordo per andare a prendere un caffè, ok?”
“Va bene.”
“Ciao”
“Ciao”

Ci aveva messo meno del previsto.
Poteva essere un vantaggio, aveva più ore a disposizione fino alla fine della giornata.
Già, ma per fare cosa?

Fu allora che gli venne in mente un’altra idea.
Vivere vicino ad un aeroporto aveva i suoi indubbi vantaggi, che apparivano ancora più evidenti nell’ultimo giorno della sua vita.
L’aeroporto distava solo tre canzoni, ma ce ne mise quattro perchè incontrò del traffico inatteso.
Lasciò la macchina nel parcheggio per le soste brevi ( il pensiero lo fece sorridere), e si diresse all’ingresso del terminal.
Quel che vide sul tabellone delle partenze lo rese estremamente felice.

“Un biglietto per Barcellona, solo andata, col volo delle 16.00”
“Fa appena in tempo a fare il check in. Bagaglio?”
“No”
“No?”
“No”
“…no.. ok. Ecco il suo biglietto”.
“Grazie”

Effettivamente fece appena in tempo a fare il check in, e scoprì anche che viaggiare senza bagaglio non è un reato, ma è qualcosa che gli si avvicina molto.

A Barcellona il sole era ancora sopra la linea del tramonto, e salito sul primo taxi a disposizione fuori dall’aeroporto non ebbe difficoltà a far capire al tassista la sua destinazione.
Le strade di Barcellona erano caotiche, e il tragitto gli parve interminabile, ma quando scese dal taxi vide che non era troppo tardi.

Gli ultimi raggi del sole illuminavano la Facciata della Passione, la Sagrada Familia era davanti a lui, emersa dalla terra come se provenisse da un tempo mai esistito sui libri di storia, a ricordare agli uomini che quello che si mostra in questo mondo è solo una parte della bellezza che l’universo cela.

Non si curò del tempo che trascorse mentre in silenzio contemplava la Cattedrale, e il sole tramontò, e il cielo si fece buio, e non v’era nulla altro che poteva essere fatto.
Passò un’altra ora, due ore.

Si inchinò alla Cattedrale, si girò e se ne andò in cerca di un bar.
L’ultimo giorno della sua vita si sarebbe concluso con una gran bevuta.

Si sedette e ordinò una Guinness, e poco dopo una seconda.
Ancora una volta, non tenne il conto.
Ad un certo momento sentì sulla spalla la mano amichevole del barista che in spagnolo gli diceva che la vita è bella e merita di essere vissuta.
O forse gli diceva che era tardi e il bar chiudeva: in fondo non è che capiva lo spagnolo.
Uscì in strada e si sedette sul marciapiede.
Era frastornato, la testa girava e gli faceva anche un po’ male, uno di quei mal di testa che ti vengono quando hai vissuto la tua giornata come se fosse stata l’ultima della tua vita, ma in cuor tuo sai che il giorno dopo dovrai di nuovo svegliarti.

52 comments to Come fosse l’ultimo

  • *carpe diem, quam minimum credula postero*
    scriveva il poeta latino Orazio nelle sue Odi…
    il finale di questo tuo (sembrerebbe intimo racconto) mi ha suggerito un’immagine, dove la luce è protagonista, e il lago, anche…
    si tratta di un’opera di Munch, pittore “maledetto”
     
     

  • a dire il vero, potrebbe essere anche il mare quello di fronte
    mi ha colpito invece l’aria pensosa, su quelle rive…
    la malinconia, che da un’interiorità struggente, cerca un orizzonte nuovo …
     

  • Hiei

    NICK CAVE?? :’D
    Che il tipo fosse uno sfigato totale si capiva già da quello…vabbè, sorvoliamo – non dovresti usare come ispirazione per i tuoi racconti le minchiate da fecebook…poi i risultati si vedono.
     
