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delle Nazioni Unite.


Con la scusa dell’ Ambientalismo.
Progetti di sterminio.






¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
10 ottobre 2011

Qualunquismo, ovvero verità

A chiunque cerca il comando, negateglielo.


Il mondo della politica attraversa giorni agitati, qual novità, mentre nell’universo di internet e tra la società civile trovano sempre più spazio manifestazioni di insofferenza nei confronti delle varie caste che abitano i piani alti della nazione.
Una situazione per nulla sorprendente, considerando anche la sempre più grave crisi economica che i paesi occidentali stanno sperimentando: nei momenti di difficoltà risulta infatti ancora meno semplice tollerare i privilegi e gli sprechi della classe dirigente.
In questo quadro dai toni confusi, diviene interessante osservare il modo in cui la categoria dei governanti difende se stessa: si assiste da più parti alla formulazione di autorevoli ed accorati appelli al non cedere a giudizi affrettati, a non lasciarsi ammaliare dalle sirene dell’antipolitica, al non fare di tutta l’erba un fascio.
A non cedere, in altre parole, al qualunquismo.

Qualunquismo è la parola magica che pone fine ad ogni disquisizione sul potere dei governanti, disquisizione che potrebbe portare su terreni pericolosi, è l’asso nella manica che i politicanti di ogni livello ed i loro segugi possono calare in ogni momento per zittire chiunque osi contestare il sistema che li nutre e li sostiene.
Ed è un termine assai efficiente, dal momento che nessun contestatore informato ed “impegnato” accetterebbe mai di sentirsi affibbiare.
Così, qualsiasi critica ad un sistema politico corrotto necessita sempre di una doverosa premessa: “non vorrei mai passare per qualunquista, ma…”, “non per fare del qualunquismo, ma…”, e così via.
Mai lasciarsi ammaliare dalle sirene dell’antipolitica, noi si è gente di un certo livello, impegnati nel sociale e desiderosi di fare valere i nostri diritti di cittadini attraverso le sacre vie democratiche.
Già.
Tutto questo fa parte di un attento ed ingegnoso trucco che i politici di mestiere sfruttano da sempre, ovvero spostare l’attenzione dal sistema truffaldino alle singole persone: se il sistema non va per il meglio, dicono, è perché non vi sono le persone giuste al posto giusto.
Sostenere, al contrario, che tutti i politici siano uguali, che tutta l’organizzazione statale è solo una ingegnosa costruzione atta a portare ai pochi i beni dei molti, sostenere questo è –orrore!qualunquismo.

I politici sono tutti ladri
Va beh, se vogliamo discutere seriamente discutiamo, se invece siamo qui a fare i qualunquisti, allora io ho di meglio da fare.
E se ne va indignato con la sua Repubblica sotto il braccio.

Eppure, dovrebbe essere arrivato ormai il momento di liberarsi da questo ricatto.
Così, noi siamo qui per ribadire un dato di fatto: i politici di professione, effettivamente, sono tutti ladri.
Per definizione.
Ladro è infatti chi si appropria dei beni altrui con l’inganno o con la forza, chi vive utilizzando la ricchezza che altri hanno creato obbligandoli a cedergli una parte.
Nel mondo della criminalità organizzata si chiama pizzo, nel mondo della democrazia si chiama tassazione.
Ma nel principio si tratta del medesimo meccanismo, e “legalità” è solo il nome che si dà allo status quo che l’organizzazione criminale vincente ha saputo imporre (mai infatti confondere la legalità con l’onesta: non tutto ciò che è legale è anche onesto).
Il problema di fondo, infatti, è l’esistenza di una organizzazione di potere che detiene il monopolio della violenza in un determinato territorio, organizzazione che nel nostro caso, nel mondo civilizzato degli ultimi secoli, è nota come stato.
E ci sono solo due motivi per cui si possa entrare volontariamente a far parte dei vertici di questa organizzazione: l’ingenuità o la mala fede.
Grazie però al meccanismo di selezione chiamato “partiti” gli ingenui vengono subito isolati, e la scalata ai vertici diviene pertinenza dei soli spregiudicati in mala fede.
Ecco quindi perché è un assurdo in termini l’auspicare che ai governanti corrotti si possano sostituire degli altri onesti: un uomo onesto non ha nessuna possibilità di riuscita in un ambiente corrotto in partenza, un sistema di potere che prospera e si sostiene estorcendo i beni dei più deboli che non hanno nessuna possibilità di opporsi.
Ci si potrebbe casomai domandare se sia il potere a corrompere gli uomini, oppure se siano gli uomini corrotti quelli più propensi a ricercare il potere.
Entrambe le asserzioni sono vere, ma probabilmente la seconda è ancora più vera della prima.


Avere potere significa avere la possibilità di decidere della sorte dei propri simili, significa poter dare ordini ad altri uomini.
Nelle relazioni di tutti giorni, nei rapporti di lavoro, nel mondo dell’istruzione o più semplicemente in famiglia, le situazioni in cui una persona si trova nella posizione di dover eseguire degli ordini  si verificano in continuazione, fanno parte dell’ordine naturale delle cose.
Quel che caratterizza invece la ricerca del potere per mezzo di incarichi politici è la semplice constatazione che il potere in questo caso diviene fine a se stesso: chi cerca il potere nelle strutture di governo lo fa o per godere dei privilegi che quelle posizioni portano, oppure per il piacere del comandare in sé, una attrazione irresistibile per gli elementi meno nobili della grande comunità umana.
Per fare del bene, invece, ci sono altre strade.
Se si intende infatti la politica nel senso letterale del termine, ovvero l’occuparsi della polis, della propria città, comunità, allora si può facilmente comprendere che il modo più nobile ed efficace per attuarla passa per ben altre vie.
Fare politica in modo sincero significa fare del volontariato, fare bene ed onestamente il proprio lavoro, prendere a cuore i propri pazienti se si è medici, costruire dei muri e degli infissi fatti a regola d’arte se si è muratori, stare vicino ai propri genitori anziani non più sufficienti.

Questa è la vera Politica, quella a cui un politicante non si darà mai, dal momento che il suo unico obbiettivo è il proprio vantaggio personale.
Allo stesso modo, chi ha davvero a cuore la sorte dei propri simili, e possiede anche un’anima onesta, non potrà mai adattarsi al sistema di corruzione e di arrampicamento che vige nei partiti e nelle organizzazioni governative.
Il dramma della società umana, infatti, da sempre è il medesimo: tutti i sistemi di potere attraggono principalmente quella minoranza di esseri umani che trovano la propria realizzazione solamente nel comandare gli altri e nel vivere a scapito dei loro simili, mentre le persone oneste, o più semplicemente meno approfittatrici, hanno innumerevoli altri sbocchi entro i quali possono esprimere se stesse (dal proprio lavoro, all’arte, alla musica, alla propria famiglia).
A questo si aggiunge l’architettura stessa della struttura del potere impostata in modo da permettere solo ai più spericolati di scalarne le gerarchie, e si deduce facilmente che la situazione attuale non è un caso, ma una perfetta conseguenza dell’organizzazione sociale attuale.
E i politici di professione, di conseguenza, sono tutti ladri.
Per definizione.

lettura consigliata: Alex Comfort, Potere e delinquenza

 

73 comments to Qualunquismo, ovvero verità

  • Santaruina

    Nel frattempo fatemi anche sapere cosa ne pensate del nuovo look del blog.
    Ho voluto dargli un tocco più profesional.

  • anonimo

    Potresti trovarmi d'accordo sull'attuale struttura politica. Come sai però non mi trovi d'accordo per quanto riguarda le gerarchie. Anche in una civiltà degna di questo nome e quindi Tradizionale vigono relazioni gerarchiche tra le persone che la compongono, e questo avviene in accordo col fatto che non siamo tutti uguali. Voler scardinare le gerarchie in modo totale è un agire pari, come ideologia, all'egualitarismo. Dire poi che "il dramma è da sempre il medesimo" sottintende due cose: la prima è che non sarebbero mai esistite civiltà con un sistema legittimo; la seconda è che si ritiene che le cose dovrebbero divenire, in futuro, migliori di come non lo siano mai state in passato: questa è propriamente una teoria di evoluzionismo sociale.
    Rispondo subito all'obiezione che in un passato estremamente remoto o in comunità estremamente ridotte non vigeva alcuna gerarchia: nel primo caso si parla di ere in cui l'umanità era ben diversa, nella sua totalità, da quella che possiamo osservare oggi, o nelle ultime migliaia di anni, diverse spiritualmente e quindi diverse in tutto e per tutto; nel secondo caso sono esempi del tutto irrisori e transitori, resi possibili proprio dalla limitatezza del numero dei partecipanti.

    In effetti ora che me lo fai notare il look del blog è sensibilmente migliorato.

    Fabiano

  • Santaruina

    Ciao Fabiano

    solitamente quando tratto questi argomenti, ovvero del rapporto tra le gerarchie del potere e gli elementi meno nobili della comunità umana, premetto sempre che si analizza l'epoca umana cosidetta "storica", ovvero quel periodo che inizia all'incirca nel I millennio avanti Cristo fino ai giorni nostri.
    questa volta non l'ho fatto, dal momento che si tratta di una premessa che ho più volte sottolineato.

