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rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
11 marzo 2017

Dimissioni di Benedetto XVI, emergono ulteriori dettagli

A distanza di quattro anni dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI, stanno emergendo nuovi particolari riguardo le circostanze che portarono a quella decisione, inaspettata e sicuramente straordinaria nel complesso della bimillenaria storia della Chiesa Cattolica Romana.
Una decisione per certi versi ancora di difficile comprensione, le cui motivazioni vanno forse cercate in processi politici ed epocali a cui anche un Vescovo di Roma deve sottostare.
Il giornalista Maurizio Blondet in un suo articolo del 2015 – Ratzinger non poté “né vendere né comprare – parlò di un fattore che sarebbe risultato decisivo nello spingere il Papa verso quella sofferta decisione, una sorta di ricatto vero e proprio mosso contro il Vaticano dalla grande finanza internazionale:

Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente,lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran.
Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).
Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi.
Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.

Nei giorni scorsi, l’ex arcivescovo di Ferrara Luigi Negri, in una intervista al sito Riminiduepuntozero, ha parlato apertamente di pressioni esercitate all’epoca dall’amministrazione Obama per portare Benedetto XVI alla rinuncia della sua missione, accuse ribadite anche da Ettore Gotti Tedeschi, ex banchiere dello Ior, la potente banca che cura gli affari della curia romana.
In particolare, risultano oltremodo lucide e sorprendenti le parole di Gotti Tedeschi quando spiega il progetto politico  che una certa elite porta avanti da decenni, nel suo tentativo di ridisegnare la struttura sociale del pianeta:

Il complotto appare essere americano solo perché loro hanno avuto la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Vede, il complotto, se così possiamo chiamarlo, fu mirato a cercar di risolvere alcuni problemi causati dal fallimento del famoso Nuovo Ordine Mondiale degli anni ’70, gnostico neomalthusiano e ambientalista.
Questo progetto di Nuovo Ordine, dichiaratamente, si prefiggeva (tra le varie cose) la relativizzazione delle fedi religiose più dogmatiche e manifestamente dimostrò di avversare tanto la fede cattolica da far dichiarare pubblicamente – e dai massimi responsabili Onu, Oms… – che l’etica cristiana non poteva più esser applicata e che si doveva esigere il sincretismo religioso per creare una nuova religione universale (anche grazie ai processi di immigrazione).

Il famigerato Nuovo Ordine Mondiale, quindi, “gnostico neomalthusiano e ambientalista“, secondo le parole di Gotti Tedeschi, lungi dall’essere una fumosa ossessione relegata nello strambo universo dei “teorici della cospirazione”, appare una realtà, un progetto sociale preciso di cui ai piani alti del potere si ha piena cognizione.
Lo stesso Ratzinger, quando ancora era cardinale, nella prefazione al libro “Nuovo Disordine Mondiale” di Michel Schooyans dimostrava di conoscere molto bene l’ideologia e gli scopi che tale Nuovo Ordine si prefiggeva.

un tentativo di “dittatura mondiale” perseguita dai paesi più ricchi e che si avvale, nella visione proposta, di importantissimi strumenti politici quali l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’O.N.U., le ONG, la Banca Mondiale e tutte le organizzazioni ad esse collegate.

Pare quindi che Ratzinger abbia infine pagato questa sua consapevolezza, e il suo profondo tentativo, fatto di un lavoro silenzioso, lontano dal clamore mediatico, di difendere l’essenza della Chiesa Occidentale dagli attacchi delle forze “moderniste” lo ha infine posto di fronte a dei nemici potenti, nemici contro cui anche il Vescovo di Roma dovette farsi da parte.