    E per inciso, i bimbiminkia la citano così ma in verità è “vivi come se dovessi morire domani, pensa come se dovessi vivere per sempre”: un ABISSO di differenza, come quello che appunto passa tra il bimbominkia e il senziente. :’D
     
    Sorry, Santa, non vorrei essere affossante ma…che cazzo, uno vive il suo ultimo giorno come farebbe qualunque minchione senza una cippa da fare una qualunque domnica o giorno di festa?? :’D
    Siamo a questo? Che l’idea di una giornata vagamente NORMALE sia il sogno di chi non ha più niente da perdere? Va proprio COSI’ male, eh? Ma che mondo di psicolabili…ROTFL.
     
    (senza offesa, beninteso).

  • daouda

    Quante altre  ipotesi sono plausibili oltre il suicidio, la malattia terminale ed il giudizio finale? Forse intendevi la disoccupazione ehehe

  • Anonimo

    what a wonderful world


     m

  • Hiei

    Errata Corrige: associazione mentale difettosa, tra “Nick Cave” e “Nick Kamen”… :’D
     
    Possiamo stralciare quella parte dal precedente commento.

  • Manfred

    Dovresti precisare la marca delle sigarette, solo una Celtic (se esistono ancora) appena alzato, a stomaco vuoto, può rendere ogni giorno della tua vita pari all’ultimo.

  • Per quanto mi riguarda sono fermo da anni alle Pall Mall.

    • Anonimo

      le fumavo le pall mall (blu), da un anno e mezzo sono a mcbaren white, filtri ultraslim ocb,  rizla blu (e “rollo” a bandiera). Sarebbe da smettere, non sarà dura… di più! m

  • Doulos

    e scrivi ogni post come fosse l’ultimo, quello di chiusura del blog…

  • sick boy

    Comunque Santa su con la vita. Inoltre io non sono del tutto d’accordo, anzi, non lo sono profondamente, con il tuo post. E’ l’ultimo giorno della mia vita e io la uso così? Per peccatucci e mollezze? Se so che domani morirò, paura o non paura, ho la fortuna di essere più libero, trovando il coraggio, di agire (qualcosa mi verrà in mente…). Per salvare ciò che amo, invece che godermelo ancora.

  • Ciao Sick Boy :-)

    Tu che faresti, cosa ti viene in mente così, a freddo? :-)

    Comunque, il protagonista del racconto è una figura a metà.
    Dice che vuole comportarsi come se quel giorno fosse l’ultimo della sua vita, ma si capisce bene alla fine che ha sempre saputo che non sarebbe stato così.
    Nessun suo gesto è definitivo, fa cose leggermente fuori dalla norma, ma nulla di veramente eclatante.

    Questo era un racconto molto ironico, ma non credo che questo sia stato colto.

    A presto

    • Sick boy

      Beh però sapere in anticipo che la vita la perderemo domani può dare un bel coraggio. Nello specifico dovrei pensarci su, ma un qualche tentativo eclatante forse lo farei. 
      Che il racconto fosse ironico io l’ho colto, ma lo trovo più amaro che ironico perché parla di una donna in fondo.
      This world’s an ugly place, but you are so beautiful to me
      :)

  • orange

    C’era un tizio che desiderava tanto diventare un grande scrittore .
    Diceva:”VOGLIO scrivere roba letta dal mondo intero,roba che faccia reagire la gente a livello emotivo,roba che la faccia urlare,piangere,tremare di rabbia e di dolore”.
    Pare abbia raggiunto il suo scopo.
    Attualmente lavora per Microsoft,ed è il redattore dei messaggi di errore..eh eh eh..

  • Mi consumo piano piano
    piano piano io divento
    cosa mangio, cosa invento
    cosa prendo come arcano.
    Mi consumo, ma so al volo
    cosa chiedo a chi sa tutto
    chiedo amore, chiedo frutto
    io che seme sono solo.

