Blessed be

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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
14 Novembre 2011

No deal


Ad osservatori attenti, ed anche meno attenti, risulta ormai evidente come la musica popolare contemporanea di grande diffusione si sia trasformata in gran parte in un mezzo per diffondere una nuova contro-spiritualità, con messaggi occulti e meno occulti indirizzati principalmente ai più giovani.
Ci si è anche chiesti fino a che punto i vari artisti siano consapevoli del loro ruolo, e quanto invece risultino manipolati.
Non esiste una regola generale, ma vi sono tante persone con le loro storie personali alle spalle; vi sono coloro che hanno fatto una scelta consapevole e partecipano al grande progetto della diffusione del nuovo etat d’esprit in prima linea, come il celebre rapper Jay Z, il musicista più influente degli Stati Uniti, e vi sono una schiera di giovani interpeti, in particolar modo appartenenti all’universo femminile, che sono state indirizzate sin dalla giovanissima età nell’ambiente dello show business.
Si tratta, in questo secondo caso, di vittime, bambini indifesi che subisco delle vere e proprie manipolazioni mentali e psicologiche fino a divenire in età adulta delle marionette eterodirette utili solo a generare guadagni ed a diffondere il verbo della nuova religione.

Trattando di tali temi, ci si è chiesti più volte se in uno scenario simile, una realtà in cui per emergere occorre fare dei patti tremendi con la propria coscienza oppure essere manipolati sin dalla più tenera età, ci fosse ancora spazio per dei messaggi positivi, all’interno del mondo della musica popolare.
Più volte, anche in questo blog, è rimbalazata la domanda: “ma allora non si salva proprio nessuno?
In verità, per quanto sia sempre più difficile, esiste ancora la possibilità che il successo sia raggiunto anche per motivi esclusivamente di “merito”, ed ancora può capitare di imbattersi in canzoni che trasmettano dei genuini messaggi positivi; la stessa musica popolare, d’altro canto, ha accompagnato la storia dell’uomo proprio con questo compito, quello di alleviare il dolore della difficoltà del vivere, donando sollievo e speranza.
Dopo aver quindi a lungo trattato gli aspetti oscuri della diffusione della musica contemporanea, penso che divenga opportuno, nel momento in cui ci si imbatte in uno dei rari casi in cui un artista di successo diffonda con la sua musica dei messaggi profondamente positivi, segnalare queste gocce in mezzo all’oceano.

Il brano che segue è stato composto da Ben Harper, chitarrista e cantante statunitense, e rappresenta uno dei brani più belli pubblicati nel 2011 (il più bello, secondo il giudizio di chi scrive).
Il testo della canzone, intitolata Don’t give up on me now, tratta con profondità e semplicità i temi essenziali con i quali si deve confrontare un essere umano, dal bisogno di conoscere se stessi, alla necessità del ritrovarsi per poter poi dare il proprio contributo, all’importanza dell’aiuto delle persone che stanno intorno.
E soprattutto, prima di ogni altra cosa, il convinto e deciso rifiuto di cedere a qualunque compromesso.

It takes all you have to stare him down
and whisper, devil no deal



Il tempo, apre tutte ferite

e la fiducia, mi porterà nella tomba
il mondo non è mio
non sta a me salvare il mondo
non posso permettermi di perdere
quello che facilmente si butta via

e non conosco nemmeno me stesso
cosa ci vorrebbe per conoscere me stesso
ho bisogno di cambiare ma non so come
non abbandonatemi adesso

non è quello che facciamo
è quello che facciamo di ciò che sentiamo di fare
ci vuole tutto quello che hai
per fargli abbassare lo sguardo
e sussurrare “Diavolo, nessun accordo”
Non voglio combattere
non voglio combattere la guerra di mio padre
puoi aspettare tutta la vita
senza sapere cosa stai aspettando

e non conosco nemmeno me stesso
cosa ci vorrebbe per conoscere me stesso
ho bisogno di cambiare ma non so come
non abbandonatemi adesso

13 Novembre 2011

Cinque anni di Tra Cielo e Terra

 


Oggi Tra Cielo e Terra compie cinque anni.
Cinque anni sono un periodo che può apparire breve o sostanzioso, a seconda delle circostanze: nell’universo della rete, dove tutto viaggia a velocità amplificate, dove centinaia di mode esplodono e collassano nel giro di poche settimane, questo lasso di tempo rappresenta qualcosa di non esattamente frivolo.

