Blessed be

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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
10 gennaio 2012

Quale amore

Dunque al principio fu il Caos, e poi la Terra dal grande seno, sede incrollabile di tutti gli immortali che abitano la sommità del nevoso Olimpo, e il Tartaro tenebroso nelle profondità della grande Terra, e poi Amore, il più bello degli immortali, che irrora del suo languore sia gli dei che gli uomini, ammansisce i cuori e trionfa dei più prudenti propositi.
Esiodo, Teogonia

Secondo la Teogonia di Esiodo, una delle più antiche cosmogonie europee giunte fino a noi, al principio dei tempi vi era il Caos, l’infinito che tutto comprende.
Il Caos racchiude tutte le possibilità, ed al suo interno contiene tutto ciò che può esistere.
Dal Caos si generano Gea, il Tartaro ed Eros.
Gea, raffigurata come la Madre Terra, è la ile,  la materia prima che assuma una forma, pronta per dare un aspetto alle idee non ancora manifestatesi.
A Gea si associa il Tartaro, luogo profondissimo ed oscuro, allegoria di quella parte della creazione non percepibile con i sensi.
Eros, infine, reso nella lingua italiana con il termine “amore”, rappresenta quella forza dell’universo che unisce e dà vita ad ogni cosa, il fattore necessario affinché la creazione stessa possa procedere (e’ bene precisare che l’Eros della Teogonia non è l’Eros figlio di Afrodite, il dio bambino alato che scocca le freccie dal suo piccolo arco: si tratta di due “divinità” differenti).
Si viene così a formare una Trinità che si ritrova spesso nelle fondamenta delle religioni tradizionali: vi è una presenza infinita che tutto comprende (Caos) da cui si genera la realtà in tutte le sue forme (Gea e Tartaro), ed il tutto è collegato da una forza di unione e attrazione (Eros).
La divinità, la divinità che si specchia e crea l’altro da sé, e la forza che unisce gli elementi (l’essenza del ternario).

Questa forza di unione è propriamente l’Amore, o per meglio dire l’amore nella sua forma più elevata e perfetta.
Il termine amore, infatti, racchiude in sé una miriade di significati, e sono infinite le forme che può assumere.
La lingua greca, per iniziare, distingue subito tra agape ed eros, termini che in italiano vengono resi indistintamente col generico “amore”.
L’agape è l’amore incondizionato, sintetizzato nella sua forma più pura nell’amore che la madre prova nei confronti dei propri figli.
Si tratta di un di amore che fluisce senza chiedere nulla in cambio, indifferente alle caratteristiche, ai difetti ed alle debolezze della persona amata.
Un essere umano può provare questo tipo di amore, in diversi gradi, nei confronti di diversi suoi simili, instaurando un legame di em-patia, una connessione in cui la felicità dell’uno diviene immediatamente anche quella dell’altro.
L’eros – da non confondere con il concetto di erotismo, per come attualmente si intende – è al contrario l’amore unidirezionale, che nella sua forma totalizzante si può provare nei confronti di una sola persona.
A differenza dell’agape, l’eros richiede sempre di essere corrisposto, e viene anche a mancare in esso una componente essenziale della trasmissione empatica.
Chi sperimenta questa forma di amore – l’innamorato, propriamente – desidera che la persona verso la quale il suo sentimento è indirizzato provi le stesse sensazioni: di conseguenza nell’eros, a differenza che nell’agape, la felicità dell’amato non si trasforma immediatamente nella propria felicità, se in questa felicità chi ama non trova posto.
La madre che vede il figlio felice è a sua volta felice (agape), mentre l’innamorato che osserva la persona amata felice con un’altra persona si strugge.
Ed invero, è una strana forma di amore quella che provoca dolore nel vedere la persona amata felice, se non si è parte di questa felicità in maniera diretta.

L’eros è quindi quel sentimento che si celebra quando generalmente si parla di “amore”, è la forza di attrazione di cui trattano i poeti di ogni tempo e le canzoni popolari.
Si tratta solo di una delle forme che l’amore più assumere, quella che più delle altre si pone al limite tra santità e dannazione, ma è nel contempo anche la forza senza la quale la creazione stessa non potrebbe esistere.
E’ l’eros infatti che spinge all’unione tra due persone, e non a caso Esiodo nella sua cosmogonia chiama la presenza che permette la creazione Eros, non agape.
L’eros è una forza creatrice, mentre l’agape accudisce e conserva.
Queste sono le prime tre forme con cui l’amore si presenta: la linfa vitale del creato che tutto unisce e tutto attraversa, la forza che spinge alla creazione e l’amore che accudisce e conserva.
La quarta forma che l’amore assume è anche quella che in questa terra è predominante: l’amore per se stessi.
L’amore per se stessi comprende l’orgoglio, la dignità, la vanità, la superbia, il rispetto per la propria esistenza, e queste qualità possono manifestarsi più o meno marcatamente.
L’esistenza degli uomini non sarebbe possibile senza questa forza, e si tratta di un sentimento che può facilmente prendere il sopravvento, eclissando tutte le altre forme di amore.

Da queste prime quattro forme di amore generano poi tutte le altre, e se davvero l’amore può salvare, quale di essi lo farà?
Probabilmente tutte queste manifestazioni sono necessarie, e se per le forme più elevate non esiste limite al quale fermarsi, l’amore nelle sue forme più terrene va invece maneggiato con grande cura, ove possibile.


___________________________________________________________________

 

Nella Ballata dell’amore cieco Fabrizio De Andrè riprese e riadattò una vecchia poesia di Jean Richepin dal titolo “Cuore di mamma”.
La storia racconta di un giovane che si innamora follemente di una donna senza scrupoli, e lei, come pegno d’amore, pretende che l’uomo le porti il cuore della madre da dare in pasto al suo cane.
L’uomo, accecato dall’amore, acconsente, e dopo aver strappato il cuore dal petto della madre corre a perdifiato dall’amata.
Nella poesia di Richepin, mentre corre il giovane scivola e fa cadere il cuore della madre; la poesia si conclude con il cuore che inizia a parlare, e preoccupato chiede al figlio se si sia fatto male.