    A presto

  • anonimo

    Caro ragazzo,
    resta il fatto che nonostante questo tu auspichi comunque una sorta di a-gerarchia, partendo dall'assunto che nessuno possa avere il potere al giorno d'oggi, o che chiunque ce l'abbia finisca necessariamente per fare il male e per agire solo per i propri esclusivi interessi. In realtà più il "gregge" è in difficoltà e più ha bisogno di guida. Per quanto negativi possano essere gli ordini d'oggi sono pur sempre migliori dell'ipotetico lasciare "a briglia sciolta" che nelle condizioni attuali dell'umanità può portare solo disordine.
    C'è bisogno di un capo, un corpo senza la testa, seppur malata, non sopravvive. Una civiltà in cui tutti sono la testa, solo raggiungendo questo sarebbe in via ipotetica possibile parlare di annullamento delle gerarchie: ma quanto remotamente lontani siamo da tale possibilità?

    Fabiano

  • anonimo

    D'accordissimo che i politici fanno tutti schifo ma in una situazione come quella attuale auspirare il "meno peggio" non credo sia sbagliato.

    Saluti.

    Nick

  • anonimo

    Anche in una civiltà degna di questo nome e quindi Tradizionale vigono relazioni gerarchiche tra le persone che la compongono, e questo avviene in accordo col fatto che non siamo tutti uguali.

    Il punto è che le gerarchie che nascono spontaneamente nella società hanno una loro ragione d'essere che risiede nell'effettiva eccellenza di alcuni individui nel loro campo d'azione, nelle qualità che gli altri sono pronti a riconoscere loro.

    Nel campo della politica non c'è nulla di tutto ciò, i politici vengono eletti non in base alle loro qualità ma in base a logiche ideologiche o di semplice contrapposizione, fondamentalmente in base alle illusioni che riescono a suscitare in persone delle quali non sono nemmeno lontani conoscenti.

    Ma soprattutto bisognerebbe riflettere su ciò che Carlo ha sottolineato, ovvero che lo stesso sistema è coercitivo e illegittimo alla radice, cosa questa che fa passare in secondo piano l'eventuale caratura degli individui che ne sono  a capo.

  • anonimo

    C'è bisogno di un capo, un corpo senza la testa, seppur malata, non sopravvive.

    Non so molto di ciò che viene chiamata società tradizionale, non ho alcuna esperienza diretta e non so nemmeno se mi piacerebbe farvi parte.
    Quello che invece so di certo è che lo scopo ultimo dell'individuo, ed io sono un individuo fino a prova contraria, non è la sopravvivenza dell'apparato sociale, qualunque esso sia, ma al contrario è la scietà che si dovrebbe organizzare in modo da aiutare e servire l'individuo nel suo percorso di esistenza.
    Assumendo questo punto di vista, il concetto sopraesposto si ribalta. Meglio una società morta, ovvero non avere alcun tipo di organizzazione sociale, che una società il cui scopo sia danneggiare l'individuo ed ostacolarlo nel suo vissuto personale.
    Potete chiamarlo nichilismo, ma quale peggiore nichilismo di chi, per soddisfare le proprie avidità e la propria sete di potere, crea difficoltà, a volte insormontabili, nella vita e addirittura per la sopravvivenza di altri individui?
    Personalmente il caos non mi spaventa affatto, perchè proprio in situazioni caotiche ho visto affiorare nelle persone quel sentimento, che oggi è merce rara, che possiamo chiamare solidarietà.
    lL'empatia è una forza spontanea nell'essere umano, una risorsa importante. Non ha bisogno di capi o di regole, ma solo di esere liberata dai legacci ideologici che ne impediscono il libero fluire.
    La partecipazione dovrebbe essere dettata da motivi nobili, altrimenti meglio non partecipare. La partecipazione dettata da motivi ignobili ed inconfessabili, come quella che siamo costretti ad accettare, porta come conseguenza il fascismo di cui è composta la civiltà odierna.
    Sono costretto a partecipare, sotto ricatto, ma posso limitare la mia partecipazione alla semplice sopravvivenza  non abboccare alle sirene ideologiche che mi assaltano da ogni parte.
    Sarebbe già un primo passo….quanto meno gente ci crede, tanto meno potere hanno.
    Democrito

  • Santaruina

    Fabiano

    resta il fatto che nonostante questo tu auspichi comunque una sorta di a-gerarchia

    A dire il vero non ho parlato espressamente di quello che personalmente auspico.
    Io penso comunque che esistano tra gli esseri umani dei leaders naturali, quelle gerarchie di cui parla anche paxtibi nel commento #6, che possono assumere il compito di "guida " nei momenti in cui c'è bisogno di loro.
    Ma si tratta di leaders che emergono spontaneamente, scelti dalle altre persone per le loro qualità.
    Non si tratta di situazioni astratte: in alcuni ambienti di lavoro, o in ambienti famigliari, capita che col tempo le qualità di una persona vengano riconosciute, e che gli altri si appoggino a lui nei momenti in cui vanno prese delle decisioni.
    Nelle occasioni in cui un potere centrale forte è venuto a mancare queste persone emergevano sponaneamente nelle comunità.

    I politici di cui parla l'articolo invece non hanno nulla a che fare con tutto questo, dal momento che prosperano in un sistema in cui i leader vengono imposti, offrendo solo in seguito una falsa illusione al popolo di poter effettuare una scelta.

    Comunque, nell'articolo mi sono limitato ad esporre una situazione, a mio parere difficilmente confutabile.
    Ovviamente qualcuno potrebbe avere delle obbiezioni, e se ne potrebbe discutere.
    Quello su cui però volevo porre l'attenzione è quello di cui ho parlato espressamente l'articolo.

    a presto

  • Santaruina

    Ciao Nick

    D'accordissimo che i politici fanno tutti schifo ma in una situazione come quella attuale auspirare il "meno peggio" non credo sia sbagliato.

    Il problema è che così facendo si lascia inalterato il problema di fondo.
    Inoltre, dover scegliere tra un pugno tra i denti oppure una martellata nelle parti basse è umiliante, e la nostra dignità è il nostro bene più prezioso, l'unico che possiamo scegliere di non cedere.

    A presto

    _________________________________

    Democrito

    L'empatia è una forza spontanea nell'essere umano, una risorsa importante. Non ha bisogno di capi o di regole, ma solo di esere liberata dai legacci ideologici che ne impediscono il libero fluire.

    Anche io sono convinto di questo, e vorrei sottolineare questo passaggio.
    Il sistema attuale, infatti, tra le sue varie colpe, ha anche quella di impedire questo libero fluire dell'empatia umana.

  • anonimo

    Era da tempo che non vedevo un notiziario televisivo……appena accendo la tv sento la notizia di giovanardi che indica come causa della crisi finanziaria, l'eccessivo consumo di cocaina dei broker finanziari…grottesco…

  • anonimo

    Se la personificazione della testa necessaria al corpo è un Mastella allora credo che la sopravvivenza del corpo sia comunque qualcosa di utopico.

  • anonimo

    Ah Santa, Santa……sempre là stiamo……..!!!!

    Zodiacus

  • anonimo

    Bé, che dire … ogni volta che apro questo blog scopro qualcosa di interessante ma stavolta non posso che ritrovarmi e sottoscrivere il tutto. Articolo bellissimo, una sintesi di conclusioni a cui sono arrivato con anni di letture e una dolorosa apertura d'occhi. 

    "Anziché amore, denaro, fede, fama e correttezza datemi la Verità."
    Henry David Thoreau

    EmanueleB

  • toporififi

    Io, che mi sono trovato da giovane in certe vicissitudini, mi chiedo sempre perchè, soprattutto nel nostro paese, ma in generale nel mondo, tutto questo non produce una rivolta.
    Non perchè io sia ancora legato a questo tipo di risposta, ma perchè sotto un certo aspetto è naturale, la costituzione degli Stati Uniti, la prevede addirittura come dovere del popolo.
    Da qualche giorno ho letto, su un bel blog, un articolo che parla proprio delle caratteristiche apparentemente insensate, (Qualunquiste, si potrebbe dire), delle rivolte che sono avvenute recentemente in alcune città del mondo occidentale.
    e leggo questo passaggio:
    "Alain Badiou ha detto che il nostro spazio sociale viene sempre più spesso percepito come "privo di mondo": in un simile spazio la protesta può assumere solo la forma della violenza insensata. Questo è forse uno dei principali pericoli del capitalismo: anche se in virtù del suo essere globale abbraccia tutto il mondo, esso sorregge una costellazione ideologica "senza mondo" nella quale le persone vengono private della possibilità di edificare senso.
    La fondamentale lezione della globalizzazione è che il capitalismo può adattarsi a tutte le civiltà, da quella cristiana a quella induista o buddista, da Ovest a Est: non esiste una "visione capitalistica del mondo", una "civiltà capitalistica" in senso stretto.
    La dimensione globale del capitalismo rappresenta la verità senza il significato."

