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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
18 febbraio 2012

Grecia: un esame di coscienza

Risulta ormai inutile ribadire come la situazione in Grecia si sia fatta ormai critica, e di come la corsa verso il burrone intrapresa dalla nazione ellenica non possa essere fermata.
Il fallimento della Grecia risale a due anni fa, ed in questo arco di tempo si è semplicemente evitato di prendere atto della evidenza.
Ancora ci si domanda come tutto questo sia potuto succedere, e quali siano state le circostanze che hanno condotto fino a questo punto una intera nazione.
Trovare una risposta potrebbe essere utile, non tanto per stanare dei “colpevoli” e consegnarli alla pubblica rabbia, quanto piuttosto per riflettere sul modo in cui un popolo abbia accettato di farsi sedurre ed ingannare da dei falsi miti, e di come siano state le persone stesse a scegliere di salire su di un treno che conduceva dritto al baratro.

Così, in questi giorni le analisi sulla situazione greca si sprecano.
Gli economisti sottolineano come per anni i governi greci abbiano taroccato i conti, di come sia stato azzardato accettare nella grande famiglia dell’euro una nazione che non dava le adeguate garanzie a livello economico, del modo irresponsabile in cui i fondi pubblici siano stati gestiti.
Da un altro punto di vista, si pone l”attenzione sull’operato criminale delle banche che in gran parte ora detengono il debito della nazione, del come il loro agire da “strozzini” abbia messo in ginocchio l’intero apparato economico dello stato.
C’è del vero in tutto questo.
Ma le origini della situazione attuale vanno ricercate indietro nel tempo, e quello che ora accade era del tutto prevedibile.
Ancora tre anni fa, quando la crisi appariva incombente, si tendeva ad osservarla da lontano quasi fosse un uragano che in qualche modo avrebbe evitato di investire il proprio giardino, come fosse un problema che riguardava altri.
I turchi erano accampati fuori dalle mura della città, ma nessuno voleva sporgere il capo, e nelle piazze e nelle agorà la vita continuava come sempre.
Il mare era bello come sempre, e sempre c’era il sole.
Ora l’esercito nemico ha sfondato le mura, ed ovunque regna il panico.
Come se gli invasori fossero spuntati dal nulla.

Le televisioni di tutto il mondo mostrano ora le immagini di migliaia di manifestanti che esprimono la loro rabbia, di scioperi a catena e di accese proteste generali.
Una rabbia confusa, che ha come bersaglio quell’idra chiamata troika, ovvero i rappresentanti dell’Unione europea, della BCE e del Fondo Monetario Internazionale, gli organismi che dettano le regole di austerità a cui la popolazione si deve sottoporre, pena il fallimento e la catastrofe.
Tagli agli stipendi, licenziamenti, aumenti indiscriminati di tutti i generi, nuove ed esose tasse.
L’immagine che appare all’estero è quella di un popolo che si ribella a tutte queste gravose imposizioni, ma la realtà profonda è diversa.
Coloro che protestano, coloro che scendono in piazza, rappresentano una minoranza.
Si tratta principalmente di persone che non hanno più nulla da perdere: disoccupati, studenti senza un futuro, genitori che non riescono più a mantenere le proprie famiglie.
Per il resto della popolazione greca, la stragrande maggioranza, il sentimento di rabbia e frustrazione è surclassato da un’altra sensazione: la paura.
E’ la paura che domina l’atmosfera della nazione.
E per quanto le imposizioni della troica siano devastanti, finiranno per essere accettate, perché il terrore di perdere anche quel poco che si ha sovrasta tutto il resto.
E non ci sarà nessuna rivoluzione, nessun moto popolare contro i governanti.
Perché solo chi ha già perso tutto è disposto a rischiare fino in fondo, mentre chi ancora ha qualcosa da perdere accetta ogni imposizione nella speranza di mantenere anche quel poco.
Come si arrivati, quindi, fino a questo punto?

Le cause di tutto questo da sempre apparivano chiare
, ma ancora la grande maggioranza delle persone cerca i colpevoli in una unica direzione, dimenticandosi di guardarsi dentro, innanzitutto, e di riflettere sui propri errori, prima che sugli inganni degli altri.
Perché l’inganno ci fu, così come ci furono coloro che vollero essere ingannati, e per decenni in questa illusione si adagiarono.
Furono in pochissimi che si chiesero da dove provenissero tutti quei soldi che all’improvviso fecero di una delle nazioni più povere dell’occidente una sorta di paradiso per la bella vita.
Le macchine comprate a rate, le vacanze pagate a rate, i mutui concessi come caramelle ai bambini.
E tutti a sognare un posto da statale, con tredicesima e quattordicesima, con stipendi superiori persino a quelli della vicina Italia.
Nessuno che si domandasse quanti di quei posti fossero effettivamente necessari, e come poteva una intera nazione impiegare la maggioranza della sua forza lavoro nel settore dei “servizi”, quando da nessuna parte si vedeva alcuno sviluppo del settore produttivo.
Tutti sembravano occupati a gestire una ricchezza che si materializzava dal nulla: prestiti della BCE, sussidi della comunità europea, fondi speciali per lo “sviluppo”.
Soldi dal nulla, e c’era solo da “gestirli”.

Adesso è calato il panico, e la situazione di innumerevoli famiglie è realmente tragica.
E non è più, adesso, questione di stanare i “colpevoli”.
La tragedia non potrà essere evitata, l’ultimo atto è già stato scritto.
Se c’è una cosa da fare è concentrarsi per attraversare la tempesta nel meno peggiore dei modi, e sopratutto riflettere su quello che è stato fatto, sul modo in cui un popolo intero si sia fatto sedurre e conquistare da un falso benessere senza basi.
Occorrerà riscoprire una antica verità, che le generazioni passate conoscevano molto bene, una verità che è stata del tutto dimenticata negli ultimi anni: non esiste “ricchezza” che giunga dal cielo senza fatica.
E, sopratutto, occorrerà domandarsi se davvero ne è valsa la pena di cedere parte della propria anima in cambio di una illusoria felicità comprata a rate.

38 comments to Grecia: un esame di coscienza

  • Non volevo, a dire il vero, più scrivere niente a proposito della Grecia.
    Perchè ne ho parlato motlo in passato, quando tutto questo doveva ancora arrivare, e perchè ora parlarne significherebbe solo fare un resoconto delle macerie.

