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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
5 Febbraio 2021

Closer, closer

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4 Febbraio 2021

Draghi, i Costruttori e il Great Reset


“Sul versante sociale, fra l’altro, a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti, e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale”.

Presidente Sergio Mattarella

La fine del blocco dei licenziamenti rappresenta il classico elefante nella stanza che da mesi si fa finta di non vedere.
Le conseguenze del crollo dell’economia nazionale, infatti, non si sono ancora manifestate appieno per via di alcuni provvedimenti artificiosi, che per loro natura non potranno essere eterni.
Il blocco dei licenziamenti è uno di quelli, una questione talmente spinosa da essere totalmente ignorata nel dibattito politico degli ultimi mesi.
Sarà il momento in cui centinaia di migliaia di italiani si sveglieranno da un sonno profondo, perché quando mancherà il pane in tavola tutto il resto passerà in secondo piano.
Mattarella nel suo discorso ha mostrato che nei piani alti sono ben consapevoli della questione, tanto da citare la fine del blocco dei licenziamenti come uno dei tre motivi (insieme alla gestione della pandemia e dei fondi degli aiuti europei) per cui serve un governo “deciso” e autorevole sin da subito, un governo in grado di affrontare l’emergenza sociale.
Siamo quindi da oggi entrati ufficialmente nella Fase 2: dopo la devastazione, provocata dalle misure intraprese con la scusa della pandemia, ci sarà da gestire la tensione sociale.
I “costruttori”, quelli che dovranno edificare il mondo nuovo, quello della nuova normalità, verranno subito dopo.

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CROLLANO LE TORRI

Il Vecchio della Montagna si destò: mirò il piano e la febbre del piano, percorse cogli occhi torri e pinnacoli, tracciò sulla terra secca uno strano segno, e così parlò nella notte:
Come in una falsa notte una falsa tregua, così in questa lunga agonia secolare i costruttori di torri fanno nidi al vento della loro stoltezza: ma a ogni fiato di nuova tormenta precipitano le torri.

O costruttori di torri, precipitano le torri.

 

Da secoli tessete l’inganno, il vostro inganno, o costruttori di torri; e i secoli vi divorano; in fondo ai secoli invero, nell’invisibile deserto che corre parallelo alla vostra strada corrotta e titubante, sta l’eternità, costruttori di torri, o costruttori di torri.
Zero, Guido De Giorgio, La Torre, 1930

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There is no conspiracy, non c’è quindi nessuna cospirazione.
Dopo la ormai celebre copertina del prestigioso Time si è potuto finalmente parlare apertamente di “grande Reset” senza essere tacciati di complottismo.
In fondo bastava accedere alla pagina ufficiale del World Economic Forum, dedicata a questo grande progetto, per sapere nel dettaglio la direzione verso cui stiamo andando.

In sintesi, il sistema finanziario internazionale è ormai ingestibile: sopravvissuto alla grande crisi del 2008 grazie allo spropositato intervento delle banche centrali, la situazione è andata peggiorando, con spirali di debito in crescita esponenziale, creazione di denaro dal nulla fuori controllo, spazzatura finanziaria prossima all’esplosione.
L’unico modo che i grandi centri di potere (FMI, banche centrali, l’elite dei miliardari e i loro club) avevano per prevenire l’imminente collasso era ridisegnare da capo lo scenario, con nuove regole.
E’ la nuova normalità, il sogno dell’elite che finalmente ha trovato il terreno giusto per compiersi.
Ma per procedere occorreva fermare l’economia mondiale.
Questo lo scopo dei lockdown e delle misure prese (che appaiono folli, ma che seguono questo preciso modello).
Il covid fu solo il giusto pretesto.
E’ come se fossimo tutti dentro un treno lanciato a folle velocità, un treno destinato a deragliare.
Chi sta nei vagoni di prima classe sa che i binari vanno sostituiti, serve una nuova rotta.
Per fare ciò occorre fermare il treno per un certo periodo.
Così loro si legano alle loro cinture di sicurezza, in comodi sedili, e tirano il freno d’emergenza.
E nei vagoni di seconda e di terza classe succede il finimondo, le persone finiscono gambe all’aria.
Questa è l’unica lettura coerente degli avvenimenti che stiamo vivendo, in tale modo tutto acquista un senso preciso.
Non c’è nessun complotto: è tutto nero su bianco: si tratta di un programma politico sociale fatto da gente che pensa di avere i mezzi per attuarlo.
Un programma globale.
Draghi è una pedina importante, di un livello superiore rispetto ai nostri piccoli politicanti.
Draghi è quindi l’esecutore a livello locale di un ampio piano globale.

