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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
16 Settembre 2021

Per noi che abbiamo un'anima

Nel corso della storia umana i periodi di pace e serenità diffusa sono stati l’eccezione, mentre l’instabilità, i dispotismi, i conflitti, si reiteravano in maniera costante.

Da quando persistono le testimonianze scritte sappiamo che ogni generazione ha dovuto nel corso della sua esistenza affrontare almeno una grande crisi sociale, è stata coinvolta in qualche modo in un conflitto, ha avuto a che fare con sistemi di governo oppressivi e liberticidi.
Noi europei venuti al mondo dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale ci eravamo illusi di vivere, finalmente, dopo millenni, in una società pacificata, e soprattutto una società libera, “democratica”, una società in cui i diritti del singolo erano tutelati, protetti, dove infine i soprusi del “potere” erano contrastrati, frenati.
Tutto ciò era una illusione, e quelli che credevamo diritti si sono rivelati semplici concessioni, che coloro che hanno tenuto il potere elargivano perchè funzionali al nuovo paradigma che nel frattempo si era creato: una società che si fondava sulla produzione, sui consumi, e che necessitava quindi di “cittadini” sufficientemente liberi e spensierati per poter consumare in maniera adeguata i prodotti immessi nel mercato.

Questo modello ha retto per diversi decenni, con una moderata soddisfazione di tutti gli attori in campo.
Indubbiamente lo standard di vita “materiale” in occidente non è mai stato così elevato.
Ma ora questo momento è giunto al suo naturale ciclo di conclusione.
Il modello del capitalismo 1.0, quello delle fabbriche e degli operai, un sistema che sta per compiere due secoli, sta per essere accantonato, e nuovi modelli sono in via di sviluppo.
In questo nuovo paradigma le “libertà” concesse nei decenni passati sono di intralcio, la nuova parola d’ordine dei piani dirigenti è “controllo”, e per la prima volta nella storia la tecnologia fornisce anche tutti gli strumenti necessari per effettuare tale “controllo” in maniera sistematica, generale, onnicomprensiva, totale.
Dobbiamo quindi essere consapevoli che non stiamo vivendo un periodo “eccezionale”, questi tempi non rappresentano una “eccezione”.
Ci troviamo semplicemente nel pieno di una crisi epocale come le tante che si sono verificate nel passato.
La differenza tra noi e i nostri avi sta nel fatto che noi non eravamo pronti, mentre in passato vi era una consapevolezza costante che la lotta per la sopravvivenza è una guerra continua contro forze che possono anche diventare incontenibili.
Lo shock iniziale e lo spaesamento sono quindi comprensibili, ma non bisogna in nessun modo cedere al panico ed alla disperazione.

Nel concreto, ci troviamo attualmente in un momento in cui i più basilari diritti naturali ci sono stati tolti nel giro di un brevissimo lasso di tempo: dal “diritto” al lavoro al più sacro diritto di cui godiamo dalla nascita, quello della inviolabilità del nostro corpo.
Abbiamo a che fare con dei criminali senza anima, e ancora una volta si tratta di processi che nella storia accadono con regolarità.
La scelta sul come affrontare questo momento è personale, ed ognuno avrà le sue valide ragioni per agire in un modo o in un altro.
Davanti alla possibilità dell’indigenza si potrebbe argomentare che c’è poco da scegliere, specialmente per noi occidentali del XXI secolo che non abbiamo mai affrontato difficoltà simili.
Ma qualunque sia la scelta di ognuno, si tenga sempre conto di un aspetto importante: qualsiasi concessione che si fa alle forze di potere in questo momento sarà temporanea, e sempre di più verrà preteso.
Questo processo diabolico messo in atto è solo agli inizi.
Cedere alle iniezioni, oppure per chi resiste ancora maggiormente ripiegare sui tamponi per poter continuare a condurre ancora una vita “normale” sono opzioni comprensibili, ma palliative.
Per chi ha davvero compreso l’entità del processo in atto, si tratta di provare a fermare un fiume in piena con dei fogli di cartone.

Rifiutarsi del tutto di cedere ai ricatti porterà a grandi difficoltà, a sofferenza, ma al momento potrebbe essere l’unico tentativo valido per bloccare la deriva.
Forse sarà un gesto simile a quello del passero che raccoglie una goccia dal lago e si precipita nella foresta che brucia per cercare di spegnere l’incendio, ma da una prospettiva più grande quel passero ha compiuto la miglior azione che potesse portare a termine.
La stessa storia insegna che i regimi crollano, che non sempre i piani di sterminio vanno a buon fine, che ci sono mille incognite che mandano all’aria anche i piani più studiati.
Ad esclusione di chi parteggia apertamente per gli aguzzini, qualsiasi scelta personale in questo momento, sicuramente sofferta, è quindi legittima.
Ma non tradiamo mai noi stessi.
I tempi passano, i tiranni vengono inghiottiti dalla stessa terra che copre le loro vittime, ma la nostra anima, per noi che un’anima ce l’abbiamo, la nostra anima è eterna, e questo è il momento di ricordarcene.

