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¿te quedarás, mi pesadilla
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-o- Too late to die young -o-
29 novembre 2008

Famiglie di ieri

Nella mia infanzia in Grecia ho avuto la fortuna di aver visto da vicino come si svolgeva la vita in una famiglia patriarcale, una di quelle famiglie che rispecchiava la regola nelle società mediterranee dei secoli scorsi.
Si era verso la metà degli anni 80, e di lì a poco questo tipo di vivere avrebbe rappresentato definitivamente un ricordo del passato nel nostro occidente contemporaneo.
Zio Dinos, fratello maggiore di mia nonna Dionisia, aveva ricevuto da suo padre una quantità di terra sufficiente per mantere la propria famiglia, ed insieme ai figli ed alle nuore si occupava dei campi e di un distributore di benzina che aveva aperto nelle adiacenze della propria abitazione.
Una abitazione non principesca ma più che dignitosa, disposta su due piani e grande quanto bastava per ospitare zio Dino con la moglie Rina, zio Giorgio, fratello di Dino, zia Giorgia, tre figli, una nuora e due nipoti.
Dieci persone che vivevano sotto lo stesso tetto e portavano avanti le attività in comune.
Si era sempre vissuto in questo modo; i figli maschi rimanevano in casa anche dopo sposati, portando le mogli sotto lo stesso tetto dei genitori e le abitazioni venivano ampliate per accogliere i nuovi membri.

Accadeva anche che famiglie molto numerose occupavano col tempo un intero quartiere, una via, che prendeva poi il nome della famiglia stessa.
Tale stile di vita appartiene al passato, e difficilmente oggi ci sapremmo adeguare ad una tale limitazione del nostro spazio e della nostra privacy.
L’indipendenza del singolo oggi è una prerogativa a cui non si può rinunciare, e tutte le convenzioni sociali spingono ogni individuo a cercare la propria autonomia nel più breve tempo possibile.
L’indipendenza è infatti un valore oggi imprescindibile, e rende i nuclei famigliari odierni, molti composti anche da una singola persona, assai distanti da quella interdipendenza che era la regola nella famiglia patriarcale.

Ed effettivamente non era per nulla facile convivere con così tante persone sotto il medesimo tetto, sopportare le particolarità e i difetti di ognuno di loro, senza avere mai spazio sufficiente per sé.
Eppure, una tale organizzazione presentava anche degli indubbi vantaggi, tanto più evidenti in un periodo di crisi generale come il nostro attuale.
Nessuno correva il rischio di rimanere solo ed abbandonato.
Anche in caso di malattia,o di vecchiaia, vi erano sempre numerose persone pronte a prendersi cura di chi ne avesse bisogno.
L’ anziano non veniva mandato in un casa di riposo, ma veniva accudito fino all’ultimo da figli figlie e nuore, senza mai essere abbandonato.
Così i bambini piccoli, che avevano intorno sempre qualcuno disponibile a prendersi cura di loro, tra nonne e zie, anche quando i genitori erano assenti per lavoro.
Chi si ammalava o si trovava nell’impossibilità di lavorare veniva a sua volta accudito all’interno della famiglia, senza diventare un peso per la società o ritrovarsi in mezzo ad una strada.
Ed anche se non si viveva nell’abbondanza, tra tante persone un modo per avere il necessario per sopravvivere lo si trovava sempre.
Si trattava insomma di nuclei autosufficienti, in cui la limitazione del proprio spazio era il prezzo da pagare per avere la certezza di non essere mai abbandonati in caso di mala sorte, e di trovare sempre aiuto per quanto i tempi fossero difficili.

Oggi abbiamo l’indipendenza, ma la contropartita è stata carissima.
Oggi sono molte le persone che si ritrovano completamente da sole dopo che la fortuna non ha seguito un corso felice, dopo una malattia, un infortunio, per non parlare dei nostri anziani, mandati negli ospizi in attesa che tolgano il disturbo.
Ormai è consuetudine che i figli, carta e penna in mano, calcolino se sia meno dispendioso mandare il nonno in ospizio o assumere una badante che lo tenga un po’ insieme.
Penso che vi sia qualcosa di evidentemente sbagliato in tutto questo, sintomo di un sistema sociale che ha preso una via sbagliata e pericolosa.