Nei primi tempi, il blog è stato seguito per diversi mesi da una media di qualche decina di lettori, più altri sporadici visitatori che probabilmente vi capitavano per caso, incappando in queste pagine a volte soffermandosi, a volte precedendo oltre.
Devo confessare che scrivere articoli in quel periodo era molto più facile: non c’era nessun timore di essere frainteso, si trattava di esprimere dei concetti in libertà, condividendoli con un piccolo numero di lettori che viaggiavano sulla stessa lunghezza d’onda.
Col tempo la scrittura ha richiesto sempre più impegno e concentrazione, dal momento che diveniva necessario, e doveroso, valutare bene ogni espressione, verificare con attenzione ogni affermazione, usare uno stile di scrittura il più possibile lineare e semplice.
Ho provato a farlo.

Sia come sia, uno degli scopi che mi sono ripromesso sin dall’inizio fu quello di scrivere gli articoli da una prospettiva a lungo termine: volevo che quello di cui qui si trattava potesse risultare interessante anche a distanza di anni.
Siamo quotidianemante sommersi da miriadi di informazioni riguardanti la “attualità”, dedicando così la nostra attenzione ad argomenti che risultano “vecchi” e superati dopo che è trascorso solo qualche giorno; in questo blog desideravo che gli articoli potessero essere letti a distanza di anni col medesimo interesse (grande o piccolo, a seconda del giudizio di ogni lettore) del giorno in cui venivano pubblicati.
In qualche caso ci sono riuscito.

Questo non vuole essere un post celebrativo: un blog resta sempre un blog, e nella vita di ognuno di noi vi sono aspetti, appartenenti al mondo “reale”, sicuramente più importanti.
Nondimeno, in questi cinque anni ho dedicato diverse energie a questo progetto, a cui umanamente sono affezionato.
Così come è innegabile che la soddisfazione più grande è rappresentata dalla interazione con tutti coloro che hanno voluto dire la loro su quanto leggevano, a volte ritrovandosi d’accordo, a volte contestando, altre volte ancora completando con le loro osservazioni il contenuto dei post.
Un grazie penso sia dovuto, così come a coloro che hanno dedicato del tempo anche solo per leggere quanto qui proposto.
Il prossimo post di questo genere verrà pubblicato tra altri cinque anni, nella remota ipotesi che si sia ancora qui :-)

Blessed be

11 Novembre 2011

L'anima al diavolo


Narra la leggenda di una sera in cui un modesto chittarista che girovagava per le rive del Mississippi si recò ad un crocicchio, e lì invocò Satana in persona affinchè lo rendesse un grande musicista.
Fu accontetato, ed in cambio della sua anima ricevette in dono un talento che lo fece entrare nella storia della musica contemporanea.
La leggenda del chittarista blues Robert Johnson, tuttora considerato uno dei più influenti musicisti del XX secolo, è forse la più nota nel mondo del rock, ed ha stimolato la fantasia di numerosi appassionati fino ai giorni nostri.
Comunque siano andate le cose, la storia di Johnson fu veramente una storia maledetta: divenuto celebre all’improvviso, dopo una mediocre carriera in età giovanile, fece in tempo a registrare solo 29 brani, tuttora considerati pietre miliari dagli addetti del settore, prima di morire a soli 27 anni in circostanze misteriose.
La sua stessa esperienza al celebre crocicchio, the crossroad della tradizione americana, richiama riti ancestrali collegati al culto della santeria, una particolare forma di religiosità diffusasi tra le prime comunità nere portate negli Stati Uniti, una religione che univa elementi cristiani alla tradizione animista dell’Africa nera, tradizione che venerava forze della natura che potevano essere evocate e di cui ci si poteva servire, forze che abitavano luoghi particolari, come l’incrocio tra due strade.
La leggenda di Johnson univa a queste credenze un altro celebre topos della tradizione, quello della cessione dell’anima al demonio in cambio di privilegi: in Europa la famosa opera di Ghoethe, il Faust, diede a questo particolare tema anche una dignità letteraria.

