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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
24 Ottobre 2011

Ready for the falls

 


Questa è la copertina di un disco uscito qualche anno fa negli Stati Uniti.
Ci sono 4 particolarità interessanti in questa immagine, di cui una evidente.
4 piccoli dettagli, che presi nel loro insieme raccontano di una tendenza ormai nota.

(seguirà articolo)

p.s: anche la canzone in sé non è niente male


19 Ottobre 2011

Indignati e ribelli


Si sta scrivendo molto in questi giorni sul “movimento” degli indignati, sulle loro motivazioni e le loro rivendicazioni.
C’è chi vede nel movimento una doverosa presa di coscienza dei singoli cittadini nei confronti dei soprusi dei “poteri forti”, chi invece vi vede una riproposizione delle classiche rivoluzioni colorate pilotate dai soliti insospettabili, e chi semplicemente ritiene inutili e dannose le rivendicazioni “di massa”.
Personalmente, ritengo in generale degno di rispetto chi tenta in qualche modo di cambiare una situazione che ritiene non tollerabile, anche se rischia col suo operato di ottenere più danni che privilegi.
Smuoversi da una certa apatia potrebbe portare in sè delle connotazioni anche positive.


Dall’altra parte, ritengo anche che ogni qualvolta l’uomo si fa “massa” entri in situazioni emozionali pericolose, rischiando di anteporre alla propria intelligenza sentimenti e passioni che in una folla si trasmettono facilmente bypassando la sfera razionale.

In generale, il mio pensiero a proposito è rimasto invariato rispetto a quello che scrivevo più di un anno fa, in occasione delle grandi proteste di massa che prendevano piede in Grecia (Il futuro della protesta in grecia, il futuro della protesta in Europa).

In occasione poi degli ultimi avvenimenti, di cui la nostra nazione è stata testimone, penso che l’analisi più lucida sia stata proposta dal gruppo degli Skiantos già diversi anni fa.



13 Ottobre 2011

Road to somewhere


10 Ottobre 2011

Qualunquismo, ovvero verità

A chiunque cerca il comando, negateglielo.


Il mondo della politica attraversa giorni agitati, qual novità, mentre nell’universo di internet e tra la società civile trovano sempre più spazio manifestazioni di insofferenza nei confronti delle varie caste che abitano i piani alti della nazione.
Una situazione per nulla sorprendente, considerando anche la sempre più grave crisi economica che i paesi occidentali stanno sperimentando: nei momenti di difficoltà risulta infatti ancora meno semplice tollerare i privilegi e gli sprechi della classe dirigente.
In questo quadro dai toni confusi, diviene interessante osservare il modo in cui la categoria dei governanti difende se stessa: si assiste da più parti alla formulazione di autorevoli ed accorati appelli al non cedere a giudizi affrettati, a non lasciarsi ammaliare dalle sirene dell’antipolitica, al non fare di tutta l’erba un fascio.
A non cedere, in altre parole, al qualunquismo.

Qualunquismo è la parola magica che pone fine ad ogni disquisizione sul potere dei governanti, disquisizione che potrebbe portare su terreni pericolosi, è l’asso nella manica che i politicanti di ogni livello ed i loro segugi possono calare in ogni momento per zittire chiunque osi contestare il sistema che li nutre e li sostiene.
Ed è un termine assai efficiente, dal momento che nessun contestatore informato ed “impegnato” accetterebbe mai di sentirsi affibbiare.
Così, qualsiasi critica ad un sistema politico corrotto necessita sempre di una doverosa premessa: “non vorrei mai passare per qualunquista, ma…”, “non per fare del qualunquismo, ma…”, e così via.
Mai lasciarsi ammaliare dalle sirene dell’antipolitica, noi si è gente di un certo livello, impegnati nel sociale e desiderosi di fare valere i nostri diritti di cittadini attraverso le sacre vie democratiche.
Già.
Tutto questo fa parte di un attento ed ingegnoso trucco che i politici di mestiere sfruttano da sempre, ovvero spostare l’attenzione dal sistema truffaldino alle singole persone: se il sistema non va per il meglio, dicono, è perché non vi sono le persone giuste al posto giusto.
Sostenere, al contrario, che tutti i politici siano uguali, che tutta l’organizzazione statale è solo una ingegnosa costruzione atta a portare ai pochi i beni dei molti, sostenere questo è –orrore!qualunquismo.

