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rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
4 ottobre 2007

L' errore del dubbio

Il “mondo delle apparenze” è il solo mondo reale:
il “mondo verità” è solamente aggiunto dalla menzogna.
Friedrich Nietzsche


La modernità ha sancito la fine di ogni certezza, o almeno così pretende.
Ed in verità si tratta di un processo assai lungo, che per quanto riguarda il nostro occidente origina nelle disquisizioni dei filosofi della Grecia classica, i primi, quale audacia, che misero in dubbio l’esistenza del mondo Reale, quel mondo che non si poteva vedere, ma solo percepire.
Qualcuno disse all’epoca che non vi è nulla oltre ciò che appare, ma pochi gli credettero.
Ci sono voluti più di duemila anni affinché quella “intuizione” diventasse pensiero comune.
Un processo lungo, che pochi nei secoli seppero cogliere, di cui pochi intuirono le possibili conseguenze.
Nietzsche fu tra quei pochi, con lucidità comprese il vento che avrebbe attraversato “l’occidente”, e volle essere il primo, con la sua filosofia del martello, a fare piazza pulita dei vecchi idoli.
I vecchi idoli, le vecchie certezze, il sapere “dogmatico”, indimostrabile, stava per divenire un ricordo del passato.

Il “mondo – verità” – un’idea che non serve più a niente, un’ idea divenuta inutile e superflua, per conseguenza un’ idea confutata: sopprimiamola!
(Giornata chiara; prima colazione; ritorno del buon senso e della gaiezza; Platone arrossisce di vergogna e tutti gli spiriti liberi fanno un fracasso del diavolo.)

Un fracasso del diavolo.
Ma una modernità che sopprime la metafisica, il mondo superiore, senza sapere con cosa colmare quel vuoto, è una modernità allo sbando.
Nietzsche stesso se ne rese conto, e la domanda che fa capolino, quasi discreta, nel suo “Al di là del bene e del male” preannuncia il punto di arrivo di questa nuova umanità ebbra di gaiezza, che danza sui resti degli idoli che ha abbattuto in un impeto di esaltante eccitazione:

“Perché il bene deve essere preferibile al male?”

Già. Perché?
Nietzsche si pose la domanda che pochi tra i contemporanei distruttori di idoli osano formulare.
Eppure, questo dubbio è il naturale approdo di tutti coloro che rinunciano ad ogni certezza, la naturale meta della modernità stessa.
Dal momento che non vi è nulla di certo, che tutto è avvolto nel dubbio, dal momento che le certezze sono proprie dei poveri di spirito, preso atto di questo, per quale motivo occorre preferire il bene al male?
L’uomo dogmatico avrebbe risposto “Perché il bene è ciò a cui un uomo dovrebbe tendere. E’ così e basta.”
Ma la modernità ha ribrezzo ed orrore del dogma, della verità indimostrabile.
Il dogma, la certezza colta per intuizione.
Che non può essere messa in discussione.
Orrore per ogni libero pensatore.
Ma anche il libero pensatore ha i suoi limiti, altrimenti si chiederebbe, nel suo piccolo, “ma perché perseguire il bene?”.

Per quanto mi riguarda, non ho timori nell’affermare che sono dogmatico, che detengo delle certezze.
Il bene è superiore al male, e al bene occorre tendere.
Perché?
Perché è giusto così.
E basta.
E questa è una certezza.
Il culto del dubbio condurrà al baratro questa modernità, perché una umanità che si interroga su tutto, anche sul motivo per cui dovrebbe preferire il bene al male, è una umanità che ad un certo punto potrebbe scegliere la via del male.
Anzi, per una volta, senza “potrebbe”.

Vincenzo Conciatori, Crollo delle certezze

41 comments to L’ errore del dubbio

  • Paxtibi

    Ma una modernità che sopprime la metafisica, il mondo superiore, senza sapere con cosa colmare quel vuoto, è una modernità allo sbando.

