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-o- Too late to die young -o-
2 Febbraio 2021

I nemici dell'intelligenza

Se dovessi definire l’intelligenza, direi che si tratta essenzialmente della capacità di osservare, analizzare i dati a disposizione e di trarne una logica deduzione, avvicinandosi il più possibile al quadro di insieme.
Ancora più nello specifico, si potrebbe dire che la capacità di cogliere un quadro di insieme ampio è una qualità che va oltre il concetto stesso di intelligenza.
Ci sono infatti tantissime persone dalle spiccate capacità intellettive che però concentrano tutte le loro energie in un singolo settore, e quando si allontanano da esso quasi smarriscono ogni capacità interpretativa.
Questo, nello specifico, è un fenomeno tipicamente moderno, laddove il nostro stesso progresso si fonda nella iper-specializzazione.
Abbiamo infatti, nella nostra società, innumerevoli esperti nei campi più disparati, eccellenze nel loro campo di applicazione, che però poco si intendono, o si interessano, dei fenomeni, spesso essenziali, che muovono l’intero meccanismo del nostro sistema.
Come se ognuno di questi esperti sapesse tutto del proprio ingranaggio, poco o niente dell’ingranaggio suo prossimo, e ancora meno della macchina nel suo complesso.
In ogni caso, ritornando all’intelligenza in sè – definita quale capacità di interpretare diversi dati e indizi per trarne un veritiero quadro di insieme (essere in grado di unire i puntini, come si dice in gergo)- possiamo notare come questa capacità, che sulla carta dovrebbe essere appannaggio della maggioranza delle persone, possiede quattro grandi nemici.

Il primo nemico dell’intelligenza è la sopracitata iper-specializzazione.
Tutte le energie e le capacità del singolo vengono convogliate su di un singolo argomento, e tutto ciò che lo circonda rimane perlopiù ignoto.
Semplificando, è la situazione in cui si trova chi passa la sua vita a contare ogni singola cellula di un albero e non si rende mai conto di trovarsi dentro una foresta.

Il secondo nemico dell’intelligenza, ed è un difetto che tocca tutti, in gradi diversi, è il pregiudizio, l’ideologia, la predisposizione mentale.
Se nel caso della iper-specializzazione il quadro di insieme non veniva colto perchè ci si concentrava esclusivamente su di un singolo punto, per colpa del pre-giudizio ci si trova invece nella situazione di avere già in mente un risultato finale a cui si vuole giungere.
Così, con un quadro di insieme già delineato, si finisce per selezionare solo gli indizi che si adeguano ad esso, e che non ne rovinano la struttura.
Questo meccanismo in psicologia si chiama “bias di conferma”, e consiste propriamente nel dare enfasi agli avvenimenti ed ai dati che confermano la nostra idea iniziale, ignorando tutti quelli che la contraddicono.
E’ importante osservare che tutti siamo vittime di questo meccanismo: diviene quindi essenziale esserne consapevoli, e cercare in ogni modo di arginare il fenomeno.

Il terzo nemico dell’intelligenza, in qualche modo legato al secondo, è il conformismo.
Il fare propria l’opinione condivisa agisce su degli strati profondi ed ancestrali della nostra psiche, assicurandoci un senso di protezione, lo stesso che i nostri progenitori, e anche noi stessi, ricaviamo dallo stare in gruppo, dal sentirci, una volta inseriti in un contesto più ampio, più sicuri di noi e più protetti, grazie al “numero”.
A causa del conformismo non si sente più la necessità di fare lo sforzo per interpretare i dati e trarne una conclusione: si aspetta solo che venga fornita una interpretazione comunemente accettata e la si fa propria.

Il quarto grande nemico dell’intelligenza, diretta conseguenza del terzo, è quindi semplicemente la pigrizia.
Perchè il pensare comporta uno sforzo, uno sforzo reale, e spesso non si hanno energie sufficienti per farlo, oppure si preferisce dedicare quelle stesse energie ad altre attività che hanno un rendiconto più piacevole.