    A questo punto sembra evidente che parlare di società tradizionali è esattamente analogo a parlare di Matrix o di Star Wars, la verità su cui poggerebbe la gerarchia visibile avrebbe lo stesso valore di una qualsiasi dinasty di un romanzo fantasy, come l'aspirazione al nuovo umanesimo dei responsabili delle istituzioni culturali di oggi.
    Da secoli c'è qualcuno che tenta di dare al potere costituito una qualche legittimità etica, spesso sono stati ammazzati o non hanno potuto entrare nel gioco, purtroppo il capitalismo è la radice di ogni rovesciamento, e forse addirittura il rovesciamento è qualcosa di superato, se la verità stessa non ha più senso nel mondo.
    Reclamare oggi una società tradizionale e tentare di imporla, un po' come fanno certi leghisti esoterici, somiglia ad una grossa bestemmia.

  • toporififi

    Io, che mi sono trovato da giovane in certe vicissitudini, mi chiedo sempre perchè, soprattutto nel nostro paese, ma in generale nel mondo, tutto questo non produce una rivolta.
    Non perchè io sia ancora legato a questo tipo di risposta, ma perchè sotto un certo aspetto è naturale, la costituzione degli Stati Uniti, la prevede addirittura come dovere del popolo.
    Da qualche giorno ho letto, su un bel blog, un articolo che parla proprio delle caratteristiche apparentemente insensate, (Qualunquiste, si potrebbe dire), delle rivolte che sono avvenute recentemente in alcune città del mondo occidentale.
    e leggo questo passaggio:
    "Alain Badiou ha detto che il nostro spazio sociale viene sempre più spesso percepito come "privo di mondo": in un simile spazio la protesta può assumere solo la forma della violenza insensata. Questo è forse uno dei principali pericoli del capitalismo: anche se in virtù del suo essere globale abbraccia tutto il mondo, esso sorregge una costellazione ideologica "senza mondo" nella quale le persone vengono private della possibilità di edificare senso.
    La fondamentale lezione della globalizzazione è che il capitalismo può adattarsi a tutte le civiltà, da quella cristiana a quella induista o buddista, da Ovest a Est: non esiste una "visione capitalistica del mondo", una "civiltà capitalistica" in senso stretto.
    La dimensione globale del capitalismo rappresenta la verità senza il significato."

    A questo punto sembra evidente che parlare di società tradizionali è esattamente analogo a parlare di Matrix o di Star Wars, la verità su cui poggerebbe la gerarchia visibile avrebbe lo stesso valore di una qualsiasi dinasty di un romanzo fantasy, come l'aspirazione al nuovo umanesimo dei responsabili delle istituzioni culturali di oggi.
    Da secoli c'è qualcuno che tenta di dare al potere costituito una qualche legittimità etica, spesso sono stati ammazzati o non hanno potuto entrare nel gioco, purtroppo il capitalismo è la radice di ogni rovesciamento, e forse addirittura il rovesciamento è qualcosa di superato, se la verità stessa non ha più senso nel mondo.
    Reclamare oggi una società tradizionale e tentare di imporla, un po' come fanno certi leghisti esoterici, somiglia ad una grossa bestemmia.

  • anonimo

    Io, che mi sono trovato da giovane in certe vicissitudini, mi chiedo sempre perchè, soprattutto nel nostro paese, ma in generale nel mondo, tutto questo non produce una rivolta.

    "There will be, in the next generation or so, a pharmacological method of making people love their servitude, and producing dictatorship without tears, so to speak, producing a kind of painless concentration camp for entire societies, so that people will in fact have their liberties taken away from them, but will rather enjoy it, because they will be distracted from any desire to rebel by propaganda or brainwashing, or brainwashing enhanced by pharmacological methods. And this seems to be the final revolution."
    Aldous Huxley, Tavistock Group, California Medical School, 1961

    purtroppo il capitalismo è la radice di ogni rovesciamento

    Il capitalismo è fondamentalmente lo stesso sistema che abbiamo sempre avuto fin dalle società tradizionali. Lavorare, mettere da parte, reinvestire, le stesse azioni che compie il semplice contadino. Il sistema attuale non si può neanche più chiamarlo così, in quanto è controllato e guidato dal potere politico in combutta con le élite finanziarie.

    Tale sistema ha anche un nome ed è corporativismo, il sistema implementato a suo tempo dal fascismo, e con il capitalismo ha ben poco a che fare, dal momento che discende direttamente dalla devastante teoria di Keynes secondo cui è il consumo, e non il risparmio, a portare la prosperità.

  • anonimo

    Il capitalismo lo abbiamo avuto fin dalle società tradizionali.

    Ne sei sicuro? Credo che nemmeno il capitalista più convinto abbia il coraggio di dirlo!

    Zodiacus

  • Santaruina

    Ciao Nicolò
    Se la personificazione della testa necessaria al corpo è un Mastella allora credo che la sopravvivenza del corpo sia comunque qualcosa di utopico.

    Una immagine degna di un film dell'orrore :-)

    _______________________________

    Mario
    Reclamare oggi una società tradizionale e tentare di imporla, un po' come fanno certi leghisti esoterici, somiglia ad una grossa bestemmia.

    Del tutto d'accordo in questo.

    __________________

    Ciao Emanuele, un saluto a te.

  • anonimo

    Riguardo i ritocchi alla grafica del blog:
    ….siate dunque prudenti….
    questa frase illuminante -nel senso "buono" del termine- l'avrei lasciata senza ombra di dubbio, per il resto ok
    Antonio

  • anonimo

    Ne sei sicuro? Credo che nemmeno il capitalista più convinto abbia il coraggio di dirlo!

    Questo perché in genere ben pochi hanno la minima idea di cosa stiano parlando quando discutono di capitalismo. Solitamente viene inteso nell'accezione conferitagli da quel buontempone di Carletto Marx, che di economia non ha mai capito 'na beata minchia.

  • toporififi

    D'accordo, si usa il termine capitalismo in modo convenzionale, accorpando con un'accezione politicizzata, diversi fenomeni che interagiscono fra loro.
    In effetti non si può più parlare di accumulo di capitale in quanto questo oggi è virtuale e il capitalista non è più il ricco plutocrate, ma funzionari di holding centralizzate che ne gestiscono flussi e truffe.
    D'altronde usare il termine "Libero mercato" significa accettare una menzogna palese come definizione del sistema.
    Certo che se definiamo capitalismo l'equilibrio tra risorse naturali e popolazione, come avviene, o dovrebbe avvenire, in un mondo contadino, sembra che non si sappia più di cosa stiamo parlando.
    Una definizione, a questo punto non è più fuorviante dell'altra, e capitalismo per me può ancora andare per definire il regime di monopolio di un mercato condizionato.
    Resta il fatto che il rovesciamento di senso è l'effetto più significativo di questo sistema politico finanziario,e che l'obiettivo sembra essere la dissoluzione stessa di ogni senso possibile in favore della soddisfazione di bisogni, naturali o indotti che siano.

    Quanto alle rivolte, conosco bene ed è evidente che il meccanismo "dolce" preconizzato da Huxley è in atto da tempo, resta il fatto che, primo, si basa su una menzogna, secondo, che come ogni meccanismo umano, funziona si e no ed essendo volto al male è destinato a fallire, inciampando probabilmente su ciò che non aveva potuto prevedere, cioè sul fatto che la verità in se stessa non è un prodotto della mente umana, e la coscienza, pur anestetizzata, non può fare a meno di riconoscerla come tale e, presto o tardi, se sollecitata oltre un certo limite, agisce in conseguenza.
    Dunque le rivolte che oggi si susseguono, confuse e senza direzione politica o etica, sono una realtà incontenibile, e, (forse non in italia), presto o tardi, anche se usate per fini di potere, sveleranno la natura tirannica del sistema, a quel punto la violenza e la repressione saranno inevitabili, ma forse anche l'ultimo atto di un'infamia.

  • toporififi

    Si, la grafica è più moderna, ma quell'angioletto, continua a sembrarmi altro.

  • anonimo

    Si, la grafica è più moderna, ma quell'angioletto, continua a sembrarmi altro.
    Confermo le inquietudini del commento 21 di toporififi:
    Abbraccio.
    Francesco

  • Santaruina

    Ciao Antonio

    Riguardo i ritocchi alla grafica del blog:
    ….siate dunque prudenti….
    questa frase illuminante -nel senso "buono" del termine- l'avrei lasciata senza ombra di dubbio,

    Hai ragione, ed in effetti volevo mantenerla, solo che nel nuovo header era difficile inserirla senza appesantire il tutto.
    Dopo varie prove però ho trovato un buon compromesso, così poco fa ho provato ad inserire la frase nel bordo che delimita il header.
    Mi sembra che ci possa stare.

    grazie, e a presto :-)

    __________________________

    Mario e Francesco

    ma quell'angioletto, continua a sembrarmi altro

    Anche altri hanno criticato l'angelo del header, chi per le vesti succinte (nei primi tempi del blog compariva quasi a figura intera), chi perchè lo trovava più adatto ad un blog di una ragazzina adolescente (un colpo basso…), e chi perchè, appunto, vi vedeva qualcosa di altro.
    Io vi ho sempre visto solo un angelo con le sembianze di Laetitia Casta.
    Luis Royo, l'autore del disegno, si ispirò infatti a questa immagine della Casta per l'angelo:


    Un angelo (intermediario tra Cielo e Terra) mi era sembrato da subito una immagine appropriata per il blog, ed all'epoca in cui misi insieme il primo template, scelsi senza esitazione l'angelo di Royo.

