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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
16 novembre 2006

La grande parodia

di René Guénon

La costituzione della “contro-tradizione” ed il suo apparente momentaneo trionfo,[…] saranno propriamente il regno di quella che abbiamo chiamato “spiritualità alla rovescia”: si tratterà naturalmente solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità.
Questa “spiritualità alla rovescia”, per la verità, è dunque solo una falsa spiritualità, falsa all’estremo limite del concepibile; ma si può anche parlare di falsa spiritualità tutte le volte che, per esempio, lo psichico viene scambiato per lo spirituale, anche senza andare necessariamente fino a questa sovversione totale; perciò l’espressione “spiritualità alla rovescia” è quella che meglio serve a definirla, a condizione naturalmente di spiegare con precisione in che modo va intesa. Ecco cos’è in realtà il “rinnovamento spirituale” di cui taluni, talvolta molto inconsapevolmente, annunciano con insistenza il prossimo avvento, o anche la “nuova èra” in cui si tenta con tutti i mezzi di introdurre l’umanità attuale , e che la condizione d’ “attesa” generale, creata mediante la diffusione delle predizioni di cui abbiamo parlato, può contribuire effettivamente ad affrettare.
Il “neospiritualismo”, e la “pseudo-iniziazione” che ne deriva sono una parziale “prefigurazione” della “contro-tradizione” anche da un altro punto di vista: intendiamo riferirci alla già segnalata utilizzazione di elementi autenticamente tradizionali in origine, ma deviati dal loro vero significato e posti in certo qual modo al servizio dell’errore: questa deviazione è in definitiva l’incamminarsi verso il capovolgimento completo che dovrà caratterizzare la “contro-tradizione” (e di cui del resto abbiamo visto un esempio significativo nel rovesciamento intenzionale dei simboli).
[…]
E’ da notare, a questo proposito, come la “contro-iniziazione”, pur inventando e diffondendo per i suoi fini tutte le idee moderne caratteristiche dell’ “antitradizione” negativa, sia perfettamente cosciente della falsità di tali idee, e sappia evidentemente anche troppo bene a cosa attenersi; ma ciò sta appunto ad indicare come, nella sua intenzione, questa sia soltanto una fase transitoria e preliminare, in quanto una simile organizzazione di menzogna cosciente non può come tale essere il vero ed unico scopo che essa si propone; tutto ciò è destinato solo a preparare la successiva venuta di qualcos’altro, che a sua volta dovrà apparire come un risultato più “positivo”, e che sarà precisamente la “contro-tradizione”.
[…]
Dopo l’ “egualitarismo” dei nostri giorni ci sarà di nuovo una gerarchia invertita, ossia una “contro-gerarchia”, il cui vertice sarà occupato dall’essere che, in realtà, sarà più vicino di chiunque altro a toccare il fondo degli “abissi infernali”.
Dato che il falso è necessariamente anche “artificiale”, la “controtradizione” non potrà mancare, nonostante tutto, di avere quel carattere “meccanico” che è presente in tutte le produzioni del mondo moderno: essa ne sarà anzi l’ultimo prodotto; ancor più esattamente, vi sarà in essa qualcosa di paragonabile all’automatismo di quei “cadaveri psichici” cui abbiamo accennato in precedenza, e del resto, come questi, essa sarà costituita soltanto di “residui” animati artificialmente e momentaneamente, il che spiega la sua assoluta precarietà; quest’ammasso di “residui”, per così dire galvanizzato da una volontà “infernale”, può certamente dare l’idea più esatta di qualcosa che sia arrivato ai confini stessi della dissoluzione.

René Guénon, La grande parodia o la spiritualità alla rovescia

16 novembre 2006

Prostitute Intellettuali

“Non esiste, in questo periodo storico del mondo in America, una stampa indipendente.
Voi lo sapete e io anche.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie opinioni reali,  e se lo faceste sapreste anticipatamente che non verrebbero mai pubblicate.
Vengo pagato settimanalmente affinché tenga le mie sincere opinioni lontane dal giornale di cui faccio parte.
Altri tra voi sono pagati similmente per simili cose, e chi tra voi è così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe per strada a cercarsi un altro lavoro.
Se permettessi alle mie vere opinioni di apparire in una edizione del giornale, prima di ventiquattro ore la mia professione sarebbe finita.
“Il lavoro del giornalista è di distruggere la verità, di mentire apertamente, di falsare, diffamare, prostrarsi alla ricchezza e vendere il proprio paese e la sua gente per il pane quotidiano.
Voi lo sapete e io anche, e quale follia è questo brindare ad una stampa indipendente?
Noi siamo i fantocci, loro muovono i fili e noi balliamo.
Il nostro talento, le nostre possibilità e le nostre vite sono tutte proprietà di altri uomini.
“Siamo prostitute intellettuali”.

