Blessed be

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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
4 dicembre 2015

Kaly Yuga Bar


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24 novembre 2015

La visione dell'Unno

Dio ci sta punendo per i nostri peccati, e gli unni sono lo strumento di cui si serve.
Padre Cristodemo diceva che è quanto ci meritiamo per aver tollerato gli eretici e gli idolatri tra di noi, per aver permesso che nelle nostre città, nei nostri fori, facciano ancora sfoggio gli idoli dei vecchi demoni, mentre le loro empie dimore stanno ancora in piedi a farsi beffe della Vera Fede.
Ma ora padre Cristodemo non c’è più, così come non ci sono più i miei fratelli, e del nostro monastero – di quello che sarebbe diventato il nostro monastero – rimangono solo pietre e travi fumanti.
Cercavamo la pace, in un luogo lontano dalla vanità e dalla follia del mondo, un luogo dove poter rendere grazia a Nostro Signore, ma è stata la follia del mondo a trovare noi.

Ellac, il capo di questa banda di briganti senza Dio, ha deciso di risparmiarmi.
Mentre i miei fratelli gridavano e si nascondevano, e chiedevano pietà, io aspettavo i barbari in piedi dinnanzi alla porta della nostra piccola chiesa; quando Ellac mi vide – io, piccolo e scalzo, con una tunica malandata e uno sguardo di sfida negli occhi – scoppiò a ridere.
Mi trovò oltremodo ridicolo, e aver salva la vita fu il premio per aver suscitato la sua ilarità.

Questo mio orgoglio malcelato, unito alla remissività della mia scelta di vita lo incuriosisce e lo diverte: finché persisterà il suo interesse nei miei confronti io continuerò a vivere, ma – che Nostro Signore possa aver pietà della mia anima per quanto sto per dire – non so se questo sopravvivere sia il male minore.
Quando ci capita di fermarci, Ellac viene spesso a parlare con me.
Il suo latino è incerto ma comprensibile: qualche anno fa aveva fatto parte della guardia personale del generale Ezio, l’invitto Ezio, gloria di Roma e difensore della Vera Fede; ma quel tempo ormai pare distante secoli, ed io ora mi trovo qui, in catene, in mezzo a questi boschi in compagnia di una banda di barbari che mi tiene in vita solo per prendersi gioco di me.
Prego Dio affinchè questo tormento abbia fine; comunque vada, che sia fatta la sua volontà: io sono pronto.
Ecco, Ellac sta venendo ancora da me: sento il suo fetore prima ancora di udire i suoi passi pesanti.

– Come sta oggi il nostro monaco? Questa gita all’aria aperta starà sicuramente rinvigorendo il tuo corpo e la tua anima..
Poi ride, e la sua risata echeggia tra gli alberi come il lamento di una belva feroce.

– Voi romani costruite tane di pietra e fango e vi rinchiudete dentro come topi che temono la luce, vi nascondete dietro muri che vi fanno sentire sicuri: vedrai che avere un po’ di cielo sopra la testa e un po’ di vento al tuo fianco non potrà che farti che bene.
– Senza un focolare e senza un tetto: gli animali vivono così.

Ancora una volta Ellac scoppia a ridere.
– Mi piaci monaco… gli animali, dici… forse, ma gli animali feroci sono liberi, mentre voi siete schiavi.
Schiavi delle vostre regole, dei vostri padroni, del vostro Dio che vuole vedervi strisciare ai suoi piedi.
E sono schiavi anche quei pochi di voi che hanno ori e gioielli e dormono su soffici cuscini avvolti da lenzuola di seta, schiavi che vivono nella paura di perdere quello che hanno, e si illudono di comprare la sicurezza coi loro denari.

– Tu non sai niente, barbaro.
Tu sai solo uccidere e depredare, tu non sai niente della grandezza di Roma, non potresti mai capire il senso di quello che abbiamo edificato.

– Dici, monaco? In verità io vi conosco voi romani, ho vissuto in mezzo a voi.
E sono stato anche a Roma, la più grande cloaca del mondo conosciuto…
Ho visto senatori chiarissimi ed illustri imbellettati come matrone, preoccupati solo a tenere ferme le loro parrucche mentre gli schiavi che portavano le loro lettighe cercavano di evitare gli escrementi che ricoprivano le strade.
Ho visto la vostra nobiltà che si rammolliva nei vapori delle terme, ho visto miseri cenciosi che si calpestavano per avere il loro tozzo di pane distribuito da altere mani, e ho visto la feccia lanciare ortaggi marci ai Pretori perché le gare al circo non erano abbastanza gradite.
Io ho visto questo ed altro: di quale grandezza parli, tu, monaco?

– Tu hai descritto una città che cade a pezzi, ma Roma non è solo questo: Roma è la civiltà, Roma sono le leggi, le regole, il diritto.
Roma è l’ordine, lo specchio dell’Ordine celeste che trova forma su questa terra.

