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-o- Too late to die young -o-
18 Marzo 2021

L'instabilità mentale di Biden

A questo punto occorre andare oltre la dicotomia Biden-Trump, cercando di stabilire chi dei due candidati rappresentasse “il meno peggio”, e concentrarsi totalmente su Biden, sul fatto che una persona simile sia attualmente il Presidente della più grande potenza economica e militare del mondo.
Chiunque avesse seguito all’epoca la campagna elettorale negli Stati Uniti, e avesse assistito ai comizi di Biden, si sarebbe stupito di quanto il candidato democratico fosse in palese difficoltà.
Biden soffre di evidenti problemi cognitivi, non è in grado di completare una frase di senso compiuto, si dimentica costantemente del luogo in cui trova, non ricorda i nomi dei suoi collaboratori più stretti e delle persone che gli stanno intorno.
La situazione era assai palese a chiunque osservasse gli avvenimenti in maniera oggettiva, ma tutti i grandi mezzi di informazione, compattamente schierati contro Trump, si comportavano come se la questione non sussistesse.

Ora, ad elezioni vinte, qualche cronista timidamente si chiede il motivo per cui il presidente a tutt’oggi non abbia ancora affrontato alcuna conferenza stampa con i giornalisti, e se questo possa avere a che fare con questioni riguardanti lo stato della sua salute.

Sembra di essere catapultati all’interno della celebre fiaba del Re che se ne va in giro nudo, con tutti i sudditi che applaudono alla manificenza delle sue vesti, finchè un bambino, nella sua innocenza, fa presente che il Re non indossa nulla.
Qui invece si tratta di ammettere che il presidente è totalmente annebbiato da una grave forma di demenza senile.
Il fatto che una persona con questa grave forma di invalidità mentale possa essere stata scelta ed infine eletta alla carica più importante degli Stati Uniti la dice lunga sulla palese farsa che ormai rappresenta la democrazia nei paesi che si definiscono tali.
Gravi poi saranno le conseguenze se a questa persona si permette di fare commenti che riguardano la politica internazionale, come nel caso di questa intervista, dove Biden chiama assassino il presidente della nazione più potente al mondo, subito dopo la sua.

In tempo di pace un simile attacco non si era mai verificato, ed è chiaro che Biden non si rende nemmeno conto della portata delle sue parole.
Il suo discorso, più che di un presidente pare quello di un ubriaco al bar, e l’intero spettacolo è triste e penoso, oltrecchè preoccupante.
Diversi analisti sostengono che presto Biden verrà messo da parte, a causa delle sue condizioni di salute, e la presidenza andrà saldamente in mano alla sua vice Kamala Harris: questo, si sostiene, era il programma fin dall’inizio.
E di sicuro, se si arrivasse a tanto, la situazione non migliorerebbe, essendo la Harris espressione della corrente più guerrafondaia ed elitista del deepstate statunitense.

24 Febbraio 2021

Legalità e moralità

Donne arrestate per aver indossato costumi da bagno che violavano le normative. Chicago 1920

Non omne quod licet honestum est

Non tutto ciò che è lecito è onesto.
Ed allo stesso modo, non tutto ciò che la legge vieta è immorale.
Il concetto secondo il quale “ci sono delle leggi, vanno rispettate”, concetto che spesso viene ripetuto, specialmente in questo periodo di restirzioni, contiene indubbiamente una notevole fallacia.
Le leggi vanno rispettate se non si vuole incorrere in sanzioni, ma la loro mera esistenza non ne garantisce in automatico anche una intrinseca moralità.
La storia umana è attraversata da una lunga serie di governi e poteri vari che hanno imposto norme ingiuste ed abbiette, e non occorre spingersi indietro di secoli per ricordarne qualche esempio, nemmeno limitarsi a considerare i regimi cosidetti “tirannici”.
 
Negli Stati Uniti, paese simbolo della democrazia per eccellenza, ad esempio, fino al 1967 in certi stati erano ancora proibiti i matrimoni misti tra bianchi e neri.
Storicamente parlando, il 1967 è dietro l’angolo.
E anche all’epoca, dove vigeva la segregazione razziale, c’era chi affermava “è giusto che i neri stiano fuori da questo locale, ci sono delle leggi, vanno rispettate”.
 
