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-o- Too late to die young -o-
15 maggio 2007

La mente bicamerale

Perche’ è nato il concetto di Dio?
Andando oltre le favolette che si insegnano alle superiori (“i  rozzi primitivi non sapevano spiegarsi il fulmine e così inventarono Dio”), uno scienziato americano, lo psicologo e psichiatra Julian Jaynes si è posto questa domanda, e ha scritto un testo fondamentale: ‘Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza‘.
Jaynes era esperto in sindromi schizofreniche, professore di psicologia alla Priceton University.
La sua ricerca parte da una scoperta fondamentale: vi è una zona del cervello, nell’emisfero destro, completamente inattiva nelle persone sane, ma attiva nei malati di schizofrenia.
In sintesi.
Questa zona del cervello genera le “visioni” dei malati, allucinazioni visive ed uditive, e se stimolata le allucinazioni crescono di intensità.
Jaynes passa quindi ad un’analisi dei testi più antichi giunti fino a noi, in particolar modo dell’Iliade e della Bibbia.
Scopre che in questi testi arcaici i protagonisti dialogano abitualmente con le divinità, come se fosse normale avere un contatto diretto con loro.
Analizzando attentamente la Bibbia risulta inoltre evidente come la capacità di discorrere con la divinità si perda mano a mano che i testi si fanno più recenti.
Si parte dalla Genesi in cui Adamo discorreva con Dio per passare a epoche in cui Dio comunicava solo con i “profeti”, fino agli ultimi testi in cui gli uomini si disperano del fatto che Dio non faccia più sentire la sua voce.
L’ipotesi di Jaynes è la seguente: in epoche arcaiche quell’area dell’emisfero destro che genera le “allucinazioni” era attiva in tutti gli uomini, che interpretavano le voci che sentivano quali “la voce di Dio”.

Col tempo l’umanità cominciò a perdere questa caratteristica, diventata appannaggio di pochi “privilegiati”, che la società seguiva quali “guide” sacerdotali.
Questo passaggio è ben descritto nei testi arcaici.
Infine, con la civiltà classica la sezione del cervello in questione divenne del tutto inattiva, ad eccezione dei malati di schizofrenia che però non furono più in grado di accettare e comprendere le “voci” che sentivano.
L’ipotesi di Jaynes è affascinante, e suffragata da innumerevoli esempi in circa 600 pagine.
Descrive le “visioni” di molti suoi pazienti che nei momenti in cui si attiva la sezione del cervello in questione discutono in lingue scomparse o raccontano fatti di cui non dovrebbero essere a conoscenza.
Il tutto catalogato ed effettuato sotto le più strette “modalità scientifiche”.

Jaynes, da vero scienziato, crede che sia il cervello stesso a generare tali messaggi.
Io mi sentirei di aggiungere che esiste anche una piccola possibilità che quel segmento dell’emisfero destro che noi non usiamo più fosse quello che i nostri antenati utilizzavano per comunicare con il mondo superiore, capacità di comunicazione la cui perdita ci raccontano tutti i miti di tutti i popoli.
Come se l’umanità attuale avesse un senso in meno rispetto ai suoi avi.
E’ solo una ipotesi, ma da non scartare.

Discussione su Luogocomune
Alcuni paragrafi del testo di Jaynes
Il Dio cervello di Michelangelo

22 comments to La mente bicamerale

  • piccolozaccheo

    E’ precisamente in questa direzione che vanno gli studi del “Context Group”, in particolare di John Pilch, Bruce Malina e John Neyrey: questi studiosi cercano di applicare in chiave interdisciplinare i risultati delle scienze sociali, dell’antropologia e delle neuroscienze allo studio del cristianesimo delle origini e delle civiltà del Mediterraneo antico, con ottimi risultati. In Italia (ma anche in Europa, generalmente) sono conosciuti pochissimo. Ed è un vero peccato.

  • ikalaseppia

    Ancora una volta: in un mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso.

    Dal punto di vista tradizionale, qualsiasi scoperta scientifica di questo tipo non aggiungerà nulla a ciò che è già noto.

