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-o- Too late to die young -o-
16 dicembre 2008

Eugenetica

..la qualità della gente, non la quantità, è ciò su cui dobbiamo puntare…
Julian Huxley

Di Alessio Mannucci

Eugenetica, da EU (“buono”) e da GENOS (“razza, specie”).
Con il termine “eugenetica” si cerca di far passare il razzismo come “scienza” in nome del “miglioramento della specie umana”.
Il termine fu utilizzato per la prima volta nel 1883 da Francis Galton, psicologo inglese, sostenitore delle teorie evoluzioniste di suo cugino Charles Darwin che aveva scritto:
“Mentre tra i selvaggi i deboli di corpo sono prontamente eliminati, noi civilizzati facciamo ogni sforzo per arrestare il processo di eliminazione: costruiamo ospedali per gli idioti e gli infermi, emaniamo leggi per soccorrere i poveri”.
Galton, che considerava apertamente l’eugenetica una scienza politica, volta a salvaguardare le “classi più dotate”, sosteneva la regolamentazione dei matrimoni e delle nascite in base alle caratteristiche ereditabili dai genitori.
Il vero movimento eugenetico nacque e si sviluppò negli Stati Uniti in concomitanza con gli studi di Galton.
Fu emanata una legge che obbligava la sterilizzazione degli individui “deboli di mente” o in qualche altro modo “minorati”.
Furono emanate anche leggi di restrizione dell’immigrazione per proteggere “il puro ceppo americano”.
Nel 1930, 30 stati americani approvarono leggi sulla sterilizzazione.
Migliaia di cittadini colpevoli di omicidio, rapimento, furti (anche di galline), furono sterilizzati chirurgicamente.
Il presidente americano Theodore Roosevelt disse: “Il primo dovere di ogni buon cittadino, uomo o donna, di giusta razza, è quello di lasciare la propria stirpe dopo di sé nel mondo; e non è di alcun vantaggio consentire la perpetuazione di cittadini di razza sbagliata.
Spero ardentemente che agli uomini disonesti sia impedita la procreazione”. In Europa, all’inizio del 1900, la Francia e la Germania importarono ed applicarono il movimento eugenetico americano.
Ecco cosa diceva un ufficiale tedesco nel 1925:
“Quello che viene promosso dagli igienisti razziali non è per niente nuovo.
In una nazione colta e di prim’ordine, gli USA, alla quale noi ci sforziamo di somigliare, questo concetto venne introdotto molto tempo fa. È molto semplice e chiaro”.
Più tardi, fu Hitler stesso a riprendere il discorso di Roosevelt:
“Il mischiarsi delle razze superiori con quelle inferiori è chiaramente contro l’intento della natura e implica l’estinzione della razza superiore ariana.
Ogni qualvolta il sangue ariano è stato mischiato con quello di persone inferiori, il risultato è stato quello di eliminare coloro i quali sono portatori della cultura”. Questo “pensiero eugenetico” non scomparì dopo la fine della seconda guerra mondiale.
In Svizzera, fino a pochi anni fa, molte persone, uomini e donne, sono state sterilizzate chirurgicamente, specialmente nelle cliniche psichiatriche, sia che fossero sane o meno.
La “nuova eugenetica”, basata sulle biotecnologie, cerca oggi di creare in laboratorio il “nuovo Adamo” partendo dalla manipolazione genetica fino al “transgenismo” con DNA animale.
Gli obiettivi sono sempre gli stessi: il presunto perfezionamento della razza umana, così come lo intendevano i nazisti sia americani che europei. Nell’agosto del 1932 si tenne a NewYork il “Terzo Congresso Internazionale di Eugenetica”.
Sede dell’evento fu il Museo di Storia Naturale, trasformato per l’occasione in una sfarzosa esposizione dei “progressi dell’eugenetica”.
Numerose vetrine illuminate esibivano per lo più teschi di “razze inferiori”.
Il presidente del Museo, lo zoologo Henry Fairfield Osborne, spiegò che la crisi mondiale non era dovuta al crack di Wall Street del 1929 bensì dalla sovrapproduzione e dalla sovrappopolazione.
E proponeva come rimedio “un umano controllo delle nascite”.