18 Gennaio 2021

Due tipi di Demoni

Esistono due tipi di demoni.

Ci sono quelli che mentono – artisti della menzogna e dell’inganno – e ci sono poi quelli che dicono solo la verità, quella verità così tremenda risulta difficile da guardare negli occhi.

Ancora non so di che genere fosse il demone che venne a trovarmi in una notte insonne, ma ecco cosa mi disse:

“Io conosco i tuoi pensieri, so cosa ti tormenta.Ti chiedi perché tutto debba essere così difficile, il perché di tutto questo dolore, perché ogni cosa richieda fatica, e perché una coltre di miseria paia abbracciare ogni cosa.
La risposta è semplice, ma hai terrore anche solo di prenderla in considerazione.
La verità è che l’inferno che temi è già qui, ci stai già vivendo dentro.
Sì, questo mondo è l’inferno, forgiato col preciso scopo di portare dolore e sofferenza.
E la bellezza del creato, mi dirai?
Il sole e le stelle e i tramonti?
E l’amore, come potrebbe esistere l’amore dentro l’inferno, obietterai.
In verità non poteva esistere inferno senza amore, e quello che così chiamate quaggiù fu la creazione più ingegnosa e malvagia del mio Signore rinnegato.
Per far veramente soffrire, oltre ogni limite, occorre promettere.
Occorre offrire, far desiderare, far immaginare la beatitudine.
Per poi negarla.
Quanta sublime malvagità!
Non basta che vi sia la fame, occorre anche la vista del cibo a cui non si può accedere..
Non basta la miseria, serve anche la visione dell’abbondanza, inaccessibile .
Non basta la solitudine dell’anima, occorre anche l’illusione di una unione profonda.
E occorre anche farla assaporare, questa unione, per poco, alla lontana, così che poi la sua privazione rechi un tormento altrimenti nemmeno immaginabile.

Ecco perché non può esserci inferno senza amore, perché l’inferno è privazione, mancanza, ed è necessario che si abbia consapevolezza di quello che manca, e che non si potrà mai raggiungere, per poter soffrire perfettamente. ”

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Il ritorno del Demone

Fu così che il mio demone tornò a trovarmi, in un’altra delle mie notti insonni.
E come le altre volte, ancora non so se le sue parole furono vere, o se si mise di ingegno per inventare una storia fantasiosa.
In ogni caso, ecco cosa mi disse:

“Eccomi, – esordì – arrivo or ora da quell’altro mondo.
Noi demoni non ci andiamo spesso: è un viaggio raro, per noi; diciamo che abbiamo poca giurisdizione da quelle parti, per usare un’espressione a voi cara.
E a dirti il vero, nemmeno mi piace tanto recarmi di là: c’è così poco da fare, per noi…
Sai, in quel mondo vivono centinaia di miliardi di persone, forse molte di più (nessuno tiene il conto, perchè non esiste là l’ossesione per i numeri, i censimenti e i conteggi, come da voi), e quasi tutti sono felici.
D’altra parte come si fa a non essere felici quando ci si accontenta di poco, ed ognuno ottiene quanto gli basta per stare bene, senza bisogno di dover lavorare.
Già, perchè il concetto di lavoro là non c’è: al massimo la gente ha una vocazione.
Anche là ci sono imbianchini, maestri, bottegai, ma la loro idea di lavoro è assai diversa.
Per farti capire, il falegname più bravo e più famoso di quel mondo nella sua vita costruì una sola sedia.
Oh, era una sedia davvero bella, però!
Ci mise più di duecento anni per finirla (sì, vivono molto più a lungo di voi), e poi la lasciò fuori casa sua, lungo la strada, affinchè chi fosse stanco potesse riposarsi un attimo.
E’ ancora lì, e i gatti del quartiere l’hanno anche un po’ graffiata, ma nessuno se ne preoccupa troppo: in fondo, è solo una sedia.
Ma sto divagando…

