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-o- Too late to die young -o-
14 marzo 2016

La sostanza dell'anima

 

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13 febbraio 2016

Dresda 1945: la banalità del bene

Dresda, 13 Febbraio 1945

C’erano i buoni da una parte, e c’erano i cattivi dall’altra.
I cattivi volevano imporre la loro dittatura su tutto il mondo, i buoni si battevano per la libertà e per la democrazia.
Per fortuna, e grazie a Dio, hanno vinto i buoni, perché il bene vince sempre, alla fine, e noi oggi siamo liberi e democratici.
Questo è il mito fondante della nostra civiltà contemporanea, e questo ci viene insegnato sin da bambini sui banchi di scuola.
E i cattivi facevano veramente delle cose orribili, ed avevano una ideologia terribile.
E su questo ci sono pochi dubbi.
Ma a volte qualcosa non torna nemmeno quando si studia la storia dei buoni.
Ci fu Hiroshima, ci fu Nagasaki.
Si calcolano circa 200.000 vittime.
Fu necessario, ci viene detto.
200.000 morti necessarie.
Necessarie per cosa, verrebbe da chiedersi, per evitare cosa?
Cosa peggio di 200.000 persone che muoiono nel giro di tre giorni?
Fu necessario per concludere la guerra, ci viene spiegato.
In fondo, se i buoni hanno fatto una cosa del genere, ci sarà stato un buon motivo.
Così ci fu Hiroshima, e Nagasaki.
E prima ancora ci fu Dresda.

Dresda, 13 Febbraio 1945

Non se ne parla molto, di Dresda.
Anche i buoni a volte fanno delle cose di cui un po’ si vergognano.
Era il 13 Febbraio del 1945, 71 anni fa.

Alle ore 22.08 di martedì grasso (13 febbraio 1945) le sirene di allarme aereo vennero a interrompere i clown che si stavano esibendo nel carosello finale allo spettacolo carnevalesco del Circo Sarassini.
[…]
Due soli minuti dopo il cielo incominciava ad affollarsi: i primi quadrimotori Lancaster dell’83° squadriglia inglese lasciavano cadere grappoli di bengala che illuminavano a giorno la città, poi seguirono pochi Mosquitos, agili cacciabombardieri il cui compito era quello di individuare con bombe segnaletiche rosse l’epicentro del bombardamento, lo stadio sportivo.
I Mosquitos fecero egregiamente il loro compito: nel centro esatto dello stadio si levava ora una luminosissima colonna rossa. I bombardieri avevano il loro bersaglio.

Dalle 22.13 alle 22.30 i Lancaster scaricano sulla città le terribili bombe dirompenti da 1.800 e 3.600 libbre. Poi si allontanano in direzione di Strasburgo, volando bassi per sfuggire ai radar tedeschi. I soccorsi iniziano ad affluire dalle città vicine, mentre gli abitanti escono lentamente dai rifugi. Erano quello che attendevano gli alleati: far uscire la gente, far arrivare i soccorsi, e tornare a colpire.

La “Tecnica del massacro”.

Ore 1.28 del 14 febbraio. La seconda ondata arriva, indisturbata come la prima. Altri 529 Lancaster portano nelle stive 650.000 bombe: per lo più sono tutti ordigni incendiari. E’ l’inizio dell’inferno. Bombardando a destra e a sinistra delle zone già colpite dal primo attacco gli inglesi riescono a provocare la tempesta di fuoco. Dalle case già sventrate dalle bombe dirompenti viene aspirato ogni oggetto e ogni persona che si trovi nel primo chilometro dall’immane incendio.
[…]
Il pilota di un Lancaster rimasto indietro racconterà: “C’era un mare di fuoco che secondo i miei calcoli copriva almeno un centinaio di chilometri quadrati. Il calore era tale che si sentiva fin nella carlinga; eravamo come soggiogati di fronte al terrificante incendio, pensando all’orrore che c’era là sotto… “
Alla fine si calcola che i morti furono 135.000, probabilmente 200.000.
La II Guerra Mondiale stava giungendo a termine, la Germania era prossima a capitolare, e Dresda era una città senza impianti di produzione bellica, senza difesa contraerea, abitata da civili e da profughi che vi avevano trovato rifugio, in quanto era diffusa la convinzione che gli alleati non avrebbero avuto nessun motivo per attaccare una città indifesa che non rappresentava nessuna fonte di pericolo.
Dresda, 13 Febbraio 1945

Eppure quell’attacco ci fu, a freddo; un’operazione che aveva il solo scopo di diffondere il massacro e il panico tra la popolazione; una sorta di punizione collettiva, fatta dai buoni contro i cattivi.
E quella guerra i cattivi la persero, alla fine.
Ma furono davvero i buoni, quelli che vinsero?

 

Dresda, 14 febbraio 1945

6 febbraio 2016

Sweet Oblivion

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15 gennaio 2016

Il giardino del creato

In principio era il verbo, e il verbo si fece carne, materia.
Noi viviamo in questa dimensione, in cui il sensibile e il non sensibile si fondono, e questa dimensione in cui noi ci muoviamo è il regno della creazione.
La creazione è il senso stesso della manifestazione dell’Essere, è l’Essere che si plasma e prende forma.
Ora, ci sono due modi in cui si può concepire questo processo: si può vedere questa manifestazione dell’Essere, questa sua emanazione che erompe e genera il mondo materiale, come il compimento di un processo necessario, vitale e quindi positivo, oppure si può giudicare questo fluire come una caduta nefasta, in cui lo spirituale degenera nel terreno, scendendo di livello.
Nel primo caso si assume l’opera dell’Essere, e il suo manifestarsi, come atto necessario, dovuto, e quindi benevolo.
Il nostro singolo ruolo, in questo processo, sarebbe quello di agire a favore della creazione, perpetuandola, continuando, nella nostra veste di creature, l’opera dell’Essere.
Agire per la creazione significa quindi propriamente “creare”, generare, prendersi cura dell’esistente come fosse un giardino da far fiorire.
Noi siamo i giardineri della creazione.

Al contrario, nel considerare la manifestazione materiale, ilica, quale degenerazione di una ipotetica essenza perfetta e ideale, eterea e intangibile, esclusivamente spirituale, ecco che essa diviene mero strumento, pietra senza vita e senza scopo, ostacolo alla risalita verso una vetta dimenticata.
Ogni regola morale ed etica perde quindi di valore, nell’universo materiale, dal momento che esso è già di per sè il regno della degenerazione e del male.
In questa visione, la distruzione della manifestazione materiale, con ogni mezzo, la dissoluzione propriamente detta, diventa unico imperativo.
Dissoluzione è quindi agire contro la creazione, non solo non agendo per il completamento dell’opera dell’Essere, ma adoperandosi altresì per l’estinzione dell’esistente ilico.
Quello che prima veniva definito male viene quindi in questo modo considerato non solo lecito ma auspicabile: omicidi, guerre, devastazioni massacri ed ogni forma di ribaltamento dei legami empatici tra gli esseri umani e la natura stessa.

I libri e i pensieri degli uomini che ci hanno preceduto possono aiutarci a considerare la questione, possono definire il grande campo di lotta a cui l’universo va incontro e in cui noi stessi siamo chiamati a partecipare, ma è solo ascoltando quello che portiamo dentro, recuperando e raggiungendo la nostra parte più sacra, che possiamo decidere da che parte stare, se innafiare  e coltivare il giardino del creato oppure dargli fuoco.

si veda anche L’essenza del Satanismo

10 gennaio 2016

Akakia

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