    Le cose che ho scritto in questo articolo le ho ripetute più volte, e forse davvero non vi è nulla di nuovo in queste parole rispetto ai post scritti in passato.

    Ma stavo leggendo un articolo sul blog “i lupi di einstein”, dove un ragazzo greco descriveva la situazione attorno a lui, ed ho sentito a mia volta il bisogno di ribadire per l’ennesima volta delle considerazioni che continuo a non vedere scritte.

    La lettera in questione è molto toccante, e molto sentita.
    Quello che nella sua analisi mancava è proprio “l’esame di coscienza”, un passao necessario per poter un domani ricominciare senza ripetere gli stessi errori.

    Per fare un semplice esempio, ad un passo di quella lettera, il ragazzo greco parla di una sua zia che aveva fatto un muto, un mutuo che non può più permetteresi di pagare, dal momento che il suo stipendio è stato dimezzato:

    Ieri sono stato da mia zia. Il 2002 ha presso un mutuo per comprare una casa, il suo stipendio era di circa 1800 euro, lavora al ministero dell’economia da 25 anni circa, adesso prende 900

    1800 euro, lavorava al ministero dell’economia..
    la Grecia è piena di queste “zie” e zii, con stipendi che negli ultimi anni avevano raggiunto livelli di molto superiori a quelli europei nel settore “pubblico”, posti che si moltiplicavano di anno in anno..
    E raggiungere quei posti era un vanto.

    Una volta sulla sedia nessuno si chiedeva come faceva una nazione come la grecia, con una economia come quella greca, ad elargire 1500, 1800, 2000 euro per un posto del genere, così comodo.
    Ed una volta seduti, nessuno si domandava se davvero quel bengodi poteva durare per sempre.

  • Secondo me queste possono essere considerare le estreme conseguenze dell’economia alla Keynes. I posti di lavoro statali, creati dal nulla e soprattutto non necessari, sono paragonabili allo “scavare buche e ricoprirle”. Certo, i lavoratori ricevono il loro stipendio, lo spendono per comprare beni e servizi, e la moneta in questo modo gira… Ma se il tutto non viene supportato da un’economia reale solida, il gioco (che sta in piedi solo per un “trucco”) è destinato a crollare.

    Poi è un fatto storico che l’eccessiva burocratizzazione si è avuta sempre in periodi di decadenza, come alla fine dell’impero romano.
    Un saluto
     

  • Anonimo

    Al destino, sembra non manchi il senso dell’ironia…ironico, o forse sarebbe meglio dire “tragi-comico” che sia stato proprio il popolo greco il primo a cadere sotto ai colpi dei barbari conquistatori in doppio petto, popolo greco così abile nei secoli a respingere le orde di assassini ed usurpatori, baluardo nel mondo occidentale nella storia, il popolo greco cade ora sotto ai colpi di nemici astuti ed invisibili .Fra le armi di distruzione di massa più potenti che l’uomo abbia inventato, potere, desiderio e denaro sono fra le più terribili. Ed il nostro nemico è maestro nell’utilizzo di queste armi.  

    Brokencircle 

  • jackblack77

    avevo preparato un’ampia trattazione del problema, ma mi sembra di ripetere sempre le solite cose. lasciamo che la ruota giri. oggi grecia, domani italia, dopodomani chissà.

    finché Dio non deciderà altrimenti, la terra produrrà frutto per gli stati ricchi e per quelli poveri. le vacche daranno il latte ai buoni e ai cattivi, senza distinzione.
    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?”
    ;) 

  • Ottima analisi. Non c’è molto altro da aggiungere.
    Il problema è sempre lo stesso, quello che indichi nel tuo commento alla lettera del ragazzo greco: non ci si chiede mai il perché delle cose.
    Quando la nostra situazione migliora non ci interessa sapere perché: prendiamo e godiamo, chiudendo gli occhi. Quando la situazione peggiora, di nuovo non ci chiediamo i reali perché: preferiamo sfogarci addentando con rabbia le cause apparenti e superficiali.

    Non si vuole vedere che solo comprendendo i perché delle cose è possibile evitare di rifare gli stessi errori. (Che è anche, per me, il motivo per cui la storia viene ancora insegnata come una noiosa lista di date e nomi, in modo che nessuno la capisca e si faccia un po’ di domande e collegamenti, aprendo gli occhi anche sul presente). 
    E’ sempre preferibile la comodità, anche mentale. Ecco perché saremmo pronti a patire la fame piuttosto che cacciare qualunque governante a calci e smettere di pagare il pizzo allo stato, per auto-organizzarsi localmente. Troppa fatica. E ho già le mie bollette e i miei problemi a cui correr dietro.. cosa vuoi che m’importi dei massimi sistemi? 

    Gaia disfattista 

  • daouda

    Le prossime elezioni in Grecia le vinceranno i comunisti. La superbia della maggiorparte dei greci di oggi si combina bene con i progetti globalisti.
    Per il resto, cara Gaia, è triste , ma si salvi chi può.
    Non tarderà tempo, come è scritto nel santo Vangelo, che i genitori vendano i propri figli ed i figli complottino contro i propri genitori.
    La società è malata irrimediabilmente, e le uniche organizzazioni sono le micro comunità. Pretendere anzi che si debba combattere e ribellarsi al sistema è non solo un vano sentimentalismo ma una mancanza di rispetto verso la natura attuale delle persone che contestano solo gli aspetti marginali del sistema per implementarne l’uso, non per negarlo.
    D.
     

  • Anonimo

    Dalla parte della grecia
    http://sauraplesio.blogspot.com/2012/02/dalla-parte-della-grecia.html
    credo che a qualcuno facesse comodo creare (si muovono sempre in anticipo) tale situazione…
    chi ha truccato i conti? forse G.S.?  In ogni caso penso che il cuore della crisi in Grecia abbia un alto valore simbolico… m

  • Anonimo

    “…e si può oggi, nell’Occidente del XXI secolo, nascere e vivere con la sicurezza che il nostro modo di vita, il nostro sistema sociale ed economico possa sopravvivere nei secoli, nonostante qualche temporaneo intoppo.
    E’ sufficiente non affacciarsi alle mura delle Città, ed ignorare l’accampamento dei turchi là fuori.”
    Da proprio l’idea, m

