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-o- Too late to die young -o-
17 luglio 2008

Sociopatici - parte II

sono intorno a  noi, sorridono come noi.
ma non sono come noi.


Un approfondimento sul tema “psicologia e criminologia” tratto dallo studio di Robert Hare
Traduzione di Chiara Guarascio


E’ principalmente caratterizzata da qualcosa che non va nella coscienza del soggetto: o non ce l’ha o è piena di buchi come il formaggio svizzero o comunque il soggetto è in qualche modo in grado di neutralizzare completamente o negare qualsiasi senso di coscienza o di prospettiva riguardo al futuro.
I sociopatici si preoccupano solo di soddisfare i propri bisogni e desideri: egoismo ed egocentrismo all’estremo.
Qualsiasi altra cosa e qualsiasi altra persona vengono ridotte nella loro mente ad oggetti da usare per soddisfare i propri bisogni e desideri.
Spesso sono convinti di fare qualcosa di buono per la società, o almeno niente di così brutto.
[…]
Lykken (1995), […] distingue chiaramente tra il sociopatico (che diventa uno psicopatico a causa delle circostanze sociali) e un “vero” psicopatico (che è nato così).
Ad ogni modo, questo può solo descrivere il “sociopatico comune”, in quanto ce ne sono almeno 4 sottotipi diversi: comune, alienato, aggressivo e dissociale.
Il comune è caratterizzato soprattutto dalla mancanza di coscienza; l’alienato dalla sua incapacità ad amare o essere amato; l’aggressivo da una costante vena sadica; e il dissociale dalla capacità di conformarsi alle regole di una gang, a patto che siano sbagliate.

Alcuni tratti comuni del sociopatico includono:

– Egocentrismo
– Insensibilità
– Impulsività
– Carenza di coscienza
– Sessualità esagerata
– Vanagloria eccessiva
– Assunzione di rischi
– Incapacità di resistere alle tentazioni
– Antagonismo
– Attitudine di deprecazione nei confronti del sesso opposto
– Carenza di interesse a legarsi a un compagno


si veda anche Ponerologia – la scienza del male.

15 comments to Sociopatici – parte II

  • messier

    Non so, in qualche modo queste definizioni mi sembrano lacunose, non penetranti. Come si forma e da dove proviene, innanzitutto, un cosiddetto sociopatico ?

  • Santaruina

    continua :-)

  • messier

    scusa, me l’aspettavo che il link… del resto -scusami- ma per me è arrivato il momento di invocare l’origine delle cose, il “quadro di unione”

  • arcangelica

    dalla serie: siamo circondati da una marea di gente folle! abbiamo scoperto l’acqua calda………..

  • Airel81

    diffido molto delle etichette, nn le amo e le trovo riduttive. Un sociopatico potrebbe essere un pericolo individuo per alcuni, un angelo per altri.

    Siamo sinceri, leggendo i tratti comuni del sociopatico, mi sembrava di leggere la carta d’identità del uomo post-moderno… una società di sociopatici, dunque?

    Un caro saluto

  • Santaruina

    forse non sono una marea, ma sono ben piazzati.

    Nel prossimo articolo cercherò di chiarire il senso di questa premessa.

    Blessed be

  • Wolfghost

    Ho letto post e commenti. E’ vero che apparentemente sembra una generalizzazione, una catalogazione che sminuisce le persone e che in qualche modo tanti, che si ritengono normali, ci si possono ritrovare almeno un poco e dunque storcere il naso. Ma quando si parla di psicologia, della mente umana, questo e’ sempre inevitabile. La mente umana non e’ quantificabile, non e’ “un male” che si puo’ operare, asportare. Li’ dentro e’ tutto… sfumato, i vari tratti della personalita’ si confondono, si compenetrano uno con l’altro. Questo non vuol dire che chi si riconosce vagamente in qualche tratto di una descrizione patologica “da manuale”, vuol dire che e’ affetto della malattia della quale si parla. Ci sono dei confini, per quanto labili, tra un tratto magari negativo ma “normale”, e tra uno che e’ sfociato nella patologia. Non si puo’ buttare tutto a mare perche’ “cosi’ si indica tutti e si cataloga chiunque”. Questi lavori servono da traccia, nessuno penso li prenda per oro colato, nessuno usa la calcolatrice per stabilire se una persona ha problemi psicologi seri o meno. Lo stesso Jung, che aveva collaborato alla stesura dei “tipi psicologici”, ammoniva sul fatto che questi dovessero essere considerati solo tracce – magari utili, ma lungi dall’essere sufficienti – e a non dimenticare l’individualita’ di ogni singolo caso.