10 maggio 2012

Il Bilderberg diventa pop

Belen Rodriguez non sta più con Corona.
Si sono lasciati, e lei si è messa con un ballerino di Amici.
Qualche giorno fa hanno fatto anche un incidente in moto: nulla di grave, fortunatamente, a parte qualche graffio.
E tra la Palmas e Brumotti pare sia amore.
Come faccio ad essere così informato?
No, non guardo Studio Aperto, e nemmeno sono abbonato a Chi.
Più semplicemente, ho una casella postale su Libero.it, e queste sono le notizie più importanti che ogni giorno la pagina principale del portale mi segnala.
Balotelli che litiga con la Fico, Alessia Marcuzzi che sogna il grande amore, l’audience del Grande Fratello che cala, questi ed altri ancora gli eventi essenziali che capitano nel nostro paese e che Libero.it non manca mai di riportare, il tutto per mezzo di Affari Italiani, il quotidiano online sempre attento agli sviluppi più caldi della nostra attualità.
Abituato a questo genere di gossip, quindi, non mi sono particolarmente sorpreso nel vedere la notizia di apertura di oggi:
Francia, altro che cambiamento. Hollande? Nel club di Bilderberg
Belen, Alessia Marcuzzi, il Grande Fratello, il Bilderberg.

In verità, il trovare il nome del club Bilderberg nel titolo della notizia principale di un portale specializzato in gossip, e che quando proprio vuole fare la testata ‘impegnata’ commenta le manovre di Monti, è un altro chiaro segno del momento che stiamo vivendo.
Dopo Ruby e Sara Tommasi che denunciano il signoraggio, dopo il popolare sito americano The Chive, specializzato in cazzeggio, che si dedica ai murales dell’aeroporto di Denver, dopo aver visto il Nuovo Ordine Mondiale divenire argomento di discussione in programmi televisivi che vanno in onda in prima serata, risulta ormai sempre più evidente che questioni una volta esclusivo appannaggio dei ‘teorici del complotto’ più duri e puri sono ormai stati sdoganati ufficialmente, entrando a far parte della cultura pop del nostro tempo.

Dieci anni fa nel sostenere l’esistenza di un club privato chiamato Bilderberg, frequentato da persone influenti, come re, regine, primi ministri e presidenti di vario genere, si veniva tacciati, nel migliore dei casi, di eccessiva fantasia.
C’era internet, e c’era un sacco di gente strana là dentro che credeva alle cose più improbabili.
Terreno fertile per le ‘teorie della cospirazione’ più fantasiose.
Oggi, dieci anni dopo, possiamo leggere in uno dei portali più frequentati della rete che il neo presidente francese ha fatto parte in passato di quel club, con una sua foto posta a poca distanza da quella di una Belen.
Ed è curioso constatare come si sia passati direttamente dal Bilderberg-invenzione dei teorici della cospirazione al Bilderberg-dato di fatto da tempo acquisito.
Il passaggio intermedio, quello del ‘allora quei pazzi teorici del complotto avevano visto giusto‘ è stato completamente saltato.
Da invenzione delle menti più alienate della rete a banale dato di fatto.
Il club Bilderberg? Sì, lo conosciamo da sempre, e chi non lo conosce..

E’ già stato affermato un po’ di volte, ma è bene rimarcare nuovamente un concetto: il tempo delle ricerche ‘alternative’ ormai è terminato.
La diffusione di internet ha raccolto tutte queste analisi e le ha rese una cosa sola con le soubrette della televisione e le storie d’amore dei vip, amalgamando l’insieme e trasformando tutto in ‘gossip’, in maniera indistinta.
E quelli che una volta venivano chiamati ‘poteri forti’ ormai non fanno più nulla per nascondersi, tutto avviene alla luce del sole, ed il dominio sta prendendo una delle forme più visibili che abbia mai avuto.
Non c’è più motivo per nascondersi, questo è il finale di partita.

12 marzo 2012

Girls, video, funny, NWO, Denver

The Chive è un sito di intrattenimento leggero, ed è diventato negli ultimi due anni uno dei siti più popolari degli Stati Uniti.
L’idea semplice e vincente avuta dai suoi ideatori è stata quella di proporre giornalmente delle gallerie di immagini con le foto più curiose e divertenti scovate nella rete: il meglio e il peggio della rete, come si suol dire in questi casi, il tutto condito con gallerie di belle ragazze ed un certo orgoglio patriottico.
Un luogo di ‘cazzeggio’, essenzialmente, e quanto di più lontano si possa immaginare da un sito ‘complottista’, qualsiasi cosa questo significhi (non solo: the Brigade, sito gemello di the Chive e gestito dagli stessi fondatori, è un sito di supporto delle truppe americane dispiegate per il mondo, con gallerie di immagini dei soldati virtuosi a stelle e strisce che nulla hanno da invidiare alle operazioni di propaganda dell’epoca d’oro sovietica).