    A me pare piuttosto che la vecchia metafisica sia semplicemente stata sostituita con una nuova: “lo stato siamo noi”, il Leviatano, l’organismo sociale sono concetti che non trovano riscontro nel mondo materiale, dogmi. Una nuova metafisica, ma peggiore di quella originale, in cui la vita di ciascuno era importante, fondamentale (Dio ama ciascuno di noi come un padre); per il Leviatano invece ogni cellula è sacrificabile per il suo mantenimento, e ogni cellula è uguale all’altra, indistinguibile.

    Se davvero ci volessimo limitare alla vita nel mondo materiale, infatti, il bene è immediatamente identificabile con tutto ciò che ci permette – a ciascuno di noi individualmente! – la sopravvivenza in primis, e una vita soddisfacente in secundis. Di conseguenza, poiché l’uomo non può sopravvivere senza la cooperazione, il codice che consente all’individuo di perseguire questi scopi deve necessariamente essere dedotto dal principio di non aggressione, in base al quale è possibile dare un giudizio morale (leggi: capire cosa è utile e cosa è dannoso) a qualsiasi azione umana.

    La metafisica moderna è letale proprio perché in perenne contrasto con tale principio, e quindi contronatura: è come se i leoni, da un giorno all’altro, decidessero di diventare vegetariani, solo per estinguersi in pochi giorni.

    Il problema è che, a quanto pare, la maggior parte delle persone ha bisogno della metafisica per comprendere la legge naturale: ma mentre quella originale ne era una emanazione, un’interpretazione (che sia stata scritta da Dio o dagli uomini è lo stesso) quella moderna è esattamente il contrario, e ci prospetta un destino del tutto identico a quello dei leoni vegetariani.

  • ikalaseppia

    urge definizione di “metafisica”

  • anonimo

    Se davvero ci volessimo limitare alla vita nel mondo materiale, infatti, il bene è immediatamente identificabile con tutto ciò che ci permette – a ciascuno di noi individualmente! – la sopravvivenza in primis, e una vita soddisfacente in secundis. Di conseguenza, poiché l’uomo non può sopravvivere senza la cooperazione, il codice che consente all’individuo di perseguire questi scopi deve necessariamente essere dedotto dal principio di non aggressione, in base al quale è possibile dare un giudizio morale (leggi: capire cosa è utile e cosa è dannoso) a qualsiasi azione umana.

    Quindi bene è tutto ciò che porta al soddisfacimento dei bisogni e dei desideri di una persona, male è tutto ciò che porta al contrario.

    Ciò ovviamente esclude l’esistenza di un bene e un male assoluti, perché ognuno ha bisogni e desideri diversi.

    In primo luogo, ciò è esattamente il fulcro della posizione contro cui Santa si pone.

    In secondo luogo, ribadisco la mia appartenenza al comitato “Nessuno tocchi Hobbes”, dato che fu proprio lui a formulare per primo il principio cui ti richiami:

    Th. Hobbes, Leviatano, Prima parte, Capitolo Sesto

    E’ Hobbes l’inventore del principio su cui si fonda il liberalismo moderno. Non esiste solo l’homo homini lupus e il Leviatano.

    carloooooo

  • anonimo

    Errore tecnico.

    E’ questa la citazione di Hobbes che non compare nel post:

    “Qualunque sia l’oggetto dell’appetito o del desiderio di una persona, per sua parte lo chiama buono e chiama cattivo l’oggetto del suo odio e della sua avversione, e vile e insignificante l’oggetto del suo disprezzo. Infatti i termini buono, cattivo e disprezzabile vengono sempre usati con riferimento alla persona che se ne serve, dato che non esiste nulla di simile in senso singolare ed assoluto, e nessuna regola generale rispetto a ciò che è buono e cattivo che sia ricavata dalla natura degli oggetti stessi.”

  • Paxtibi

    Ciò ovviamente esclude l’esistenza di un bene e un male assoluti, perché ognuno ha bisogni e desideri diversi.

    Io ho parlato di “sopravvivenza”, che mi pare sia un bisogno comune a tutti. In secondo luogo di ciò che permette, oltre alla sopravvivenza, anche il soddisfacimento di altre esigenze, che sì, possono differire da persona a persona, ma il cui perseguimento non deve comunque entrare in contraddizione con il primo punto.

