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Massoneria
- scheda storica -


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La Religione del
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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
23 Novembre 2006

Melchisedek

Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino:
era sacerdote del Dio altissimo

e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.

Genesi 14, 18-20

Nella Genesi (14, 18-20) compare il personaggio più enigmatico dell’Antico Testamento.
Si narra di Abramo che di ritorno da una battaglia incontra Melchisedek, presentato come “Sacerdote dell’Altissimo”.
Melchisedek, Re di Salem, benedice Abramo.
Questo episodio è straordinario, per i seguenti motivi.
Abramo è il capostipite della religione ebraica, il fondatore, e riceve tale investitura direttamente da Dio, secondo la Bibbia.
Se gli Ebrei avessero solamente voluto scrivere un testo che santificasse la loro religione e giustificasse il loro rapporto privilegiato con Dio, per quale motivo avrebbero inserito  Melchisedek nella Genesi?
Egli è infatti “Sacerdote dell’Altissimo”, ma il ruolo di sacerdote implica anche l’esistenza di un culto, un culto quindi precedente all’ebraismo.
Non solo, Melchisedek benedice Abramo, gesto che può concedere un “superiore” ad un “inferiore”, ed Abramo addirittura conferisce la decima a Melchisedek, riconoscendo la sua superiorità.
I compilatori ebrei dell’Antico testamento ci raccontano quindi di come il loro Patriarca mostrasse devozione ad un Sacerdote di un culto precedente; si riconosce quindi implicitamente in tale modo la superiorità sull’ebraismo stesso del culto professato dal “Sacerdote dell’Altissimo” Melchisedek.
E tutto questo nella  Bibbia ebraica, nel Testo che gli ebrei avrebbero scritto per poter vantare un rapporto privilegiato del loro popolo e della loro religione con Dio.
Melchisedek significa letteralmente “Re di Giustizia”, ed inoltre egli viene descritto anche come “Re di Salem”, ovvero “Re di Pace”.
Ebbene, secondo i testi sacri vedici, redatti migliaia di anni fa, esiste un culto eterno che nel tempo conferisce autorità alle vere religioni tradizionali.
I sommi rappresentanti di questo culto sarebbero tre, e sono individuati nella tradizione Vedica come il Re di Pace, il Re di Giustizia ed un terzo che riunisce le due precedenti funzioni.
Il potere temporale, il potere spirituale, e la sua sintesi.
Quello che ci dice la Bibbia quindi nell’oscuro passaggio di Melchisedek è che la religione fondata da Abramo riceve la benedizione dagli esponenti di questo culto eterno che attraversa i secoli e che si manifesta sotto la forma esteriore delle diverse religioni.

E il Cristianesimo?
C’è un episodio nella nascita di Gesù che forse non è stato analizzato con la dovuta accuratezza: l’adorazione dei Magi.
I tre Re Magi portarono come dono a Gesù Oro Incenso e Mirra, che sono i simboli dei tre sacerdoti dell’Altissimo della antica Tradizione.
Il significato simbolico dell’evento pare  palese: i rappresentanti della Tradizione eterna riconoscono in Gesù il rappresentante legittimo della continuazione del Sapere Sacro, il culmine di questo percorso, secondo il cristianesimo, e gli rendono omaggio.
Le similitudini nella Storia di Gesù con elementi simbolici ricorrenti in alte tradizioni (nascita verginale, morte e resurrezione e così via) indicano solamente la “legittimità” del culto cristiano, in un tempo che essendo ciclico ripropone con nuovo vigore elementi ricorrenti che fanno parte dell’essenza stessa della legge universale e delle regole del cosmo.

21 Novembre 2006

Storia e Metastoria - premessa.

