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-o- Too late to die young -o-
6 Ottobre 2011

Aquile e formiche II


Due visioni, due mondi, e nessuno è più o meno reale dell’altro.
Ci sono formiche che in una vita di viavai hanno creato una splendida tana ed hanno reso più vivibile la loro valle, senza mai uscire da essa, e ci sono aquile che a forza di sorvolare il pianeta per avere un quadro d’insieme del reale hanno disdegnato il contatto col suolo, finendo così per morire in volo senza aver potuto migliorare nemmeno di una virgola la terra che volevano salvare.

Le aquile osservano il mondo dall’alto, scorgono città e vallate, vedono le metropoli pulsare e dal loro privilegiato punto di osservazione riescono a cogliere la complessità degli eventi che laggiù accadono; videro anche il masso che aveva iniziato a rotolare dalla cima del monte, e già avevano compreso dove avrebbe terminato la sua corsa.
Le formiche, invece, conoscono solo la terra ed il loro giardino – non esiste mondo all’infuori di quel giardino- e nel corso di una esistenza sanno scavare delle meravigliose gallerie.
Del masso che rotola ignorano perfino l’esistenza, e continuano imperterrite nella loro grandiosa opera di edificazione.
Due visioni opposte, e per quanto le aquile conoscano cose che le formiche mai comprenderebbero, alla fine potrebbero essere proprio i piccoli insetti quelli realmente saggi: la loro è una vita piena, passata a migliorare il piccolo mondo che li circonda, mentre le aquile spesso si compiacciono della loro superba visuale e trascorrono l’intera esistenza a guardare quel mondo da lontano, quasi si trattasse di qualcosa che non le riguarda.

Comunque sia, esiste un momento in cui le due visioni collimano: è un momento raro, che poche aquile e poche formiche sperimentano.
Capita una volta ogni seconda generazione, anno più, anno meno.
E’ il momento in cui il masso raggiunge la valle: in quel momento le formiche sono costrette ad alzare gli occhi da terra, e poco dopo giungono anche le aquile, un po’ saccenti ed un po’ arroganti, che abbandonano le loro altezze e scendono a valle per spiegare alle povere formichine come tutto ciò fosse inevitabile.
Ma ormai stabilire chi avesse avuto capito cosa, e quando, non ha più importanza.

Noi, nel secondo decennio del XXI secolo, stiamo per vivere uno di quei rari momenti in cui le due visioni sono destinate ad incontrarsi, privilegio concesso ad ogni seconda generazione.
Che si sia stati aquile o formiche non avrà più importanza: tutti vedremo e sperimenteremo gli effetti del medesimo botto, e quel che ne verrà fuori nemmeno le aquile più saccenti sapranno prevederlo.

A che ora è il crack?
Il conto alla rovescia è di nuovo avviato.

26 Settembre 2011

La storiella dell'azienda indebitata


Immaginiamo una piccola città, una ridente cittadina affacciata al mare.
In questa piccola città vi è una grande azienda, ed in questa grande azienda trova lavoro gran parte degli abitanti della città stessa.
L’azienda ha diversi settori: c’è quello produttivo, il commerciale, il gestionale e così via.
Gli operai che lavorano in produzione un tempo erano la maggioranza, ma oramai ne sono rimasti pochi: sgobbano parecchio, ed il loro stipendio si può dire meritato; nel settore commerciale e soprattutto nel gestionale, invece, i dipendenti assunti sono senza dubbio in numero enormemente superiore rispetto alle esigenze dell’azienda.
Ci sono tra di loro alcuni che lavorano molto, e che portano avanti la baracca, come si suol dire, ma sono in molti anche coloro che nei loro uffici fanno solo presenza.

I proprietari di questa azienda sono persone poco oneste, per usare un eufemismo.
Tengono per loro la gran parte dei guadagni dell’impresa, si arrichiscono senza scrupoli mentre  dinanzi ai loro stipendiati fingono di avere a cuore le sorti dell’azienda stessa.
L’impresa nel suo insieme fattura ogni anno circa dieci milioni di euro, ma la sua gestione ne richiede dodici; i proprietari, lungi dal preoccuparsi troppo, non fanno altro che richiedere in prestito due milioni di euro all’anno, ed in tal modo riescono sempre a pagare tutti gli operai, ad assumerne di nuovi e soprattutto a tenersi per loro una gran fetta.

La situazione va avanti così per molto tempo, e in apparenza tutti sono felici: i proprietari prosperano, gli operai hanno un lavoro ed una paga certa, e tutto pare procedere alla meglio.
Passano però gli anni, ed il debito che i proprietari hanno contratto continua ad aumentare, finchè diviene più grande del fatturato stesso dell’azienda.
Qualcuno inizia a preoccuparsi, e c’è chi fa notare che non si potrà andare avanti così all’infinito.

