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-o- Too late to die young -o-
21 settembre 2009

Crolli e mammuth

Fin dai primi anni scolastici siamo abituati a suddividere le epoche storiche entro rigidi compartimenti stagni, con imperi che si susseguono e date da memorizzare che segnano le svolte.
Dal blog
Ottagono Irregolare, che da poco si è affacciato nel variegato mondo della rete, un interessante punto di vista sul concetto di "crollo", ed un invito a non perdere mai di vista la reale complessità delle vicende storiche, passate e presenti.

di Tommy Angelo

Scrivo questo post in fretta perché tra poco crolla il mondo come lo conosciamo e da domani sarò costretto a cacciare antilopi per sfamare la mia tribù.
… … …

Se avessi pubblicato un incipit del genere qualche anno fa, sicuramente sarebbe stato interpretato come un divertissement o, dai più seriosi, come la prima riga dell’ennesimo romanzo distopico. Oggi il rischio è che in troppi mi prendano sul serio.
Il più diffuso argomento di discussione da bar di questi mesi – la crisi economica – sta convertendo al millenarismo un numero elevatissimo di persone (a proposito, si sono già stancati tutti dell’Iran? Gli ultimi rumour lo davano in procinto di annientare l’imperialismo yankee). Non saprei spiegarmi del tutto questo atteggiamento, ma una qualche ragione credo di averla individuata.

Do per inteso che non sto scrivendo di chi si interessa della crisi economica e dei suoi riflessi sociali e politici, ma di chi propone profondissime analisi del tipo “l’impero americano sta crollando, esattamente come è crollato l’impero romano” oppure “siamo al capolinea, fra qualche settimana torneremo a vivere nelle caverne e a cacciare mammuth. Ma i mammuth si sono estinti. Ommioddio senza cibo moriremo tutti!”

Perché così tante persone credono che a breve tutto finirà? Da dove traggono l’idea? In parte credo l’abbiano imparato a scuola; più precisamente, durante le ore di storia. Facciamo uno sforzo di memoria.
C’era l’uomo primitivo, poi ha scoperto l’agricoltura e ha fondato l’impero assiro-babilonese. Poi l’impero assiro-babilonese è crollato, avanti veloce, impero egizio. Avanti veloce, in Grecia nascono le polis. Arriva l’impero persiano (ma quando l’hanno fondato quello, che non c’è scritto nel libro?) ma Atene lo sconfigge e crea il suo piccolo impero anche lei. Avanti ancora, l’impero ateniese crolla. Arriva Alessandro Magno, che crea l’impero di Alessandro Magno, che poi crolla. Avanti veloce, arrivano i romani, che fanno l’impero. Che poi crolla.

Questo è quello che – fino a poco tempo fa – si imparava di storia tra gli 8 e i 9 anni. Capite che se ad un bambino di 8 anni insegnate una cosa del genere (che è anche parecchio truculenta, se ci pensate) non ci sarà verso di togliergliela dalla testa. Si chiama imprinting, ed è irreversibile.
E’ naturale che anni più tardi, quando sentirà nominare l’impero britannico – crollato! – o l’impero americano – crollato! – non potrà che operare secondo l’ovvio sillogismo: tutti gli imperi sono crollati, l’impero americano è un impero, l’America (e noi con lei, che siamo il suo impero) crollerà. E non abbiamo nemmeno un mammuth da cacciare.

C’è un unico problema però. Che nessun impero, nessuna organizzazione sociale è mai “crollata”.
La parola “crollo” implica una caduta repentina, una distruzione totale, un avvenimento talmente veloce da essere appena appena percepibile con i sensi. Ma niente di tutto questo è veramente avvenuto.

