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-o- Too late to die young -o-
12 maggio 2010

Polvere sopra lo specchio


– Dune –
Magnifiqat

Lumi oscillano
Epoche muoiono bambine
Grottesca gloria tra le dune

Polvere sopra lo specchio
La città dei topi prospera
Con la notte nello sguardo
Senza Volto sta venendo qua

Leonesse nere
Leccano le sue mani
Grottesca gloria tra le Dune

Polvere sopra lo specchio
La città dei topi prospera
Con la notte nello sguardo
Senza Volto sta venendo qua

Polvere, polvere, polvere soltanto
Polvere, polvere, polvere soltanto

Quando guardo nell’abisso
Sento che l’abisso guarda in me
Quando sogno nell’abisso
Sento che l’abisso sogna in me

Polvere, polvere, polvere soltanto
Polvere, polvere, polvere soltanto

 

10 maggio 2010

Overdose di debito

La riunione straordinaria dei ministri dell’economia dell’Unione Europea a Bruxelles rappresenta la conferma della gravità della situazione economica attuale, una situazione precipitata nell’ultima settimana.
E’ oramai chiaro che ci troviamo dinnanzi alla conclusione di un lungo percorso, un processo distruttivo irreversibile che si tenta di far durare il più a lungo possibile.
Nei giorni appena trascorsi, osservando l’andamento dei mercati, abbiamo avuto conferma che dietro le quinte delle transazioni finanziarie si stanno affrontando guerre e battaglie di cui noi osservatori esterni poco riusciamo a comprendere, e le mosse dei governanti e dei governatori tradiscono chiaramente il panico che come una scura e bassa nube aleggia sopra le loro (e soprattutto le nostre) teste.

Seguendo quindi l’esempio americano, anche i vertici dell’Unione europea hanno deciso di rispondere all’aggravarsi di una crisi causata dall’eccesso di debito con l’immissione di ulteriore debito; pare che si stia preparando un piano da 600 miliardi di euro, da utilizzare a favore delle nazioni che rischieranno il collasso, come successo alla Grecia nelle settimane scorse.
Così, se una persona fa uso di eroina col passare del tempo sentirà il bisogno di assumere una quantità sempre maggiore della sostanza da cui è dipendente.
Mano a mano che accrescerà la quantità della dose assunta aumenterà anche le possibilità di andare incontro ad una morte precoce, circostanza a cui non potrà sfuggire.
L’eroinomane, quindi, ha solo due possibilità di scelta: può tentare di disintossicarsi, affrontando un percorso duro e doloroso, quasi insostenibile, fatto di lunghe sofferenze ed estenuanti crisi di astinenza, oppure può continuare a drogarsi aumentando costantemente le dosi, andando così incontro a morte certa.

I nostri governanti hanno scelto la seconda possibilità, ed hanno deciso di “curare” le sorti dell’economia debito-dipendente con iniezioni di ulteriore debito, in dosi ancora più massicce.
E l’economia, come il povero tossicomane, troverà le forze per rialzarsi ancora per un poco, forse, aspettando il giorno della dose letale.

si veda anche:
Questo è il picco della crisi,  Il Grande Bluff
Il più grande spettacolo della storia umana, Informazione Scorretta
Ordo ab Chao, Il Cigno Nero

6 maggio 2010

Il futuro della protesta in Grecia, il futuro della protesta in Europa


Presupposto per il successo di una qualsiasi lotta è il sapere il motivo per cui ci si sta battendo, così come il conoscere bene il nemico da sconfiggere.
L’ondata di proteste che ha travolto la Grecia non possiede nessuna di queste caratteristiche, e per questo motivo essa non potrà generare nulla di positivo.
Le persone comuni esasperate, così come i manifestanti pacifici scesi in strada per gridare il loro malcontento, protestano contro il taglio delle loro entrate, nella convinzione di subire una enorme ingiustizia nel dover pagare per colpe di altri, politici ed affaristi che non vedranno intaccati minimamente i loro patrimoni.
In molti vedono anche una grande manovra internazionale che si è dipanata a danno della nazione greca, un vero e proprio attacco sferrato da speculatori, banche internazionali, enti sovranazionali che mirano a ledere la sovranità dello stato ellenico.
All’estero, inoltre, non sono pochi coloro che vedono nelle proteste del popolo greco una forma di “resistenza” nei confronti del perverso sistema economico internazionale, che da anni si adopera per sottrarre la ricchezza delle masse e consegnarla in mano agli stregoni dell’alta finanza.