I politici sono tutti ladri
Va beh, se vogliamo discutere seriamente discutiamo, se invece siamo qui a fare i qualunquisti, allora io ho di meglio da fare.
E se ne va indignato con la sua Repubblica sotto il braccio.

Eppure, dovrebbe essere arrivato ormai il momento di liberarsi da questo ricatto.
Così, noi siamo qui per ribadire un dato di fatto: i politici di professione, effettivamente, sono tutti ladri.
Per definizione.
Ladro è infatti chi si appropria dei beni altrui con l’inganno o con la forza, chi vive utilizzando la ricchezza che altri hanno creato obbligandoli a cedergli una parte.
Nel mondo della criminalità organizzata si chiama pizzo, nel mondo della democrazia si chiama tassazione.
Ma nel principio si tratta del medesimo meccanismo, e “legalità” è solo il nome che si dà allo status quo che l’organizzazione criminale vincente ha saputo imporre (mai infatti confondere la legalità con l’onesta: non tutto ciò che è legale è anche onesto).
Il problema di fondo, infatti, è l’esistenza di una organizzazione di potere che detiene il monopolio della violenza in un determinato territorio, organizzazione che nel nostro caso, nel mondo civilizzato degli ultimi secoli, è nota come stato.
E ci sono solo due motivi per cui si possa entrare volontariamente a far parte dei vertici di questa organizzazione: l’ingenuità o la mala fede.
Grazie però al meccanismo di selezione chiamato “partiti” gli ingenui vengono subito isolati, e la scalata ai vertici diviene pertinenza dei soli spregiudicati in mala fede.
Ecco quindi perché è un assurdo in termini l’auspicare che ai governanti corrotti si possano sostituire degli altri onesti: un uomo onesto non ha nessuna possibilità di riuscita in un ambiente corrotto in partenza, un sistema di potere che prospera e si sostiene estorcendo i beni dei più deboli che non hanno nessuna possibilità di opporsi.
Ci si potrebbe casomai domandare se sia il potere a corrompere gli uomini, oppure se siano gli uomini corrotti quelli più propensi a ricercare il potere.
Entrambe le asserzioni sono vere, ma probabilmente la seconda è ancora più vera della prima.


Avere potere significa avere la possibilità di decidere della sorte dei propri simili, significa poter dare ordini ad altri uomini.
Nelle relazioni di tutti giorni, nei rapporti di lavoro, nel mondo dell’istruzione o più semplicemente in famiglia, le situazioni in cui una persona si trova nella posizione di dover eseguire degli ordini  si verificano in continuazione, fanno parte dell’ordine naturale delle cose.
Quel che caratterizza invece la ricerca del potere per mezzo di incarichi politici è la semplice constatazione che il potere in questo caso diviene fine a se stesso: chi cerca il potere nelle strutture di governo lo fa o per godere dei privilegi che quelle posizioni portano, oppure per il piacere del comandare in sé, una attrazione irresistibile per gli elementi meno nobili della grande comunità umana.
Per fare del bene, invece, ci sono altre strade.
Se si intende infatti la politica nel senso letterale del termine, ovvero l’occuparsi della polis, della propria città, comunità, allora si può facilmente comprendere che il modo più nobile ed efficace per attuarla passa per ben altre vie.
Fare politica in modo sincero significa fare del volontariato, fare bene ed onestamente il proprio lavoro, prendere a cuore i propri pazienti se si è medici, costruire dei muri e degli infissi fatti a regola d’arte se si è muratori, stare vicino ai propri genitori anziani non più sufficienti.