Il concetto del “vendere l’anima al Diavolo”, ormai entrato a far parte dell’immaginario collettivo, può essere interpretato sia in modo letterale, per chi crede che certe presenze siano davvero reali, ed interagiscano col nostro mondo, sia in maniera allegorica: in questo secondo caso col vendere l’anima si intende il concedersi a dei compromessi pur di raggiungere il proprio scopo.
In realtà, le due interpretazioni non sono poi così lontane tra loro.
Nel mondo della musica rock, in particolare, il cedere a dei compromessi pare essere l’unico modo per poter emergere, in un ambiente in cui la concorrenza è numerosa e spietata; non sorprende, di conseguenza, che i temi che caratterizzano sempre più spesso i testi delle canzoni di successo nascondano risvolti non sempre limpidi, così come non sorprende che i protagonisti della scena internazionale diventino ogni giorno di più dei veicoli di messaggi impregnati di una ideologia ben precisa.
C’è anche chi come Bob Dylan, un altro degli indubbi protagonisti della scena rock degli ultimi 50 anni, senza giri di parole spiegò in una intervista la ragione del suo successo quale conseguenza del patto che fece con “il comandante in capo su questa terra”.

 



Che Dylan stesse usando un linguaggio simbolico o meno poco importa, dal momento che il concetto di base rimane inalterato.
La sua stessa espressione, inoltre, non somiglia molto a quella di una persona che sta scherzando, nonostante l’amaro sorriso finale.
E c’è anche chi, come la giovane cantante Katy Perry, astro emergente della musica pop degli ultimi anni, trova nella faccenda anche un lato divertente, e racconta di aver venduto l’anima al diavolo nello stesso modo in cui potrebbe parlare della cena del giorno precedente.

 


Ancora una volta, che si tratti di una battuta o di una metafora poco importa, dal momento che all’interno del contesto del successo tali espressioni assumono di per sé delle valenze in parte inquietanti.
La giovane Perry, tra l’altro, fu negli anni adolescenziali la classica ragazza tutta casa e chiesa, e dopo aver imparato a cantare nel coro della parrocchia, ed aver esordito con un album di brani a tematiche cristiane, ha infine addottato una immagine estremamente sensuale e libertina, andando così ad aggiungersi alla schiera delle good girls gone bad, le ragazze del pop che dopo essersi fatte conoscere come adolescenti innocenti con un look acqua e sapone si sono trasformate in giovani vamp ed aggressive (vedi Britney Spears, Cristina Aguilera, Rihanna, Miley Cirus, e così via).

Un successo che pare quindi richiedere sempre grandi privazioni in cambio, una concezione estremamente pericolosa da sempre presente nella natura umana ma che pare divenire ai giorni nostri sempre più modello vincente, atteggiamento addirittura giustificabile.

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a completamento dell’articolo, si riportano le interessanti considerazioni espresse da jackblack77 tra i commenti:

[…]tutto il fenomeno musicale del XX secolo nasce con Johnson.
Da lì inizia il percorso che poi avrebbe portato all’industria discografica, all’ascolto ripetuto, al successo commerciale, a Elvis, i Beatles, i ’70 gli 80 ecc..
E, guarda caso, proprio la storiella di Johnson contiene una particolarità.
Oltre che il rimando ai riti voodoo (poi ripreso da Hendrix) e ai crocicchi (poi omaggiato da tutti soprattutto Clapton), si ritrova il cliché del patto.
Il patto […]ha origini antichissime e tramandate oralmente; ma, da quel che ne so, sono sempre stati dei racconti in cui il protagonista umano “gabba” in qualche modo l’Antagonista.
Sono cioè delle narrazioni che hanno dei significati ben precisi: in primo luogo affermare una certa superiorità dell’Essere umano rispetto alle Entità Maligne; in secondo luogo, la possibilità per l’uomo – anche dopo aver momentaneamente “perso” l’anima (o quello che essa può rappresentare) – di recuperarla prendendosi una specie di rinvicita; ma solo se precedentemente si è avuta l’astuzia (metafora per superiorità spirituale) di trovare la falla nel ragionamento diabolico; e poi altri significati minori che si possono trovare frugando meglio.