C’è del vero in ognuna di queste rivendicazioni.
C’è molto di vero.
Ma, ancora una volta, in questi momenti così caotici, pochi sono in grado di vedere l’origine di tutti questi mali.
Come un animale feroce ed affamato dentro una gabbia, il popolo greco, così come ogni popolo d’Europa, sbatte con violenza contro le sbarre, dimenticandosi il modo in cui dentro quella gabbia è stato condotto.
Perché non sono stati usati dei bastoni per condurre il gregge nel recinto, ma carote, una pioggia di carote.
E’ giusto e sacrosanto essere indignati nei confronti dei corrotti e dei ladri, è naturale provare rabbia dinanzi alle macchinazioni finanziarie dei giganti economici, ma per onestà bisognerebbe anche comprendere che questa è solo la conclusione di un processo, un processo che la maggioranza aveva accettato ed alimentato con entusiasmo.

Perché in pochi si erano chiesti come fosse possibile che da un giorno all’altro le strade del paese si fossero intasate di automobili comprate a rate, di come magicamente anche  un impiegato comunale potesse farsi una vacanza alle maldive (pagata a rate), di come le vie del centro si fossero riempite di negozi che vendevano abiti italiani firmati e all’ultima moda.
Tutto così semplice, tutto così in fretta.
Perché i politici corrotti, oggi dileggiati, fino a ieri erano i “furbi”, quelli che “chiunque farebbe lo stesso al loro posto”; gli stessi politici alle cui porte si bussava per chiedere una raccomandazione per il figlio, quelli a cui in cambio si era dato il proprio voto.
Ma finchè i posti c’erano, finchè le rate della macchina erano basse, andava bene.
C’era il sole, e ci si sapeva divertire.

E poi c’era la televisione, con i suoi Big Brother e il gioco con la valigia piena di soldi, c’era l’Eurovision Contest Festival, c’erano i dischi di fiori da 50 euro da spargere sulla pista dove cantava la diva del momento.
Non per tutti era così, ma la maggioranza aveva ormai imposto il suo modello.
Così come la maggioranza di coloro che oggi protestano lo fa in verità per riavere tutte queste carote, per poter continuare a vivere come gli europei, perché una volta che ci si abitua non si torna più indietro.
Ma se protesta ci deve essere, questa non deve avere come scopo la pretesa di quel falso benessere materiale, non compatibile con i propri mezzi: sarebbe una lotta assurda quella di chi scende in piazza per poter continuare a guardare i reality sul suo schermo piatto da 42 pollici (comprato a rate).
Non bisogna fare la fine delle bestie feroci che nella gabbia gridano e ruggiscono per poter avere una doppia razione di bistecche.

Perché la vera questione, il vero problema, è la gabbia stessa.
Una gabbia fatta di un benessere comprato a debito, condito con una ipnosi di massa fatta di pessima televisione e infimi spettacoli circensi messi in piedi a beneficio della plebe.
La vera protesta dovrebbe avere un’altra direzione.

Non sono le carote quelle che occorre rivendicare, non sono le ballerine del circo; qui occorre riprendesi l’anima, quell’anima che la gente ha venduto a rate.

Immagine di apertura: la cantante Elena Paparizou vince l’Eurovision Contest Festival nel 2005.

3 maggio 2010

Crisi economica: verso il punto critico


Obiezione da un ex marinaio
All’editore:

Contesto e faccio un’obiezione a chiunque sostenga che Obama e il Congresso stanno spendendo soldi come un marinaio ubriaco.
Come ex marinaio ubriaco, io smetto di spendere quando finisco i soldi.

