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-o- Too late to die young -o-
16 febbraio 2010

Cristina Aguilera e il pentacolo


Cristina Aguilera, una delle cantanti di maggior successo negli anni duemila, iniziò la sua carriera come bimba prodigio nell’emittente statunitense Disney Channel, dove per alcuni anni intrattenne le bambine e i bambini suoi coetanei con uno spettacolo fatto di canzoncine e balletti.
Celebre fin dalla giovanissima età, la sua carriera ha avuto diversi punti di contatto con quella di un’altra bimba prodigio della Disney di fine anni 90, l’idolo delle teen agers Britney Sprears.
Entrambe le cantanti dopo un’infanzia trascorsa negli show della Disney hanno infatti esordito nel mondo dell’industria discografica con brani leggeri e commerciali, presentando una immagine da adolescenti spensierate, senza però far mancare ammiccamenti ed allusioni sessuali che stridevano con la loro presenza simil-innocente (un percorso a cui pare avviata anche l’ultimissima star Disney, la diciassettenne Miley Cyrus).

In seguito, sia Britney che Cristina hanno impresso una svolta alla loro immagine, optando per una sensualità ostentata, e completando così la loro trasformazione da idoli delle bambine a sexy dive affermate.
Ma mentre Britney Spears ha incontrato notevoli difficoltà nel corso degli anni, con tanto di esaurimenti nervosi e depressioni di una certa rilevanza, la Aguilera ha saputo proseguire la sua carriera in modo lucido, pianificando ogni mossa senza mai perdere il controllo della situazione, passando da un successo all’altro.
Dimostrando, in questo modo, di possedere piena cognizione di causa del funzionamento del mondo del music business, una sicurezza che la giovane cantante mostra nel modo in cui presenta al pubblico.
Una sicurezza ed una consapevolezza alimentate forse da una ispirazione poco rassicurante.

Nell’immagine sopra riprodotta, tratta da un recente servizio fotografico, la Aguilera si presenta adagiata in una vecchia poltrona che domina uno spazio alquanto particolare.
L’intera ambientazione evoca infatti un’atmosfera decisamente sinistra, e diversi elementi inseriti nel contesto concorrono nel dare all’insieme un aspetto ancora più inquietante.
Una candela nera, ancora accesa, la cui cera colata ha raggiunto il pavimento, testimonia di una sorta di “rituale” che ha avuto luogo in precedenza; il gatto nero, seduto vicino alla Aguilera, in un contesto simile non può che evocare la figura di Satana, nella forma in cui veniva raffigurato dall’iconografia medioevale nelle ricostruzioni dei sabba delle streghe.
Più in basso, una serie di barattoli presentano inoltre un contenuto per nulla rassicurante.
Particolare ancora più inquietante, sul pavimento giacciono due bambole sporche e malridotte, una addirittura mutilata: sulla prima cammina un enorme ragno nero, altro simbolo demoniaco, mentre sulla seconda, che ha gli occhi chiusi, Cristina Aguilera appoggia un piede, in un gesto che indica sopraffazione e dominio.

La figura della bambola simboleggia l’anima, nello stesso modo in cui nell’ambito del condizionamento mentale le figure antropomorfe rappresentano le diverse personalità possedute da un individuo controllato.
L’idea che emerge dall’immagine è quella di una Cristina Aguilera consapevole di aver “sacrificato” una parte del suo essere, forse proprio quella infantile – spensierata degli esordi, in cambio dei favori di cui ora gode nel suo status di cantante di successo.
La sua posizione nella sedia – trono rafforza questa immagine, così come il colore dei vestiti che indossa, il rosso e il nero, corrispondenti ai due primi processi della trasformazione alchemica, la nigredo e la rubedo, ovvero gli stadi in cui la materia viene putrefatta e poi ricomposta alla ricerca delle sue qualità intrinseche, in vista di una nuova riorganizzazione.
A togliere ogni dubbio sul senso dell’ambientazione, in un secondo scatto compare di sfuggita un pentacolo rovesciato inscritto in un cerchio disegnato sul pavimento.

Si tratta con tutta evidenza di un altro elemento appartenente all’immaginario collettivo dei riti satanici, ad ulteriore conferma del carattere oscuro dell’intera ambientazione.
Ancora una volta, quindi, è possibile osservare come tematiche occulte vadano a braccetto con l’immagine degli esponenti più popolari dell’industria discografica moderna, cantanti affermati presi a modello dalle giovani generazioni, veicoli forse consapevoli, o forse no, di messaggi nefasti.

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