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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
22 febbraio 2010

La recinzione



“Tutto giusto, analisi condivisibile: ma nel concreto, cosa si può fare?”
Si tratta di una domanda che puntualmente si ripropone, in luoghi come questo, ed è giusto che sia così.
L’analisi e lo studio di ciò che ci circonda sono passi indispensabili, ma tutta la comprensione possibile avrebbe poco senso se non si dovesse tradurre in una sorta di azione, in un certo momento.
Ma che tipo di azione?
Per quanto ci possa piacere o meno, la risposta a questa domanda non può che essere personale.
Ognuno interpreta in maniera diversa la realtà che lo circonda, ognuno ne è toccato in maniera differente.
C’è chi ha il sonno agitato pensando alle iniquità del mondo, chi soffre anche fisicamente osservando l’inganno in cui siamo immersi; e c’è chi in questo inganno tenta di sopravvivere al meglio.
Ognuno, a seconda della sua inclinazione, del suo coraggio, delle sue debolezze e dei suoi compromessi, decide il ruolo da intepretare in questo palcoscenico.
Qualcuno poi rimane indietro, e si sofferma più del dovuto ad osservare il velo.
Che fare, quindi?
La risposta, ancora una volta, sarà individuale.
Quello che segue fu uno dei primissimi brani che pubblicai in questo blog, più di tre anni fa, ormai.
Per chi ancora non lo conoscesse, ritengo si tratti di una lettura preziosa.

 C’era una volta un leone, che venne catturato e rinchiuso in una grande gabbia: con sua grande sorpresa, trovò dei leoni che vi erano rinchiusi da anni, alcuni persino da tutta la vita, essendo nati e cresciuti là dentro.
Presto imparò a conoscere le attività sociali che si svolgevano all’interno del recinto.
I leoni si riunivano in gruppi.Un gruppo, ad esempio, era costituito da leoni desiderosi più che altro di stare in compagnia; un altro gruppo si dava la pena di organizzare spettacoli; un altro ancora si occupava di attività culturali, avendo per scopo la conservazione dei costumi, delle tradizioni e della storia del tempo in cui i leoni erano liberi; altri gruppi erano religiosi, e usavano riunirsi prevalentemente per comporre e cantare canzoni commoventi, che parlavano di una futura giungla senza recinzioni; altri gruppi attiravano i leoni con velleità artistiche, o leoni letterati; altri ancora avevano intenti rivoluzionari, e si riunivano per complottare contro i carcerieri o contro altre associazioni di ribelli; v’erano poi gli adoratori della gabbia, ed altri, infine, che ne contestavano la stessa esistenza.
Ogni tanto scoppiava una rivoluzione, un gruppo veniva sopraffatto da un altro, oppure venivano uccise tutte le guardie e poi sostituite da altre.
Guardandosi attorno, il nuovo venuto osservò un leone che stava in disparte, assorto nei propri pensieri, e che non sembrava appartenere a nessun gruppo.
La sua presenza destava impressioni contrastanti, dall’ammirazione alla diffidenza.
Egli disse al nuovo arrivato: «Non unirti stabilmente a nessuno di questi gruppi.
Si danno da fare per molte cose, alcune anche buone, ma ne trascurano una ch’è davvero essenziale».
«E quale sarebbe?», domandò l’altro.
«Esaminare la natura della recinzione»

Segnalato dal Piccolo Zaccheo

39 comments to La recinzione

  • anonimo

    É appena terminato il film kundun dovrei essere ispirato… sob!
    La prima parte la capisco bene, ma il racconto mi è ancora di difficile comprensione, devo porre delle domande:

    Non siamo tutti nati all’interno della gabbia?
    Chi è stato catturato è messo nella gabbia non dovrebbe già conoscere la natura della gabbia?

    Anche per il mito della caverna non ho mai compreso l’inizio, perché imprigionare?

    Noi (purtroppo) teniamo i leoni negli zoo perché?
    non per studio ne protezione, ma per "esporre" e educare i visitatori, ed è per me cosa incomprensibile, forse per questo non concepisco la "natura" della gabbia.

    La natura è la "forma" ma può indicare anche la "nascita" della gabbia, il motivo della sua esistenza, il leone che viene catturato può non capirne il motivo ma la sua forma e esistenza dovrebbe comprenderla, e anche se conoscesse motivo cosa gli servirebbe?