[…] il nostro concetto di “crollo”, di “fine” è una semplificazione che ci serve a schematizzare il mondo per renderlo facilmente comprensibile; è una scorciatoia linguistica che ci aiuta nell’economizzare la fatica di comunicare; ma non esiste una realtà intesa come “crollo”.
Se potessimo viaggiare nel tempo e andare a parlare con un abitante della Grecia del 153 d.C. e gli spiegassimo che il sistema delle polis è crollato 490 anni prima, probabilmente vi guarderebbe con aria smarrita e cercherebbe di capire di cosa diavolo state parlando (sempre che – vedendovi sbucare da una lacerazione del continuum spazio-temporale – non si prostri a terra adorandovi come un dio e dica “sì” a qualunque cosa diciate).
Così come, se un viaggiatore del tempo arrivasse dal futuro e ci spiegasse che nei suoi libri di storia gli stati Europei sono “crollati” dopo la seconda guerra mondiale, “dissolvendosi” nelle due nuove strutture politiche, l’impero Usa e il blocco sovietico, noi non capiremmo cosa intenda (e andremmo in cerca di un IBM 5100 nel tentativo di farlo star buono).
Eppure non avrebbe tutti i torti: in un’Europa in cui gli Stati erano da secoli in lotta, le due potenze emergenti hanno imposto la propria forma di governo, hanno stabilito dei presidi militari e hanno cercato di creare uno spazio di uniformità economica all’interno dei loro domini. Che è esattamente quello che hanno fatto i romani quando sono arrivati in Grecia.

Il medesimo ragionamento vale per la caduta dell’impero romano. Non c’è mai stato nessuno “crollo”, ma una progressivo cambiamento di assetto politico che ha richiesto parecchi decenni per completarsi e che noi definiamo “crollo”. Senza mai dimenticare che l’impero romano d’Oriente, nella persona di Costantinopoli, è stato definitivamente preso nel 1453, circa mille anni dopo la data che di solito si indica come “caduta” dell’impero romano. Per dire, in occidente ci siamo fatti tutto il medioevo, le crociate, i comuni, i sacriromanimperi e l’umanesimo, nel frattempo.

Questo per dire che è improbabile che dall’oggi al domani la realtà come la conosciamo finisca e ci si ritrovi tutti in un mondo tipo Mad Max. Ci saranno cambiamenti, ci sono sempre. Ma non li percepiremo, perché esisteranno solo nella mente dei redattori di testi scolastici del 2500 d.C.

La crisi continuerà ad essere un grosso problema, e francamente perdere il lavoro per me sarebbe molto peggio che il crollo dell’impero romano. Ma il mondo continuerà, continuerà la società e non vedremo quattro scalmanati percorrere il cielo in groppa a cavalli radioattivi.

Anche se so che qualcuno lo spera. Putroppo però il mondo non brucerà solo perché noi non siamo riusciti a renderlo quello che volevamo fosse.

articolo completo

21 comments to Crolli e mammuth

  • Santaruina

    Ho trovato questo articolo davvero acuto, oltre che assai divertente, nell’accezione migliore del termine.

    Io stesso ho diverse volte trattato delle analogie tra i vari “crolli” dei passati imperi e la crisi del nostro attuale sistema.

    Nel recente post ad esempio “la crisi e i turchi sotto le mura” facevo un parallelo tra la nostra attuale situazione e quella degli abitanti di Costantinopoli nei decenni precedenti la caduta della città.

    Ed in quel caso, per gli abitanti della città, il crollo significò davvero un mutamento repentino delle proprie vite, e la data del 29 Maggio del 1453 segnò davvero uno spartiacque, netto, tra un prima ed un dopo.

    Occorre però anche considerare che nel resto dell’ex impero tale passaggio avvenne in maniera assai più fluida, e per molti sudditi il “crollo” significò semplicemente che era cambiato il padrone a cui bisognava pagare le tasse.

    Lo stesso crollo dell’impero romano di cui parla Tommy fu un evento insignificante per la maggioranza degli abitanti della nostra penisola, persone che stavano mutando il loro modo di vivere già da secoli.

    Occorre però ricordare che eventi in grado di sconvolgere in maniera totale il sistema sociale comunque si verificano, anche se spesso la storiografia non concede loro lo status di “passaggio di era”.

    In Italia, ad esempio, più che la fine dell’Impero Romano, furono le guerre gotiche del VI secolo a distruggere definitivamente il mondo antico e ad aprire le porte ad una forma di organizzazione sociale totalmente nuova.

    Dopo quasi 20 anni di combattimenti tra bizantini e ostrogoti, infatti, la penisola si ritrovò totalmente devastata, e i superstiti abbandonarono i centri abitati rifugiandosi attorno alle corti rurali dei signori che potevano offrire loro protezione, ponendo così le basi per quella organizzazione sociale a cui si da il nome di “feudalesimo”.

