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-o- Too late to die young -o-
6 febbraio 2008

Nuove tecnologie dal cuore arcano

L’uomo contemporaneo, a differenza dei suoi predecessori, il più delle volte ignora il funzionamento degli oggetti che utilizza.
E’ un fatto curioso, da un certo punto di vista.
Prima dell’era moderna gli oggetti d’uso comune non avevano segreti per chi se ne serviva, fosse stato anche il più umile dei servi.
Ed in effetti non vi era molto da capire nel funzionamento di un aratro, di un ago, di un mulino a vento.
Nei nostri giorni le cose vanno diversamente.
Siamo tutti circondati infatti da strumenti di cui ignoriamo essenzialmente la natura.
Sappiamo accendere un computer, programmare un registratore, possiamo asciugarci i capelli con il phon, mandare un messaggio con il telefono cellulare, ma quello che dentro questi apparecchi succede, ci sfugge.
Come agiscono le microonde?
In che modo i satelliti captano e restituiscono i segnali?
Come è strutturato un microchip?
Per la grande maggioranza delle persone, sono domande non semplici.
Io personalmente, con qualche sforzo, goffamente, potrei anche tentare di rispondervi,
Ho fatto fisica al liceo, mi tengo aggiornato, e probabilmente sarei in grado di abbozzare una risposta.
Ma in verità, il senso profondo di questi meccanismi, mi sfugge; potrei ripetere delle formule di cui ignoro il significato arcano.
Ad esempio, so scrivere al computer, ho anche imparato ad usare il codice html per modificare il templateblog, ma quello che accade dentro il processore, nel momento in cui schiaccio un tasto e contemporaneamente vedo apparire un segno sullo schermo, tutto questo mi è ignoto.
Per me si tratta di magia, nient’altro che magia.
Come è magia per me il premere un bottone e sentire della musica che fuoriesce da delle casse di legno.
Non ho ancora compreso come abbia fatto l’umanità ad imprigionare il suono per poi poterlo riprodurre a piacimento.
E penso che vi sia in fondo anche un senso di frustrazione, palese o meno, in ognuno di noi:  siamo dipendenti dall’uso di strumenti che qualcun altro ha studiato e creato per noi, strumenti che noi non saremmo in grado di costruire.
Perchè fondamento di ogni civiltà è il rapporto tra gli uomini e la conoscenza, una conoscenza diffusa, che permea le attività di tutti i giorni.
Una conoscenza che toccava tutti, anche i più umili, e che faceva di una cultura un bene comune.
Nel nostro tempo la cultura, vista in questa ottica, tocca pochi, mentre i molti usufruiscono delle conoscenze di una piccolissima minoranza.
Stiamo tornando selvaggi, forse.

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Magia.

25 comments to Nuove tecnologie dal cuore arcano

  • elwin

    la verità è che tutti noi sappiamo USARE la tecnologia ma riprodurra è cosa quasi “iniziatica” riservati ai Grandi Sacerdoti della Scienza… immagina un mondo senza corrente, sarebbe la fine, davvero. Tu dici che l’uomo potrebbe sopravivvere?

    Tanti millenni passati senza il frigo, la lavatrice, lavastoviglie, pc e company… son bastati 50 anni per renderci terribilmente vulnerabili.

    Abbraccio serale

  • Santaruina

    dici bene Elwin, basta un black out e torniamo ad essere del tutto selvaggi, nel panico più totale…

    Un abbraccio serale anche a te :-)

    Blessed be

  • iperhomo

    Chissà.

    Tra selvaggi, la magia appartiene allo stregone (che non è un mestiere da imparare, perché stregoni ci si nasce) e chi non è stregone sa fare, più o meno bene, quel che tutti i suoi simili sanno fare.

    Noi no. Siamo tutti specialisti. E chiunque può specializzarsi in qualcosa, a patto che sia un perfetto incapace in qualcos’altro. Naturalmente, finché non c’è un black-out o qualcosa di peggio. In questa evenienza, un selvaggio se la caverebbe benissimo.

    Certo, il riferimento a Blondet giustifica l’idea del selvaggio. Ma il selvaggio vero – ammesso che esista ancora – è ben organizzato, inquadrato in una rigida gerarchia, disposto al sacrificio (magari per salvare la sua comunità), insomma robusto sia di mente che di corpo. Non credo che possa soffrire il panico come noi. In fondo, lo conosciamo solo nei film, il buon selvaggio creato nell’800.