2 Febbraio 2021

I nemici dell'intelligenza

Se dovessi definire l’intelligenza, direi che si tratta essenzialmente della capacità di osservare, analizzare i dati a disposizione e di trarne una logica deduzione, avvicinandosi il più possibile al quadro di insieme.
Ancora più nello specifico, si potrebbe dire che la capacità di cogliere un quadro di insieme ampio è una qualità che va oltre il concetto stesso di intelligenza.
Ci sono infatti tantissime persone dalle spiccate capacità intellettive che però concentrano tutte le loro energie in un singolo settore, e quando si allontanano da esso quasi smarriscono ogni capacità interpretativa.
Questo, nello specifico, è un fenomeno tipicamente moderno, laddove il nostro stesso progresso si fonda nella iper-specializzazione.
Abbiamo infatti, nella nostra società, innumerevoli esperti nei campi più disparati, eccellenze nel loro campo di applicazione, che però poco si intendono, o si interessano, dei fenomeni, spesso essenziali, che muovono l’intero meccanismo del nostro sistema.
Come se ognuno di questi esperti sapesse tutto del proprio ingranaggio, poco o niente dell’ingranaggio suo prossimo, e ancora meno della macchina nel suo complesso.
In ogni caso, ritornando all’intelligenza in sè – definita quale capacità di interpretare diversi dati e indizi per trarne un veritiero quadro di insieme (essere in grado di unire i puntini, come si dice in gergo)- possiamo notare come questa capacità, che sulla carta dovrebbe essere appannaggio della maggioranza delle persone, possiede quattro grandi nemici.

Il primo nemico dell’intelligenza è la sopracitata iper-specializzazione.
Tutte le energie e le capacità del singolo vengono convogliate su di un singolo argomento, e tutto ciò che lo circonda rimane perlopiù ignoto.
Semplificando, è la situazione in cui si trova chi passa la sua vita a contare ogni singola cellula di un albero e non si rende mai conto di trovarsi dentro una foresta.

Il secondo nemico dell’intelligenza, ed è un difetto che tocca tutti, in gradi diversi, è il pregiudizio, l’ideologia, la predisposizione mentale.
Se nel caso della iper-specializzazione il quadro di insieme non veniva colto perchè ci si concentrava esclusivamente su di un singolo punto, per colpa del pre-giudizio ci si trova invece nella situazione di avere già in mente un risultato finale a cui si vuole giungere.
Così, con un quadro di insieme già delineato, si finisce per selezionare solo gli indizi che si adeguano ad esso, e che non ne rovinano la struttura.
Questo meccanismo in psicologia si chiama “bias di conferma”, e consiste propriamente nel dare enfasi agli avvenimenti ed ai dati che confermano la nostra idea iniziale, ignorando tutti quelli che la contraddicono.
E’ importante osservare che tutti siamo vittime di questo meccanismo: diviene quindi essenziale esserne consapevoli, e cercare in ogni modo di arginare il fenomeno.

Il terzo nemico dell’intelligenza, in qualche modo legato al secondo, è il conformismo.
Il fare propria l’opinione condivisa agisce su degli strati profondi ed ancestrali della nostra psiche, assicurandoci un senso di protezione, lo stesso che i nostri progenitori, e anche noi stessi, ricaviamo dallo stare in gruppo, dal sentirci, una volta inseriti in un contesto più ampio, più sicuri di noi e più protetti, grazie al “numero”.
A causa del conformismo non si sente più la necessità di fare lo sforzo per interpretare i dati e trarne una conclusione: si aspetta solo che venga fornita una interpretazione comunemente accettata e la si fa propria.

Il quarto grande nemico dell’intelligenza, diretta conseguenza del terzo, è quindi semplicemente la pigrizia.
Perchè il pensare comporta uno sforzo, uno sforzo reale, e spesso non si hanno energie sufficienti per farlo, oppure si preferisce dedicare quelle stesse energie ad altre attività che hanno un rendiconto più piacevole.