    Ciao da ghibli confuso (molto)

  • anonimo

    salve
    mentre il leone è stato "messo" in gabbia, l’ uomo si crea , da solo, le propie barriere.
    si crea da solo le propie paure, i propi limiti.
    cosa è che fa crollare le barriere?
     la consapevolezza di ciò che si è.
    il dramma dell’ uomo nasce dal fatto che ignora, ossia non conosce.
     per cui tende a cerca all’ esterno la risposta ai propi problemi, alle  propie paure.
    si perde consapevolezza, si perde dignità, ogni qualvolta accettiamo il pensiero altrui, accettiamo ,per scontato tutto ciò che ci perviene dall’ esterno.
    la vita è l’insieme di  ogni possibilità, per cui, troveremo sempre ciò che scegliamo.

    saluti
     franco

  • anonimo

    Io ci provo… sono giovane e potrei avere una visione distorta , ma ecco la mia lettura.

    Nasciamo all’interno della gabbia, ma per molti è l’unica realtà possibile, non si immagina un mondo senza gabbia. Chi è catturato deve decidere tra una vita più solitaria, controcorrente, alcune volte emarginata, ed una vita più facile, omologata in cui si occupa il tempo con obiettivi ingannevoli. 

    Perché imprigionare? Per dare un senso collettivo, una direzione alla massa, a volte per mero sopruso. Chi imprigiona? Un’elite di illuminati che detta le regole. Il tutto parte da una assunzione di superiorità (del tutto sindacabile).

    La gabbia si materializza attraverso pensieri collettivi spinti da mainstream, morali, dogmi, non è chiara la sua esistenza tutti; non è direttamente percepibile. La consapevolezza della sua esistenza e dei motivi per cui è stata creata si possono sfruttare per prendere in mano la propria vita e mettere la propria firma sui geni della nostra civiltà. 

  • anonimo

    " ma a cosa serve esaminarne la natura?"

    " chiaramente a rimuoverla "

    " allora una volta che saprà in cosa consiste cosa farà? "

    " nulla "

    " come nulla? "

    " esattamente "

    " ed allora cosa esamina a fare la natura della gabbia?"

    " la esamino per rimuoverla come ti ho già detto "

    " ma se non serve a niente che la esamina a fare? "

    "chi ha mai detto che non serva a niente? "

    " ma se non si può distruggere questa gabbia non è meglio dedicarsi ad altro"

    "  per un unico motivo figliolo. Scoprire che essa non esiste "
    —-
    "come si può fare?"

    e questa è un’altra storia :D

  • anonimo

    stai dimenticando che la dentro c’è pure il leone "complottista"… no?

    passava giorni e giorni a osservare il mondo che lo circondava intessendo immaginari universi dove la sua vita acquistava un’emozione in più… della serie  "Ho visto cose che voi umani…"

    Sursum Corda

  • Santaruina

    Sursum

    a dire il vero avevo parlato anche di quello.
    Solo che non era un leone, ma un tacchino.

    ________________________________

    Ghibli
    Non siamo tutti nati all’interno della gabbia?

    Forse no, forse nella gabbia ci entriamo ad un certo momento della nostra vita.
    Nel momento in cui ci viene data una carta d’identità, ci viene assegnato un codice fiscale, diventiamo "cittadini", nell’accezione moderna del termine.
    Oppure, da un punto di vista più profondo, quando iniziamo a credere che il "successo" è l’avere, quando il nostro orizzonte si riduce alla piccola realtà materiale che ci circonda.
    Anche questa è una "recinzione".

    _________________________________

    Franco
    sono condivsibili le tue parole.
    Ma ci sono reciznioni che ci creiamo noi, ed altre che ci costruiscono intorno.
    A presto

    ________________________________

    La gabbia si materializza attraverso pensieri collettivi spinti da mainstream, morali, dogmi, non è chiara la sua esistenza tutti; non è direttamente percepibile.