    Mi sa che perfino api e formiche, pur specializzate, sono meglio di noi. Quanto meno, sanno che chi nasce operaio non può diventare guerriero.

    Scusa lo sproloquio.

    Ciao. Ipo

  • anonimo

    arcano è il sogno, selvaggio è l’amore l’ultima goccia di vino non voglio propio perderla, ti prego non rovesciare il bicchiere! ciao! jam

  • anonimo

    proprio, proprio,proprio,…jam

  • qualquna

    fa molto riflettere questo post,

    abbiamo dei oggetti “moderni”, ma non sappiamo usare a tutte le sue funzione, come il pc, è infinto…

    con cell.possiamo fotografare firmare usare come pc, eletrodomestici…aquistandogli ci danno un libro a leggere per imparare ad usarli..

    ma mi impressiona piu’ di tutto il cellulare, che tutti hanno e usano, a poter parlare con intero monodo,

    tutte queste onde sopra di noi…

    mah!

    un sorriso

    e buona giornata!

  • messier

    geniale la conclusione…

    la cosidetta civilizzazione ha incardinato gli uomini al rispetto verso chi deteneva il monopolio della forza (i guerrieri), il monopolio della legge (il farazone il re eccetera) e il monopolio della conoscenza (il parlare con gli dei), la casta dei sacerdoti. Tutto questo, all’atto pratico, serviva a indicare dove e quando aprire i canali per irrigare i campi, e a come farlo. La delega del potere serviva a ricevere istruzioni pratiche, o qualcosa del genere.

    Oggi dove siamo arrivati ? Non percepiamo più la figura del legislatore, nè quella del sacerdote, nè quella del tutore dei confini. Abbiamo solo un virus nel computer e non sappiamo come toglierlo. Ma il bello è che non saprebbe farlo neanche il Presidente, o il Papa, o il Capo di Stato Maggiore… Perchè dunque la massa degli uomini non inghiotte le residuali figure che monopolizzano i poteri degli uomini ? Perchè il presidente il papa e il capo di stato maggiore non perdono tempo dietro a un virus informatico: staccano un assegno e si comprano un pc nuovo di zecca.

  • babilonia61

    E’ vero, è magia; magia come questo commento che da casa mia arriva nell’intero Universo di Internet; magia come parlare al telefono con amico che vive al Polo Sud; magia, come la vita sulla Terra, …

    Il resto è dipendenza dal magico.

    Felicità.

    Rino, immaginando la magia.

  • anonimo

    Quante lacrime inutili… Quanto piangersi addosso… Quanto guardare indietro…

    Non è a Oriente la salvezza. Le Origini non esistono. Non sono mai esistite. Almeno non così come ce le immaginiamo noi.

    Ottorino

  • arcangelica

    sotto molti aspetti stiamo ritornando selvaggi!

    la cultura e per pochi e l’informazione corretta per molti è un miraggio.

    da tutto questo macello umano solo pochi traggono profitto dellìignoranza di tanti

    non dimenticare che è in vigore a tutt’oggi la censura e che la nostra libertà è solo illusione momentania

    ciao benedetto

  • Santaruina

    Ipo, condivido, qual novità, le tue considerazioni.

    Ho usato il termine selvaggio proprio riferendomi agli articoli scritti da Blondet sulla questione, nonostante sia molto probabile si tratti di un termine improprio.

    La nostra è proprio l’epoca della iper-specializzazione, e penso anche ad grandi luminari che conoscono ogni dettaglio infinitesimo della loro materia e nel frattempo ignorano nozioni basilari in qualsiasi altro campo.

    Una conoscenza che serve a poco, a mio parere.

    Un caro saluto a te.

    Jam, ammirato …

    Qualquna, sembra in effetti che abbiamo il mondo a portata di mano, e non ci chiediamo nemmeno come questo sia possibile.

    Come se fosse “naturale”..

    A presto :-)

    Blessed be

  • Santaruina

    Messier, hai colto un passo importante.

    Oggi chi detiene le chiavi dei misteri è il tecnico, colui che comprende cose che al resto degli umani sono del tutto incomprensibili.

    Il tecnico potrebbe essere una figura molto importante, se non fosse che esistono migliaia di settori oggi in cui poter essere tecnici, di conseguenza anche il tecnico è dipendente da innumerevoli altri tecnici

    Il vero potere sta nelle mani di coloro che dei tecnici possono servirsi a piacimento.

