Blessed be

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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
14 Marzo 2009

L'incontro


La tigre Akaasha si intrattiene col giovane Mavrick, durante la sua quotidiana passeggiata al Six Flags Discovery Kingdom di Vallejo, in California.


fonte
(cliccare sull’immagine per una migliore risoluzione)

10 Febbraio 2009

Ready for the Storm


Le onde s’infuriano e la marea si ritira
E’ un mare rabbioso, ma non c’è dubbio

Che il faro continuerà a brillare nella notte

Per accompagnare il marinaio solitario
Brillano i fulmini, ed il vento freddo passa
Attraverso le ossa del marinaio, fino alla sua anima

Finché non rimane più nulla a cui aggrapparsi

Se non l’oceano che grida

Ma io sono pronto per la tempesta, sì Signore, pronto

sono pronto per la tempesta, sono pronto per la tempesta

Donami  pietà per i miei sogni

Che ogni incontro pare ricordarmi cosa significhi

Essere questo marinaio solitario

Ma quando il cielo inizia a schiarirsi

Ed il sole scioglie la mia paura

Piangerò una lacrima stanca, silenziosa

Per coloro che necessitano del mio amore

Ma io sono pronto per la tempesta, sì Signore, pronto

sono pronto per la tempesta, sono pronto per la tempesta

Ma la distanza non è un’amica
E tempo, ci vuole  tempo
Ma vedrai che alla fine
Mi porterà da te, il tuo marinaio solitario
E quando mi accogli accanto a te
mi ami, mi dai amore
Avrei dovuto capirlo
che la mia paura era immotivata
Ma io sono pronto per la tempesta, sì Signore, pronto

sono pronto per la tempesta, sono pronto per la tempesta

31 Dicembre 2008

Heart of Gold

I’ve been a miner for a Heart of Gold

 

 
Voglio vivere
voglio dare

Sono stato un minatore
alla ricerca di un cuore d’oro
Queste sensazioni
che non ho mai donato
mi portano ancora a cercare
per un cuore d’oro
E sto invecchiando Sono stato a Hollywood
Sono stato a Redwood
Ho attraversato l’oceano
alla ricerca di un cuore d’oro
Sono stato dentro la mia mente
Una linea così sottile
Che mi fa cercare
questo cuore d’oro

E sto invecchiando Continua a farmi cercare
un cuore d’oro
Continua a farmi cercare
e intanto invecchio
Continua a farmi cercare
un cuore d’oro
Sono stato un minatore
alla ricerca di un cuore d’oro

29 Novembre 2008

Famiglie di ieri

Nella mia infanzia in Grecia ho avuto la fortuna di aver visto da vicino come si svolgeva la vita in una famiglia patriarcale, una di quelle famiglie che rispecchiava la regola nelle società mediterranee dei secoli scorsi.
Si era verso la metà degli anni 80, e di lì a poco questo tipo di vivere avrebbe rappresentato definitivamente un ricordo del passato nel nostro occidente contemporaneo.
Zio Dinos, fratello maggiore di mia nonna Dionisia, aveva ricevuto da suo padre una quantità di terra sufficiente per mantere la propria famiglia, ed insieme ai figli ed alle nuore si occupava dei campi e di un distributore di benzina che aveva aperto nelle adiacenze della propria abitazione.
Una abitazione non principesca ma più che dignitosa, disposta su due piani e grande quanto bastava per ospitare zio Dino con la moglie Rina, zio Giorgio, fratello di Dino, zia Giorgia, tre figli, una nuora e due nipoti.
Dieci persone che vivevano sotto lo stesso tetto e portavano avanti le attività in comune.
Si era sempre vissuto in questo modo; i figli maschi rimanevano in casa anche dopo sposati, portando le mogli sotto lo stesso tetto dei genitori e le abitazioni venivano ampliate per accogliere i nuovi membri.

Accadeva anche che famiglie molto numerose occupavano col tempo un intero quartiere, una via, che prendeva poi il nome della famiglia stessa.
Tale stile di vita appartiene al passato, e difficilmente oggi ci sapremmo adeguare ad una tale limitazione del nostro spazio e della nostra privacy.
L’indipendenza del singolo oggi è una prerogativa a cui non si può rinunciare, e tutte le convenzioni sociali spingono ogni individuo a cercare la propria autonomia nel più breve tempo possibile.
L’indipendenza è infatti un valore oggi imprescindibile, e rende i nuclei famigliari odierni, molti composti anche da una singola persona, assai distanti da quella interdipendenza che era la regola nella famiglia patriarcale.