Per l’inglese Sir Bernard Mallet, presidente della “British Eugenics Society”, la colpa era dei “pazzi, epilettici, poveri, criminali, barboni, alcolizzati, prostitute”. Di cui occorreva “limitare la fertilità”.
Il demografo americano W.A.Pecker riferì su “lo sforzo dello Stato della Virginia per preservare la Purezza Razziale”
(dal 1924 era in vigore la legge federale “Immigration Restriction Act” che limitava l’immigrazione su basi razziali.
Nel 1935, il totale delle sterilizzazioni eseguite in America giunse a 21.539, di cui la metà in California, come ha scoperto l’epistemologo francese Pierre Thuillier “La Tentation de l’eugénisme”, su “La Recherche”, maggio 1984).

STATO RAZZIALE

Charles Davenport, presidente della “Società Eugenetica” britannica, aveva aperto il Congresso con una profezia:
“Attraverso gli studi genetici, possiamo aprire la strada al superuomo e al superstato”.
“Rassenygiene”, è la traduzione tedesca di “eugenics”, la nuova scienza inventata in Inghilterra e giunta al trionfo al di là dell’Atlantico.
Elemento centrale del programma nazista fu la costruzione di uno “Stato Razziale” sul modello di quello eugenetico proposto dagli Stati Uniti.

“La questione negra” – scrive Rosenberg nel 1937 – “è negli Usa al vertice di tutte le questioni decisive”; se “l’assurdo principio dell’uguaglianza” era stato cancellato per i neri, perché non trarre “le necessarie conseguenze anche per i gialli e gli ebrei?”.

Rosenberg esprime la sua ammirazione per l’autore americano Lothrop Stoddard, cui spetta il merito di aver per primo coniato il termine “Untermensch” (la massa di “selvaggi e semi selvaggi”, “incapaci di civiltà”).
Secondo Stoddard, negli Usa, come in tutto il mondo, è necessario difendere la “supremazia bianca” contro “la marea montante dei popoli di colore”.

Elogiato, prima ancora che da Rosenberg, già da due presidenti statunitensi (Harding e Hoover), Stoddard viene ricevuto con tutti gli onori a Berlino dove incontra gli esponenti più illustri dell’eugenetica nazista e i più alti gerarchi del regime, compreso Adolf Hitler.
Ernst Ruedin, psichiatra svizzero, dirigeva allora l’“Istituto Kaiser Wilhelm per l’Antropologia, l’Eugenetica e l’Eredità Umana di Monaco di Baviera”, il centro propulsore della “scienza razziale” nazista, che nel 1928 ricevette un ingente finanziamento dalla “Fondazione Rockefeller”.
Ruedin sarà in seguito nominato presidente della “Società per l’Igiene Razziale” voluta dal “gruppo di studio sull’eredità” presieduto da Himmler che elaborò i testi delle leggi naziste sulla sterilizzazione.
Tra i collaboratori di Ruedin si mette in luce il medico e antropologo Joseph Mengele, tristemente noto come l’“Angelo della Morte”.

CRIMINI EUGENETICI

Dal 1935 al 1996, la Svezia negò il diritto di riprodursi a circa 230mila persone (90% donne), nel quadro di un programma basato su teorie eugenetichee per ragioni “di igiene sociale e razziale” (1).
La denuncia era arrivata dal rapporto di una commissione di inchiesta guidata dal professor Carl-Gustaf Andren dopo quattro anni di indagini al Ministero degli Affari Sociali di Stoccolma “Lars Engqvist”.
Le leggi del 1934 e del 1941 furono votate con il consenso generale di tutti i partiti politici.
Di questo rapporto aveva già parlato, alla fine dell’agosto del 1997, il Corriere della Sera (2) riprendendole dal quotidiano liberale svedese “Dagens Nyheter”.
Il professor Andren rivela nel rapporto che l’eugenismo svedese – con tanto di istituti preposti a tale scopo – è proseguito fino al ’96.
Si parla inoltre di simili fatti avvenuti anche in Danimarca, Norvegia, Finlandia, Austria, Svizzera, Canada e Stati Uniti d’America.
Rispetto l’eugenetica nazista, a muovere gli scandinavi sarebbero state soprattutto motivazioni di carattere economico: si mirava a ridurre il rischio di produrre cittadini “non sani” che potessero in futuro gravare sulla società.