Noi occidentali democratici di fine millennio siamo infine stati educati col pensiero che la questione delle “leggi ingiuste” appartenga al passato: l’idea che ci è stata trasmessa è che con una continua ed inarrestabile avanzata il progresso ci abbia finalmente portato in una era in cui la libertà e la democrazia hanno trionfato, in cui certe aberrazioni appartengono solo al passato, e che finalmente siamo giunti in un periodo in cui le leggi rappresentano il culmine della probità e della moralità.
 
Tutto questo in un momento storico in cui quelle stesse leggi limitano le basilari libertà degli esseri umani, dalla libertà di spostamento, di lavoro, di aggregazione.

E mai come oggi risuona stridente il vecchio mantra delle “leggi che ci sono e che vanno rispettate”.

 

12 Febbraio 2021

Non mi fido di te come vicino, ma mi fido di te come padrone: l'errore dello statalismo


“gli statalisti guardano il proprio vicino e pensano: Non mi fido di te come vicino, ma mi fido di te come padrone.”, ovvero l’assurda premessa della necessità di ogni “governo”

Molti di coloro che credono nello Stato lo descrivono apertamente come motivo per cui esso sia necessario: perché non ci si può fidare della gente, perché è nella natura umana rubare, litigare etc.
Gli statalisti spesso affermano che senza un’autorità vigilante, senza un “governo” che crei e faccia applicare le leggi della società a tutti, ogni discussione finirebbe in un bagno di sangue, non ci sarebbe cooperazione, il commercio cesserebbe del tutto di esistere, ci si troverebbe in una situazione di “ognuno per sé” e l’umanità degenererebbe in un’esistenza da cavernicoli stile Mad Max.
[…]
Tuttavia la scusa più comune per il “governo” – ovvero che le persone siano malvagie e abbiano bisogno di essere controllate – inavvertitamente manifesta la follia intrinseca a tutti gli statalismi.
In altre parole, se gli esseri umani sono così menefreghisti, stupidi e perfidi che non ci si può fidare che possano compiere la cosa migliore da soli, come potrebbe mai la situazione essere migliorata prendendo un sottoinsieme di questi stessi esseri umani menefreghisti, stupidi e perfidi e concedono loro il permesso della società di controllare gli altri con la forza?
[…]Gli autoritari non perseguono una mera riorganizzazione degli esseri umani, ma il coinvolgimento di una qualche entità sovrumana dotata di diritti e virtù che gli esseri umani non posseggono, che possa essere usata per tenere in riga tutti gli uomini inaffidabili.
[…]
Ciò che coloro che credono nello Stato vogliono davvero è un enorme e inarrestabile potere che venga usato per fare del bene.
[…]
Aspettarsi che il potere venga utilizzato solamente a beneficio di coloro che sono controllati e non di colui che controlla è ridicolo.
Ciò che lo rende ancora più folle è che gli statalisti sostengano che eleggere dei comandanti è l’unico modo per far fronte alle imperfezioni e all’inaffidabilità dell’uomo.
Gli statalisti guardano ad un mondo pieno di sconosciuti e dalle ragioni discutibili e di dubbia moralità e hanno paura di cosa questi possano fare.

Larken Rose, La più pericolosa delle superstizioni.

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Gli esseri umani si dividono in due grandi famiglie: coloro che sentono la necessità di una qualsivoglia forma di autorità, e coloro che l’autorità la soffrono.
Per la grandissima maggioranza del genere umano l’autorità, ovvero qualcuno che detta le regole, che indica e dirige l’agire delle persone, e che punisce chi contravviene alle regole comuni, è imprescindibile per una società “civile”.
Queste persone non vedono il potere come una imposizione: essere guidati, avere qualcuno che detta le leggi da seguire, per essi rappresenta una grande facilitazione nel vivere quotidiano.
Chi quindi considera legittima, e necessaria, la presenza di un potere, si limiterà a discutere, in maniera profonda, su quale sia il sistema politico che offra più garanzie di “giustizia”, sia più equo.
Dal lato opposto, ci sono le persone che giudicano ogni forma di potere come una imposizione.
Che non riescono ad accettare che altri esseri umani, pari a loro in dignità, impongano ad essi il loro volere.
Per questi ultimi, dovere sottostare agli ordini di qualcun altro, chiunque essi sia, senza il proprio consenso, equivale ad una forma di schiavitù.

