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¿te quedarás, mi pesadilla
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-o- Too late to die young -o-
19 Dicembre 2010

Il Bafometto in latex: lo spirito dei tempi prende forma.

Hurricane è l’ultimo video realizzato dalla band statunitense dei 30 seconds to Mars, band tra le più apprezzate dal pubblico adolescente.
Il videoclip in questione è un vero e proprio cortometraggio della durata di 13 minuti – nella versione intera e non censurata – e rientra perfettamente nel filone di quelle produzioni musicali pop sulle quali sempre più spesso tocca soffermarsi.
Si tratta di prodotti patinati aventi come scopo quello di rendere attraente e intrigante (cool, si direbbe oltreoceano) un immaginario simbolico di carattere esplicitamente occulto e demoniaco.
Come più volte si è ripetuto, tale immaginario viene ostentato in maniera sempre più plateale.

Trovare un significato preciso all’interno della storia presentata potrebbe essere superfluo, dal momento che i messaggi vengono trasmessi per via di immagini e di “atmosfere”, più che mai qui evocative: anche chi è solito porsi in maniera scettica dinnanzi a tali argomenti, infatti, non potrà fare a meno di registrare una sensazione di profondo turbamento che il filmato trasmette.



Un po’ di fotogrammi sparsi tratti dal video:

 

Una figura originale.

 

Un sacerdote, un rabbino ed un imam gettano tra le fiamme i loro testi sacri.

 

Il simbolo attorno al quale la storia ruota.

 

Piccolo cameo di una nostra vecchia conoscenza.

 

L’immancabile Bafometto, androgino come d’ordinanza ed in veste fashion.

29 Novembre 2010

Il giudizio massonico va su MTV


Ritornare ad occuparsi dell’ostentazione del simbolismo occulto da parte dei media, in particolar modo nei programmi riservati ai giovani, diviene nel tempo sempre meno interessante, dal momento che, come spesso si è ribadito, di “nascosto” e di “occulto” non vi è più nulla, e tutto viene presentato in modo “innocentemente” diretto.
Quello che rimane da fare è osservare la modalità e la velocità con cui i precedenti limiti vengono via via superati, e come l’ostentazione stessa inizi ad assumere i contorni di una educazione, di un insegnamento vero e proprio.

E’ il caso del videoclip – segnalato dall’infaticabile “cacciatore di Illuminati” Pseudo-occult media – realizzato per la canzone  Pow Pow degli LCD Soundsystem, diretto dal regista Hollywoodiano David Ayer e co-prodotto da MTV, che vede come protagonista la giovane attrice Anna Kendrick.

 


La Kendrick interpreta nientemeno che una cacciatrice di anime dotata di poteri magici, forse divini, col compito di portare delinquenti e malvagi al cospetto della giustizia massonica.
Per quanto possa sembrare improbabile, questa è a tutti gli effetti la trama della storia che si svolge sotto le note della canzone degli LCD Soundsystem.


Ogni volta che Anna cattura un’anima appare un flash con la presenza di un simbolo massonico, e nella scena finale i “malvagi” imprigionati si ritrovano di fronte ad un giudice vestito con tutti i parametri della libera muratoria.
Significativamente, nella stessa sala sono presenti altri tre personaggi, e precisamente un militare di alto grado, un politico ed un tutore dell’ordine: anche loro aspettano di essere giudicati dal fratello massone.

Secondo il regista, uno dei messaggi del video è che “per quanto tu sia importante in questo nostro mondo, c’è sempre qualcuno più importante di te… Dovrai rispondere dei tuoi peccati, e questo è uno dei temi del video“.
Si tratta indubbiamente di un messaggio interessante, ma risulta curioso il fatto che i personaggi “malvagi” presenti nella storia rispondano dei loro peccati proprio ad un massone.
L’idea trasmessa dal video è chiaramente quella di una massoneria che prevarica e direziona i principali poteri temporali (politico e militare), ergendosi a giudice morale del loro stesso operato.


Occorre a questo punto fare un breve inciso: per quanto oramai certi argomenti paiano totalmente “sdoganati”, bisogna comunque ricordare che un video di questo tipo, in cui appare un personaggio rivestito dei paramenti massonici e i simboli della massoneria stessa vengono letteralmente “sparati” a tutto schermo, era del tutto improponibile, ed impensabile, solamente pochi anni fa.
La “assefuazione” e la familiarità con un certo tipo di simbolismo rappresentano infatti due dei principali obiettivi delle operazioni di questo genere.

Resterebbe da stabilire se l’intera operazione possa essere, in qualche modo, semplicemente una sottile presa in giro dell’immaginario “cospirazionista” che circonda le società segrete, oppure se si tratti di una sorta di lezione, un insegnamento che invita ad associare al simbolismo massonico l’idea di “giudizio” e “giustizia”.
Secondo il parere di chi scrive la prima ipotesi è poco probabile, dal momento che l’intera atmosfera del video tenderebbe ad escludere l’eventualità di un semplice “divertissement”.