    Vi sono, in altre parole, nel corso della storia degli eventi che davvero possono sconvolgere e rivoluzionare le vite della quasi totalità delle popolazioni, anche se non sono quelli catalogati dalla storiografia, che invece si concentra principalmente sugli avvenimenti “simbolici” macrostorici.

  • anonimo

    O questo discorso è giusto ed il tempo ne darà ancora ragione, oppure è sbagliato e gli uomini vedranno qualcosa che non hanno finora mai visto.

  • anonimo

    Questo discorso è corretto e molto sensato, ma va detto che ci siamo già messi un bel po’ avanti col lavoro: ciò che vediamo oggi è il primo segnale sufficientemente forte da essere finalmente visibile ai più di strade imboccate trent’anni fa. Cogliere un cambiamento già consolidato, pur schematizzandolo, è cosa da tutti (o da redattori di testi scolastici). Più difficile coglierlo quando vi si è immersi, come la solita rana in procinto di bollire che ormai persino i giornalisti italiani sanno (ab)usare come metafora.

    Eleonora

  • messier

    Limpido pezzo. Ci aspettano comunque mesi ed anni di sbandamento lento. Mi ha fatto piacere stamattina incrociare un passante che spiegava a un altro passante che a suo figlio il vaccino non glielo farà fare, perchè “pare contenga qualcosa”.

    Sugli storici, che ho conosciuto nei loro antri, posso dire che quando vogliono sanno perdersi anche dietro al nulla. E il nulla significa mancanza di documenti. Alcuni si specializzano nel rigirare un unico documento tra le mani per decenni. L’epoca di cui parli tu, Carlo, è stata resa nota per la mancanza di documenti. A questo si appella la corrente principale della storiografia. Mentre, ma guarda caso…, certi eventi simbolici (hai detto bene), tipo la presa della Bastiglia o il Crollo (questo lo fu, alla vista) delle TT, eventi che poi imperniano una svolta macroscopica ‘evidente’ e piuttosto repentina, beh quelli sono alluvionati da una massa di documenti ben al di sopra delle possibilità umane di discernimento e analisi.

  • anonimo

    Non bisogna però esagerare.

    Altrimenti può capitare che un giorno vengano giù tre torri alte 500 metri in soli 10 secondi e il Nist potrebbe approfittarne e dire che la parola “crollo” sia un meccanismo di percezione della mente.

    Pyter

  • Santaruina

    Eleonora

    Cogliere un cambiamento già consolidato, pur schematizzandolo, è cosa da tutti (o da redattori di testi scolastici). Più difficile coglierlo quando vi si è immersi, come la solita rana in procinto di bollire che ormai persino i giornalisti italiani sanno (ab)usare come metafora.

    Esatto

    nei corsi storici si possono delineare delle tendenze, e si possono intuire le conseguenze che avranno.

    Ad esempio è chiaro che un sistema economico basato sul debito, debito che incrementa in modo esponenziale anno dopo anno, non sia praticabile in eterno.

    Più difficile invece stabilire quando (e come) un certo tipo di passaggio avrà luogo.

    Potrebbe anche essere questione di generazioni, oppure il passaggio potrebbe avvenire in modo tanto graduale che i nostri nipoti si ritrovino a vivere in un mondo totalmente diverso dal nostro senza che nessuno si sia accorto del minimo cambiamento.

    _______________

    Messier

    c’è anche da dire che gli eventi “simbolici” facilitano di molto il lavoro dello storico :-)

    __________________

    Pyter, ottima osservazione.

    Non abbassiamo mai la guardia :-)

  • anonimo

    Bell’articolo, però faccio presente che l’impero sovietico è crollato in pochissimi mesi. Non ci ha messo secoli. Certo, i problemi c’erano in nuce da decenni, ma il crollo “è” stato repentino.

    Ogni crollo va a sè. Quello dell’impero americano sarà lento (decenni) o repentino (pochi anni)? Ah saperlo …

    Io scommetto sulla seconda, ma solo per istinto.

    Padella

  • anonimo

    i processi sono lunghi…

    la domanda è: siamo al culmine di un processo?

