Blessed be

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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
19 Gennaio 2007

Il Mondo Nuovo II

Hug me till you drug me, honey
Kiss me till I’m in a coma.
Hug me, honey, snuggly bunny,
Love is as good as soma.

 

di Gian Paolo Serino

Il […]capolavoro [di Aldous Huxley] è sicuramente[…] “Il mondo nuovo”, un romanzo scritto nel 1932 e ben più inquietante e profetico del più conosciuto “1984” di Gorge Orwell.
Ad accomunare i due testi lo stesso intento distopico: immaginare e descrivere un mondo futuro dominato da un regime totalitario.
Le differenze tra i due romanzi, però, sono enormi, addirittura antitetiche.
Per Huxley, infatti, ci sono due modi per spegnere lo spirito di una civiltà: nel primo – quello orwelliano- la cultura diventa una prigione; nel secondo – quello de “Il mondo nuovo”- diventa una farsa.
Ancora oggi a preoccupare maggiormente, purtroppo, è la visione di Orwell: non ci sono quasi più regimi, eppure il Grande Fratello è sempre il pericolo da combattere, mentre il nostro occidente, ignaro, continua a sprofondare in un mondo molto vicino al nuovo.
Nella nostra società non c’è nessun carceriere che ci sorveglia, ma le prigioni sono dentro le nostre teste.
Ed è da quest’idea che parte “Il mondo nuovo”: da un mondo solo apparentemente libero, mentre in realtà è tenuto controllato dalla sua stessa libertà.
“Controllare la gente non con le punizioni, ma con i piaceri”: è questa la geniale intuizione di Huxley nel descrivere il nuovo assetto dei sistemi totalitari.
Nella “democrazia” immaginata da Huxley il popolo non è imprigionato, ma distratto continuamente da cose superficiali.
Per Huxley, infatti, non c’è bisogno di un Grande Fratello quando la vita culturale viene trasformata in un eterno circo di divertimenti e un intero popolo è ridotto a spettatore.
Nel “mondo nuovo” non esistono censure, ma la gente è talmente subissata dalle informazioni che, incapace di rielaborare una simile mole di notizie, finisce col diventare passiva, con il disinteressarsi a tutto e a non ribellarsi più a niente.
Nel mondo nuovo, per fare un esempio a noi vicino, nessuno brucia i libri perché non c’è più nessuno desideroso di leggerli.
Per Huxley è questa la vera dittatura: una dittatura atroce perché invisibile, intelligente perché alle catene preferisce il silenzio delle museruole mentali.
E’ la dittatura della democrazia, del nemico col sorriso sulle labbra: è la dittatura che ha trasformato i cittadini in giocatori che non hanno la minima intenzione (e chi lo farebbe?) di prendere le armi contro un mare di divertimenti.
L’ipotesi di Huxley è a dir poco inquietante: basta alzare la testa per rendersi conto che quello che stiamo vivendo è già il suo incubo, che è la sua visione che si sta realizzando e non quella ben più visibile, e quindi più facile da individuare e da combattere, di Orwell. Difendersi è impossibile: si finirebbe come in un romanzo di Dick: pazzi ed isolati detentori di una verità che nessuno, per comodità, accetterà mai. Eppure “il mondo nuovo” è adesso, è il presente che ci spegne schiacciando un tasto.[…]


