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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
14 Novembre 2006

Sectio Aurea

14 Novembre 2006

Strade


Quali strade percorri ora?

E dove si è persa la tua antica mappa dai confini incerti?
Dov’è la legge che come la stella ti guidò
nelle notti più nere?
E dimmi , pellegrino senza una fede,
quale Tempio speri che ti accolga, ora?
Hai voluto sotterrare la tua maschera e la tua spada,
ma dimmi,
cosa ti resta?

-Non ho più un sole che benedica il mio cammino,
non vedo intorno a me montagne da scalare.
L’orizzonte adesso si confonde con la nebbia
che ha invaso i miei occhi,
nella luce più chiara non so dove volgere lo sguardo.
Mi nascondo nel tramonto ma so che verrà un’altra alba,
ciò che chiamano vita mi tiene stretto a sé.
Io aspetterò.

La spada e il lume
sono il mio passato.
Solo una maschera
un’altra maschera,
troppa è la luce.

14 Novembre 2006

Crollano le torri II

Dal Dizionario Esoterico di esonet.org:

Le due Colonne poste all’ingresso del Tempio massonico sono rappresentazioni emblematiche dei principi della Forza e della Bellezza, e sono il simbolo della vita.
Quella posta a sinistra entrando è di stile dorico (o raramente gotico), sostiene un globo terracqueo (ricorda la serietà e l’importanza dell’impegno assunto da ogni adepto) e porta incisa la lettera “B”, iniziale di Boaz, nome (secondo la tradizione biblica) del proavo di Davide, principe e legislatore di Israele.
Simbolicamente rappresenta il principio attivo, l’elemento maschile e la Forza, attributo del 2° Sorvegliante: è al suo fianco che si dispongono gli Apprendisti. La colonna opposta è in stile ionico (o corinzio), sorregge tre o quattro melagrane semiaperte e porta impressa la lettera “J”, iniziale di Jachin (o Jakin), che nella tradizione biblica è il nome del gran sacerdote che officiò l’inaugurazione del tempio di Salomone. Simbolicamente rappresenta il principio passivo, l’elemento femminile e la Bellezza, attributo del 1° Sorvegliante.
[…]
Viste congiuntamente, le C. rappresentano l’equilibrio del dualismo nei termini opposti: Forza e stabilità, morte e vita, distruzione e creazione, tenebre e luce, vizio e virtù. Tutto procede in un armonico bilanciamento di coppie, e l’evoluzione procede grazie alle energie che operano in combinazione ed in contrasto, che solo apparentemente sono tra loro in opposizione. Opportuno infine ricordare che i nomi Boaz e Jachin contraddistinguono anche le colonne poste all’ingresso del tempio di Re Salomone.

Dal momento che i padri fondatori degli Stati Uniti non nascondevano la loro adesione alla Massoneria, le seguenti considerazioni di Domenico Savino assumono un particolare interesse:

Secondo Frances Yates, prestigiosa studiosa del Warburg Institute, [le Twin Towers] sarebbero state costruite secondo la geometria templare che sfrutta il modulo di base della «misura aurea» e rivestivano il ruolo simbolico di indicare a chi arrivava da oriente che si entrava in territorio imperiale.
Il sigillo delle due colonne, infatti, ancora presente sulla bandiera spagnola e adottato quale simbolo dell’impero planetario da Carlo V, tornava a rivestire il significato originario di simbolo della superpotenza che domina le terre, i cieli e i mari.
Le due colonne sono poi presenti in ogni loggia massonica e prendono il nome di Jachin, quella di destra e Boaz quella di sinistra, nomi loro attribuiti dall’architetto Hiram, mitico costruttore del tempio di Salomone.
Ora, secondo queste ricostruzioni, le Twin Towers, fissavano la città di New York quale tempio di Salomone e gli USA quale nuovo Israele e nuovo popolo di Dio.

14 Novembre 2006

Crollano le torri

Il Vecchio della Montagna si destò:
mirò il piano e la febbre del piano,
percorse cogli occhi torri e pinnacoli,
tracciò sulla terra secca uno strano segno,
e così parlò nella notte:
Come in una falsa notte una falsa tregua,
così in questa lunga agonia secolare
i costruttori di torri fanno nidi al vento della loro stoltezza:
ma a ogni fiato di nuova tormenta precipitano le torri.
O costruttori di torri, precipitano le torri.

Zero (pseud.di Guido De Giorgio), Crollano le torri, “La Torre”, n. 1, 1 febbraio 1930.

