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-o- Too late to die young -o-
29 maggio 2008

Una partita


Ho giocato a calcio per 18 anni, tra campionati giovanili, campionati locali, ed infine calcio a cinque; giocavo in porta, e nonostante un’altezza non considerevole me la sono sempre cavata abbastanza bene.
Questa breve ed interessante premessa serve solamente ad introdurre il sogno che ho fatto la notte scorsa, uno di quei sogni che si ricordano al risveglio, e accompagnano il resto della giornata.
Si disputava una partita in notturna, io avevo preso il mio posto tra i pali e sentivo che la vittoria era alla portata della nostra squadra.
Dopo pochi minuti un avversario tenta un tiro da lontano, ben calibrato ma prevedibile; uno di quei tiri che fanno fare bella figura ai portieri, che hanno tutto il tempo per preparare l’intervento ed esibirsi in un tuffo sicuro, una parata plastica, come amano definirla i cronisti specializzati.
Ma accade che nel momento di lanciarmi ed intercettare il pallone sento che non riesco a staccarmi da terra.
Tento la parata ma non riesco a darmi lo slancio, come se fossi ancorato: tocco la palla ma non quanto basta per deviarla, ed anche la palla è incredibilmente pesante, e finisce in rete.
I compagni mi guardano increduli, ma subito dopo vedo nei loro sguardi un’espressione di sostegno.
“Può succedere, adesso rimontiamo”.
Nel calcio l’errore del singolo si ripercuote su tutta la squadra, ogni portiere lo sa bene.
E questo rende ogni errore dieci volte più difficile da accettare; una distrazione può vanificare tutto l’impegno dei propri compagni: non si gioca solo per se stessi.
Nel sogno, la stessa situazione si ripete nell’azione successiva: un altro tiro deciso ma intercettabile, e la stessa pesantezza delle gambe poco prima sperimentata.
Ancora non riesco a staccarmi da terra, ancora tocco la palla, ancora una volta non quanto basta.
E poi succede di nuovo: la partita è persa.

Anni fa concedevo molta importanza ai sogni, cercando di interpretare il loro simbolismo.
A volte il loro significato risultava palese, finanche scontato; altre volte la loro decifrazione era invece più complessa.
In questo caso il messaggio del sogno è immediato, ed il simbolismo elementare.
Il giocare una partita ovviamente è allegoria degli sforzi del vivere quotidiano, ed il far parte di una squadra ricorda come in questo vivere nessuno sia un’isola, e che le scelte che facciamo, i nostri errori, coinvolgono anche le persone che ci stanno vicine, i nostri compagni di gioco.
La consapevolezza di questo fatto può caricarci di responsabilità che vanno oltre la paura di un successo o insuccesso personale.

E in quel portiere penso che ci sia tutto il mio personaggio, in questa recita.
L’orgoglio di fare parte di una squadra, la voglia di giocare, la consapevolezza dei propri mezzi.
Ma anche la paura di sbagliare, il peso della responsabilità di un errore di fronte ai compagni.
E l’errore che arriva, più volte, con l’impossibilità di compiere un gesto che si sa alla propria portata, senza comprendere da dove provenga quella forza che tiene ancorati a terra, e non permette un semplice volo.

27 comments to Una partita

  • Asno

    Bel sogno. E belle le implicazioni che ne hai tratto.

    L’immagine della squadra, benché validissima ad esprimere una piccola collettività, la rapporto

    spesso anche all’individualità del singolo. Ognuno di noi comprende un portiere, un capitano e così

    via. Quante volte ci siamo trovati un una situazione davanti alla quale eravamo divisi, combattuti tra

    il “lo faccio o non lo faccio?” o tra il “parlo o sto zitto?”, ovvero tra – per restare nella metafora

    calcistica – tirare o passar la palla al compagno meglio piazzato?

    E quante volte ci siamo presi a calci in culo per aver voluto tentare il dribbling esaltante, finendo

    coll’incespicare? Oppure quante volte l’occhio ci si è posato, contro la nostra volontà (debole,

    evidentemente), laddove non avrebbe dovuto posarsi? E così, per lo sbaglio di un solo componente la

    nostra squadra interiore, paga l’intera squadra.

    P.S. Ti ci vedo bene, in porta. Misurato, sempre attento, non esibizionista.

  • messier

    In questi giorni è come se fossi io quel portiere, solo che non vedo neanche arrivare la palla in rete. (…) In ogni caso; i sogni sono una materia prima fondamentale, però negli ultimi anni ho capito quanto i Segni si dispieghino tanto più e tanto meglio nella vita “reale”…

  • Santaruina

    Asno, la tua lettura è più “profonda” della mia, ed indubbiamente c’è del vero.