  • Francesco

     non esiste “ricchezza” che giunga dal cielo senza fatica
    …vallo a dire ai banchieri e ti rideranno in faccia :-) …  e di gusto.
    Immagino che questa frase si possa adottare pre tipi di ricchezza piú …sottili, sicuramente per noi burattini del potere, però no per i burattinai che stanno giocando sulle nostre vite.
    Un abbraccio forte.
    Francesco  

  • Mande

    No Santaruina, mi dispiace ma mi dissocio.
    Non me la sento proprio di accusare i Greci di non aver risolto problemi che neanc’io sono in grado di risolvere. Non era stato forse il Signore ad insegnarci di non giudicare se non si vuol essere giudicati?
    Mi spiacerebbe veramente se un giorno qualcuno mi accusasse come oggi vengono crocifissi i Greci.
    Quali sono le loro colpe?
    Non essere riusciti ad opporsi a politiche disastrose attuate da governanti infedeli?
    Sono colpevole anch’io come italiano sai.
    Magari io sono stato più fortunato del Greco “tipo” del quale parla il tuo articolo. Non ho ne un lavoro statale ne improduttivo ma contribuisco a creare. Sono per questo migliore dei Greci o forse sono stato solo “fortunato” nel poter fare l’operaio?
    Ma anche ammettendo che molti Greci siano impiegati in lavori improduttivi o burocratico/statali, per quelli che non lo sono cosa si fa? Quei Greci che si sono spaccati letteralmente la schiena da mattina a sera come me devono essere trattati come gli altri nel mucchio?
    No, mi dispiace proprio Santaruina, non sono d’accordo con te.
    Il popolo Greco è una vittima. Vittima di un sistema che non ha mai compreso fino in fondo. Pensi che forse gli Italiani od i Tedeschi chiedano conto ai loro datori di lavoro da dove provengono i soldi che ricevono? Pensi che l’impiegato statale Greco comprendesse che il disavanzo commerciale con l’estero stava aumentando? Lui vedeva il suo datore di lavoro che gli elargiva uno stipendio in cambio di una sua onesta prestazione.
    Prima di giudicare gli altri tu sai esattamente da dove proviene il tuo stipendio?
    Supponiamo che tu lavori per una azienda che ottiene un appalto sganciando mazzette al politico di turno ed il tuo stipendio derivi direttamente da questo malaffare. Sei sicuro che verresti a saperlo prima che un giudice dall’esterno della tua azienda lo faccia notare?
    Tutto d’un tratto è arrivata l’europa dall’esterno a far notare ai greci il loro deficit e veramente ti senti di accusare l’intero popolo greco di non essere all’altezza di Sherlok Holmes?
    Se un domani venissi a conoscenza che il tuo stipendio deriva da una frode che la tua azienda ha operato a tua insaputa ti frusterai col cilicio?
    Bisogna saper distinguere le responsabilità di chi ha il controllo reale da chi subisce.
    I governi greci hanno sicuramente delle grosse responsabilità come ce le hanno i creditori che hanno sicuramente avuto i loro bei tornaconti nel prestare denaro ma trovo ingiusto accusare il popolo.
    Mi dispiace ma se la colpa dei greci è non essere onniscenti sono colpevole anch’io ma soprattutto mi spiace sia un greco ad accusare i propri fratelli.
    Te lo dissi anni fa che l’unica onesta via d’uscita era un default e te lo ripeto anche ora.
    Se è vero che dopo un default non saranno più in grado di importare molte merci a credito come ora non è un male ma anzi un bene. Quello che prima importavano a deficit ora saranno costretti a produrlo internamente e ciò non farà altro che portare lavoro ai disoccupati.
    Solo con un default la Grecia potrà risorgere e non è un caso se è l’unica opzione che cercano in tutti i modi di negargli.

  • Anonimo

    Mi permetto ancora due parole e poi prometto di tacere, sulla questione greca.
    Intanto non è vero che la Grecia ha adottato le politiche economiche di Keynes. Non è vero che si spendeva sopra le proprie capacità. Soprattutto non è vero che la struttura industriale greca non abbia tenuto. La Grecia è semplicemente al centro di un complotto che vede coinvolti tutti i paesi dell’area mediterranea.
    Mi spiego meglio.
    Le teorie economiche di Keynes, ovviamente rivedute e corrette per adattarle ai tempi, sono dal state adottate in America Latina, principalmente da paesi tecnicamente falliti, quali Argentina ed Equador, che invece oggi si trovano ai primi posti come capacità di attrazione degli investimenti. Qui non si tratta di buttare le risorse dalla finestra, ma di invesatire soldi pubblici in attività produttive. Lo stato può spendere molto di più di quanto incassa, per il semplice fatto che dovrebbe essere in grado di creare soldi dal nulla e questi, se investiti nel ciclo produttivo, sono in grado di creare ricchezza reale. In Grecia, grazie all’entrata nell’area Euro, i soldi non sono patrimonio dello stato, il che comporta un inalzamento del debito reale del paese e la destabilizzazione del sistema, senza contare che lo stato, sia in Grecia che nel resto d’Europa, non è in grado di investire in attività produttive, lasciate interamente in mano ai privati, i quali si fanno gli interessi loro, non quelli della comunità, e se trovano conveniente emigrare lo fanno senza pensarci due volte. Questa è la vera emoragia di risorse, verso paesi dove i lavoratori sono praticamente degli schiavi.
    Non è vero che si spendeva sopra le proprie capacità, perchè è solo una questione di distribuzione della ricchezza. Dare 1800 € ad un impiegato può sembrare eccessivo, ma a me sembra eccessivo pagare 2 milioni di € all’anno a Bruno Vespa. Qui i soldi li fa chi gioca in borsa, non chi lavora. I guadagni degli speculatori sono risorse che si tolgono a chi la ricchezza la produce facendo impresa o lavorando. D’altra parte le teorie di Milton Freedman sono state adottate da tutto il mondo occidentale proprio allo scopo di far fallire gli stati e con essi milioni di lavoratori e di imprese. Tutti sanno che il libero mercato è di per se fallimentare. Il pesce più grosso mangia il piccolo e alla fine muore di fame. L’economia di mercato può reggere solo se regolamentata in modo ferreo da leggi non trasgredibili o aggirabili. La globalizzazione selvaggia ha portato una deregolamentazione del mercato e i paesi più arretrati dal punto di vista della democrazia e dei diritti umani sono diventati competitivi. Si tratta di concorrenza sleale, che dovrebbe essere penalizzata, non copiata ed implementata. Alla fine però ci si troverà alle prese con un problema insolubile: se tutti producono a basso costo e nessuno ha i soldi per comprare il prodotto, di questo che ce ne facciamo? Ecco il vero motivo della crisi e le ricette di Monti e compagnia sembrerebbero essere peggiori del male. Perlomeno, in Grecia le misure di austerità imposte alla popolazione sono la vera causa del defoult, non certo i 1800€ dell’impiegata. I 1800€ rientravano comunque nel ciclo produttivo, che oggi invece si sta ingrippando.
    Sulla tenuta industriale della Grecia vorrei solo fare un paragone con l’Italia. L’Italia è la seconda potenza industriale dell’Europa, eppure è in crisi tanto quanto. La crisi non è una crisi di produzione, pertanto la capacità industriale è ininfluente. Si tratta di una crisi di liquidità, dovuta alla capacità di solvibilità degli stati europei causata dalla politica demente e criminale della BCE. Che strano, L’Italia, che ha un debito pari al 120% del PIL, è in crisi e viene declassata dalle agenzie di rating. Gli Stati Uniti, il cui debito ammonta al 150% del PIL, sono in ripresa e gli investitori scommettono sulle loro aziende stracotte e salvate con milardi di dollari pubblici.
    Ragazzi sveglia, ci stanno raccontando un sacco di balle!!!
    Democrito 