    Mi piace molto come immagine, c'è poco da fare.
    Col tempo poi è divenuta il logo di Tra Cielo e Terra, rende riconoscibile il blog stesso, toglierla rappresenterebbe una decisione non semplicissima.

    Devo comunque confessare che quando ho aggiornato il blog ho preso in considerazione per un momento l'idea di eliminare l'angelo.
    Avevo anche preparato una bozza di un nuovo header.

    Avevo infatti pensato che se volevo che il blog apparisse "cool" e "impegnato", un angelo fantasy forse non aiutava.
    Dopo però mi sono ricordato che io non sono nè "cool" né tantomento "impegnato", così ho pensato che l'angelo andava benissimo.

    Penso proprio che rimarrà lì.
    In fondo è solo un disegno di un angelo con le fattezze di Laetitia Casta.

    A presto

  • anonimo

    grandioso articolo, come sempre. Bravo Carlo. Bella anche la nuova grafica del sito

  • Santaruina

    Grazie :-)

  • anonimo

    a me l'angelo piace…

    in alternativa penserei solo a San Michele Arcangelo (visto i tempi…). m

  • anonimo

    ciao, ho notato che hai rimosso  franceschetti dai link… hai fatto bene! mi chiedevo se avessi effettivamente letto quello che scrive!
    con stima
    mario

  • anonimo

    mi associo al giudizio di mario.. m

  • anonimo

    Santa a volte mi stupisci. Tipo con post come questo che mi trova molto favorevole.

    Per quanto riguarda il design di Tra Cielo e Terra approvato anche quello!

    ;)

    sR

  • Santaruina

    Per quanto riguarda Paolo Franceschetti, non ho ovviamente nulla contro di lui, ma ci sono molte sue considerazioni che non mi trovano d'accordo.
    Anche la ricostruzione storica della massoneria e delle "società segrete" che spesso propone la trovo lacunosa ed un po' superficiale.

    _____________

    Ciao sR, ti ringrazio :-)

    A presto

  • anonimo

    …magari fosse solo "lacunosa e superficiale"…io ci vedo ben altro… ma fermiamoci qui. m

  • anonimo

    Hai fatto bene a inserire i snetw, soprattutto a mio parere twitter visto che è il migliore per la circolazione delle notizie, un feed supersviluppato in pratica. Cambierei il colore in alto della barra di comando dell' header di splinder, da grigio a nero. Nero adesso, dopo questo post non è più il momento dei compromessi :-)) ciao tristan

  • anonimo

    Dal giorno della morte di Steve Jobs si sta divulgando con accelerazione straordinaria l'hashtag (tag su twitter) #steveworkers per la i-revolution, eat the rich, bad apples in sua contrapposizione (vedere steveworkers.tumblr.com). E' una parodìa contro il capitalismo moderno ovviamente, però è sucesso che in un gg ha preso coì piede che esso sta facendo da parola unificatrice tra tutti gli attuali movimenti di protesta da acampada, occupacywallstreet, 15ott, occupiamobancadotalia e così via. 
    Si tratta di una contronarrazione depurativa per utilizzare una efficacissima speigazione di un importante blog collettivo militante e avverso al Potere. ciao tristan 

  • anonimo

    @toporififi secondo me molti hanno capito che qui picchiano duro nemmeno se capita, soprattutto in italia, ieri alla biblioteca naz.le di roma la polizia ha impedito a semplici curiosi interessati di entrare e ascoltare una contestazione organizzata anche da case editrici nazionali contro i tagli alla cultura e ai sovvenzionamenti per le biblioteche pubbliche statali ( o la cultura dev'essere gestita da manager super-efficienti ?) ; e poi non scordiamoci che in Gb un mese fa una sommossa è stata sedata con l'avvallo formale del premier che sollecitava in tv il pugno duro contro, e istituito processi di notte contro semplici sospetti. Per cui le persone hanno anche paura di esporsi ma l'intransigenza e la fermezza di molti sempre di più ogni giorno potrebbe capovolgere la dinamica delle ricolte sociali esistenti ormamai in mezzo mondo. You have the right to free speech. hola tristan 

  • toporififi

    Oh, erano solo quelle ali di pelliccia un po' a punta, ma non è un'immagine che mi turba, anche se preferisco l'originale, che però mi turba di più.

  • anonimo

    Salve, sono un nuovo utente che probabilmente a breve diventerà un visitatore assiduo.

    Il discorso è molto chiaro, però mi chiedo una cosa continuamente.
     Un politico italiano medio è ben diverso da un politico svedese (per esempio) medio, non ti pare? E quale è il motivo?
    Se la democrazia crea ladri dovremmo assistere ad un peggioramento costante della classe politica in tutti i paesi, invece di scandali politici pari ai nostri non se ne vedono negli altri stati.

    Perchè? Secondo te sempre ladri sono, ma io accetterei ben volentieri un qualche politico "ladro in quanto politico" norvegese o anche tedesco, riusciresti a dire che la differenza è minima? Non mi pare.

    Ammiro molto la riflessione che vige in questo blog.

    Tommaso (ildubbioso)

  • Santaruina

    Ciao Tristan

    Hai fatto bene a inserire i snetw, soprattutto a mio parere twitter visto che è il migliore per la circolazione delle notizie, un feed supersviluppato in pratica.

    Non li avevo inseriti fino adesso per motivi puramente estetici, mi davano fastidio in fondo al post, però una loro utilità ce l'hanno.

    A presto

    ________________________

    Ciao Tommaso

    Un politico italiano medio è ben diverso da un politico svedese (per esempio) medio, non ti pare? E quale è il motivo?

    Penso che sia perchè in Svezia, così come in altri paesi, la finzione democratica sia molto più raffinata.
    Questione di maschere, insomma, ma la sostanza non cambia di molto.

    Se la democrazia crea ladri dovremmo assistere ad un peggioramento costante della classe politica in tutti i paesi, invece di scandali politici pari ai nostri non se ne vedono negli altri stati.

    La democrazia non crea ladri, ma dà loro uno strumento per rubare "legalmente".
    Ed ancora una volta, gli scandali politici non sono inferiori nelle altre nazioni, ma sono molto meno farseschi.
    Noi siamo specializzati nelle pantomime.

    Nei paesi più importanti, gli scandali sono anche molto più gravi.
    Pensiamo alla democratica Inghilterra, esempio di democrazia formalmente "avanzata", dove il primo ministro Blair qualche anno fa commissionava un dossier falso sulle armi di distruzione di massa di Saddam per avere un pretesto per bombardare l'Iraq.

    In confronto la vita spericolata del nostro premier sembra la marachella di un bimbo che ruba la marmellata.

    Oppure pensiamo alla civilissima e compostissima Francia, che proprio in questo momento in libia sta scaricando tonnellate di bombe sopra civili inermi.
    Chiunque in quel parlamento ha votato a favore dell'intervento è un assassino, chi ha votato contro ed è rimasto a svolgere il suo "mestiere" accanto ad una banda di criminali è senza anima.

    Oppure pensiamo  all'innapuntabile Germania, che per allargare il proprio mercato ha imposto all'Europa la sua moneta aiutando così le economie più deboli a raggiungere il baratro più rapidamente.

    In sintesi, forse i politici delle altre nazioni ci appaiono più compassati, ma è solo perchè cospargono il loro olezzo con secchiate di profumo, mentre i nostri amano esibire il loro cattivo odore.

    Perchè? Secondo te sempre ladri sono, ma io accetterei ben volentieri un qualche politico "ladro in quanto politico" norvegese o anche tedesco, riusciresti a dire che la differenza è minima? Non mi pare.

    secondo me la differenza è tra uno che ti ruba il portafoglio e ti chiama pure fesso, ed un altro che te lo porta via sorridendo, magari dicendoti pure grazie :-)

    A presto

  • anonimo

    23.50 , "Mi manda rai 3".

    tristezza.

    Daouda

  • anonimo

    E' utile riflettere sul perché in Europa ci prendano per i fondelli per via di B. quando un tale atteggiamento palesa una vergognosa compromissione verso la politica e le istituzioni illegittime che ci circondano da parte dei fessi europei che così ci giudicano.

    Non foss'altro per questa presa in giro reiterata  verso gli elettori ( dell'una e dell'altra parte,  gli infami o i furbi, gli ipocriti o gli ingenui ) come per l'affossamento di ogni credibilità della politica  B. meriterebbe un elogio.

    Per il resto Santa ti trovo in forma, hai incasellato una serie impressionante di commenti ed articoli puntuali eh eh!

    grazie.

    p.s. ancora con il mito svedese? Tommaso faresti bene a ricercare con più pignoleria.

    daouda

  • anonimo

    Mi sembrano lucidi sia il tuo articolo che le risposte che dai ai commenti.
    Resta valido a mio avviso, per la definizione non delle gerarchie, ma per quelli che sono i meriti e le competenze, (perchè di questo dovrebbero dotare le gerarchie, di meriti e competenze), quanto affermava Luigi Einaudi.
    "La vera eguaglianza è quella dei punti di partenza". Allora si poi che "diriga" il migliore.
    Nico caminante de Napoles

  • anonimo

    dimenticavo… l'angelo e Letizia Casta mi piacciano entrami. Lascia tutto come sta per favore… :-)   e grazie sempre!
    Nico Caminante de Napoles

  • anonimo

    Sono d'accordo che i politici italiani (di professione) sono tutti ladri. Quelli di altri paesi come Inghilterra, Stati Uniti, Francia penso siano -e siano stati- invece dei delinquenti (Kissinger, Nixon, Reagan, Bush, Tacher, Blair, etc..).
    Eravamo anche noi dei delinquenti (Andreotti, Craxi, etc..) ma come si sa l'italia adesso ha solo politici di seri B.