Un amico che aveva svolto qualche anno fa servizio civile in una casa di riposo, mi raccontava di come quella esperienza avesse cambiato radicalmente il suo modo di considerare la vita.
Mi raccontava di nonni e nonne che nessuno andava a visitare per mesi, per anni, nonostante avessero figli e nipoti che vivevano a pochi chilometri di distanza.
Non si tratta qui di fare del moralismo o di stigmatizzare il comportamento dei parenti, ma di riflettere sulla sorte che a noi uomini occidentali probabilmente toccherà, sul finire della nostra esistenza.
Che tipo di società abbiamo infatti messo in piedi, se dopo anni di fatiche siamo destinati a morire dimenticati in una stanza non familiare accuditi svogliatamente da estranei?

Non posso a volte non ripensare agli ultimi giorni di vita di mio nonno Carlo, questa volta qui in Italia.
Morto in casa, dopo una breve malattia, curato con amore da figli e nuore.
La sera prima di andarsene ci volle vedere tutti, figli e nipoti.
In una stanza di 20 metri quadrati, attorno al letto del nonno vi erano la moglie Giuseppina, i 7 figli, 5 nuore e 15 nipoti.
Nonno Carlo era stato un semplice contadino, e l’unico viaggio “di piacere” che avesse fatto in vita sua fu quando nel 1977 partì per la Grecia per conoscere da vicino quel suo nipotino nato così lontano da Bergamo, l’unico tra i 15 nipoti che avrebbe portato il suo nome.
Eppure, ripensando alla sera in cui eravamo tutti raccolti attorno a lui, non posso non ricordarlo come l’uomo più ricco del mondo.
Di una ricchezza che forse noi rischiamo di perdere, o che forse abbiamo già perso.

.

31 comments to Famiglie di ieri

  • Chapucer

    dopo questa lettura mi vien voglia di abbracciarti!

    io rimpiango spesso il passato proprio perchè ti educavano ai valori gia dalle più piccole cose, e l’unione familiare era molto forte…e si apprezzava ogni cosa.

    si va verso una società dove la solitudine è la sola compagna, e la tecnologia non potrà mai sostituire la vecchia bicicletta…

    a presto!

    C.

  • qualquna

    Bellissimo, commovente racconto,

    anche nella mia infanzia siamo stati piu’ uniti in famiglia e tanti tanti amici introno,

    oggi non è rimasto nulla di questo,

    ma entrato nel suo posto:

    “interessi”

    un abbraccio anche parte mia per questo bellissimo post

    e una bella fine settimana!

  • enzas

    Conosco ancora famiglie così unite, ed è bello vederli affiatati affrontare i pro e contro della vita…cellule sane sparse in quell’organismo malato che è la nostra società.

    Residui atavici della società feudale.

    In nome dell’autoconoscenza l’uomo di oggi sta sprofondando sempre più nel bieco egoismo; difficilmente riesce a svincolarsi da sè e ad aprirsi all’altro con dedizione, rivolto com’è sempre a sentir se stesso finsce per ritirarsi dalla vita e dal mondo attorno anzicchè ritrovare la vera spiritualità attraverso l’altro. E quelli da te descritti sono gli effetti.

    Ciao Carlo, a presto. :)

  • Infettato

    In effetti ragionando egoisticamente, l’indipendenza ha più difetti che pregi.

    Alcune scelte sono inevitabili (lavoro), altre sono volute come nel mio caso, il pro è che in questo modo la famiglia cresce senza interferenze, anche se inconsapevoli (ovviamente) in passato mi hanno creato grossi problemi, l’ho fatto per preservare l’equilibrio.

    Certo, la controprova non c’è…

    Il contro lo hai raccontato tu, anche se forse un pochino troppo eccessivo su alcuni aspetti.

    —–

    “Eppure, ripensando alla sera in cui eravamo tutti raccolti attorno a lui, non posso non ricordarlo come l’uomo più ricco del mondo.

    Di una ricchezza che forse noi rischiamo di perdere, o che forse abbiamo già perso.”

    —-

    I nostri contesti attuali sono diversi, se sei ricco, lo sarai sempre.

  • ikalaseppia

    In effetti in un mondo tradizionale (almeno tra i sedentari) l’indipendenza era propria degli asceti. Poi, a ben guardare, restiamo sempre dipendenti dalla tecnica e dall’economia che sembra interessata ad organizzare l’isolamento. In un mondo in cui la società, dopo le comunità si disgrega si fa ancora più urgente quindi un piena maturità spirituale. L’indipendenza resta quindi un’ambizione, ma non va fraintesa. Occorre saper riconoscere nella propria strada la gerarchia che si vela sotto lo specchio infranto e deformante della “realtà”, quella vera, quelle apparenti e, naturalmente anche la contro gerarchia di cui spuntano sempre più spesso le corna. Ma senza dimenticare che potrebbe venire il momento di “uccidere il Buddha quando lo incontri”. Ciao

  • anonimo

    Meraviglioso, meraviglioso.