    Anche questa mi pare una buona lettura.
    Esaminare la natura della recinzione significa anche questo: rendersi conto che non si tratta solo di cancelli e sbarre "materiali"

    ________________________________________

    per un unico motivo figliolo. Scoprire che essa non esiste

    Qui siamo a livelli ancora superiori :-)
    (there is no spoon…)

    Blessed be

  • Santaruina

    Sursum

    a dire il vero avevo parlato anche di quello.
    Solo che non era un leone, ma un tacchino.

    ________________________________

    Ghibli
    Non siamo tutti nati all’interno della gabbia?

    Forse no, forse nella gabbia ci entriamo ad un certo momento della nostra vita.
    Nel momento in cui ci viene data una carta d’identità, ci viene assegnato un codice fiscale, diventiamo "cittadini", nell’accezione moderna del termine.
    Oppure, da un punto di vista più profondo, quando iniziamo a credere che il "successo" è l’avere, quando il nostro orizzonte si riduce alla piccola realtà materiale che ci circonda.
    Anche questa è una "recinzione".

    _________________________________

    Franco
    sono condivsibili le tue parole.
    Ma ci sono reciznioni che ci creiamo noi, ed altre che ci costruiscono intorno.
    A presto

    ________________________________

    La gabbia si materializza attraverso pensieri collettivi spinti da mainstream, morali, dogmi, non è chiara la sua esistenza tutti; non è direttamente percepibile.

    Anche questa mi pare una buona lettura.
    Esaminare la natura della recinzione significa anche questo: rendersi conto che non si tratta solo di cancelli e sbarre "materiali"

    ________________________________________

    per un unico motivo figliolo. Scoprire che essa non esiste

    Qui siamo a livelli ancora superiori :-)
    (there is no spoon…)

    Blessed be

  • Santaruina

    Sursum

    a dire il vero avevo parlato anche di quello.
    Solo che non era un leone, ma un tacchino.

    ________________________________

    Ghibli
    Non siamo tutti nati all’interno della gabbia?

    Forse no, forse nella gabbia ci entriamo ad un certo momento della nostra vita.
    Nel momento in cui ci viene data una carta d’identità, ci viene assegnato un codice fiscale, diventiamo "cittadini", nell’accezione moderna del termine.
    Oppure, da un punto di vista più profondo, quando iniziamo a credere che il "successo" è l’avere, quando il nostro orizzonte si riduce alla piccola realtà materiale che ci circonda.
    Anche questa è una "recinzione".

    _________________________________

    Franco
    sono condivsibili le tue parole.
    Ma ci sono reciznioni che ci creiamo noi, ed altre che ci costruiscono intorno.
    A presto

    ________________________________

    La gabbia si materializza attraverso pensieri collettivi spinti da mainstream, morali, dogmi, non è chiara la sua esistenza tutti; non è direttamente percepibile.

    Anche questa mi pare una buona lettura.
    Esaminare la natura della recinzione significa anche questo: rendersi conto che non si tratta solo di cancelli e sbarre "materiali"

    ________________________________________

    per un unico motivo figliolo. Scoprire che essa non esiste

    Qui siamo a livelli ancora superiori :-)
    (there is no spoon…)

    Blessed be

  • Santaruina

    Sursum

    a dire il vero avevo parlato anche di quello.
    Solo che non era un leone, ma un tacchino.

    ________________________________

    Ghibli
    Non siamo tutti nati all’interno della gabbia?

    Forse no, forse nella gabbia ci entriamo ad un certo momento della nostra vita.
    Nel momento in cui ci viene data una carta d’identità, ci viene assegnato un codice fiscale, diventiamo "cittadini", nell’accezione moderna del termine.
    Oppure, da un punto di vista più profondo, quando iniziamo a credere che il "successo" è l’avere, quando il nostro orizzonte si riduce alla piccola realtà materiale che ci circonda.
    Anche questa è una "recinzione".

    _________________________________

    Franco
    sono condivsibili le tue parole.
    Ma ci sono reciznioni che ci creiamo noi, ed altre che ci costruiscono intorno.
    A presto

    ________________________________

    La gabbia si materializza attraverso pensieri collettivi spinti da mainstream, morali, dogmi, non è chiara la sua esistenza tutti; non è direttamente percepibile.