    Quindi quando Hobbes afferma:

    i termini buono, cattivo e disprezzabile vengono sempre usati con riferimento alla persona che se ne serve, dato che non esiste nulla di simile in senso singolare ed assoluto, e nessuna regola generale rispetto a ciò che è buono e cattivo che sia ricavata dalla natura degli oggetti stessi.

    non ha molto senso, se si riferisce ad esseri della stessa specie, e soprattutto non ha alcuna attinenza con il principio di non aggressione, infatti presuppone l’esistenza di una qualche autorità che metta dei paletti e definisca i limiti dell’agire umano. In base a quale principio, non si sa, visto che allora si può dichiarare cosa buona e giusta anche l’omicidio, alla faccia della non aggressione.

    La cosa buffa del collettivismo alla Hobbes è che nega all’individuo il libero arbitrio solo per consegnarlo enormemente maggiorato nelle mani di un individuo solo o ad un gruppo di essi, dichiarando che questo è l’unico sistema per una pacifica convivenza, nonostante la realtà smentisca quotidianamente tale convinzione.

  • Paxtibi

    nessuna regola generale rispetto a ciò che è buono e cattivo che sia ricavata dalla natura degli oggetti stessi.

    Prova a mangiarti un’amanita muscaria, allora…

  • anonimo

    Io volevo semplicemente far notare che Hobbes ha scritto un libro di cinquecento pagine, in cui non si parla solo di Homo homini lupus ed di uomo artificiale. Quelle sono le conseguenze di un presupposto ideologico, che Hobbes esplicita nel passo da me citato, posto non a caso all’inizio del libro.

    Questo prinicipio, che piaccia o no, è stato formulato per primo proprio da lui. Nella sua filosofia politica esso porta all’assolutismo.

    Ma è lo stesso principio che muove gli ideali di democrazia di Locke, di Rousseau, di Montesquieu, di Tocqueville. E – in ultima analisi – anche dell’anarchismo.

    Infatti prima che, nella modernità, si cominciasse a dire “non esistono alcun bene e alcun male assoluti” di anarchia non si parlava proprio. Perché se esiste un ordine superiore da cui bene e male derivano, sia esso il kosmos della physis, sia esso il progetto di Dio su questa valle di lacrime, è ad esso che ci si deve attenere. E se sono sempre esistite la polis (in senso ampio), la gerarchia e la subordinazione, ciò significa che esse esistono perché devono esistere.

    E’ esattamente il relativismo – presente in nuce già in Cartesio, esplicitato politicamente da Hobbes e giunto al parossismo con Nietzsche – che storicamente pone le basi per il liberalismo.

    carloooooo

  • Paxtibi

    Infatti prima che, nella modernità, si cominciasse a dire “non esistono alcun bene e alcun male assoluti” di anarchia non si parlava proprio.

    Ora ho capito meglio cosa intendevi.

    Il punto è che, in realtà, bene e male esistono eccome, dal momento che l’uomo capisce la differenza tra vivere e morire, e che questa differenza dipende da una serie di fattori che in gran parte hanno a che fare con la vita sociale.

    Far risalire l’idea anarchica o libertaria che dir si voglia a Hobbes, però, continua a sembrarmi un concetto un po’ stiracchiato, con la stessa logica potremmo farla risalire ai vangeli, e infatti un tale Jacques Ellul, professor emeritus, l’ha fatto:

    http://tinyurl.com/2y5vce

    Non è questione di assolutismo o relativismo, se vuoi sopravvivere in questa realtà – cosa affatto semplice – le regole da seguire sono poche ma inevitabili. Certamente anche l’autorità esiste in funzione di questa necessità, ma come la naturale aggressività dell’uomo deve essere usata in maniera corretta (l’uomo dev’essere capace di uccidere [animali] per assicurarsi la sopravvivenza), pena la degenerazione che finisce per ottenere l’effetto contrario.