Tornando alla particolarità nella storia di Johnson (e in quelle correlate, fino ai giorni nostri) è che da quel momento, il cliché del Patto cambia: non più un inganno dell’uomo sul Diavolo, trattandolo per quello che è (il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, ecc) ma una specie di sacrificio “do ut des” a senso unico e micidiale.
Vale a dire: io possiedo una cosa A che non mi serve (!), invece desidero una cosa B ma non la possiedo; vorresti fare uno scambio? Ovviamente la cosa non è INDOLORE ma richiede un prezzo.
E il prezzo è proprio la cessione della cosa A che – in realtà – era la cosa PIU’ IMPORTANTE CHE SI POSSEDEVA NELLA PROPRIA VITA.
A quel punto, secondo me il soggetto si accorge che senza di essa è già morto (spiritualmente) da un pezzo e se ne va dalla vista dei più.
Alcuni soggetti se ne accorgono subito, altri dopo molti anni. Credo sia la spiegazione più banale.
[…]questa nuova versione del Patto è divenuta la moda imperante, tanto da diventare un modo di dire.
Il pensiero comune degli artisti da un secolo a questa parte è divenuto “per ottenere l’obiettivo devo sacrificare TUTTO. Solo l’obiettivo conta”.
Non c’è più il patto visto come una specie di “umiliazione” da parte di un Uomo Spiritualmente Superiore nei confronti dei poteri inferi, ma anzi il concetto è ribaltato: chi è disposto a vendere qualcosa di inutile (inutile per il mondo materialista) può avere subito la strada abbreviata e il trampolino di lancio per il successo planetario.
“Tanto l’anima non esiste, quindi anche se me ne privo che problema c’è?”

 

9 Novembre 2011

Lune

 

5 Novembre 2011

Capacità umane, pulsioni emotive e gestione delle masse.

di Antonio Pani per Tra Cielo e Terra


Premessa

Questa sintesi di osservazioni e pensieri è rivolta alla comprensione dei nostri tempi e dell’atteggiamento assunto dalle persone, in quella che potrebbe essere definita “la crisi senza fine”.
Non dimenticando l’indubbio peso che rivestono attualmente le questioni economico – monetarie, lo scritto vuole raccontare e mettere in relazione tre aspetti che attengono, essenzialmente, alla natura umana e che paiono assai poco distanti l’uno dall’altro.
Il tentativo è quello di unire i puntini per scoprire il disegno nascosto che, spesso, non lo è più di tanto.

Tre temi e tre domande

Il primo argomento riguarda le capacità e potenzialità del cervello e del corpo umano, le quali sono costantemente in fase di studio, catalogazione e approfondimento scientifico.
La mole di lavoro svolta, le pubblicazioni e la sperimentazione inerenti alle possibilità della nostra mente, è semplicemente sconfinata.
Suscitano particolare attenzione, gli studi e gli esperimenti che si occupano della capacità di precognizione/presentimento, che alcuni scienziati hanno definito essere ”patrimonio comune della razza umana” (Dean Radin, “The conscious universe”, Harper Edge, San Francisco 1977).
La questione riveste particolare importanza, soprattutto se si considera che un uomo sensibile, attento, istruito e consapevole dei propri “mezzi”, è più difficile da “amministrare”.
Il secondo tema è quello che vede il macro mondo dei mass media impegnato in un incessante bombardamento, fatto di notizie e rappresentazioni grafico – televisive intrise di violenza, sesso e messaggi subliminali.
Il terzo aspetto attiene alla “gestione delle masse”.
E’ il secondo argomento, tuttavia, a ispirare gli interrogativi che seguono:
– perché negli ultimi anni i media ci impegnano, in modo assillante e ben più che evidente, con immagini e richiami violenti, oltre che di natura sessuale?
– come mai, soprattutto in rete, la maggior parte di trattazioni e approfondimenti (scientifici e non), ci raccontano della costante presenza di messaggi subliminali caratterizzati da sesso e violenza?
E perché, sovente, tali messaggi sono destinati ai più piccoli?