Gian Paolo Serino

15 Gennaio 2007

Sabbatai Zevi, il messia apostata

Nel XVII secolo il mondo ebraico conobbe una figura controversa e straordinaria, un uomo che si proclamò messia e si fece portavoce di una teologia rivoluzionaria, una “contro-teologia”.
Si tratta di Sabbatai Zevi, nato a Smirne nel 1616, giovane irrequieto che nel 1665 si proclamò il Messia atteso da millenni, pronto a riportare il suo popolo nella terra promessa ed a ricostruire il Tempio.
Sabbatai Zevi raccolse intorno a sé un grande entusiasmo, e nel 1666 decise di raggiungere Costantinopoli con l’obbiettivo di spodestare il sultano, seguito da numerosi seguaci.
Il sultano catturò Zevi e lo pose di fronte ad una scelta: soffrire il martirio oppure abbracciare la religione islamica.
Zevi scelse l’apostasia.
Molti dei suoi seguaci caddero nello sconforto, ma quelli a lui più vicini rifiutarono la realtà dei fatti ed elaborano una dottrina “rivoluzionaria”; secondo questa dottrina il Messia deve salvare il mondo per mezzo del peccato, sperimentando l’abisso della perdizione per poter in seguito risalire nelle vette della salvezza.
L’apostasia quindi, il peggiore dei peccati, diviene una via necessaria sulla strada della beatitudine.
Questa dottrina estrema, lungi dall’essere una creazione dei seguaci di Zevi, rappresenta in realtà il fondamento della religiosità “alternativa” che da millenni attraversa le epoche storiche contrapponendosi alle dottrine ufficiali delle varie fedi.
L’idea che attraverso la dissoluzione più oscura e la sperimentazione dei “peccati” più infami si possa giungere alle vette più alte percorre in parallelo la storia delle religioni ufficiali, e nel mondo dell’esoterismo tale processo è anche noto con il nome di “via della mano sinistra”.
Idea condivisa in queste dottrine è la convinzione che il mondo intero sia in attesa di un “cambiamento di era”, un cambiamento che sostituirà l’attuale epoca degenere e corrotta con una nuova colma di “luce” e “armonia”.

Da questo punto di vista quindi tutto ciò che concorre al mantenimento dello stato attuale rallenta l’avvento della nuova era, mentre vanno favorite le azioni che potrebbero accelerare il processo del passaggio.
E per affrettare tale processo occorre che il punto “più basso” venga perseguito con ogni mezzo, aumentando il disordine attuale per mezzo del “peccato” e dell’anomia.
Sabbatai Zevi impose ai suoi seguaci di praticare una fede esteriore, e di mantenere segretamente la fede ebraica.
Proclamò il rovesciamento di tutti i valori, come si addice all’era messianica, ed invitò alle trasgressioni più estreme, fino all’incesto, da sempre il più grande tabù per ogni cultura.
Si ritrovano quindi negli insegnamenti di Zevi le caratteriste delle varie “eresie” pseudo gnostiche che hanno accompagnato la storia del cristianesimo e dell’ebraismo dalle loro origini.
Dai cainiti ai bogomili ai catari, dai manichei fino a Sabbatai Zevi, il cuore di ogni “eresia” è l’invito alla violazione delle leggi morali nel tentativo di accelerare “la fine dei tempi”.
Il movimento Sabbateo si espanse rapidamente in Europa, e di lì a poco un ulteriore messia avrebbe ripreso le orme del maestro, accentuando ulteriormente l’aspetto “rivoluzionario” del suo insegnamento: Jakob Frank.

13 Gennaio 2007

Cainiti

Una setta gnostica estremista, che, similmente ad altre sette gnostiche, credeva che il Dio (o Demiurgo) del Vecchio Testamento fosse malvagio e ostile all’umanità.
Perciò i cainiti veneravano tutti i personaggi della Bibbia, oppositori del Creatore, come Esaù, Cam, gli abitanti di Sodoma e Gomorra, Giuda e soprattutto Caino (da cui il nome della setta), l’eone decaduto per colpa di sua madre Sophia (Eva) e quindi il personaggio depositario della gnosi.
Per quanto concerneva Giuda, l’altro importante riferimento dei c., nel loro testo sacro, il Vangelo di Giuda, era spiegato come l’Apostolo avesse la conoscenza (gnosi) del metodo per la salvezza degli uomini e come avesse tradito Gesù, poiché credeva che Cristo fosse un agente del Demiurgo malvagio.
[…]
I cainiti, inoltre, come altri gnostici credevano che fosse possibile ottenere la salvezza passando attraverso ogni sorta di esperienza, anche sessuale.
A riguardo i cainiti assumevano un forte atteggiamento antinomistico, praticando, cioè, tutti gli atti proibiti dal Decalogo redatto da Mosè, profeta da loro disprezzato, ed in tale senso fu particolarmente attivo un cainita di nome Quintill, che in Africa fondò la setta detta dei Quintillianiti.

www.eresie.it

_____________

All’origine dell’unica grande eresia, che nei secoli ripete se stessa, la ricerca della salvezza per mezzo della violazione deliberata di ogni regola morale.
Dai Cainiti ai Bogomili a Sabbatai Zevi a Jacob Frank, per arrivare alla religione della “elite”.