    E’ uno dei ricordi che porto anch’io nella mia memoria, sino a quando mio nonno fu tra noi… tanti, ma tanti anni fa.

    Rino, complimentandosi.

  • 6by9add6add9

    Fatma non lascia nessun commento in merito.., ma ha letto e riletto e riletto ancora cosi’ tanto per assaporarne un poco.

  • Santaruina

    Grazie a tutti per le vostre considerazioni.

    Ognuno di noi ha dei ricordi preziosi, e costituiscono una buona parte della ricchezza che portiamo con noi.

    Chapucer, la tecnologia è un surrogato, effettivamente.

    Può servire per colmare dei vuoti, o almeno dà l’illusione di poterlo fare..

    A presto :-)

    ________

    Qualquna, alla fine l’essere circondati da tante persone familiari dona anche molta forza.

    Possono apparire considerazioni banali, ma chi ha sperimentato queste vicinanze sa quanto ci rafforzino.

    Una buona domenica anche a te :-)

    _____________

    Enza, il problema sarebbe individuare dove termina il legittimo desiderio della realizzazione personale e dove inizi l’egoismo.

    E’ innegabile che la struttura della società moderna spinge inevitabilmente verso il secondo.

    Ognuno poi dovrebbe riuscire a mantenere l’equilibrio.

    Forse un tempo era più semplice. :-)

    Blessed be

  • Santaruina

    Ciao Infettato

    come si diceva, oggi sono le condizioni stesse dela società che ci portano a fare delle scelte.

    Adesso come adesso riprendere il modello patriarcale per come si era presentato in passato è impossibile, per ovvi motivi.

    (forse dei possibili sviluppi della crisi attuale potrebbero portarci però a riconsiderare quel modello, chissà. Lo diciamo a bassa voce)

    Ma mantenere ancora dei legami forti è possibile, così come rivalutare quello che hanno da offrire le persone che nella nostra società vengono parcheggiate in disparte, o considerate un peso.

    A presto.

    ___________

    Ciao Ika

    l’indipendenza completa penso sia difficilmente raggiungibile, oppure, come dici, resti prerogativa degli asceti.

    Le persone comuni sono necessariamente dipendenti dai loro simili.

    Forse oggi sono cambiati solamente i soggetti verso cui si è dipendenti.

    Una volta la famiglia, a volte anche “opprimente”, forse, oggi il grande leviatano.

    ____________

    Rino, grazie per la tua gentilezza.

    Ricordi preziosi..

    Un caro saluto a te :-)

    ___________

    Fatma :-)

    Blessed be

  • anonimo

    “Che tipo di società abbiamo infatti messo in piedi, se dopo anni di fatiche siamo destinati a morire dimenticati in una stanza non familiare accuditi svogliatamente da estranei?”

    Io credo che non sia proprio configurabile come società. La società è un’altra cosa. Tu la chiami eufemisticamente indipendenza, io vorrei chiamarla più rudemente solipsismo, egoismo.

    Quello che per te è stato tuo nonno, per me è stato il mio bisnonno, che non ho mai conosciuto essendo morto nel 1967.

    Adoro quando mio padre e gli zii mi ricordano la vita … medievale di quest’uomo, e di sua moglie, e dei loro 8 figli, divisi tra “la fatica” e il focolare sempre acceso.

    Un mondo in cui non si buttava via niente, in cui comprare un pacchetto di sigarette era tabù in quanto incideva sul bilancio familiare, in cui i fratelli che già lavoravano pagavano gli studi a quello più sveglio che doveva fare l’università.

    Se penso alle nostre famiglie disgregate, dissolte, atomizzate… non è più una società questa, è un aggregato amorfo di individui e di brandelli di uomini.

    Grazie per il bellissimo post.

    Francesco

  • messier

    Tornano alla ribalta, gli esseri umani. Ne abbiamo bisogno.