Riflessioni e risposte

Partendo dalla consolidata certezza che “cuore e ragione” sono nemici giurati, è possibile tentare di legare qualche filo pendente, così da provare a dare delle risposte.
Sia concesso, inoltre, di rilevare che il confitto fra emozioni e intelletto rappresenta uno degli elementi essenziali del concetto di dualismo, che permea e caratterizza da sempre l’esistenza umana.
Preliminarmente occorre anche cercare di capire se qualcuno abbia già tracciato, e continui a tracciare, buona parte del cammino di vita che tutti noi percorriamo.
A giudicare dal fatto che ora, come millenni fa, siano in pochi a stare bene e dominare, mentre sono in tanti quelli che soffrono e sono dominati (chi più chi meno), si direbbe che le cose non siano mai cambiate davvero e, soprattutto, che ciò non sia esattamente dovuto al caso.
Molte sono le conoscenze che ci sfuggono, tuttavia è ragionevole credere che “l’animale uomo” sia gestibile in modo ottimale se la sua intelligenza e le sue capacità istintive sono “offuscate” e represse.
Tutto ciò ben può essere conseguito attraverso un lungo, intenso e costante lavoro, finalizzato alla distrazione dell’obiettivo, magari attraverso importanti sollecitazioni emotive.
L’uomo a cui facilmente “sale il sangue alla testa”, è ben poco propenso al ragionare e ben più disposto ad agire in modo impulsivo e violento.
Ecco, quindi, che indirizzare con sesso e violenza ogni soggetto e azione nella nostra società, trova una sua precisa ragione d’esistere.
Grandi e piccini sono tempestati da messaggi, situazioni e condizioni, che li vedono costantemente coinvolti in eventi caratterizzati da fortissime pulsioni emotive, che oscurano le capacità di ragionamento e analisi di cui ognuno è dotato.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’estrema velocità con cui tutto ciò accade porta la mente ad essere costantemente impegnata, ad avvitarsi su se stessa, lasciandoci privi di qualsiasi spazio introspettivo e di serena riflessione.
Un contesto sociale ben “educato e nutrito” in questo senso, è molto più facile da controllare e gestire.

La più volte citata “polarizzazione” della società, fatta esclusivamente di bianco e nero, di buoni e cattivi, di destra e sinistra, di favorevoli e contrari, priva della benché minima attenzione in materia di etica, condivisione, senso civico e “sano fare comune”, è un esempio concreto di ciò che fruttano questo tipo di operazioni.
Trova allora una giusta collocazione anche il mirare e colpire i bambini, affinché imparino e assimilino presto (come noi?) quale sia la “giusta posizione” nell’odierna società.
Quanto appena detto si configura come un macabro investimento, poiché è assai probabile che sarà più facile distrarre chi, sin da piccolo, è stato educato a vivere subendo queste forti sollecitazioni emotive.
Oltre a ciò è possibile che, grazie a quest’intensa attività, le realtà (devianti) propinate dalla marea di fiction e produzioni cinematografiche a puntate dell’ultimo decennio, siano anch’esse accolte meglio dallo spettatore, che finisce così per alienarsi dal mondo reale.
Si concretizza, così, un’altra motivazione del perché i nostri tempi siano ricchi di spettatori e assai poveri di attori.

Conclusioni

Gli approfondimenti, gli studi scientifici e le trattazioni tematiche inerenti al peso dei mass media, uniti a quelli riferiti alle capacità umane e al cosiddetto social – control sono molteplici e tutti meritevoli di grande attenzione.
Questa breve riflessione è stata ispirata da una piccola parte di questo lavoro, operoso e qualificato.
Inibire, in modo preciso e mirato, le formidabili e innate dotazioni dell’uomo non è casuale e rappresenta, purtroppo, uno dei più grandi misfatti compiuti contro il genere umano.
Un ringraziamento per l’attenzione e un sincero in bocca al lupo, a tutti coloro che incroceranno questi pensieri.

Antonio Pani.

Principali riferimenti tratti dalla “rete”, e non solo:

– “La scienza dell’intenzione”, di Lynne Mc Taggart, pag. 103/104, edito nel 2008 da “Macro Edizioni”, nella collana “Scienza e Conoscenza”;
La precognizione inconscia, da scienzamarcia
Prevvegenza, la prova definitiva, Daily Wired
Precognizione, Fringe Italia
I cartoni troppo veloci compromettono le capacità di coordinazione dei bambini, di Edoardo Capuano,
Come la tv danneggia le facoltà mentali, di Marco della Luna
Ladri di cervelli, di Andrea Massari

Alcuni estratti significativi dai collegamenti riportati:

Dal libro:“La scienza dell’intenzione”, di Lynne Mc Taggart, pag. 103/104, edito nel 2008 da “Macro Edizioni”, nella collana “Scienza e Conoscenza”;
“Rollin Mc Craty (Direttore Ricerca all’Institute of HeartMath a Boulder Creek, California)… scoprì che i presentimenti di buone e cattive notizie erano avvertiti sia nel corpo che nel cervello, dove le onde elettromagnetiche acceleravano o rallentavano appena prima che un’immagine disturbante o tranquillizzante venisse mostrata.
Ma la cosa più stupefacente era che il cuore sembrava ricevere queste informazioni alcuni istanti prima del cervello.
Questo suggeriva che il corpo possedesse un apparato percettivo che lo metteva in grado di analizzare e intuire continuamente il futuro…”


da Precognizione

“Le immagini furono selezionate in maniera casuale da un computer, restavano sullo schermo per 3 secondi, poi una pausa di 5 secondi in cui lo schermo appariva vuoto e poi l’immagine successiva.
Le immagini erano di tre tipi: paesaggi, violenza, sessuali.
La cosa incredibile dell’esperimento fu che il segnale di risposta alle fotografie del secondo e del terzo tipo fu registrato quasi sempre in anticipo di 3 secondi sulla visione della foto stessa”.