    Ps.
    Non mi piace molto il pelo delle ali dell'angelo -preferirei piume-, ma va bene lo stesso ;-)
    Saluti
    Mike

  • anonimo

    Grande!
    Ho sempre pensato che sarebbe ora di sdoganare il cosiddetto qualunquismo, al quale è opportuno dedicare (e tu l'hai fatto) qualche minuto in più di riflessione. 
    Tutto sommato il qualunquismio non è altro che la sintesi di ciò che in qualche modo viene percepito. Un atteggiamento che nella maggior parte dei casi riesce ad individuare le leggi che regolano i movimenti del corpo sociale. 
    È da un pò che seguo il tuo blog, e sono rimasto sempre molto colpito dalla chiarezza delle tue esposizioni e dalla profondità del tuo pensiero. Non ho mai lasciato alcun commento, stavolta però ho deciso di farlo, dato che hai toccato un tema secondo me di importanza cruciale.  

    Complimenti per il tuo blog ed anche per la sua nuova veste grafica..  
     
    Francesco

  • anonimo

    lascio anch'io due cents…

    sulla grafica: ottimo 

    sul franceschetti: dopo essermi letto l'articolo del 29/09, mi sono sentito "costretto" a mandargli una mail per fargli presente alcune cosucce che "forse" gli erano sfuggite… ovviamente non mi ha risposto. nell'articolo dice di aver scoperto la verità, e poi cita come fonti i libri di Dan Brown e soci (!!!).
    Già con l'articolo sull'alimentazione pranica (non tanto per il tema,  ma affrontato in quel modo!) aveva toccato il fondo, adesso ha cominciato a scavare…nella melma. buon lavoro, Paolo, io risalgo in superficie.

    sul qualunquismo: è già da molti anni che – quando ho un dubbio sui problemi del nostro tempo – provo a spostare la mia riflessione ad un'epoca ancestrale, in cui non c'era nulla di superfluo e le comunità si aggregavano per poter fronteggiare meglio i problemi: e la risposta ai miei dubbi è sempre la stessa: in questo tipo di società (quella che ci propinano da qualche millennio) è stato già calcolato abilmente che non si possano risolvere i problemi in nessun modo; l'unica cosa che ci è permessa di fare, è imbottigliarli e buttarli nel fiume; tanto qualcuno poi aprirà la bottiglia e saranno c…i suoi…; ogni volta che sento un politico dire "abbiamo fatto un passo avanti" penso: 'ma se ieri eravamo sull'orlo del baratro, e adesso abbiamo fatto un passo avanti?'

    sul laetitia: (cit.wiki) "dice che ha bisogno soltanto di essere in montagna con un po' di formaggio e pane per essere felice". anche senza ali, un vero angioletto…

    jackblack77
     

  • Santaruina

    Daouda

    Non foss'altro per questa presa in giro reiterata  verso gli elettori ( dell'una e dell'altra parte,  gli infami o i furbi, gli ipocriti o gli ingenui ) come per l'affossamento di ogni credibilità della politica  B. meriterebbe un elogio.

    Molto sottile, confesso di averlo pensato anche io…

    ____________________

    Ciao Nico, grazie a te :-)

    __________________

    Ciao Mike

    ladri e delinquenti, alla fine sempre lì siamo.
    Sembra che la scelta debba cadere necessariamente su una delle due categorie.

    (per le ali: anche qui, oltre a te e Mario anche altri mi fecero notare questo particolare; mi armerò di photoshop vedrò se si possono migliorare)

  • Santaruina

    Francesco

    Tutto sommato il qualunquismio non è altro che la sintesi di ciò che in qualche modo viene percepito.

    esatto, forse sarebbe più corretto, invece che qualunquismo, chiamarlo "buon senso".

    A presto, e grazie.

    _______________________________

    Jackblack

    ogni volta che sento un politico dire "abbiamo fatto un passo avanti" penso: 'ma se ieri eravamo sull'orlo del baratro, e adesso abbiamo fatto un passo avanti?'

    Dritti alla meta :-)

    A presto

  • anonimo

    Anche se rimango convinto che ad alcuni livelli possano continuare ad esistere politici onesti e rispettabili, concordo su quanto detto nel post su un punto essenziale: si tratta di un problema di sistema ed il sistema, tende a selezionare al potere il peggio della società.
    Credo, però, che si debba fare ancora un'ulteriore distinzione fra "l'epoca storica" nel suo complesso e quello che ci troviamo di fronte, diciamo, negli ultimi 200 anni. Non sono infatti per nulla d'accordo con quanto è stato detto riguardo al  fatto che il capitalismo sarebbe lo stesso sistema che troviamo anche nell'antichità. In particolare è scorretto identificare tout court il capitalismo con l'economia di mercato. Ci si può intendere sui nomi, ma se per capitalismo intendiamo ciò che abbiamo di fronte, è chiaro che si tratta di qualcosa senza precedenti nella storia di questa umanità. Esso è dotato di alcune peculiarità che neppure David Ricardo mostrava ancora di avere interamente compreso, in una sua nota polemica con Malthus.
    Innanzitutto, si basa su una produzione che, nel breve periodo, supera potenzialmente qualsiasi domanda, in maniera abissale. Questa capacità tecnico-produttiva è assolutamente essenziale al sistema e si basa sull' ipersfruttamento delle risorse. In secondo luogo, questa produzione non segue i bisogni umani, ma in parte ne crea di nuovi ed in parte si volge semplicemente alla creazione di beni che poi vanno distrutti (in Italia è quello che avviene da tempo in agricoltura: da ultimo si veda la normativa della Regione Sicilia sui vigneti e sulla frutta: distruzione in cambio di contributi). Ci si può chiedere perché in una situazione in cui miliardi di persone (non sto esagerando, basta consultare le statistiche) sono in condizioni di povertà estrema o di mera sopravvivenza) un sistema produttivo con tale potenza non si indirizzi a soddisfare anche in parte tali bisogni, almeno per guadagnarci attraverso i governi che potrebbero avere qualche interesse a stabilizzare così la propria situazione sociale. Così come ci si potrebbe chiedere come mai si parla all'improvviso di povertà e crisi se le risorse sostanziali sono poi sempre le medesime. Forse nel contesto attuale in cui si è abituati a pensare nei termini del sistema, potranno sembrare queste delle domande ingenue, ma non lo sono affatto. E' difficile sintetizzare queste cose in un commento, ma chi osservasse le cose un po' dall'esterno si accorgerebbe subito che il "prodotto" unico a cui questo sistema tende si chiama "potere", non di un singolo uomo o gruppo, ma del sistema stesso. E, a fronte di un potere così assoluto, vi può essere un solo vero correlativo: si chiama "miseria"  "povertà" e "disperazione".

  • anonimo

    secondo me la differenza è tra uno che ti ruba il portafoglio e ti chiama pure fesso, ed un altro che te lo porta via sorridendo, magari dicendoti pure grazie :-)

    Però in questo caso il portafoglio te lo porterebbero via comunque. Eppure l'immigrazione verso questi stati dai politici sorridenti è molto alta, anche dai migliori del nostro paese.

    Son tutti così attratti dai sorrisi di non accorgersi del furto? Mi sembra un pò debole.

  • anonimo

    Il commento qua sopra è sempre da parte di Tommaso

  • anonimo

    TESTE DI GOMMA 

    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=879:gianluca-freda&catid=25:politica-italiana&Itemid=44#comments

     

     

    Occupare Wall Street e l’”autunno americano”: si tratta di una “rivoluzione colorata”?
    di Michel Chossudovsky – 16/10/2011
    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40672

  • Santaruina

    Ci si può intendere sui nomi, ma se per capitalismo intendiamo ciò che abbiamo di fronte, è chiaro che si tratta di qualcosa senza precedenti nella storia di questa umanità.

    Forse sarebbe opportuno dare un nuovo nome a ciò che abbiamo di fronte.
    Tra l'altro, tu stesso riporti l'esempio di normative regionali e contributi europei che portano alla distruzione di materie prime, e normative e contributi col capitalismo classico, e sopratutto col libero mercato, hanno poco a che fare.

    Ma a parte questo, il sistema che ci troviamo di fronte va al di là delle definizioni classiche; abbiamo delle sovrastrutture finanziarie totalmente slegate dalla produzione reale, un castello di carte tenuto in piedi dallo scudo garantito da organismi governativi, ed un limitato numero di attori che ad un livello elevato dettano le regole del gioco.

    Dovremo trovare un nome nuovo per tutto questo.

  • anonimo

    Dovremo trovare un nome nuovo per tutto questo.

    Satanismo?

  • anonimo

    Che cosa ha da dire la modernità all’uomo sempre più solo e disperato?

