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-o- Too late to die young -o-
1 Marzo 2011

Il flusso del potere - flash back

For a hill men would kill, why? they do not know

Si tratta qui brevemente di una scoperta essenziale del generale Marshall sul comportamento dei soldati in guerra, una scoperta che dovrebbe indurci a rivedere la concezione che dell’essere umano ci hanno portato ad avere a seguito di anni di indottrinamento.
L’articolo originale, in inglese, da cui sono tratte le citazioni iniziali è Twilight of the Psychopaths, del dottor Kevin Barrett.

IL SEGRETO DELLA GUERRA

 

Nel suo libro “On Killing” Dave Grossman ha riscritto la storia militare, mettendo in evidenza quello che le altre storie nascondono: il fatto che la scienza militare si occupa meno di strategia e tecnologia, piuttosto che scoprire il modo di far superare l’istintiva riluttanza degli uomini ad uccidere membri della loro specie.
La vera “rivoluzione negli affari militari” non fu la spinta di Donald Rumsfield verso l’alta tecnologia nel 2001, ma la scoperta nel 1941 del generale Marshall che solo il 15-20% dei soldati della seconda guerra mondiale in prima linea avrebbero usato le loro armi: coloro (l’80-85%) che non sparavano non fuggivano e non si nascondevano (in molti casi correvano enormi rischi per salvare i compagni), ma semplicemente non usavano le loro armi contro il nemico, nemmeno quando affrontavano attacchi banzai.

La scoperta di Marshall, e le ricerche conseguenti, dimostrarono che in tutte le guerre precedenti, una piccola minoranza di soldati – il 5% che sono psicopatici naturali, e probabilmente una piccola minoranza di imitatori temporaneamente  insani – furono responsabili di quasi tutte le uccisioni.
Le persone normali si ritrovano semplicemente dentro il movimento, fanno il possibile per evitare di togliere la vita al nemico, anche quando questo implica la perdita della propria vita.
Le guerre sono massacri ritualizzati fatti da psicopatici contro non psicopatici.

Lo studio del generale Marshall ha una importanza fondamentale, e se compreso in fondo rivoluziona totalmente la concezione dell’essere umano che da sempre ci viene propagandata.
Nei libri di storia le guerre sono descritte come inevitabili conseguenze di una serie di fattori, scontri in cui gli eserciti nemici si affrontano nel tentativo di eliminare l’avversario.
E viene fatto credere che la guerra, il massacro, sono insiti nell’essere umano. Questo è falso, decisamente falso.
E chi detiene il potere, e i vertici militari, lo sanno molto bene.
Come afferma il colonnello Grossman, le scienze militari si occupano essenzialmente di scoprire il modo per far superare al soldato medio la naturale riluttanza nell’uccidere un altro essere umano.
Perchè la maggioranza degli esseri umani, con tutte le loro miserie e i loro difetti, preferisce il quieto vivere e la tranquillità alle guerre.
Ed ogni qualvolta i grandi poteri decidono per una guerra, devono spendere molte energie per far superare questo blocco istintivo a quelli che diverranno i soldati da sacrificare sul tavolo dei loro piani.

Le guerre di massa come è noto sono fenomeni moderni; in passato, in epoca pre-moderna, la guerra era affare di una piccola parte della società.
Dall’antichità dei guerrieri, passando per i nobili medioevali e per gli eserciti mercenari guerra significava lo scontro fra due eserciti composti da persone che non si dedicavano ad altro nella vita, se non combattere e prepararsi a farlo.
La prima Guerra Mondiale fu la prima che coinvolse i grandi strati della popolazione europea, e ci vollero decenni di propaganda romantica che esaltava il sacrifico e l’amor di patria per diffondere quello stato d’animo necessario a far partire milioni di giovani lanciati verso il massacro.
Quei giovani capirono presto che la guerra non aveva nulla di eroico e di romantico, come era stato loro raccontato, ma ormai era tardi.

Una minoranza di psicopatici in qualche modo riesce sempre a fare in modo che la grande maggioranza sia convinta, costretta, ad andare contro il proprio naturale istinto pacifico e partecipare a questi massacri.

si veda anche:

22 Febbraio 2010

La recinzione



“Tutto giusto, analisi condivisibile: ma nel concreto, cosa si può fare?”
Si tratta di una domanda che puntualmente si ripropone, in luoghi come questo, ed è giusto che sia così.
L’analisi e lo studio di ciò che ci circonda sono passi indispensabili, ma tutta la comprensione possibile avrebbe poco senso se non si dovesse tradurre in una sorta di azione, in un certo momento.
Ma che tipo di azione?
Per quanto ci possa piacere o meno, la risposta a questa domanda non può che essere personale.
Ognuno interpreta in maniera diversa la realtà che lo circonda, ognuno ne è toccato in maniera differente.
C’è chi ha il sonno agitato pensando alle iniquità del mondo, chi soffre anche fisicamente osservando l’inganno in cui siamo immersi; e c’è chi in questo inganno tenta di sopravvivere al meglio.
Ognuno, a seconda della sua inclinazione, del suo coraggio, delle sue debolezze e dei suoi compromessi, decide il ruolo da intepretare in questo palcoscenico.
Qualcuno poi rimane indietro, e si sofferma più del dovuto ad osservare il velo.
Che fare, quindi?
La risposta, ancora una volta, sarà individuale.
Quello che segue fu uno dei primissimi brani che pubblicai in questo blog, più di tre anni fa, ormai.
Per chi ancora non lo conoscesse, ritengo si tratti di una lettura preziosa.

