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-o- Too late to die young -o-
9 Giugno 2021

Certificati e lasciapassare: l'obiettivo iniziale

Una delle prime cose che si insegna ai bambini delle elementari e delle medie, nel momento in cui si debbono studiare i grandi conflitti del passato, è l’imparare a distinguere tra le cause contingenti, immediate (il pretesto) e le cause reali e profonde, storiche, alla base degli eventi.

Così, per ricordare uno degli esempi più classici, l’attentato di Sarajevo fu la scintilla che fece scoppiare la prima Guerra Mondiale (il pretesto), ma le cause concrete andavano ricercate negli interessi divergenti delle grandi potenze europee dell’epoca che si protraevano dal secolo precedente.
 
Allo stesso modo, dovrebbe essere chiaro ormai che gli strumenti di controllo che man mano vengono introdotti in ambito civile erano da anni uno degli scopi dei vari governi, e la pandemia passata è stata la giusta occasione affinchè venissero imposti.
 
Se una futura umanità rinsavita dovesse mai studiare i modi in cui le false democrazie occidentali della fine del XX secolo gettarono la maschera e rivelarono apertamente la loro natura autoritaria, trasformandosi in regimi oppressivi in cui ogni singolo spiraglio di libertà del singolo veniva regolamentato dall’autorità, la grande “pandemia” del 2020 sarà indicata come il pretesto che dette il via all’applicazione di piani che erano allo studio da decenni.
 
Il caso del prossimo “passaporto sanitario” risulta emblematico, a tale proposito.
 
La plenaria del Parlamento europeo ha votato questa sera, a Strasburgo, per l’approvazione del regolamento per il nuovo certificato Covid digitale europeo, lo strumento che servirà a facilitare i viaggi nell’Unione durante la pandemia e a contribuire alla ripresa economica. “
 
Si noti, in un grossolano utilizzo delle tecniche di bispensiero, il modo in cui concetti quali “libertà di movimento” vengono totalmente ribaltati.
Il certificato Covid è a tutti gli effetti uno strumento che limita gli spostamenti (banalmente, chi non lo ha non si muove), mentre viene presentato quale mezzo che quegli spostamenti li permette.
 
” Con questo regolamento ogni cittadino nell’Unione avrà il diritto legale di ricevere un certificato Covid” che attesti che è stato vaccinato, o sottoposto a un test molecolare o antigenico con risultato negativo, o che è guarito ed è immune dopo aver contratto il virus. “Il certificato – ha sottolineato – sarà gratuito, facilmente accessibile a tutti i cittadini europei, e sarà condiviso e accettato da tutti gli Stati membri”.
 
Il “diritto di spostamento” era un “diritto” dato per assodato fino a pochi mesi fa, una delle libertà scontate del singolo, mentre ora viene presentato come una “conquista” ottenuta grazie all’emissione del “certificato“.
Il nostro passato viene rimodellato, la nostra memoria cancellata: quello che fino a ieri era nostro, il diritto di movimento, ci viene ora offerto quale concessione, e uno strumento obbligatorio e imposto, nei fatti la negazione di una nostra libertà innata, quale magnanima elargizione.
 
Il modello finale ambito, già reale, concreto e sperimentato, è il modello di controllo totale attuato dal regime cinese, e il green pass è solo uno degli strumenti che gradualmente verranno introdotti.
Questi strumenti erano lo scopo fin dall’inizio.
Siamo nel mezzo degli sviluppi di un nuovo sistema di controllo, e siamo testimoni della sua attuazione passo dopo passo.
Si tratta di uno dei grandi momenti di trasformazione sociale sperimentati dall’umanità, uno dei tanti occorsi nella storia, e vivendolo in presa diretta la sua comprensione non è immediata.
 
Gli storici del futuro, forse, saranno più bravi di noi, a mente fredda, nel descrivere come tutto questo “sia potuto succedere”.