    È vero comunque che ai tempi di Hobbes le sue teorie potevano anche avere la loro utilità ed essere la risposta all’esigenza principale dell’uomo (non possiamo neanche esserne sicuri, ma siamo sopravvissuti finora quindi prendiamola per buona), ma sono passati 4 secoli o giù di lì, la società è cambiata, il mondo è cambiato, l’uomo forse è sempre lo stesso ma è molto diversa la sua capacità di imporsi nell’ambiente: per dirne una, gli animali quando ci vedono preferiscono scappare…

    Possiamo quindi ringraziare Hobbes, insieme a qualche centinaio di altri pensatori, per il loro contributo al nostro attuale sapere, ma la nostra realtà è diversa dalla sua, e così le soluzioni che ci servono per risolvere le stesse esigenze: quelle non sono cambiate.

  • Santaruina

    Come si ricordava i concetti di bene e male relativi, soggettivi, sono entrati prepotentemente nel sentire comune con l’età moderna.

    E’ proprio nel momento in cui ci si chiede “cosa è il bene?” che iniziano le problematiche, a mio parere.

    Perchè potendo dare giudizi diversi, e soggettivi, sono innumerevoli anche le interpretazioni.

    Per dogma non si intende esclusivamente una verità rivelata, a cui bisogna attenersi senza opposizione, ma principalmente una verità “intuita”, che non necessita di dimostrazioni.

    Una verità che ogni uomo sa riconoscere, che magari non si può esplicare con parole.

    E quando si instilla il dubbio anche su queste verità, nel vuoto che si crea si inseriscono delle oscure emulazioni della arcaica auctoritas.

    Antigone è l’emblema della contrapposizione tra la legge naturale, eterna, e la legge del potere temporale oppressivo, non legittimo in quanto alla legge naturale si oppone.

    «Neppure pensavo i tuoi decreti avere tanta forza che tu uomo potessi calpestare le leggi degli dèi, quelle leggi non scritte e indistruttibili.

    Non soltanto da oggi né da ieri, ma da sempre esse vivono, da sempre: nessuno sa da quando sono apparse».

    Hobbes, in fondo , sostiene Creonte e le sue leggi, a scapito del singolo, a favore del potere dell’uomo sull’uomo che si arroga il diritto di decretare cosa è buono e cosa è malvagio.

    Antigone sa cosa è giusto, perchè da sempre ogni uomo sapeva cosa lo fosse.

  • anonimo

    Certo Pax, non parlavo dell’assolutismo di Hobbes come soluzione per la pacifica convivenza umana, mi limitavo alle sue considerazioni antropologiche.

    Quello che mi premeva asserire era il ruolo fondamentale che il relativismo gioca nella nostra idea di bene e male e conseguentemente nella nostra idea moderna di libertà.

    Nello specificare questo, ho fatto notare l’importanza a mio parere fondamentale del tanto vituperato Hobbes: sono o non sono presidente e unico socio del club “Nessuno tocchi Hobbes”? ;-)

    Ora che mi ci fate pensare c’è un saggio di Popper sul relativismo che aspetta la mia lettura da più di un anno, saggio che credo intenda figurare una via d’uscita originale (ossia non intesa come un mero ritorno alla situazione pre-moderna) al relativismo contemporaneo, inteso come equivalenza di tutte le opinioni.

    Purtroppo è un saggio che fotocopiai per un esame che però non lessi mai, e sciaguratamente ho perso la prima pagina, quella in cui c’era il titolo.

    Lo leggo e poi vi faccio sapere.

    carloooooo

  • iperhomo

    Ottimi, e ben documentati, tutti gli interventi di Paxtibi. Bellissima l’amanita muscaria. Ma ha ragione Ika, nel chiedere maggior precisione lessicale (metafisico è ciò che oltrepassa il fisico, cioè il naturale, ovvero il creato/manifestato). Per giunta, “metafisica moderna” è proprio un ossimoro.

    Non ho capito, di quel Carlo con l’eco, il perché della distinzione da lui fatta nel terzo commento. Il liberalismo è l’homo homini lupus, e pertanto il Leviatano.