Ti dicevo, noi demoni abbiamo poco da fare in quel mondo, perchè non ci sono guerre, non ci sono lotte, rivoluzioni, ingiustizie, e persino le malattie sono molto rare.
Non che non ci sia il male: esiste anche là, eccome, ma è davvero molto limitato, appannaggio di pochi, ed è lì che noi agiamo.
D’altra parte, così come non può esserci inferno senza amore, nemmeno l’esistenza di un mondo quasi perfetto sarebbe concepibile senza la presenza del male: come potrebbero, infatti, rendersi conto gli uomini di quanto sono benedetti, se non potessero sperimentare anche la sofferenza, di tanto in tanto?
E il male, da quelle parti, si presenta sostanzialmente sotto una precisa forma, la più terribile, la malvagità primigenia: l’invidia.
E’ così che scava nel cuore e nelle viscere dei più deboli, e li corrompe da dentro, scheggia dopo scheggia.
Quando qualcuno inizia a pensare che gli alberi del suo vicino producano frutti migliori, quando qualcun altro sente come un’ingiustizia il fatto che il suo amico abbia una moglie più bella, ecco che il verme dell’invidia inizia ad insinuarsi nella sua anima, e da lì in poi – amico mio – ti assicuro che parte un lungo precipizio.

Anche il mio Signore Rinnegato cominciò così la sua discesa.
Questo verme contagia pochi di loro, in verità, ma il loro destino è quasi sempre segnato.
Una volta morti, li aspetta infatti una tremenda condanna: sono destinati ad un mondo fatto di dolore e sofferenza, un mondo in cui regna l’ingiustizia e l’avidità, in cui la malvagità e la furbizia sono la norma.
Finiscono dritti all’Inferno.

Rinascono qui, nel vostro mondo.

Anche tu eri uno di loro, nell’altra vita, e chissà quale fu l’oggetto della tua invidia, e con quale bramosia lo desiderasti, per essere stato condannato a rinascere qui…
D’altra parte, vi è stato dato proprio quello che volevate: qui potete continuare ad invidiare quanto volete – e ce ne sono di cose da invidiare, in questo mondo, fatto di numeri, in cui tutto viene misurato, valutato, quantificato…
In ogni caso, sappi che oltre il vostro ce ne sono anche altri, di inferni, la discesa può essere ancora più profonda.
Ma di questo ti parlerò un’altra volta”


12 Gennaio 2021

L'arma del Diavolo

“Nessun arma è tanto potente nelle mani del Diavolo quanto la nostra disperazione.
Egli è ancora più contento quando ci disperiamo, rispetto a quando pecchiamo.
Per questo San Paolo temeva molto più la disperazione del peccato.
Così dopo aver detto a coloro che lo ascoltavano “mostrate chiaramente il vostro amore nei confronti di colui che ha peccato” aggiunse anche il motivo: “affinchè non lo inghiotta il Diavolo a causa della profonda disperazione che lo opprime.”

Ieormonaco Aghiorita Benedetto

12 Gennaio 2021

Benedetti i nemici

“Non ti irritare se qualcuno parla in modo aggressivo o scopre sfacciatamente qualche tua debolezza, qualche tua passione di cui tu, nel tuo amor proprio, non sospettavi la cattiveria. […]
Spesso ce la prendiamo con persone franche e sincere perché svelano i nostri errori senza mezzi termini; dovremmo invece apprezzare costoro e ringraziarli per aver spezzato il nostro amor proprio con il loro linguaggio sfrontato.
Sono come i chirurghi che, con la parola tagliente, asportano la cancrena del cuore.”

s. Giovanni di Kronstadt

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“Signore, benedici i miei nemici! Anche io li benedico e non li maledico.

• Quando mi sono considerato saggio, mi hanno chiamato pazzo.

• Quando sono diventato più forte, hanno riso di me come di un nano.

• Quando ho voluto dirigere la gente mi hanno respinto indietro.

• Quando mi sono precipitato a diventare ricco, mi hanno strattonato con pugno di ferro.

• Quando ho pensato di dormire tranquillo, mi hanno risvegliato dal sonno.