27 Maggio 2021

Montagne come montagne, acque come acque


Tu prendi un povero contadino analfabeta dell’ottocento, che passa tutta la sua vita sui campi.
Ti dirà che nel mondo esistono i poveracci che sgobbano e i signori che si fanno i fatti loro, a cui dei poveracci non interessa nulla.
Poi prendi un giovane laureato di oggi: ti dirà che la società è complessa, frutto di lotte sociali, di progressi, di perfezionamento delle strutture istituzionali.
Ti descriverà le grandi sfide dei nostri tempi, di come vari enti nazionali ed internazionali si adoperino per analizzare e porre rimedio alle ingiustizie sociali, alle problematiche ambientali, di come le grandi questioni globali richiedano attenta analisi, di come le spinte sociali e culturali della società si muovano per trovare un equilibrio.
Poi vai dal vecchio saggio eremita, che ha passato la sua vita a studiare tutto ciò che può essere studiato, e che prima di ritirarsi ha vissuto in mezzo ai poveri e ai privilegiati, e che ha girato mezzo mondo: ti dirà che il contadino ci aveva visto giusto.

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“Prima di praticare per trent’anni lo Zen vedevo le montagne come montagne e le acque come acque.
Quando giunsi a una sapienza più profonda, vidi che le montagne non sono montagne e le acque non sono acque.
Ora che ho raggiunto l’essenza della sapienza, sono in pace, perché vedo le montagne come montagne e le acque come acque.”
(Ch’ing-yuan)

12 Maggio 2021

La scelta

Le informazioni, per chi è interessato, sono sempre più a portata di mano.

Tra centinaia di casi di “nessuna correlazione”, inspiegabili focolai che divampano tra persone vaccinate, ricavi miliardari delle case farmaceutiche.
E poi la negazione palese dei vecchi feticci chiamati “costituzioni”, libertà innate che sono magicamente diventate “concessioni” benevolmente elargite dall’alto.
Mettici dentro anche fondatori del forum economico mondiale che paiono usciti da un film di James Bond, con i loro deliri di onnipotenza mentre descrivono il mondo nuovo che hanno in testa, e già che ci sei aggiungici anche la comissaria alla salute della commissione europea, che ha firmato i contratti per l’acquisto di quelle cose lì, che pare si sia ritrovata 4 milioni di euro sul suo conto cipriota senza sapere da dove provenissero, e la presidentessa dell’ EMA, che ci assicura sulla bontà dei vaccini, e che per anni ha svolto il compito di lobbista per quelle stesse multinazionali del farmaco su cui oggi garantisce.
“Ma non possono essere tutti d’accordo“, diranno i più scettici.
Ovviamente no, ma chi arriva ad occupare i posti di alta responsabilità ha una moralità assai più blanda di quella dell’uomo comune, per usare un eufemismo. (e fin qua siamo tutti d’accordo)
Di lì a scendere si tratta di persone che semplicemente obbediscono, fanno il loro dovere, ed altre ancora che vogliono solo avere la testa libera, non vogliono avere problemi, e seguono l’onda (l’importante, come per tutti, è che arrivi lo stipendio).

E’ così difficile comprendere come tutto questo possa accadere?

In ogni caso, le informazioni sono a portata di tutti, ed una volta messe in fila, è solo questione di unire i puntini.
La verità è che la maggioranza delle persone rifiuta a priori di analizzare obbiettivamente la situazione.
Farlo significherebbe dover riconsiderare da zero tutta la propria esistenza, l’idea di mondo che uno si porta dentro dalla nascita.
Una idea di mondo secondo la quale tu fai il tuo, pensi al tuo lavoro e alla tua famiglia, e sopra di te ci sono degli enti che si occupano di far funzionare al meglio ogni cosa nella società.
Certo, sono enti composti da esseri umani, con i loro difetti, corruttibili e a volte disonesti, magari, ma le Istituzioni in sè perseguono il benessere della comunità.
Iniziare ad unire i puntini significherebbe mettere in crisi questa certezza, arrivando pure a sospettare che forse le Istituzioni non hanno davvero a cuore la sorte dei cittadini.
Sia mai, che mondo sarebbe quello in cui non ci si può fidare dei propri governi, nemmeno dei grandi enti sovrannazionali che si prodigano per il progresso e il benessere del genere umano?
Confesso che un atteggiamento simile, tipico della stragrande maggioranza della popolazione, lo comprendo.

