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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
10 ottobre 2010

Facebook ucciderà i blog?


La risposta è no, ma andiamo con ordine.
In Italia i blog ebbero una prima diffusione a partire dal 2001-2002, e da allora il loro numero crebbe di anno in anno in maniera esponenziale, complice anche la comparsa di numerose piattaforme che permettevano anche ai meno esperti di lanciare in rete il proprio spazio senza eccessive difficoltà.
Negli ultimi tempi tale tendenza pare aver subito un certo rallentamento, ma ancora una volta occorre fare dei distinguo.

Nella cosiddetta blogosfera italiana capita sempre più spesso di imbattersi in blog fermi da tempo oppure definitivamente abbandonati, ma questo rientra apparentemente nel normale corso di vita dei blog stessi.
La maggioranza dei blog messi in rete non superano la prova dei primi mesi di vita, spesso per disinteresse oppure per il non raggiungimento delle aspettative dei rispettivi autori: per quanto si usi filosofeggiare sull’argomento, il primo scopo di chiunque pubblichi qualcosa è quello di essere letto.
Quando il riscontro non è immediato, capita che si smarriscano anche le motivazioni per continuare nel proprio impegno.

Tra i blog che superano questo primo scoglio, che siano “di successo” o meno, il fattore tempo gioca un altro ruolo decisivo: scrivere con regolarità richiede infatti impegno, e sopratutto un flusso costante di idee e spunti di cui trattare.
Per quanto si sia prolifici, avere sempre nuovi spunti e lo stesso entusiasmo degli esordi a distanza di tre, di quattro, di cinque anni diviene sempre più complicato; a questo si aggiunge il sopraggiungere di un senso di routine, che rende sempre più difficile trovare le giuste motivazioni.

Così, capita sempre più spesso di imbattersi in blog, anche con un buon seguito, che cessano la propria attività a distanza di diversi anni dalla loro nascita: si tratta del naturale corso degli eventi.
In verità, coloro che continuano con regolarità la loro presenza nella rete a distanza di diversi anni lo fanno perchè sono spinti da solide motivazioni di fondo, di natura economica (circostanza rarissima, almeno in Italia), di natura narcisistica oppure per sincera (ed ingenua, probabilmente) convinzione di poter essere utili in qualche modo ai lettori.


Occorre però ricordare come l’universo dei blog si divida sostanzialmente in due diverse categorie: vi sono i blog personali, e vi sono i blog “a tema”.
Su quali siano i blog personali non occorre soffermarsi molto: sono il corrispettivo dei “diari” in cui venivano annotati pensieri, sentimenti, esperienze quotidiane e non solo.
Questo genere di blog rappresentano tuttora la maggioranza, e vanno dai diari delle ragazzine adolescenti che raccontano le loro giornate a scuola e i loro primi turbamenti fino ai pensatori impegnati che commentano ogni giorno i principali eventi che accadono nel mondo, con interventi spesso arguti e “taglienti”.

Entrambi questi tipi blog parlano essenzialmente del loro autore (nel secondo caso il protagonista dei post non è mai la notizia, ma l’arguzia del blogger-commentatore), quindi rientrano perfettamente nell’insieme dei blog personali.
Per quanto riguarda i blog a tema ve ne sono invece di innumerevoli generi: da quelli dedicati all’informatica, allo stesso mondo di internet, alla cucina, alla moda, alla storia, alla pesca e così via, hanno tutti come comune caratteristica il fatto di parlare essenzialmente di qualcosa di altro che non sia il loro autore.

Con la diffusione dei social network, e di Facebook in particolare, è successo che molti di coloro che tenevano dei blog del primo tipo, quelli essenzialmente personali, vi abbiano trovato un luogo più adatto per esprimersi.
Sono infatti molti coloro che avevano aperto un blog con lo scopo di raccontarsi e di fare delle conoscenze virtuali, per parlare di se stessi e per scambiare chiacchiere leggere con altri internauti: per queste persone il mondo dei social network rispondeva maggiormente alle proprie esigenze di quanto poteva fare un blog.
Una pagina su Facebook è più immediata, richiede molto meno impegno ed è molto più facile da aggiornare di quanto lo sia un diario personale.

La piattaforma di Splinder in particolare, piattaforma nella quale i blog personali rappresentavano e rappresentano tuttora la stragrande maggioranza, ha subito negli ultimi due anni una vera e propria fuga di massa, e non sono pochi coloro che hanno interpretato tale fenomeno come il segno della definitiva decadenza dei blog a favore di Facebook.
In realtà Facebook non ha fatto altro che venire incontro a delle esigenze che già in precedenza venivano sentite da molti utenti della blogosfera, e che semplicemente hanno trovato nel celebre social network il loro sbocco naturale.