• Quando ho costruito una casa per una vita lunga e tranquilla, l’hanno distrutta e mi hanno scacciato.

Invero i nemici mi hanno sciolto dal mondo e hanno esteso le mie mani fino alla tua veste.

Signore, benedici i miei nemici!”

s.Nikolaj Velimirovic

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I santi ortodossi rimarcano spesso un concetto fondamentale: occorre sciogliere i legami che ci tengono intrappolati in questo mondo.
E le catene più forti di questo legame sono fatte di vanità e di orgoglio.
La vita in terra va vissuta come una sorta di purificazione, uno scrollarsi di dosso tutti i falsi idoli con cui si alimenta la vanagloria.
Ecco quindi il motivo per cui i nemici, e coloro che senza pudore ci mettono di fronte alle nostre mancanze , sono i nostri principali alleati.
Col martello frantumano pezzo dopo pezzo il nostro orgoglio.
Un processo doloroso.
E noi, che probabilmente santi non siamo, invece di benedirli accumuliamo rancore, rabbia, tristezza.
Noi comuni mortali cerchiamo approvazione, validazione; vogliamo essere ammirati, benvoluti, amati.

(il mondo virtuale, social, non ha fatto altro che cavalcare, sfruttare e amplificare questo insaziabile bisogno condiviso: tutto è ostentazione, di bellezza, di corpi, ricchezze, benessere, successi, conoscenze, saggezza, tutto messo in mostra alla ricerca di approvazione.)

I santi padri invece ci dicono che prima di tutto abbiamo bisogno di mazzate.

12 Gennaio 2021

Il Varco


Un attimo o poco prima di prendere sonno, in quel momento in cui il tempo resta sospeso e i minuti sono ore e viceversa, mi capita a volte di concentrarmi sul battito del mio cuore.
L’altra notte si faceva sentire più insistente del solito, secco e regolare, tanto che non riuscivo a pensare ad altro.
“Dai, adesso rallenta un po’ che ci addormentiamo”, gli chiedeva la mente, ma lui continuava imperterrito.
E fu in quel momento, in quella dimensione sospesa tra sonno e veglia che ebbi una piccola epifania: il mio cuore non risponde ai miei ordini, io non sono il suo padrone.

Grande scoperta, si dirà, il cuore è un organo il cui funzionamento non dipende dai comandi del cervello cosciente.
Il cuore batte e basta, per conto suo.
Ma un conto è saperlo, un conto realizzarlo profondamente, in uno stato che va oltre il campo razionale.
E le parole purtroppo servono poco nel descrivere epifanie simili.
“Se non io, chi ti ha ordinato di battere, e di non fermarti? Perchè ignori totalmente la mia, di voce?
E se non posso nemmeno ordinare al mio cuore di fermarsi, se non ho neanche questo controllo su me stesso, come posso dirmi libero, in qualsiasi modo?”
Ho avuto la potente sensazione di essere un ospite, la mia mente dentro un corpo disteso, separato da me, con un cuore che batteva disinteressandosi di me e dei miei pensieri.

Ora, si sa che i folli e i santi se visti dall’esterno sembrano avere molti punti in comune, ma c’è un aspetto essenziale che distingue nettamente i loro universi interiori:
i santi sanno di essere stati palsmati con diverse sostanze, percepiscono le loro diverse componenti, corporee, psichiche, spirituali, e sanno anche giungere in quel luogo in cui esse si fondono.
I folli al contrario sono dissociati, percepiscono le loro essenze come distinte e separate, in una costante lotta tra loro, senza dialogo tra le parti.
Personaggi diversi che si agitano sotto lo stesso tetto.
Santi o folli o semplicemente stolti, si può essere tante cose quando si tenta di regolare i battiti del cuore.
In ogni caso, in quell’attimo ho percepito anche qualcosa di prezioso.
Quel cuore che se ne va per conto suo è l’unica finestra possibile da cui si può intravedere l’altro.
E’ il varco, ed è per questo che non risponde totalmente ai nostri pensieri: il cuore in noi c’era ben prima di noi.