  • elio_c

    Mhm, io la penso diversamente.

    > La parola “crollo” implica una caduta repentina, una distruzione totale, un avvenimento talmente veloce da essere appena appena percepibile con i sensi. Ma niente di tutto questo è veramente avvenuto.

    Ecco, a me sembra che l’intero articolo si riduca al rifiuto di una metafora. Il termine “crollo”, quando è riferito ad un impero, andrà ovviamente inteso “cum grano salis”: è ovvio che un impero non viene giù come un muro, come è altrettanto ovvio che un dato di sintesi non potrà dare piena soddisfazione al dettaglio che sostituisce, e dunque si daranno sempre numerose evidenze contrarie.

    Gli stupori espressi dall’articolo mi sembrano quindi abbastanza superflui e forse in malafede, presumendo una sensibile stupidità da parte del lettore.

    Un saluto

  • tristantzara

    Perchè si continua a pensare che il cosi chiamato crollo sia iniziato nel settembre scorso oppure qualche mese prima. Ma come afferma comm.#9 il declino si è avvertito già 30-40 anni fa a ben analizzare lo schema politico occidentale.

    Uccidere un presid.Usa all’interno della propria giurisdizione nel 1963 non è un “crollo” di civiltà ? non è un segno premonitore secondo tutti i punti di vista ?

  • anonimo

    c’è una cosa che comunque questo articolo acuto ed interessante non coglie dei nostri tempi: la velocità, la riduzione delle distanza ha reso ogni cambiamento molto più ribaltante e rivoluzionario di quelli che si avevano nel passato.

    Nel medioevo o ai tempi dell’impero romano non esistevano telegrafi, tv, internet. Oggi un crollo di una borsa in Giappone può causare panico e crisi dall’altra parte del mondo! Il XX secolo denominato non a caso secolo veloce ha avuto dei cambiamenti che nel passato avrebbero richiesto secoli per non dire millenni:

    fine del colonialismo, uso dell’energia atomica, fisica quantistica, teoria del relativismo, nascita e crollo di un impero che per la prima volta nella storia si denomina di stampo popolare e proletario (urss). Nascita delle dittature (che sono una forma moderna ed originale e molto più oppressiva dei vecchi stati assolutistici), cioè l’esperienza del nazismo e fascismo non ha eguali. Nel 900 si è reso possibile il cosiddetto stato orwelliano. Nascita di internet, probabilmente la tecnologia più rivoluzionaria che è stata creata nel XX secolo capace di influenzare anche i costumi ed il modo di pensare. L’uomo costruisce astronavi e orbita intorno al pianeta terra. La capacità distruttiva dell’uomo aumenta con la costruzione di armi terribili (batteriologiche e le varie evoluzioni dell’atomica). il 68 ha completamente ribaltato alcune concezioni secolari e millenarie riguardo la famiglia ed il ruolo uomo-donna ecc. ecc. tutto questo in un solo secolo, altro che tutto è come nel passato, poi c’è la storia occulta e l’nwo che sta arrivando ai passi finali che lautore dell’articolo non tiene conto, fenomeni come le scie chimiche haarp ecc. fanno pensare che siamo davanti ad una resa dei conti finale, non più semplice caduta di un impero

  • messier

    trovo molto interessanti la domanda posta al commento #8 e quella suggerita da tristantzara al comm. #10…

  • Santaruina

    c’è una cosa che comunque questo articolo acuto ed interessante non coglie dei nostri tempi: la velocità, la riduzione delle distanza ha reso ogni cambiamento molto più ribaltante e rivoluzionario di quelli che si avevano nel passato.

    Mi pare un giusto appunto, come faceva notare anche Padella.

    Il fattore “velocità” dei nostri tempi è davvero un fattore nuovo, con il quale mai prima nella storia si erano fatti i conti.

    Anche l’esempio del crollo in borsa e di come esso possa rappresentare un evento in grado di seminare il panico istantaneamente in ogni parte del globo è centrato.

    Non solo, pensiamo a cosa succederebbe, in uno scenario fantasioso, se una grande banca internazionale dichiarasse insolvenza oppure bloccasse i conti impedendo ai correntisti di ritirare il proprio denaro.