    Anche il relativismo (nel settimo commento) non lo direi “presente in nuce già in Cartesio”. “Nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu” è già relativismo. E lo è pure il detto pseudo-scolastico “Natura non facit saltus”, che sembra di un Darwin medioevale.

    Da te invece, Carlo senza Eco (per tua fortuna), vorrei sapere a quali filosofi greci ti riferisci, quando parli di inizio della fine delle certezze. Tolto Democrito (la cui ignominia era prevedibile già dal nome), chi altro?

    Azzeccatissimo il nesso tra Hobbes e Creonte, che però postillerei dicendo che rappresentano l’ultimo atto della rivolta del potere temporale contro l’autorità sovratemporale, ovvero dei guerrieri contro i sacerdoti, cioè della Stato contro la Chiesa (del laico alla Ataturk contro il califfo/imam).

    Ciao. Ipo

  • anonimo

    Non ho capito, di quel Carlo con l’eco, il perché della distinzione da lui fatta nel terzo commento. Il liberalismo è l’homo homini lupus, e pertanto il Leviatano.

    Cioè perché ci sia liberalismo si deve presupporre che nello stato di natura gli uomini si uccidano l’un l’altro, come lupi tra i lupi? Ascoltiamo cos’ha da dirci il padre del liberalismo:

    “Lo stato di natura è governato dalla legge di natura, che collega tutti; e la ragione, la quale è questa legge, insegna a tutti gli uomini, purché vogliano consultarla, che, essendo tutti uguali e indipendenti, nessuno deve danneggiare l’altro nella vita, nella salute, nella libertà e nella proprietà.”

    J. Locke, Two Treatises on Government, II, 2, 6

    Anche il relativismo (nel settimo commento) non lo direi “presente in nuce già in Cartesio”. “Nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu” è già relativismo.

    Non capisco. Se è per questo allora anche Gorgia è già relativismo, e molto più radicale. Ma Gorgia è un caso isolato. Subito dopo di lui ci sono le idee di Platone, vere, eterne ed immutabili. E poi l’Uno di Plotino. E il Vero – Uno e sommamente Buono – della scolastica.

    E’ solo da quando si è completa la transizione dalla metafisica dell’essere alla metafisica del soggetto che è possibile un pieno relativismo.

    Nel Medioevo esisteva, è vero, una disputa su tale argomento. Ma è nulla più che una disputa. “Nihil est in intellectu quod non fuerit in sensu”, ma anche “nihil est in sensu quod non fuerit in intellectu”. Senza che nessuna delle due posizioni prenda mai il sopravvento.

    Sarebbe poi da discutere sulle differenza tra le concezioni di “esperienza sensibile” nel Medioevo e nella modernità.

    E’ – guardacaso – solo con Locke, uno dei padri della modernità, che tale principio viene ripreso e diventa fondante. E Locke era un cartesiano, come quasi tutti in quel periodo.

    E lo è pure il detto pseudo-scolastico “Natura non facit saltus”, che sembra di un Darwin medioevale.

    Non colgo il nesso. Comunque la frase è di Leibniz.

    carloooooo

    PS: Per giunta, “metafisica moderna” è proprio un ossimoro.

    Perché?

  • Santaruina

    Ipo, diciamo che i miei antenati ci misero molto del loro, tassello dopo tassello.

    Fu un pensiero collettivo che prendeva forma; Democrito, Eraclito, a tratti, Senofane coi suoi cavalli scultori, e sopratutto il buon Aristotele, che ignaro portò il mondo Vero dal Cielo in Terra, dando origine a quel pensiero Occidentale di cui noi vediamo i paradossi tipici della fine.