  • anonimo

    Buona domenica Carlo,

    la prossima volta che un certo imbecille parla di bamboccioni, si potrebbero sprecare due secondi chiedendosi perchè glielo si è permesso. Si potrebbe intuire, Dio ne scampi!, perchè mai esistano tanti asili nido ed ospizi…

    Ovviamente è colpa della tecnologia che ci costringe ad essere egoisti (erano invece saggi i nostri nonni in Russia con scarpe di cartone… quello sì che è altruismo: ammazzarne 30 milioni, ma poi crepare gentilmente congelati nella steppa), nonchè della solita retorica sulla società moderna “cancro” del pianeta.

    Irìni pàsi,

    Jorge Perro Liberista.

    P.S.: l’indipendenza sì, quella è meglio limitarla per tutti perchè qualche pirla incapace di usarla potrebbe farsi del male :-D

    Meglio se con una legge, così saremo più uguali e solidali.

  • Santaruina

    Ciao Francesco

    quelle storie a noi appaiono “epiche”, quella che era semplicemente la vita ordinaria di persone “ordinarie”.

    L’uomo contemporaneo è molto più vulnerabile, proprio perchè è venuta mancare quella corazza che i vincoli famigliari rappresentavano.

    A presto

    __________

    Messier

    tempo di ritornare umani? .-)

    ___________

    Jorge

    sicuramente avrai letto “what has govermnent done to our families” di Alan Carson.

    Qui si parla anche di quello :-)

    Blessed be

  • anonimo

    …i nonni, gli antenati sono le reliquie sante che ci portiamo nel sangue, a noi di non tradire questa ‘santità’. Non é il progresso o la tecnologia che distrugge i valori, ma “il modo” nel quale il progresso é vissuto,la famiglia patriarcale é scomparsa, ma la mafia é rimasta ad esempio, perché? Sento il profumo dei nonni sulla pelle dei miei figli, li vedo nei colori dei loro occhi, senza i nonni non sarei qui, sono parte di me, li amo. Il mediterraneo fa diventare gli attimi eternità, l’amore di un attimo diventa eterno perché “vissuto al sud”, il mimetismo della vita non cancella il signifiato di chi lo cerca, il perdersi, non esclude la possibilità di ritrovarsi…ciao, jam !

  • Asno

    Bellissimo racconto.

    Penso che l’ultima spallata alle rovine della famiglia patriarcale l’abbia data il ’68. E c’ero anch’io, per mia vergogna, tra quei demolitori, inebetiti da slogan demenziali. Ricordo ancora gli stupidi versi di Mogol-Battisti (“un’auto che va basta già a farmi chiedere se io vivo”), cantati a mo’ di inno alla «liberazione».

    P.S. Scusa la curiosità. Perché “l’unico tra i 15 nipoti che avrebbe portato il suo nome”? Non ci sei anche tu, col suo nome?

    PP.SS. Infatti è di te che si parla. Son proprio rimbambito. Per favore, cancella il mio commento precedente.

  • enzas

    Tenendo conto che è proprio l’egoismo che ti da l’impulso alla realizzazione personale, direi che inizialmente e per un bel pò le due cose camminano di pari passo. Come ben dici tu bisognerebbe cercare di raggiungere un certo equilibrio per evitare il rischio che l’egoismo si rafforzi al punto da avere solo la percezione di se stesso e non più del mondo che lo circonda, e quindi del vero senso della vita. Bisognerebbe aver sviluppato la capacità di trasformare l’egoismo in altruismo,operando un’alchimia interiore. Ma è come dire di esser capaci d’incarnare l’Amore secondo l’insegnamento Cristico. A quel punto il senso della vita ti viene svelato e non ti perdi più nel mondo nè il mondo perde più te.

    Ma forse sto divagando :)

    Ciao Carlo, a presto

    (ot: bella la canzone del video! :)

  • Santaruina

    Jam

    il perdersi, non esclude la possibilità di ritrovarsi.

    Come sempre la frase giusta :-9

    ______________

    Asno, in effetti ero proprio io :-)

    Tra l’altro essendo stato io battezzato con rito greco ortodosso non avrei nemmeno potuto avere il nome Carlo, dal momento che San Carlo non era presente nel calendario dei santi ortodossi, e la Chiesa greca era ed è rigidissima su questo punto.

    Il prete del paese però chiuse un occhio, anzi un orecchio, dal momento che in Grecia ricevere il nome del nonno per un nipote era considerato quasi un obbligo.

    Così mi ritrovo ad essere uno dei pochissimi greco ortodossi ad avere il nome Carlo.