16 Ottobre 2010

Il salvataggio dei minatori cileni e le analogie con i riti di iniziazione


Alcuni appassionati di questioni esoteriche hanno notato a proposito del salvataggio dei 33 minatori cileni, conclusosi recentemente in modo fortunatamente felice, delle curiose analogie a livello simbolico.

C’è anche chi ha visto nell’intera operazione la riproposizione in grande di un rito di iniziazione esoterico.
In effetti le analogie non mancano, a partire dal numero dei minatori rimasti intrappolati, dal momento che 33 è notoriamente una cifra assai cara a diversi ordini iniziatici.
33 sono infatti i gradi del percorso iniziatico nella massoneria del Rito Scozzese Antico e Accettato; l’importanza di tale numero risiede nel suo essere il prodotto di 3 per 11, ovvero la creazione che interagisce con l’edificazione di una grande opera e l’approssimarsi della conclusione del ciclo (si veda a proposito Cenni di Numerologia).


La vicenda dei minatori ripercorre inoltre simbolicamente tutti gli stadi che compongono il completamento di un preciso rito di iniziazione, pressoché identico in ogni ordine iniziatico così come nei vari riti misterici del passato.
Tale rito, necessario affinché il candidato abbandoni il suo antico essere e rinasca in una nuova consapevolezza, ripercorre simbolicamente una “discesa negli inferi”, rappresentati simbolicamente da una grotta una tomba o una caverna (si pensi al viaggio di Dante Alighieri nella sua Commedia, oppure alle varie discese nell’Ade degli eroi della mitologia greca).
In questo viaggio simbolico il profano si ritrova dinanzi alla componente oscura ed inferiore del creato, così come si pone di fronte agli impulsi più profondi nascosti dentro il suo essere, affrontando così il lato oscuro dell’esistente per saperlo riconoscere e superare.

Nello stesso modo i minatori cileni si sono ritrovati isolati nella profondità della terra, in una oscurità che li ha posti di fronte prima di tutto con la loro stessa essenza.

Nel rito di iniziazione il candidato deve passare un certo periodo di tempo in questo stato di oscurità, affrontando le forze disgregatrici del creato e rinforzando così la sua volontà.
Passata questa prova, il rituale si conclude con la risalita verso la luce, simbolo della rinascita fisica e spirituale della nuova consapevolezza.

Curiosamente, al dispositivo di risalita che ha permesso ai minatori di ritornare in superficie è stato dato il nome di Fenice, come il mitico uccello del mito che rinasceva dalle sue ceneri.
La Fenice, proprio per la sua valenza simbolica, possiede una grande importanza per molti ordini esoterici e massonici.

 

La Fenice nello stemma della Gran Loggia di Grecia

Probabilmente si tratta semplicemente di curiose coincidenze, ma occorre anche aggiungere che se qualcuno avesse avuto in mente di ricreare in grande un rito di iniziazione esoterica non avrebbe potuto farlo in modo più spettacolare.
E qualche domanda andrebbe posta anche a proposito della grande copertura mediatica che l’evento ha suscitato.
Nella sola Cina, ad esempio, ogni anno si registrano centinaia di incidenti in diverse miniere del paese, con decine di morti e decine di salvataggi simili a quello attuato in Cile; eppure, solamente a quest’ultimo è stata offerta una particolare risonanza a livello mondiale, trasformando l’intera operazione in un gigantesco reality show in presa diretta.
Un’altra curiosa stranezza.

13 Ottobre 2010

Un' unica moneta mondiale: tell me something new

 

da Wall Street Italia:

Un’unica valuta a livello globale.
E’ quanto chiedono 420 delle principali banche e istituzioni finanziarie di tutto il mondo riunite nella piu’ potente lobby del settore, The Institute of International Finance, che ha sede a Washington.
“Un insieme di banche, le principali in tutto il mondo, hanno bisogno di giungere a una visione comune“, ha spiegato al Financial Times Charles Dallara, managing director dell’istituto.
Insomma, l’idea e’ che per evitare una incombente guerra delle valute e’ necessaria una coordinazione valutaria a livello globale.

Tutto questo, in verità, sorprende assai poco.
Un solo mondo, una sola governance, una sola religione, una sola moneta: la filastrocca è nota da tempo.
E c’è anche chi si è ingegnato per fornire un design accattivante a questa nuova currency, la United Future World Currency.
Già presentata ai grandi leader riunitisi all’Aquila nel corso del G8 del 2009, la nuova moneta, dotata di un look alquanto evocativo, potrebbe essere proprio quella che le grandi banche e le istituzioni finanziarie vanno cercando.

 

10 Ottobre 2010

Facebook ucciderà i blog?


La risposta è no, ma andiamo con ordine.
In Italia i blog ebbero una prima diffusione a partire dal 2001-2002, e da allora il loro numero crebbe di anno in anno in maniera esponenziale, complice anche la comparsa di numerose piattaforme che permettevano anche ai meno esperti di lanciare in rete il proprio spazio senza eccessive difficoltà.
Negli ultimi tempi tale tendenza pare aver subito un certo rallentamento, ma ancora una volta occorre fare dei distinguo.