 

15 Settembre 2021

Il gergo degli eletti

“Quindi alziamo gli occhi al cielo e troviamo la nostra Stella Polare, ricerchiamo, ognuno nella propria Loggia, lo spirito comune dell’essere Massone. Lavoriamo sotto il cielo stellato, un comune cielo stellato.

È consuetudine, ed è fenomeno ben noto in ogni epoca e in ogni luogo, che comunità chiuse, gruppi sociali definiti, oppure persone appartenenti a particolari confraternite sviluppino ed utilizzino un particolare gergo, un insieme di parole ed espressioni il cui utilizzo permette di essere riconosciuti come parte del “gruppo”.
Nella lingua anglosassone si usa il termine slang per descrivere queste particolarità del linguaggio, e succede anche che alcune espressioni così utilizzate divengano nel tempo anche parte del linguaggio comune.
Lo slang serve quindi in primo luogo per farsi riconoscere come appartenenti ad una determinata comunità, e tale fenomeno si applica sia negli strati popolari della società, nelle bande di strada, ad esempio, oppure tra i detenuti, o tra i cultori di particolari stili musicali, così come tra i gruppi più elitari.
Anche i gruppi elitari hanno infatti un loro gergo, che risulta utile in particolar modo per mandare messaggi “alla luce del sole” che possano però essere compresi appieno solo tra sodali.
Nell’utilizzare il particolare gergo, inoltre, membri e simpatizzanti di una certa confraternita ribadiscono la loro fedeltà e appartenenza al gruppo, e la loro comunione di intenti.

Un recente caso concreto di utilizzo di un determinato gergo avente come chiaro scopo una “chiamata a raccolta” fu rappresentato dal celebre “appello ai costruttori” espresso dal Presidente della Repubblica poco prima l’ultimo cambio di governo

“Questo è il tempo dei costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova.”

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, 31 Dicembre 2020

Dopo il discorso del Presidente, il termine “costruttori” fu ripreso e ripetuto a pappagallo da innumerevoli politici e giornalisti : fu il loro modo di ribadire la loro adesione al piano di cambiamento a cui dal colle era giunto il segnale.

“L’appello ai «costruttori» pronunciato da Sergio Mattarella la sera del 31 dicembre ha davvero scaldato il cuore del Paese. Ha interpellato in modo intenso le forze sane del Paese e milioni di cittadini che non hanno perso il “vizio” di cercare e realizzare il bene anche nei momenti più difficili. Si è avuta subito l’impressione che quel termine, «costruttori», fosse destinato ad entrare nella memoria collettiva del Paese. Una parola che il capo dello Stato ha messo generosamente a disposizione di tutti come chiave di lettura dell’intera epoca post-Covid. I significati civili, culturali e anche educativi sono apparsi subito evidenti e rilevanti.”

Marco Iasevoli, Avvenire, 16 Gennaio 2021
Nello specifico, l’essenza del termine “costruttore” va ricercata all’interno del simbolismo massonico, laddove la stessa libera muratoria ha come scopo dichiarato l’edificazione, allegorica, del Tempio, ovvero la ristrutturazione della società secondo un nuovo modello di fratellanza, posta a guida di un gruppo di “illuminati”.

Il Presidente quindi con il richiamo ai costruttori lanciava il segnale che presagiva il cambiamento nel governo: al popolare ma debole Conte doveva succedere un nuovo governo guidato saldamente da tecnici affidabili e fedeli ai centri del globalismo internazionale, tecnici che avrebbero dovuto agevolare e gestire l’accantonamento delle vecchie garanzie costituzionali che risultavano obsolete e d’intralcio alla svolta tecnocratico-autoritaria che si voleva imporre.

All’appello del Presidente risposero quindi in massa i politici più servili e accomodanti, coloro almeno che compresero il senso della chiamata, desiderosi di far parte del nuovo progetto per non perdere i privilegi acquisiti.

Ne seguì un governo eterogeneo, composto dalle frange più estreme dei rami del parlamento, un esecutivo come mai si era visto in epoca post bellica, il cui unico punto di coesione tra i vari componenti è rappresentato dalla totale adesione servile ai piani delle forze globaliste e il convinto desiderio di abbattere ogni garanzia costituzionale a tutela del cittadino.
Un altro termine appartenente al linguaggio massonico che viene ripreso a intervalli regolari, in modo più sottile, fa invece riferimento alla “Stella Polare”, che nelle logge massoniche compare nel cielo stellato che adorna il soffitto, e rappresenta la consapevolezza di seguire un percorso, una mappa interiore cui la Stella del Nord funge da principale punto di riferimento.