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40709

     

    se non sapremo scrollarci di dosso questa cultura malata fatta di nichilismo, relativismo, individualismo, materialismo ed edonismo che pervade tutto il mondo occidentale, l'intero patrimonio culturale, umano e di fede di millenni andrà perduto e la nostra libertà stessa sarà a rischio.

     

    nichilismo credo sia il temine adatto. m

  • anonimo

    Deviare dalla verità è in sé stesso satanico. Noi viviamo appunto nel satanismo.

    Troppo comodo relegarlo nelle forme di adorazione grossolana delle "bestie di satana" o di coloro, molto più fini, e forse veramente quelli che dirigono certe istanze, che adorano quel che non merita adorazione se non Iddio, indipendentemente dalla forma esteriore ( politeista o monoteista, essenzialmente enoteista ) di ogni tradizione.

    daouda

  • anonimo

    Sono sostanzialmente d’accordo nel definire l’attuale sistema sociale non più capitalistico, dove il motore trainante della società era la produzione industriale, ma post-capitalistico, così come, rubando la battuta a Pasolini, definirei il presente momento storico, la Dopostoria.
    Al commentatore n. 15, che sicuramente ha letto Max Weber, vorrei far presente che il problema dell’accumulazione passa necessariamente attraverso l’appropriazione del lavoro altrui e ha come conseguenza l’espansione del mercato fino a saturazione. Ovviamente l’affermazione di K.Marx, secondo la quale il lavoro è l’unico strumento in grado di creare valore reale, è universalmente accettata, anche dai suoi più duri oppositori. A questo problema si è posto rimedio, nel passato, con le guerre, che creavano nuovi spazi di mercato, ma oggigiorno che il mercato ha assunto un’espansione planetaria, anche la guerra sta diventando un problema.
    La differenza fondamentale tra il sistema capitalistico-borghrse e quello odierno è che mentre prima si accumulavano ricchezze positive, cioè beni con un valore intrinseco, oggi si accumula…un nulla chiamato denaro. Il denaro non ha un valore in se, è solo espressione di un debito basto sulla parola data, quindi senza copertura di un corrispettivo valore (ad esempio l’oro).
    Il sistema ha posto rimedio al problema dell’espansione, ma ne ha creato un altro peggiore, cioè l’espansione del nulla. Allo stato attuale si calcola che le transazioni finanziarie nel mondo, sono tra le 10 e le 16 volte (a seconda delle fonti) superiori al PIL mondiale. In parole povere, stiamo facendo scambi ed affari sul nulla.
    Mio Dio…
    Democrito.

  • Santaruina

    – Dovremo trovare un nome nuovo per tutto questo.

    – Satanismo?

    Con me, su questo si sfonda una porta aperta :-)

    Un piano una corrente

    A presto

  • anonimo

    Vorrei ancora ricollegarmi ai commenti 54 e 59.

    Innanzitutto, va bene sottolineare le differenze profonde fra il sistema attuale e quello che si aveva ad es. nell'ottocento, ma non sarei così pronto a giurare che le premesse fondamentali del secondo non si trovassero già tutte in potenza nel primo. Come che sia, credo che esista un equivoco di fondo sulla moneta: si parla spesso come se la finanza fosse una sorta di sovrastruttura rispetto al sistema, quasi una sorta di sistema di servizio che dovrebbe rispecchiare la natura "sostanziale" di quello produttivo e che invece la "tradisce" per una misteriosa anomalia; come se tutto il problema fosse quello di eliminare questa "anomalia", dopo di ché il sistema ritornerebbe improvvisamente a servire i bisogni delle persone, a rispecchiare il valore ed il sacrificio, realizzando gli ideali degli economisti classici e neoclassici.

    Ma siamo proprio sicuri ?

    E siamo veramente sicuri di aver compreso, che ci sia stato consentito, finora, di comprendere, che cosa infine sia in realtà la moneta ?

    Cos' è infatti questa misteriosa "merce" se non la concretizzazione di un potere conferito all'interno della collettività, il potere di avere accesso a quantitativi proporzionali di beni e risorse ? E non è forse questo misterioso potere il vero motore che "anima" l'intero sistema e che determina la distribuzione effettiva della ricchezza sostanziale ? Non è forse quanto c'è di più sostanziale in tutto il sistema?

    Esso non è certo una finzione, non nasce certo dal nulla! Si concretizza sulla base di rapporti di forza e di prevalenza sociale e giuridica. Certo, il modo più semplice di trovarsi in una posizione di forza è avere la disponibilità di qualcosa di cui qualcun'altro ha bisogno. Ma non è l'unico modo. Una posizione di preminenza sociale che sia sufficientemente stabile (sia essa dovuta al diritto, all'amicizia, alla clientela, alla frode o alla prevaricazione) è altrettanto monetizzabile di un chilo di arance (ma vale ovviamente di solito molto di più). I giochi finanziari non sono affatto giochi, o perlomeno, non lo sono molto di più di quanto lo siano nel sistema imperante la vita e la sofferenza dei singoli come di interi popoli, di quanto non lo siano oggi la lotta disperata per sopravvivere, il successo e lo scacco, e la morte! Sono una forma sottile di prevaricazione e di dominio. Ma il dominio e il potere non sono relazioni simmetriche, non fanno fronte ad altro dominio e ad altro potere: per esistere davvero, devono fare fronte al loro opposto, alla soggezione e alla debolezza.

    In realtà, l'unico obiettivo di tutto il sistema è quello di creare potere ed il potere nel mondo umano è sempre, prima di tutto, potere sull'uomo. Potere o moneta: sono due aspetti della stessa cosa. Ma, per ciò che ho detto, la creazione di potere ha come suo necessario correlativo la creazione di debolezza. Per questo il sistema non ha certo come obiettivo l'eliminazione del bisogno, ma la sua creazione. Il bisogno si crea in due modi: col condizionamento psicologico, che fa sorgere nuove esigenze artificiali, e con la creazione di vincoli economici e sociali, che impediscono l'autonomo soddisfacimento dei bisogni primari. Il primo modo si attua con la pubblicità e con la guerra culturale. Il secondo con l'occupazione e distrazione delle risorse, con la distruzione delle strutture sociali e con la costruzione di nuove strutture opportunamente vincolate; con l'eliminazione progressiva delle risorse sociali e di solidarietà, quali la famiglia, il gruppo, la comunità; con la creazione di una società di atomi il cui singolo apporto è infinitesimale e dequalificato rispetto all'insieme.

    Proprio perché il lavoro crea valore, la ricerca fondamentale è quella di surrogabilità e dunque svalutazione del lavoro umano: più il lavoro è sostituibile (con la macchina o con altro lavoro) più esso è svalutato. Più il lavoro e svalutato, più l'uomo è debole e più si crea potere (su di esso), potere che si concretizza subito in moneta. Più vi sono masse di uomini deboli e disperati, più il lavoro del singolo è sostituibile. Più il valore del lavoro e dei suoi prodotti cade, più il potere si concentra, imperante e assoluto, nel Sistema.

  • Santaruina

    Posso sicuramente comprendere la logicità di fondo del tuo discorso.

    Tuttavia, aggiungerei una considerazione, a proposito del lavoro, della produzione e della moneta.

    Partendo dalle fondamenta, dobbiamo ammettere che il lavoro e la sua specializzazione sono delle realtà necessarie nella nostra società.
    Nessuno di noi produce tutto ciò che gli occorre per mangiare, nè i vestiti che usa, ne gli oggetti necessari per la vita quotidiana.

    Qualcuno quindi il lavoro lo deve fare, e lo stimolo necessario per farlo è il profitto.
    Nessuno lavora gratis, ovviamente, ed è naturale che sia così.
    Il profitto è quella realtà che ci permette la mattina di trovare il pane dal fornaio, oppure di trovare un muratore disposto a tirarci su un muro della casa.

    Il "mercato" è l'insieme delle transizioni che permettono la sopravvivenza degli uomini.
    Per vivere devo comprare il pane, devo comprare dei vestiti.
    Per avere i soldi necessari, devo avere un lavoro.
    Questi scambi sono necessari per la nostra sopravvivenza, l'esistenza di un mercato è necessaria per la vita degli uomini.
    Il "libero mercato" implicherebbe che questi scambi avvengano liberamente, ovvero senza interferenza di terzi (leggasi regolamentazioni, tassazioni)

    Il denaro, a sua volta, è solo una merce che ha la particolare qualità di facilitare questi scambi.
    Il problema non è nel denaro in sè, il problema nasce quando qualcuno si arroga il diritto di definire cosa sia denaro e cosa no, ha il potere di imporre la sua decisione con la forza e può punire chi sceglie di effettuare gli scambi in altri modi.

    Il nostro problema nasce in questo momento.
    Il proprietario del denaro, che ha anche il potere di produrne secondo la sua volontà, diventa il padrone degli scambi degli uomini, e quindi delle loro vite.

    Questa parte fondamentale della vita degli uomini risulta quindi controllata e falsata, e da qui in poi si arriva alla situazione odierna.