di Claudio Mutti


In un’ottica metastorica sarebbe fin troppo facile stabilire un rapporto tra la distruzione delle due torri della Babele americana e gli eventi vaticinati da Geremia, L, 7 (“Ecco, Babele è caduta ed è andata in polvere”) e soprattutto da San Giovanni in Apocalisse, XVIII, 9-20 (“I re della terra, che con lei fornicarono e presero parte al suo lusso insolente, quando vedranno il fumo del suo incendio, piangeranno e faran cordoglio su di lei, stando a distanza, per paura dei suoi tormenti, e diranno: ‘Sventura, sventura! O grande città, Babilonia, la potente città; in un attimo è venuto il tuo giudizio ‘ (…) E i mercanti della terra piangono e portano il lutto per Babilonia (…) O cielo, esulta sopra di lei! E voi pure, o santi, o apostoli, o profeti! perché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia contro di lei!”).
Si potrà obiettare che George Washington non vedeva negli Stati Uniti la Nuova Babilonia, bensì la Nuova Gerusalemme, “stabilita dalla Provvidenza in un territorio dove l’uomo deve raggiungere il suo pieno sviluppo e dove la scienza, la libertà, la felicità e la gloria devono diffondersi in pace”. Analogamente, per John Adams, gli Stati Uniti erano “una pura e benefica repubblica, il cui compito consiste nel governo del mondo e nel perfezionamento degli uomini”.[…]
Con questa mitologia hanno una stretta relazione il simbolismo massonico del dollaro, i progetti sionisti di fondare lo Stato ebraico in America, le ricerche di Simon Wiesenthal circa la preistoria ebraica dell’America, le tesi esposte nel libro di Edmund Weizmann intitolato L’America. Nuova Gerusalemme.
Questo pathos escatologico, che a suo tempo ha ispirato l’idea del Nuovo Ordine Mondiale e della “fine della storia”, presenta i caratteri fin troppo evidenti di una vera e propria parodia del sacro, caratteri che René Guénon riscontrava, ad esempio, nella figura di un padre della patria statunitense da lui espressamente indicato come agente della controiniziazione: Benjamin Franklin[…]
Se si legge attentamente il brano di Platone concernente l’Atlantide, si vedrà che l’America è situata oltre l’Atlantide, a occidente del continente scomparso sul quale si manifestò originariamente, secondo Guénon, la controiniziazione.
Secondo quella stessa geografia sacra che colloca nei pressi di Kabul l’ingresso nel regno di Agarttha, l’America è dunque la terra dei morti, il regno delle tenebre, una sorta di mondo psichico che ricorda l’Ade o lo Sheol, sicché la stessa aggressione statunitense contro l’Afghanistan potrebbe essere guardata da una prospettiva metastorica.
La scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo  “ha in sé un significato alquanto funesto, poiché indica la comparsa, all’orizzonte della storia, dell’Atlantide sommersa, e neppure della stessa Atlantide, ma della sua ‘ombra’, della sua prosecuzione negativa nell’Occidente simbolico, nel ‘mondo dei morti'”.

Di Claudio Mutti, Crollano le torri

14 Novembre 2006

Esoterismo - in origine

La frattura tra Reale e Metafisico

Nell’antichità gli esseri umani vivevano in un mondo in cui non vi era separazione tra “magico” e “scientifico”, la scienza stessa era una Scienza Sacra, e racchiudeva in sé tutto il sapere di cui gli uomini erano in possesso, un sapere in cui realtà fisica e realtà immateriale si fondevano.
La natura stessa era concepita come estensione e manifestazione simbolica dell’universo divino, e lo studio dei fenomeni naturali era interconnesso con la ricerca metafisica.
Finché in quello che oggi noi chiamiamo Occidente, all’incirca nel VI – V secolo avanti Cristo, si verificò una frattura.
Questa frattura si concretizzò nel mondo ellenico, dove per la prima volta gli eventi naturali vennero studiati separatamente dalle realtà metafisiche.
Gli eventi furono quindi indagati e analizzati cercando di scoprire le cause che li producevano, le cause fisiche, e all’interno della natura si vollero trovare tutti gli elementi sufficienti per potere dare una spiegazione logica ad ogni fenomeno.
Fu una frattura rivoluzionaria, da allora la fede e la ragione avrebbero preso due direzioni opposte, apparentemente inconciliabili, mentre veniva messo a punto il processo cosiddetto induttivo, ovvero quel processo che porta alla “verità” in seguito all’osservazione e allo studio.
La verità come fine, quindi, in contrapposizione al processo inverso, quello deduttivo, il quale avendo come punto fermo e di partenza una verità colta per intuizione, si basava su di essa per interpretare tutti i fenomeni, di conseguenza.
A simboleggiare questo passaggio ancora oggi si usa fare riferimento ai due grandi maestri della filosofia greca classica, ovvero Platone e il suo allievo Aristotele.

Platone raccolse e tramandò il sapere arcaico che era comune a tutte le grandi civiltà antiche; la sua visione del mondo prevedeva una realtà metafisica che rappresentava il vero mondo, il mondo delle idee, gli ideali e le immagini eterne che fungevano da modello di ogni cosa creata.
Per Aristotele invece l’essenza delle cose stava nella materia stessa: non bisognava più fare riferimento ad un mondo “altro”; lo studio della materia poteva portare alla conoscenza.
Questo passaggio, definitivo per il successivo sviluppo di tutto il nostro sapere moderno e contemporaneo, verrà splendidamente sintetizzato nel rinascimento da Raffaello nella sua celebre Scuola di Atene, dove i due grandi maestri, uno a fianco dell’altro, al centro della scena discutono del creato.Platone viene rappresentato come anziano, incarna il sapere antico, ieratico, e con l’indice destro indica l’alto, suggerendo dove si trovi l’essenza del reale. Aristotele, giovane ed energico, con il palmo della mano indica invece con decisione il basso, la terra, sintetizzando così il suo pensiero: la verità si trova dentro il creato, nella materia.
Il pensiero scientifico occidentale ebbe così inizio, e il sapere arcaico si occultò, divenne nascosto, divenne esoterico.