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-o- Too late to die young -o-
26 novembre 2009

Shepard Fairey e i due volti della propaganda

The OBEY sticker attempts to stimulate curiosity and bring people to question both the sticker and their relationship with their surroundings.


Esistono immagini in grado di conquistare l’immaginario collettivo e di divenire dei “classici” sin dalla loro prima comparsa.
La celebre foto di Ernesto Che Guevara, ad esempio, che ancora oggi possiamo ritrovare appesa in milioni di muri o stampata sulle t-shirt, oppure la Marilyn di Andy Warhol, o la linguaccia dei Rolling Stones, e gli esempi sono numerosi.
Una di queste immagini, la più recente in ordine di tempo, è sicuramente il celebre poster realizzato nel 2008 per la campagna elettorale del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, frutto della creatività del giovane grafico ed artista Shepard Fairey.
Tale rappresentazione, oltre ad essere diventata il vero simbolo di tutta la campagna del presidente Obama, è stata imitata e parodiata innumerevoli volte, segno indiscutibile del grande impatto che ha avuto sul pubblico.
Shepard Fairey aveva realizzato tale immagine di sua iniziativa personale,  essendo egli un estimatore e sostenitore del candidato democratico, e in seguito i responsabili della campagna elettorale del futuro presidente decisero di utilizzare la sua idea su vasta scala.
L’aspetto realmente curioso dietro la storia di tale “immagine” è rappresentato dal background artistico di Fairey, e dalla “filosofia” che tali opere ha ispirato.
Fairey (che si firma Obey) sin dagli anni 90 ha portato avanti un progetto molto interessante: dopo aver studiato a lungo i manifesti della propaganda delle dittature e dei regimi del XX secolo, ha deciso di riprenderne i temi e l’iconografia mutandone però il significante.
Nei suoi manifesti troviamo ancora, ad esempio, il classico agente preposto all’ordine pubblico che ci sorride, ma invece  di rassicurarci sul fatto che ci “protegge”, il poliziotto di Farey ci rende noto che “ci romperà il culo”.


In un altro manifesto, lo Zio Sam, sempre sorridente, tiene in mano una serie di teschi, su cui appaiono i nomi di Democrazia, Diritti Umani, Pace, Giustizia, Privacy, Libertà Civili.


Le creazioni di Farey, in altre parole, riprendono le fondamenta della propaganda e le scardinano palesandone gli inganni; per mezzo della contrapposizione immagine/messaggio l’osservatore è costretto a riflettere su ciò che gli viene comunicato, e si raggiunge così un risultato esattamente opposto rispetto alla funzione dei manifesti propagandistici “reali”.
Ma nel momento in cui Shepard decide di realizzare un manifesto atto a sostenere una causa in cui crede, ecco che riutilizza tutte le sue nozioni sulla propaganda, e le mette in atto in maniera impeccabile; tutto questo dopo aver creato diverse opere che smascheravano quelle stesse tecniche.
E l’immagine del futuro presidente che prende così vita si dimostra davvero perfetta per il suo scopo, un esempio destinato a divenire punto di riferimento per tutti gli spin doktors delle prossime campagne.
Sembra quasi un capitolo tratto da 1984 di George Orwell –  libro per il quale, tra l’altro, Shepard ha disegnato una copertina – e precisamente il momento in cui Winston Smith si ritrova tra le mani il libro proibito scritto dal dissidente Goldstein, che spiega per filo e per segno le tecniche usate dal regime per soggiogare i cittadini.
Per poi scoprire, in seguito, che Goldstein non esisteva, e che quel libro era stato scritto dagli stessi uomini del regime.


Le immagini che compaiono nell’articolo sono opera di Shepard Fairey, pubblicate sul suo sito personale, obeygiant.com.

 

23 comments to Shepard Fairey e i due volti della propaganda

  • anonimo

     Mai visto uno zio Sam più satanico!

  • Santaruina

    Un manifesto davvero incisivo.
    E’ davvero curioso il modo in cui Fairey è riuscito a  passare da simili manifesti alla rappresentazione agiografica di Obama.

  • anonimo

     Evidenzia come e’ facile perdersi per strada…

    Zodiacus

  • anonimo

    Ciao Santa, riflettevo sulla potenza delle immagini…esse bypassano la nostra soglia razionale ed è come se certe figure e colori toccassero qualcosa dentro di noi facendoci sorgere determinate emozioni e quindi determinati pensieri… chi sa toccare i tasti giusti crea in noi determinati "suoni", ossia emozioni e pensieri. Il corto circuito si ha, come tu hai evidenziato, qualora si crei discordanza tra significato dell’immagine e il significante -come nell’immagine del poliziotto-.
    L’incoerenza crea la crisi e quindi la rimeditazione del complesso…e forse capiamo che è necessario rimanere  attenti.
    Anche tu ponendo queste problematiche crei incoerenza e quindi tutti ci fermiamo a riflettere e a diventare un pò più attenti…
    A presto

    Essenziale

  • anonimo

     Seguo con interesse i lavori Obey da quando casualmente su internet mi sono imbattuto in questa sua opera:

    http://obeygiant.com/prints/hostile-takeover-black



    Ulteriore ragione per credere che abbia guardato l’abisso troppo in profondità per poter tornare indietro.