da La precognizione inconscia dimostrata
“Questi sono solo alcuni esperimenti che provano, senza ombra di dubbio, che la capacità di precognizione/presentimento è patrimonio comune della razza umana”.

da Prevvegenza, la prova definitiva
“Prima di essere accettato per la pubblicazione, l’articolo, dal titolo ambizioso Feeling the Future (sentendo il futuro), è stato passato al vaglio di quattro attenti revisori: sono state suggerite delle modifiche, ma non è stata riscontrata alcuna incongruenza di fondo.
Rispetto ad altri studi sulla presunta capacità degli esseri umani di vedere nel futuro, la novità della ricerca di Bem sta nell’aver preso in esame dei fenomeni psicologici ben studiati, invertendone l’ordine.
Ciò che di solito è interpretato come la causa di un determinato comportamento, negli esperimenti è stato mostrato o raccontato dopo il verificarsi dell’evento stesso.
A prendere parte allo studio è stato un campione di circa mille studenti volontari, che sono stati sottoposti a un set di nove esperimenti. Di questi, otto hanno prodotto risultati statisticamente rilevanti”.

A proposito delle “basi per il futuro” gettate dalla televisione e mezzi/media affini:

da I cartoni troppo veloci compromettono le capacità di coordinazione dei bambini
“… analizzando il comportamento di 60 bambini dopo… la visione di un cartone animato a “velocità aumentata”…”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista di settore Pediatrics, è partito dall’assunto che sebbene molto “sollecitabile”, il cervello dei bambini non sarebbe in grado di reggere la velocità di alcuni stimoli. Ma che soprattutto questa “velocità”, dando una impressione sbagliata ai bambini li spinga a volere imitare ciò che vedono, rendendoli poi incapaci per la frustrazione di mettere in atto ciò che fino alla visione erano in grado di fare”.
E ancora:
“Altrettanto interessante è apparso essere in ulteriore studio, in tal senso, pubblicato su Archives of pediatric adolescence Medicine, che ha dimostrato come i bambini che sono in grado di sfuggire al controllo dei genitori, visionare più televisione e giocare di più ai videogiochi, dimostrano fin dalla tenera età, una maggiore aggressività anche in contesti normali”.

da: Come la tv danneggia le facoltà mentali, di Marco della Luna
“La tv è verosimilmente un’importante causa del moltiplicarsi di sindromi di deficit attenzionale e di iperattività (ADD, ADHD) e della minore capacità di seguire le lezioni, di imparare, di capire – che si nota vistosamente nelle scuole anche italiane, dove la necessità di abbassare il livello dell’insegnamento per farsi capire ha già portato a una sostanziale dequalificazione”.
E ancora:
“Televisione, video musicali, e videogiochi – tutti utilizzanti tecniche tv – operano a un ritmo assai più rapido che la vita reale, e vanno accelerando, così che la gente è costretta a sviluppare un crescente appetito per sequenze veloci in quei media”.

da Ladri di cervelli, di Andrea Massari
“…dopo le sigarette o i cibi spazzatura, non ci sono dubbi che la televisione sarà il prossimo grande problema nel campo della sanità pubblica.
Per quanto riguarda invece i giovani bisogna aggiungere: apatia diffusa molto più frequente e tasso di fallimento scolastico proporzionali alla maggiore frequenza di tempo passato davanti al piccolo schermo, propensione maggiori alla violenza ed ai comportamenti sessuali a rischio…”.
E ancora:
“…Lo studente che dopo la prima infanzia è stato sottoposto ad una forte permanenza davanti al video soffre di gravi lacune in ortografia, nella coniugazione dei verbi, nella sintassi, nel vocabolario, manca di logica, di capacità analitica, di spirito di sintesi e tutto questo gli impedisce l’accesso ad livelli di conoscenze più elevati e complessi.
La televisione «terzo genitore catodico» riduce «drasticamente il volume e la qualità delle interazioni genitori bambini», mutilando il grado di socievolezza infantile…”.