    Decisamente, anche in noi vi sono molti giocatori, e un bravo allenatore dovrebbe essere in grado di trarre il meglio da ognuno, sempre e solo a beneficio della squadra.

    Ciao Messier,

    sogni e segni.

    E noi poco ne cogliamo.

    A presto.

  • Airel81

    odio il calcio. da ragazzo mio padre obbligò me e mio fratello ad iscriverci alla squadra locale… un dramma senza fine… mio fratello dopo tre partite era diventato l’eroe ed io la schiappa sempre in panchina bersaglio di frecciatine varie negli spogliatoi… maledetti. Mai più, mi son detto. ieri come oggi reagisco male alle critiche… bel sogno il tuo, ricco di spunti, la cui chiave dev’essere cercata solo in te stesso ;)

    Cosa cerchi di dirti, Carlo?

  • rrrrr

    questo post lo farò leggere a mio figlio prima della finale del torneo esordienti, così gli viene un’ansia a tremila e appende i guantini al chiodo. r.

  • Asno

    Essendo stato una schiappa anch’io, non nel senso che ora non lo sia più, ma nel senso che gli anni mi hanno sollevato dall’incarico [di schiappa], mi sento autorizzato a dire qualcosa al buon Airel (#4).

    Il bello dell’aldilà [dello specchio] è che tutto vi appare rovesciato. Gli ultimi di qui sono i primi di lì, la lucertola di quaggiù è il drago di lassù e, ovviamente, viceversa. Capisci dove voglio arrivare.

    Tu ed io saremo due fuoriclasse, mentre il povero Carlo (che se l’è “sempre cavata abbastanza bene”) sarà un portiere-colabrodo. Ma sempre in Paradiso, s’intende.

  • Vautrin

    I sogni hanno molto da dirci e molto da farci riflettere.

    A proposito di metafore sportive… nella blogosfera i giocatori di buon livello sono rari, di campioni ce ne sono ancora meno; forse anche perché non ci sono squadre ma solo iniziative individualistiche.

    Non è una critica al mondo dei blog, è solamente una constatazione.

    A presto

  • Santaruina

    Ciao vautrin

    il blog per antonomasia è il luogo dei solisti, a volte troppo affezionati ai propri colpi.

    Qui il gioco di squadra, anche se non impossibile, è difficile da realizzare.

    A presto

    Airel, non dovremmo mai essere obbligati a seguire passioni che non sono le nostre…

    Sul cosa cerco, forse si tratta solo di capire l’origine di quella forza che non permette di compiere i gesti che si sanno alla nostra portata.

    E porvi rimedio.

    Come se fosse facile…

    Asno: io allora sarò un ottimo musicista, nell’aldilà dello specchio :-)

    R. : tuo figlio ha tutto il mio supporto, spero che i guanti da portiere li usi a lungo :-)

    A presto

  • sadlandscape

    Ciao! Grazie per esser passata da me, è molto curioso il tuo commento!

    Questo post è davvero interessante…tutto sta nella polisemia dei sogni..secondo me..

    Un caro saluto

    Giacomo

  • iNessuno

    Molto bello il sogno e anche la tua interpretazione.

    Mi ha colpita molto anche l’intervento di Asno;-)

    un saluto

    angela

  • anonimo

    Qui ci vuole una bella Guinness…. :-)

    _gaia_

  • arcangelica

    ti racconto di un sogno-incubo che vivevo quato ero giovanissima.

    sognavo di entrare in una fessura posta sopra il forno a pietra dove mia mamma cuoceva il pane. questo buco fungeva da ripostiglio, ed io lo consideravo un rifugio tranquillo. ad un certo punto io ero diventata troppo grande ed impossibilitata ad accedervi, sudavo sette camice ogni qual volta avevo questo sogno. mi sono posta dubbio su ciò che volesse significare, mi sono data mille interpretazioni, ma sarei curiosa di sapere che interpretazione tu daresti?

    il tuo sogno io lo interpreto così: la partita è la vita, e tu ultimamente hai incassato dei gol che mettono in repentaglio la vittoria.

    il mio dubbio: non è che nella squadra hai arruolato qualch’uno succhia energia?