La grande crisi finanziaria che stiamo vivendo è ormai arrivata nel suo momento decisivo, e la Grecia, all’interno di tale contesto, ha semplicemente avuto il privilegio da fare da apripista all’atto finale che ci attende.
Nel suo piccolo, il caso greco è un perfetto esempio della schizofrenia con cui i governanti hanno deciso di affrontare questo particolare momento storico: a fronte di un debito pubblico insostenibile, e all’impossibilità di ottenere prestiti che permettano di pagare i primi creditori, l’Unione Europea con la collaborazione del Fondo Monetario Internazionale ha deciso di concedere alla Grecia un ulteriore prestito di 110 miliardi di Euro.

Tale prestito permetterà al governo greco di ripagare i debiti in scadenza nel breve periodo, evitando così una bancarotta che avrebbe conseguenze devastanti per la stabilità e l’esistenza stessa dell’euro.
Come risulta evidente, con l’indebitarsi per pagare un debito precedente non si risolve la questione, ma si aggrava la situazione originale, allontanando di poco il giorno del crollo.

Quello che tutti sanno ormai è che tale condizione è comune a tutte le economie dei paesi industrializzati, e se per la Grecia sono bastati 110 miliardi di euro per rimandare il problema di qualche mese, la questione si farà più complessa per giganti quali il Regno Unito o gli Stati Uniti.
La conclusione di questa crisi era segnata da molti anni, e tutte le manovre degli ultimi tempi non hanno fatto che posticipare il momento della resa dei conti, che però non potrà essere evitata in eterno.

Una metafora felice per descrivere la situazione attuale è quella usata da Leon Zingales, nel blog Il Cigno Nero:

Immaginiamo di estrarre calore in una porzione d’acqua con velocità costante. Fino al raggiungimento della temperatura di congelamento non noteremmo alcun significativo cambiamento.
Improvvisamente, in prossimità degli zero gradi Celsius, una cascata di eventi termodinamici ci colpirebbe e modifiche strutturali sarebbero istantanei (l’acqua si trasforma in ghiaccio).
In prossimità del raggiungimento del punto critico, il tempo scorre molto più velocemente, nel senso che la densità degli eventi termodinamici aumenta esponenzialmente.
L’errore (e direi anche l’orrore) degli economisti classici è credere che in il tempo sia omogeneo. Si sono lanciati generici allarmi sul deterioramento dei conti pubblici, sperando che il tempo giochi a proprio favore consentendo graduali aggiustamenti; ormai il tempo dell’economia non si misura più in anni, tutto sta accelerando. Gli eventi precipitano: il punto critico è vicino e nei prossimi mesi si ballerà parecchio.

Questo punto critico è davanti a noi, e non ci saranno salvataggi che tengono.

Si veda anche: Is Washington Bankruptin America? segnalato da Il Grande Bluff.


27 aprile 2010

Il telescopio Lucifero


–  Padre Riccardo, abbiamo appena comunicato con i nostri tecnici in Arizona. Il terzo telescopio è pronto, e potrà entrare in funzione già nei prossimi giorni.

– Eccellente, padre Damiano. Ora non resta che decidere il nome da assegnarli.

–  I nostri tecnici avevano pensato di chiamarlo Ezechiele, padre. Come il profeta guardò in cielo e vide il carro di fuoco dei cherubini, così noi scruteremo le stelle per rendere testimonianza dell’infinita gloria del Signore.

–  Sì, sì, le visioni di Ezechiele e il resto… No, è troppo scontato. E poi sa di antico, abbiamo bisogno di svecchiare un po’ la nostra immagine. Ecco, ho trovato! Lo chiameremo Lucifero!

– Lucifero, padre? Con tutto il rispetto, non vi pare un po’ azzardato?…

– Ma no, padre Damiano.. Pensate solo al tam tam che si scatenerà nella rete quando si verrà a sapere che il Vaticano ha battezzato il suo nuovo telescopio Lucifero… Provate a immaginare cosa scriveranno i siti di controinformazione…

– Padre Riccardo, siete sempre il solito burlone..

Ecco, io spero che sia andata così.
Perlomeno, non riesco ad immaginare un altro motivo plausibile per cui al terzo telescopio dell'osservatorio dell'Arizona, gestito, a quanto pare, anche con la collaborazione dell'ordine dei Gesuiti, sia stato dato il nome di Lucifero.

Cose curiose.

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