Ed effettivamente non era per nulla facile convivere con così tante persone sotto il medesimo tetto, sopportare le particolarità e i difetti di ognuno di loro, senza avere mai spazio sufficiente per sé.
Eppure, una tale organizzazione presentava anche degli indubbi vantaggi, tanto più evidenti in un periodo di crisi generale come il nostro attuale.
Nessuno correva il rischio di rimanere solo ed abbandonato.
Anche in caso di malattia,o di vecchiaia, vi erano sempre numerose persone pronte a prendersi cura di chi ne avesse bisogno.
L’ anziano non veniva mandato in un casa di riposo, ma veniva accudito fino all’ultimo da figli figlie e nuore, senza mai essere abbandonato.
Così i bambini piccoli, che avevano intorno sempre qualcuno disponibile a prendersi cura di loro, tra nonne e zie, anche quando i genitori erano assenti per lavoro.
Chi si ammalava o si trovava nell’impossibilità di lavorare veniva a sua volta accudito all’interno della famiglia, senza diventare un peso per la società o ritrovarsi in mezzo ad una strada.
Ed anche se non si viveva nell’abbondanza, tra tante persone un modo per avere il necessario per sopravvivere lo si trovava sempre.
Si trattava insomma di nuclei autosufficienti, in cui la limitazione del proprio spazio era il prezzo da pagare per avere la certezza di non essere mai abbandonati in caso di mala sorte, e di trovare sempre aiuto per quanto i tempi fossero difficili.

Oggi abbiamo l’indipendenza, ma la contropartita è stata carissima.
Oggi sono molte le persone che si ritrovano completamente da sole dopo che la fortuna non ha seguito un corso felice, dopo una malattia, un infortunio, per non parlare dei nostri anziani, mandati negli ospizi in attesa che tolgano il disturbo.
Ormai è consuetudine che i figli, carta e penna in mano, calcolino se sia meno dispendioso mandare il nonno in ospizio o assumere una badante che lo tenga un po’ insieme.
Penso che vi sia qualcosa di evidentemente sbagliato in tutto questo, sintomo di un sistema sociale che ha preso una via sbagliata e pericolosa.

Un amico che aveva svolto qualche anno fa servizio civile in una casa di riposo, mi raccontava di come quella esperienza avesse cambiato radicalmente il suo modo di considerare la vita.
Mi raccontava di nonni e nonne che nessuno andava a visitare per mesi, per anni, nonostante avessero figli e nipoti che vivevano a pochi chilometri di distanza.
Non si tratta qui di fare del moralismo o di stigmatizzare il comportamento dei parenti, ma di riflettere sulla sorte che a noi uomini occidentali probabilmente toccherà, sul finire della nostra esistenza.
Che tipo di società abbiamo infatti messo in piedi, se dopo anni di fatiche siamo destinati a morire dimenticati in una stanza non familiare accuditi svogliatamente da estranei?

Non posso a volte non ripensare agli ultimi giorni di vita di mio nonno Carlo, questa volta qui in Italia.
Morto in casa, dopo una breve malattia, curato con amore da figli e nuore.
La sera prima di andarsene ci volle vedere tutti, figli e nipoti.
In una stanza di 20 metri quadrati, attorno al letto del nonno vi erano la moglie Giuseppina, i 7 figli, 5 nuore e 15 nipoti.
Nonno Carlo era stato un semplice contadino, e l’unico viaggio “di piacere” che avesse fatto in vita sua fu quando nel 1977 partì per la Grecia per conoscere da vicino quel suo nipotino nato così lontano da Bergamo, l’unico tra i 15 nipoti che avrebbe portato il suo nome.
Eppure, ripensando alla sera in cui eravamo tutti raccolti attorno a lui, non posso non ricordarlo come l’uomo più ricco del mondo.
Di una ricchezza che forse noi rischiamo di perdere, o che forse abbiamo già perso.

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22 Ottobre 2008

Fashion di sto

Girovagando per la rete  mi sono imbattuto in questa immagine, che ha immediatamente catturato la mia attenzione.
C’è qualcosa nello sguardo del lupo, qualcosa che necessiterebbe di decine di pagine per essere espresso a parole.
Personalmente trovo l’intera situazione immortalata dalla foto semplicemente odiosa.
Una modella fashion con tanto di sorriso ebete in dotazione conduce  al guinzaglio sulla passerella un animale che sembra rendersi conto della propria umiliazione, ridotto a fenomeno da baraccone e di giubilo in una manifestazione simbolo della vacuità dei tempi in cui viviamo.
Qui c’è tutto il peggio del nostro occidente, la sua parte più frivola e fetida, colto nell’attimo della sua massima superbia, mentre porta a spasso la forza della natura nella sua più vera essenza con idiota compiacimento.

E non si tratta qui del  “desiderio di dominio” dell’uomo occidentale sulla “natura”.
Qui è rappresentato qualcosa di più profondo, in questa immagine è immortalato il trionfo dell’idiozia e della superficialità sull’aspetto più reale e vivo del creato.
Qui una scialba rappresentazione della vita si prende gioco della vita vera.

Per la cronaca, la foto è stata scattata durante il Green Initiative Humanitarian Spring 2009 fashion show a Los Angeles, una manifestazione con scopi umanitari e ambientalisti.
Perfetta sintesi dei tempi in cui viviamo.