C’era una volta un povero idiota che amava una ragazza, molto, molto, molto tempo fà;
ma lei lo respinse e gli disse: “portami il cuore di tua madre e dallo al mio cane”.

Lui andò ad ammazzare la madre, molto, molto, molto tempo fà;
e le strappo il cuore, che era rosso come la fiamma.
Mentre lo portava inciampò e cadde, molto, molto, molto tempo fà, e il cuore rotolò nella sabbia.

Lui vide il cuore rotolare, molto, molto, molto tempo fà;
si udì un grido nell’aria silenziosa, il cuore cominciò a parlare, molto, molto, molto tempo fà:
“Ti sei fatto male, figlio mio?”.

Nella poesia sono descritte le tre forme principali che l’amore assume in questa terra, nei modi più estremi in cui si possono presentare.
Vi è l‘eros, l’amore del folle innamorato, che arriva al punto di strappare il cuore alla propria madre per accontentare la propria amata.
Vi è l’amor proprio, che si incarna nella giovane e crudele donna che gode nel vedere un uomo compiere dei gesti estremi per ottenere il suo amore.
E vi è infine l’amore incondizionato della madre, che continua ad amare e a preoccuparsi del figlio anche dopo che questi è arrivato al punto di ucciderla.

 

.

48 comments to Quale amore

  • E’ il primo post dell’anno, e si tratta di un articolo atipico, per questo blog.
    Ero indeciso se pubblicarlo o meno, ma forse è meglio iniziare il nuovo anno così, piuttosto che trattando dei soliti satanassi e dei loro burattini.
    Ci sarà tempo anche per loro, ma più in là.

    Comunque, visto l’argomento di questo articolo, si può ben dire che nessuno è maestro, di conseguenza quanto espresso va preso semplicemente come un parere personale, di uno che non necessariamente ne sa più di qualcun altro.
    Al contrario, se c’è un campo in cui c’è ancora molto da imparare, si tratta proprio di questo.

    Blessed be

     

     

  • Anonimo

    Grazie per il post. Hanno già perso, tu questo lo sai non è così? Gli auguro di tutto cuore di ravvedersi, gli auguro davvero di capire prima che sia troppo tardi, paradossalmente a volte sento il desiderio di pregare per loro e quasi mi fa male.

    Ma forse questo, come tante altre cose non ha senso, in fondo l’amore è anche perdono…

    Buon proseguimento e buon cammino.

    Brokencircle. 

  • shower the people you love with love, show them the way that you feel. (J.Taylor). Buon Anno. vocedi1

  • isola di adamo

    Molto interessante.
    Sbaglio o si può dire che molti genitori del giorno d’oggi hanno sostituito l’agape, l’amore incondizionato verso i figli, con una inconfessabile forma di eros per gli stessi?
    E che questo eros genitoriale, che si vede nell’iperprotezione ossessiva e castrante che molte famiglie impongono ai figli, sia a sua volta frutto di una società che istiga al massimo grado il desiderio di possesso, cioè l’amor proprio?
    La madre di oggi non si strapperebbe mai il proprio cuore in dono al figlio, ma spedisce il figlio già a sette anni al corso psicomotrico di inglese per business che farà bene alla carriera futura, e poco importa se questo schianterà (metaforicamente) il cuore del figlio.

  • Le Beatitudini
    Beati sono i santi, i cavalieri e i fanti;
    beati i vivi, i morti ma soprattutto i risorti
    Beati sono i ricchi perché hanno il mondo in mano
    Beati i potenti e i re e beato chi è sovrano
    Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno
    Ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno
    Beata è la guerra, chi la fa e chi la decanta
    Ma più beata ancora è la guerra quando è santa
    Beati i bambini che sorridono alla mamma,
    Beati gli stranieri ed i soufflé di panna
    Beati sono i frati, beate anche le suore
    Beati i premiati con le medaglie d’oro
    Beati i professori, beati gli arrivisti ,
    I nobili e i padroni specie se comunisti
    Beata la frontiera beata la finanza
    Beata è la fiera ad ogni circostanza
    Beata la mia prima donna che mi ha preso ancora vergine
    Beato il sesso libero si ma entro un certo margine
    Beati i sottosegretari i sottufficiali
    Beati i sottaceti che ti preparano al cenone
    Beati i critici e gli esegeti di questa mia canzone

    Rino Gaetano

  • Brokencircle

    in fondo l’amore è anche perdono…

    Nell sua forma più alta è essenzialmente perdono, e desiderare il bene dei “nemici”.
    A presto

    ___________________________

    Isola di adamo

    l’iperprotezione ossessiva e castrante che molte famiglie impongono ai figli, sia a sua volta frutto di una società che istiga al massimo grado il desiderio di possesso, cioè l’amor proprio?

    In questi casi, si tratta probabilmente di amore di se stessi, che viene semplicemente proiettato sui figli.
    Non si desidera nel profondo il loro bene, ma si cerca nel loro “successo” una gratificazione personale.
    Mi piace però pensare che nella maggioranza dei casi l’amore disinteressato alla fine si imponga su tutto, nel rapporto genitori figli.

    ____________________

     

    Voce di uno

    “inonda di amore la gente che ami”..

    Semplice e diretto, arriva al punto.

    Blessed be

  • Stella

    Bene, è uscito bene, e piace pure! ^.^

        
     

  • E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
    Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
    E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

    La carità è un’altra forma dell’amore, ed è curioso come in inglese anche per questo termine si usi “love”.
    Anche la Bibbia greca usa “agape” in questo passo.