Il dialogo tra questi due gruppi, quando viene affrontato il tema del “potere”, è pressoché impossibile, dal momento che il senso di oppressione percepito da chi non accetta l’autorità di un uomo su di un suo simile è qualcosa che va al di là di una mera questione “pratica”.
In fondo, l’accettazione del potere, il seguirne le indicazioni e l’inserirsi nel sistema così creatosi è un qualcosa che garantisce benefici materiali (ospedali, scuole pubbliche, forze dell’ordine, pensioni): è sufficiente seguire le regole che il potere indica.
L’insofferenza nei confronti del potere è invece un qualcosa che va al di là delle questioni pratiche e materiali, è una questione di principio che tocca a fondo la coscienza e la dignità stessa del singolo, e per tale motivo risulta un concetto difficilmente comprensibile da chi ha come priorità il quieto vivere e la “sicurezza”.

Si veda anche:
Tra libertà e sicurezza 
Autorità, coscienza ed obbedienza

 

4 Febbraio 2021

Draghi, i Costruttori e il Great Reset


“Sul versante sociale, fra l’altro, a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti, e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale”.

Presidente Sergio Mattarella

La fine del blocco dei licenziamenti rappresenta il classico elefante nella stanza che da mesi si fa finta di non vedere.
Le conseguenze del crollo dell’economia nazionale, infatti, non si sono ancora manifestate appieno per via di alcuni provvedimenti artificiosi, che per loro natura non potranno essere eterni.
Il blocco dei licenziamenti è uno di quelli, una questione talmente spinosa da essere totalmente ignorata nel dibattito politico degli ultimi mesi.
Sarà il momento in cui centinaia di migliaia di italiani si sveglieranno da un sonno profondo, perché quando mancherà il pane in tavola tutto il resto passerà in secondo piano.
Mattarella nel suo discorso ha mostrato che nei piani alti sono ben consapevoli della questione, tanto da citare la fine del blocco dei licenziamenti come uno dei tre motivi (insieme alla gestione della pandemia e dei fondi degli aiuti europei) per cui serve un governo “deciso” e autorevole sin da subito, un governo in grado di affrontare l’emergenza sociale.
Siamo quindi da oggi entrati ufficialmente nella Fase 2: dopo la devastazione, provocata dalle misure intraprese con la scusa della pandemia, ci sarà da gestire la tensione sociale.
I “costruttori”, quelli che dovranno edificare il mondo nuovo, quello della nuova normalità, verranno subito dopo.

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CROLLANO LE TORRI

Il Vecchio della Montagna si destò: mirò il piano e la febbre del piano, percorse cogli occhi torri e pinnacoli, tracciò sulla terra secca uno strano segno, e così parlò nella notte:
Come in una falsa notte una falsa tregua, così in questa lunga agonia secolare i costruttori di torri fanno nidi al vento della loro stoltezza: ma a ogni fiato di nuova tormenta precipitano le torri.

O costruttori di torri, precipitano le torri.

 

Da secoli tessete l’inganno, il vostro inganno, o costruttori di torri; e i secoli vi divorano; in fondo ai secoli invero, nell’invisibile deserto che corre parallelo alla vostra strada corrotta e titubante, sta l’eternità, costruttori di torri, o costruttori di torri.
Zero, Guido De Giorgio, La Torre, 1930

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There is no conspiracy, non c’è quindi nessuna cospirazione.
Dopo la ormai celebre copertina del prestigioso Time si è potuto finalmente parlare apertamente di “grande Reset” senza essere tacciati di complottismo.
In fondo bastava accedere alla pagina ufficiale del World Economic Forum, dedicata a questo grande progetto, per sapere nel dettaglio la direzione verso cui stiamo andando.