(1) Cfr. Stefania Di Lellis, Sterili per ragion di Stato 230mila vittime in Svezia, in la Repubblica, 30-3-2000
(2) Cfr. Francesco S. Alonzo, Svezia, sterilizzazioni per la razza, in Corriere della Sera, 25-8-1997

 

Articolo completo: Esperimenti chimerici

16 aprile 2007

L'eugenetica, da Darwin all'America

di Mario A. Iannaccone

[…] Un giorno del 1930 sei macchine raggiunsero un villaggio in cima ad una collina.
Gli uomini, al comando dello sceriffo della contea di Montgomery, fecero presto: agguantarono sei bambini, li rinchiusero ognuno in una macchina diversa e sparirono.
Questo fatto accadeva negli Stati Uniti del New Deal nella zona degli Appalachi, stato della Virginia.
Lo sceriffo doveva sottrarre alle famiglie della collina, – famiglie unfit, cioè “inadatte” – i loro figli. Quei bambini andavano sterilizzati in modo che non propagassero quello che gli eugenisti chiamavano il loro “germe-plasma” difettoso.
L’incredibile e ancora poco conosciuta storia dell’eugenetica americana è raccontata da Edwin Black in «La guerra contro il debole» (War against the weak. Eugenics and America’s campaign to create a master race, edizioni Four walls eight windows, New York), già autore di Ibm e l’Olocausto (trad. it. Rizzoli, 2001).
Black è storico scrupoloso, specializzato nell’investigare l’attività d’aziende, governi e istituzioni, con l’ausilio di team di ricercatori. Setacciando archivi riservati, governativi e privati, Black ha ricostruito un’immagine nuova della storia dell’eugenetica americana, e del suo network, il cui centro era il Carnegie Institution’s Station for Experimental Evolution di Cold Spring Harbor fondato nel 1904.
Il primo dato sorprendente, – non nuovo, ma qui documentato nel dettaglio – è che l’eugenetica, nata nel XIX secolo in Inghilterra, ebbe il suo periodo d’oro negli Stati Uniti nei primi trent’anni del secolo scorso allorché s’organizzò in un potente movimento che tentò d’imporre una politica di miglioramento del patrimonio ereditario della popolazione attraverso il controllo sociale della riproduzione.
La parte più odiosa di questa politica fu la repressione nei confronti di coloro che erano definiti feebleminded (deboli di mente) o unfit (inadatti), sulla base di criteri vari e spesso arbitrari.
Il secondo dato documentato da Black è che dall’eugenetica americana derivò direttamente quella tedesca e poi nazista.

Negli Stati Uniti, la politica eugenetica fu esercitata soprattutto sulle classi più povere o su comunità isolate i cui membri, molto spesso, più che feebleminded erano semplicemente privi di una minima educazione.
Black colma lacune anche in merito all’appoggio fornito al movimento eugenetico da potenti soggetti istituzionali, scientifici, politici e finanziari.
Gli eugenisti non erano un gruppo di rari lunatici, ma un movimento ben rappresentato in istituzioni legate a famiglie facoltose, istituzioni pubbliche, università prestigiose (comprese Harvard, Yale e Princeton).
Da questa rete di simpatia il movimento ricavò la forza per attuare una vera e propria politica eugenetica articolata in tre programmi: innanzitutto lo studio degli alberi genealogici per identificare le famiglie “difettose” che generavano persone “inadatte”; poi l'”eugenetica negativa”, che prevedeva la segregazione e la sterilizzazione coatta; per ultimo, l’eugenetica “costruttiva” che doveva favorire la creazione di una master race, una razza dominante, modellata sulle caratteristiche dell’élite americana.

Nel corso di alcuni decenni centinaia di migliaia di “deboli di mente” ed “inadatti” subirono procedure di segregazione, sterilizzazione o ingiustizie di vario tipo.