26 Gennaio 2021

L'illusione del Diritto

“Lunghi periodi di pace favoriscono l’insorgere di alcune illusioni ottiche.
Tra queste che l’inviolabilità del domicilio si fondi sulla Costituzione, che di essa si farebbe garante.
In realtà l’inviolabilità del domicilio si fonda sul capofamiglia che, attorniato dai suoi figli, si presenta sulla soglia di casa brandendo la scure”

Ernst Jünger

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Se c’è una questione che il periodo che stiamo vivendo ha reso evidente è la totale inconsistenza delle varie “costituzioni”, del vasto corpo della trattazione dei diritti su cui ci illudiamo che le nostre esistenze siano fondate, all’interno della cosiddetta “società civile”.
Queste carte sono da sempre osannate negli “stati di diritto”, trattate come feticci sacri, come fossero tavole della legge inviolabili su cui il vivere civile si fonda.
E nei tempi di pace, come osserva Junger, si crea realmente l’illusione che nulla possa scalfire quei testi “divini”, vergati dai padri fondatori, inviolabili, immodificabili.

Ma nei periodi di crisi, e il potere ha vasta scelta per decretare cosa possa realmente rappresentare una “emergenza”, quei testi sacri si rivelano per quello che sono: parole idealizzate messe a disposizione della popolazione per dare una illusione di civiltà fondata su delle “regole”.

Basta davvero poco, come infine abbiamo potuto scoprire, affinché le varie “libertà” (di spostamento, di aggregazione, di portare avanti una attività lavorativa) vengano soppresse, in spregio a quelle stesse regole sacre.
Basta che un governo decida che quelle regole non valgono più, e da un giorno all’altro scompaiono come un sogno al suono della sveglia mattutina.

Quali siano le “libertà” di cui un suddito può godere non lo decidono infatti delle parole scritte, ma più prosaicamente lo stabiliscono coloro che hanno il potere della coercizione.

Lo decide chi può schierare 70.000 uomini delle “forze dell’ordine” nelle strade, ed ha alle spalle centinaia di migliaia di funzionari in grado di far valere le pesanti ripercussioni ai danni di coloro che non si conformano.
Ed a quel punto invocare le varie “libertà” garantite su dei fogli di carta diviene patetico.

Altre civiltà nel passato non nascondevano la realtà dei fatti, ovvero che l’intervallo delle libertà dei singoli consisteva in una finestra decisa da chi deteneva il potere, e poteva imporsi grazie all’uso della forza e della coercizione.
La differenza dei nostri sistemi sociali consiste nell’ipocrisia, in quella dissonanza cognitiva secondo la quale le nostre libertà sono “garantite” da dei fogli di carta.
Ma basta davvero poco, una “situazione di emergenza” proclamata, e tutta l’illusione crolla come un castello di sabbia nel mezzo di un uragano tropicale.

25 Gennaio 2021

Quello che so


C’è una cosa che so, con assoluta ed incrollabile certezza, un qualcosa che mi è stato trasmesso, che ho compreso, una verità che ho riconosciuto come tale nel momento stesso in cui mi ha raggiunto.
La nostra presenza in questo mondo è una necessità.
Noi tutti, uno per uno, siamo necessari.

E qui mi rivolgo in particolar modo a coloro che navigano nel buio, io per primo, che incespicano in sassi e pozzanghere e a volte giungono dinanzi a baratri che paiono inghiottire il senso di ogni cosa.
Siamo qui perché dovevamo esserci, stolti e ciechi e sbandati.
E la realizzazione personale, lo stare in pace con se stessi, il conoscere a fondo la propria vera essenza, armonizzarsi col creato, essere “felici”, sono tutte cose bellissime, obbiettivi nobili, importantissimi, ma non è quella la meta necessaria, per noi.
Si tratta di grandi benedizioni, la felicità stessa è il dono più grande.
Ma c’è una strada per ognuno di noi, e non tutte passano da lì.
E non è questione di arrendersi, accontentarsi, rassegnarsi.
E’ questione di vedere la propria singolarità per quello che è, una particella preziosissima, una scheggia divina di infinito valore senza la quale tutta la creazione verrebbe a mancare.
Ecco quindi quello che ho capito: siamo qui perché dobbiamo esserci, portiamo a spasso i nostri pesanti carichi perché stiamo edificando l’universo intero, con la nostra presenza, il nostro amore, il nostro dolore, la nostra stoltezza.

E dobbiamo sempre ricordarcene.