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15 gennaio 2008

Meccanicismo e razionalismo

di René Guénon

Il primo prodotto del razionalismo, nel campo cosiddetto «scientifico», fu il meccanicismo cartesiano; il materialismo doveva venire solo più tardi, poiché, come abbiamo spiegato altrove, il termine, e ciò che esso rappresenta datano propriamente dal secolo XVIII; del resto, quali che fossero le intenzioni dello stesso Cartesio (ed infatti dalle sue idee spinte fino alle estreme conseguenze logiche si sono potute trarre teorie assai contrastanti fra loro), c’è pur sempre dall’uno all’altro una filiazione diretta.
[…]
La verità è che il materialismo rappresenta soltanto una delle due componenti del dualismo cartesiano, quella appunto a cui il suo autore aveva applicato la concezione meccanicistica; bastava quindi trascurare o negare l’altra componente, oppure, che è poi lo stesso, pretendere di ridurre a quella l’intera realtà per arrivare in modo del tutto naturale al materialismo.
Contro Cartesio ed i suoi discepoli, Leibniz ha messo assai bene in evidenza l’insufficienza di una fisica meccanicistica, perché questa, per la sua stessa natura, non può che render conto dell’apparenza esteriore delle cose, ed è incapace di spiegare alcunché della loro essenza vera; si può cioè affermare che il meccanicismo ha un valore unicamente «rappresentativo» e in nessun modo esplicativo: e non è esattamente questo il caso di tutta la scienza moderna?
[…]
Oltre al materialismo esplicito e formale esiste infatti anche ciò che si può chiamare un materialismo di fatto, la cui influenza si estende molto più lontano, se molte persone, che pur non si ritengono affatto materialiste, si comportano tuttavia come tali in ogni circostanza; tra questi due materialismi c’è in definitiva una relazione molto simile a quella precedentemente citata tra razionalismo filosofico e razionalismo volgare, salvo che il semplice materialista di fatto generalmente non rivendica tale qualità, anzi sovente protesterebbe se gliela si attribuisse, mentre il razionalista volgare, fosse pure l’uomo più ignorante in materia di filosofia, è al contrario il più pronto a proclamarsi tale, fiero del titolo piuttosto ironico di «libero pensatore», mentre in realtà non è che lo schiavo di tutti i pregiudizi della sua epoca.
Comunque sia, come il razionalismo volgare è il prodotto della diffusione del razionalismo filosofico presso il «grosso pubblico», con tutto ciò che la sua «messa alla portata di tutti» comporta, così il materialismo propriamente detto sta al punto di partenza del materialismo di fatto, nel senso che ha reso possibile quella generale condizione di spirito e ha effettivamente contribuito alla sua formazione; ma è fuori questione che, in definitiva, tutto si spiega sempre con lo sviluppo delle medesime tendenze costituenti il fondamento stesso dello spirito moderno

René Guénon, “Regno della Quantità e Segno dei tempi”, Adelphi, 1945

13 comments to Meccanicismo e razionalismo

  • Vautrin

    “si può cioè affermare che il meccanicismo ha un valore unicamente «rappresentativo» e in nessun modo esplicativo: e non è esattamente questo il caso di tutta la scienza moderna?”

    Contesto il “nessun modo esplicativo”, che sicuramente può valere per il meccanicismo, che comunque ha rappresentato uno sviluppo della cultura e della mentalità del tempo, anche se con occhi contemporanei può sembrare un approccio ingenuo ingenuo (come poter assimilare un orologio all’universo, seppur in grande approssimazione?).

    In effetti neppure Newton (così lontano e così vicino dal suo rivale Leibniz), che si spoglia delle vesti pesanti del meccanicismo, per elaborare la teoria della gravità, si limita, com’egli stesso ha scritto, a descrivere (esattamente e in termini matematici) un fenomeno senza darne però una spiegazione.

    Lo stesso Leibniz non lo comprese, proprio perché non riusciva ad individuare un rapporto “meccanicistico” tra due oggetti in attrazione gravitazionale, commettento l’errore di anteporre l'”esplicativo” al “descrittivo”.

    Einstein, a mio avviso, (sempre per rimanere in tema di gravità) compie un passo decisivo verso una spiegazione. Come dire: è ancora in parte rappresentativo, ma non è più “in nessun modo esplicativo.

    La teoria della relatività, qualcuno potrebbe dire, comunque non è esaustiva, pone, in realtà, altre domande. Ma c’è di nuovo che ha risposto alla domanda più difficile:

    perché?

    p.s. Ben trovato! :)

  • Santaruina

    Ben ritrovato a lei , Monsieur Vautrin.

    Non poteva che venire da te questo appunto pertinente. :-)

    Guénon scriveva queste parole negli inizi del XX secolo.