John Swinton,uno dei più importanti giornalisti del suo tempo, 1890

16 novembre 2006

Frammenti di simbolismo

Il simbolo è suscettibile di molteplici interpretazioni, in nessun modo contraddittorie, ma invece complementari le une colle altre e tutte parimenti vere, pur procedendo da differenti punti di vista.
E’ sufficiente che i simboli siano mantenuti intatti perché siano sempre suscettibili di svegliare, in colui che ne è capace, tutte le concezioni di cui figurano la sintesi.
René Guénon


Il simbolismo è un linguaggio.
Un linguaggio con cui si trasmette una conoscenza non comunicabile altrimenti.
E proprio per la sua caratteristica intrinseca, il simbolo travalica la percezione sensoriale, la sua voce è colta da quella che gli antichi chiamavano “Intelligenza del Cuore”.
Simbolo significa “unire, mettere insieme” (syn-balo)  e il suo opposto è dia- balo , separo, nascondo, da cui Diavolo, colui che separa, colui che nasconde la realtà ultima.
Ciò che nasconde la realtà ultima è l’opposto del Sacro.
L’insieme del linguaggio simbolico, il simbolismo, segue la legge della analogia.
Tutto è collegato, tutto è simbolo.
Il procedimento analogico non può non essere coerente con se stesso.
Mircea Eliade, il grande storico delle religioni del XX secolo, trattando della  grande importanza della luna nelle mitologie arcaiche, descrive la natura del simbolo e del concetto di sacro quale ierofania:

“L’uomo si è riconosciuto nella “vita” della luna non soltanto perché la propria vita ha fine, come quella di tutti gli organismi, ma soprattutto perché la luna nuova rende valide, con la sua sete di rigenerazione, le sue speranze di rinascita.
Un oggetto sacro , quali che siano la sua forma e la sua sostanza, è sacro perché rivela la realtà ultima, o perché vi partecipa.
Quindi anche la Luna non fu mai adorata per se stessa, ma fu adorata in quel che rivelava di sacro, cioè nella forza concentrata in lei, nella realtà e nella vita inesauribile che manifesta.”

La luna nuova cresceva, decadeva, scompariva e rinasceva.
Per analogia l’uomo associava il corso lunare al proprio ciclo vitale, e la rinascita della luna diveniva speranza di rinascita in una nuova esistenza.
La luna diveniva simbolo del ciclo vitale, della vita stessa.
Ciò che il simbolo evocherà sarà sempre coerente con le sue caratteristiche;  il serpente richiamerà  la terra, le pulsioni terrestri, ctonie, l’ambiguità, dal suo muoversi sinuoso, la conoscenza nascosta, poiché spesso si cela, ma anche la prudenza, ed anche l’umiltà.
Nell’interpretare il simbolo, quello che permette di procedere in una corretta analisi per analogia è l’intuizione, ovvero quella capacità che resta ancora comune a tutti gli uomini, che porta ad associare all’idea di leggerezza più un passero che un elefante.
Il simbolo ha molteplici significati, ma sempre coerenti con se stessi.
Sarebbe sbagliato sostenere che la montagna evochi la profondità, e tutto ciò che ne consegue, che l’elefante evochi la leggerezza, e tutto ciò che ne consegue, che il sole evochi la conoscenza nascosta, che una fontana evochi l’introspezione, che un fiume evochi la stagnazione, che il numero uno evochi la dualità e non il principio, che il numero due evochi la comunicazione e non la dualità che ancora non è in contatto, che il numero tre evochi la materia e non la comunicazione tra i principi opposti, che il numero quattro evochi il microcosmo umano e non la materializzazione del concetto di comunicazione tra gli opposti alla base della trinità che dà origine al mondo sensibile, e così via.
Semplicemente.

14 novembre 2006

Sectio Aurea

14 novembre 2006

Strade


Quali strade percorri ora?

E dove si è persa la tua antica mappa dai confini incerti?
Dov’è la legge che come la stella ti guidò
nelle notti più nere?
E dimmi , pellegrino senza una fede,
quale Tempio speri che ti accolga, ora?
Hai voluto sotterrare la tua maschera e la tua spada,
ma dimmi,
cosa ti resta?

-Non ho più un sole che benedica il mio cammino,
non vedo intorno a me montagne da scalare.
L’orizzonte adesso si confonde con la nebbia
che ha invaso i miei occhi,
nella luce più chiara non so dove volgere lo sguardo.
Mi nascondo nel tramonto ma so che verrà un’altra alba,
ciò che chiamano vita mi tiene stretto a sé.
Io aspetterò.

La spada e il lume
sono il mio passato.
Solo una maschera
un’altra maschera,
troppa è la luce.

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