    A presto :-)

  • Stella

    C’è una cosa che mi fa ‘strano’: per chè dice ‘UNA’ via migliore di tutte? Se è migliore di tutte, non dovrebbe essere LA via migliore di tutte? Perchè con UNA ci si potrebbe chiedere: Quante vie migliori esistono?

    Comunque nell’ora di religione, alle superiori, a me ne avevano insegnate 4: agape, eros, charitas e philia. O quanto meno erano quelle che il mondo greco aveva individuato :)   

  • francesco da pisa

    Bellissimo post, mi ci voleva. Grazie, bellissimo.
     
    Io amavo una donna. Ho dovuto partirmene da lei, perchè non poteva farci nulla col mio amore, non le dava quello che voleva. Questa persona si è messa con un altro uomo e quando ho saputo che è finita molto male, fra di loro, anche io ho sofferto. Perchè davvero speravo che lei trovasse la felicità. Adesso, ci stiamo rivedendo, io cucino per lei e lei indossa la collana di piccole perle bianche che le regalai tanto tempo fa. E non ci sfioriamo neanche con un dito. Adesso forse ci amiamo per davvero.

    Se Dio potesse parlare direbbe questo delle sue creature. Direbbe che noi siamo come un oceano e lui è solo un bicchiere.
    E noi cosa possiamo dire dell’amore? Che siamo solo un bicchiere mentre lui è un oceano.

    E cosa posso dire io della persona che amo? Dirò questo: che lei è un oceano ed io sono solo un bicchiere.

    E cosa dirà lei di me? Che io sono un oceano mentre lei è solo un bicchiere.

    E cosa dirà l’amore di noi due?

    Che io sono un oceano e lei solo un bicchiere, ed io sono solo un bicchiere e lei l’oceano.
    E che continuiamo ad esistere l’uno per l’altro.
     
    Francesco da Pisa.

  • al giorno d’oggi la parola amore ha perso di significato
    amore come sentimento non vuol più dire niente, amore oggi vuol dire solo sesso
    le persone oggi amano solo se stessi e le proprie cose
    i genitori non amano più i figli, li lasciano tutto il giorno su facebook e se ne fregano
    chi tenta di conoscere i sentimenti e considera l’amore la forza primigenia viene emarginato, e alla fine finisce per odiare, quindi finisce per perdere l’amore
    la nostra civiltà moderna ha perso il senso dell’amore come forza divina, all’origine di tutto
    Dio non è amore? Quindi una società senza Dio è una società senza amore e una società senza amore è una società senza Dio. I fatti lo confermano
     

  • Stella

    io l’ho interpretato nel seguente modo: ed ora vi mostro una via, che è la migliore di tutte.
    Perchè, come poi scrivi anche tu, sono innumerevoli le vie che si possono prendere, e Paolo descrive quella che è superiore a tutte.

    agape, eros, charitas e philia.
    Avrei anche io voluto parlare della filia, ma poi ci si sarebbe dovuti dilungare troppo.
    Inoltre, io l’ho sempre vista come una delle forme che l’agape può assumere.

    Quello che caratterizza la filia, forse, rispetto all’amore e all’eros, è che la filia esiste solo se corrisposta.
    Una madre può amare profondamente un figlio che si disinteressa di lei, un innamorato può perdere la testa per una donna che magari non lo considera minimamente, ma non si può essere amico di una persona senza che anche egli lo sia di noi.

    A presto

    _______________________

    m

    infatti, anche nella sua enciclica Benedetto XVI usava i termini carità ed amore quali sinonimi.

     

  • Ciao Gabriele

    io voglio pensare che oltre le apparenze, che sono quelle che tu descrivi, il lato umano sia ancora preponderante.

    A presto

     

  • io ti regalo questa:

    Farò della mia anima uno scrigno
    per la tua anima,
    del mio cuore una dimora
    per la tua bellezza,
    del mio petto un sepolcro
    per le tue pene. 
    Ti amerò come le praterie amano la primavera,
    e vivrò in te la *Vita* di un fiore
    sotto i raggi del sole.
    Canterò il tuo nome come la valle
    canta l’eco delle campane;
    ascolterò il linguaggio della tua anima
    come la spiaggia ascolta
    la storia delle onde.

    * * *

    Blessed be!
    ~ Kahlil Gibran ~

  • (p.s., la firma andava prima della benedizione :-)
    Ciao!

  • Anonimo

    Un post molto bello ed istruttivo, ma a mio parere manca un elemento importante: l’Amore Sacro, cioè l’Amore per l’Amore stesso, che possiamo dire essere il compendio e la finalità di tutti i tipi di Amore che hai elencato.
    In fondo nessuno di questi è davvero un Amore puro e totalizzante. L’Amore per se stessi è limitato a se stessi. L’Amore per l’amato/a nasce dall’inconscio desiderio di perpetuare se stessi, oltre che dal desiderio del piacere fisico. L’Amore della madre, è un’evoluzione delle due forme di Amore cui sopra. È risaputo che nei mammiferi la madre vive il figlio come un’estensione di se stessi, oltre che la  del figlio rappresenti di fatto la perpetuazione della specie. L’Amore della madre è quanto di più animale si possa concepire. È puro istinto di pancia. Ciò naturalmente non significa che non sia nobile, credo che seguire il proprio istinto, cioè la propria natura, sia al contrario quanto di più nobile si possa aspettare da un individuo ed è proprio la mancanza di questa accettazione che porta i problemi che giornalmente siamo costretti ad affrontare. Manas è la particolarità degli uomini ed è ciò che sintetizziamo nella parola Umanità.
    Ma, a mio parere, ogni individuo ha nel proprio cuore l’aspirazione, troppo spesso in modo totalmente inconsapevole, di fare un passo oltre la propria umanità, di arrivare alla sorgente dell’Amore, dove si ottenga la totale trascendenza da se, abbandonandosi all’infinito.
    La domanda che ci dovremmo porre è: come è possibile amare ciò che non si conosce? La Fede non è sufficiente, perché se ci si ferma alla Fede, questa invece di spronarci nella ricerca, ne diventa il principale ostacolo e si finisce ad immaginare ciò che non è immaginabile, cioè l’esatto contrario di ciò che dovremmo proporci.
    Ecco perché, tranne casi davvero eccezionali, a noi uomini comuni la via dell’Amore è preclusa. Volerla seguire a tutti i costi significa seguire un concetto di Amore, una definizione che ci siamo creati. L’Amore trascende qualunque cosa, quindi anche ciò che pensiamo sia Amore. Quello che ci rimane in alternativa è seguire la via della Conoscenza, fino a conoscere la sorgente dell’Amore e da lì iniziare a far parte di quel numero ristretto di persone che possono seguire la via dell’Amore.
    Qualcuno pensa che cercare di conoscere Dio sia peccare di orgoglio. Mi dispiace per loro. La cosa naturale per l’amante e cercare l’amato e già questo, indipendentemente dal risultato, è un atto di Amore.
    Comunque un articolo migliore per iniziare l’anno non si poteva trovare.
    Un saluto
    Democrito
     