  • anonimo

    Sono d'accordo con quanto dici sul mercato.
    D'altra parte, il mio non voleva essere un attacco all'idea di moneta. Ciò su cui invece non mi trovo d'accordo con quanto dici è il fatto che la moneta sia semplicemente un bene che serva afacilitare, ciò che avverrebbe comunque, in modo sostanzialmente identico anche senza.
    In questo mod si vede il mondo finanziario come una sorta di circuito parallelo o di sistema accessorio. Io credo invece che la moneta sia un fatto sostanziale: essa è come un concentrato di potere di acquisto. Ma quando dico "potere di acquisto" temo che forse queste parole, per l'uso, hanno perso il loro reale significato. Ciò che voglio dire è che ad un certo punto, in una società si verifica che certi individui, si vedono riconosciuto il potere di acquisire nella propria disponibilità i beni che desiderano, fino ad un certo valore di questi. Questo potere gli viene riconosciuto attraverso la consegna di alcuni oggetti simbolo (oro, rame, conchiglie, più di recente, fogli di carta, poi dati registrati su un apparato informatico) questi oggetti/simbolo vengono chiamati "moneta". Si tratta di un fatto del tutto naturale, non vi è nulla che non sia naturale in questo. Perciò, se ad un certo punto nella moneta si registra qualcosa di innaturale, non sarà nella moneta in sé che se ne dovrà cercare la ragione, ma nel sistema nel suo complesso e soprattutto nei meccanismi di produzione e distribuzione. Il profitto è sempre esistito. L'accumulo di capitale fine a se stesso, così come la produzione senza altro scopo che l'accumulo di capitale, no!
    Il profitto è semplicemente un reddito, in fondo, un reddito come un altro. 
    Ma adesso farò un'altra domanda che potrà apparire strana. Siamo sempre sicuri che i grandi capitali vengano fuori proprio dal profitto?
     Tu hai parlato di "creazione" di moneta ed è questa l'impressione che si ha, come se si trattasse quasi di un'apparenza senza nessuna sostanza. Ma se io ho ragione e la moneta è sempre un fatto assolutamente sostanziale, forse non è possibile che si crei dal nulla. E allora, da dove provengono gli enormi finanziamenti che sono necessari per i grandi investimenti, siano essi industriali o finanziari?

  • anonimo

    Se la moneta non si crea dal nulla, allora bisogna indicare cosa rappresenta.
    In realtà la moneta è la rappresentazione formale del valore e il valore viene dato dal lavoro. In termini moderni dovremmo dire che, la moneta circolante in un paese, sia la rappresentazione del PIL di quel paese e serve a facilitare gli scambi delle merci o dei beni.
    Il problema nasce quando il fabbisogno di moneta è superiore al valore delle merci circolanti, in questo caso viene stampata moneta che non è coperta da un controvalore, ma dalla fiducia che si ha nella possibilità che venga riassorbita dall'aumento della produttività, cioè dalla crescita.
    Fino a qui andrebbe tutto bene, ma se si continua a stampare denaro senza che vi sia un corrispettivo di copertura e questo denaro viene scambiato come fosse valore, mentre in realtà rappresenta non il valore prodotto, ma il debito di una nazione, allora si creano meccanismi perversi.
    Se lo stato potesse, come in passato, stamparsi la propria moneta, allora il problema sarebbe sicuramente di minore portata, perchè il debito dello stato non sarebbe gravato dagli interessi che la banca centrale chiede per la sua prestazione, e perchè si avrebbe lo strumento dell'inflazione per riequilibrare le spese. Dal momento in cui lo stato perde la sovranità monetaria e in aggiunta, per effetto della globalizzazione, il debito viene ad essere nelle mani di soggetti esterni, allora il problema diventa drammatico. Lo stato perde la sua sovranità, perchè le leggi che governano l'economia del paese e le scelte vengono imposte da soggetti che rispondono a interessi terzi e che impongono allo stato di piegarsi ad interessi non propri.
    La sinistra italiana ed in particolare prodi (minuscolo voluto) ci convinsero che l'euro fosse il rimedio per tutti i mali. quello che si è verificato è che l'euro è stato il colpo di grazia ad un economia già traballante, ma forse la scelta di entrare nell'euro era già allora imposta dai poteri forti e quindi fu una non scelta.
    Senza l'euro forse oggi saremmo una nazione di serie b, ma senza i gravi problemi sociali che ci stanno affossando. Forse…ma sta di fatto che siamo nelle mani di speculatori che suggeriscono ai governi come devono governare, pena l'abbassamento del rating con conseguente rialzo dei tassi sul debito e maggiore rischio di insolvenza, quindi fallimento dello stato e di tutto ciò ad esso collegato.
    se consideriamo che oggi, le uniche aziende che fanno utili, sono quelle che lavorano in appalto agli stati, allora possiamo capire come il fallimento di uno stato sia un evento drammatico grandioso. Significa il fallimento di tutti gli italiani, ricchi e poveri, con l'eccezione di quelli che sono inseriti nelle leve del potere sovrannazionale.
    In piccolo gli effetti sono già visibili ora. Tutte le piccole e medie imprese di regioni altamente produttive come il nord-est, la provincia di Milano, le aziende collegate alla FIAT in Piemonte, stanno chiudendo i battenti e lasciano operai e impiegati a casa. Quelle che erano le zone ricche del paese, stanno diventando terra bruciata, un po per l'effetto della globalizzazione, molto per i gravi problemi che assediano la grande industria, capitalizzata dallo stato (vedi FIAT), che non passa più loro le commesse.
    un saluto
    Democrito

  • Santaruina

    Appena ho del tempo tornerò sugli ultimi commenti, che meritano una replica.

    A presto

  • anonimo

    Prima di discutere sugli effetti dell'attuale situazione, occorre stabilire alcuni punti di base (su cui essere o non essere d'accordo). Pur essendo consapevole che l'interpretazione che ho fornito non corrisponde affatto a quella delle trattazioni di economia, devo insistere sul fatto che, nell'economia capitalistica, il circuito finanziario non costituisce il sottosistema "di servizio", come generalmente si crede, ma quello primario ed essenziale, al cui servizio è posto quello industriale e produttivo. Occorre distinguere nella moneta una funzione di "unità di conto", utile ad esprimere il valore dei beni, da una diversa funzione che è senza dubbio quella principale e consiste nel rappresentare un potere di acquisto. Il punto centrale dei miei commenti è questo: esiste una fondamentale illusione ottica (assolutamente non accidentale, né innocente) che consiste molto semplicemente nel trascurare il significato sostanziale di questo "potere di acquisto". Di solito, l'esistenza di questo potere si svela appena quando si distingue fra "valore reale" e "valore nominale". Il caso dell'inflazione si spiega molto facilmente come uno scostamento fra i due valori nel caso molto particolare della "monteta legale", quella cioè che è garantita direttamente da un ordinamento giuridico.

    Il problema, però, è quello di stabilire come questo potere di acquisto si forma. Il "trucco" delle spiegazioni "omologate" consiste nel dare per scontato che questo potere sia determinato unicamente dal valore di scambio dei beni, cioè il valore che si determina nell'incontro fra domanda ed offerta. In realtà, quasto incontro è soltanto una conseguenza esteriore di un processo molto più complesso. Si tratta di una verità molto "pericolosa" per il sistema ed è per questo che tutte le (molte) volte in cui è emerso in qualche modo nella storia del pensiero economico (da Malthus, fino a Keynes, soprattutto nel "Trattato sulla moneta" del 1931, ma anche nella "Teoria generale" del '36), questo aspetto è stato immediatamente baipassato dalle interpretazioni.

    Il punto non è perciò tanto quello di stabilire se all'immisssione di moneta corrisponda o meno il reale potere di acquisto esistente nel sistema in un dato momento, ma se questo potere di acquisto (che non dipende evidentemente dalla moneta nominale messa in circolazione) sia fisso, e, se non lo è, da cosa dipende. Ciò che sostengo è che questo potere non solo è variabile, ma, lungi dal dipendere dal valore di scambio dei beni in circolazione, rappresenta il vero motore e, nello stesso tempo, l'unico fine di tutto il sistema.

    Sono perfettamente d'accordo sul fatto che è il lavoro la variabile fondamentale immediata per la determinazione del valore dei beni: su questo, l'impostazione marxista è, almeno in parte, condivisibile. Il rapporto di scambio fra lavoro e beni è, dunque, stabile nel breve periodo (ma nell'attuale sistema, non nel lungo termine) ed in un determinato ambito socio-economico. Il problema però è che è il lavoro stesso a non avere un valore indipendente. Al contrario, il suo valore dipende a propria volta dalla sua "surrogabilità", cioè dalla misura in cui esso può essere sostituito a condizioni più vantaggiose per la controparte, attraverso le macchine, ovvero attraverso dell'altro lavoro dotato di minore protezione sociale.