    Ciao Santaruina ogni bene

  • 6by9add6add9

    :) i sogni., che bel dono il poter sognare., pensa a questo miracolo davvero che Dio(swt) ci ha dato., la cosa interessante e’ che alcuni si fanno carico del quotidiano., non so., tipo quel che ti succede durante il giorno si riperquote quando sogni., altri sono ricordi lontani., altri ancora pura fantasia della nostra mente che mai dorme.., vi sono altri sogni invece che vengono per cosi dire manipolati dall’esterno.., dei veri e propri messaggi., il tuo lo interpreterei cosi: la partita’ e’ la tua vita ( passata – presente – futura inshallah ) la palla e’ la meta finale alla quale tu stesso miri di arrivare ma che trovi o almeno pensi sia difficile da raggiungere., la pesantezza e’ la fatica che ci stai mettendo e la paura che hai di non farcela a raggiungere la meta., l’incoraggiamento., il sostegno che trovi attorno e’ la consapevolezza che non sei solo e che ce la puoi fare ce la devi fare .. e ancora l’azione e la partita persa e’ la tua paura., tu hai paura., paura non di questa vita ma dell’altra., non sai se quello che ti attende e’ quello che speri.

    come disse ET – Io sono sempre qua.,

    non aver paura., prova a giocare ancora., (questo lo aggiungo io)

    Sono convinta che non hai bisogno di ulteriori spiegazioni.

    ma come sai io sono di parte. non fidarti. :P

    con stima.

    Fatma.

  • Santaruina

    Fatma

    benritrovata:-)

    mi piace la tua versione.

    Forse la mia paura più grande è per quello che succede quaggiù.

    Per l’altra parte dello specchio, come dice Asno, confido nella Sua comprensione.

    A presto

    Arcangelica

    come hai intuito il tuo sogno riprende il desiderio del ritorno all’origine, il luogo delle certezze che si abbandona via via crescendo.

    Le sicurezze dell’infanzia, il senso di protezione che si ha da bambini, e che si perde con la conquista dell’indipendenza.

    Almeno, a me ha evocato questa idea.

    Per quanto riguarda i gol incassati, sono tanti, senza dubbio.

    Un caro saluto a te.

    _gaia_ : Guinness e piadina, sì, possono essere molto utili.. :-)

    Angela, un saluto anche a te.

    A presto

  • padella

    Curioso.

    La partita di calcio fa parte anche del mio immaginario onirico.

    Molte volte.

    Con significati diversi. Ma a proposito del concetto di squadra ti racconterò due miei sogni legati alla partita di calcio.

    Anni 80, realtà fisica: partite di calcio fra ragazzi diciottenni.

    Uno di loro spesso gioca con la mia squadra come centravanti: buon controllo, buona tecnica, buon tiro, un po’ statico. Non lo conosco bene. Non mi sta nemmeno particolarmente simpatico. Lo chiamerò con un nome di fantasia: Zaira.

    Dopo le partite dei primi anni 80, nell’85 circa perdo completamente di vista Zaira.

    Anno 1997, realtà onirica: una partita di calcio, passo al centravanti che fa gol.

    Due giorni dopo, realtà fisica: mi viene presentata una persona sul lavoro, per un progetto. Dove l’ho visto … accidenti io l’ho già visto … ma certo tu sei Zaira! Vacca, ma io ti ho sognato due notti fa (ma questo non gliel’ho mai detto)!

    Zaira e il sottoscritto lavorano fianco a fianco fino al 1999 in perfetta sintonia, in squadra.

    Anno 2006, realtà fisica: nuova squadra, nuovo progetto; mah, chissà di chi posso fidarmi e chi invece tirerà a mettermela in quel posto.

    Due giorni dopo, realtà onirica: partita di calcio. Luigi è nella mia squadra.

    I giorni seguenti: non ho dubbi, come di Zaira potrò fidarmi anche di Luigi.

    Sei mesi dopo: meno male che c’era Luigi in squadra, almeno in quell’inferno di progetto avevo qualcuno con cui lavorare e di cui fidarmi.

    Padella

  • padella

    Posso azzardare una interpretazione del tuo sogno: ti manca energia, forza fisica, voglia di fare, creatività, capacità di identificare il problema e la soluzione … o roba del genere.

    Mi ricorda uno dei miei sogni in cui cerco di correre ma non ci riesco. Cerco di camminare, ma non mi si muovono le gambe … e via dicendo.

    Padella

  • Santaruina

    Coincidenze davvero significative, quelle di cui parli, caro Padella.

    e penso che davvero certe volti si intersechino nell’esperienza onirica realtà non ancora del tutto note.