Chi fa uso di tali termini, ed altri omologhi, in conclusione, lancia dei segnali a coloro che possono comprenderli oppure, ad un livello inferiore, vuole ribadire la propria convinta adesione al progetto, affinché non perda i privilegi garantiti dalla propria servile obbedienza.

 

15 Settembre 2021

Lupi e allevamenti


Non si era mai vista un’epoca dove banchieri, miliardari, generali, e politici – che fino al giorno prima avevano come unico scopo nella vita il rimane aggrappati ad una poltrona – si dessero tanto da fare per il bene del popolino.
Stiamo davvero vivendo la fine della storia, le millenarie lotte di classe sono concluse.
Ora i banchieri lavorano per il proletario.
Ora il lupo si sacrifica per l’agnello, i nostri governanti tengono così tanto al nostro bene da obbligarci ad esso.

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C’è un luogo ben definito in cui la salute dei membri viene prima di ogni altra cosa, un posto in cui le condizioni di salute degli ospiti è continuamente monitorata, dove prima ancora dell’alimentazione vengono forniti i farmaci e i vaccini necessari affinchè alcuna malattia sorga.
Un luogo in cui la libertà di movimento è rigorosamente limitata, e in cui la sicurezza degli ospiti è garantita.
Si tratta degli allevamenti intensivi.
L’unica differenza con la nostra attuale situazione consiste nel fatto che negli allevamenti intensivi i membri della comunità che non recano beneficio alla produzione vengono eliminati.
(ma su questo si potrebbe anche discutere)

15 Settembre 2021

La Resistenza

Il generale sbatté i pugni sul tavolo, le carte e le penne volarono per terra.

-Voglio quei cazzo di nomi!
I due tecnici informatici tentarono di farsi più piccoli di quello che erano, con lo sguardo a terra riuscirono solo a sussurrare delle flebili scuse.
– Generale, l’attacco è stato più profondo di quello che avevamo immaginato…
Per adesso siamo riusciti a ripristinare solo i sistemi della Valle d’Aosta e della Basilicata.
Stiamo lavorando sugli altri, ma abbiamo bisogno di ancora un po’ di tempo…
– Ancora un po’ di tempo? Abbiamo i campi pronti da più di una settimana, e ancora non abbiamo iniziato a rastrellare questi maledetti…
Siete degli incompetenti, fosse per me vi farei fucilare sul posto, ma tanto dopo mi manderebbero altri imbecilli come voi..
Datevi da fare, e non osate ripresentarvi davanti a me senza la lista dei nomi!

L’obbligo vaccinale voluto dal Presidente era entrato in vigore già da un mese, ma due settimane prima un terribile attacco informatico aveva messo fuori uso gli archivi delle regioni, rendendo impossibile alle autorità identificare i renitenti.
In una cascina semi derelitta, nel frattempo, isolata in un boschetto, da qualche parte ai piedi delle Orobie, un gruppo di oscure figure si ritrovava seduto attorno ad un tavolo.
Al centro ardevano le fiamme di quattro candele, fogli sparsi e mappe coprivano il legno secolare.
– I sistemi verranno ripristinati, è solo questione di tempo.
Abbiamo ancora una settimana al massimo.
– Se non ci saranno intoppi, entro tre giorni ci sarà il Ritrovo.
– Spartaco e il Peggiore sono a Roma da tre giorni, dove sono già stati raggiunti dagli altri.
Oregia è a Milano, l’Alano e Mortimer sono a Napoli, la Dama è a Firenze, Gigio è a Torino, lo Splendido a Genova.
Dopodomani ci raggiungono qui, e ci aggiornano sugli sviluppi.
Abbiamo calcolato 50.000 persone pronte a raccogliersi.

