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¿te quedarás, mi pesadilla
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-o- Too late to die young -o-
19 Maggio 2009

Notizie contingenti e questioni epocali


Mi capita a volte di ritrovarmi per casa giornali vecchi, quotidiani che in qualche modo riescono a nascondersi nel ripostiglio per settimane, a volte mesi.
Ed è sempre una esperienza alquanto formativa sfogliarli.
Si può infatti osservare come le prime pagine, quelle solitamente dedicate alla “attualità politica”, trattino di notizie di nessuna importanza.
Un insieme di dichiarazioni dei politici della maggioranza e delle opposizioni sul tema caldo del momento, che spesso a distanza di qualche settimana scompare totalmente dalla memoria dei cittadini.
Migliaia di parole sul nulla assoluto, piazzate sotto titoli cubitali, presentate come se si trattasse di qualcosa di rilevante.

Ed occorre scorrere diverse pagine prima di individuare qualche notizia apparentemente di secondo piano, spesso relegata in qualche trafiletto, che a distanza di tempo si rivela significativa.
Nell’universo dell’informazione infatti le notizie si possono, indicativamente, dividere in due grandi gruppi: quelle che hanno una certa rilevanza contingente, immediata,  e quelle che raccontano di eventi più importanti, dalle prospettive a lungo termine.
I nostri media danno principalmente ampio spazio alle notizie del primo tipo, mentre accennano distrattamente agli eventi che rappresentano i segni del tempo.

Se fra cento anni qualche studente dovrà preparare una ricerca sulla grande depressione del 2008, ad esempio, e sul modo in cui questa ha portato al default dell’economia mondiale nel giro di pochi anni, si troverà parecchio spiazzato nel constatare le notizie che venivano fornite dai principali giornali dell’epoca.
Si troverà dinnanzi a decine di pagine dedicate a questioni le quali ignora totalmente, dal tragico caso di una sfortunata ragazza in coma da diversi anni, alle dichiarazioni del mondo politico sulle “ronde”, alle polemiche su un certo “election day”.

Pagine e pagine, migliaia di dichiarazioni, su questioni delle quali non troverà nessuna traccia nemmeno sui più approfonditi testi di storia del XXI secolo.
E per scoprire qualcosa sulla crisi dovrebbe arrivare alle pagine economiche, ma anche là rimarrebbe assai deluso.
Il nostro futuro studente si troverebbe di fronte a diverse analisi, farebbe la raccolta delle dichiarazioni degli esperti che annunciano che il peggio è passato, e verrebbe anche a scoprire che il presidente del consiglio dell’epoca quando si pronunciava sulla crisi liquidava il tutto spiegando che si trattava solo di una percezione psicologica.

Nei primi mesi del 2009, nonostante ormai gli indicatori manifestassero chiaramente che la crisi che interessava l’economia occidentale fosse a tutti gli effetti sistematica ed irreversibile, l’opinione pubblica, influenzata in questo dai mezzi di comunicazione di massa, pareva non aver compreso ancora appieno la reale entità degli avvenimenti che di lì a poco avrebbero ridisegnato l’intero sistema economico finanziario mondiale.

Questo potrebbe essere un buon inizio, per  la futura ricerca del nostro studente.

24 Aprile 2009

California, dal sogno all’incubo




E’ l’ottava economia del mondo, ma le casse dello stato sono vuote.
Il servizio di Riccardo Staglianò, per Repubblica
22 Marzo 2009

La crisi del credito

All’interno dell’attuale crisi economica mondiale, la scorsa crisi dei mutui negli Stati Uniti ha agito da classica goccia che fa traboccare il vaso.
Questa animazione, già segnalata da Paxtibi ed ora anche con sottotitoli in italiano grazie a Vincenzo e Oreste Attanasio, ripercorre in modo chiaro i passi che hanno condotto al default.



La Crisi Del Credito – con sottotitoli in italiano
from Oreste Attanasio on Vimeo.

20 Marzo 2009

Definisci 'recessione'

Rancho Cumanonga, California. Lotti abbandonati a seguito della crisi del settore immobiliare

Hefei, provincia di Hanui, Cina. Giovani in cerca di occupazione presso un centro di collocamento.20 milioni di cinesi hanno perso il proprio lavoro negli ultimi mesi.