    Anche questa mi pare una buona lettura.
    Esaminare la natura della recinzione significa anche questo: rendersi conto che non si tratta solo di cancelli e sbarre "materiali"

    ________________________________________

    per un unico motivo figliolo. Scoprire che essa non esiste

    Qui siamo a livelli ancora superiori :-)
    (there is no spoon…)

    Blessed be

  • anonimo

    Continuo con le domande, prima o poi farò quella giusta ^^"
    Non essendoci gabbie ma solo prigionieri, mi domando se le guardie siano altri leoni ma ritorno a chiedere perché imprigionare? domanda banale, ma pensando il livello di iniquità del mondo rimango  ingarbugliato nell’allegoria.
    ghibli ciao ^^

  • tristantzara

    Santa, hai mai riflettuto sul fatto di come saremmo messi oggi nel mondo se non fossero nell’intera storia del mondo a noi conosciuta esistiti tutti quegli uomini che hanno agito per il bene del prossimo invece che per un fine rivolto solo a sè stessi ? non stiamo forse nel punto più alto ad oggi possibile sebbene appaia intollerabile ?   

  • anonimo

    Rubacchiando un commento su LC.net posto di Goya: Il sonno della ragione genera mostri…
    « La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: assieme a lei è madre delle arti e origine di meraviglie. »

    http://img685.imageshack.us/img685/9539/sonnoeragione.jpg

    …penso che aiuti la comprensione del post, ma in realtà non credo ancora di aver capito…
    ghibli ^^

  • anonimo

    forse sono io un po’ cieco. ma la realtà mi sembra molto ma molto più banale di come la si dipinge in queste pagine comunque interessanti. mi sembra tutto un gioco… e perdonami se lo spero proprio, perché altrimenti sarebbe un incubo.

    Sursum

  • toporififi

    Mi sembra che il punto fondamentale da capire sia che la natura della gabbia risponda a diversi livelli di schiavitù cui corrispondono diversi livelli di libertà.
    Nella nostra condizione essere privati delle gabbie in senso assoluto corrisponderebbe ad una catastrofe, anche in considerazione del fatto che siamo tenuti insieme da una gabbia naturale che ci costituisce e unifica e da gabbie mentali su cui nonostante tutto facciamo affidamento anche se illusorie.
    L’aspirazione alla libertà, che è il fondamento di ogni autentica religione, lo è dell’uomo in generale, passa attraverso un percorso, attraverso gabbie, alcune delle quali sono provvidenziali e propedeutiche alla libertà e altre alla libertà si oppongono.
    Io credo che nel racconto dei leoni questo sia chiaro, quello che forse lascia più spazio ad interrogazioni è l’atteggiamento quasi rassegnato e forse indifferente del leone solitario, si sarebbe tentati di pensare che "la prende con filosofia".
    Il fatto è che non c’è simmetria tra schiavitù e libertà, sono dimensioni incomparabili e non misurabili con lo stesso metro, il passaggio da schiavitù a libertà è un salto qualitativo e non un’estensione delle possibilità.
    La meditazione della legge di Dio (e la sua messa in pratica) porta alla libertà, e la realizzazione di questa corrisponde alla assimilazione della legge che per questo stesso fatto si trasforma in libertà.
    Se consideriamo le grandi figure che hanno fatto questo, se leggiamo quello che ci hanno lasciato, abbiamo la misura della vastità assoluta della loro libertà e anche dell’austerità e della limitazione severissima cui hanno sottoposto la loro persona (o lasciato che venisse sottoposta).
    Io credo Che Carlo intendesse questo, nella gabbia stessa c’è il principio della libertà, "esaminare la natura della recinzione" significa entrarci per non esserne circoscritti e limitati.

  • anonimo

     Scusate… il SOGNO della ragione (cioè l’utopia) genera mostri.