    Da allora il campo della scienza ha compiuto delle vere e proprie rivoluzioni, ma credo che la sua critica rimanga tutt’ora valida.

    In uno dei passaggi di questo capitolo che ho omesso Guénon continuava:

    … e non è esattamente questo il caso di tutta la scienza moderna?

    Non accade diversamente anche in un esempio molto semplice come quello del movimento, nonostante che esso sia quello che di solito viene considerato come suscettibile per eccellenza d’essere spiegato meccanicamente; una spiegazione del genere – dice Leibniz – non vale se non in quanto si consideri il movimento solo come un mutamento di situazione, per il quale, quando cambia la rispettiva situazione di due corpi, è indifferente dire che il primo si muove in rapporto al secondo, oppure il secondo in rapporto al primo, dato che vi è una reciprocità perfetta.

    Ma le cose cambiano quando si prende in considerazione la ragione del movimento, poiché, trovandosi questa ragione in uno dei due corpi, è quello soltanto che sarà detto muoversi, mentre l’altro svolge nel cambiamento intervenuto una funzione puramente passiva; ma ciò sfugge totalmente alle considerazioni d’ordine meccanico e quantitativo.

    Il meccanicismo si limita quindi in definitiva a dare una semplice descrizione del movimento, qual è nelle sue apparenze esteriori, mentre è impotente a coglierne la ragione, cioè ad esprimere quell’aspetto essenziale o qualitativo del movimento che è l’unico a poterne dare la spiegazione reale: e lo stesso avverrà, a maggior ragione, per tutte le altre cose a carattere più complesso e in cui la qualità predominerà ancor di più sulla quantità.

    Una scienza siffatta non potrà dunque avere alcun valore di conoscenza effettiva, nemmeno per quanto riguarda il campo relativo e limitato nel quale è racchiusa.

    E questo credo che sia un limite che ancora la ricerca scientifica non potrà risolvere, un campo che le precluso per definizione.

    Un caro saluto :-)

  • oscaraph

    Ottimo passo, questo del tuo commento, Santa. Il maestro vi si rfà ad Aristotele, per il quale le ragioni del movimento potevano esser solo due: attrazione o ritrazione/repulsione. Centrifuga quella e centripeta questa, dal punto di vista del soggetto attratto o ritratto; viceversa, dal punto di vista del soggetto attraente o ritraente, centripeta la prima e centrifuga la seconda.

    Che eleganza.

    Purtroppo non ho capito perché Vautrin dice che Einstein “ha risposto alla domanda più difficile”. Puoi aiutarmi?

  • Santaruina

    In effetti il buon Einstein con la sua opera introdusse solo degli ulteriori interrogativi…

    Blessed be

  • anonimo

    si,.Queste due fasi del movimento sono come passi di danza. Un flamenco che sfocia nell’attrazione o follia dell’amore, unica ragione dell’esistere. Al di fuori di questa ‘follia’, il soffio del Misericordioso, non c’è movimento, ma falsità rumore illusione…ciao w.j.

  • Santaruina

    un flamenco, esatto :-)

    Blessed be

  • Mithras

    Vorrei condividere alcuni pensierini su questo soggetto, alcune cose che mi stupiscono da molto tempo. No so se posso esprimermi bene in italiano, non essendo l’ italiano la mia lingua materna (e scusate per la tastiera senza accenti).

    Dunque…

    Interessante questa citazione di Guenon. E gia da tempo che voglio leggere il suo libro “Il regno della quantita” (li ho scaricati tutti, i libri di Guenon, in spagnolo, dal tuo link, grazie per il link). E un personaggio molto interessante, anche se non condivido molte delle sue idee.

    Ma c’ e un’ altra cosa un po’ sconvolgente qui, da notare. Il materialismo reduzionista e uno sguardo alla vita ed all’ uomo molto ristretto, molto dogmatico, molto ingenuo (anche se moltissimi dei suoi sostenitori si considerano estremamente non-ingenui), in fatti, e gia stato screditato da molto tempo, cento anni fa, da quando si e sviluppata la fisica quantistica ed i fisici hanno affermato che la materia e la stessa cosa che l’ energia.

    Da quel momento, anche dal punto di vista della scienza moderna (e no soltanto da quello della religione qualsiasi), il materialismo volgare puo liberamente essere considerato come una superstizione. Del resto, io personalmente ritengo che il materialismo che esculde tutta transcendenza era sempre intenibile, anche senza la fisica quantistica, perche il meccanicismo materialista spiega come vanno le cose nel mondo, descrive alcuni movimenti nello spazio come causati da altri oggetti o movimento, ma non dice niente sulla causa prima di tutto, sulle cause (possibili) non-materiali di tutto quello che si sta svolgendo nel mondo materiale.