Las Vegas, Nevada. Tour organizzati per prendere visione delle case messe all’asta a seguito dell’impossibilità dei proprietari di onorare il mutuo.

18 Marzo 2009

I soldi veri di Emma Marcegaglia

“Su alcuni punti abbiamo visto soldi veri, era quello che ci aspettavamo”. Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, giudicando “positivo e costruttivo”, l’incontro avuto con il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
[…] “Nei prossimi giorni” il governo stanziera’ 1,3 miliardi per un fondo di garanzia a favore delle pmi” ha detto Emma Marcegaglia uscendo da Palazzo Chigi.

La presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia nell’atto di elemosinare contributi governativi per “sostenere” le piccole e medie imprese ha coniato l’espressione “soldi veri”, espressione grottesca e nello stesso tempo emblematica della confusione che regna sovrana nelle menti di coloro che, in teoria, dovrebbero traghettare il paese fuori da questa crisi.
Che sarebbe un po’ come affidare ad una squadra di simpatici elefanti la pulizia di un negozio di ceramiche.
Emma Marcegaglia ha quindi chiesto al governo “soldi veri”, e pare che il governo abbia alla fine acconsentito alla richiesta della presidentessa, dopo aver superato un momento di incertezza.
Non era infatti ben chiaro ai rappresentanti del governo cosa la presidentessa intendesse realmente, e come volesse essere pagata.
Alcuni sostenevano che probabilmente richiedeva 5 miliardi di euro in banconote di piccolo taglio, da consegnarsi in un luogo sicuro che la Marcegaglia stessa avrebbe comunicato in un secondo momento, ma i più informati hanno fatto notare che nemmeno le banconote sono “soldi veri”, poiché sono semplici pezzi di carta generati e non creati a discrezione da stampanti mistiche.
Pare che si sia anche suggerito di pagare la Marcegaglia con gettoni d’oro, un’idea che però è stata scartata dopo una veloce verifica dei forzieri dello stato.
Comunque siano andate le cose, l’accordo è stato raggiunto, e la presidentessa di Confindustria ha visto i soldi veri, più o meno come il profeta Ezechiele vide i cherubini volteggiare nei cieli.– Ezechiele: Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente.
– Emma: io invece ho visto i soldi veri
– Ezechiele: adesso però non esagerare

Ammesso che i soldi veri effettivamente esistano, si pone però una ulteriore questione, ancor più grave della precedente: da dove provengono?
Sono sempre più numerosi coloro che si rivolgono al governo affinché stanzi contributi a questo o a quel settore per fronteggiare la crisi.
Tutti coloro che invocano questi contributi hanno una idea molto naif dello stato, quasi fosse un ricco benefattore che mette mano al forziere per aiutare chi è in difficoltà, distribuendo le risorse laggiù dove necessario.
In realtà lo stato non è un ente con soldi propri, ma può al massimo spostare le risorse, togliendole da una parte per assegnarle ad un’altra.

E’ un concetto alquanto banale, eppure la seconda parte dell’equazione, ovvero quella per cui i soldi assegnati a qualcuno sono tolti a qualcun altro, pare sempre sfuggire ai richiedenti.
Paradossalmente, fino a pochi mesi fa quel qualcuno a cui venivano tolti i soldi in preferenza erano proprio le piccole e medie imprese, tra le poche entità nel territorio italico che effettivamente producevano una ricchezza concreta e che potevano quindi essere raschiate, per poter così finanziare le missioni di pace nei vari Inculoailupistan, le auto blu dei parlamentari, gli appalti pubblici truccati e tutte le altre piccole e grandi ruberie che per legge devono essere gestite dai governi.
Ora invece spetta proprio alla energica presidentessa richiedere aiuti per conto di quelle piccole e medie imprese in difficoltà, evento che ci porta a rimpiangere – il che è tutto dire – la voce grossa di un Luca Cordero di Montezemolo, che nelle vesti di predecessore della Marcegaglia non perdeva occasione per intimare ai governi di non interferire con le attività delle imprese.
Ora invece che le cose non vanno molto bene, a quanto pare per Confindustria è bene che il governo interferisca.

E chissà dove si andranno a prendere ora questi soldi veri, con un forziere vuoto, una valanga di debiti e nessun altro osso da raschiare.