  •  

    Ciao Carla

    bella la poesia di Gibran.
    La cosa interessante è che quando gli innamorati dicono quelle cose ci credono anche :-)

    A presto

    _______________________

     

    Ciao Democrito
    riflessioni interessanti, che direi completano ulteriormente gli argomenti dell’articolo.
    Grazie a te :-)

     

  • Doulos

    C’è una questione che mi affascina e destabilizza al contempo, nell’epistola dell’amore, la prima lettera dell’apostolo Giovanni – colui che Gesù amava – ed è il fatto (4:8) che vi si affermi che Dio è amore. Questo dà tutta un’altra luce all’idea di 1 Cor 13 che agape non cessa mai – è per sempre. Cioè, agape non è un sentimento, un’emozione, una forza, un fluido, un’energia… è una persona, la divina persona.
    Ciò che incarna meglio la sensazione spesso avuta di riuscire ad amare solo di rimbalzo, di ritorno, trasceso da altro, come una eco dalla voce.
    Vertigine.

  • Giovanni

    Una considerazione veloce in merito alle tematiche trattate dal tuo blog e su un rapporto non ben definito tra ciò che tu definisci spiritualità e ciò che definisci psichico o neo-spiritualismo secondo poi riferimenti esistenti.

    Secondo me non è stato messo ben in rilievo una forma di subordinazione tra tali livelli e nei limiti della mia capacità di riportare in modo chiaro ciò che intendo mi affido ad un piccolissimo brano del Guénon, tratto da “La grande parodie ou la spiritualité à rebours”:

    La costituzione della “contro-tradizione” ed il suo apparente momentaneo trionfo, come può rendersi conto senza difficoltà chi ha seguito sin qui le nostre considerazioni, saranno propriamente il regno di quella che abbiamo chiamato “spiritualità alla rovescia”: si tratterà naturalmente solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità. Se abbiamo parlato di apparenza e non di realtà, è perché, quali che siano le sue pretese, nessuna simmetria od equivalenza è possibile in un campo del genere. Su questo punto è doveroso insistere perché molti, lasciandosi ingannare dalle apparenze, credono nell’esistenza di due principi opposti che si contendono la supremazia del mondo: è una concezione erronea, analoga in fondo a quella comunemente attribuita a torto o a ragione ai Manichei, e che, in linguaggio teologico, mette Satana allo stesso livello di Dio; vi è senza dubbio attualmente una quantità di gente la quale, in questo senso, è “manichea” senza sospettarlo, subisce cioè gli effetti di una “suggestione” delle più perniciose. Questa concezione, infatti, equivale all’affermazione di una dualità principiale radicalmente irriducibile, o, in altri termini, alla negazione dell’Unità suprema che è al di là di tutte le opposizioni e di tutti gli antagonismi; che una negazione del genere sia appannaggio degli aderenti alla “contro-iniziazione” non c’è da stupirsi ed essa può perfino essere sincera, per gente a cui il campo metafisico sia ermeticamente chiuso; ancor più evidente è la necessità che essi hanno di diffondere e di imporre questa concezione, poiché è soltanto così che possono riuscire a farsi passare per ciò che non sono e non possono essere realmente, e cioè per i rappresentanti di qualcosa che potrebbe esser messo in parallelo con la spiritualità ed anche finalmente avere la meglio su di essa.

  • Nick

    Secondo me nella canzone di De Andrè si vuole mettere in evidenza la parte “folle” dell’amore…infatti anche il figlio alla fine si uccide dopo che l’amata glielo chiede.Mi pare infatti che nell’antica Roma l’amore venisse inteso come una forma di pazzia.Ad ogni modo penso che l’unico tipo di amore utile per una elevazione spirituale possa essere quello incondizionato verso tutti gli altri e non verso una singola persona dato che nel primo caso c’è un superamento della visione egoica e di divisione dal Tutto mentre nel secondo caso vi è comunque una connotazione egoistica legata a fattori sessuali di possesso o alla parentela.
     