  • Anonimo

    la guinness è ottima a Dublino  (anche in england non male), in italia é un’altra cosa, troppo amara e pastosa per me (meglio quella in latta)…di solito vado a  kilkenny strong

     m

  • miriam

    Mah, non so… a me pare di aver intravisto una raffigurazione dell’anelito alla trascendenza che agita alcuni di noi, trattenuto sul terra-terra dalla zavorra della nostra umanità e da una mentalità legata solo al contingente. Insomma, quante volte desideriamo e ci sembra di poter volare, e poi ritorniamo soltanto al qui-e-ora (stomaco compreso…) perché sparisce quella luce e ritorna “il velo che copre il volto dell’umanità”.
    A prescindere, il racconto è molto godibile. Spero davvero che nel caso tu decida di non fare più articoli, rimanga però a deliziarci con la prosa.
    Un abbraccio.
    Miriam
     

  • daouda

    No Santa l’ironia era chiara, pensavo solo molto più grave la faccenda :-D

  • Ciao Miriam
    infatti, come dicevo anche prima, la chiave del racconto è la chiusura.
    il protagonista sa che la sua è una sorta di recita, e si capisce dal modo disincantato in cui vive il tutto.
    grazie per la tua gentilezza :-)
    un abbraccio a te.

  • francesco da pisa

    E’ curioso che quando si decide di abbassare questa saracinesca, si pensa per prima cosa alla saracinesca e non a quello che scompare dietro di essa.
     
     

  • orange

    c’è grossa crisi..eh eh eh..

  • orange

    a me l’opera di munch mi ispira qualcuno che ha perso la canna da pesca,..eh eh..

  • Antonio Pani

    Ciao Carlo,  complimenti.
    Uno scritto che invita a riflettere, con un piglio ironico “centrato” ed efficace.
    Personalmente lo stile usato mi ricorda un caro amico “incrociato” in rete, Duccio M., che a mio modesto parere sovente “dipingeva in versi”.
    Se non “rubo troppo spazio”, posterei questo suo lavoro che, tra l’altro, mi sembra abbia delle interessanti assonanze con il tuo.
    A presto, ciao.

    Un altro secondo è passato.
    Ci godiamo il sole,
    finchè ce n’è,
    e restiamo in ascolto,
    attenti,
    nella vana speranza che l’orologio si prenda una pausa
    già sapendo che non sarà così
    Un altro secondo passa,
    veloce come un’occhiata distratta,
    e noi, con le facce immobili,
    ci accorgiamo che il tempo a nostra disposizione
    sta diminuendo
    ritmicamente
    senza perdere per strada neppure una goccia di sudore
    senza alzare neppure un granello di polvere
    E ricordi
    ed esperienze
    si aggrovigliano in testa
    formando matasse
    impossibili da districare
    e mentre le passiamo in rassegna
    un altro secondo corre
    fulmineo
    sul palcoscenico
    danzando un perfetto tiptap
    E vorremmo sentire
    unghie lunghe e sottili
    che graffiano lo stomaco
    per sapere cosa si prova
    dall’interno
    E le nostre teste
    sono scatole di latta
    piene di ingranaggi arrugginiti
    Restiamo qua,
    in una muta agonia,
    a compiere il nostro dovere
    di brave marionette,
    mentre la strada si accartoccia
    sotto passi sempre più stanchi.
    Siamo come panni appesi alle finestre.
    Ci godiamo il sole,
    finchè ce n’è,
    ma il tramonto è là,
    dietro l’angolo.

  • Anonimo

    Marrakech Express





  • Hiei

    Oh, dato ogni tanto guardo RaiNews24 via sat per farmi due risate (avrei voluto vedere un po’ di facce quando il principino azzurro Renzi ha resuscitato Silviuccio con un bacio liberandolo dall’incantesimo del magistrato cattivo… :’D ) m’è capitato di vedere le pubblicità sul canone di quest’anno.
    Quelle coi familiari comatosi zombieficati davanti alla tv che quando il maledetto evasore fiscale (causa di tutti i mali del mondo) straccia il bollettino facendo spegnere l’apparecchio, tossici privati della loro droga diventano psicopatici violenti con gli occhi sbarrati e l’ulro isterico da invasione degli ultracorpi (se ricordo il film giusto).
    Affascinante. :’D
     
    …sicuro sicuro – a parte il famoso post sul tempio, che se non ti sbrighi diventa post-umo :’D – di non avere più niente da dire?