Per quanto riguarda invece i blog del secondo genere, quelli “a tema”, il successo di Facebook non ne ha particolarmente intaccato l’attività, dal momento che le due tipologie comunicative rispondono ad esigenze totalmente differenti.
Al contrario, sotto un certo punto di vista la diffusione dei social network li ha anche aiutati, dal momento che non sono pochi coloro che usano le loro pagine personali per segnalare articoli e link di altri blog, facendone così aumentare la visibilità.

In conclusione, si può affermare che la diffusione di Facebook e degli altri social network non decreterà la fine dei blog, casomai accentuerà nel tempo la distanza tra tutto quello che nella rete è principalmente “personale” e ciò che è “informazione”, dando a questo termine l’accezione più ampia che si possa immaginare.
Senza mai dimenticare, in ogni caso, che sempre nel virtuale ci si muove.

 

Memorandum per tutti i “bloggers”

5 ottobre 2010

Il Nuovo Ordine Mondiale e la seconda generazione della rete


Quando nel “lontano” 2005 iniziai le mie prime ricerche sul cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” trovare materiale a riguardo non costituiva impresa semplice.
Il mondo della rete, seppur già allora in costante espansione, non era molto prodigo di informazioni per quanto riguardava articoli in italiano, e chi avesse voluto approfondire l’argomento avrebbe dovuto necessariamente rivolgersi a materiale in lingua inglese.

A distanza di “solo” 5 anni se si digita “Nuovo Ordine Mondiale” sul principale motore di ricerca della rete vengono segnalati circa 183.000 risultati.(1)

Questo aumento esponenziale del materiale a disposizione presenta, come si può immaginare, aspetti tanto positivi quanto negativi.
E’ positivo il fatto che sempre più persone siano incuriosite e sentano il bisogno di informarsi sull’argomento, ed in fondo chi per primo ne iniziò a parlare ebbe come scopo proprio la diffusione di informazioni.
Dall’altra parte, un proliferare delle trattazioni di tale entità, in particolar modo riguardo un argomento tanto delicato e complesso, rende più difficoltoso il reperire e selezionare le informazioni valide, ed inevitabilmente diviene anche più facile imbattersi in materiale impreciso e non corredato da adeguate fonti.

Questo, a prescindere dal tema in questione, rappresenta anche uno dei maggiori limiti di quella che si potrebbe definire “seconda generazione dei blog di controinformazione della rete”.(2)
Essenzialmente, la principale differenza tra la “prima generazione” e la “seconda generazione” è la seguente: mentre i primi “ricercatori”(3) avevano una educazione prettamente “bibliografica”, ovvero erano abituati a compiere ricerche sui testi scritti con tutto quello che ciò comporta (verificare e riportare le fonti, incrociare le informazioni, mettere a confronto diverse versioni ove possibile), la seconda generazione ha concentrato le sue ricerche essenzialmente all’interno dello stesso mondo della rete.

Si è venuto così a creare una sorta di circolo vizioso, in cui a suffragio di determinate informazioni vengono citati dei siti che segnalano quali fonti altri siti che rimandano ad altri siti senza che si possa venire a capo della fonte originaria.
Una sorte di suffragio autoreferenziale, in altre parole, in cui può anche capitare che una informazione senza fondamento venga ripresa a catena da siti e blog che si citano a vicenda quali “fonti”.

In casi come questo, considerata l’enorme complessità del tema trattato, le false piste, le esagerazioni, converrebbe quindi un attento uso delle informazioni raccolte, ed una attenta analisi della provenienza delle stesse.
E, prima ancora, occorre ricordare come presupposto di ogni indagine sia una solida base di conoscenze acquisite nel tempo, conoscenze che dovranno spaziare dall’ambito storico a quello filosofico, da quello economico fino a quello simbolico, dal momento che per cogliere le innumerevoli sfaccettature delle tessere che compongono l’immenso mosaico di questo nuovo ordine bisogna analizzare l’insieme da diversi punti di vista.

L’informazione messa a disposizione nel mondo virtuale, per quanto preziosa ed essenziale, è invece caratterizzata dalla sintesi e dalla veloce fruibilità.
Questa sua peculiarità rappresenta nel contempo il suo pregio ed il suo maggior limite, rendendola utile ma assolutamente non-autosufficiente.

(1)interessante notare come in qualche modo Google premi anche la “anzianità” dei contributi: il primo risultato, nwo.it, rappresenta anche il primo sito in ordine di tempo dedicato all’argomento, anche se nel corso degli anni non  ha aggiornato molto i propri contributi; al settimo posto viene segnalato il forum di Luogocomune dedicato al NWO e alle società segrete che contribuimmo a creare con gli amici del sito, mentre al terzo posto si trova l’ottimo NWO blog dell’amica _gaia, un’altra “utente anziana” di LC.