    Una vera magia, gentile Rino, sembrerebbero i sogni del passato che trovano forma…

    A presto :-)

    utente anonimo, si tratta di semplici riflessioni, nulla più.

    E il passato non torna mai, e se lo fa sarà sotto forma di scimmia.

    Ciao Arcangelica,

    e la distanza tra i molti e i pochi sembra quasi crescere, nonostante queste nuove tecnologie, o forse grazie ad esse…

    Blessed be

  • arcangelica

    Santaruina ti conosco da poco ed è grazie a PaulTemplar che sono approdata al tuo blog

    forse dovrei sbucciare tra i post precedenti per conoscerti

    mi intrighi come soggetto ti tengo d’occhio ;-)

    kiss

  • chirieleison

    Mi piace questa visione romanticamente magica delle cose che non conosciamo. Dà un senso diverso alla semplice pressione di un bottone per vedere immagini o ascoltare suoni. E’ non perdere il senso tutto infantile dello stupore.

  • anonimo

    Caro Santaruina,

    si tratta di semplici riflessioni, che però da te e in altri posti che visito con diletto hanno la stessa nota dominante: che ci stiamo, piú o meno velocemente e tragicamente, allontanando da una Origine (io dico: sostanzialmente inventata) dove/quando tutto era più… (o se preferisci: meno…). Siete, ognuno a suo modo, cultori della Tradizione, più o meno sacra.

    È paura. Nuda paura, che porta all’illusione di conoscere meglio il passato che il futuro, anzi, che il passato sia più rassicurante del futuro.

    Ah, senza le diavolerie moderne sì che tutto era più autentico, diretto, salvo, afferrabile, bello, naturale…

    “Cultura condivisa”, “conoscenza diffusa”: ma quando mai?

    Quello che dici sui tecnici-sacerdoti è vero. Ma i sacerdoti, le élites, sono sempre esistiti, e pure i selvaggi (anche la vecchina che masticava il rosario a messa era una “selvaggia” di fronte al prete che le voltava le spalle, una non iniziata). Divisione del lavoro (non cospirazione).

    È davvero così importante sapere come funziona un telefonino? Conoscere il latino?

    O stipuliamo un patto, dove ognuno riconosce di non sapere tutto e si dedica a quello che gli interessa, fidandosi di quello che dicono e fanno gli altri per lui (senza pensare che sia magia, magari nera), oppure naufraghiamo allegramente nell’assurdo.

    Io preferisco fidarmi di quello che vedo, anziché sospettare di tutto, anche e soprattutto di quello che non vedo.

  • PerlaBronzea

    La bellezza sta nel fatto di non sapere nulla di ciò che sta oltre.

  • Santaruina

    Ciao Arcangelica, ti ringrazio :-)

    a presto allora.

    Chirieleison, alla fine il senso dello stupore è la strada che ci indirizza alla conoscenza.

    un saluto a te :-)

    Perla distante, e direi anche nel tentare di scoprirlo, quello che sta oltre.

    Blessed be

  • Santaruina

    anonimo del commento 16 (un nome? :-)

    ognuno ha le sue preferenze e sceglie come meglio impostare le su riflessioni.

    Tu dici che preferisci fidarti di quello che vedi, ed in questo modo concedi grande fiducia ai tuoi sensi.

    D’altra parte tutti possono osservare come sia il sole a girare intorno alla terra.

    Il puntare tutta la conoscenza sui 5 sensi è una caratteristica dell’epoca moderna.

    E’ una convenzione.

    Il fatto che i cinque sensi possano essere limitati non viene preso in considerazione, altrimenti l’intero paradigma crollerebbe.

    Trattasi di dogma, in altre parole, forse anche legittimo, ma che andrebbe riconosciuto come tale.

    Parli poi di una presunta “nostalgia dei tempi andati”.

    Personalmente ho sempre trovato limitante il sognare di recuperare un passato ormai andato, o il rimpiangerlo.

    Si vive, volenti o nolenti, in questo presente.

    Questo però non impedisce di dedicarsi allo studio del passato stesso, e alla disamina dei miti e del simbolismo smarrito che ci parlano degli aspetti di tempi diversi dai nostri.

    Forse perchè c’è anche tanto da imparare.

    Imparare, senza rimpiangere.

    Eccessivamente.