    Blessed be

  • Santaruina

    Ciao Enza, non penso proprio che tu abbia divagato :-)

    Bisognerebbe aver sviluppato la capacità di trasformare l’egoismo in altruismo,operando un’alchimia interiore.

    In fondo penso che lìaltruismo assoluto per noi uomini non possa esistere, ma si può distinguere in egoismo positivo ed egoismo negativo.

    Tutto quello che facciamo lo facciamo per sentirci meglio o per realizzarci.

    Se la nostra realizzazione implica anche dei benefici per i nostri simili, probabilmente ci troviamo nell’ambito dell’egoismo positivo.

    Un tema da approfondire.. :-)

    A presto

    p.s.: la canzone è una delle mie preferite, da Top 5 ;-)

  • Vdipassaggio

    bello quanto leggo. Lo sai che sei (stato) fortunato, vero? :)

    anche io porto il nome del nonno (paterno), unica nipote fra una ventina. Chi sa se è il mio vero nome…e se il tuo lo è. Quando si “prende” il nome da qualcuno, in genere dai nonni, si riceve una gran eredità spirituale, dicono. Io so che per carattere ricalco molto il nonno. Conosco molto bel il clima che hai visssuto tu nel’infanzia…e anche se a 20 anni io abbia provato a scappare da quel mondo, posso dire che la distanza, geografica e temporale, non ha eliminato ne il valore ne il peso di quel che è stato e quel che ho avuto da bambina. ora io e mio fratello fratello abbiamo forse incosapevolmente ricostruito lo stesso schema familiare forte, in piccolo ma i meccanismi sono gli stessi… E’ molto bello crescere in un ambiente così caldo…poi da adolescenti ci si ribella, come è giusto che sia…infine da adulti è ora rifugio ora una responsabilità. io spero solo di non farlo pesare troppo ai miei figli e ai figli di mio fratello, anche perchè so che se fosse buona parte della “colpa” sarà mia; così come la “gestione” di famiglia era il regno delle mie due nonne, e poi di mia madre e delle altre donne, è toccato sempre a loro decidere se e quanto voler perseverare e ripetere…

  • enzas

    E noi qui siamo…per approfondire ;)

    Egoismo positivo o altruismo, possiamo chiamarlo come vogliamo, quel che conta è come agiamo, non è così?

    ps avevo capito che era una dellle top 5 ;D

  • Asno

    Alla V del # 19,

    che dice, giustamente, la “gestione” di famiglia era il regno delle mie due nonne, e poi di mia madre e delle altre donne, è toccato sempre a loro decidere se e quanto voler perseverare e ripetere, vorrei far presente che la “regina della casa” era effettivamente tale, prima che il cosiddetto «progresso» facesse, del di lei regno, una repubblica.

    Carlo mi scuserà se ripeto cose già dette, ma debbo ancora una volta tornare al [fino ad ieri sacro] gioco degli scacchi. La regina è il solo pezzo ad avere tutte le possibilità di manovra, laddove il re (che tale non era, in passato; in effetti era il sommo sacerdote, come provano sia la croce che lo sovrasta, sia la sua [quasi] immobilità) è solo una figura simbolica. In termini tradizionali, il re-marito-padre è l’autorità, ma la regina-moglie-madre è il potere (esercitato per delega dell’autorità). Ancora, al re-sole compete il silenzio, che è d’oro; alla regina-luna, la parola, che è d’argento. Infine, quando si dice che gli antichi credevano che fosse il sole a girare, non si pensa mai al fatto che, nel regno domestico, il padre – immobile come il sole – non interferiva mai nella gestione, che era appannaggio esclusivo della madre, mobile e veloce come il pianeta femminile.

    Questo era femminismo autentico. Vallo un po’ a spiegare alle zitelle d’oggi, senza figli e senza marito, ma «liberate».

  • Santaruina

    V. , sempre preziosi i tuoi contributi.

    Degne di nota anche le aggiunte di Asno.

    Così come il famoso detto, comune a molti mariti, che riferendosi alle consorti sono soliti dire : “Io sono il capo, e lei prende le decisioni” nasconde una certa dose di verità.