(2)il termine “controinformazione” non va preso troppo sul serio, perchè prendersi troppo sul serio in questo campo può avere gravi ripercussioni nell’ambito della vita sociale, quella vera.

(3)termine sul quale vale lo stesso discorso fatto a proposito di “controinformazione”.

28 settembre 2010

Mutevoli canoni


Se vuoi essere popolare, non puoi permetterti di essere magra!

In questa pubblicità, risalente ai primi anni settanta, l’attrice Linda Peck racconta di come il suo mestiere sia stressante, e di come la fatica delle sessioni prolungate le facciano alla lunga perdere peso.
Un bel problema, specialmente per un’attrice.
Fortunatamente, per lei e per tutte le ragazze dal fisico troppo esile, c’è Wate On, un magnifico integratore che aiuta ad acquistare dai due ai tre chilogrammi nel giro di poche settimane.
Si tratta di un concentrato di calorie, pensato appositamente per tutte le ragazze che nonostante si sforzino non riescono proprio a metter su peso.

L’integratore in questione veniva ancora pubblicizzato fino alla metà degli anni ottanta, e visto con gli occhi contemporanei, in un epoca in cui l’alta moda idealizza scheletri ricoperti di pelle che barcollano affamati sui tacchi a spillo, rappresenta una vera e propria eresia.

Si tratta in fondo di una piccola curiosità, e qualcuno potrebbe anche aggiungere che è cosa nota il fatto che i canoni estetici cambino nel tempo.
Ma proprio sotto questo aspetto, nel suo piccolo, questa segnalazione curiosa ci dovrebbe portare a chiedere anche come certi cambiamenti avvengano nel tempo.

Nel caso specifico, la figura della donna scheletrica quale nuovo modello di bellezza è affare alquanto recente, che si è imposto culturalmente negli ultimi 20-30 anni.
Curiosamente, oggi come ai tempi di Linda Peck, gli uomini continuano a ritenere più attraente una donna dal fisico curvilineo piuttosto che una di cui si possono contare le costole e prendere le misure delle ossa delle anche.
Eppure, la demoniaca industria della moda e l’infernale universo del fashion e delle riviste femminili (esclusivamente femminili) continuano a proporre una figura di donna innaturale, irraggiungibile e poco sana.
Tale cambiamento dei canoni estetici del fisico femminile non è avvenuto naturalmente, ma è frutto di una politica commerciale ben deliberata (il cantante Elio delle Storie Tese ebbe a dire che si trattava di una enorme cospirazione ordita da stilisti omosessuali che odiano le donne e ne vogliono cancellare la femminilità; per quanto fosse una semplice battuta, occorre aggiungere che paradossalmente fornisce una spiegazione se non altro logica ad un fenomeno per altri versi incomprensibile.)
Ci si potrebbe in fondo chiedere quale sia il motivo per cui un giorno i divulgatori di tendenze abbiano deciso che dovessero indurre le donne a puntare su tale modello.

Ma, andando oltre questo particolare caso, quello che risulta interessante e meritevole di approfondimento è proprio il meccanismo con il quale i mezzi di comunicazione possono influenzare e direzionare, con estrema facilità, la mentalità stessa delle persone.
Quello che è stato fatto con la percezione del fisico delle donne avviene in continuazione con innumerevoli altre nostre convinzioni.
Tutto questo, si potrà obiettare, non rappresenta certo un segreto.
Eppure, non ci si sofferma mai abbastanza nel riflettere su quante e quali delle nostre percezioni siano effettivamente nostre.

22 settembre 2010

Divertirsi da morire

Il romanzo Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley fu tra i primi argomenti trattati da questo blog nei suoi primi giorni di vita.
Tra i vari romanzi distopici scritti nel corso del XX secolo si tratta probabilmente di quello che meglio descrive la nostra attuale società.

Il breve fumetto che segue, creato da Stuart McMillen, si basa sul libro di Neil Postman “Divertirsi da Morire”, testo che mette a confronto le previsioni di Huxley con quelle di George Orwell, autore di 1984, la più celebre distopia immaginata nel secolo scorso.

20 luglio 2010

Ninfea


Da qualche tempo, come si può facilmente notare, gli aggiornamenti di questo blog si sono sensibilmente diradati.
Si tratta di uno dei soliti periodi in cui la necessità di raccontare viene meno, o perlomeno diviene secondaria rispetto alla necessità di osservare.
Nulla di particolarmente tragico, ovviamente, e nulla di definitivo.

Questo blog è stato dalla sua nascita una sorta di work in progress, ogni post scritto era concepito anche come un piccolo pezzo di un mosaico più grande che col tempo avrebbe preso forma.
E gli ultimi due articoli hanno completato la prima parte di questo mosaico.

Adesso quindi ci si ferma per un po’, per qualche tempo.
Poi si riprenderà.

A presto, quindi.