  • Anonimo

    @Mande Non credo fosse un’accusa quella di Carlo, ma una semplice constatazione di fatti. Come suggerisce il titolo stesso si tratta di una riflessione un esame di coscienza. La linea che separa il confine fra le responsabilità del singolo da qulle della comunità e quelle della comunità da quelle dei carnefici si assottigliano passo dopo passo, guardare in faccia la realtà, non può che farci bene e magari aiutarci a capire e forse ad evitare errori fatali. 

    Brokencircle. 

  • daouda

    Ti sfugge forse che qui si valutano i greci in base a questo aspetto e non li stiamo valutando il popolo in sé , né le persone individualmente.
    Ribadisco…valutare, non giudicare.
    Ad ogni modo sappi che dalla propria responsabilità non si sfugge, anche in cose così apparentemente imprevedibili, ma che comunque il semplice buon senso ( all’epoca) sarebbe bastato a condannare. Troppa gente ha mandato a quel paese la dignità appresso al “benessere” e l’Italia ne è un chiaro esempio tra i tanti. E questo è da tenere in conto, e fà molto ma molto peso, quantunque le qualità e del popolo e dell’individuo possono sopperire e l’ignoranza invincibile salvare da gravi responsabilità. Ma ciò Dio solo lo sà. Noi ci troviamo davanti un popolo che non ha sfruttato la droga monetaria in null’altro che il sollazzo. Un popolo che probabilmente alle elezioni farà vincere il comunismo/socialismo e che la fede ortodossa se la ricorda quando gli gira.
    Non credo che si neghi che la Grecia è sotto un complotto, ANZI. E per quanto mi riguarda, avessi tu fatto quest’esempio per un qualsiasi popolo, avrei trovato punti analoghi per farti presente l’estrema simbiosi tra l’umanità attuale ed i dominatori della stessa.
    PErò a mme d’ariconzolamme cò l’ajetto nun serve. E’ grasso che cola se le famije se ponno ancora chiamà famije, e più non sarà, e se ciancìa de popoli? A chi tocca ‘n ze ngrugna Mende, confidà nell’homo è ‘n grave erore.

    p.s. L’Argentina stà per rifallire.
    p.p.s Milton Friedman non è liberista ma il contrario.
    p.p.p.s. Gli Stati Uniti se si incazzano ti fanno UN SEDERE COSI’ e ciò è un buon deterrente verso il resto del mondo , mentre l’Italia è una colonia ( degli stessi tra l’altro ). Vedemo un po’…

  • max

    Il problema non è solo lo stipendio di Bruno Vespa ma anche quello di Gad Lerner o di Michele Santoro o della De Filippi o di Maurizio Costanzo. Anche gli stipendi dei calciatori o dei piloti di formula uno sono qualcosa di esagerato. San Remo serve veramente a qualcosa ? C’era proprio bisogno di strapagare il molleggiato per fare cadreghini anti Vaticano ? Nel frattempo i governanti hanno distrutto le scuole in primis per cui non ci sono più giovani specialisti nelle varie branche delle tecniche o delle scienze, hanno distrutto le scuole di avviamento o apprendistato per cui non abbiamo più validi operai o esperti di artigianato. Hanno smontato e delocalizzato le fabbriche in paesi che non smettendo di trombare e fare figli  sono pieni di carne da macello da offrire come manodopera a due soldi. L’Italia così pian piano è stata ridotta ad una immenza agenzia interinale che fornisce solo “servizi” , ovvero pulizie a tre ore per 450 euro, inservienti alle mense, badanti ( in mano agli extracomunitari tra l’altro) , commessi , baristi. Ci hanno riempito di centri commerciali immensi, costruiti con non si sà con quali soldi ,strapieni di futili negozi che sono stravuoti e non si sà come si reggano .  In compenso  televisori ,telecamere Sony e computer e lavatrici te li tirano in testa per quattro euro.  Ma anche questi negozi, finiti i giorni dell’inaugurazione, cominciano ad essere desolatamente vuoti. E che dire dei vari centri di scommesse e slot-machine dove interi stipendi vengono fagocitati dai mafiosi e dallo Stato e dove si spaccia droga, ultima risorsa dei disperati rubagalline ! Non funziona più neanche l’agricoltura perchè non conviene più faticare nei campi o negli allevamenti dato che non c’è riscontro economico.  Ci sarebbero poi altre situazioni di cui non si può parlare tranquillamente perchè troppo delicate e pericolose , comunque dò al nostro amato Paese ancora pochi anni di vita eppoi sarà la debacle finale con tanti Calisto Tanzi e tante fughe all’estero di personaggi e capitali nel nome del : si salvi chi può !

  • Penso di dovere una risposta alle considerazioni di Mande e di Democrito.
    Con gli altri interventi sono invece alquanto in sintonia.