  • jackblack77

    Personalmente ho una visione particolare dell’amore: una forma di energia nel quale siamo immersi, e che ci scorre attorno un po’ come farebbe l’acqua di un torrente.
    Ognuno può attingere a questa energia come a una fonte, e farne quel che vuole (parlando in senso figurato) come metaforicamente si può deviare l’acqua di un ruscello per alimentare un mulino. E’ pertanto l’uso che se ne fa che determina la tipologia e l’intensità di tale energia: l’uso strettamente psichico dà luogo all’Amore nelle sue forme più “concrete” (amore passionale, amore per sé stessi), l’uso prettamente spirituale dà luogo alle forme di Amore più “alte” (Amore di Creazione ecc…). Questo si riallaccia un po’ a quello che dicevi tu, Santa.
    La corrente che però muove l’intera energia nel suo complesso (un po’ come le correnti oceaniche) è sempre Dio; è lui che fa girare “la ruota” con la sua energia propria, e dà la possibilità a noi di prenderne a prestito. Per questo Dio è Amore, perché Egli stesso è l’energia che si manifesta a noi sotto forma di Amore.
     
    Questa mia concezione deriva da molte riflessioni su diversi punti.
     
    Una prima semplice riflessione che si può fare riguarda il simbolismo: ad esempio, da epoca remota si è associato l’amore al cuore; il cuore è uno dei simboli più importanti e completi nello studio esoterico. Pertanto l’importanza dell’amore è veramente superiore a molte altre cose, e ad esso dovrebbe guardare chi cerca risposte alle domande fondamentali.
     
    Un’altra riflessione, questa volta su Esiodo: sia nella “Teogonia” che ne “le opere e i giorni” egli ha lasciato delle indicazioni piuttosto chiare su quanto si studia oggi della Tradizione Primordiale e sui Cicli. E’ stato il primo in occidente (almeno considerando i testi di cui siamo a conoscenza) a riordinare chiaramente le varie tradizioni orali (ricordi sfumati della Scienza Sacra?) per creare una cosmogonia ordinata. E’ stato il primo in occidente – ancor prima di Omero – a trattare ampiamente il tema che oggi definiamo “dell’uomo devoluto”.
     
    Ancora un’altra riflessione, sempre su Esiodo: soprattutto nella Teogonia (ma qualcosa c’è anche ne “Le opere e i giorni”) ci sono fortissimi elementi di rimando al primo capitolo della Genesi, e ad altre tradizioni orientali. Ma solo in essa c’è un ruolo di spicco per l’Amore, descritto come entità che solve et coagula lo spirito dei viventi, siano essi agli stati inferiori o superiori dell’essere. E infatti Esiodo si stacca nettamente dalla produzione narrativa a lui contemporanea e anche successiva, restando un punto fermo rispetto a tutti gli scrittori greci di mitologia (Omero compreso).
     
    Ultima riflessione, questa volta sull’Amore e su Gesù: nelle tre grandi religioni monoteistiche occidentali, la comparsa di Gesù è come un vortice che tutto travolge. Dopo della sua venuta, nulla sarà più come prima.
    E – guarda caso – Gesù è il primo a parlare seriamente dell’Amore nel suo senso profondo; tutto il Pentateuco non affronta mai direttamente questa questione (se non in episodi singoli, narranti gli amori “bassi” dei personaggi) poiché essa è una materia ad un livello “superiore” rispetto alle leggi morali base.
    Egli infatti, dai tempi della Caduta dell’Uomo, è il primo (e finora unico) Maestro che fornisce un insegnamento completo, lasciando centinaia di parabole interpretabili sotto diversi livelli di significato. E tutta la sua predicazione (e se per questo anche la sua stessa manifestazione terrena) va a confluire in due comandamenti nuovi: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente” (qui c’è tutto, a partire dall’amore come energia in tripartizione spirito-anima-psiche ecc…) e poi “amerai il prossimo tuo come te stesso” (qui c’è l’amore scambievole fra gli uomini, che sancisce il principio di appartenenza di ciascuno ad unico corpus spirituale in Dio). Il corollario viene fornito nel vangelo di Giovanni, già accennato nel commento di Doulos: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore” (1Gv 4, 8).
    Infine sulla poesia: io intravedo una possibile lettura ad un livello alto. ci sono dei simboli chiari: il cuore, il cane, il rosso, la fiamma, la sabbia. ma non ho i mezzi per trarne un’interpretazione.
     
    @Doulos
    Non sono d’accordo con la tua interpretazione (lo so non è una novità, non mi odiare per questo :)) sulla natura divina: non può esistere una persona “divina” quando nella nostra lingua con il lemma “persona” si indica la manifestazione corporea dell’essere (o tutt’al più la sua psiche – personalità).
     
    Al contrario, in tutti i Vangeli Gesù definisce Dio come Amore, Luce, Bontà, Carità ecc…questo fa pensare di più ad una sorta di forza o energia spirituale che pervade e allo stesso tempo contiene in sé tutto, noi compresi (figli Suoi poiché da Lui generati a sua immagine e somiglianza, ovviamente immagine non nel senso corporeo ma in quello spirituale), ma questa – lungi dall’essere una Verità Assoluta – è solo una mia ipotesi, comunque suffragata dai testi evangelici.