  • anonimo

    Dall’alto della mia ignoranza sembra il riproporsi del mito della caverna di Platone con caverne confortevoli e con ombre ed echi provenienti dal mondo esterno diffusi via tv ovviamente interni alla comunità. Una risposta la da gia Platone stesso 2500 anni fa e non è molto incoraggiante: guai a scuarciare le illusioni che fasciano gli uomini, essi non tollerano le verità che rovesciano i loro comodi sistemi di vita….
    Insomma chiamiamola gabbia o caverna, simbolico o meno ma la domanda ha qualche millennio e da quello che ho capito non esistono le pillole rosse di matrix, quindi per ora o ci si arriva per la propria via o si rimane in caverna?
    DOT.

    ppss. riguardo al Video della Settimana: si sono stato mandato appositamente per impedirti  un atto sicurante negativo :D

  • anonimo

    C’è un baratro e si chiama in-finito.

    esso è

    in-dicibile
    impensabile
    incircoscrivibile
    inimmaginabile
    a-spaziale
    a-temporale
    estraneo alla successione
    privo di origine
    privo di fine
    senza inizio e termine
    indeterminato
    privo di parti
    indivisibile
    illimitato , “in ogni senso”
    indipendente

    Questo baratro è decrivibile solo apofaticamente.

    Ebbene, faccio una domanda… come potremo noi ritenere di esser tra noi diversi se questo infinito ha valore, dato che il nostro esistere, ( PER COME LO INTENDIAMO ) è la negazione di questi termeini su elencati?

    Ecco perché esisteva la religione, ed esisteva il simbolismo.
    Tutto era più accessibile, ed i vari gradi della liberazione erano accessibili via via.
    Oggi è meno accessibile.

    volevo infatti far notare una coasa molto importante:

    – i gruppi migliori rimangono sempre i gruppi che si dedicano ai propri egoistici interessi senza, altruisticamente, danneggiare e disturbare gli altri.

    Ecco allora che sono ben facilmente identificabili gli stronzi ossia i rivoluzionari, i padroni, i criminali e i fomentatori di stati d’animo negativi.

    La gente semplice, mai come oggi , è vittima del razzismo degli intellettualoidi.

    I genuini non sono diversi da chi esamina la natura della gabbia.

    COME chi la esamina scopre che essa non c’è…così coloro che vivono in tranquillità non considerano la gabbia dacché per loro non esiste.

    ECCO IL CRIMINE DEL COMPLOTTISMO, ecco perché sta diventando sempre più accessibile.
    I genuini ormai stanno scomparendo, gli allarmisti sono i creatori delle condizioni favorevoli all’instaurazione del New World Order.

    d.

  • anonimo

    Il commento 15 merita sicuramente riflessione.

    (Anche se usare il termine complottismo in tale contesto mi sembra un’impropria generalizzazione.)

  • anonimo

    Molto interessante la discussione :D
    Però come i filosofi studiano la vita sui libri senza viverla ci stiamo allontanando dalla realtà.

    In questo momento su rai3 parla delle orfane delle costa d’avorio che vivono con niente, mentre su rai2 abbiamo le ballerine sul ghiaccio che con gli sponsor tirano su 8 milioni di euro.

    L’unica cosa che ho capito è che sono un leone fuori dalla gabbia ma accanto ad essa, che tonto non si allontana da essa domandandosi perché, ma perché…

    ghibli sempre confuso ^^" ciao.

  • anonimo

    Invece in suggerimento da dove iniziare… linko a un’articolo recente tradotto su CDC.org dal titolo "pagare l’affitto per vivere su questo pianeta"

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6789

    ghibli ^^

  • anonimo

    in che senso scusa ?

    un saluto

    d.

  • anonimo

    @ d. specifica meglio chi e cosa ^^"
    (già che ci siamo complicati l’allegoria)
    ghibli

  • anonimo

    La gabbia e’ un’allegoria della condizione umana: e’ una prigione ed allo stesso tempo un comodo rifugio,  il dilemma da risolvere e’ arduo. Sicuramente uomo od animale che sia dipende da quanto sta rinchiuso nella gabbia (l’uomo ci sta oramai da molto tempo) in quanto l’ignoto e l’immensa solitudine da affrontare al di fuori e’ quasi impossibile per chi sia da troppo tempo tenuto in cattivita’. Il consiglio del leone che sta in disparte e’ saggio: per prima cosa esaminare la natura della recinzione e’ sicuramente un primo passo: se qualcuno ha il coraggio e laforza di fuggire puo’ trovare anche trovare una via d’uscita.