    Per quanto riguarda la tua interpretazione sul sogno del portiere

    ti manca energia, forza fisica, voglia di fare, creatività, capacità di identificare il problema e la soluzione … o roba del genere.

    beh.. hai detto niente.. :-)

    scherzi a parte, potrebbe esserci del vero.

    A presto

  • qualquna

    ..continua a fare il buon giocatore,

    è vincerai la partita della tua vita :-)

    molto bello e profondo post!

    un caro saluto e

    una serena fine settimana!

  • chirieleison

    E’ importante saper leggere tra le pieghe dei sogni perchè essi contengono l’intima essenza di noi e della nostra vita.

    Ma non sempre sono di facile decifrazione, come hai ben detto, anzi il più delle volte ci sembrano talmente assurdi che ci chiediamo da dove li abbiamo tirato fuori.

    Eppure il nostro io profondo attraverso i sogni ci lancia dei messaggi, dei segnali, che dovremmo allenarci ad analizzare per capire meglio noi stessi :-))

  • Santaruina

    ciao qualquna, buon fine settimana anche a te :-)

    Chirieleison, un tempo come ho detto dedicavo molto tempo nel tentare di interpretare i sogni.

    Ho anche scoperto che i sogni possono anche essere “chiamati”, nel senso di “evocati”.

    Chissà quale parte di noi ci parla attraverso essi.

    Blessed be

  • anonimo

    Bob Marley giocava a pallone…i miei amici kanak che adorano il raggae prendono il pallone come un rito, ma insieme ai maori amano molto anche il rugby e prima della partita dicono parole ancestrali che si perdono nella notte dei tempi;

    Kamate kamate ka ora ka ora. Ka mate ka mate ka ora ka ora tenei te tangata Puhuruhuru nana I tiki mai whakawiti te ra.

    E’ la morte é la morte é la vita é la vita, é la morte é la morte é la vita é la vita. Ecco l’uomo al di sopra di me, che mi da la forza di vivere….ciao! jam

  • Santaruina

    vi si può leggere un profondo simbolismo.

    Penso che nei giochi di squadra sopravvivano, in qualche modo, rappresentazione di miti molto antichi.

    In qualche modo.

    A presto :-)

  • umargamal

    Cari amici,

    finalmente si mettono in campo le vere cose importanti della vita.

    Il calcio e il sogno.

    Premetto di condividere, guarda caso, l’idea espressa da Guénon (questa sì che potrebbe esser simile ad una sua personale opinione o ad un giudizio)

    riguardo lo sport in genere

    e cioè che ad esso venga attribuita un’importanza che non dovrebbe avere ma che, grazie alla sua filiazione essenzialmente britannica, non solo ha ma sempre di più avrà (per quanto in tempo).

    Credo che fra le pieghe dello sport (e il calcio è il capo assoluto dello sport, su questo non ammetto discussioni;-) si nasconda oggigiorno qualche simulacro di tradizione, che in mancanza di quella vera ne rimpiazza le funzioni.

    Lo spirito di squadra dei giocatori, una certa qual gerarchia nello schierare la formazione tipo,

    il tifo organizzato con i cori, le trasferte, le rivalità, insomma per farla breve, qualcosa di “medievale” parrebbe esserci ancora.

    Certo che anche il calcio è cambiato in peggio negli ultimi decenni,

    un amico, malato/appassionato più di me, ha notato che il primo gradino di questo cambiamento è stato la comparsa sulle maglie del logo dello sponsor.

    Poi via via tutto il resto fino ad arrivare a sky.

    Sto aspettando il momento in cui anche le bandierine del calcio d’angolo saranno marchiate assieme ai pali delle porte.

    Dico questo sebbene tifi per l’unica squadra che ha vie e piazze a lei intitolate e che si definisce “grande” con la g maiuscola.

    Una squadra con qualche caratteristica mistica insomma,

    i cui tifosi vengono puntualmente puniti da Dio per via di un’evidente associazionismo,

    adorano infatti il Toro come se fosse una specie di dio greco

    (che ovviamente Zeus sconfigge puntualmente in quasi ogni battaglia).

    Devo dire che qualche ragione i tifosi ce l’hanno.

    Stando fra di essi confesso di aver visto diverse centinaia di partite

    in cui gli episodi che il fato sfavorevole ha fischiato

    (il fato in questo caso è rappresentato da quei cornuti di arbitri gobbi e corrotti;-)

    ai danni del Torino sono enormemente superiori

    agli episodi che sani sportivi

    (i pochi arbitri non corrotti)

    hanno giustamente interpretato senza favorire nessuno fra i contendenti e lasciando prevalere la neutralità.