    In pratica però potrebbero stimolare la ricerca di nuove droghe per accedere agli stati superiori dell’essere. Ed ecco servita la Controtradizione di un nuovo strumento. Ti sei mai chiesto cosa significa il fatto che titani e giganti tentino di assaltare il cielo? Una scalata non autorizzata, fa sempre una brutta fine.

  • babilonia61

    Interessante post che mi lascia perplesso. Leggo e rileggo per cercare di capire: Dio è un concetto?

    Rifletterò meglio stasera.

    Felicità

    Rino, stanco.

  • anonimo

    Chi era veramente YHWH, il dio degli Ebrei (Habiru), il cui nome è stato tradotto con “Io sono colui che è”; “Io sono colui che sono”; “Io sono colui che fa essere”?

    È ovvio che YHWH non era né è Dio; era, invece, in un certo senso, uno dei tanti “dèi” medio-orientali, associati al fulmine, al tuono, alla tempesta ed alla luce, un nume non molto diverso da Iuppiter. Non mancano gli studiosi che associano il nome YHWH alla radice Iov, da cui discende l’italiano Giove. Questo “dio” crudele, geloso, volubile e detestabile in sommo grado, da un lato, non coincide con gli Elohim biblici (Elohim vale “gli dèi”; Antoine Fabre d’Olivet lo rende con “Lui-gli-dèi”), dall’altro non si può identificare con il Dio del Nuovo Testamento.

    Lo scrittore Alan Alford ritiene che YHWH sia il dio sumero Ishkur, figlio minore di Enlil. Questa ipotesi è importante: in primo luogo, perché connette, a mio parere, in modo corretto, la cultura sumerica con quella ebraica (non è forse casuale l’assonanza tra Nibiru e Habiru, ossia Ebrei) e poiché declassa l’Altissimo a… semplice esponente di quella “bella famiglia” degli Annunaki, ossia ad essere assai longevo e potente, ma che non possedeva alcunché di divino. Il nome Ishkur dovrebbe significare in sumero “Lontane contrade montagnose”. Ishkur era adorato, tra gli altri, anche dal popolo indoeuropeo degli Hittiti col nome di Teshub, dio della tempesta, riprodotto spesso mentre brandisce un fulmine. Secondo Alford, anche il dio di Macchu Picchu era Ishkur.

  • Santaruina

    per Rino: l’incipit di questo post si rifaceva ad una domanda di un utente di Luogocomune, che si chiedeva appunto nessuno si chiede da dove origini il concetto di Dio?

    Jaynes tenta di dare una risposta consona al pensiero “scientifico” contemporaneo, la mia valutazione sul quale è in totale accordo con quella di Ika.

    Ed in effetti, persino le droghe “psichedeliche” in uso in alcune popolazioni, altra funzione non hanno che attivare certe zone del cervello “dormienti”, che permettono di rendere “visibile” ciò che altrimenti, pur reale, risulta non-visibile.

    Ma come si diceva questo è un processo spesso “contrario”, come si ricordava.

    Personalmente seguo con curiosità gli sviluppi della ricerca contemporanea, come quelli di cui parlava il Piccolo Zaccheo.

    Se non altro perchè qualche dubbio viene istillato.

    Blessed be

  • Samael

    Uh… un libro pubblicato da Adelphi…

    Che abbia ragione Blondet ? :P

  • Santaruina

    Gli Adelphi selezionano sempre con cura i testi da pubblicare ;-)

    Blessed be

  • iperhomo

    Bello il post, ma ancor più bello il commento di Ika.

    A presto. Ipo

  • ikalaseppia

    prego Carlo di cancellare il post precedente,

    Per un’altra campana sugli “adelphi della dissoluzione” consiglio la lettura dell’articolo di Antonello Balestrieri “Intorno alla «dissoluzione», ovvero: i detrattori di René Guénon parlano anche italiano” nella sezione studi tradizionali del sito:

    http://www.zen-it.com/

    Mi sembra importante per chi si occupa di complotti avere una visione d’insieme più vasta. Ricordando che le pedine più pericolose spesso sono in “buona fede”.