  • La ragione dell’uso dello stesso termine per carità e amore va riferito al fatto che Agape riferito all’amore incondizionato dei genitori, secondo il tuo esempio, è il riflesso terreno dell’Amore increato, quello divino.
    La sapienza dei padri distigue infatti tra generazione e creazione, che sono frutto di due forme di amore diverse; l’amore divino genera senza accoppiamento, senza unire elementi, la creazione avviene con l’unione di elementi, esattamente come la procreazione degli esseri viventi, dunque l’Eros è necessario alla creazione, anche in quanto desiderio nel suo senso più elevato, ma è l’Agape divino che genera colui che compie la creazione.
    Vedo una differenza sottile rispetto alla cosmogonia di Esiodo, in quanto il Padre è prima ontologicamente di tutto ciò che può esistere che è invece la prprietà del Figlio in quanto colui che attua la creazione, e neppure l’Eros può essere accostato allo Spirito Santo in quanto partecipe dello stesso Amore increato che genera tra gli uomini decaduti nuovi figli di Dio.
    E’ sempre interessantissimo leggerti, e come primo post dell’anno lo trovo il più appropriato, a questo proposito volevo chiederti cosa ne pensi, se hai avuto modo di vederlo.
    Ho appena visto The tree of life, che apparentemente tratta di un argomento molto vicino a quello del post.
    In soldoni, si può riassumere in due modi; uno evidente è che sulla base della citazione del libro di Giobbe in apertura, il dramma di una famiglia cattolica americana negli anni ’50 che perde uno dei tre figli, e perde quello più buono, viene annichilita dal confronto con le scritture, segue una parte nebulosa tra le scene finali di 2001 odissea nello spazio e national geographic, e poi riprende con l’antefatto di un’educazione difficile e contradditoria fino ad una conclusione onirica in cui tutti si ritrovano su una spiaggia su cui però cala il sole e viene la notte.
    un’altro occulto e più brutale: una famiglia borghese media americana perde un figlio, Dio per consolarli manda la fine del mondo.
    E’ un film che come spesso succede a queste produzioni dal fine nebuloso, mescola le forme di amore più disparate, un’apparente inadeguatezza a trattare un tema così difficile, ma con una recitazione eccellente, soprattutto del ragazzino più grande e un uso della macchina superlativo, questo per mascherare una quantità di messaggi subliminali che dall’evoluzionismo più grezzo alla demolizione della figura di Dio come presenza di amore nella vita dell’uomo (e della terra stessa) diventa una specie di vulcano che spazza tutto e che di fronte al dolore che non si da pace, conferma l’accusa di crudeltà e risolve con un pietoso massacro, sul destino eterno, sembra dire il film, rassegnatevi, sarete tutti insieme, ma continuerete a piangere nel buio.

     

  • Doulos

    @Jackblack
    di corsa: sulla questione della persona divina, si dovrebbe mettere in fila un bel po’ di gente, più titolata di me, alla quale fare cambiare idea. Capisco la tua buona intenzione, ma giusto per dire, il Deus unus, personae tres è un po’ il paradigma trinitario usato già da Tommaso d’Aquino. Poi se vuoi fare punte agli spilli sull’etimologia etrusca del lemma ti lascio porte aperte, però non so se valga davvero la pena… Insomma, ogni parola che usiamo ha tante connotazioni differenti nelle diverse discipline e non solo, nei differenti contesti che più ci sono famigliari, per non dire che sono parte della storia personale di ognuno (che varia per ognuno). Si può anche fare sforzo di comprensione e magari ipotizzare di potere non avere capito completamente, o avere necessità di complemento di spiegazione – soprattutto davanti a commenti un po’ lapidari.
     
    sul resto – e che resto! – che scrivi mi piacerebbe entrare nel merito appena ho più tempo che ultimamente – tra ragazzi, moglie e lavoro ‘sto 2012 è iniziato che è una bomba!
    Ciao caro.
     

  • Gli interventi sono davvero interessanti, ed io mi limito a rifletterci sopra :-)
    Come scrivevo infatti nel primo commento, qua c’è molto da imparare, ed ogni intervento mi pare che abbia aggiunto un qualcosa.

    A presto

  • Il lato “oscuro” dell’amore.. :-)

  • :-)
    c’è da prendere esempio dalle effusioni dei gatti…

  • Non però dal comportamento del gatto rosicone che si mette di mezzo… :-)

  • Stella

    Ahah! Non sembra un rosicone, però… Sembra uno che va per la sua strada senza nemmeno guardare! Avnaza, e basta. Indifferente.

  • a me non sembra per niente indifferente…(:-))

  • In effetti a guardare la terza immagine si direbbe che sta proprio a rosicare di brutto.. :-)

     

  • Doulos

    Ciao Jackblack77, ti cito:
    …una forma di energia nel quale siamo immersi, e che ci scorre attorno un po’ come farebbe l’acqua di un torrente.
    L’immagine è molto bella, e rimanda a vari miti extraeuropei che certo conosci meglio di me. Per me, da biblista, non può che ricordare il grande evento di contatto tra il Vangelo e la prima cultura europea: il discorso di Paolo all’areopago, raccontato in Atti 17. Proprio lì, prima di citare un frammento di Arato da Cilicia, Paolo afferma che in Dio “siamo, viviamo ed anche ci muoviamo”, proprio come si trattasse dell’infusione dei tea-bags nell’acqua calda, o dei pesci nel mare :)
    In genere trovo che il grosso limite che abbiamo nella contemplazione del divino sia la pretesa di prendere il particolare per il tutto, ed il simbolo per l’ente; così, sdoganata dalle passioni acritiche del secolo scorso per la cultura orientale, a questa visione dell’amore e di Dio, si accompagna a volte anche una visione apersonale degli stessi, come se personalità ed immanenza dovessero mutualmente escludersi. Ad essa credo di avere reagito, probabilmente a torto. Ed invero così è nella caricatura di spiritualità orientale importata a suo tempo dalle varie società sofiche più o meno segrete, ed ereditata poi quale fondamento di tutto il neospiritualismo della nuova era: in uno scimmiottamento dell’inumana e disperata logica del nirvana, pare che la più grande ambizione dell’essere, l’unione a Dio, vada tradotta nell’aspirazione all’incoscienza di sé, nell’impersonalità, specchio della partecipazione all’A-personale assoluto.
    Be’, ognuno scelga pure la strada per la propria vita, e vi scommetta sopra l’esistenza, ma di certo al Gesù biblico che ci è stato trasmesso le cose erano chiare: il suo Dio è Padre, cosciente, volente, parlante, senziente, (auto)nominato, agente, contemplante, illimitato ma autolimitantesi. Qualcuno con il quale ci si può mettere in relazione e che ambisce alla relazione per natura propria. Si potrebbe parlare di iperpersona, sarebbe più giusto dire Santità, ma tutte le caratteristiche (assolutizzate) di ciò che diciamo persona sono lì: e d’altronde l’amore non manifestato è per sua natura castrato, è dunque normale che il divino, che è amore, esista (anche) nella manifestazione di sé, che è giocoforza limitazione di sé – ma qualcuno si permetterà forse di dirgli che non può osare limitare sé stesso?