Considerati questi aspetti, risulta quindi di particolare interesse la pubblicazione durante la settimana scorsa da parte di the Chive di un post interamente dedicato al famigerato aeroporto di Denver.
In una galleria di immagini molto curata vengono presentati tutti i particolari curiosi presenti all’interno dell’aeroporto, dai celebri murales, alla targa massonica posta all’ingresso, fino al Mustang – cavallo dell’apocalisse – che dà il benvenuto ai visitatori all’ingresso del sito.
Introducendo le immagini, inoltre, uno degli autori del blog descrive brevemente, ma in modo esauriente, tutti i motivi per cui l’aeroporto è degno di interesse, non omettendo nemmeno i riferimenti al Nuovo Ordine Mondiale preconizzato nei murales ed accennando anche alla presenza di basi sotterranee gestite da militari.
Ovviamente, l’intera trattazione è preceduta da una doverosa premessa, quel ‘I’m not a conspiracy guy in any way’ che in questi casi va specificato d’ordinanza.
Questo però non impedisce una corretta  esposizione dell’argomento, che viene trattato senza le ironie e gli sberleffi tipici dei debunker.

Fino ad oggi l’aeroporto di Denver rappresentava un tema caro esclusivamente ai cosidetti ‘cospirazionisti’, e fino a pochi anni fa in lingua italiana era difficilissimo trovare del materiale che ne trattasse, nonostante fossero presenti in quel luogo stranezze ed ‘anomalie’ alquanto evidenti.
Ora tale questione pare ufficialmente entrata nel territorio del mainstream, e realtà quali il Nuovo Ordine Mondiale o l’influenza di determinate elite nella preparazione di scenari futuri divengono argomenti che possono essere trattati quali ‘curiosità’ in popolari siti di svago.
Si tratta, in ogni caso, di un passaggio significativo, dal momento che in qualche modo è indicativo del modo in cui argomenti potenzialmente ‘scomodi’ vengono addomesticati e normalizzati per mezzo della rete.

Lungi dal subire una ‘censura’, infatti, tali argomenti scomodi subiscono generalmente un trattamento standard: in un primo momento vengono ignorati, in un secondo tempo vengono derisi, ed infine vengono presentati quali semplici curiosità, togliendo così loro ogni connotazione ‘misteriosa’.
Ad una scala più ampia, la rete stessa, potenzialmente uno strumento assai efficiente per quanto riguarda la diffusione di informazioni ‘scomode’, saprà accogliere nel suo calderone ogni sorta di denuncia e di ‘disvelamento’, amalgamando il serio con il faceto e presentando fianco a fianco ragazze in bikini con il manifesto del Nuovo Ordine Mondiale.
Finché, per l’utente medio, non vi sarà alcuna differenza tra le due cose.

si veda anche: Le strade che portano a Denver

16 novembre 2011

Signoraggio, Sara Tommasi, Marra. Ma davvero.

No, davvero.
Dopo Ruby in mutande, Sara Tommasi in mutande, ecco Sara Tommasi senza mutande.
A parlare di signoraggio, ovviamente, primario e secondario.

Non è dato sapere il momento preciso in cui la questione del signoraggio, questione che a suo modo merita una attenta analisi, si sia trasformata in barzelletta.
Successe a dire il vero molto in fretta.
La questione della creazione del denaro dal nulla divenne subito un campo in cui si gettarono a babbo morto illuminati niuegiani di ogni sorta, antroposofisti e freegaiani che videro la luce della stampante fatata.
Più recentemente, la tentazione del possesso di quella magica stampante conquistò  i neototalitaristi di zeitgeist, mentre dalle nostre parti campione indiscusso della “denuncia” rimane l’avvocato Marra, ed il suo sempre più disinibito uso di testimonial più o meno celebri.
Ora, non si sa cosa effettivamente vi sia dietro tutto questo, e perchè la questione debba per forza scadere nel ridicolo.
L’impressione, ed è solo una impressione, è che nei piani alti vi sia qualcuno che si sta divertendo un mondo.