    Zodiacus  

  • anonimo

    …che nella realtà (penso) significhi rinunciare a quelle (false) comodità…
    Quando dico che sono fuori ma accanto intendo, che non ho mutui, leasing, cellulare, macchina, non ho un lavora a tempo pieno, non vado in chiesa, non guardo la TV/spot, non sono carnivoro (e per un leoncino è dura XD) ecc…

    Altra cosa è dirsi attivisti…
    ghibli

  • Santaruina

    Da come l’ho visto io il racconto può avere diversi livelli di lettura, come si diceva prima.
    Innanzitutto c’è il livello più prossimo a noi: la gabbia è il sistema politico in cui viviamo, i carcerieri che cambiano sono i diversi governanti e le diverse forme di governo che i pochi escogitano per asservire i molti, e così via.
    I gruppi di leoni rappresentano i diversi modi in cui gli uomini, a seconda del loro grado di "consapevolezza", affrontano la questione "politica" dell’assoggettamento.
    Ci sono coloro che se ne fanno una ragione e nella "gabbia" tentano solo di passare meglio che possono, coloro che servilmente supportano i carcerieri (coloro che negano l’esistenza della gabbia), e poi i rivoluzionari, che non ottengono mai nulla, se non un cambio di padroni.

    Il leone saggio invita ad esaminare la natura della recinzione, ovvero il modo in cui i pochi sanno sottomettere i molti, le tecniche di persuasione, la creazione di etat d’esprit, la propaganda.

    E poi c’è un secondo livello di lettura, più "filosofico".
    In questo caso la gabbia è l’intera realtà che ci circonda, per meglio dire tutto quello che ci tiene ancorati sul piano materiale e non ci permette di "elevarci".
    Come è stato fatto notare, questa visione ricorda la celebre caverna di Platone.
    Esaminare la natura della recinzione significherebbe in questo caso riflettere su cosa ci trattiene, sulla reale essenza di quello che sentiamo e vediamo.

    Ognuno ovviamente potrebbe avere anche altre opinioni sul significato della storia, ed anche più profonde.

    ______________________________

    A proposito del commento di d. (numero 15), si tratta di un altro discorso che periodicamente ritorna.
    In questo caso posso parlare solo per me stesso, non riconoscendo nemmeno il significato del termine "complottismo".
    Da parte mia, dunque, nessun allarmismo, e nessun canto di tragedia.
    Solo un invito ad osservare il velo, o la recinzione, se si preferisce.

    A presto

  • anonimo

    Mentre per la gabbia (o recinzione?) della mente più o meno tutti condividiamo lo stessa interpretazione è causata dall’ignoranza, di che natura è la gabbia del cuore?
    ghibli meno confuso :) ciao.

  • anonimo

    Caro Carlo pensavo al modo migliore a mia disposizione per commentare questo bel post, e per farlo mi sono venute in mente le parole di S. Panunzio, che ultimamente mi sta impegnando in bellissime letture.
    mi son soffermato su tre possibile "risposte" all’argomento individuate qua e là, due delle quali in linea con il tuo post: innanzitutto la più grande e più vera consolazione sta nel capire, quali che siano le situazioni che l’uomo singolo o collettivo stiano attraversando.
    Poi "le diatribe in corso non possono giungere a una sintesi da sè sole, ma impegnano tutti a partecipare allo scontro, almeno moralmente, in interiore homine, affinché la buona fede e la buona volontà siano riconosciute e premiate dall’alto."
    e infine, la via migliore per prepararsi "è pur sempre quella di vagheggiare con tutte le proprie potenze un disegno che sia il più bello, il più vero e il più giusto possibile", perché "ogni abbozzo genuino scarabocchiato qui in basso con mani non tremanti, ma trepidanti d’Amore, in qualche modo rivivrà".
    un saluto a tutti,
    Pol

  • anonimo

    Condivido in pieno il post…
    Riconoscere l’esistenza della gabbia è solo il primo passo….
    Grazie a internet ora è più facile raccogliere dati che dimostrano la sua esistenza…
    Ma ognuno la descrive per come personalmente la vede.. C’è chi si ferma ad un livelo meramente materiale e chi espande la propria visione a livelli più intangibili…
    Ma comunque rimangono solo parole che verrano interpretate in maniera diversa dalle diverse persone che ne verrano a contatto…
    Queste parole però possono essere molto importanti, possono fornire la base su cui costruire la propria idea e trovare la propria soluzione..
    Come dici giustamente tu l’azione è qualcosa di personale, che scaturisce dalla propria idea, dalla propria visione.. Per questo ritengo che sia molto utile allargare la propria visione, raggiungere la propria visione globale, in maniera da vedere la natura della gabbia e agire di conseguenza!