Ma la ricerca dello storico americano riserva altri aspetti interessanti.
Per esempio emerge chiaramente lo stretto legame che si stabilì fra l’eugenetica e il movimento del controllo della nascite, di fatto due fasi dello stesso programma.
Gli ideologi della sterilizzazione di massa, della segregazione, delle politiche coercitive erano spesso gli stessi del controllo delle nascite.
Il collegamento è evidente nell’opera di Margaret Higgins Sanger (1883-1966) teosofa, darwinista sociale ed eugenista, e nei rapporti che la fondatrice del Planned Parenthood tenne per molto tempo con elementi estremisti del movimento.

È noto che l’accostamento della Sanger all’eugenetica provoca da sempre alzate di scudi, ma i contatti strategici, tattici e teorici fra i due movimenti sono ormai inequivocabili.

La Sanger, infatti, arrivava deprecare l’aiuto dei governi o delle istituzioni filantropiche per i poveri e gli inadatti, che dovevano piuttosto “sparire” e “morire di fame ” per non togliere risorse agli adatti. […]
Black rileva, infine, la continuità organizzativa e teorica fra eugenetica e genetica.
La genetica sarebbe la continuazione, sotto nuovo nome, della vecchia eugenetica ormai screditata per la sua metamorfosi sotto il nazismo.
Proprio negli asettici laboratori di ricerca genetica i vecchi demoni sopravvivono e ogni tanto si mostrano, per esempio quando guru della moderna ricerca genetica sostengono la necessità futura del “transumanismo” o anche dell'”autoevoluzione”: modificare il patrimonio genetico dell’uomo per “guidare l’evoluzione naturale”.
Qui la voce dell’autore, che commenta implacabile orrori passati, si sposta, inquieta, a scrutare scenari futuri, ancora inimmaginabili. […]

da Avvenire .it  3/9/2006

8 marzo 2007

Darwin III

Personalmente credo che se proprio vogliamo fare una teoria sull’origine dell’uomo e della vita in generale dovremmo inizialmente studiare quelli che sono i dati che abbiamo a disposizione.
Nel nostro caso, sappiamo che esistono specie che da milioni di anni non sono cambiate di una virgola, come gli squali, specie che esistevano e sono scomparse, specie che paiono comparire dal nulla.
Quello su cui ci possiamo basare sono i resti fossili in qualche modo giunti fino a noi.
Per quanto riguarda l’uomo, tutta la classificazione in abilis, erectus, pimpantis, sapiens, bergamascus, ecc., si basa su resti che si potrebbero disporre su di un tavolo da cucina.

In più, molte di queste ossa appartengono chiaramente a scimmie, come scimmia era la famosa Lucy, classificata come nostra progenitrice.
Per la datazione di queste ossa ci si basa sugli strati geologici in cui vengono ritrovati.
Se un osso viene trovato in uno strato geologico risalente a 2 milioni di anni fa, si deduce che quel osso abbia 2 milioni di anni.Da ciò possiamo dedurre che esistevano uomini identici a noi già 8 milioni di anni fa, essendo state trovate ossa umane in strati di quell’epoca.
La paleontologia ufficiale ritiene però che queste ossa siano scivolate in quegli strati in un secondo momento.
Questo perché secondo la teoria di Darwin a quell’epoca l’uomo non esisteva.

Abbiamo quindi un esempio emblematico di come funzioni la paleontologia contemporanea: uno scienziato ottocentesco formula una teoria, ammettendo onestamente che non vi sono prove che la sostengano, ma dicendosi fiducioso del fatto che negli anni a venire queste prove verranno trovate.
Negli anni a venire queste prove non vengono ritrovate, al contrario se ne trovano altre che smentiscono categoricamente la vecchia teoria ottocentesca.
Ma queste prove non vengono prese in considerazione perché in contrasto con la vecchia teoria, passata nel frattempo grazie ad un attento lavoro di marketing, tutt’altro che disinteressato, al rango di verità scientifica che non può essere messa in discussione.
In altre parole, dogma.
La situazione è quindi paradossale: una teoria fallace viene considerata al livello di verità inconfutabile, chi l’accetta fa carriera nel mondo accademico e continua a sostenerla, chi la mette in dubbio viene emarginato.
Questa situazione viene egregiamente presentata da Cremo nel suo Archeologia Proibita, in cui fa un resoconto di tutte le scoperte, fatte spesso da archeologi professionisti che mettono in gioco la loro carriera, accantonate perché non in linea con il dogma darwiniano.
Centinaia e centinaia.