Immaginiamo tutto questo, e quindi usciamo dalla metafora.
Chiamiamo la nostra piccola città Grecia, o Spagna, oppure – ebbene sì – Italia.
La nosta azienda è il settore pubblico nel suo intero, comprese le aziende energetiche statali, la sanità, l’istruzione, le forze di polizia, mentre non occorre specificare chi siano i corrotti gestori dell’impresa.
E’ un quadro molto semplificato, ma non per questo poco accurato.
Il resto viene da sé, e non è difficile comprendere il modo in cui siamo arrivati alla situazione odierna.

Se poi vogliamo rendere l’esempio ancora più verosimile, torniamo nella nostra cittadina immaginaria, e supponiamo che in essa vi sia anche un grande centro commerciale.
Quasi tutti gli abitanti vi fanno la spesa, i gestori dell’ipermercato sono molto soddisfatti dei loro guadagni ed hanno tutto l’interesse affinché gli abitanti della cittadina abbiano un buon lavoro, e di conseguenza soldi da spendere nella loro attività.
Per questo, per assicurarsi che i soldi nell’azienda della città non manchino, i proprietari del centro commerciale contattano alcuni loro amici molto influenti, persone poco raccomandabili che bazzicano l’ambiente della malavita.
Degli usurai, principalmente.
Li contattano e li convincono a prestare ai corrotti dirigenti dell’azienda della città cifre sempre maggiori, affinchè gli operai possano avere soldi da spendere nel loro centro commerciale.
Finchè, come si raccontava prima, il debito diviene ingestibile, e la situazione insostenibile.

Ora, chiamiamo i proprietari del supermercato Germania (per dirne una), chiamiamo gli amici usurai Banca Centrale Europea (per dirne un’altra), e di nuovo abbiamo un quadro molto verosimile della situazione europea attuale.
Per quanto riguarda la fine della storia, invece, occorre solo avere un po’ di pazienza, e guardare fuori dalla propria finestra.

30 Giugno 2011

Sara Tommasi sfida Obama


Per chi se lo fosse perso, dopo Ruby anche la soubrette Sara Tommasi, una delle tante protagoniste delle notti di Arcore, si è armata di mutande e reggiseno per denunciare il signoraggio, primario e secondario.
E lancia anche una sfida al presidente Obama, addirittura, per conto del suo amico Gigi Marra, di cui promuove i libri.



Che dire?
Forse è davvero arrivato il tempo di raccogliere tutto e andarcene a farci una passeggiata.

16 Giugno 2011

Il masso che rotola

Premessa: questo articolo parla della Grecia, ma non solo.
Quello che succede in terra ellenica è solo una anticipazione dello scenario che attende gran parte del mondo occidentale.


Settembre 2007
Farsi trovare pronti
L’attuale sistema, basato su denaro creato dal nulla da magiche stampanti e organismi nazionali e sovranazionali che saggiamente pianificano e danno direttive, l’attuale sistema  si diceva è destinato ad un crollo, un crollo che farà apparire la grande depressione del 1929 come un evento storico di seconda categoria.

Gennaio 2009 Cosa succede in Grecia?
Fare i conti con i propri debiti, questa in qualche modo sarà la sorte che attende anche gli altri paesi europei, una sorte che la Grecia ha sperimentato per prima a causa del suo debole sistema produttivo.
[…]
Ed ora che la crisi è dilagata, ora che il flusso di denaro in prestito si è interrotto, la Grecia si è improvvisamente svegliata senza fondi e con una marea di debiti.
Si sta concludendo un banchetto durato 30 anni.

Settembre 2009 La crisi e i turchi sotto le mura
E mentre osservavo il mare e le persone che si rilassavano nelle loro vacanze, mi sembrava a volte di cogliere quella stessa spensieratezza degli abitanti della Città, convinti che nessun esercito nemico avrebbe mai potuto sovvertire un ordine che reggeva da secoli.
Oggi non ci sono invasori che premono contro le mura, e l’ordine attuale è minacciato da fattori ben diversi.
Ed oggi come allora la possibilità che da un giorno all’altro il corso delle proprie esistenze possa subire degli sconvolgimenti pare una eventualità lontana, voci di sventura a cui è bene non porre troppo ascolto.

Aprile 2010 Finché c’è il sole
E nel vedere il costante viavai di gente, di ragazze uscite direttamente dalle pagine patinate delle riviste di moda e di giovani che paiono testimonial dei più famosi marchi multinazionali, nell’osservare i locali pieni oltre le loro possibilità, si ha quasi la sensazione che i giornali e i media parlino di un’altra nazione, e non certo della Grecia, quando raccontano di un paese sull’orlo della bancarotta, un paese il cui premier  gira il mondo come un vagabondo elemosinando “sostegni morali”  e cercando folli disposti a concedergli prestiti.
Qualcuno forse immagina un paese depresso, un popolo preoccupato ed esasperato dalle drastiche misure attuate dal governo.[…]
Ma l’immagine generale è ben diversa, e la stessa crisi viene trattata più con ironia che preoccupazione.
[…]
Fatto sta che da quelle parti, per adesso, nessuno si è ancora alzato per andare ad aprire alla realtà che bussa alla porta.
E con una estate che sta per arrivare, e migliaia di chilometri di spiagge dorate da vivere, è probabile che quella realtà attenda alla porta fino all’autunno.
Dopo, probabilmente, non vi saranno più scuse.

