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-o- Too late to die young -o-
8 aprile 2017

Una Benedizione

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4 aprile 2017

L'obbligo della felicità

“soy un perdedor, I’m a loser baby, so why don’t you kill me?”
Beck, Loser

Uno degli assunti fondanti della modernità è che il raggiungimento della felicità rappresenti lo scopo principale dell’uomo sulla terra.
Essere felici, “stare bene con se stessi”, realizzarsi, sono gli imperativi del pensiero contemporaneo, tanto radicati e condivisi che pare alquanto bizzarro metterli in discussione.
E a buon ragione, dal momento che si tratta di aspirazioni umane naturali, più che comprensibili, ed indubbiamente condivisibili.
Quando però questa aspirazione diviene una necessità sociale (“devi essere felice, se non sei felice e realizzato sei un misero perdente“), ecco che dentro l’animo dell’uomo che a tale felicità non riesce a giungere si sviluppano e crescono ulteriori frustrazioni, dalle conseguenze potenzialmente devastanti.
 
In un’epoca senza riferimenti sacri, dove il benessere personale immediato – qui, su questa terra – è l’unico motivo di vita, se questa felicità viene a mancare, ecco che scompaiono anche i motivi per proseguire un’esistenza che offre solo dolore.
Come il signor Kirillov nei Demoni di Dostoevskij lucidamente osserva, viene da chiedersi non il motivo per cui ci siano dei suicidi, ma piuttosto perché siano così pochi.
Se la felicità è l’unico scopo, ed è ben lontana dall’essere raggiunta, per quale motivo continuare una esistenza che è solo fonte di sofferenza?
E’ una domanda lucida e spietata, ma fondata.
La prospettiva cambia invece totalmente se non si considera più la ricerca della felicità come priorità, come unica possibilità che possa dare senso all’esistenza.
E qui ci pensa un altro grande scrittore russo a chiarire le cose, dando un nuovo punto di vista, radicalmente anti-moderno.
Ecco quanto ebbe a scrivere Lev Tolstoj:
 
“Ci si può domandare se è ragionevole e morale – questi due termini sono inseparabili – uccidersi.
No! Uccidersi è irragionevole, così come tagliare i polloni di una pianta che si vorrebbe estirpare.
Essa non morrà, crescerà irregolarmente, ecco tutto.
La vita è indistruttibile, al di là del tempo e dello spazio.
La morte non può che cambiarne la forma, mettendo fine alla sua manifestazione in questo mondo.
Ma rinunciando alla vita in questo mondo, io non so se la forma che essa prenderà altrove, mi sarà più gradita e in secondo luogo io mi privo della possibilità di imparare e di acquisire a profitto del mio io, tutto ciò che avrei potuto apprendere in questo mondo.
D’altra parte e soprattutto, il suicidio è irrazionale perché, rinunciando alla vita a causa del disgusto che essa mi provoca, io mostro di avere un concetto errato dello scopo della mia vita, supponendo che serva al mio piacere, mentre essa ha per scopo, da un lato, il mio perfezionamento personale e dall’altro la cooperazione all’opera generale che si compie nel mondo.
 
Ed è per questo che il suicidio è immorale.
All’uomo che si uccide, la vita era stata data con la possibilità di vivere fino alla sua morte naturale, a condizione di essere utile all’opera generale della vita e lui, dopo aver goduto della vita, finché gli è parsa gradevole, ha rinunciato a metterla al servizio dell’utilità generale, appena gli è divenuta spiacevole; mentre verosimilmente egli cominciava a divenire utile nel preciso istante in cui la sua vita si incupiva, perché ogni lavoro comincia con travaglio “
 
Dedicato a chi cerca un senso.
18 marzo 2017

Di Costellazioni e Precipizi

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11 marzo 2017

Dimissioni di Benedetto XVI, emergono ulteriori dettagli

A distanza di quattro anni dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI, stanno emergendo nuovi particolari riguardo le circostanze che portarono a quella decisione, inaspettata e sicuramente straordinaria nel complesso della bimillenaria storia della Chiesa Cattolica Romana.
Una decisione per certi versi ancora di difficile comprensione, le cui motivazioni vanno forse cercate in processi politici ed epocali a cui anche un Vescovo di Roma deve sottostare.
Il giornalista Maurizio Blondet in un suo articolo del 2015 – Ratzinger non poté “né vendere né comprare – parlò di un fattore che sarebbe risultato decisivo nello spingere il Papa verso quella sofferta decisione, una sorta di ricatto vero e proprio mosso contro il Vaticano dalla grande finanza internazionale:

Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente,lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran.
Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).
Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi.
Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.

Nei giorni scorsi, l’ex arcivescovo di Ferrara Luigi Negri, in una intervista al sito Riminiduepuntozero, ha parlato apertamente di pressioni esercitate all’epoca dall’amministrazione Obama per portare Benedetto XVI alla rinuncia della sua missione, accuse ribadite anche da Ettore Gotti Tedeschi, ex banchiere dello Ior, la potente banca che cura gli affari della curia romana.
In particolare, risultano oltremodo lucide e sorprendenti le parole di Gotti Tedeschi quando spiega il progetto politico  che una certa elite porta avanti da decenni, nel suo tentativo di ridisegnare la struttura sociale del pianeta:

Il complotto appare essere americano solo perché loro hanno avuto la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Vede, il complotto, se così possiamo chiamarlo, fu mirato a cercar di risolvere alcuni problemi causati dal fallimento del famoso Nuovo Ordine Mondiale degli anni ’70, gnostico neomalthusiano e ambientalista.
Questo progetto di Nuovo Ordine, dichiaratamente, si prefiggeva (tra le varie cose) la relativizzazione delle fedi religiose più dogmatiche e manifestamente dimostrò di avversare tanto la fede cattolica da far dichiarare pubblicamente – e dai massimi responsabili Onu, Oms… – che l’etica cristiana non poteva più esser applicata e che si doveva esigere il sincretismo religioso per creare una nuova religione universale (anche grazie ai processi di immigrazione).

Il famigerato Nuovo Ordine Mondiale, quindi, “gnostico neomalthusiano e ambientalista“, secondo le parole di Gotti Tedeschi, lungi dall’essere una fumosa ossessione relegata nello strambo universo dei “teorici della cospirazione”, appare una realtà, un progetto sociale preciso di cui ai piani alti del potere si ha piena cognizione.
Lo stesso Ratzinger, quando ancora era cardinale, nella prefazione al libro “Nuovo Disordine Mondiale” di Michel Schooyans dimostrava di conoscere molto bene l’ideologia e gli scopi che tale Nuovo Ordine si prefiggeva.

un tentativo di “dittatura mondiale” perseguita dai paesi più ricchi e che si avvale, nella visione proposta, di importantissimi strumenti politici quali l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’O.N.U., le ONG, la Banca Mondiale e tutte le organizzazioni ad esse collegate.

Pare quindi che Ratzinger abbia infine pagato questa sua consapevolezza, e il suo profondo tentativo, fatto di un lavoro silenzioso, lontano dal clamore mediatico, di difendere l’essenza della Chiesa Occidentale dagli attacchi delle forze “moderniste” lo ha infine posto di fronte a dei nemici potenti, nemici contro cui anche il Vescovo di Roma dovette farsi da parte.

24 febbraio 2017

Lazarus Heart

 

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