    Blessed be

  • Vi0la

    Ohmmioddio… avrei voluto lasciare un commento soft ma vedo così tanta cultura che non so se la mia filosofia spicciola possa starne al pari… ci provo…

    Quando non ancora trentenne vidi la morte in faccia e poi ne uscii il neurologo che mi aiutò durante la risalita mi fece capire che gli insegnamenti etici sul bene e sul male che avevo ricevuto mi stavano aiutando a non guarire. Mi parlò delle logiche astratte della pazzia e me ne descrisse le libertà inviolabili. Ricompose i miei pezzi sparsi in una figura in volo ascendente pronta a cercarsi la stella più giusta da seguire in ogni momento e mi insegnò, soprattutto, a farlo da sola. Cancellò con un colpo di spugna le “etichette” che avevo messo alle cose (bianche per il bene e nere per il male). Mi prosciolse da me stessa senza condannarmi alle preghiere di rito in cambio dell’assoluzione. Lo so, sembra un’utopia me è successo.

    Santa devo dirti una cosa :) … però quel tuo Blessed Be mi piace così tanto…

    un sorriso e scusate se non nomino nessuno di famoso, ma avevo soltanto un pezzo della mia vita da regalare, “live”

  • Vi0la

    mi si è perso il commento? -.-”

    (se si è la prova di quanto non abbia nulla di dgmatico il signor splinder, per esempio…)

  • anonimo

    Non ho capito se la prevaricazione dell’uomo sull’uomo è necessaria alla sopravvivenza della specie. Il mio dogma “intuito” mi dice che nell’essere tutti diversi alcuni sono più attratti dal male e dalla smania di prevaricazione, questo a prescindere dai sistemi di potere. Male non necessariamente significa uccidere o aggressione ma anche vivere in eterno conflitto che tuttavia pare faccia sopravvivere la specie umana.

    Almeno che non stiamo ragionando sulla perfezione.

    Voglio dire, temo che non si possa rapportare il male o il bene solo alla sopravvivenza o al principio di non aggressione.

    vincenzo

  • messier

    Perchè il bene dovrebbe essere preferibile al male ?

    Nessun tipo di dogma, per ottenere risposta.

    Il male incatena la verità per servire la menzogna; il bene incatena la menzogna per servire la verità.

    Ma qual è la verità e quale la menzogna ?

    I fatti, i fatti nudi e crudi, lo dimostreranno. Lo stanno già dimostrando. Si può scorgere dove e come opera il male, e così il bene. E siamo liberi di amare la menzogna, o la verità.

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  • ipsediggy

    >>il sapere “dogmatico”, indimostrabile, stava per divenire un ricordo del passato

    >>la modernità ha ribrezzo ed orrore del dogma, della verità indimostrabile.

    quanto vorrei fosse vero..

    (ché se fosse vero, sacra romana chiesa cattolica e apostolica non governerebbe ancòra – più o meno direttamente – nel moderno mondo occidentale)

    >>“Perché il bene deve essere preferibile al male?”

    può essere chel bene tenda alla conservazione/evoluzione mentre il male alla distruzione?

  • babilonia61

    Interessante, davvero interessante.

    Rino

  • Santaruina

    Ciao Vi0la; a parte che “cultura” l’è na brutta parola, mi premeva ricordare che la “preghiera in cambio dell’assoluzione” è una preghiera che sbaglia un po’ strada. :-)

    Vincé, forse il bene maggiore è quello che va oltre il proprio istinto di conservazione.

    Forse.

    Messier, i greci dicevano che madre del male è la menzogna.

    E male e menzogna non possono essere separati.

    Qualquna, un saluto anche a te :-)

    Ipsediggy, la Chiesa Cattolica, governa poco ormai, la vera Chiesa dispensatrice dei nuovi dogmi lavora nell’ombra, e non si fa riconoscere.

    Dogmi laici, parodia del Sacro, che si camuffano.

    Rino, sempre gentile. :-)

    Blessed be

  • Airel81

    carissimo, mi limito a dire la mia bassa opinione: quel che resta, tolto il dubbio, acquista più valore?

    Sono cristiano e credo in una certa utilità pedagogica del “dubbio”.

    Potrei sbagliarmi, ma dosato ed usato con intelligenza può essere un forte stimolo alla Ricerca (l’apologetica nasce per confutare dubbi).