Altra questione, le specie intermedie.
Non esistono, non sono mai state trovate, tanto che gli stessi darwinisti hanno dovuto prenderne atto.
Ma invece di riconoscere la fallacia della teoria di Darwin, i darwinisti hanno escogitato una scappatoia ancora più fantasiosa, la teoria dei salti.
Ovvero, le mutazioni genetiche non avvengono per cambiamenti minimi e ripetuti, ma per cambiamenti repentini, risposte a mutate condizioni ambientali.
A mio parere teoria ancora più bislacca, che equivarrebbe a dire che un giorno una iguana partorisce un piccolo con le ali funzionanti capace di volare, e questo trasmette la sua qualità al figlio, dando così origine agli uccelli.
Assurdo oltre che impossibile, dal momento che si è anche scoperto che il DNA è in grado di  autoriparare i mutamenti che casualmente avvengono nel momento della sua trasmissione.

La mutazione del DNA è l’errore della natura, sterile, che la natura stessa pensa ad eliminare.
Quindi mutazioni del DNA non si possono trasmettere.
Eppure siamo ancora qui a parlare di evoluzione delle specie.
La vera questione è che se il mondo scientifico ammettesse di aver preso una cantonata tanto grande, dovrebbe rivedere gran parte delle sue convinzioni.
Negli ultimi anni però qualcosa si sta muovendo, a partire dal mondo della biologia, che avendo occasione di studiare in maniera approfondita il funzionamento della trasmissione del DNA ha cominciato a mettere in crisi i baroni eredi del dogma ottocentesco.
Oltre a Sermonti un altro esponente della corrente antidarwinista è il celebre genetista “ateo e razionalista” Lima de Faria.

Il darwinismo sta finalmente per essere accantonato, anche se ci vorrà ancora qualche decennio.
Quindi, basandoci solamente sui dati scientifici in nostro possesso, siamo in grado di escludere la macroevoluzione, ovvero la mutazione genetica capace di dare alla vita specie nel tempo del tutto differenti alle proprie progenitrici.
Sappiamo che le specie appaiono già belle e formate, ma per capire da dove originino, dovremmo abbandonare il campo scientifico per avventurarci in un altro.
La scienza si limita a dirci che Darwin aveva torto.
_

Forse, un giorno, il nostro tempo sarà chiamato era darwiniana, così come noi parliamo dell’era newtoniana di due secoli fa. L’evoluzione, l’evoluzione, questa semplice idea che non si ritiene più necessario esaminare, copre come una tenda tutte le età che conducono dal primitivismo alla civiltà. Gradualmente, ci viene detto, un passo dopo l’altro, gli uomini produssero le arti e i mestieri, fecero questo e quello, finché non emersero alla luce della storia. Questi soporiferi gradualmente e un passo dopo l’altro, ripetuti senza tregua, mirano a nascondere un’ignoranza a un tempo vasta e sorprendente. […] Forse gli storici dei secoli futuri ci dichiareranno tutti pazzi per non aver scoperto subito e confutato con la necessaria energia questa incredibile cantonata

(Giorgio de Santillana)

6 marzo 2007

Darwin: le origini

“La causa della sterilizzazione di certe classi di persone anormali o difettose mi sembra invincibile”.
Julian Huxley, nipote di Thomas, presidente nel 1962 della Eugenetic Society

“Darwin adottò quello che sarebbe stato chiamato “darwinismo sociale”.
Se, nella società umana urbanizzata, la natura non favorisce i migliori, ragionò, sarà opportuno incoraggiare la lotta di tutti contro tutti e promuovere la eliminazione delle razze inferiori.
È davvero imbarazzante che si sia dato così poco peso all’asserto darwiniano «che le razze incivilite stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo a quelle selvagge» (sic!).
Quanti lutti e miseria ha riversato questo auspicio sul ventesimo secolo!”
Giuseppe Sermonti, AVVENIRE, Agora ,2 Febbraio 2006