    Blessed be

  • GEOPARDY

    Il post è molto interessante e fa, secondo me, un buon punto della situazione odierna.

    La risposta all’utente anonimo (n° 15) è già insita nel suo commento, infatti nell’esempio del prete e la vecchietta c’è tutta la concezione da lui o lei espressa nel commento (a meno che non si spieghi meglio sul significato di fidarsi in ciò che vede).

    Fin quando la gente subiva una messa in latino ed incomprensibile, ma si fidava ciecamente dei custodi del sapere di allora, eravamo al medioevo, poi, quando qualcuno iniziò a tradurre i vangeli in lingua comprensibile, iniziò il conto alla rovescia dell’inganno dei potenti dell’epoca ed è questo, probabilmente, il motivo principale per cui siamo giunti qui.

    Oggi, come allora e per chissà quante volte prima, una leadership di “sacerdoti”, legati a più o meno biechi interessi personali di potere, ha innescato una spirale di separazione tra sapere e moltitudine, degna, se non peggiore, delle più “iniziatiche” caste sacerdotali del passato.

    David Copperfield (l’illusionista), ad esempio, vive e prospera nel far credere alla gente, che ciò che vede sia vero.

    Un atteggiamento così è quanto di più anti-filosofico possa esistere, se lo avessimo sempre applicato saremmo ancora all’inseguimento delle prede ed in competizione con leoni e tigri, poichè, quello che vedevamo era tale.

    In psicanalisi, ad esempio, se non si conoscessero i meccanismi dell’ambiente di provenienza del soggetto in cura, si potrebbe fare ben poco e, prima di tentare qualsiasi cura, bisognerebbe scoprire, insieme alla famiglia, determinati meccanismi generatesi al suo interno per, poi, affrontarli insieme con il figlio.

    Ho fatto questo esempio, poichè, è uno dei casi in cui ciò che si vede è estremamente insufficiente per ritrovare il bandolo della matassa.

    L’umanità si sta avvicinando ad un bivio, in cui l’enormità delle risorse impiegate per sviluppare una società fondata su un certo tipo di tecnica, sta dissipando risorse immense, ai limiti, anzi per qualcuno oltre, la tollerabilità dell’ecosistema e questo si comincia realmente a percepire.

    Questo è un genere di problema, per cui, difficilmente il rinchiudere il sapere in mani di pochi ne comporterà la soluzione.

    Accusare chi si pone delle domande più che legittime di essere un nostalgico, può andare anche bene in certi casi, ma non sempre, sarebbe come porsi domande, ad esempio, sulla situazione mediorientale e trovare delle risposte attraverso ciò che si vedesse (in questo caso i mass media), mentre, approfondendo, magari, si arriverebbe alla conclusione che l’errore non sta tutto nella parte araba e sentirsi additare di essere un filo-terrorista o, peggio, un nostalgico del nazi-fascismo.

    Analizzando ancora in maniera più approfondita la situazione di cui sopra, si viene magari a scoprire, che tutti gli attori dell’area sono stati rinchiusi in un automatismo voluto da altri, chissà, forse più gente ne venisse a conoscenza di questo fatto e più probabilità avremmo di trovarne una soluzione.

    Sapere, anche in maniera non eccessivamente approfondita, come funzioni un microprocessore ed un programma di gestione dati, ci permetterà di non considerare casta chi li costruisce, come il conoscere i Vangeli e la Bibbia, avrebbe, magari, impedito una miriade di guerre e crociate.

    La conoscenza tende ad impedire la manipolazione delle coscienze.

    L’ignoranza porta al generarsi di automatismi comportamentali, che divengono lo strumento di qualsiasi manipolazione.

    Ciao

  • anonimo

    Cari Geopardy e Santaruina,

    anche a me il passato interessa, e sempre di più a mano a mano che divento vecchio. Certo, quello dei cinque sensi è un dogma, se vogliamo chiamarlo così. Ma è chiaro che non si tratta solo dei cinque sensi: è la scienza in sé, il prolungamento dei nostri cinque sensi, ad essere una convenzione (o un dogma). Alla scienza e ai miei sensi dò fiducia perché non ho molto altro, se si tratta di conoscere il mondo. Ma non è una fede cieca. È fiducia nel senso che la prendo per buona, penso che chi la pratichi, in linea di principio, lo faccia per ottenere dei risultati positivi per tutti, anche per me. In caso contrario, come dicevo, finisco nell’assurdo e mi tocca sprecare energie per capire se mi stanno fregando o no. Certo, di motivi per fregarmi ce ne sono a bizzeffe; ma così è molto facile cadere nella spirale del sospetto assoluto – che tra l’altro è proprio quello che muove la scienza stessa: sapere che cosa c’è dietro le cose, se è il sole a girare attorno alla terra o viceversa…

    Un corto circuito. Che, tra l’altro, è proprio e solo possibile oggi, nella modernità, nata dalla sconfinata ambizione (frustrata) di rischiarare tutta la realtà.