Questa è la vera Politica, quella a cui un politicante non si darà mai, dal momento che il suo unico obbiettivo è il proprio vantaggio personale.
Allo stesso modo, chi ha davvero a cuore la sorte dei propri simili, e possiede anche un’anima onesta, non potrà mai adattarsi al sistema di corruzione e di arrampicamento che vige nei partiti e nelle organizzazioni governative.
Il dramma della società umana, infatti, da sempre è il medesimo: tutti i sistemi di potere attraggono principalmente quella minoranza di esseri umani che trovano la propria realizzazione solamente nel comandare gli altri e nel vivere a scapito dei loro simili, mentre le persone oneste, o più semplicemente meno approfittatrici, hanno innumerevoli altri sbocchi entro i quali possono esprimere se stesse (dal proprio lavoro, all’arte, alla musica, alla propria famiglia).
A questo si aggiunge l’architettura stessa della struttura del potere impostata in modo da permettere solo ai più spericolati di scalarne le gerarchie, e si deduce facilmente che la situazione attuale non è un caso, ma una perfetta conseguenza dell’organizzazione sociale attuale.
E i politici di professione, di conseguenza, sono tutti ladri.
Per definizione.

lettura consigliata: Alex Comfort, Potere e delinquenza

 

6 Ottobre 2011

Aquile e formiche II


Due visioni, due mondi, e nessuno è più o meno reale dell’altro.
Ci sono formiche che in una vita di viavai hanno creato una splendida tana ed hanno reso più vivibile la loro valle, senza mai uscire da essa, e ci sono aquile che a forza di sorvolare il pianeta per avere un quadro d’insieme del reale hanno disdegnato il contatto col suolo, finendo così per morire in volo senza aver potuto migliorare nemmeno di una virgola la terra che volevano salvare.

Le aquile osservano il mondo dall’alto, scorgono città e vallate, vedono le metropoli pulsare e dal loro privilegiato punto di osservazione riescono a cogliere la complessità degli eventi che laggiù accadono; videro anche il masso che aveva iniziato a rotolare dalla cima del monte, e già avevano compreso dove avrebbe terminato la sua corsa.
Le formiche, invece, conoscono solo la terra ed il loro giardino – non esiste mondo all’infuori di quel giardino- e nel corso di una esistenza sanno scavare delle meravigliose gallerie.
Del masso che rotola ignorano perfino l’esistenza, e continuano imperterrite nella loro grandiosa opera di edificazione.
Due visioni opposte, e per quanto le aquile conoscano cose che le formiche mai comprenderebbero, alla fine potrebbero essere proprio i piccoli insetti quelli realmente saggi: la loro è una vita piena, passata a migliorare il piccolo mondo che li circonda, mentre le aquile spesso si compiacciono della loro superba visuale e trascorrono l’intera esistenza a guardare quel mondo da lontano, quasi si trattasse di qualcosa che non le riguarda.

Comunque sia, esiste un momento in cui le due visioni collimano: è un momento raro, che poche aquile e poche formiche sperimentano.
Capita una volta ogni seconda generazione, anno più, anno meno.
E’ il momento in cui il masso raggiunge la valle: in quel momento le formiche sono costrette ad alzare gli occhi da terra, e poco dopo giungono anche le aquile, un po’ saccenti ed un po’ arroganti, che abbandonano le loro altezze e scendono a valle per spiegare alle povere formichine come tutto ciò fosse inevitabile.
Ma ormai stabilire chi avesse avuto capito cosa, e quando, non ha più importanza.

Noi, nel secondo decennio del XXI secolo, stiamo per vivere uno di quei rari momenti in cui le due visioni sono destinate ad incontrarsi, privilegio concesso ad ogni seconda generazione.
Che si sia stati aquile o formiche non avrà più importanza: tutti vedremo e sperimenteremo gli effetti del medesimo botto, e quel che ne verrà fuori nemmeno le aquile più saccenti sapranno prevederlo.

A che ora è il crack?
Il conto alla rovescia è di nuovo avviato.