    Dunque, io direi che esistono due materialismi razionalistico-meccanicistici (come anche tu dicesti, con Guenon): c’ e l’ uno filosofico, elevato, e l’ altro volgare. Il primo, per esempio, non parla della causa prima, dichiarandola di essere inconoscibile con metodi scientifici, mentre l’ altro dichiara – aggressivamente e dogmaticamente – che non c’ e nessuna realta spirituale, niente all’ infuori del mondo visibile, tattile, e la “prova” e che queste cose non possono essere provate dalla scienza empiristico-razionalistica. E questa, infatti, l’ essenza del cosiddetto scientismo. E questa concezione della realta (che e – a mio avviso – intenibile dal punto di vista del senso comune), cosi dogmatica ed esclusiva, ha in un certo modo conquistato l’ immaginazione popolare. Ne e sorta ancora una varieta dell’ ideologia, un materialismo ancora piu volgare, che viene diffuso dal sistema scolare e dai media. Si tratta di una concezione che neanche ha alcune pretese filosofiche, non si sforza di spiegare niente, ma semplicemente dice: “Questo e cosi e punto. State zitti voi che osate opporvisi. Il fatto che volete opporsi a questa concezione, vuol dire che siete degli oscurantisti…” E questo modo del pensiero viene inculcato all’ uomo massa, questo materialismo di quattro monete, che si considera nella “cultura” popolare come una posizione default, qualcosa di sottinteso. Tutta opposizione viene scartata oppure come “oscurantismo ed antiprogressismo”, oppure come discettazione intellettualistica oziosa, senz’ alcun riferimento alla vita reale.

    In dispetto alla scienza moderna, in dispetto al senso comune, in dispetto a molti filosofi moderni (la maggioranza tra loro non erano credenti o religiosi, ma agnostici ed anarchici, vedi Feyerabend ed il pensiero postmodernista) che hanno sufficientemente dimostrato l’ intenibilita dello scientismo, questa concezione della vita, dell’ uomo e del mondo viene ancora diffusa, divulgata, considerata come default. No soltanto nei paesi del comunismo reale (dove era una dottrina esplicitamente affermata dello stato, nonostante il fatto che il comunismo stesso contiene un mucchio di elementi mistici), ma anche, benche piu sottilmente, anche nei paesi del liberal-democratismo occidentale.

    Perche, mi domando?

    Si tratta di un’ ideologia semplicistica, da quattro monete, per tenere l’ uomo massa nell’ ubbidienza al potere costituito (lo stesso rimprovero che viene spesso, da “laicisti” militanti, rivolto alla Chiesa Cattolica d’ antan), che dichiara tutte le sue azioni come “razionali”? O perche sta alla basi dell’ economismo moderno, quanto nei paesi “comunisti”, tanto in quelli “capitalisti”?

    Essere (formalmente?) credente ed appartenire ad una chiesa qualsiasi non preclude molta gente dal credere nelle tesi di basi di questa visione del mondo. Vale sopratutto per vari protestanti, ma anche per moltissimi “cattolici.” E il materialismo di fatto, di cui parla Guenon. Non deve essere del tutto esplicito.

    E un vero totalitarismo.

  • Vautrin

    Oscaraph: cosa non hai capito? O eri ironico? :)

    Santaruina: condivido il giudizio sul meccanicismo, non sulla sua proiezione a tutta la scienza moderna… Sulla teoria della gravitazione e sulla relatività: aver posto altre domande non significa necessariamente non avere risposto.

  • anonimo

    …a volte coltivo l’imperfezione come necessità; segmento magico verso l’armonia. Poi cambio onda e mi alimento. Pausa di foglia, di sasso, di legno, di luce. Lo so, il suolo dell’ignoranza è talmente inspessito che nemmeno la pioggia della conoscenza puo penetrare nel sottosuolo della verità. Ma non è che apparenza. In realtà, c’è sempre la gocciolina magica che riesce di nascosto a penetrare l’impermeabile impenetrabile e possiamo cosi sdraiarci nella verticalità del Suo cielo…pieno di Alif. In questo momento i flamboyants sono in fiore. Tappeti rossi sul cielo, quando i petali stanchi cadono a terra disegnano arazzi. E’ per rapire i sogni al volo e portarli lontano-vicini…ciao w.j.iy

  • anonimo

    Ciao Carlo, ciao a tutti,

    vorrei ricordare in breve il ruolo Guénon:

    egli non è un filosofo che “pensa”,

    è un iniziato a cui è toccato il destino di trattare in modo autorevole (e soprattutto autorizzato) molti aspetti concernenti la metafisica, la Tradizione e l’esoterismo .