    Mande:

    la mia non è una accusa nè tantomeno un “giudizio”, almeno fino al punto in cui tale non venga considerata una “autocritica”
    Come dicevo nell’articolo, non è tanto questione di trovare dei colpevoli, tanto quanto riconoscere degli errori per non commetterli ancora nel futuro.
    Quando parlo della Grecia parlo da greco, e le cose che scrivo negli articoli sono le stesse che da anni dicevo ai miei amici al kafenio, quando tutti facevano spallucce e dicevano “ma quale crisi? i locali sono tutti pieni e sono tutti in giro a divertirsi”

    Ho perso il conto di quante volte mi sono sentito dire questa cosa, ed alla fine ho smesso anche io di parlare di “crisi”, perchè alla lunga fare la parte dell’uccello del malaugurio non è divertente.

    Quali sono le loro colpe?
    Non essere riusciti ad opporsi a politiche disastrose attuate da governanti infedeli?

    Il loro errore è stato quello di lasciarsi “infinocchiare”.
    nessuno ha costretto la gente a comprarsi le auto a rate, nessuno ha imposto i mutui.
    I miei nonni prima di ricorrere ad un prestito avrebbero anche sperimentato la fame, ed indebitarsi sarebbe stata l’ultima scelta possibile.

    Dov’è finita quella consapevolezza?

    Pensi che l’impiegato statale Greco comprendesse che il disavanzo commerciale con l’estero stava aumentando? Lui vedeva il suo datore di lavoro che gli elargiva uno stipendio in cambio di una sua onesta prestazione.

    Mettiamola così.
    Quando sei in un ufficio chiamato “Ufficio al servizio del cittadino”, sorto dal niente solamente per dare lavoro a una decina di persone in cambio di voti elettorali, e sai benissimo che è così, e tutti sanno che è così, ed un ufficio del genere viene aperto in ogni paesino, ed in ogni ufficio ci sono dalle 5 alle 10 persone che passano la giornata leggendo il giornale, il dubbio che il tuo lavoro non sia “produttivo” dovrebbe venirti.

    Altro che “onesta prestazione”
    E’ quando in tutta la Grecia ci sono centinaia di migliaia di persone che “lavorano” in questo modo, chiedersi “ma da dove arrivano i soldi?” dovrebbe essere naturale.
    Io me lo chiedevo da 20 anni, altri invece si godevano il momento.
    Se tutti se lo fossero chiesto allora, non saremmo a questo punto.

    Tutto d’un tratto è arrivata l’europa dall’esterno a far notare ai greci il loro deficit e veramente ti senti di accusare l’intero popolo greco di non essere all’altezza di Sherlok Holmes?

    Non si tratta di essere Sherlok Holmes.
    I greci non sono stupidi, e sapevano benissimo come andavano le cose.
    Non solo, le sfruttavano a loro vantaggio.
    Potrei raccontarti di decine di truffe attuate fino all’ultimo contadino, sfruttando la generosità delle casse di Bruxelless e la disponibilità di fondi e sussidi che da là arrivavano.
    Tutti hanno provato a “mangiarci”, i politici in maniera spropositata, gli ultimi anelli della catena si sono accontentati delle briciole.

    Qualche esempio: a partire dalla fine degli anni 90 la comunità europea stanziò dei prestiti alla grecia affinchè lo stato facesse degli investimenti a favore dell’apertura di nuove imprese.
    Risultato: lo stato concedeva 20.000 euro a fondo perso a chiunque aprisse una attività, a patto che la mantenesse aperte per almeno due anni.
    Nel mio solo paesino (500 abitanti), ho visto sorgere nel giro di dieci anni:
    – 3 negozi di elettrodomestici
    – 3 rosticcerie
    – un negozio di vestiti
    – una agenzia di pompe funebri
    – un fruttivendolo
    – due bar
    – 2 negozi di mangime per animali

    tutti aperti e chiusi nel giro di 10 anni.
    Hanno tutti preso i 20.000 euro, hanno tenuto aperto il necessario, hanno chiuso.
    E questo in un paesino di 500 abitanti.
    Calcola un po’ cosa è successo nell’intera Grecia.

    C’è stata poi anche la truffa dei sussidi per il granoturco, ma è solo una delle innumerevoli truffe escogitate per sfruttare i soldi che arrivavano da Bruxelless.

    E’ ovvio che il tutto partiva dal governo, e che senza lo statalismo socialista che elargiva questi favori in cambio di voti il disastro non si poteva verificare, ma i singoli cittadini non hanno perso l’occasione di guadagnare quello che potevano, senza chiedersi quanto fosse “corretto” tutto questo.

  • Democrito:

    Intanto non è vero che la Grecia ha adottato le politiche economiche di Keynes. Non è vero che si spendeva sopra le proprie capacità. Soprattutto non è vero che la struttura industriale greca non abbia tenuto. La Grecia è semplicemente al centro di un complotto che vede coinvolti tutti i paesi dell’area mediterranea.

    La Grecia potrebbe anche essere al centro di un complotto, ma la sua “struttura industriale” semplicemente non esiste.
    E le politiche economiche Keynesiane sono quelle che l’hanno portata al baratro attuale.

    Le teorie economiche di Keynes, ovviamente rivedute e corrette per adattarle ai tempi, sono dal state adottate in America Latina, principalmente da paesi tecnicamente falliti, quali Argentina ed Equador, che invece oggi si trovano ai primi posti come capacità di attrazione degli investimenti.

    L’argentina a dire il vero si trova di nuovo sull’orlo del baratro.

    Qui non si tratta di buttare le risorse dalla finestra, ma di invesatire soldi pubblici in attività produttive. Lo stato può spendere molto di più di quanto incassa, per il semplice fatto che dovrebbe essere in grado di creare soldi dal nulla e questi, se investiti nel ciclo produttivo, sono in grado di creare ricchezza reale.

    Oh-mio-DIo-no!
    Lo stato non può spendere più di quello che incassa.
    E non esiste la questione di creare soldi dal nulla

    Nulla si può creare dal nulla, e i soldi non sono “ricchezza” , ma pezzi di carta.

    Se non c’è produzione, non c’è ricchezza.
    Puoi stampare quante banconote vuoi, ma se non esiste la materia prima, sono solo pezzi di carta.
    La carta creata da nulla non può creare ricchezza reale, pergiove…

    Per il resto, sono troppo stanco per aggiungere altro, e per questo chiedo scusa..