    • Non l’ho ancora vista ma me l’avevano raccontata, quella pubblicità.
      Vorrei tanto sapere chi le pensa, e sopratutto che tipo di reazione pensano di suscitare ai telespettatori.
      perchè o sono enormi prese per i fondelli, oppure la cosa non si spiega.
      Spendere soldi per chiedere soldi che comunque la gente è già obbligata a pagare, per una delle tasse più odiose in Italia, volendo anche fare i “simpatici” è un capolavoro di faccia di bronzo.

      se poi descrivi anche il telespettaotre come uno zombie teledipendente, della serie “paga per avere la tua droga, stupido pagliaccio”, allora la cosa si fa ancora più fine.

  • Saba

    Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo.

  • entronauta

    Il gatto e la luna 
    di William Butler Yeats

    Il gatto andava qui e là
    E la luna girava come trottola,
    E il parente più stretto della luna,
    Il gatto strisciante, guardò in su.
     Il nero Minrialoushe fissava la luna,
    Perché, per quanto vagasse e gemesse,
    La luce fredda e limpida nel cielo
    Turbava il suo sangue animale.
    Minnaloushe corre fra l’erba
    Alzando le sue zampe delicate.
    Vuoi ballare, Minnaloushe, vuoi ballare?
    Quando s’incontrano due parenti stretti
    Che c’è di meglio che mettersi a ballare?
    Forse la luna imparerà,
    Stanca delle mode di corte, 
    Un nuovo passo di danza.
    Minnaloushe striscia fra l’erba
    Di luogo in luogo illuminato dalla luna,
    La sacra luna sul suo capo
    È entrata in una nuova fase.
    Lo sa Minnaloushe che le sue pupille
    Passeranno di mutamento in mutamento,
    Che vanno dalla tonda alla lunata,
    Dalla lunata alla tonda?
    Minnaloushe striscia, fra l’erba
    Solo, importante e saggio,
    E leva alla luna mutevole
    I suoi occhi mutevoli.

    ciao Carlo…. “forse” questa poesia non centra nulla con il tuo racconto…. ma mi sento di dedicarla al tuo racconto come se fosse il mio ultimo giorno
    un abbraccio Gigi….
    ps  era il lago Sebino …..?
     

  • Ciao Gigi

    è davvero bella

    Forse la luna imparerà,
    Stanca delle mode di corte, 
    Un nuovo passo di danza.

    e sì, il lago che avevo in mente era proprio quello :-)

    un abbraccio a te, a presto

  • tristantzara

    ..si è più leggeri….mi sto facendo una cultura sulle birre inglesi, le ho trovate di importazione finalmente, tutte ale le inglesi no export poche lager. ciao

  • non mi hai detto se ti piace l’immagine del pensatore di Munch! :-)
    e poi volevo aggiungere che io non ho colto l’ironia, forse ognuno di noi coglie quello che vi riflette di suo, proprio come specchiandosi in un lago.
    ciao Santa, a presto
     

  • un certo signor Narciso si, ma in quel caso le acque erano trasparenti.
    ;-)

  • L’opera di Munch è molto bella, e coglie bene il sentimento di malinconia; anche la scelta dei colori è particolare, perchè sono in parte in contrasto con l’espressione del soggetto.
    Ci si sarebbe potuto aspettare colori più cupi, più “tragici”.

  • Anonimo







    (Spotify  –  cage the elephanth)

  • Anonimo










    buon w.e. a tutti!.m
     
     

  • I Pink Floyd ci stanno bene,  ci volevano :-)

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