    Nella sua opera troviamo il più fedelmente possibile riportati dei dati di natura tradizionale che messi in relazione fra loro,

    studiati con la dovuta e necessaria guida di carattere spirituale, possono portare a qualche risultato, a qualche “comprensione” della metafisica.

    Essa è perciò l’oggetto dichiarato del suo studio, e non altro, se non in subordine ad essa.

    Vedere la sua figura come quella di un “filosofo” (ho persino letto, anni fa, “antropologo”) porta lontano dalla comprensione dello studio che ci ha lasciato.

    Studio che allo stesso modo va affrontato da chi volesse a sua volta affrontare l’opera in questione con il chiaro intento di occuparsi di matafisica e la conseguente predisposizione al rispetto delle sue gerarchie e delle sue regole .

    Partendo da qualsiasi altro punto di vista si rischierebbe di prender lucciole per lanterne,

    la stessa verosimiglianza di un errore “constatato” nella sua opera non farebbe altro che alimentare l’icomprensione della funzione dell’opera stessa.

    Questo non significa che sia Vangelo e che Guénon nel suo lavoro non abbia mai potuto sbagliare ma semplicemente

    – che per accostarsi inizialmente ad esso lavoro sia richiesto un intento e una propensione “verso” la metafisica,

    – che per approfondirlo sia richiesta una guida spirituale con la specifica funzione di saperlo interpretare,

    – che per comprenderlo sia richiesto il cosiddetto “gusto”, cioè l’esperienza reale e vera in ambito iniziatico e spirituale.

    Altrimenti si rischia di far scorrer fiumi di parole e una tale opera, che in ogni caso più che “letta” va “studiata”, porta talmente tanta acqua che ogni mulino potrebbe girare per anni ed anni ed anni ed anni ed anni ed anni…fermatemi.

    Lo dico senza intenti polemici, se qualcuno volesse proseguire ben vengano tutte le riflessioni, il blog non è certo un circolo iniziatico per cui c’è piena libertà d’espressione, volevo solo ricordare, da povero asino, quel poco che ho capito

    Ciao da ‘Umar

  • Santaruina

    Ciao Umar, capisco cosa intendi.

    Aggiungerei però che Guénon, primo fra tutti a mettere per iscritto certe riflessioni sulla Tradizione, fece in modo che certe conoscenze potessero essere avvicinate (ed ovviamente non ancora “comprese”) anche all’infuori dei circoli “iniziatici”.

    L’opera di Guénon può essere letta a diversi livelli, e vi persino l’uomo comune, non iniziato, lontano da ogni pretesa esoterica, come ad esempio io sono, vi può cogliere degli insegnamenti molto elevati, nel suo umile livello di comprensione.

    Questo vale in particolar modo per ” La crisi del mondo moderno” e il sopracitato “Regno della quantità e Segno dei tempi”, in cui argomenti di una enorme complessità vengono tratatti con grande maestria, permettendo anche a chi non possiede particolari conoscenze di riceverne comunque degli indubbi benefici.

    A presto :-)

    Signor Vautrin:

    aver posto altre domande non significa necessariamente non avere risposto

    molto vero, ma converrai con me che le domande emerse dagli sviluppi della scienza nel XX secolo ci hanno portato quasi ad una “rassegnazione” sulla possibilità di cogliere i fini ultimi degli eventi.

    Nel XIX secolo il mondo scientifico coltivava l’illusione di poter un giorno dare ogni tipo di risposta.

    Nel XX questa illusione è andata perduta, proprio in virtù delle nuove scoperte, che ci hanno dis-velato un universo molto più complesso di come appare, con delle regole che sfuggono alla nostra comprensione.

    E gli interrogativi di fondo, i “perchè”?, sono rimasti tutti.. :-)

    Blessed be

  • Santaruina

    Mithras, innanzitutto benvenuto. :-)

    Condivido il tuo intervento.

    E la cosa buffa è che il “materialismo volgare”, come lo chiami, domina ancora la mentalità della maggioranza delle persone, mentre le scoperte scientifiche che lo hanno ormai scalzato datano quasi 100 anni.

    Come se il senso comune ragionasse ancora secondo gli schemi mentali del XIX secolo…

    W.j.: non sai quanto apprezzi il tocco di poesia con cui sai sempre adornare queste riflessioni :-)

    Blessed be

  • oscaraph

    Per Vautrin (20).

    Scusa l’equivoco. Davvero non ho capito.

    Qual è la domanda più difficile? E qual è la risposta?

    Non voglio far ironia, è che – credimi – chiunque interpello si trincera dietro la formula magica “E=mc²” ed aggiunge che ciò spiega tutto.

    Se hai voglia, ti prego di darmi lumi.

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