    A presto

  • jackblack77

    Santa, ma anche tu! Come puoi ignorare certe cose, accidenti! :)

    “Te lo spiego subito” — disse la Volpe. — “Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno”
     

  • Anonimo

    avevo detto che avrei taciuto, ma occorrono alcune precisazioni.
    naturalmente non mi aspetto che siate d’accordo, ma semplicemente che non lo scartiate in modo pregiudiziale.
    intanto bravo jackblack, la storiella è divertente, ma anche tu commetti un errore che è molto comune. pensare che il denaro abbia un valore reale è un errore molto diffuso. il denaro è valore nominale, non reale, pertanto quando si parla di ricchezza non ci si riferisce al denaro. la valuta è data dalla legge dello stato dove la si scambia, pertanto è frutto di una convenzione non di un dato di realtà. il denaro, tutto il denaro in circolazione, è stato creato dal nulla e il suo valore dipende dalla quantità di liquidità circolante rispetto alla quantità delle transazioni finanziarie. 
    lo stato ha già creato denaro dal nulla, pertanto crearne di più o di meno sempre prodotto del nulla rimane. questo per semplificare, in realtà è un po più complicato, ma per capirci è sufficiente. quando si parla di distribuzione della ricchezza non si parla di distribuzione del denaro, ma di beni reali. quando in un paese qualcuno ha molto di più di quanto gli serva, enormemente di più, mentre la maggior parte della popolazione si trova in uno stato di indigenza, non siamo di fronte ad un problema di spese sconsiderate, come vorrebbero farci credere, ma ad un problema di distribuzione della ricchezza. la crisi è stata decisa a tavolino, perché si tratta di una crisi di liquidità. le imprese non ricevendo più denaro a debito dalle banche, sono costrette a fallire. che vi piaccia o meno le imprese nascono a debito. niente possibilità di fare debiti, niente imprese e niente produzione di ricchezza reale.
    sull’eventuale fallimento prossimo dell’argentina non ho notizie, mi sembra strano che un paese che negli ultimi anni ha avuto una crescita media del 12% stia per fallire, ma comunque non mi stupirebbe perchè guarda caso l’uomo che ha avuto il merito di un miracolo economico senza precedenti, ivan heyn è stato trovato “suicidato” poco prima di natale.
    a proposito del debito pubblico, gli stati uniti erano solo un esempio. vogliamo parlare del giappone? o della gran bretagna, dove, grazie alle ricette illuminate della signora thatcher, la discesa del debito pubblico inglese ha prodotto un tale incremento del debito privato che fa dell’inghilterra un paese il cui debito complessivo come nazione è più alto che quello italiano. la salvezza di questi stati è la sovranità monetaria e la possibilità di stampare quanto serve, denaro che immesso nel ciclo produttivo non genera inflazione, ma implementa la ricchezza reale. la romania di ciaucescu, in compenso, non aveva alcun debito pubblico e non generava un bel niente….bell’esempio…
    ok, ho parlato troppo, vogliate perdonarmi per la prolissità.
    ciao democrito
     

    • jackblack77

      Ciao Democrito.
      Grazie per la “storiella” ma non è farina del mio sacco (Collodi docet) :)
       
      In secondo luogo, se vieni a dire a ME che il denaro ha un valore simbolico, sfondi una porta aperta. Quindi tutto ok.
      Ed effettivamente molti punti del tuo commento mi trovano concorde.
       
      Il problema è quando io leggo nello stesso commento (tuo) queste due frasi che mi permetto di estrapolare dal contesto:
      1. “pensare che il denaro abbia un valore reale è un errore molto diffuso. il denaro è valore nominale, non reale
      2. “denaro che immesso nel ciclo produttivo non genera inflazione, ma implementa la ricchezza reale
      Allora io mi chiedo: non è che tu abbia le idee un po’ confuse? :)
      Mi spieghi perché se il denaro è un valore nominale e non reale, allora tu dici che il Regno Unito si è salvato immettendo denaro nel ciclo produttivo perché implementa la ricchezza reale?
      Mi dimostri con degli esempi come l’immissione di denaro può aumentare la ricchezza reale? Grazie. (Ovviamente ti chiedo di non portare esempi in cui è la ricchezza reale ad aumentare di suo e di conseguenza si rende necessaria l’immissione di denaro; non vanno confuse causa ed effetto.)
       
      Un altro problema è quando scrivi:
      “quando in un paese qualcuno ha molto di più di quanto gli serva, enormemente di più, mentre la maggior parte della popolazione si trova in uno stato di indigenza, non siamo di fronte ad un problema di spese sconsiderate, come vorrebbero farci credere, ma ad un problema di distribuzione della ricchezza.”
      Fin qua posso essere d’accordo, è una situazione abbastanza semplice da capire. Ma poi continui il discorso con:
      “la crisi è stata decisa a tavolino, perché si tratta di una crisi di liquidità. le imprese non ricevendo più denaro a debito dalle banche, sono costrette a fallire. che vi piaccia o meno le imprese nascono a debito. niente possibilità di fare debiti, niente imprese e niente produzione di ricchezza reale.”
      Anche qui posso essere d’accordo (diciamo che la crisi greca non è solo “di liquidità” comunque…).
      Ma…mi spieghi qual è il nesso fra le due cose? Come sei passato dalla distribuzione della ricchezza alla crisi di liquidità? :)
      Se la ricchezza è mal distribuita (molto poveri e molto ricchi) la liquidità C’E’ da qualche parte (ce l’hanno i ricchi), dove la vedi la crisi di liquidità? Forse volevi intendere la scarsa circolazione dei capitali (che non si risolve con l’immissione di denaro)?  E soprattutto: se le imprese non ottengono soldi dalle banche, evidentemente c’è un problema ma non è un problema di mancanza di banconote, è un problema di finanziamento del credito, cioè tutt’altra cosa.
       
      Ti prego di chiarire questi aspetti oscuri del tuo commento, che altrimenti può generare interrogativi ed errate interpretazioni. :)

  • Artù

    Santa, ti stimo molto per quello che scrivi su queste pagine, e per avermi fatto scoprire Guenon, ma quando parli di Grecia e di economia sei meno competente e meno obiettivo.
    Il denaro si crea effettivamente dal nulla, e dal 15 agosto del 1971 non è vincolato a nulla se non al suo valore di mercato (quanto viene comprato o venduto nei mercati valutari internazionali).
    Le cosidette politiche Keynesiane non hanno nulla a che vedere con posti al ministero pagati 1880 euro al mese per fare niente.
    Nella tua analisi non ti poni neanche un momento una semplice domanda: chi ha generato questa facilità di credito, questa disponibilità di soldi facili, questi posti statali dorati?
    Perché sarà vero che i greci sono stati dei polli a farsi ingannare così facilmente, ma qualcuno li ha ingannati. Qualcuno che sa bene come si comportano le persone e i popoli quando li sottoponi a certi stimoli.
    E’ stata ingeneria sociale, finalizzata alla distruzione scientifica di uno Stato. E ancora non riesco a capire perché, cui prodest.
     