  • Santaruina

    Grazie Ika per la segnalazione.

    Avevo seguito lo scambio Blondet zen-it all’epoca della diatriba sul caso Adelphi.

    Personalmente direi che il libro di Blondet rimane un ottimo libro, che si può apprezzare anche senza condividere in fondo la visione dell’autore.

    Libro prezioso innanzitutto per le informazioni che raccoglie, e che Blondet ha il merito di segnalare.

    Il disegno di fondo tratteggiato è poi tutt’altro che fantasioso, anzi.

    Sul fatto che Blondet consideri “demoniaco” tutto quello che ha a che fare con “l’esoterismo”, quella è una sua opinione che si può anche non condividere, ed è una opinione che purtroppo accomuna il “mondo cattolico” dei giorni nostri.

    La debolezza della Chiesa origina anche in questo, ma questo è un discorso molto più ampio.

    In sintesi, un testo può risultare utile anche se le opinioni dell’autore non si condividono, semplicemente separando queste opinioni dai fatti esposti.

    E il caso dell’Adelphi di Blondet, e del “Crollo della mente Bicamerale”, per tornare in tema con il post.

    Blessed be

  • anonimo

    E’ senza dubbio possibile che un autore dica delle cose interessanti e dia spunti valide, sebbene le sue prospettive possano essere riduttive o questionabili, ed è il caso sia di Jaynes che di Blondet, quest’ultimo affine ad un certo Cattolicesimo che ha in avversione l’ “esoterismo”, del quale si costruisce una versione caricaturale, una “simia philosophiae” che poi fa corrispondere alla cosa in esame.

  • Santaruina

    Esatto, la questione è sempre quella di separare le opinioni dei vari autori dalle informazioni che forniscono.

    Blessed be

  • anonimo

    Tra i libri che ho trovato portare dei contributi, sebbene *non del tutto* condivisibili, questo è interessante:

    http://www.lulu.com/content/552840

    Si tratta di uno scritto un poco polemico, da d’spirazione “guénoniana”, non “guénonista”, con il qual termine intendo *fan* di Guénon, che, più che altro, hanno rovinato la ricezione di Guénon.

    Si tratta, nello specifico, proprio di Alice Ann Bailey, fino allo Pseudo-Maitreya, come vi si dice. Trattazione approfondita di un tema che si presenta fra i link di quest’interessante blog, sebbene il punto di vista sia piuttosto diverso.

    Interessante anche questo: http://www.lulu.com/content/550730 , riflessione approfondita sia sulla “deriva” islamistica, sia un tentativo, nella seconda parte, di riesaminare l’Opera di Guénon, in relazione alla “Questione dell’élite”.

    Un tentativo. Rimane sul piatto, però, il problema: come ri-costruire una visione generale, che poi è ciò che l’autore in questione tenta, con risultati vari.

    Ci sono cose buone qui e là. Ma la “visione generale”?

    A me sembra, osservazione “personale”, che *qui*, su questo punto, vi sia il nodo ancora da sciogliersi.

    Su tutt’altro piano, del simbolismo, qualche spunto interessante lo ritrovo in: “Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre chiese”, Vozza Editore 2007. Si riprende ed applica parzialmente il “metodo” di M. Schneider nel suo “Pietre che cantano”.

  • Santaruina

    Mi sembrano trattazioni importanti.

    Alice Bailey e il suo maestro etereo tibetano che le suggeriva gli usi salvifici della bomba atomica, e di come la morte di qualche miliardo di persone potessero aiutare a rigenerare l’umanità mi stanno particolarmente “a cuore”…

    Grazie per le segnalazioni. :-)

    Blessed be

  • alcr

    Jaynes da una spiegazione. Del resto perchè non pensare a come l’astrazione si fa strada nella nostra mente? E’ più astratto un lontano ricordo o un concetto?

    E se Platone fosse stato uno di quelli in grado di “parlare” con la parte del cervello che Jaynes evidenzia? Non è quella la fonte di idee astratte, simboli e concetti superiori?

    Noi siamo in parte anche quello che i nostri progenitori sono stati.