La vita in sè è complessa e difficile, ed è già difficile barcamenarsi tra famiglia, mutui e bollette e lavori precari per preoccuparsi del fatto che forse viviamo all’interno di una gabbia di cui non percepiamo nemmeno la natura.

Ed è per questo che non ho ormai nemmeno più nulla da dire a chi non vede l’ora di fare la cosa, ottenere il pass, per potere magari finalmente andare in vacanza.
La scelta di vedere o meno certi meccanismi precedeva tutta questa situazione, e chi da tempo aveva deciso di scegliere la visione rassicurante non cambierà opinione ora.
Non certo per incapacità di analisi (molti in fondo sanno bene che lassù in alto sono tutti dei diversamente onesti), ma per il costo emotivo ed energetico che il prendere consapevolezza della realtà dei fatti comporterebbe.
Per quanto mi riguarda, da settimane ormai c’è un pensiero che mi tiene occupata la mente.
Penso al momento in cui occorrerà fare una scelta, quando l’alternativa sarà tra fare la cosa, ottenere il “pass”, oppure dover rinunciare definitivamente alla libertà di movimento, dover forse anche rinunciare alla possibilità di avere un lavoro.
Uno scenario che due anni fa sarebbe apparso come frutto delle fantasie di un complottista slegato dalla realtà, ma che ormai si sta concretizzando.
E mi chiedo cosa farò se un giorno dovrò scegliere, mettiamo, tra l’avere un “pass” oppure finire sotto un ponte.
Una situazione al limite, si dirà, una esagerazione anche un po’ melodrammatica, eppure, per quanto mi riguarda, la questione mi pone interrogativi profondi.
Sarò forte abbastanza da rinunciare a tutto quello che ho per rimanere fedele a me stesso, alla mia idea di giusto e sbagliato?
Ho paura che arrivato il momento non sarò in grado di avere la forza necessaria.
E a differenza delle altre persone che hanno sempre vissuto all’interno di una visione rassicurante, e che quindi manterranno una certa coerenza, la mia colpa sarà di molto maggiore, perchè non sarò arrivato pronto ad una situazione che aspettavo da anni.

21 Aprile 2021

Da diritto a concessione: il ribaltamento del concetto di libertà

Non occorre essere veggenti per sapere già addesso cosa succederà in seguito alle prime riaperture “concesse” dal governo.
Le persone approfitteranno dell’allentamento delle catene per uscire di casa, per riprendere le vie delle città, per soffermarsi davanti alle vetrine dei negozi, per frequentare, ove permesso, bar e ristoranti.
I telegiornali in coro apriranno le loro edizioni avendo come prima notizia quella degli “assembramenti”.
Le riprese dalle varie città mostreranno strade affollate, viavai di persone per le vie dei centri abitati.
Verranno intervistati dei passanti che esprimeranno tutta la loro preoccupazione.
Il tema dominante sarà: “ci sono state concesse delle libertà, ma così rischiamo di rovinare tutto”, seguito da “quest’anno non ci ha insegnato nulla, con questo comportamento ci toccherà richiudere tutto presto”.
Questi saranno i concetti che ribadiranno ad nauseam anche tutti gli esperti e tutti i virologi invitati in prima serata nelle trasmissioni di “approfondimento”.
 
Ed in questa particolare narrativa si nasconde precisamente l’idea più insidiosa che è stata veicolata nel corso degli ultimi mesi, una idea pericolosa, che è stata instillata nelle menti della gente con costanza e reiterazione, come un chiodo percosso senza sosta, fatto penetrare giorno dopo giorno sempre più in profondità nel cranio della massa.
 
L’idea in questione consiste nel sostenere che le nostre libertà non siano scontate, naturali, intoccabili, ma che siano delle concessioni che arrivano dall’alto, e che da bravi sudditi dobbiamo dimostrare di aver “meritato”.
Nell’ultimo anno il concetto di libertà è stato totalmente ribaltato: quelli che prima erano diritti inalienabili del singolo, diritti basilari come quello di spostarsi liberamente, di avere una attività che permette una esistenza dignitosa, e di decidere personalmente sulla gestione del proprio corpo, si sono trasformati in privilegi che lo Stato rilascia in cambio di una buona condotta.
 