    Direte che son tifoso.

    Non è vero, tengo per il Torino questo è vero (ma non è colpa mia se esiste l’Avversario;-).

    Per quanto riguarda il sogno, caro Carlo, ho poco da dire: esso è un prodotto dalla nostra anima.

    Lo stato di sogno è sottile, psichico.

    Ad ognuno capita di sognare cose che per via del ricordo che ne resta diventano poi bellissime o bruttissime, mentre si stanno sognando semplicemente sono, esistono, sono parte di noi senza nessuna interpretazione.

    Quando si becca un gol alla fin fine ti incazzi e basta.

    A proposito: ma abbiamo perso tre a zero o qualche pera l’abbiamo fatta pure noi?

    Il sonno, quello profondo, è spirituale, infatti siamo come morti, fosse per “noi” chissà quando ci sveglieremmo da esso, forse mai.

    Cari saluti

  • Santaruina

    Che belle riflessioni le tue, caro Umar :-)

    Anche io ho sempre intravisto nel calcio una reminiscenza del rito, un qualcosa che si si ritrova specialmente quando vi si dedica con passione da bambini.

    Lo spirito di squadra autentico, il soccorrere un compagno, a volte faticare per un qualcosa che qualcun altro porterà a termine.

    Ovviamente si tratta di un altro calcio rispetto a quello ormai “professionistico”, anche se durante il gioco, questi antichi fattori ancora si palesano.

    Un caro saluto a te :-)

    p.s.: la partita nel sogno è stata persa per 3 reti a 2, il che significa che senza i miei errori si sarebbe portata a casa una comoda vittoria..

  • umargamal

    La cosa buona che resta ancora oggi nel calcio è la possibilità di far una vita relativamente sana, per via del necessario allenamento, e relativamente sociale, per via del fatto che una squadra ha bisogno di una compattezza, di una strategia da mettere in atto.

    A qualsiasi livello sia praticato.

    Sia chi gioca nei pulcini che in serie a deve saper in certo qual modo disciplinare i propri mezzi, almeno quelli fisici.

    Quel che mi da fastidio,

    oltre allo show business dei pro,

    è la smania dei genitori che vogliono i figli campioni e sempre titolari anche da dilettanti, atteggiamento che sta alla base di una rovina facilmente pronosticabile.

    C’è anche da dire che il cosiddetto gotha dell’intellighentzia non ama giocare a calcio e se ne serve per altri scopi che non quelli sportivi

    favorendo la crescita di mare di peone che litigano fra loro per conquistarsi appunto un posto di giocoliere alla ridicola corte di questi falsi re.

    Alcune eccezioni, per quanto concesse dal “sistema”,

    sono costituite da squadre come Atalanta, tu che sei dei paraggi lo saprai bene, il Como e il Torino di qualche anno fa e altre squadre poco “commerciali”, in cui il giovane viene in un certo qual modo “educato” a diventar una persona dignitosa oltrechè buon calciatore.

    Tornando alla nostra partita, sono un’ala sinistra che da qualche anno ha attaccato le scarpe al chiodo

    (per risparmiare sui chiodi le ho attaccate a quello fisso che ho in testa), nel caso che in sogno ti capitasse il match di ritorno, fammi entrare, magari un golletto lo faccio.

    Poi non starei a farmi troppe colpe, tieni buono che abbiamo un attacco che segna… mica si fan senpre tre errori a partita, sarebbe bastato evitarne uno e già non si perdeva, concedendone uno solo addirittura avremmo vinto.

    Ciao

  • Asno

    Di spade e di coltelli,

    d’asini e di cammelli.

    Sa[nta] binirica.

  • Santaruina

    Concordo ancora una volta con te, caro Umar.

    I ricordi più belli che mi restano del calcio risalgono alle partite giocate in strada, per puro divertimento e passione.

    I miei amici più vecchi li ho realmente conosciuti allora, perchè nel gioco emerge quello ogni persona si porta dentro realmente.

    Purtroppo la tendenza che descrivi è sempre più evidente, sempre più spesso persino nelle categorie minori e giovanili ruota attorno ai ragazzi che vorrebbero solamente giocare tutto un mondo di piccoli “presidenti-dirigenti” che giocano a fare i presidenti quelli veri, in un panorama grottesco.

    e da quello che vedo i bambini per strada non giocano più.

    A presto :-)

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