    La notizia rimbalzerebbe all’istante, e immediatamente altri clienti di altre banche tenterebbero di ritirare i propri risparmi, determinando così nel giro di mezz’ora il crollo (e qui il termine ci sta tutto) del sistema economico bancario, che come sappiamo è da tempo insolvente.

    Forse uno scenario non probabilissimo, nel breve periodo, ma nemmeno impossibile.

    la domanda è: siamo al culmine di un processo?

    Secondo il mio parere lo siamo da vari decenni, come una pallina che rotola da una montagna.

    Ora siamo vicini al termine della corsa, ma quando questo avverrà nessuno lo può sapere, perchè le variabili in campo sono infinite.

    Nel caso dell’andamento delle economie dei vari stati, occorre anche tenere conto che i governi nella disperazione tentano le mosse più disperate, che peggiorano la situazione ma a breve termine allontanano il crack.

    Fin quando potranno farlo, non si sa.

    A presto

  • Santaruina

    Ecco, a me sembra che l’intero articolo si riduca al rifiuto di una metafora.

    Ciao Elio

    più che questo penso che Tommy si rivolga ad un certo tipo di “preoccupazioni”, espresse da coloro che hanno ipotizzato risvegli bruschi da un giorno all’altro, con la vita di ognuno che cambia radicalmente.

    Anche io, ad esempio, ho talvolta accennato a questa eventualità.

    Gli stupori espressi dall’articolo mi sembrano quindi abbastanza superflui e forse in malafede, presumendo una sensibile stupidità da parte del lettore.

    Non direi, secondo me non hai colto il sottile senso dell’umorismo dell’autore.

    A presto

    ___________________

    Uccidere un presid.Usa all’interno della propria giurisdizione nel 1963 non è un “crollo” di civiltà ? non è un segno premonitore secondo tutti i punti di vista ?

    Sicuramente per gli storici del futuro quell’evento rappresenterà uno dei momenti cruciali che avranno condotto alla fine degli Stati Uniti d’America.

    A presto

  • anonimo

    Il post n 15 è mio. Non so se sono andato fuori tema.

    Pyter

  • Santaruina

    Non so se fosse ot o meno, ma se non altro ora so che esiste un gruppo di nome Catholic boys in heavy leather.

    Il che, detto tra noi, parrebbe essere uno dei segnali della prossima fine del mondo.

    (Così come l’esistenza del cantante dei Tokio Hotel, ovviamente.)

  • fabianox

    Proprio adesso mi era capitato sotto mano questo articolo

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/09/Strauss_Kahn-Fmi-crisi-economia.shtml?uuid=121637ba-a84e-11de-bb97-68f215fbb471&DocRulesView=Libero

    Crisi economiche, pandemie e guerre. Ci sono (o cercano di produrre) proprio tutte le condizioni che solitamente portano a grandi sconvolgimenti.

  • Santaruina

    Ciao Fabiano

    mi pare che all’ FMI abbiano le idee non proprio chiare:

    l’Fmi «prevede ora una ripresa globale nella prima parte del 2010». Tuttavia, «la stabilità economica e la pace sono da sempre strettamente collegate« e, soprattutto nei Paesi più poveri, la crisi potrebbe portare a «disordini sociali, instabilità politica o al collasso della democrazia» e, infine, «alla guerra».

    Insomma, la situazione potrebbe migliorare, ma potrebbero anche scatenarsi collassi delle democrazie e guerre.

    Chiaro.

    Mah.

  • anonimo

    Son sempre Fabiano.

    Un’altra cosa che mi lascia basito, su queste questioni “mondiali”, è l’intepretazione che la stampa dà degli eventi.

    Ansa:

    “L’inquilino della Casa Bianca ha segnalato una brusca rottura con la politica dell’era Bush a partire dal rapporto con l’Onu. Per Obama le Nazioni Unite possono avere un ruolo chiave nella ricerca di una soluzione ai grandi problemi globali – dal clima alla alla proliferazione nucleare – che minacciano il pianeta.”

    Ma solo a me sembra il solito “soluzioni globali a problemi globali” che viene ormai ripetuto incessantemente da tutti i democratici leader?

  • Santaruina

    é il mantra del nuovo millennio, e lo ripeteranno finchè non verrà assimilato per bene.

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