    Certo, esistono risposte filosoficamente fondata pro e contro il dubbio… ma mi sembra tanto un vuoto ciarlare senza una vera meta. Come te, da dogmatico, abbraccio la mia verità. Fine.

    Un abbraccio carissimo :)

  • anonimo

    forse Nietzsche all’interno delle sue parole “il mondo delle apparenze é il solo mondo reale” “il mondo verità é solamente aggiunto dalla menzogna” sottintende per la maggior parte degli abitanti il pianeta terra che usano soltanto i sensi comuni abbastanza limitati e non hanno nemmeno il coraggio di “andare” sulla montagna sempre troppo mediocri…umano troppo umano…

  • Santaruina

    Probabilmente per Nietzsche oltre i “sensi comuni” esisteva ben poco.

    Airel, esistono dubbi e dubbi. :-)

    Blessed be

  • anonimo

    Sono d’accordo con Aire/81. Il dubbio, quello che spinge alla ricerca, è sempre costruttivo. Accettare supinamente i dogmi, senza cercare riscontri, porta alla stagnazione del pensiero. E’ quanto accaduto con la Chiesa e con coloro che li accettano senza fare riscontri con quanto dice la Bibbia. E’ quanto cerco di dimostrare nel mio blog stevensever.spaces.live.com. La mia casella è steven.sever@hotmail.it

    Ciao

  • Santaruina

    Ciao Steven.

    il punto della questione, a mio parere, è che il dubbio, se vissuto coerentemente fino in fondo, porta a dubitare del dubbio stesso.

    E’ la logica conclusione.

    L’affermare di non avere certezze è una certezza essa stessa.

    Blessed be

  • anonimo

    Lungi da me il voler polemizzare. Ma bisogna distinguere fra scetticismo ad oltranza e dubbio che deve spingere alla ricerca. Ti porto un esempio: i teologi cattolici affermano che Dio ha creato tutto dal nulla; nel contempo affermano che Dio è infinito e onnipresente. Se Dio è dappertutto, come fa a creare dal nulla visto che è onnipresente? Devo per forza arguire che non può aver creato dal nulla, ma ha tratto tutto dalla sua stessa essenza, dal suo Spirito. Quindi, il panteismo, Dio in tutto, negato dalla Ciesa è vero, perchè la stessa Bibbia lo conferma, basta cercare. Vedere il mio blog. Se vuoi, possiamo aprire un dialogo sui dogmi sul tuo blog. Ciao

  • Santaruina

    Non c’è nessun problema nel confronto tra diverse opinioni, anzi :-)

    Ritornando al tuo quesito, direi che il vero problema è proprio la limitatezza di quello che è diventata la cosiddetta filosofia occidentale.

    Dal mio punto di vista il suo enorme limite è il tentare di inserire nei propri schemi “logici” questioni che andrebbero analizzate attraverso un altro punto di vista, un altro linguaggio.

    Gli stessi termini “infinito” ed “onnipresente” sono del tutto astratti e fuori luogo all’interno della logica contemporanea, poichè esprimono concetti che quella stessa logica non è in grado di concepire.

    Tutto questo per dire che probabilmente questioni talmente complesse andrebbero studiate avendo come base un altro tipo di linguaggio, quello simbolico, in questo caso, allegorico ed evocativo.

    Un linguaggio di cui abbiamo perso le chiavi molti secoli or sono.

    Anche se non del tutto.

    Blessed be

  • anonimo

    PERCHE’ IL BENE "E’", E IL MALE SEMPLICEMENTE "NON E’"!

  • anonimo

    Nietzsche si pone la domanda sul bene e il male in relazione alla felicità o infelicità.Perché scopo della vita deve essere la felicità sempre e comunque?Dobbiamo imparare ad amare il dolore tanto quanto la felicità.il dolore è utile ha una sua funzione e importanza,bisogna accettarlo e amarlo,il cuore della filosofia niciana è un immenso dire Sì alla vita.
    Prima di arrivare alla costituzione di una propria morale l'individuo deve interrogarsi su tutto,questo è fondamentale secondo me

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