Giugno 2011  Atene, 100.000 manifestanti circondano il parlamento
Oggi 15 Giugno in Grecia è stato indetto uno sciopero generale, una protesta contro le nuove misure di austerity che il governo è in procinto di varare per cercare di fronteggiare la crisi.
Una folla di circa 100.000 manifestanti ha circondato il parlamento[…]

Un aspetto dell’animo degli esseri umani che mi ha sempre affascinato è la capacità di far coesistere una costante preoccupazione per le sorti future del proprio vivere unita all’impossibilità di cogliere la reale portata di tragedie che evidentemente stanno per abbattersi.
Si tratta della contrapposizione della visuale della formica con quella dell’aquila, ovvero la dicotomia tra l’osservare gli avvenimenti dal proprio limitato punto di vista e il coglierli da una prospettiva più ampia.
In tempi di prosperità, la visione della formica permette di concentrarsi sugli aspetti concreti della vita, fa in modo che le proprie energie non vengano sprecate in dispersive paranoie speculative sui massimi sistemi.
Ma nei periodi di grandi cambiamenti sociali, come quelli in atto negli ultimi anni, il concentrarsi esclusivamente in una visuale circoscritta, ovvero il dedicarsi “al proprio orto”, impedisce di vedere l’arrivo dei grandi sconvolgimenti, con la conseguenza di farsi cogliere di sorpresa dallo svolgersi degli eventi.

Quello che succede in Grecia, e quello che succederà nel resto dell’occidente, era perfettamente prevedibile, era evidente, così come è evidente che un masso che rotola sul fianco della montagna in direzione di un paese che sta a valle prima o poi impatterà e farà molti danni.
Non occorreva essere dotati di preveggenza, nemmeno aver conseguito una laurea in economia (al contrario, forse quest’ ultima eventualità avrebbe funto da intoppo nel cogliere la situazione).
Il masso rotolante dell’economia greca (e non solo greca) pronta a collassare era davanti agli occhi di tutti, ma non c’erano molte persone che alzavano la testa.
Dopo aver sentito il botto, in seguito, si sono tutti precipitati a gridare per le strade.

Ho vissuto diversi mesi in Grecia negli ultimi anni, ed ho visto direttamente l’evoluzione dello stato d’animo delle persone: fino all’ultimo c’era la convinzione che tutto alla fine si sarebbe risolto, in qualche modo, che tutto bene o male sarebbe andato avanti come prima, come sempre.
E chi si assumeva il ruolo, di tanto in tanto, di profeta di sventura risultava un po’ fastidioso, così era meglio non affrontare troppo il discorso.
Forse non c’era comunque molto da fare, in ogni caso, forse era inutile tentare di fermare il masso, ed allora tanto valeva davvero fare finta di niente e godersi il mare.
Finché c’era il sole.

si veda anche: Aquile e formiche

25 Maggio 2011

Le città fantasma cinesi

 

Zhengzhou, la più grande città fantasma cinese vista dal satellite

Si stima che in Cina esistano circa 64 milioni di appartamenti di nuova costruzione non occupati.
In altre parole, l’intera popolazione italiana e spagnola vi potrebbe trovare posto, e magari rimarrebbero anche qualche milione di case per i greci.
Si tratta di edifici che compongono città moderne, come Kangbashi, attentamente pianificate e dotate di tutti i servizi necessari alla popolazione: uffici pubblici, metropolitane, biblioteche, enormi centri commerciali.
Tutti vuoti.

Questo processo fa parte di un enorme piano di sviluppo coordinato dal governo centrale cinese, nel tentativo di investire gli enormi capitali a disposizione delle casse statali e sopratutto nella necessità di avere un pil in costante espansione.
Un boom immobiliare che nelle analisi macroeconomiche è indice della grande vitalità dello sviluppo dell’economia cinese, ma che in fin dei conti rappresenta solo una immensa bolla destinata prima o poi a frantumarsi in un enorme botto.
In altre parole, si tratta dello stesso processo già sperimentato anche in Europa e negli Stati Uniti, ma in una scala assai più grande.

L’intera operazione è sintomo e conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della follia dei tempi in cui stiamo vivendo, una follia pianificata dove si edificano città per un milione di abitanti e le si tengono tirate a lucido senza che nessuno vi vada ad abitare.
Paradossalmente, molti di questi appartamenti  sono già stati venduti, acquistati da “investitori” convinti di poter ottenere grandi guadagni con la loro rivendita.
Eppure, la stragrande maggioranza dei cinesi è del tutto impossibilitata ad avvicinarsi a queste nuove costruzioni, dal momento che i prezzi richiesti sono del tutto sproporzionati se confrontati con il reddito medio delle famiglie.

Questo però non ferma l’immensa macchina dello sviluppo edilizio, e nuove città continuano ad essere costruite, ad un ritmo di dieci all’anno.
Se mai vi sarà un’umanità rinsavita in futuro, guarderà indietro al nostro tempo e si chiederà quale sorta di follia avesse investito l’intero globo.

 

Zhengzhou

Kangbashi