16 Dicembre 2006

Buone feste

In occasione delle festività natalizie,e con un leggero anticipo, il blog si prende una piccola pausa.
Si ripartirà nel 2007, con approfondimenti sulla Massoneria, sul Terzo Tempio, sui centri di potere "occulti" e con altri simpatici argomenti.

A presto, e felice Natività.

Blessed be

16 Dicembre 2006

Misirlou

Αχ, Μισιρλού, μαγική, ξωτική ομορφιά
Τρέλα θα μου ‘ρθει, δεν υποφέρω πια
Αχ, θα σε κλέψω μέσα από την Αραπιά


Misirlou è forse la melodia greca più famosa nel mondo, anche se la sua origine ellenica è poco nota.
Riportata in auge da Quentin Tarantino con Pulp Fiction nel 1994 nella versione di Dick Dale, Misirlou risale agli inizi del XX secolo, e la prima versione di cui si ha notizia è quella di Michalis Patrinos del 1927, che riadattò una melodia precedente nello stile del rebetiko.
In America Misirlou venne portata al successo nel 1941 da Nikos Rubanis, un maestro di musica di origine greca, che ne incise una versione jazz.
A lui da quel momento venne attribuita la paternità del testo e della musica.
Negli anni 60 il chitarrista Dick Dale ne fece una versione surf rock, e questa versione fu quella recuperata da Tarantino per la colonna sonora di Pulp Fiction.
Negli anni seguenti Misirlou fu ripresa anche dai Beach Boys e da innumerevoli altri gruppi, ultimi in ordine di tempo i Black Eyed Peas, che hanno usato il campionamento della versione di Dick Dale nel singolo “pump it”.

Misirlou letteralmente significa “ragazza egiziana”, dal turco misirli a sua volta derivato dall’arabo misr, che significa Egitto.
Con tale nome era spesso chiamata la terra egiziana in Grecia durante l’occupazione ottomana, e la parola misr ha la stessa radice etimologica di mais.
Con il termine di misr gli ottomani infatti definivano in maniera estesa i loro possedimenti nel nord Africa, da cui si rifornivano della maggior parte del granoturco occorrente per il loro impero.
Il granoturco era una delle fonti principali per l’alimentazione degli uomini e degli animali dell’epoca, e il termine misr divenne sinonimo anche di “fonte di vita”.
Così Misirlou, la ragazza egiziana, è in senso lato la donna “fonte di vita”, colei che con i suoi doni fa vivere l’uomo che la brama.

———

Μισιρλού μου, η γλυκιά σου η ματιά
Φλόγα μου ‘χει ανάψει μες στην καρδιά
Αχ, για χαμπίμπι, αχ, για χαλέλι, αχ
Τα δυο σου χείλη στάζουνε μέλι, αχ
Αχ, Μισιρλού, μαγική, ξωτική ομορφιά
Τρέλα θα μου ‘ρθει, δεν υποφέρω πια
Αχ, θα σε κλέψω μέσα από την Αραπιά
Μαυρομάτα Μισιρλού μου τρελή
Η ζωή μου αλλάζει μ’ ένα φιλί
Αχ, για χαμπίμπι ενα φιλάκι,άχ
Απ’ το γλυκό σου το στοματάκι, αχ


Mia Misirlou, il tuo dolce sguardo
ha scatenato le fiamme nel mio cuore
Ah iahabibi, ah, halelei, ah (in arabo: o mio amore, o mia notte)
Le tue labbra colano miele, ah
Ah, Misirlou. magica, esotica bellezza,
Diverrò pazzo, non resisto più
Ah, ti rapirò dalla terra d’Africa
Pazza mia Misirlou dagli occhi neri
la mia vita cambia con un bacio
Ah mio amore, un solo bacio
dalle tue dolci labbra, ah….