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-o- Too late to die young -o-
5 Maggio 2011

Fiabe della buonanotte

C’era una volta un principe, era giovane e bello, ed era destinato un giorno ad ereditare il regno più prestigioso di tutta la terra…
… ed alla fine la giovane fanciulla e il principe si sposarono, e il loro matrimonio fu il matrimonio più sontuoso e splendente che si potesse immaginare.

E c’era una volta anche un uomo malvagio, l’uomo più malvagio del mondo, che viveva nascosto tra le grotte delle montagne.
Aveva ordinato di uccidere migliaia di poveri innocenti, ed i suoi fedeli terrorizzavano tutto il mondo…
… finché un giorno un gruppo di giovani eroi, agli ordini del presidente più buono della terra, riuscì a trovare il suo nascondiglio e lo uccise, liberando così il mondo intero dal più grande pericolo che abbia mai corso, e finalmente gli uomini buoni e giusti poterono uscire nelle strade e festeggiare.

Troppo spesso ci si chiede se siano i racconti ad ispirarsi alla realtà o se sia la vita stessa, a volte, a ripercorrere le trame dei romanzi.
Questione ridondante, forse.
Nonostante questo, mai come nella settimana passata si è avuta l’impressione di aver davvero assistito al racconto di una fiaba per bambini, una di quelle in cui sono presenti tutti gli elementi del caso.

E se è vero che i media creano la realtà a loro piacimento, si direbbe che nella settimana appena passata ci abbiano voluto raccontare la fiaba della buonanotte.

“E adesso dormi, ed ogni cosa andrà bene”.

2 Maggio 2011

Le bombe dei buoni


Era il 1999, il 24 Marzo, subito dopo l’equinozio di primavera.
Il periodo migliore per iniziare una guerra, a quanto pare.
Era quindi il 1999 quando le bombe della Nato cadevano sui civili serbi, io avevo 21 anni e comprendevo per la prima volta che c’era qualcosa che non andava nell’idea del mondo che fino allora mi ero fatto.
Può succedere, così come capita a molte persone, di assistere ad avvenimenti che costringono a rivedere tutte le proprie certezze, a stendere un telo bianco tra le pieghe della mente e ricominciare a scrivere i postulati base delle proprie convinzioni.

Per me quel momento venne nel 1999, e tutto quello che mi circondava assunse una diversa sfumatura.
Prima di allora avevo delle precise convinzioni politiche, credevo nelle Istituzioni (con la I maiuscola) e soprattutto ero fermamente convinto che l’umanità nella sua imperfezione fosse destinata ad una lenta ma costante “maturazione”, laddove il progresso scientifico e sociale ci avrebbe allontanato sempre più dalle antiche epoche di barbarie e di ingiustizia.
Vivevo in un continente pacifico, ed a scuola mi era stato insegnato che questo fatto rappresentava un chiaro segno del progresso raggiunto dalla nostra civiltà.
Dopo millenni di continue guerre e sconvolgimenti, dopo due terrificanti conflitti mondiali, nella nostra Europa si stava vivendo un periodo di pace lungo più di cinquanta anni.
La Seconda Guerra Mondiale era stata terribile, ma alla fine avevano vinto i buoni, ed i buoni eravamo noi.
La democrazia, grazie a Dio, aveva trionfato.
A tutto questo io credevo, ed ero più che felice di essere nato in un periodo storico così pacifico e prospero.

Poi venne il 1999, e questa visione idilliaca si frantumò.
Sapevo all’epoca che grandi e piccole guerre erano ancora in svolgimento in luoghi lontani, ma questo accadeva, mi dicevo, perché non tutti i popoli avevano raggiunto il nostro grado di maturazione sociale: non ovunque aveva ancora messo radici la democrazia.
E sapevo anche che nei Balcani aveva luogo una sanguinosa guerra civile, ma anche in questo caso vi erano delle motivazioni storiche ben precise, risalenti alla creazione di uno stato dittatoriale che aveva aggregato nazioni diverse sotto un unico governo centrale tirannico.