Alcuni individui sono convinti che gli eventi che  caratterizzano la storia siano in qualche modo guidati e determinati da forze superiori, che la storia stessa non sia altro che un insieme di accadimenti che debbano compiersi e che il corso di questi eventi abbia una sua logica ben precisa, e che questa logica conduca verso mete prestabilite.
E’ la visione Metastorica della realtà, comune ai gruppi religiosi ed agli appassionati di scienze esoteriche, ma non solo.
Questa interpretazione della storia attraversa i secoli, viene fatta propria anche dalle personalità più insospettabili e caratterizza anche il pensiero contemporaneo, in un’epoca in cui la Ragione e una percezione strettamente materialistica del creato, lungi dall’essersi imposta, è stata abbandonata dalle avanguardie della nostra intellighenzia culturale e politica.
Mentre il cittadino mediamente colto del nostro tempo si compiace del definitivo tramonto del sentimento religioso arcaico e medioevale e crede di poter finalmente godere dei benefici di un pensiero finalmente sgombro da ogni illusione metafisica, nei piani alti gli interessi sono ben diversi, e ben celati.
Naturalmente non è possibile dimostrare se gli eventi che ci circondano siano delle mere serie di casualità oppure seguano un preciso disegno metafisico voluto da qualche divinità o da “potenze superiori”, ma che tutte queste credenze siano vere o meno non ha importanza, al momento.

Sarebbe invece essenziale capire se i nostri governanti a questa interpretazione metastorica degli avvenimenti ci credano davvero o usino questi argomenti come semplice propaganda.
Se infatti chi decide per le sorti del pianeta crede profondamente a queste visioni, il passo successivo sarà voler accelerare il corso degli eventi affinché la storia “si compia”.
Avere una visione ,metastorica degli eventi significa agire per raggiungere obbiettivi superiori, che vanno al di là della contingenza immediata.
Nel giudicare le azioni dei capi di stato del passato, dei grandi statisti, la storiografia ufficiale include i singoli eventi all’interno di una prospettiva il più possibile “razionale”, arrivando al massimo a voltare pagina dinnanzi alla semplice “banalità del male”, senza approfondire ulteriormente.
Un certo filone chiamato con un certo disprezzo “cospirazionista” invece, cerca di trovare delle motivazioni più “profonde” negli eventi.
La prima critica che si fa solitamente a questo “filone” riguarda la sua necessità di ipotizzare “complotti” che attraversano i secoli e le generazioni, che dovrebbero coinvolgere innumerevoli persone.
Ci sono stati però anche personaggi storici di una certa caratura che questi “complotti” li hanno ipotizzati, si ricordi ad esempio quanto detto da Wiston Churchill, in un articolo dell’ Illustrated Sunday Herald dell’ 8 Febbraio 1920:

“Dai giorni di Spartaco Weishaupt a quelli di Karl Marx, e fino a Trotsky (Russia), Bela Kuhn (Ungaria), Rosa Luxemburg (Germania) ed Emma Goldman (Stati Uniti), questa cospirazione mondiale per il rovesciamento della civiltà e la ricostruzione della società sulla base dello sviluppo bloccato, sulla base dell’invidia e dell’impossibile eguaglianza, è cresciuta costantemente.
Ha avuto, come uno scrittore moderno, Nesta Webster, ha abilmente dimostrato, una parte riconoscibile nella tragedia della Rivoluzione Francese.
E’ stata la guida di ogni movimento sovversivo del XIX secolo; ed ora questo gruppo di personalità straordinarie ha afferrato il popolo Russo dai capelli ed è diventato praticamente il padrone indiscusso di questo enorme impero.”

Wiston Churchill parla qui degli Illuminati di Baviera , il gruppo eversivo paramassonico fondato nel XVIII secolo da Weishaupt e ispiratore, secondo alcuni studiosi, della rivoluzione francese.
Churchill va oltre, legando gli Illuminati di Baviera con figure “rivoluzionarie” come Marx, Bela Kuhn, Trotsky.
Una cospirazione mondiale per il rovesciamento della civiltà, secondo le parole delllo statista inglese.
Potrebbe essere questa la visione “segreta” di alcune elite del potere?
Nel processo alchemico il ciclo di rigenerazione si compone in Nigredo, Albedo e Rubedo.
La Nigredo è l’opera di dissoluzione, la materia viene frammentata per poter in seguito venire “riorganizzata”.
E riorganizzazione è forse la parola chiave di tutto il processo.
Similmente al processo alchemico, il paradigma hegeliano di tesi –antitesi – sintesi si ritrova qui in maniera altrettanto evidente.
Ordo ab chao, recita il motto massonico.
Forse che qualcuno, nei secoli, abbia voluto dare un piccolo contributo al chao, per affrettare l’avvento dell’ordo?
Per approfondire:

– Massoneria – scheda storica

– La Religione del Nuovo Ordine Mondiale.