    Con immutata stima.
     

  • Le cosidette politiche Keynesiane non hanno nulla a che vedere con posti al ministero pagati 1880 euro al mese per fare niente.
     
    Eppure era proprio Keynes che suggeriva di assumere la gente per scavare buche e poi riempirle.

  • Ecco perchè ti ho dato le sembianze di Padre Kosmàs del monastero di San Nicola a Tripoli.

    C’è veramente poco da aggiungere, e però il commento di Mande è importante, perchè mette in luce due fatti; come un popolo si vede e in cosa si riconosce.
    Quello che è evidente è che la nuova catastrofe greca,ha una radice nascosta, sbocciata non due anni fa, ma con quella colossale celebrazione pagana che furono le olimpiadi, celebrazioni che hanno riportato la Grecia indietro, al nefasto governo di re Costantino, istrione delle prime olimpiadi moderne e oppositore della riconquista di Smirne, quindi in qualche modo complice della catastrofe del ’22.
    E’ questa nuova ubriacatura che ha fatto dimenticare al popolo la propria identità, con la tentazione di riconsolidare un’identità etnica, la Grecia attica che piace agli occidentali, non la Grecia dell’Asia Minore, vera culla della civiltà cristiana.
    L’aver cercato la “ricchezza” scambiandola per la gestione di molti soldi e l’acquisto di molte merci è solo una conseguenza di questo abbaglio profano.
    Quando i turchi, nel 1453, stavano strangolando Costantinopoli in un assedio di forze impari, e difficilmente si sarebbe potuta prevedere una fine diversa da quella della caduta, venne proposto un “piano B”, spostare la sede imperiale da Costantinopoli a Mistrà, dove avrebbe potuto essere meglio protetta essendo un principato, l’Acaia’ direttamente sotto il dominio, delle repubbliche marinare, dunque di Roma.
    Questa opzione fu scartata, si preferì la caduta da ortodossi all’assimilazione inesorabile che sarebbe sopravvenuta mettendosi di fatto alla dipendenza delle forze fedeli a Roma, la fine sarebbe arrivata in ogni caso, ma nulla sarebbe rimasto, se non un vago ricordo epico senza corpo.
    Il sacrificio di Costantino undicesimo e dell’impero, conservò così la sua autorità e supremazia spirituale, che trasferì alla chiesa ortodossa che da allora ne ha preso il posto, in qualche modo la potenza terrena è stata trasferita ad un livello superiore, e vive ancora oggi che di imperi non ce ne sono più.
    Questa è la ricchezza della Grecia, quella che avrebbe potuto frenare questo correre a braccia aperte, nelle mani dei conquistatori, invece di resistere contro l’impossibile come dai tempi di Leonida ha sempre fatto.
     

  • Doulos

    http://spithakentroathinas.blogspot.com/2012/02/mikis-theodorakis-open-letter-to.html
     
    ne vale la pena, anche se nulla cambierà, qualcuno può sempre cambiare.
    Fatevi piuttosto ricchezze nei cieli, dove i ladri non forzano, la ruggine non ossida e le camole non rodono…

  • Nel 1969, persino alla Disney c’era qualcuno che sapeva dove si va a finire con i soldi fatti dal nulla.

    http://www.garynorth.com/public/9035.cfm 

  • Per accedere alla pagina dove è scaricabile il libretto che già molti conosceranno, non ricordo adesso quale blog lo segnalava e me ne scuso, bisogna cancellare queste ultime lettere dall’url:   %C2%A0

  • Grazie Doulos, l’analisi di Mikis Theodorakis è evidentemente più profonda e precisa della mia, ma l’economia in se non basta, un popolo forte spiritualmente più difficilmente si lascerà sedurre, anche se, alla fine tutti gli stati moderni cadranno, forse è necessario, e il fatto che la Grecia sia stata designata come prima a cedere ha forse dei significati che oggi ci sfuggono.
    Io consideravo importante come fatto simbolico la kermesse olimpica che vedo come una vera cerimonia pagana con conseguenze economiche, ma ancor di più spirituali, nefaste e devastanti.
    E pensare che l’Imèra tou oki, il giorno del no, è una festa santa. 

  • Fabrizio

    X rififi

    Avresti voglia di scrivere qualche riga in più sulle conseguenze nefaste delle olimpiadi.

    Mi interessa molto, perchè , da torinese ho notato che le olimpiadi del 2006 (anche se invernali e quindi un po’ di “serieB”) hanno portato ad una devastazione della città che va oltre le conseguenze economiche (montagne di debiti) e urbanistiche, con lo sventramento di piazze e quartieri caratteristici e l’appiattimanto estetico sulla città europea standard, prima Torino era Torino e fine dopo le olimpiadi ha tentato di diventare una Parigi/Barcellona dei poveri.

    Quel che però mi sembra di notare è che i bulldozer che hanno devastato i quartieri della città abbiano esteso la loro opera anche su un piano mentale e FORSE spirituale.

    Grazie.

  • nico

    Però ne è venuto fuori un bel dibattito dove i punti di vista sono interessanti. Mi spiace Santa per la tua stanchezza, posso comprenderla. Io sogno un paesino in Magna Gracia, dove rimettere a posto con amici vecchie case di pietra, piantare alberi, curare alveari, insegnare, scrivere libri, studiare, suonare, ospitare persone provenienti da ogni parte del mondo, fare il pane in casa col criscito (questo già lo faccio), coltivare l’orto, istallare pannelli solari. Questo è il mio modo per uscire dalla crisi
    Sono in quell’età che i rendo conto che tante s… sciocchezze non mi servono, almeno credo. Vivere e Recuperare quello spirito del Mediterraneo che cercano scientemente di distruggere per sottometterci ad una nera Europa di oligarchi, indipendentemente da tutte le nostre colpe e responsabilità.
    Grazie Santa, a presto!
    Nico 

  • Doulos

    Scusate, il disegno è ormai così chiaro – via FDF:
    http://www.palermoreport.it/notizie/litalia-non-deve-aderire-allesm-ecco-la-mozione
    http://www.palermoreport.it/images/stories/pdf/esm_Dossier_SME_Undiemi.pdf
     
    Nico, la sottomisione agli oligarchi tecnocrati inferi non è mai stata così tanto dietro l’angolo!