 C’era una volta un leone, che venne catturato e rinchiuso in una grande gabbia: con sua grande sorpresa, trovò dei leoni che vi erano rinchiusi da anni, alcuni persino da tutta la vita, essendo nati e cresciuti là dentro.
Presto imparò a conoscere le attività sociali che si svolgevano all’interno del recinto.
I leoni si riunivano in gruppi.Un gruppo, ad esempio, era costituito da leoni desiderosi più che altro di stare in compagnia; un altro gruppo si dava la pena di organizzare spettacoli; un altro ancora si occupava di attività culturali, avendo per scopo la conservazione dei costumi, delle tradizioni e della storia del tempo in cui i leoni erano liberi; altri gruppi erano religiosi, e usavano riunirsi prevalentemente per comporre e cantare canzoni commoventi, che parlavano di una futura giungla senza recinzioni; altri gruppi attiravano i leoni con velleità artistiche, o leoni letterati; altri ancora avevano intenti rivoluzionari, e si riunivano per complottare contro i carcerieri o contro altre associazioni di ribelli; v’erano poi gli adoratori della gabbia, ed altri, infine, che ne contestavano la stessa esistenza.
Ogni tanto scoppiava una rivoluzione, un gruppo veniva sopraffatto da un altro, oppure venivano uccise tutte le guardie e poi sostituite da altre.
Guardandosi attorno, il nuovo venuto osservò un leone che stava in disparte, assorto nei propri pensieri, e che non sembrava appartenere a nessun gruppo.
La sua presenza destava impressioni contrastanti, dall’ammirazione alla diffidenza.
Egli disse al nuovo arrivato: «Non unirti stabilmente a nessuno di questi gruppi.
Si danno da fare per molte cose, alcune anche buone, ma ne trascurano una ch’è davvero essenziale».
«E quale sarebbe?», domandò l’altro.
«Esaminare la natura della recinzione»

Segnalato dal Piccolo Zaccheo

2 Gennaio 2010

Un maestro di vita

Ho già confessato in passato la simpatia che nutro nei confronti dei felini, ma il gatto protagonista di questo filmato è diventato per me un esempio da seguire, un maestro da osservare in rispettoso silenzio nella speranza di assimilarne i preziosi insegnamenti.
E’ una grande lezione quella che ci offre, ci indica la via sul come affrontare le pressioni che ci circondano in questo mondo.

Massimo rispetto per questo Maestro felino.

8 Novembre 2009

Influenza A: idee confuse nei media

Le forze dell’ordine sanno che una delle tecniche più efficaci nel portare a termine un interrogatorio è quella di trasmettere al sospettato dei segnali contrastanti.
Nella pratica, si alterna un atteggiamento severo ed accusatorio ad uno più gentile ed accomodante, si passa dalle accuse espresse con violenza a parole comprensive ed amichevoli.
Si tratta della classica tecnica del “poliziotto buono e del poliziotto cattivo”, come più volte è stata raccontata, in maniera assai semplificata, nei romanzi e nei film polizieschi.Nelle situazione di profondo stress, infatti, ciò che manda in estrema difficoltà la mente è la ricezione di segnali contrastanti.
Trovandosi davanti ad una situazione di difficoltà, il cervello tenta di analizzare la situazione per poter elaborare una risposta adeguata, ma se le informazioni che giungono dall’esterno si contraddicono la mente stessa non è in grado di operare con lucidità, e diviene del tutto vulnerabile.

Se il sospettato, ad esempio, si trovasse di fronte degli agenti severi ed ostili, potrebbe, con un grande sforzo di volontà, adeguarsi al loro comportamento e prepararsi psicologicamente ai loro attacchi.
Ma se il comportamento dei suoi accusatori cambia in continuazione, passando da ostile a gentile, le sue difese crolleranno velocemente, dal momento che la sua mente non è più in grado di preparare un meccanismo di autodifesa coerente.

La tecnica dei segnali contrastanti mi è tornata in mente in questi ultimi giorni a proposito dell’influenza ex suina.
Osservando i telegiornali di questo periodo, infatti, si ha quasi l’impressione che nell’informare la popolazione a riguardo i giornalisti abbiano deciso di utilizzare proprio tale tecnica.
Lo schema in cui vengono date le notizie ha in sé qualcosa di estremamente schizofrenico: il telegiornale inizia solitamente annunciando nei titoli l’ennesimo morto causa influenza A, mentre all’interno del servizio si scopre sempre che la persona deceduta soffriva di altri e ben peggiori malanni.

In seguito si mostrano immagini di personale medico e di individui vari con mascherine, si parla dei pronti soccorsi presi d’assalto e subito dopo si manda in onda una dichiarazione del vice ministro Fazio che afferma che il tasso di mortalità dell’influenza A è assai minore di quello di una comune influenza.
Qualcuno poi ricorda che ogni anno in Italia le morti per una banale influenza stagionale sono migliaia, a fronte delle poche decine di decessi causati dall’influenza A, e subito dopo parte l’intervista al luminare di turno che consiglia vivamente la vaccinazione, specialmente per i bambini e le donne in cinta.

Quello che emerge alla fine è una sensazione di totale incertezza, dopo aver ricevuto una serie di segnali angoscianti alternati a discorsi rassicuranti, e resta da chiedersi se tutto questo sia causato dall’incompetenza e dall’incoscienza dei giornalisti oppure se non vi sia una volontà precisa nel creare confusione nelle menti dei telespettatori.

nel frattempo, si segnalano le ultime notizie a proposito dell’influenza A:
La Baxter, l’epidemia ucraina, Joseph Moshe e i virus ricombinati
La Polonia rifiuta i vaccini
Compare un nuovo virus in Ucraina
23 Dicembre 2008

Buon Natale

Mettendo da parte ogni altro pensiero, un augurio di buon Natale a tutti.