    Ciò detto, un paio di precisazioni, che non sono verità assoluta, ma verità verificabile sì.

    Quanto dici sul vortice di novità portato da Gesù è sacrosanto. Usando le sue stesse parole, di fatto ha portato a compimento tutto quanto prima risultava iniziato. Mi lascia un po’ basito l’accostamento dei Vangeli al pentateuco, quanto alla ricerca del sottile filo rosso di amore nel tempo che lo precedette.
    Gesù è il primo a parlare seriamente dell’Amore nel suo senso profondo; tutto il Pentateuco non affronta mai direttamente questa questione – scrivi.
    Posto che i Numeri sono essenzialmente quello che dice il loro nome in Italiano, che il Levitico è la stesura di un codice rituale, e che Esodo e Deuteronomio parlano della narrazione (certo molto simbolica, ma pur sempre tale) delle vicende di una nazione nata dal nulla, direi che in Abrahamo, Giacobbe, Giuseppe si veda qualcosa dell’amore di Dio all’opera: pure come vedremo più sotto, Gesù pare cogliere anche altro.
    Ma se comunque si cerca l’espressione dell’amore di Dio nell‘AT, consiglierei piuttosto di soffermarsi sui Salmi, soprattutto quelli di Davide, una volta letta la biografia dell’autore come raccontata nei libri di Samuele, ricordando che Davide fu figura profetica del Cristo (non mi fare le pulci, lo dico come simbolo che anticipa l‘ente e ne riceve senso all‘atto della manifestazione di questi). E poi tutta la parte nella quale Dio può avere lo spazio per esprimersi attraverso bocca d’uomo: i profeti, soprattutto Isaia, Geremia, Osea, Daniele (chiamato dall’angelo Michele uomo grandemente amato), Ezechiele, non sono solo roba ebraica, ma patrimonio dell’uomo. L’amore, problematico certo, che vi si vede affermato, altro non è che il naturale grembo creato dal divino, per la manifestazione nella storia di quel Maestro che tutto avrebbe compiuto: Gesù non potè che essere Ebreo tra Ebrei, e non certo per una pretesa superiorità razziale, culturale o spirituale degli stessi, ma poiché il divino lì aveva preparato in millenni la culla della sua manifestazione, per propria scelta – e pur tuttavia non fu che minoranza chi lo comprese.

    Da questo punto di vista è veramente profetico e benedetto il lapsus con il quale sintetizzi:
    E tutta la sua predicazione (e se per questo anche la sua stessa manifestazione terrena) va a confluire in due comandamenti nuovi:…
    poiché quanto poi riporti nulla sono se non le tradizionali (vecchie?) parole della legge di Mosè (quindi Levitico 19 e Deuteronomio 6), che il maestro Gesù articola in varie discussioni, proprio sulla legge tradizionale ebraica, negli episodi di Mt 22 e Lc 10 in una chiave vagamente polemica, mentre nel caso di Mc 12 la continuità dell’annuncio di Cristo alla logica della Torà è tale che, messo davanti alle conclusioni dello studioso delle scritture tradizionali (Maestro tu dici il vero, che c’è un solo Dio e che all’infuori di lui non c’è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza e amare il prossimo come sé stesso, è molto più che tutti gli olocausti e i sacrifici!), non può che riconoscergli Tu non sei lontano dal regno di Dio. E’ altrettanto interessante il fatto che la novità reale che invece Gesù rivendica (e qui siamo in Gv 13), ovvero il suo comando nuovo, è il termine di paragone, è l’esempio, l’incarnamento dell’amore: io vi do un comando nuovo, che vi amiate gli uni gli altri, COME IO VI HO AMATO, così amatevi gli uni gli altri. Rispetto alla stesura di Mosè, nulla viene demolito o sostituito: è aggiunto il termine di paragone, il discrimen, la famosa pietra che o causa l’inciampo, o diventa elemento fondante. Il come Cristo.

    Un’ultima precisazione, poi chiudo. Scrivi:
    Al contrario, in tutti i Vangeli Gesù definisce Dio come Amore, Luce, Bontà, Carità ecc…
    Gesù non definisce, se qui intendevi una trattazione sistematica. Se invece volevi dire che chiama, allora nuovamente, dissento – senza polemica. Da quanto noto io, ma posso sbagliarmi come tutti, nessuno dei termini che citi è mai usato da Cristo verso Dio, in accordo ai Vangeli. Ama, è buono, sì, ma per Gesù, quanto all’essere, è il Padre (nota: individuo, persona, relazione). E non è un caso, esattamente a causa della tradizione ebraica dell’AT: quello che tu citi (tranne il termine Carità che non troverai) è ciò che si dice di Dio già nell’AT.
    Gesù, che di sé dice di essere venuto a mostrare il volto del Padre, non aveva necessità di aggiungere quanto il suo uditorio si era sentito ripetere alla nausea fino dalla nascita. Piuttosto dice ai suoi discepoli che ESSI sono luce (Mt 5), ma si guarda bene dal definire Dio come tale: è un’altra caratteristica della sua grandezza, già anticipata dalle parole di Isaia (non triturerà la canna rotta, né spegnerà la fiamma che fuma). Come tutti gli uomini religiosi di ogni epoca ai suoi contemporanei non mancavano le definizioni di Dio, mancava loro un modo per vivere la relazione col Padre.