Post scriptum: se qualcuno cercasse un articolo che faccia effettivamente un po’ di chiarezza sull’argomento, in mezzo ad un mare di non-sense, antroposofia e reggiseni mancanti, suggerisco l’ottimo Signoraggio, un falso problema, dal sito Usemlab.

12 maggio 2011

Ancora sul complottismo II


La recente vicenda del presunto assassinio di Osama Bin Laden da parte di un gruppo di militari dell’esercito americano ha riproposto, ancora una volta, la stantia diatriba tra “cospirazionisti” e “non cospirazionisti”.
La novità, nel caso in questione, è rappresentata dal fatto che tale contrapposizione non si è limitata, come solitamente avviene, all’interno dell’autoreferenziale universo della  rete, ma ha aperto anche un dibattito nel mondo dell’informazione “ufficiale” che ha presentato qualche fattore inedito, rispetto al passato.

A grandi linee, si possono infatti suddividere coloro che hanno espresso la loro opinione a proposito dei fatti in questione in tre gruppi:

– coloro che hanno accettato quale veritiera l’opinione fornita dal governo americano;
– i cosiddetti “cospirazionisti”, che dall’inizio hanno dubitato della realtà della operazione, convinti che il personaggio di Bin Laden sia stato negli ultimi anni nient’altro che uno spauracchio utilizzato dagli Usa per diffondere un senso di paura e di allerta nella popolazione;
– infine, le persone che hanno trovato grottesca e poco credibile la versione fornita, ma che hanno tenuto a precisare che dubitare della veridicità di questa morte non fa di loro dei “cospirazionisti”.

E’ evidente che nella prima categoria si possono ascrivere la quasi totalità dei giornalisti dei grandi media, il cui lavoro è ovviamente quello di assecondare e difendere il potere costituito, e che di conseguenza non potevano tenere un comportamento diverso; persone che tengono famiglia, in altre parole.
La reazione più interessante, tuttavia, è quella del terzo gruppo.
Si tratta di persone che in generale hanno ritenuto valida la versione offerta dal governo statunitense a proposito della tragedia dell’11 Settembre, ma che si sono rese conto che avvallare anche il ridicolo resoconto riguardante la morte di Bin Laden sarebbe stato un insulto alla propria intelligenza, dal momento che il racconto risultava troppo grottesco per essere creduto da una persona mediamente razionale.
In quest’ultimo gruppo si ripresentava spesso, quale introduzione ai propri ragionamenti, una premessa emblematica: “non sono un cospirazionista, ma…”

Ecco quindi che, ancora una volta, si ripropone la solita questione, trita e ritrita: ma chi sarebbe, un cospirazionista?
E’ bene chiarire subito un aspetto: il “cospirazionismo”, per come lo intendono coloro che usano tale termine in modo spregiativo, non esiste, o per meglio dire, è fenomeno assai raro, e molto circoscritto.
Chi usa questa espressione per dissociarsi da esso ha in mente una serie di qualità ben precise: il cospirazionista sarebbe colui che in ogni avvenimento che succede intorno a lui vede un complotto, colui che crede a tutte le teorie della cospirazione che prolificano nella rete.
L’11 settembre è stato un auto attentato, i reali del pianeta sono dei rettili, gli aerei sopra di noi ci stanno avvelenando con le scie chimiche, Elvis è ancora vivo, gli alieni controllano il mondo, la massoneria è una creazione dei gesuiti: il cospirazionista, secondo costoro, crede a tutto questo, e a molto ancora, a patto che si tratti di teorie che contrastano con le versioni ufficiali; basta inoltre che una persona accenni un dubbio anche su una sola di tali questioni ed ecco che automaticamente egli abbraccia anche tutte le altre.