Quello che invece non riuscii a comprendere, quello che mi sconvolse, fu il vedere le nostre forze armate, di noi che eravamo i buoni, partire e sganciare bombe sopra dei civili.
Forse se fossi stato un giovane cittadino italiano le rassicurazioni dei telegiornali mi avrebbero tranquillizzato (“sono interventi mirati”, “non vengono colpiti civili”, “si tratta di un intervento umanitario”).
Ma essendo anche mezzo greco, avevo la possibilità di vedere anche i telegiornali greci.
E là, il racconto era del tutto diverso.
La Grecia, infatti, essendo legata da una fratellanza secolare col popolo serbo, all’epoca condannò da subito l’azione della Nato, e i mezzi di informazione greca documentarono rigorosamente tutte le conseguenze del terribile intervento militare della coalizione atlantica.

I telegiornali italiani e quelli greci raccontavano allora due realtà del tutto differenti.
Da una parte immagini di “bombe intelligenti” che centravano obiettivi sensibili in maniera chirurgica, senza spargimenti di sangue, dall’altra immagini di profughi, città smembrate, bombe che cadevano “per errore” su colonne di civili in fuga.
In Italia poi il termine “serbo” divenne sinonimo di criminale, e per la prima volta una intera nazione venne descritta quale malvagia nel suo complesso.

Ovviamente, poteva darsi che fossero i giornalisti greci ad esasperare la situazione, essendo “di parte”.
Ma la questione, ai miei occhi, andava ben oltre questa possibilità: comunque stessero le cose, qualcuno stava mentendo.
Che fossero i telegiornali italiani o quelli greci, uno dei due mi stava mostrando in televisione una totale falsificazione della realtà.
Chiunque fosse a mentire, mi resi conto, per la prima volta nella mia vita, che la televisione e l’informazione nel suo complesso può stravolgere totalmente il senso del reale, mentendo spudoratamente.
Ora, a distanza di anni, so che i media occidentali sorvolarono su molte carneficine compiute dalla Nato, e so anche che quella delle bombe intelligenti fu un triste mito, una presa in giro.*
Oggi è noto di come l’ex Jugoslavia venne sepolta sotto una montagna di uranio impoverito che ammallò ed ancora ammala le genti di quelle terre, ma questo ormai non interessa più a nessuno.

Si parlava, all’epoca, di motivazioni umanitarie, ma allora come oggi non sarei mai stato in grado di comprendere cosa vi sia di umanitario nel togliere la vita a degli innocenti.
Facce serie ed autorevoli parlavano della necessità dell’intervento, del fatto che non si potesse “stare a guardare”, ma, ancora una volta, come poteva tutto questo giustificare la morte di un bambino, causata da una bomba “dei buoni”?
Anche di un solo bambino.
Vallo a dire ai suoi genitori che l’hai ucciso a fin di bene, per un motivo “umanitario”.
Ed è questo che fece l’intervento umanitario, ed è questo che gli interventi umanitari tuttora fanno: si uccidono innocenti “a fin di bene”.
A distanza di dodici anni, e sempre a cavallo di un equinozio di primavera, la coalizione dei buoni è tornata ad usare le bombe a fin di bene, ad uccidere innocenti a fin di bene.
Ho acceso la televisione l’altra sera ed ancora una volta ho sentito le stesse parole: “non potevamo stare a guardare, si effettueranno solo interventi chirurgici, non possiamo più tollerare una dittatura così sanguinosa”.

Sono sempre le stesse bugie, squallide bugie pronunciate da una banda di ipocriti che magari rappresentano una fazione diversa da quella di dodici anni fa, ma che in fondo obbediscono prostrati agli stessi poteri di sempre.
Bugie che ora mi appaiono palesi, spudorate, così come mi fanno ribrezzo ed orrore i volti che le pronunciano.
E penso che ci fu un tempo in cui in quelle facce riponevo la mia fiducia e le mie speranze per un futuro che non poteva che essere sempre più roseo.