In sintesi, il sistema finanziario internazionale è ormai ingestibile: sopravvissuto alla grande crisi del 2008 grazie allo spropositato intervento delle banche centrali, la situazione è andata peggiorando, con spirali di debito in crescita esponenziale, creazione di denaro dal nulla fuori controllo, spazzatura finanziaria prossima all’esplosione.
L’unico modo che i grandi centri di potere (FMI, banche centrali, l’elite dei miliardari e i loro club) avevano per prevenire l’imminente collasso era ridisegnare da capo lo scenario, con nuove regole.
E’ la nuova normalità, il sogno dell’elite che finalmente ha trovato il terreno giusto per compiersi.
Ma per procedere occorreva fermare l’economia mondiale.
Questo lo scopo dei lockdown e delle misure prese (che appaiono folli, ma che seguono questo preciso modello).
Il covid fu solo il giusto pretesto.
E’ come se fossimo tutti dentro un treno lanciato a folle velocità, un treno destinato a deragliare.
Chi sta nei vagoni di prima classe sa che i binari vanno sostituiti, serve una nuova rotta.
Per fare ciò occorre fermare il treno per un certo periodo.
Così loro si legano alle loro cinture di sicurezza, in comodi sedili, e tirano il freno d’emergenza.
E nei vagoni di seconda e di terza classe succede il finimondo, le persone finiscono gambe all’aria.
Questa è l’unica lettura coerente degli avvenimenti che stiamo vivendo, in tale modo tutto acquista un senso preciso.
Non c’è nessun complotto: è tutto nero su bianco: si tratta di un programma politico sociale fatto da gente che pensa di avere i mezzi per attuarlo.
Un programma globale.
Draghi è una pedina importante, di un livello superiore rispetto ai nostri piccoli politicanti.
Draghi è quindi l’esecutore a livello locale di un ampio piano globale.

19 Marzo 2013

Beppe, Gianroberto e la linea

 

Sul sito di Daniele Martinelli, compare un articolo di qualche giorno fa, dal titolo “Beppe e Gianroberto, mettetevi in sicurezza
Ho letto solo le prime righe, ma quello che è interessante è il tono, l’atmosfera, il titolo, e sopratutto quella foto.

“Beppe e Gianroberto”

Certe circostanze mi lasciano assai perplesso.
Mi sono impegnato negli ultimi anni ad interpetare i simboli, a leggere le immagini, però avrei detto che il “profumo” che esce da immagini e testi simili fosse percepibile immediatamente, che non ci fosse bisogno di chissà quali conoscenze per coglierne “lo spirito”.
E quel “Gianroberto“…
Gianroberto, quel Gianroberto chiamato per nome, nostro amico da sempre, quello che non si sapeva chi cavolo fosse fino a due mesi fa e adesso pare normale vederlo decidere “la linea” che devono seguire i parlamentari del partito più votato d’Italia.

“La linea”...

Alla faccia del partito che nasce dal basso: un’accozzaglia brancaleone che sta in apnea  a bocca aperta aspettando che “i capi” dettino “la linea”, che gli dicano cosa debbono fare, come devono votare, come devono astenersi.

“La linea”

Per quanto la democrazia sia una farsa, in linea teorica ogni parlamentare dovrebbe agire secondo coscienza, rappresentando coloro che gli hanno consegnato il “mandato”.
Qui invece abbiamo un gruppo di improbabili che appena sgarrano vanno incontro a minacce e  strali.
E’ tutto così evidente, tutto così triste.

In questo blog ci si era occupati di Gianroberto una prima ed unica volta nel lontano 2007, un po’ in anticipo sui tempi.
La sua visione era ed è chiara, e rappresenta l’esatto contrario di tutto quello in cui qui si crede.
L’esaltazione del virtuale, la quantificazione dell’anima, che diviene un bene da contrattare, da scambiare allegramente e mettere a disposizione di tutti “nella rete”.
Aggiungere altro non serve a chi comprende il messaggio di Casaleggio, nello stesso modo in cui qualsiasi analisi risulterà superflua a coloro che non vi vedono nulla di scandaloso.