Il reclutamento dei dissidenti era stato portato avanti con maniacale prudenza.
Mentre i gruppi su telegram venivano sfruttati per annunciare improbabili blocchi ad aeroporti e ferrovie, per sviare i servizi, la vera raccolta degli uomini avveniva tramite passaparola.
Evitando i social, persino i telefoni.
Ci si contattava solo di persona, solo tra uomini fidati.
Veniva dato un foglio: sopra vi erano scritti una data, e un luogo.
Nulla più.
La mattina del 3 Novembre, mentre le forze dell’ordine e l’esercito erano schierati in grandi forze a presidiare le principali stazioni ferroviarie e gli aeroporti, migliaia di auto erano dirette verso la provincia bergamasca.
Nella cuore della bassa, in mezzo alla campagna aperta, un centro commerciale abbandonato da anni, isolato in mezzo al nulla, si ritrovava improvvisamente animato come nemmeno nei suoi giorni migliori, quando allegre famigliole e giovani fidanzatini si riversavano nelle sue gallerie per passare degli spensierati pomeriggi che spezzavano la monotonia dei grigi inverni padani.
– Sono più di quelli che avevamo calcolato…
Il parcheggio sotterraneo si è riempito già alle 10 di stamattina, e parliamo di 3.000 macchine, e ne stanno arrivando a decine di migliaia da ogni dove.
Il Generale è già stato allertato, e sta deviando tutte le forze qui, raccogliendole dalle stazioni.
– Abbiamo ancora poco tempo, dobbiamo accogliere più gente che possiamo.
Una volta che si troveranno di fronte 100.000 persone decise e pronte a tutto, dovranno per forza venire a patti con noi.
– Sai che sono stato con te sin dall’inizio, ma ti devo confessare che adesso inizio a preoccuparmi.
Questa cosa potrebbe sfuggire di mano, a noi e a loro.
– E’ possibile, ma non abbiamo altra scelta, non l’abbiamo mai avuta.

Le truppe del generale arrivarono a circondare il perimetro del centro commerciale alle 6 della sera.
Erano stati mobilitati 60.000 soldati, e 5000 agenti delle forze dell’ordine.
50 carri armati Ariete e Leopard erano stati posizionati nei punti strategici.
– Come procediamo, Generale?
Come facciamo a sgomberare 100.000 persone?
– Sgomberare?
Sono settimane che cerco di avere i nomi di questi terroristi, e adesso il cielo me li ha serviti qui in un piatto d’argento, stipati come mosche dentro un centro commerciale che va a pezzi…
Qui non c’è niente da sgomberare, Tenente.
Dia l’ordine ai carri armati di aprire il fuoco.
Faccia presto, che sta venendo buio.

31 Agosto 2021

Il fantasma di Bava Beccaris


Il ministro Lamorgese faccia una cosa: richiami in servizio Bava Beccaris, che sa come trattare questa gente, questi terroristi”
“Bava Beccaris, il feroce monarchico Bava con il piombo gli affamati sfamò”
“I novax sono dei terroristi meritano la celere che li bastoni
Giuliano Cazzola, ex Deputato della Repubblica Italiana

I moti di Milano del 1898, con la successiva repressione del governo a danno dei manifestanti, venivano ricordati all’unanimità come la pagina più tragica e vergognosa del Regno d’Italia ai suoi albori.
I lavoratori che protestavano per l’aumento del prezzo del pane vennero presi a cannonate dai soldati agli ordini del Generale Bava Beccaris, che ricevette in seguito, come premio per il suo operato, il titolo di grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia.
In epoca repubblicana il nome di Bava Beccaris evocò solamente vergogna e imbarazzo: il massacro di Milano fu infatti un avvenimento che strideva con tutta la narrazione del Risorgimento, con la retorica della ritrovata libertà del popolo italiano, finalmente libero dall’oppressione dello straniero.
Strana libertà, quella in cui i generali agli ordini del proprio governo massacrano con i cannoni i propri connazionali.
Ed era anche difficile far passare l’operato di Bava Beccaris come un “incidente”, dal momento che il generale non solo non subì ripercussioni, ma venne anche premiato dal Re ed ebbe anche un seggio al Senato.
Il fatto che dopo decenni di imbarazzo il nome del criminale Bava Beccaris venga nuovamente tirato in ballo, come esempio da attuare, da un ex parlamentare della Repubblica Italiana – uno che nella sua carriera ha svolto innumerevoli compiti istituzionali, tra ministeri e commissioni – dimostra come infine anche la maschera “democratica” con cui il potere costituito si era ammantato negli ultimi 70 anni inizi a vaccillare.
Come è già stato fatto notare, i tipi umani del genere dell’ex deputato Giuliano Cazzola, quelli che auspicano i cannoni contro i “dissidenti”, non sono figli di alcuni periodi storici particolari, ma sono in ogni epoca presenti all’interno della società.
Vi sono poi determinati momenti storici in cui si afferma uno spirito totalitario che permette loro di manifestarsi, di esprimere la loro vera natura.
Sono coloro che applaudivano Bava Beccaris, sono quelli che osannavano le squadracce fasciste, sono i Giuliano Cazzola di oggi.
Il fatto che oggi finalmente possano esprimersi liberamente senza timore di essere pesanetemente ripresi per loro idee totalitarie è un indice, uno dei tanti, del degrado sociale a cui la gestione folle di questa “emergenza” ci ha condotti.
Una situazione che ha il merito di ricordarci che questi personaggi, quelli che auspicano i cannoni contro le folle, sono sempre stati in mezzo a noi, a nostro fianco, nel cuore e a capo delle nostre istituzioni.
E adesso sono liberi di manifestare la loro vera natura.