    Enza, quel che conta è in effetti lo spirito che ci muove, ed i frutti che lasciamo dietro di noi :-)

    A presto

  • anonimo

    …no Asno, il 68 non ha dato l’utimo calcio, l’ultima spallata, alla famiglia patriarcale, ben al contrario, ha lanciato grida perché l’Amore non scompaia, ha lanciato grida perché già viveva il dramma del futuro ipocrita, già presente nella mancanza di amore di chi usa le parole senza capirne il senso, senza fare lo sforzo di costruire la solidarietà, ma soltanto quello di fare i soldi, o di trovare un alibi per lavarsi la coscienza. Gli slogans del 68 sono bellissimi, “la ragione non é della ragione” ad esempio…bye, jam

  • Vdipassaggio

    mia nonna diceva “l’uomo può, ma la donna…la donna sa” :)…e sapere comprende in se il potere, mentre il contrario non mi pare.

    sono in completo accordo con jam sul 68. Il femminismo autentico? mi suona ossimoro…ma comunque il femminismo è servito (magari a far accorgere le donne stesse su quanto c’è di sbagliato e quanto di giusto nel femminismo storico ;))

  • CeciAlcyone

    è vero che, dopo un racconto del genere, richiamando alla memoria quanto ognuno di noi possa ricordare in merito, siamo portati a pensare che la famiglia patriarcale dopotutto fosse uno stile di vita genuino. c’è anche chi auspica un ritorno in auge di tale sistema familiare per il risparmio effettivo ad esso connesso (vedi maurizio pallante, per esempio). ma quando mi viene in mente la mia, di famiglia, e la gente con cui avrei dovuto altrimenti condividere la mia esistenza sotto lo stesso tetto, ringrazio per essere nata in quest’epoca di perdizione e solitudine. per alcune persone un’emancipazione dei costumi apparentemente negativa come questa è solo una benedizione.

  • Asno

    Addoloratissimo trattamento inflittomi gentildonne # 23 e # 24 rimangio baciamano tributato medesime tempo addietro.

  • Santaruina

    Ciao Ceci

    una delle caratteristiche della modernità è che una volta abituatisi ai suoi cambiamenti, non è più possibile tornare indietro.

    Quello che fino a ieri era normalità, di colpo diventa impossibile da reggere.

    Perciò capisco bene cosa intendi.

    Purtroppo pagheremo un prezzo molto alto per questo tipo di libertà.

    A presto :-)

    ___________

    Caro Asno, hai dimenticato che le Regine della scacchiera tirano fuori tuta la loro energia quando si sentono sfidate :-)

    Comunque, devo ammettere che continuo a trovare le considerazioni di Asno del commento 21 del tutto condivisibili.

    E il 68, in fondo, è stato una grande gabbia per le donne.

    Con la pretesa di “emanciparle” le ha chiuse negli uffici e nelle fabbriche, facendo passare come “privilegio” il poter partecipare a quella che è in effetti la prima condanna di ogni uomo, ovvero il dover “lavorare” per sopravvivere.

    Come se la donna non avesse già abbastanza lavoro da fare.

    Inoltre, dopo l’emancipazione, le donne hanno guadagnato tra le altre cose questo ambito posto di lavoro, che si è aggiunto alla mai scomparsa necessità di portare avanti gli “affari di casa”

    Non vorrei apparire “maschilista” o peggio, ma io in tutto questo ci vedo un grande sgarbo subito proprio dalle donne.

    E’ un argomento del quale si può discutere ulteriormente, volendo.

    a presto

  • gigipaso

    ciao Carlo non ho parole …. sei forte !!!!! gigi

  • Asno

    Caro Carlo, sì,

    avevo bell’e “dimenticato che le Regine della scacchiera tirano fuori tutta la loro energia quando si sentono sfidate”. Mi sto ancora leccando le ferite.

    Anche perché leccarsi le ferite mi sembra l’unico surrogato possibile ad un “rimangiarsi il baciamano”. Baciamano virtuale, per giunta, ergo virtuoso, a due Regine terribili. Peggio di mia nonna, che mi sa che stiamo lì, come età, se è vero che hanno vissuto il ’68. Anch’io l’ho vissuto, ma avevo sì e no vent’anni, ero troppo giovane per capire.

    Adesso mi sbraneranno, lo so. Come mia nonna, quando le mostravo la lingua. Solo che allora c’era il nonno, a proteggermi. Ed ora? Posso contare sull’omonimo di nonno Carlo?

  • Santaruina

    Ciao Gigi

    benvenuto da queste parti :-)

    ___________

    Caro Asno, occorre sempre essere pronti ad accettare l’energia dell Regine.

    C’è sempre da imparare , specialmente quando si è in disaccordo.

    Specialmente.

    a presto :-)

  • gigipaso

    è un piacere …. ciao a te ed a tutti i naviganti . argo2012

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