    Ho parlato di nuda paura. È la paura di chi vede che il chiarore in realtà è solo una modestissima pila che fa luce a due-tre metri, mentre al di là si estende la tenebra. E si spaventa. E con chi se la prende? Con chi la pila l’ha portata, fino a pensare che a casa in realtà abbia un faro gigante e lo voglia tenere tutto per sé…

    Poi spesso questa paura per alcuni astuti (o incoscienti) diventa un giochino intellettuale, e si fa a gara per individuare imbrogli, cospirazioni, poteri occulti, e paventare apocalissi più o meno lontane, insomma, scrivere una storia alternativa, che al progresso sostuisce il regresso (perché, credo, di questo si tratta fondamentalmente). Un giochino, tra l’altro, fatto sulla pelle di quelli che la paura ce l’hanno davvero, e l’insicurezza che tutti abbiamo – perché disorientati, confusi, rabbiosamente impotenti e tristi per l’inintelligibilità della realtà, l’ingiustizia del mondo e la drammaticità dell’esistenza lo siamo tutti, penso – per alcuni diventa una dannazione, psicologica, morale, intellettuale, spirituale. E ci si riduce a cercare le tracce di un’esplosione controllata al WTC o a misurare il buco (sempre troppo piccolo) del Pentagono.

    Il sospetto va benissimo, visto che è il motore della conoscenza. Applicato alla conoscenza stessa (diciamo “ufficiale”), cioè in una certa misura a se stesso, funziona perfettamente come metodo, un po’ meno come stile di vita, dico io, e come atteggiamento mentale, se usato in modo eccessivo. Non è mica una condanna morale, per carità: è una constatazione. Si sta male, si vive male, si pensa male nel senso che si pensa in negativo, cosa che ruba le energie per pensare in positivo. Diventa un circolo vizioso.

    Detto questo, è chiaro che esistono “biechi interessi personali di potere”, caste, élites, corpi sacerdotali visibili e occulti. Il difficile è saperli individuare, lavorare di bisturi e non di clava – anche perché poi in qualcun’altro potrebbe nascere il sospetto che con la clava si voglia solo fare ammuina, e proprio a favore dei potenti.

    L’abnormità, secondo me, è mettere sullo stesso piano la sete di potere e la sete di conoscenza: se senza conoscenza non c’è potere, e in una certa misura senza potere non c’è conoscenza, la conoscenza è difficilissima da addomesticare e da tenere buona in un angolo. Si vuol dire che il metodo scientifico stesso è un’invenzione di oscure confraternite per tenere il resto degli uomini al guinzaglio? Beh, si può arrivare fino a questo punto, certamente, magari convincendosi che misteriosi oggetti “magici” come i computer (tanto per dire) esistano in linea di principio per controllarmi, spiarmi, o magari mettermi sotto incantesimo, rendermi schiavo. Ma poi bisogna prendersene le responsabilità, trarne tutte le conseguenze, e non solo a livello personale/esistenziale.

    Ma se non si vuole arrivare fino a questo punto, che cosa rimane di questa “rivolta contro il mondo moderno”? Un gioco. Un’iscrizione tarda alla scuola del sospetto, dove tutti quelli che hanno cercato di innescare il cortocircuito sono stati folgorati, a partire dai maestri – sì, proprio quelli che hanno ucciso Dio, la tradizione e l’anima, i nemici. Un ottimo spot per la scienza (dalla quale chiaramente, così facendo, non si prescinde affatto), e forse anche per il potere.

    I miei rispetti,

    Ottorino

  • Santaruina

    Ciao Geopardy, intervento interessante il tuo.

    Aggiungerei che oggi il sapere si è talmente frammentato ed espanso nei vari settori, che è umanamente impossibile essere competenti in diversi campi.

    Per quanto rare, in passato vi erano delle figure straordinarie che padroneggiavano tutti i campi del sapere della loro epoca, Leonardo fu il caso più famoso.