    Ho fatto un post sul mio blog a questo proposito in risposta a un comento ricevuto http://bollo82.blogspot.com/2010/01/la-ruota-del-criceto.html

    Salute
    Amos B

  • Santaruina

    di che natura è la gabbia del cuore?

    probabilmente sempre di non conoscenza si tratta, forse di natura diversa.

    __________________________

    Ciao Pol
    "ogni abbozzo genuino scarabocchiato qui in basso con mani non tremanti, ma trepidanti d’Amore, in qualche modo rivivrà".

    Un grande insegnamento, una bellissima prospettiva.
    Cercherò di ricordarlo.
    A presto

    _________________________________

    Ciao Amos
    grazie a te.
    Molto bello anche il tuo post sulle 5 scimmie, davvero acuto.

  • anonimo

    x ghibli : è vé ? eheheh

    per 16 e per Santa

    Il complottismo è a rigore denigrato perché esaspera. Per quanto sia erronea questa situazione, per quanto siano spregevoli ed infami degli atti criminali , essi sono ad esempio situazioni metafisicamente indispensabili.
    Ciò riduce in partenza la drammaticità della nostra epoca.
    Se ad esempio potesse la giustizia di colpo tornare, sarebbe infantile credere che ci troveremmo bene.
    Dovremmo rinunciare a molte cose e rimodulare la nostra vita; non che non ne valga la pena, ma appunto, comporterebbe pena dacché ogni cosa ha il suo prezzo…

    Ora.

    il Potere sistemico agisce come sa in base a quel che può.
    Non c’è niente di mostruoso, è ovvio semmai.
    Avendo rimosso il Kathecon ( l’ impero; ah sarebbe divertente poterne discquisire con  Rothbard…)  ed evirata l’intellettualità, lo sviluppo è semplicemente quello che doveva/poteva essere.
    Ciò è obbrobrioso, mostruoso, termini che uso anche io nel mio parlare, ma non in sé , dato che è scontato.

    Io credo che emettere questi giudizi morali sia cedere al sentimentalismo e ciò non va bene.

    Non affermo che si debba ignorare lo studio appunto, anzi, è vitale saperne sempre di più.
    Affermo però che non mi devo far dominare dalla negatività, che è diverso, ciò implica sapere che quel che accade non è buono né cattivo ma risponde a determinate Leggi.
    Assistenzialismo = deresponsabilizzazione.
    N.W.O e tutti i suoi scenari spantentosi = degenerazione tradizionale.

    Sapere tutto ciò non aiuta a vivere tranquilli, ma sapere tutto ciò permette di essere uomini.
    Questa è la bellezza della sfida della nostra epoca.
    Questa è la tristezza desolante della nostra epoca.

    E’ pur certo che per rimanere accesa, la fiaccola, ci vuole dell’attenzione individuale e su questo alcune volte mi inalbero.
    Ammonisco, come vengo ammonito.Ci ammoniamo da sempre ed è per questo che ci ritroviamo e ci supportiamo.

    Però oltre il vigilare…

    il "complottismo" ( si , sappiamo che il termine è improprio , mi interessa però che si capisca ) è denigrato perché ha motivo per esserlo, per i suoi vari epigoni.
    Per rimanere saldo deve basarsi sul vero ed andrebbero declinate alcune parzialità dello stesso anarco-capitalismo ( per 16 ) come la posizione qui espressa sulla massoneria ( per Santa )
    Il comun denominatore in questo caso è l’errore individuale che implica l’assunzione di un certo tipo di mentalità.
    Le varei mentalità non fanno che confermare il sistema.Molte mentalità sono meglio di altre, indubbio ; ma lo stato minimo torna sempre ad esser massimo…

    Oltremodo io stesso dico le mie corbellerie e com-partecipo a determinate suggestioni, o le subisco;  lo è per definizione per tutti noi.
    Forse a tale consapevolezza si riferiva san Paolo intendendo che l ‘Agapé copre una moltitudine di peccati – visto l’eclissarsi delle Scienzetradizionali ossia della verità.