La Royal Society

La Royal Society nasceva nel 1660 a Londra dopo una lunga, quasi ventennale gestazione.
Le riunioni che porteranno alla prestigiosa fondazione cominciano intorno al 1645 per iniziativa di Haak, un tedesco originario del Palatinato, e di Wilkins, il cappellano del principe palatino.
La Yates ha dimostrato con dovizia di dati come dal matrimonio del principe palatino con Elisabetta Stuart d’Inghilterra sortisse l’abbondante letteratura rosacrociana del Seicento.
L’Europa protestante vide nel matrimonio la possibilità di fermare la Controriforma cattolica e la potenza asburgica dominante .
È in quel clima fervido di speranze per una riforma generale delle arti, delle scienze, della religione, che i manifesti rosacrociani (1614) destano entusiasmo in tutta Europa.
E le speranze per la riforma universale, brutalmente troncate dalla guerra dei trent’anni, si concreteranno quarant’anni dopo, almeno per i territorî scientifici, proprio nel baconianesimo della Royal Society.
Sappiamo che tra i fondatori della società figuravano Elias Ashmole e Robert Moray, entrambi massoni da quasi vent’anni e soci influenti, al punto che Isaac Newton, il grande personaggio della Royal Society, ha per molto tempo studiato l’antologia di Ashmole sugli alchimisti inglesi .
E, per comune intento di superare definitivamente i conflitti religiosi che avevano devastato l’Europa, era proibito, nelle riunioni della Royal Society,così come lo era anche nelle riunioni massoniche, parlare di religione.

Darwin’s timeline

1859, 22 Novembre
“L’origine della specie” è in vendita al pubblico al prezzo di 15 scellini.
Furono stampate 1250 copie, molte delle quali vendute il primo giorno.
Fu un successo immediato, e Darwin iniziò lo stesso giorno a rivedere il suo lavoro in vista di una seconda edizione.
Le reazioni a “L’ origine della specie” furono contrastanti.
Thomas Huxley e Joseph Hooker divennero presto forti alleati di Darwin.
Huxley divenne presto un convinto difensore dell’evoluzione, arrivando al punto di suggerire che l’uomo era una scimmia mutata.[…]
Molti lettori, comunque, non capirono come la selezione naturale funzionasse.
Non riuscirono a vedere chi o cosa operasse la selezione.
Molti supposero che fosse dio il “selezionatore”.
1860, Aprile
Il termine Darwinismo viene coniato da Thomas Huxley.

1864,  3 Novembre
Viene fondato l’X-Club
In questo periodo la chiesa si stava muovendo rapidamente per difendere il creazionismo biblico e la fissità delle specie.
I naturalisti radicali unirono le forze per contrastare le mosse della chiesa.
Si incontrarono all’ hotel St George di Londra e formarono un club che chiamarono X-club.
Il loro proposito era di incontrarsi e discutere di scienza senza l’intrusione della chiesa e di qualsiasi visione religiosa.
Si incontravano il primo giovedì di ogni mese.
Il club fu attivo dal Novembre del 1846 al 1892.
Molti dei suoi membri avevano grande influenza all’interno della Royal Society.
Fra i membri fondatori del Club, vi era Thomas Huxley, primo editore di Darwin.

1864, 30 Novembre
Darwin ricevette la Copley Medal, il più alto riconoscimento concesso dalla Royal Society.
Lo proposero Busk e Falconer, entrambi membri dell’X-Club.
La concessione della Copley Medal a Darwin fu un segno di quanto fosse diventato influente l’X-Club all’interno della Royal Society.
Darwin fu molto onorato, naturalmente.
Come si poteva sospettare, la Chiesa di Inghilterra non fu invece molto felice del corso che stavano prendendo gli eventi
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“La vulgata dell’evoluzionismo divenne presto uno dei punti d’incontro di certi massoni che, anche senz’avere una precisa cognizione dei contenuti scientifici del darwinismo e delle sue possibili implicanze socio-politiche, dalle strenua lotta sostenuta dalla Chiesa di Roma contro la sua diffusione e per la sua stessa provenienza dalla terra di Desaguliers ed Anderson deducevano ch’esso fosse comunque un buon compagno di strada, se non verso la Vera Luce almeno per dissipare le tenebre piu’ fitte …”
Aldo Mola, “Storia della massoneria italiana…” (Bompiani, 1992, p. 104)

3 marzo 2007

Coming soon: Darwin

Prossimamente si parlerà di evoluzionismo.

in maniera critica.