    Ancora una volta, questo non significa rimpiangere il passato, ma fare una semplice constatazione.

    Oggi semplicemente non è più possibile.

    Avere una conoscenza completa, seppur di base, risulta sempre più complesso.

    A presto

  • Santaruina

    Ciao Ottorino

    nel tuo intervento parli di “paure”, di un timore ad accettare il presente, e di un conseguente rifugiarsi in un passato idilliaco e più comprensibile, rassicurante.

    Leggendo le tue parole

    la mia impressione è che sia tu, al contrario, a nutrire un certo timore nei confronti del presente.

    Il sospetto va benissimo, visto che è il motore della conoscenza. Applicato alla conoscenza stessa (diciamo “ufficiale”), cioè in una certa misura a se stesso, funziona perfettamente come metodo, un po’ meno come stile di vita, dico io, e come atteggiamento mentale, se usato in modo eccessivo. Non è mica una condanna morale, per carità: è una constatazione. Si sta male, si vive male, si pensa male nel senso che si pensa in negativo, cosa che ruba le energie per pensare in positivo. Diventa un circolo vizioso.

    Mi ricorda un po’ l’atteggiamento di coloro che passano dinanzi ad una stanza che emana un incredibile fetore e passano oltre.

    “meglio non sapere cosa c’è dentro”.

    Perchè il sospetto come inclinazione naturale esiste, ma è caso assai raro.

    Altra cosa è invece la semplice constatazione che qualcuno in alto ci prende per il culo.

    Si possono chiudere gli occhi, andare oltre, perchè a scoprire il marcio che c’è in alto “si vive male”.

    Ma è questa la vera paura, quella che tu hai descritto.

    Nel guardare l’abisso delle macchinazioni invece ci vuole coraggio, e un fegato resistente.

    Perchè il pozzo pare non avere fondo.

    Ed in effetti, se questo mette timore, se lo scoprire che si vive all’interno di una enorme macchinazione istiga terrore, forse è davvero meglio rinunciarci.

    E pensare che chi si impunta su certi “dettagli” sia uno un po’ fissato con le cospirazioni ecc ecc.

    Lungi da me portare le persone a privarsi delle loro certezze rassicuranti.

    E non sono ironico in questo.

    Ma occorre anche comprendere che questo sì, è un atteggiamento pauroso.

    meglio far finta che certe cose non succedano, o che si tratti di esagerazioni, piuttosto di “vivere male”.

    Blessed be

  • Wolfghost

    Uno dei miei aforismi preferiti è diventato, negli anni, “L’uomo impiega una vita per capire che non tutto va capito”. Sebbene il significato di questa frase era riferita a ben altro contesto… si applica anche qui :) Non è infatti importante sapere come funziona tutto. Frustrante non è non saperlo, ma pretendere di saperlo, poiché sapere come funziona ogni cosa sarebbe un’inutile follia.

    Gli oggetti vanno usati per quanto ci servono, sono solo mezzi. Per questo – in teoria – sono stati inventati. Dovrebbero semplificarci la vita, non complicarcela. Perdere tempo a capire come sono fatti, anche se ammetto che spesso è affascinante, significa togliere quel tempo da cose più importanti, cose che quegli oggetti stessi possono aiutarci a raggiungere, se usati propriamente.

    Internet ne è un fulgido esempio: è un mezzo potentissimo, ma deve essere lo schiavo della nostra mente; se lo assurgiamo a padrone… sono guai! ;)

  • Mithras

    Il mio commento all’ Iperhomo: #3

    Forse siamo soltanto nella fase iniziale del diventare selvaggi? Forse nella fase più progredita saremo tutti inquadrati in gerarchie, che si faranno spontaneamente, dal bisogno, e saremo come veri “selvaggi”. Ed i veri selvaggi forse erano, migliaia di anni fa, civilizzati, ma hanno sofferto una graduale degradazione.

    Chissà.

  • Santaruina

    Wolfghost, è vero, ci fanno risparmiare molto tempo…

    Ieri disegnando al computer pensavo a quanto tempo questo magnifico strumento mi stava facendo risparmiare.

    Ho lavorato 8 ore, disegnando 8 ore al computer.

    Mentre avrei potuto lavorare 8 ore disegnando a mano.

    hmm

    ho sbagliato esempio.

    Un saluto a te :-)

    Blessed be

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