  • anonimo

     Seguo con interesse i lavori Obey da quando casualmente su internet mi sono imbattuto in questa sua opera:

    http://obeygiant.com/prints/hostile-takeover-black



    Ulteriore ragione per credere che abbia guardato l’abisso troppo in profondità per poter tornare indietro.

  • Santaruina

    L’incoerenza crea la crisi e quindi la rimeditazione del complesso…e forse capiamo che è necessario rimanere  attenti.

    Infatti, e questo era il lavoro che faceva Shepard.
    Poi, forse, a forza di guardare l’abisso, è finita che anche l’abisso ha cominciato a guardare in lui.

    A presto

  • anonimo

     Seguo con interesse i lavori Obey da quando casualmente su internet mi sono imbattuto in questa sua opera:

    http://obeygiant.com/prints/hostile-takeover-black



    Ulteriore ragione per credere che abbia guardato l’abisso troppo in profondità per poter tornare indietro.

  • Chapucer

    la seconda immagine mi fa ricordare un film così violento che avrei preferito non averlo mai visto!
    arancia meccanica.

    hai ragione Santa, chi si abitua a guardare nell’abisso, rischia di venirne risucchiato.

    chère :-)

  • anonimo

     #7

    Non credere che Borghezio e la Lega Nord siano estranei e avversi a chi detiene il vero potere (è inutile credere che esista una politica buona e una cattiva e massonica: è tutto fumo negli occhi) ; è come per Shepard Fairey: si "fa finta" di denunciare meccanismi occulti ma intanto si diventa un importante leva di espansione degli stessi meccanismi, mascherando il tutto come "dissenso verso il sistema".

    Che Dio ci aiuti.

    Giovanni


  • anonimo

     Borghezio e la Lega Nord sono i plebei invitati al tavolo dei Signori che devono accontentarsi delle briciole…

    Zodiacus

  • anonimo

     Scusa Santa, ma tutto sto casino e nemmeno un commentino sullo stellone a cinque punte palesemente satanico – basta guardarci dentro – che capeggia nei "vecchi" manifesti? 

    O stai perdendo colpi o certe cose stanno diventando ovvie. Anche troppo.

    Un salutone

    Sick boy

  • Santaruina

    Davvero una bella scelta, tra Borghezio e Bilderberg :-)

    _________________________________

    Ola Sick Boy :-)

    la stella a cinque punte è presente in quasi tutti i "vecchi" manifesti di Shepard; un particolare che confermava ancora una volta il fatto che conoscesse bene quello che voleva criticare.

    A presto :-)

  • Santaruina

    Infatti quella copertina l’ha disegnata proprio Shepard:

    Shepard Fairey had been tapped by Led Zeppelin to design the cover for their latest greatest hits collection, Mothership 

    Tra le molte copertine che ha disegnato Farey c’è anche quella per l’album Zeitgeist degli Smashing Pumpkins

  • Santaruina

    Infatti quella copertina l’ha disegnata proprio Shepard:

    Shepard Fairey had been tapped by Led Zeppelin to design the cover for their latest greatest hits collection, Mothership 

    Tra le molte copertine che ha disegnato Farey c’è anche quella per l’album Zeitgeist degli Smashing Pumpkins

  • anonimo

    Il primo manifesto è spiccicato identico alla copertina dell’lp dei led zeppelin "mothership". Sono un po’ spaesato.

    Nicolò

  • Santaruina

    Infatti quella copertina l’ha disegnata proprio Shepard:

    Shepard Fairey had been tapped by Led Zeppelin to design the cover for their latest greatest hits collection, Mothership 

    Tra le molte copertine che ha disegnato Farey c’è anche quella per l’album Zeitgeist degli Smashing Pumpkins

  • anonimo

    Avevo trovato queste opere inquietanti e affascinanti.

    Me ne sono ricordato oggi quando, seguendo la traccia di un articolo intitolato ONORI A POL POT (!), mi sono imbattuto nelle straordinarie copertine de "IL BOLSCEVICO".

    http://www.pmli.it/index.htm

    Un caro saluto.

    AutminRic

  • anonimo

    Rettifica parziale, non sono le copertine sono dei manifesti "di lotta".

  • Santaruina

    Infatti, proprio da quella "estetica" parte l’ispirazione di Farey.

    A presto

  • CristianoCN12

    guardando l'immagine del neo presidente degli stati uniti mi è saltato all'occhio il fatto che sulla giacca vi sia il simbolo del sole che sorge, chiara rappresentazione di una nuova era di luce di luciferiana memoria.
    a questo punto mi viene da pensare che farey, semmai abbia mai parteggiato realmente per la fazione del bene, ora sia passato dall'altra parte appoggiando in tutto e per tutto l'altra realtà.
    la fortuna, per chi è abbastanza sensibile e a conoscenza del linguaggio dei simboli, è che gli accoliti del male, sopratutto quelli di un certo livello culturale, amano anzi sono morbosamente spinti ad usare ed ostentare i loro segni di riconoscimento in ogni opera da loro creata; permettendo così di smascherare le loro vere intenzioni. 

  • Santaruina

    Putroppo la maggioranza delle persone sottovaluta l'importanza del linguaggio dei simboli.
    In questo modo, un certo simbolismo può essere usato su larga scala nella convinzione che in pochissimi si soffermeranno ad interpretare il messaggio trasmesso.

    A presto

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