 
*da leggere a questo proposito l’articolo di Fulvio Grimaldi “1999-2009. La criminalità organizzata stupra la Jugoslavia”, di cui riporto un breve estratto:

Quando la mattina dopo le prime bombe su Belgrado, nella riunione di redazione del TG3, ci venne impartita la nozione dell’ “intervento umanitario” , da sostenere come verità incontestabile, Giovanna Botteri si scaraventò sui profughi kosovari per estrargli, a colpi di ricatti umanitari (ricordate i campi dalemiani dell’Operazione Arcobaleno, poi finiti sotto processo?), orrori e anatemi sui serbi, io lasciai la Rai per sempre e me ne andai con una telecamera a Belgrado.
A Novi Sad erano stati disintegrati i più bei ponti sul Danubio e la raffineria in fiamme spargeva veleni nel fiume e nei polmoni, a Pancevo l’enorme complesso petrolchimico bruciava e assolveva alla funzione assegnatagli dalla Nato di contaminare acque, terre, aria a futura moria di questo “popolo di troppo”.
A Belgrado due missili sventrarono l’albergo al quale eravamo destinati e, un attimo dopo, l’ambasciata di un paese, la Cina, che non condivideva l’accondiscendenza del fedifrago russo Eltsin nei confronti degli aggressori: a buon intenditor, un paio di missili.[…]

Venivano disintegrati ospedali, scuole, asili, case, ponti, treni, centrali elettriche, tra i 3.500 uccisi da Clinton e dai suoi furieri europei c’erano i bambini delle incubatrici cui era venuta a mancare l’elettricità. Già allora, prima di Baghdad, prima di Gaza, si capiva che gli interventi umanitari erano mirati a eliminare pezzi di specie umana. Oltrechè a distruggere infrastrutture la cui ricostruzione poi, a colonizzazione completata, avrebbe gonfiato i forzieri delle imprese dei paesi assassini.

24 Aprile 2011

Anastasis

17 Aprile 2011

15 Maggio convegno a Milano

Domenica 15 Maggio parteciperò a Milano ad un convegno organizzato dai ragazzi del Icke Italia Meetup.
Sono stato invitato a tenere un intervento sul neospiritualismo e sull’importanza che tale “fenomeno” ha assunto nei nostri tempi.
Non ho ancora messo a punto il mio intervento in modo definitivo, ma grosso modo si parlerà di Tradizione, esoterismo e occultismo, da Guénon fino a Lady Gaga.
Per coloro che fossero interessati, e che abitassero a Milano o nelle vicinanze, questo convegno potrebbe anche rappresentare una buona occasione per incontrarci da vicino.

15 Aprile 2011

Vittorio Arrigoni


Quando una persona più o meno celebre muore, o quando la sua morte raggiunge, per un motivo o per l’altro, i canali dell’informazione di massa, si scatena solitamente una lunga onda di retorica, uno scorrere di parole impostate e di triti luoghi comuni il cui sapore preconfenzionato e artefatto difficilmente non può essere colto.

Quando poi viene a mancare una persona le cui qualità in vita meriterebbero davvero di essere ricordate e sottolineate, ecco che le parole vengono a mancare.
Vittorio Arrigoni era una persona giusta, una di quelle che agiscono seguendo il senso di giustizia che hanno dentro.
Faceva quel che credeva andasse fatto.
Sotto le bombe israeliane aveva deciso di condividere la sorte degli abitanti di Gaza, per poter descrivere in prima persona il massacro disumano che là si stava svolgendo, sotto lo sguardo distratto dell’occidente.
Lo faceva perchè riteneva che fosse giusto, senza mai considerarsi un eroe, e senza mai perdere fiducia nell’umanità.
In questo momento vi è poco da aggiungere: è morto un uomo giusto.