Lo stato naturale del singolo è risultato capovolto: prima si trattava di essere liberi, e nel caso in cui le regole della società fossero state infrante, se ne pagava le conseguenze.
Ora il punto di partenza è la prigionia, ed eventuali permessi vengono concessi come le giornate di libera uscita di cui usufruiscono i carcerati nei casi in cui dimostrano una buona condotta.
 
Il modo in cui tutto questo sia stato accettato ed introiettato in un periodo temporale talmente ristretto dovrebbe far riflettere sul modo in cui anche prima concepivamo il nostro modo di stare all’interno della società.
Così come merità profonda riflessione il modo in cui con tanta semplicità uno stato di prigionia generalizzata sia stato assimilato come lo stato naturale dell’esistenza.

17 Aprile 2021

Vanità, ambizione, esecutori, ministri e generali

“Mai nella storia dell’uomo, si è iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l’esito. Se non quello sperimentale che ha portato all’approvazione da parte della comunità scientifica

Generale Figliuolo

Uno degli aspetti più curiosi di questo periodo è rappresentato dal fatto che nei posti chiave della gestione dell’emergenza si ritrovano persone particolari che non brillano per intelligenza, per usare un eufemismo.
A cominciare dal presidente del consiglio Draghi, per anni considerato una volpe della finanza internazionale, una delle menti eccelse partorite dal nostro paese, e che nel momento in cui si è dovuto pronunciare in una serie di discorsi rivolti al parlamento e alla nazione ha dimostrato una assenza di carisma ed una impreparazione imbarazzanti e sorprendenti.
Accennare poi al ministro Speranza sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, tanto la natura è stata crudele nei suoi confronti, eppure nonostante le sue limitate capacità intellettive (oppure, come si vedrà in seguito, grazie ad esse) si ritrova a decidere della sorte di sessanta milioni di persone, imponendo loro le sue visioni ipocondriache e la sua patologica e distorta concezione del reale.
In questo scenario risulta quindi coerente la scelta del Generale Figliuolo quale “commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19.”
Già dall’espressione che normalmente sfoggia potevano sorgere dei dubbi sulle sue effettive capacità cognitive, dubbi che vengono immediatamente confermati non appena prende la parola.
Nel “discorso” qui riportato il generale si vanta del fatto che per la prima volta nella storia sia stata portata avanti una massiccia campagna vaccinale senza saperne l’esito.
Dice proprio così.
Sta parlando della inoculazione di un medicinale di cui non si conoscono gli esiti, fatto di conseguenza su una massa di persone che assurgono al ruolo di cavie.

Non si rende quindi nemmeno conto che sta confessando la perpetuazione di un crimine contro l’umanità, uno di quelli per cui il tribunale dell’Aia avrebbe piena giurisdizione (se fosse utilizzato come sulla carta fu concepito).

In effetti queste persone occupano i posti che sono stati loro assegnati perchè in questa enorme farsa a qualcuno sarebbe toccato il compito dell’esecutore materiale, e questi ruoli vengono svolti solitamente dalla categoria dei “narcisisti”, persone che si gloriano dei titoli e delle cariche, vivendo in funzione della propria ambizione, e che fungono da perfetti esecutori nella convinzione di essere importanti.
Va da sè che un narcisista patologico difficilmente sarà anche dotato di una particolare intelligenza: caratteristica infatti di questa qualità è la capacità di saper misurare le proprie doti e i propri limiti, conoscendo il proprio posto del mondo, consapevolezza che ai narcisisti manca del tutto.
Se poi dovesse mai esserci in futuro una nuova Norimberga (poco probabile, purtroppo) riguardo la gestione del Covid, questi personaggi sarebbero i primi a finire davanti all’accusa, dal momento che hanno messo la faccia e la firma in tutte le nefandezze proliferate in questo periodo.

Chi dall’alto li manipolava invece potrebbe anche trovarsi in quel momento dalla parte degli accusatori.