    Salutone, preghiamo che Carlo esca dal letargo a primavera ;)
     

  • gibbor

    @Doulos
    tutto condivisibila, ma… è per senso dell’ovvio che non citi il Cantico dei Cantici? o per spazio, vista la sbrodolata :))

    pace,
    gibbor

  • […] cosmogonia tradizionale descrive l’atto iniziale dell’esistenza del mondo come una creazione,  un atto di amore della divinità primordiale ed inconoscibile che si scinde da se stessa e crea l’altro da sé, ed […]

  • Etty

    Ciao Carlo, prendo spazio in questo post per chiedere un chiarimento in merito a uno degli argomenti che più mi mandano in confusione in quest’epoca intrisa di verità mistificata.
    Leggo ovunque che che fin dall’antichità in tutte le tradizioni e regligioni esiste una “sessualità sacra” che è la chiave per il perezionamento spirutuale. Tutte le religioni e tradizioni tranne quella cristiana che infatti è tacciata di essere sessualmente repressiva. La mia domanda è: come ci si deve porre nei confronti di questa scuola di pensiero? il sesso è veramente la Via per arrivare al Padre (che io sapevo essere Gesù Cristo Via Verità e Vita)? il Cristianesimo in qualche modo ne parla?
    Il dubbio nasce anche dal fatto che tutto lo gnosticismo è intriso di simbologia cristiana (volendo indicare tutt’altro) arrivando addirittura ad affermare che nel rituale della messa vengono divulgati i principi cardine dello gnosticismo moderno. quanto c’è di vero in tutto ciò?  
    Grazie per l’attenzione e buona serata. 

  • Per quanto possa apparire banale, occorre anche qui distinguire tra il sesso visto come atto destinato a donare piacere e il sesso considerato anche, e soprattutto, come coronamento ultimo e massimo dell’amore spirituale.

    Nel secondo caso, il sesso può diventare davvero, anche simbolicamente, la rappresentazione in terra della creazione celeste, e la riproposizione nella nostra dimensione dela congiunzione degli opposti.

    Ma per avere davvero questo potere simbolico, il sesso deve essere il termine di un percorso, fatto di conoscenza profonda tra le due persone, di amore, di fusione di anime.

    I movimenti occultisti invece vollero usare il sesso nei loro rituali illudendosi che questo suo carattere sacro si potesse ripresentare con il mero atto, tra individui che non condividevano alcun legame più profondo.
    Ma il segreto della sacralità e del potere simbolico del sesso non sta nella sua semplice riproposizione meccanica, come questi movimenti credono, ma in tutto quello che viene prima.

    Ovviamente, il dare un tono “sacro” al sesso occasionale, inserendolo in un rituale suggestivo, dava la possibilità ai sedicenti “esoteristi” di godere fisicamente con l’illusione di svolgere nel contempo un gesto “spirituale”.
    Ma si trattava solo di una parodia.
    La “magia sessuale” poi, praticata da diversi guru, rimane tuttora il metodo più semplice per un “esoterista” carismatico per accalappiare ed accoppiarsi con le più belle fanciulle.

    IL cristianesimo, con le sue “proibizioni” comuni a molte tradizioni, voleva, forse in maniera inconsapevole, salvaguardare questo carattere sacrale del sesso, che raggiunge tale dimensione solo quando ha dietro di sè una storia di amore e condivisione solida.

    Ovviamente, da qui ad un purtianesimo bigotto il passo è breve, e Gesù stesso nella sua predicazione ebbe ad occuparsi di centinaia di argomenti più importanti, piuttosto che la regolamentazione dei rapporti sessuali tra le persone.

    Ma, rimanendo in tema con la tua domanda, nel caso dei rituali occulti possiamo dire che ancora una volta è l’aspetto parodistico che emerge.

    A presto

  • Etty

    Grazie Carlo per la risposta. Sai se qualche autore ha trattato l’argomento in modo serio ed utile? Hai qualche libro da segnalarmi? Ho la necessità di resettare una quantità di concetti spazzatura sull’argomento assorbiti sulla via della ricerca.
    Grazie e buona serata. 

  • Etty

    Anzi chiederei a te di trattare sul blog la questione del sesso sacro e magia sessuale in modo da chiarire meglio quali sono gli ambiti d’azione che conducono alla via “santa” e quali ovviamente conducono alla via opposta.
    Buona giornata. 

  • Potrebbe essere un tema interessante da trattare.
    impegnativo, nondimeno :-)

    A presto

  • Anonimo

    ciao carlo una piccola domanda:
    quindi provare  “eros” quello descritto da te è amore non falso amore solo perchè una persona ha un intimo bisogno di essere ricambiata

  • Anonimo

    “Due città nacquero da due amori; la terrena dall’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la celeste dall’amore di Dio fino al disprezzo di sé (De Civit. Dei, lib. XIV, c. 17).”
    http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_18840420_humanum-genus_it.html
    http://www.augustinus.it/index2.htm

  • Ciao Juan

    nessuno può dire quale sia vero amore e quale sia falso amore.
    Non lo sappiamo, spesso, nemmeno per quanto riguarda noi stessi, quindi non possiamo giudicare quello di nessuno :-)

     

    oppure, come scriveva Sems I Tabrizi

    A life without love is a waste. “Should I look for spiritual love, or material, or physical love?”, don’t ask yourself this question. Discrimination leads to discrimination. Love doesn’t need any name, category or definition. Love is a world itself. Either you are in, at the center…either you are out, yearning.

    A presto

  • ADY

    L’amore Agape è basato su princìpi legali superiori a quelli umani e va oltre l’amore che una madre può provare per i propri figli. L’amore Agape è anche la forza e la potenza che muove il multiverso creato dall’unico vero Eloah Onnipotente Yahuveh, il cui nome è anche nel Figlio Yahushua, ovvero ‘YAH E’ SALVEZZA’… Colui che mostrerà d’essere ciò che mostrerà d’essere.

    AGAPE: L’AMORE UNIVERSALE INSEGNATO NELLA BIBBIA

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