    Jaynes in fondo può anche farci pensare che l’approccio magico sia soprattutto l’utilizzo controllato non di stati di coscenza alterati, ma di stati di ipercoscenza.

    Una sorta di attività schizoide controllata.

    Come quando si incontra un’altra persona nel sogno.

    Bel blog, mi piace

  • Santaruina

    Ciao Alcr, ti ringrazio.

    Se Janes avesse visto giusto, si aprirebbero scenari interessanti, sul nostro passato.

    Forse davvero abbiamo “qualcosa in meno”, rispetto a chi ci ha preceduto.

    Blessed be

  • anonimo

    Ciao Carlo continuando a percorrere il tuo sito mi sono imbattuto in questo post. Complimenti per la segnalazione, non sapevo di questa ricerca…è un altro tassello che si aggiunge.

    Ho di recente letto un libro chiamato Entanglement (di Teodorani) che raccoglie tantissime testimonianze autorevoli in campo scientifico (tra cui anche di Penrose). ad un certo punto parla proprio di una cosa molto simile per quanto riguarda il funzionamento del cervello, che “legge” delle informazioni che non sono presenti fisicamente nella nostra testa, ma per farla semplice si connette ad una sorta banca dati universale (e i paralleli con Jung sono d’obbligo). I “momenti di coscienza” del cervello sarebbero come dei veri e propri collassi della funzione d’onda, alterabili in stati di coscienza particolari, come meditatori o stimolati da LSD e droghe analoghe.

    Anche Bohm parla di una cosa molto simile nella sua concezione olografica dell’universo..

    È noto come molti personaggi fondamentali nella storia dell’umanità siano stati ispirati da “visioni”, sogni, o intuizioni illuminanti. Si può un grave errore è stato quello di separare le due funzioni principali del cervello (intuitiva vs razionale), negando l’armonia complementare della sua funzione totale. E così i visionari sono schizofrenici totalmente a-razionali e il mondo si regge su una razionalità assolutamente cieca (e non è solo il sonno della ragione a produrre mostri…).

    Per concludere ti riporto un link tratto dall’autobiografia in inglese di Tesla (una volta c’era anche la traduzione in italiano ma non la trovo più). come puoi scoprire nel capitoletto sulla gioventù parla delle sue visioni rivelatorie, molto interessante.

    http://www.amasci.com/tesla/biog.txt

    un saluto,

    Pòl

  • Santaruina

    Ciao Pol

    grazie a te per le segnalazioni.

    E’ un campo questo in cui l’approccio scientifico ha molto da investigare, e tante sembrano essere le sorprese che man mano si rivelano.

    Personalmente, l’idea di una connessione più complessa andata persa tra i due emisferi mi pare una ipotesi da non escludere a priori.

    Blessed be

  • Stella

    L’idea che io mi sono fatta è che se effettivamente fosse così, sarebbe anche più chiaro il ruolo avuto da Cristo: visto che noi non comprendiamo più il linguaggio divino, di buttarci sull’Amore. Perchè solo l’amore è il ponte tra cielo e terra. Solo attraverso quello si rinizia a comprenderne qualcosa.

  •  

    E’ una bella immagine, ed esprime una grande verità.
    L’amore però ha 99 forme, ed alcune sono più arcane del linguaggio divino che abbiamo smarrito.
    In ogni caso, ed in ogni sua forma, resta l’unica via da percorrere.

    Blessed be

  • Stella

    C’entra qualcosa coi 99 nomi di Allah?

    “L’amore però ha 99 forme, ed alcune sono più arcane del linguaggio divino che abbiamo smarrito.”
    Dami una fonte di questo. Need to read! :) 

  • Mi sa che dovrò deluderti, Stella :-)

    Ho scritto di getto e mi serviva un numero che rendesse l’idea delle innumerevoli forme dell’amore.

    Ho scelto 99 perchè è il numero che esprime un tot indefinito, e sopratutto perchè 99 sono i nomi di Dio, e i nomi di Dio sono direttamente collegati con le espressioni dell’amore.

    A presto

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