    L'idea della distinzione (vista in pratica addirittura come una separazione) fra finanza ed economia "reale" è una comoda fantasmagoria, ma non ha alcuna corrispondenza con la realtà. Ciò che occorre soltanto distinguere è fra potere finanziario solidamente fondato e potere finanziario instabile, perché basato su supporti insufficienti. Ma quello che è importante sottolineare è che questi supporti non necessariamente ( e nella situazione attuale, assai poco) corrispondono a cose come "solidità di un'azienda" o "di uno stato", "piani industriali", "profitti", "vendite", "commesse" o altre cose del genere. Anche senza parlare dell'economia "illegale" e "paralegale" (che sono però la parte più consistente), il potere finanziario corrisponde in generale a tutte quelle situazioni in cui, in un dato contesto sociale o collettivo, si matura una "posizione" di vantaggio stabile che viene, per un fenomeno naturale nei gruppi sociali, a concretizzarsi in un potere di acquisto, potere che verrà "rappresentato" dalla moneta legale, o da altri strumenti "liquidi" (es. titoli dotati di valore di scambio sufficientemente stabile e riconosciuto).
    Il valore del lavoro e (conseguentemente) dei beni, è solo l'altra faccia, di questo medesimo potere. Il valore del lavoro, infatti, rappresenta una sorta di limite a questo potere e quasi un "contropotere". Per questo, la sua svalutazione è il fine incoffessato, ma assolutamente fondamentale dell'intero sistema.

  • Santaruina

    Democrito

    ma se si continua a stampare denaro senza che vi sia un corrispettivo di copertura e questo denaro viene scambiato come fosse valore, mentre in realtà rappresenta non il valore prodotto, ma il debito di una nazione, allora si creano meccanismi perversi.
    Se lo stato potesse, come in passato, stamparsi la propria moneta, allora il problema sarebbe sicuramente di minore portata, perchè il debito dello stato non sarebbe gravato dagli interessi che la banca centrale chiede per la sua prestazione, e perchè si avrebbe lo strumento dell'inflazione per riequilibrare le spese.

    Io penso che non sia per nulla logico pensare che possa esistere un "organismo" che calcoli quanta "moneta" sia necessario stampare per assicurare una adeguata contropartita con le merci presenti sul mercato.
    E' un dato impossibile da ottenere.

    E poi, chiunque abbia questo potere, lo userà per scopi poco nobili, e per truffare la grande massa della popolazione.

    Ed è per questo che anche la stamapante data in mano allo stato non risolverebbe alcun problema, consideratoa nche che lo stato è formato, come abbiamo senza alcun dubbio dimostrato più volte, dagli elementi peggiori della società.
    Vogliamo dare in mano agli esponenti meno nobili del genere umano la possibilità di gestire le nostre vite?
    Non credo proprio.

    Il problema, come altre volte detto, è la stampante in sè, e la possibilità che esista qualcuno col potere, esclusivo, di assegnare ad un qualcosa il compito di fungere da "denaro".

    A presto

  • anonimo

    Anonimo 66,
    benché trovi interessante il tuo commento, ritengo che sia dettato da una visione dell’economia che contenga il germe della truffa che stiamo subendo.
    Quando parli di valore nominale, parli di una convenzione, cioè di qualcosa che non esiste in realtà, ma che viene fatto esistere per accordo delle parti. Da qui l’instabilità dell’attuale sistema. Basta infatti che una o più parti non riconoscano il valore dato per convenzione e tutto frana.
    Questa è l’economia dei castelli di carta e dei valori virtuali.
    Anche sulla faccenda della meccanizzazione non mi trovi d’accordo. La macchina non crea valore, cede semplicemente il proprio valore al prodotto che lavora, il che rappresenta un problema all’interno del problema trattato.
    Cerco di spiegarmi meglio. Se una fabbrica ha 1000 operai, ciò che produce ha un valore reale pari alla quantità e alla qualità del  lavoro degli addetti. Se introduciamo una macchina in grado di fare il lavoro di 900 operai, licenziamo gli esuberi e, vendendo il prodotto allo stesso prezzo, siamo in grado di fare lauti guadagni. Ma il prodotto in vendita non ha più lo stesso valore di prima, in quanto si è ridotta la quantità di lavoro che occorre per produrlo, quindi ciò che facciamo non è semplicemente vendere un prodotto, ma è una speculazione finanziaria. Ciò è possibile in quanto il prezzo di vendita è espresso in denaro, che è valore convenzionale e il perno di tutto il sistema.
    In parole povere, hai ragione a sostenere che il sistema finanziario sia la base del capitalismo (e anche del socialismo), ma non si tratta dello specchio di un economia sana, ma di un sistema malato che porta inevitabilmente alla morte della società umana per implementare un mondo sempre più virtuale, privo di qualsivoglia valore (anche non economico).
    Sull’impossibilità delle macchine di creare valore è dedicato un intero capitolo del 1 libro del Capitale di K. Marx ed a oggi non è mai stato contestato da nessun economista che si rispetti.
    Anche se non mi trovo d’accordo con molte delle sue conclusioni, specie quelle che riguardano le proposte di ingegneria sociale, Marx era un genio e il suo lavoro di critica economica, seppur datato all’800, costituisce la base di una reale comprensione dei meccanismi che regolano gli scambi delle merci ed i rapporti economici tra le persone. Questo è da sempre riconosciuto anche dai suoi più acerrimi oppositori.
    Ciao, Democrito.

  • anonimo

    Santa, come non essere d’accordo. Penso che la tua critica sia più che azzeccata, ma essendo la politica l’arte del possibile, allora occorre fare proposte di compromesso.
    Per realizzare quello che io e te ci auguriamo bisogna necessariamente passare per un azzeramento, che non è proponibile senza essere tacciati di nichilismo.
    Se azzeramento ci sarà, allora è auspicabile che il mondo riparta su basi migliori, nel frattempo, visto che la nostra parte in gioco è davvero meno che minima, possiamo prospettare delle soluzioni di compromesso che potrebbero alleviare l’enorme sofferenza che affligge gran parte dell’umanità.
    Forse non sarà un granché, ma la situazione odierna offre un terreno fertile affinché alcune prospettive, che sarebbero state considerate utopiche solo pochi anni fa, possano attecchire e magari dare un qualche sollievo.
    Ciao
    Democrito

  • anonimo

    Certo, la produzione può in astratto avvenire anche senza la moneta. Ma essa non avviene assolutamente, né secondo le medesime modalità, né per le medesime finalità, a seconda che ci si trovi in un'economia di autoproduzione e baratto, ovvero in un'economia monetaria non capitalistica, ovvero ancora in un'economia capitalistica. Perciò il circuito monetario o finanziario, non può mai essere ridotto ad un circuito di servizio, in quanto la sua esistenza ed il suo modo di funzionare modificano la natura essenziale e teleologica della produzione.

    Così, in un'economia di autoproduzione e baratto, la produzione tenderà sempre a soddisfare i bisogni del medesimo produttore, della sua famiglia allargata e della sua cerchia sociale più ristretta. Per questo motivo, essa tenderà anche ad essere assai differenziata (per la singola unità produttiva) ed ogni ciclo produttivo, condotto in maniera unitaria dall'inizio alla fine, riguarderà una molteplicità di prodotti stabili e strettamente integrati. In questo caso, la produzione tenderà ad essere distribuita direttamente secondo regole comunitarie prestabilite.

    In un'economia monetaria non capitalistica, invece, la moneta, lungi dal servire unicamente per facilitare gli scambi, veicolerà il potere di determinazione delle scelte produttive. Questo potere tenderà a distribuirsi a sua volta in base al ruolo ricoperto da ciascuno nel gruppo, di solito secondo regole tradizionali, perché in questo, come nel precedente caso, si tratta normalmente di società tradizionali.

    La maggiore differenza si ha fra economia tradizionale (monetaria o non) ed economia capitalistica, perché, mentre nella prima, la finalità della produzione rimane in ogni caso quella di soddisfare i bisogni degli uomini e della comunità (anche il profitto è qui finalizzato, a soddisfare, almeno nel lungo periodo, i bisogni dell'imprenditore), nella seconda, la produzione perde completamente questo scopo ed è invece finalizzata unicamente all'accumulo di capitale finanziario, cioè alla costituzione di un potere sempre più incontrastato ed assoluto, totalmente fine a se stesso. In questa forma di economia, non solo la parte finanziaria non è di semplice servizio alla produzione, ma, essa diviene da strumento, qual'è pur sempre nell'economia tradizionale, il fine di tutto il sistema.

    Infine, non nego che il funzionamento che ho descritto (nella forma capovolta che assume nella società capitalistica) sia "malato" e sia proprio la radice del male che stiamo vivendo, ma è un grave errore pensare, per questo solo fatto che il potere espresso dal circuito finanziario sia allora meno temibile e meno reale, nel suo ordine di realtà. Il fatto è che tutta la civiltà moderna è simile ad una grossa bolla, e chi pensa che in questo contesto, il potere economico si basi su valori qualitativi della produzione, come quelli a cui fai rifermento, si fa delle grandi illusioni.

  • Anonimo

    Fondando il potere politico nella libera volontà degli uomini e non più nella natura delle cose e nella legge di Dio; consegnandolo ai capricci delle decisioni popolari, manipolate dalla volontà dei più abili; rifiutando, infine, di riconoscere la piena autonomia giuridica dei gruppi sociali, e riducendo la società a massa di individui impotenti di fronte allo Stato sovrano – la concezione rivoluzionaria del potere provocò l’assolutismo dello Stato, sotto il cui mostruoso del Leviatano oggi viviamo. Solo nei sentieri della Tradizione i popoli trovano il progresso politico e la vera libertà” m
    http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4971

  • Gazurmah

    Io non sono qualunquista..per Me non è:”lo stesso,tanto uno vale l’altro”.. Io li odio tutti,per Me sono uno peggio dell’altro..

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