– Ordine, leggi, regole, diritto…
Tu mi stai parlando di catene, morbide gabbie che tengono schiavi i sudditi mentre i loro padroni li tengono buoni col pane e col circo.
Una civiltà intera fondata sulle catene, un popolo di belve ammaestrate, castrate e rese inoffensive, private dei loro slanci vitali.
E saremmo noi quelli che vivono come animali?
No, monaco, gli animali siete voi: cani che temono il bastone del padrone, che scodinzolano felici quando ricevono un osso.
Noi, siamo gli ultimi uomini rimasti.
E sai cosa, monaco? E’ questo quello che più temete di noi: noi siamo vivi.
In noi vedete la vita a cui avete rinunciato, la vita che avete barattato, e questo vi terrorizza…

– Non ci può essere vita senza regole, senza leggi..
Voi rubate, uccidete, stuprate…
Voi siete il male.

– Il male? E chi lo dice? Il tuo Dio forse?
Sai cosa è il male, per me, monaco?
Il male è tutto ciò che si intromette tra me e quello io voglio.
Così lo tolgo di mezzo, e poi mi prendo ciò che deve essere mio.
Anche io combatto il male, come vedi: in questo siamo simili…

Questa volta la sua risata mi fa venire i brividi.
Che razza di creatura è mai questa?
Che razza di uomo può essere questo, un uomo che ride di fronte alle sue vittime supplicanti, un uomo che uccide donne e bambini perché sono di intralcio al suo saccheggio, che ritiene suo tutto quello che la sua forza violenta gli concede di prendere?
Ed io non so più cosa rispondergli: anche se ci esprimiamo entrambi in latino, in realtà stiamo parlando due lingue totalmente diverse.
Le nostre anime parlano una lingua diversa.

Perché adesso so che anche Ellac ha un’anima, e questa scoperta mi tormenta: era più facile pensare che un’anima i barbari non ce l’avessero, che fossero solo demoni in carne ed ossa mandati da Nostro Signore per mondarci dai nostri peccati.
Invece sono uomini, e sono vivi.

21 luglio 2015

Dove

“Si ricorda che il vecchio Re, detentore del segreto del Graal, era paralizzato da una malattia misteriosa.
Non era del resto il solo a soffrire: intorno a lui tutto cadeva in rovina, andava in disfacimento, il palazzo, le torri, i giardini; gli animali non si moltiplicavano più, gli alberi non davano più frutti, le sorgenti si prosciugavano.
Numerosi medici avevano cercato di curare il Re Pescatore senza il minimo risultato.
Giorno e notte arrivavano cavalieri e tutti cominciavano col domandare notizie circa la salute del Re.
Un unico cavaliere – povero, sconosciuto e perfino un po’ ridicolo – si permise di ignorare il cerimoniale e le buone maniere. Il suo nome era Parsifal.
Senza tener conto del cerimoniale di corte si diresse direttamente verso il Re e senza alcun preambolo gli chiese: Dov’è il Graal?
In quell’istante tutto si trasforma: il Re si alza dal suo letto di sofferenza, l’acqua riprende a scorrere nei fiumi e nelle fontane, la vegetazione rinasce, il castello è miracolosamente restaurato.
Le poche parole pronunciate da Parsifal erano bastate per rigenerare la natura tutta.
Quelle poche parole, tuttavia, costituivano la questione centrale, l’unico problema che poteva interessare non soltanto il Re Pescatore, ma l’intero Cosmo: dove si trovava il reale per eccellenza, il sacro, il Centro della vita e la fonte dell’immortalità? Dove si trovava il Santo Graal?
Nessuno, prima di Parsifal, aveva pensato a formulare questa domanda centrale, e il mondo periva a causa di tale indifferenza metafisica e religiosa, a causa di tale mancanza d’immaginazione e assenza del desiderio del reale.
Questo piccolo dettaglio di un grandioso mito europeo ci rivela almeno un lato trascurato del simbolismo del Centro: non solo esiste un’intima solidarietà tra la vita universale e la salvezza dell’uomo, ma basta porsi il problema della salvezza, basta porsi il problema centale, ovvero il problema, perchè la vita cosmica si rigeneri in perpetuo.
Chè spesso la morte non è che il risultato della nostra indifferenza di fronte all’immortalità.”

Mircea Eliade, Immagini e Simboli

24 marzo 2015

Euterpi

 

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21 marzo 2015

Vaticano e avvoltoi

(I Gargoyles) sono i mostri che dovrebbero esorcizzare, e pertanto proteggere la costruzione.
[…] non sono solo raffigurazioni grottesche adatte a eccitare l’immaginazione, ma svolgono una funzione specifica, che consiste nel mandare un messaggio e un avvertimento (per questo devono essere visibili).