  • Anonimo

    Mentre l’Europa si flagella con misure di Austerty sempre più gravose x il popolo e sempre meno rilevanti x l’economia, in America si prepara un piano di rilancio messo a punto dai maggiori 21 specialisti del settore, che prevede l’investimento di miliardi di dollari per combattere la disoccupazione.
    La misura anti-crisi è concertata, a livello internazionale, con il Giappone, il quale si è defilato dai suoi investimenti in Europa, per puntare sul controllo dell’area del pacifico.
    Le misure allo studio prevedono, tra l’altro, un inasprimento fiscale fino alla decuplicazione, per i redditi oltre i 250.000$ ed un alleggerimento delle tasse per i redditi sotto tale cifra. Tutti sappiamo che il bengodi italiano dell’evasione fiscale negli USA non è possibile, ma chissà come mai la ricetta americana di politica fiscale qui da noi non può essere importata.
    Chissà come mai queste notizie non vengono divulgate, mentre ci raccontano la menzogna di una presunta guerra economica che l’America starebbe facendo verso l’Europa.
    Non c’è bisogno che ci facciano la guerra, siamo in grado di farci male da soli. 
    Meditate, gente, meditate.
    Democrito 

  • Mi sono limitato a leggere con interesse gli ultimi interventi.

    Da parte mia non potrei aggiungere molto rispetto a quanto ho già detto, però sono emersi degli spunti interessanti, mi pare, anche da chi presentava dei punti di vista differenti.

    A presto

  • Anonimo

    Jackblack,
    rispondo brevemente
    il denaro implementa la ricchezza reale semplicemente rispondendo al proprio compito. Il denaro rappresenta il debito dello stato per consentire l’economia del paese. Se tu hai bisogno di un furgone per la tua ditta trasporti, allora ti indebiti per comprarlo, ma quell’indebitamento produce la tua possibilità di lavorare e quindi di produrre ricchezza. Il debito immesso nella produzione crea ricchezza reale e quindi un aumento del PIL, perciò non genera inflazione.
    Con la nuova normativa europea lo stato non può più indebitarsi, in quanto deve puntare obbligatoriamente, per legge costituzionale, al pareggio di bilancio, quindi non può più investire in attività produttive se non in misura estremamente limitata. Ciò causa una crisi di liquidità, perché il denaro immesso nel ciclo produttivo è minore della richiesta da parte di aziende ed entità produttive. A risentirne sarà soprattutto la popolazione, la quale si ritroverà ad avere meno protezione sociale e meno servizi, proprio per mancanza di investimenti statali nel settore.
    Quando si dice che nelle scuole manca la carta igienica, non è una metafora. Lo stato non ha i soldi comprarla, perché l’acquisto è a debito e questo mette in crisi la ditta che produce carta igienica, oltre che i portafogli dei genitori, i quali rinunceranno alla pizza del sabato sera per comprare la carta igienica, ed ecco la crisi che si estende alla ristorazione. Il pizzaiolo licenzierà uno dei due camerieri perché non ci sta più dentro e il cameriere licenziato non si comprerà la macchina nuova, causando la chiusura della fiat di Torino e la cassa integrazione di migliaia di operai, ecc.
    La cassa integrazione la paga l’Inps e quindi i lavoratori ancora impiegati si vedranno aumentare le tasse per la previdenza ed allungare i tempi per andare in pensione, con la conseguenza di migliaia di giovani che resteranno disoccupati, con uno spreco di risorse umane senza precedenti e non pagheranno le tasse, il che causerà un ulteriore indebitamento dello stato, che provvederà a nuovi tagli.
    Non era meglio fare un piccolo debito e comprare la carta igienica? In America Obama la pensa così. In Europa il trio di criminali Merkel- Monti-Sarkozy no e hanno già rovinato la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda e adesso si apprestano a finire l’opera mettendo in ginocchio Spagna, Italia e forse anche la Francia. Non ce la hanno fatta con la Gran Bretagna, perché gli inglesi non hanno voluto la valuta comune e li hanno già mandati affanc… Però non si sa mai, Cameron non mi piace neanche un po’..-..
    Ciao
    Democrito 

  • jackblack77

    Bene, hai chiarito tutto, te ne ringrazio.

    condivido qualcosa di quello che pensi (poco) ma devo darti una notizia importante: l’acquisto a credito e l’indebitamento degli stati sovrani è cosa relativamente recente. 

    Se – come dici tu – questo tipo di gestione fosse l’unico modo per produrre nuova ricchezza (ricchezza futura, comunque), allora perché nei tanti secoli che ci hanno preceduto non ci sono stati problemi anche senza l’acquisto a credito?

    io la risposta ce l’ho, ed è che il futuro è sempre incerto; fare le cose subito sulla base del futuro non è la soluzione migliore per evitare i problemi.
    e soprattutto io direi che dobbiamo tornare a delle basi da cui siamo partiti: tu puoi mietere del grano oggi da un campo che non hai mai seminato? magari promettendo che lo seminerai quando ne avrai la possibilità?

    comunque grazie per avermi delucidato.

    buona quaresima 

  • Le olimpiadi invernali di Torino cominciamo a pagarle adesso, come la voragine che è stata scavata con l’uso disinvolto dei derivati, con cui i comuni italiani si sono finanziati il proprio regime di corruzione.
    Le Olimpiadi Greche furono una kermesse ipertrofica che costò alla grecia una quantità di soldi enorme e che non hanno laciato che strutture elefantiache in stato di abbandono, con l’unico vantaggio di dare rifugio agli extracomunitari clandestini.
    D’altronde le polemiche che vennero fuori nel caso di Torino, tutte tacitate con un: FIGURATI!! si sono dimostrate tutte vere e in questi giorni il comune scopre di dover rientrare di 250 milioni di euro, che diventeranno presto il doppio, a cui si dovranno aggiungere a breve gli altrettanti della regione, almeno questa era la tesi della Gabbanelli quando espose il problema dell’indebitamento virale delle pubbliche amministrazioni a cui vediamo giungere conferme ogni giorno.
    Che altro si può dire, la corruzione dei governanti porta inevitabilmente alla schiavitù dei governati, spesso col loro consenso, ma si accontenta anche dell’indifferenza.

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