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-o- Too late to die young -o-
5 Gennaio 2019

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9 Dicembre 2018

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1 Dicembre 2018

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23 Novembre 2018

Sorella morte corporale

Non fuggite, qua si parla di Vita.

E’ indubbiamente complesso per un occidentale del XXI secolo comprendere il culto mesoamericano della Santa Muerte.
La sua macabra esteriorità e la volontà dei suoi fedeli di inglobarla all’interno dei parametri della religione cristiana, a fronte di una apparente incompatibilità con essa, ne fanno un fenomeno difficilmente comprensibile, dai tratti oscuri ed inquietanti.
La Santa Muerte, come capita in varie occasioni laddove la religione cristiana sostituisce credenze più arcaiche e radicate, trae origine da culti antichissimi, culti che un tempo erano comuni a molte civiltà sparse per il globo.
Il suo aspetto inquietante, unito all’appellativo di Santa e alla devozione ad essa riservata, e il suo stare accanto ai santi ufficiali dell’universo cattolico, appaiono a prima vista quasi delle operazioni blasfeme; non a caso la Chiesa ne ha da sempre scoraggiato la diffusione, ma nonostante questo la venerazione della Santa Muerte rimane primaria in Messico e in altri luoghi dell’America meridionale.

La popolarità della Santa Muerte si deve quindi a diversi fattori, il primo dei quali è il suo essere assolutamente egualitaria.
Per quante differenze ed ingiustizie vi siano nel mondo, la Santa Muerte arriva per tutti, e sistema una volta e per sempre le differenze tra gli uomini: ricchi, poveri, miseri e potenti sono uguali di fronte a lei.
A questo punto occorre far notare che per quanto possa apparire attualmente estranea ed inquietante, vi era un tempo in cui anche a noi europei la Santa Morte era molto familiare: essa compare infatti trionfante negli affreschi e nei dipinti delle danze macabre medioevali, espressione di una religiosità condivisa dell’epoca.
Come la sua controparte latino americana, anche la Morte europea si presentava a sistemare le ingiustizie del mondo, a livellare le differenze degli esseri umani, mostrando con la sua tremenda presenza la futile illusione delle ricchezze e dei beni terreni.
Monarchi, signori e vescovi si inginocchiano disperati al suo cospetto, offrendole ori, gioielli, possedimenti, ma nulla di questo è in grado di smuovere il suo giudizio.
I vescovi e i signori danzano mesti alle sue spalle insieme ai servi e agli straccioni, tutti uniti da un unico destino.

Ecco quindi che per iniziare a comprendere l’essenza della Santa Muerte occorre anche comprendere che il suo culto è portato avanti da persone che credono fermamente ad una vita che aspetta gli uomini oltre l’esistenza in questo mondo.
La morte terrena non è la fine di tutto, ma un doloroso passaggio, per poi intraprendere una esistenza diversa, di cui poco si può sapere.
La Santa Muerte, così come la Morte che appare nelle danze macabre medioevali, è lì solo per permettere il passaggio.
Lei è nostra sorella morte corporale, per dirla con le parole di San Francesco: una compagna, una della nostra famiglia.

La morte, ovviamente, incuteva paura agli esseri umani ieri come oggi, questo è indubbio.
Si trattava, ieri come oggi, di un salto nell’ignoto, e nessuno era certo di meritarsi realmente la salvezza.
Ma in tempi religiosi, come era il tempo dell’Europa medioevale, e come è il tempo del Messico popolare contemporaneo, vi era la certezza che la morte non rappresentasse la fine di tutto.
Vi era la fede in un Dio, che per quanto severo e giusto nutriva sempre un grande amore per le proprie creature.
La morte ha iniziato a trasformarsi in qualcosa di realmente terribile, fino al punto di diventare innominabile, un vero e proprio tabù, in seguito alla diffusione dell’Illuminismo.
Nella nuova narrativa occidentale nulla esisteva oltre il vivere materiale: la morte rappresentava la fine di tutto: dopo di lei, il nulla.
E stando così le cose, non vi era neppure più niente da dire su di essa: occorreva anzi sfuggire dal suo sguardo, allontanarla il più possibile, fare come se non ci fosse.

Eppure, in questa visione, la morte avrebbe dovuto perdere le sue qualità inquietanti.
Se davvero, infatti, essa rappresentava la fine di tutto, allora nulla di tremendo poteva arrivare dopo di essa.
Un nero assoluto, un lungo sonno senza sogni e senza risveglio: forse complicato da immaginare, ma pur sempre meglio della eterna dannazione preannunciata per le anime perse predicata dalle varie religioni.
Perché quindi agli occhi di un occidentale, erede della tradizione illuministica, la Santa Muerte provoca ancora tanta inquietudine, tanto disturbo?
La spiegazione è semplice: l’illuminismo e il positivismo hanno sì messo in crisi le grandi religioni ufficiali, relegandole ad uno status di mere superstizioni popolari, ma il passo successivo, ovvero quello di convincere la massa che quella materiale è l’unica realtà esistente, non l’hanno mai compiuto.
Il materialismo stretto e il positivismo estremo infatti sono rimasti negli ambiti accademici, nei testi di scuola e nelle riviste scientifiche.
Sotto di loro hanno invece creato un immenso vuoto.
La sensazione, nella maggioranza delle persone, che esista qualcosa oltre il mondo contingente non è mai stata cancellata.
Essa è nostro retaggio ancestrale, in qualche modo componente imprescindibile del nostro essere umani.
Le religioni davano risposte alle domande più complesse e profonde, e la rivoluzione illuminista non ha fatto altro che eliminare queste risposte, lasciando però intatte le domande.
E nell’incertezza totale della nostra sorte futura trova lo spiraglio per inserirsi il panico, quella inquietudine estrema che assale le nostre menti quando il tema della morte viene evocato.
Se mai tornassimo a vederla con gli occhi antichi, con gli occhi di San Francesco, come una sorella, forse ci apparirebbe assai meno brutta di quanto attualmente immaginiamo.
Sempre a patto che sia una sorella benevola, ma questo non dipenderà né dagli ori nel dal prestigio che presenteremo al suo cospetto, ma solo dalla qualità e dalla trasparenza del nostro cuore.

22 Ottobre 2018

Love among the ruins

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