Il messaggio, che è espresso in un linguaggio fantasioso e diretto, avverte che la santa cittadella è assediata e minacciata da quegli stessi che dovrebbero guardarla e custodirla, ossia dalle gerarchie del clero secolare nelle loro collusioni con il potere politico.
Ciò significa che gli spiriti maligni si sono impadroniti della copertura, poiché all’interno non possono penetrare, e là risiedono come avvoltoi in attesa della preda.
I segreti delle cattedrali, Antonella Roversi Monaco

Agli occhi dei profani non è concesso conoscere le profonde e contrastanti spinte che animano una istituzione tanto vasta e complessa quanto la secolare Chiesa Cattolica Romana.
Custodi della parola del Cristo, Figlio di Dio, nei secoli l’immagine e l’operato del clero sono più volte finiti in contrasto con l’insegnamento del loro ispiratore, ed ancora ai nostri giorni al semplice fedele viene richiesto un grande sforzo di fede per conciliare l’immagine della istituzione madre con il messaggio su cui la sua religione si basa.
Dopo il culmine della depravazione che la Chiesa Cattolica sperimentò nel periodo rinascimentale, per mezzo di grandi e piccoli cambiamenti di rotta il Vaticano ha potuto rivedere le sue priorità e la sua immagine, fino al giungere agli ultimi anni del XX secolo e i primi del XXI in cui la spinta del rinnovamento è parsa assumere connotati ancora più marcati, a partire dal Concilio Vaticano II fino ad arrivare a Papa Francesco, un pontefice che ha fatto della semplicità il suo segno distintivo.

Ma se questi aspetti esteriori, per quanto essi stessi ampiamente dibattuti, presentano comunque il desiderio di offrire una immagine della chiesa finalmente cristiana, il Vaticano rimane pur sempre una istituzione globale e potente, in grado di gestire risorse economiche senza paragoni.
E dove esistono poteri enormi e risorse economiche senza fondo, là convergono anche uomini dalle ambizioni enormi e dalle anime senza fondo, mossi dalle motivazioni più grezze e terrene.
Lo scandalo dello IOR e del Cardinal Marcinkus fa parte della storia recente della Chiesa, così come i tristi casi delle coperture dei preti pedofili.

E lo IOR, la banca vaticana che gestisce enormi capitali in tutto il globo, esiste tutt’ora, e il semplice fedele a volte non può non interrogarsi sul come la gestione di una tale potenza economica possa trovare un compromesso con il messaggio di povertà di Cristo.
Papa Francesco, dal canto suo, pare essere deciso a ripristinare l’ideale cristico al meglio delle sue forze, rifiutando l’ostentazione dei simboli di potere e di ricchezza, presentandosi con una immagine umile e ribadendo a più riprese il messaggio originario di Gesù fatto di amore e comprensione.
Per quanto anche all’interno del mondo cattolico il suo operato venga criticato, in particolar modo da chi gli rimprovera una banalizzazione del ruolo che è stato chiamato a ricoprire, la sua figura pare ispirare responsi più che positivi anche nel mondo laico che registra con soddisfazione una apertura di grande portata verso temi spinosi come l’accoglienza del diverso, o la questione stessa della povertà all’interno delle istituzioni cattoliche.
C’è anche chi criticamente si domanda fino anche punto la figura dell’attuale papa sia sincera e quanto invece rappresenti una sorta di operazione di marketing, volta a rinfrescare l’immagine obsoleta e sempre sotto attacco di una Chiesa che ha da tempo smarrito la sua vocazione cristiana.

In ogni caso, qualunque siano le reali spinte che animano l’operato di Francesco, quel che è certo è che all’interno del mondo vaticano vi sono diverse correnti, e i reali centri del potere potrebbero rimanere nell’ombra.
Si era ipotizzato all’epoca delle dimissioni di Benedetto XVI di una sua incapacità nel giungere a dei compromessi con questi poteri nascosti, impossibilità che lo ha condotto alla decisione straordinaria del suo ritiro, ma ancora una volta si è costretti a muoversi nel campo delle ipotesi.

Casina Pio VI in Vaticano

Casina Pio VI in Vaticano

Nel frattempo, dalle stanze del sacro colle giungono di tanto in tanto notizie curiose, di importanza sicuramente secondaria, al limite del gossip, ma che nel loro piccolo sono indice di processi ben più profondi, e a volte si fanno portatrici di significati simbolici che vanno ben al di là del loro impatto reale.
Uno di questi casi fu sicuramente l’occasione della festa di compleanno del Cardinal Bertone, ex Segretario di Stato e Camerlengo di Santa Romana Chiesa, una delle figure più potenti all’interno del mondo cattolico.
Per il festeggiamento del suo compleanno, il cardinale Bertone non si fece problemi ad organizzare una sontuosa festa, con tanto di degustazioni pregiate con un menù a base di tartufo d’alba accompagnato da vini costosi di grande pregio.
Ed è l’ostentazione ciò che maggiormente colpisce in un evento simile, come se cardinali affini non cogliessero la minima contraddizione tra uno sfarzo simile e il ruolo che sono chiamati a ricoprire.
La festa ebbe luogo nella casina Pio VI, nei giardini vaticani, e questo perchè l’abitazione del Cardinal Bertone, un attico di 700 metri quadrati sul palazzo San Carlo in Vaticano era in ristrutturazione.
Curioso come Bertone risieda in cima ad un palazzo, sulla copertura, proprio come i gargoyles, che là risiedono come in attesa della preda.

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