    ( posso affermare che la scuola austriaca è una scienza tradizionale? eheheh )

    d.

  • anonimo

    @ d. mmmh… seeee… … ;)

    Diciamo che per confondere il cuore bisogna far leva sulle emozioni? pertanto un ruolo importante lo giocano musica, videogiochi, parchi divertimento (disney), ecc… ma anche con il distacco dalla natura, ormai molte emozioni sono dei "miti"

    Fra quanto finiremo in modalità resident evil? (se non ci siamo già) lol
    ciao da ghibli ^^

  • Santaruina

    d.
    comprendo molto bene il tuo punto di vista, e come potrai immaginare lo condivido in gran parte.

    C’è qualcosa, però, che mi lascia sempre un po’ perplesso in queste argomentazioni.
    Il fatto è che dovremmo avere già raggiunto una "consapevolezza" massima per poter realmente osservare la realtà dal punto di vista che descrivi.
    A quel punto, non saremmo certo collegati in internet a parlare tra di noi tra i commenti di un blog.

    Siamo esseri umani che sperimentano un particolare periodo storico, e ci dobbiamo fare i conti.
    Così come quello che viene chiamato "sentimentalismo", un errore tipico della modernità secondo gli studi tradizionali, non va confuso con l’autentico sentimento di condivisione con le sorti del mondo, o, per meglio dire, con la sofferenza degli uomini del mondo.

    Gesù stesso si è fatto carico di questo dolore ed ha com-patito con gli uomini.
    Nella sua predicazione poteva limitarsi a dire che il tutto faceva parte di un piano maggiore e che occorreva solo vedere il tutto da una prospettiva più ampia.
    Ovviamente anche questo faceva parte del suo messaggio, ma non per questo ha evitato di lenire anche i dolori terreni, come le malattie.
    Insomma, è cosa ottima studiare gli autori tradizionali e comprendere che vi sono realtà maggiori, ma occorre sempre ricordarsi che qui siamo uomini tra gli uomini, e il dorore del nostro prossimo è il nostro dolore.

    Qualcuno potrebbe chiamare questo "sentimentalismo",a me pare solo la prima legge della vita.

    A presto

  • anonimo

    Anch’io sono dell’idea che il sentimentalismo sia la prima regola prodotta dal primo "sentire" di questo mondo materico, attraverso i vari sensi filtrati dal cuore e non dalla mente, e come sappiamo è più forte alla nascita, che dopo in gabbia.
    Forse siamo da troppo in gabbia.
    Confondiamo, non abbiamo più la misura.
    Non sappiamo scegliere abbiamo paura di sbagliare.
    Altri invece pensano di imparare sbagliando.
    Quando invece dovremmo imparare degli errori del passato e cercare di evolverci, ricordandoci di come fin dall’inizio sapevamo sentire ciò che è tutto.
    ciao da ghibli ^^

  • anonimo

    E’ vero. Bisogna avere amore e conoscenza.Intelligenza e virtù.
    Senza l’una non si ha l’altra.

    Diamine.
    Come ti muovi ti sbagli; o te ne freghi o ti deprimi.
    E sbagli ancora di più.
    Ecco perché sottolineo appunto che non voglio fare la parte di quello che "annota" , non la voglio fare ma inevitabilmente non la posso che fare.
    E’ ipocrita in fin dei conti, e ho i miei difetti che mi spingono al riguardo.

    Grazie molte per la risposta Santa. Un salutone.

    p.s. non svagare però sul discorso massoneria… ;-) .
    Era per dire comunque, per far intendere. Non intenevo riaprire la questione, comunque ed in ogni caso.Non avrebbe senso.

    d.

  • Santaruina

    p.s. non svagare però sul discorso massoneria… ;-) .
    Era per dire comunque, per far intendere. Non intenevo riaprire la questione, comunque ed in ogni caso.Non avrebbe senso.

    Tanto prima o poi avremo occasione di riparlarne :-)

    A presto

  • anonimo

    :-)

    un salutone

    d.

  • Anonimo

    Il problema, non è morire, ma nascere. Comunque grazie Santaruina, mi hai aiutato a vedere nel buio.

  • Grazie a te per la tua gentilezza.

    A presto

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