    La depressione ad esempio e’ una malattia seria, circostanziata, ma oggi il termine e’ ampiamente abusato: uno si sente un po’ giu’, magari perche’ si e’ “alzato dal lato sbagliato del letto”, e dice che e’ “depresso”. Il fatto che non lo sia, pur riconoscendo in lui qualche tratto del depresso, non significa che non esistano depressi e la depressione!

    Una persona a me purtroppo vicina ha certamente un problema molto serio che puo’ ricadere nella descrizione riportata nel post. Guardate… mi e’ evidente che c’e’ gente che ci si puo’ riconoscere, magari per qualche singolo tratto qua e la, e prendersela perche’ “ah, ma io non sono mica un sociopatico!”, ma chi ha a che fare con persone davvero disturbate, sa bene la differenza tra il “riconoscersi in qualche tratto” e la vera patologia.

    Vediamo la dipendenza affettiva: in quasi tutti i rapporti c’e’ un po’ di dipendenza, e’ quasi inevitabile, ma non per questo ci si deve mettere sotto cura e incriminare il rapporto! Ben diverso pero’ e’ il caso di quando tale dipendenza sfocia nella patologia, ovvero in uno stato tale da pregiudicare veramente l’intera vita.

    E’ facile dire “sono tutte cazzate!”; chi la pensa cosi’… si faccia un giro in qualche ospedale psichiatrico… poi ne riparliamo.

  • Santaruina

    Quanto dici mi trova d’accordo.

    Questo post è solo una premessa ad una riflessione più ampia, che scriverò al più presto.

    A presto.

  • Vautrin

    Eppure l’identikit mi fa subito pensare a una perona in particolare…

  • Santaruina

    sono intorno a noi, sono pochi, ma si fanno valere…

  • 6by9add6add9

    Ciao Santaruina

    molto interessante questo post., ho guardato presso una Tv satellitare un documentario sugli effetti devastanti mentali che ha un soldato e lo si puo’ benissimo rapportare anche ad un persona civile., che procura la guerra.,

    la pazzia.

    Era sulla seconda guerra mondiale., c’erano questi ex-soldati., tutti ragazzi giovani., che camminando tremavano tutti., un tremore davvero incontrollabile., ed era il sintomo della paura che non li ha piu’ lasciati., ragazzi giovani., belli., poi hanno fatto vedere un’uomo che quando gli mettevano sotto il naso un capello che usavano i gerarchi o una divisa., si nascondeva come un bambino impaurito., tra il dirtelo e vederlo manifestato e’ diverso.,

    mi ha fatto un’impressione quel documentario., ma io sono femmina e del tutto impressionabile.

  • Santaruina

    Per la stragrande maggioranza delle persone la guerra non ha nulla a che fare con i loro “naturali istinti”.

    Proprio per questo per la maggioranza dei soldati l’esperienza di guerra conduce alla pazzia.

    Penso che vi sia molto da riflettere, siamo stati cresciuti con l’idea che gli esseri umani finiscano inevitabilmente per farsi la guerra tra loro.

    Non è così, per nulla.

    Blessed be

  • anonimo

    II guerra del golfo

    tra il 20/3/2003 e il 24/3/2008 sono morti 4000 soldati USA; tra i reduci, solo nel 2005, se ne sono suicidati 6256.

    Credo non servano commenti.

  • Santaruina

    Infatti.

    La maggioranza dei reduci è incapace di riprendere una vita “normale”,e il tasso di suicidi tra loro è spropositato.

    Le esperienze di guerra provocano una insanità mentale permanente.

  • anonimo

    come può un sociopatico provare le vostre stesse sensazioni? è un sociopatico può essee di tre tipi contemporaneamente?

    non siamo cattivi con i buoni

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