18 Novembre 2006

Salgo fino al 33

La ballata del muratore

Salgo fino al 33

O Gadu Gadu Gadu

Lo stato laico io creo per te

O Gadu Gadu Gadu

Con egalitè e fraternitè

O Gadu Gadu Gadu

Io governo con poca umiltè

O Gadu Gadu Gadu

La religione io la rigetto

O Gadu Gadu Gadu

Poi mi prostro al Bafometto

O Gadu Gadu Gadu

Ti libererò da ogni prete

O Gadu Gadu Gadu

Dio scaccia Dio ma il mio non si avverte

O Gadu Gadu Gadu

E l’Ordine Nuovo sarà uno spasso

O Gadu Gadu Gadu

Lo metto a punto con squadra e compasso

18 Novembre 2006

Qoelet – frammenti


Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:

raggiunta la loro mèta,

i fiumi riprendono la loro marcia.

Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo.

E’ questa una occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino. Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento. 

Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perchè molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore.

 

Ho voluto soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia, finché non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita.

Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti.

Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie;

mi sono fatto vasche, per irrigare con l’acqua le piantagioni.

 

Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c’è alcun vantaggio sotto il sole.

 

Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre:

Il saggio ha gli occhi in fronte,
ma lo stolto cammina nel buio.

Ma so anche che un’unica sorte
è riservata a tutt’e due.

 

Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d’esser saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità».

 

Ho preso in odio la vita, perché mi è sgradito quanto si fa sotto il sole.

Ogni cosa infatti è vanità e un inseguire il vento.

Allora quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?

Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte.

Anche questo è vanità!

 

18 Novembre 2006

Il Mondo Nuovo I

di Neil Postman

“Aspettavamo tutti il 1984.
Venne, ma la profezia non si avverò; gli americani più riflessivi tirarono un sospiro di sollievo, congratulandosi per lo scampato pericolo.
La democrazia aveva resistito.
Altrove nel mondo forse c’è stato il terrore; a noi furono risparmiati gli incubi di Orwell.
Avevamo dimenticato che, oltre alla visione infernale di Orwell, qualche anno prima c’è n’era stata un’altra, forse meno nota anche se altrettanto raggelante: quella del Mondo Nuovo di Aldous Huxley.
Contrariamente a un’opinione diffusa anche tra le persone colte, Huxley e Orwell non avevano profetizzato le stesse cose.
Orwell immagina che saremo sopraffatti da un dittatore.
Nella visione di Huxley non sarà il Grande Fratello a toglierci l’autonomia, la cultura e la storia. La gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare.
Orwell temeva che i libri sarebbero stati banditi; Huxley, non che i libri fossero vietati, ma che non ci fosse più nessuno desideroso di leggerli.
Orwell temeva coloro che ci avrebbero privato delle informazioni; Huxley, quelli che ce ne avrebbero date troppe, fino a ridurci alla passività e all’egoismo.
Orwell temeva che la nostra sarebbe stata una civiltà di schiavi; Huxley, che sarebbe stata una cultura cafonesca, ricca solo di sensazioni e bambinate.
Nel Ritorno al mondo nuovo, i libertari e i razionalisti – sempre pronti ad opporsi al tiranno – «non tennero conto che gli uomini hanno un appetito pressoché insaziabile di distrazioni».
In 1984, aggiunge Huxley, la gente è tenuta sotto controllo con le punizioni; nel Mondo nuovo, con i piaceri.
In breve, Orwell temeva che saremmo stati distrutti da ciò che odiamo, Huxley, da ciò che amiamo.
Il mio libro si basa sulla probabilità che abbia ragione Huxley, e non Orwell”

Neil Postman, Divertirsi da morire