Nella cosiddetta blogosfera italiana capita sempre più spesso di imbattersi in blog fermi da tempo oppure definitivamente abbandonati, ma questo rientra apparentemente nel normale corso di vita dei blog stessi.
La maggioranza dei blog messi in rete non superano la prova dei primi mesi di vita, spesso per disinteresse oppure per il non raggiungimento delle aspettative dei rispettivi autori: per quanto si usi filosofeggiare sull’argomento, il primo scopo di chiunque pubblichi qualcosa è quello di essere letto.
Quando il riscontro non è immediato, capita che si smarriscano anche le motivazioni per continuare nel proprio impegno.

Tra i blog che superano questo primo scoglio, che siano “di successo” o meno, il fattore tempo gioca un altro ruolo decisivo: scrivere con regolarità richiede infatti impegno, e sopratutto un flusso costante di idee e spunti di cui trattare.
Per quanto si sia prolifici, avere sempre nuovi spunti e lo stesso entusiasmo degli esordi a distanza di tre, di quattro, di cinque anni diviene sempre più complicato; a questo si aggiunge il sopraggiungere di un senso di routine, che rende sempre più difficile trovare le giuste motivazioni.

Così, capita sempre più spesso di imbattersi in blog, anche con un buon seguito, che cessano la propria attività a distanza di diversi anni dalla loro nascita: si tratta del naturale corso degli eventi.
In verità, coloro che continuano con regolarità la loro presenza nella rete a distanza di diversi anni lo fanno perchè sono spinti da solide motivazioni di fondo, di natura economica (circostanza rarissima, almeno in Italia), di natura narcisistica oppure per sincera (ed ingenua, probabilmente) convinzione di poter essere utili in qualche modo ai lettori.


Occorre però ricordare come l’universo dei blog si divida sostanzialmente in due diverse categorie: vi sono i blog personali, e vi sono i blog “a tema”.
Su quali siano i blog personali non occorre soffermarsi molto: sono il corrispettivo dei “diari” in cui venivano annotati pensieri, sentimenti, esperienze quotidiane e non solo.
Questo genere di blog rappresentano tuttora la maggioranza, e vanno dai diari delle ragazzine adolescenti che raccontano le loro giornate a scuola e i loro primi turbamenti fino ai pensatori impegnati che commentano ogni giorno i principali eventi che accadono nel mondo, con interventi spesso arguti e “taglienti”.

Entrambi questi tipi blog parlano essenzialmente del loro autore (nel secondo caso il protagonista dei post non è mai la notizia, ma l’arguzia del blogger-commentatore), quindi rientrano perfettamente nell’insieme dei blog personali.
Per quanto riguarda i blog a tema ve ne sono invece di innumerevoli generi: da quelli dedicati all’informatica, allo stesso mondo di internet, alla cucina, alla moda, alla storia, alla pesca e così via, hanno tutti come comune caratteristica il fatto di parlare essenzialmente di qualcosa di altro che non sia il loro autore.

Con la diffusione dei social network, e di Facebook in particolare, è successo che molti di coloro che tenevano dei blog del primo tipo, quelli essenzialmente personali, vi abbiano trovato un luogo più adatto per esprimersi.
Sono infatti molti coloro che avevano aperto un blog con lo scopo di raccontarsi e di fare delle conoscenze virtuali, per parlare di se stessi e per scambiare chiacchiere leggere con altri internauti: per queste persone il mondo dei social network rispondeva maggiormente alle proprie esigenze di quanto poteva fare un blog.
Una pagina su Facebook è più immediata, richiede molto meno impegno ed è molto più facile da aggiornare di quanto lo sia un diario personale.

La piattaforma di Splinder in particolare, piattaforma nella quale i blog personali rappresentavano e rappresentano tuttora la stragrande maggioranza, ha subito negli ultimi due anni una vera e propria fuga di massa, e non sono pochi coloro che hanno interpretato tale fenomeno come il segno della definitiva decadenza dei blog a favore di Facebook.
In realtà Facebook non ha fatto altro che venire incontro a delle esigenze che già in precedenza venivano sentite da molti utenti della blogosfera, e che semplicemente hanno trovato nel celebre social network il loro sbocco naturale.


Per quanto riguarda invece i blog del secondo genere, quelli “a tema”, il successo di Facebook non ne ha particolarmente intaccato l’attività, dal momento che le due tipologie comunicative rispondono ad esigenze totalmente differenti.
Al contrario, sotto un certo punto di vista la diffusione dei social network li ha anche aiutati, dal momento che non sono pochi coloro che usano le loro pagine personali per segnalare articoli e link di altri blog, facendone così aumentare la visibilità.

In conclusione, si può affermare che la diffusione di Facebook e degli altri social network non decreterà la fine dei blog, casomai accentuerà nel tempo la distanza tra tutto quello che nella rete è principalmente “personale” e ciò che è “informazione”, dando a questo termine l’accezione più ampia che si possa immaginare.
Senza mai dimenticare, in ogni caso, che sempre nel virtuale ci si muove.

 

Memorandum per tutti i “bloggers”