Blessed be

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-o- Too late to die young -o-
5 dicembre 2006

Il Serpente e l’ uroboros

Il serpente è il simbolo ambivalente per antonomasia, un simbolo comune a culture distanti nei luoghi e nei tempi.
Il suo essere senza arti, a stretto contatto con il terreno, ha fatto sì che ad esso si associassero proprietà ctonie, ed il suo aspetto che ispira soggezione e diffidenza gli ha conferito spesso un carattere demoniaco, infero.
Il serpente in realtà rappresenta le forze telluriche, l’energia celata della terra.
Il suo emergere da varchi e da luoghi in ombra lo accomuna agli aspetti nascosti della psiche, qualità latenti che possono essere pericolose se emergono senza controllo.
Grazie al suo contatto costante con la terra e la sua conoscenza degli anfratti più nascosti, al serpente è stata associata l’idea di saggezza, l’impulso alla conoscenza, una conoscenza che può essere pericolosa e deleteria se perseguita con finalità egoistiche, con imprudenza.
Proprio sotto questa veste appare nella Genesi nell’episodio della tentazione di Adamo ed Eva, tutte le sue qualità si mostrano qui nella loro parte oscura.
Il serpente invita Eva a mangiare dall’albero della conoscenza, di nascosto da Dio; le assicura che in questo modo lei ed Adamo diverranno pari a Dio.
Qui viene narrato il dramma dell’uomo che aspira alla conoscenza  superiore spinto dalla vanità e dall’egoismo, alla conoscenza che si disinteressa di Dio; la vera conoscenza però tende a Dio, alla trascendenza.
La conoscenza ispirata dal basso, il luogo dove il serpente dimora, conduce invece alla perdizione.
Ma come tutti i simboli anche il serpente può avere significati ambivalenti.
La saggezza e la conoscenza infatti se non sono considerate dei fini, ma dei mezzi, assumono valore positivo.

Così Gesù può consigliare i discepoli dicendo loro “Siate semplici come colombe e prudenti come serpenti”(Mt 10,16), ed il serpente qui si mostra quale esempio da seguire, in positivo.
Nel simbolismo vi è inoltre una particolare rappresentazione del serpente, l’uroboros, ovvero il serpente raffigurato nell’atto di mordersi la coda.
L’uroboros è un simbolo importante, esprime la ciclicità della vita e dei tempi, l’eterno ritorno.
Ad ogni fine corrisponde un inizio, vita morte e rinascita, e il punto in cui la testa del serpente morde la propria coda è il punto in cui gli opposti coincidono, l’inizio e la fine che si fondono, il completamento del lavoro alchemico.
Nell’uroboros svanisce l’illusione della dualità terrena, inizio e fine, bene e male coincidono, e nella congiunzione degli opposti si annuncia il superamento della condizione terrena.

5 comments to Il Serpente e l’ uroboros

  • ikalaseppia

    Buongiorno, bello il blog. Ho letto di recente un breve scritto di Fukuoka, l’autore del filo di paglia, dove da prova di grande capacità di lettura simbolica di tradizioni diverse dalla propria. Parlando del serpente che ingannò Adamo-Eva nota: IL SERPENTE, A CAUSA DELLE SCAGLIE, PUO’ MUOVERSI SOLO IN UNA DIREZIONE, al di là del bene e del male le magnifiche e progressive sorti eran decise…

    NOTA: non esiste eterno ritorno, come afferma Eliade ma ciclico succedersi dove regna la legge dell’analogia (e dell’armonia) senza che sia mai possibile alcuna ripetizione. Ciao

  • Santaruina

    Ciao ikalaseppia

    ciò che affermi a proposito della concezione di Eliade trattando il succedersi dei cicli è corretto.

    Secondo tale concezione i cicli si susseguono simili ma mai eguali a se stessi, l’eterno ritorno è lo scorrimento naturale di questo tempo ciclico che ogni volta sviluppa diverse possibilità, tutte legate alla legge naturale a cui tutto risponde.

    Blessed be

  • anonimo

    Un granello di sabbia di Michelangelo per una interpretazione esoterica su una lirica di Quasimodo

    ***********

    Ognuno sta solo sul cuor della terra

    Trafitto da un raggio di sole:

    ed è subito sera.

    Il Poeta affida un messaggio di verità al tempo affinché lo perpetui nel mondo.

    Egli è l’Iniziato che offre all’umanità un granello di sabbia – “un raggio di sole – del deserto della verità.

    Ma la verità se svelata – “ad ognuno che sta solo sul cuor della terra” – verrebbe fraintesa, manipolata, snaturata -“ed è subito sera”-.

    Allora il messaggio viaggia celato sulle ali del tempo

    fino a quando un Maestro

    in una delle infinite stazioni

    lo ferma lo Svela e ri-Velandolo lo restituisce al tempo.

    I contenitori sono tanti e di diversa natura ma tutti esoterici.

    E la verità viene sintetizzata, criptata, contrapposta e rovesciata, ridotta ad un segno, una figura, una frase, una parola, un “quadrato magico” un numero, un simbolo.

    Quasimodo ha scelto lo specchio, l’immagine speculare, l’opposto di quel che appare, il divenire di quel che era, quello che è e quel che sarà, il serpente che si morde la coda, l’uroborus.

    Il messaggio di verità e di speranza – Trafitto da un raggio di sole –

    protetto, e sigillato tra l’immagine della solitudine e quella della terra, svelato si leggerà come “ la quiete dopo la tempesta” o “mi illumino d’immenso”, e con le parole dell’autore:

    Nessuno sta solo sul cuor della terra

    Illuminati da un raggio di sole:

    ed è subito mattino.

  • Santaruina

    Salve Michelangelo.

    Il cuore della questione sta nella sottile differenza tra lo svelare e il ri-velare

    Blessed be

  • anonimo

    Sono pienamente d’accordo che Quasimodo ha ri-velato il suo messaggio di speranza, tantè che i suoi versi, pur riconosciuti criptici, più che simbolici, non sono ancora compresi nel loro vero significato. Michelangelo

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