Ecco spiegato il mettere avanti le mani da parte delle persone facenti parti del terzo gruppo: il loro è un desiderio di chiarire che il fatto che nutrano dei dubbi sull’operazione americana in Pakistan non significa che siano convinti che nell’Area 51 si sezionino cadaveri di alieni.

Tale atteggiamento è molto interessante, ed è il risultato di un pesante condizionamento che ha avuto inizio sin da quando le prime domande e le prime versioni “alternative” hanno iniziato a comparire su internet.
Se c’è un modo, infatti, per screditare coloro che si pongono domande legittime su fatti poco chiari della storia passata e recente è l’inserirli in un grande calderone largamente disomogeneo e ad esso affibbiare una etichetta degradante: nacque così il gruppo dei “complottisti”, vittime di quel “cospirazionismo” che autorevoli studiosi e pensatori si sono addirittura affrettati nel descrivere quale “disturbo”, una sorta di malattia mentale da cui occorre stare all’erta.

Il rischio di entrare a far parte di questa triste categoria ha fatto sì che molte persone, che in altre circostanze si sarebbero poste delle domande su alcuni episodi poco chiari, abbiano rifiutato a priori qualsiasi disamina che andasse oltre le “versioni ufficiali”.
Magari qualcuno trova un po’ strane alcune scie che gli aerei rilasciano nei cieli gli ultimi anni, ma il rischio di venire accomunato con quelli che nella regina Elisabetta vedono un rettile lo ha convinto ad occuparsi d’altro, per dirne una.

Non ci sarebbe bisogno di far notare la fallacia di tale associazione, nonostante si possa constatare come spesso in tale errore incappino persone sicuramente non stupide.
Sostenere che difficilmente le Torri Gemelle sarebbero potute crollare in modo perfettamente verticale ad una velocità prossima a quella della caduta libera senza l’ausilio di cariche esplosive non implica che si creda anche che il mondo sia segretamente governato dagli alieni, per dirne un’altra.

Cospirazionista è quindi un brutto termine che serve ad etichettare coloro che su argomenti contesi si pongono delle domande, ed a volte, non sempre, dopo una certa analisi arrivano a conclusioni diverse rispetto a quelle offerte dalle “autorità”.
Ed a questo punto si può fare un’altra interessante considerazione: se i “cospirazionisti”, per come vengono solitamente descritti non esistono, potrebbero invece esistere i loro alter ego, gli “ufficialisti”.

Con ufficialisti si potrebbero infatti indicare tutti coloro che sulle diatribe a proposito dei grandi eventi su cui sorgono teorie della cospirazione accettano come vera, a priori, e sempre, la versione sostenuta dalle autorità ufficiali, dai governi e dai mezzi di comunicazione di massa.
Gli ufficialisti sarebbero coloro che fondano ogni loro ragionamento su di un dogma chiaro ed indiscutibile: nonostante i governi dicano spesso bugie, a queste bugie vi è un limite, e bugie enormi non vengono mai dette; e nonostante i governi ogni tanto compiano anche azioni moralmente discutibili, oltre un certo grado di malvagità non possono andare.
Il governo degli Stati Uniti non avrebbe mai potuto uccidere deliberatamente 3000 di suoi concittadini, il governo degli Stati Uniti non avrebbe mai potuto mentire su una tragedia così grande, e così via.

Questo atteggiamento, che assume anche una leggera sfumatura paradossale (i governanti mentono spesso, ma sulle grandi questioni sono sinceri), potrebbe in realtà rappresentare un comprensibile meccanismo di difesa da parte del cittadino comune: ipotizzare che le autorità, coloro che per definizione sono preposti alla difesa della nostra incolumità, possano arrivare all’omicidio di loro concittadini è un pensiero troppo difficile da accettare, un pensiero con cui è impossibile convivere.

L’errore, in ogni caso, sta nell’assumere una opinione a priori: non esiste avvenimento che non possa essere analizzato a mente fredda, studiando il più possibile i fatti e facendosi una opinione su di essi, e non esiste governante al mondo che va creduto sempre ed a prescindere, qualsiasi cosa sostenga.
Ogni versione va valutata, e solo in seguito si potrà esprimere un parere su di essa.

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