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¿te quedarás, mi pesadilla
rondándome al oscurecer?


-o- Too late to die young -o-
30 Ottobre 2011

Il Vaticano ed il Nuovo Disordine Mondiale


Il documento con il quale eminenti rappresentanti del Vaticano invocano, quale soluzione alla attuale crisi economica e sociale, dei passi in avanti verso la creazione di strutture decisionali sovranazionali, di carattere globalista, ha indubbiamente suscitato grande interesse nel cosidetto ambiente della “controinformazione”, e non poteva essere altrimenti.
Se infatti per i media tradizionali tale presa di posizione non rappresenta che un allineamento alle soluzioni proposte dai grandi think tank internazionali, per coloro che conoscono le radici e le prospettive della ideologia mondialista le soluzioni auspicate del Vaticano non possono che suscitare un giustificato sospetto.

Il documento in questione, stilato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intitolato Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale, inizia soffermandosi nell’analizzare l’attuale momento storico da un punto vista economico e sociale.
Mettendo quindi in evidenza la situazione di crisi economica venutasi a creare nel pianeta, nel documento si pongono in evidenza le grandi disparità con cui il benessere mondiale è distribuito, e si attribuiscono le cause di tale processo ad una generica ideologia liberista:

Ma cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace?
Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli.
Si tratta di una ideologia, di una forma di « apriorismo economico », che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti.

Una conclusione a cui si giunge dopo aver ricordato come per affrontare la situazione economica mondiale negli ultimi anni diversi governi nazionali abbiano utilizzato enormi mezzi per tamponare la crisi:

Un orientamento di stampo liberista – reticente rispetto ad interventi pubblici nei mercati – ha fatto propendere per il fallimento di un importante istituto finanziario internazionale, immaginando in tal modo di delimitare la crisi e i suoi effetti.
Ne è derivata purtroppo una propagazione di sfiducia che ha spinto a mutare repentinamente atteggiamento, sollecitando interventi pubblici sotto varie forme, di enorme portata (oltre il 20% del prodotto nazionale) al fine di tamponare gli effetti negativi che avrebbero travolto tutto il sistema finanziario internazionale.

Uno strano “neoliberismo senza regole e senza controlli”, quello in cui i maggiori governi mondiali intervengono nel mercato mettendo sul piatto il 20% del loro prodotto nazionale.
Ma non è l’evidente confusione ed incompetenza, o forse malafede, degli esperti economisti del Vaticano l’aspetto più interessante del documento, bensì le soluzioni da loro proposte per superare questo momento di difficoltà a livello mondiale:

Regole e controlli, sia pure in maniera imperfetta, sono spesso presenti a livello nazionale e regionale; tuttavia, a livello internazionale tali regole e controlli fanno fatica a realizzarsi e a consolidarsi.[…]
Nel cammino verso la costruzione di una famiglia umana più fraterna e giusta e, prima ancora, di un nuovo umanesimo aperto alla trascendenza, appare inoltre particolarmente attuale l’insegnamento del Beato Giovanni XXIII.
Nella profetica Lettera enciclica Pacem in terris del 1963, egli avvertiva che il mondo si stava avviando verso una sempre maggiore unificazione. Prendeva quindi atto del fatto che, nella comunità umana, era venuta meno la rispondenza fra l’organizzazione politica «su piano mondiale e le esigenze obiettive del bene comune universale».
Per conseguenza auspicava la creazione, un giorno, di «un’Autorità pubblica mondiale». […]
Un lungo cammino resta però ancora da percorrere prima di arrivare alla costituzione di una tale Autorità pubblica a competenza universale.
Logica vorrebbe che il processo di riforma si sviluppasse avendo come punto di riferimento l’Organizzazione delle Nazioni Unite, in ragione dell’ampiezza mondiale delle sue responsabilità, della sua capacità di riunire le Nazioni della terra e della diversità dei suoi compiti e di quelli delle sue Agenzie specializzate.[…]
A un Governo mondiale non si può pervenire se non dando espressione politica a preesistenti interdipendenze e cooperazioni.[…]

E per quanto riguarda la regolamentazione dei rapporti economici, il documento precisa :

Sullo sfondo si delinea, in prospettiva, l’esigenza di un organismo che svolga le funzioni di una sorta di «Banca centrale mondiale» che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle Banche centrali nazionali.

Nelle conclusioni, infine, possiamo leggere:

Con una dinamica analoga a quella che in passato ha messo fine alla lotta «anarchica» tra clan e regni rivali, in ordine alla costituzione di Stati nazionali, l’umanità deve oggi impegnarsi nella transizione da una situazione di lotte arcaiche tra entità nazionali, a un nuovo modello di società internazionale più coesa, poliarchica, rispettosa delle identità di ciascun popolo, entro la molteplice ricchezza di un’unica umanità.[…]
Solo uno spirito di concordia, che superi divisioni e conflitti, permetterà all’umanità di essere autenticamente un’unica famiglia, fino a concepire un nuovo mondo con la costituzione di un’Autorità pubblica mondiale, al servizio del bene comune.

Sembrano in tutto e per tutto parole e concetti che potrebbe benissimo esprimere un qualsiasi Gran Maestro massone, dal momento che non si fa altro che ribadire ed auspicare la visione del mondo globalista che la massoneria ed altre società esoteriche da sempre evocano.
Ed è bene ricordare che anche il particolare utilizzo di determinate espressioni non è mai casuale, dal momento che ogni singola parola ha una sua importanza nel descrivere l’ideologia che le sta alle spalle.
Concetti quali “Nuovo Umanesimo”, oppure “Autorità pubblica mondiale” o “Nuovo Mondo” sono delle vere e proprie parole d’ordine che appartengono ad una precisa e determinata forma di pensiero che negli ultimi secoli si sta facendo sempre più strada.
Le stesse Nazioni Unite, invocate nel documento quale base di partenza per la costituzione di questo nuovo governo dal carattere sovranazionale, sono una creazione fortemente voluta dal pensiero universalista della libera muratoria internazionale, ed il suo carattere esoterico non è mai stato nascosto.
E’ bene infatti sempre tenere a mente che le Nazioni Unite nascono principalmente seguendo una visione messianica, fatta propria dai movimenti neospiritualisti del XX secolo, e questo loro carattere viene prima degli aspetti di “governance mondiale” strettamente utilitaristici.

Questi aspetti sono assai noti a coloro che hanno approfondito la nascita e le origini dell’ideologia mondialista e sono altresì consapevoli dello spirito che animava la creazione delle strutture sovranazionali.
Si potrebbe però obbiettare che si tratti solo di suggestioni “complottiste”, di cui i vertici del Vaticano non dovrebbero tenere conto, se non rischiando di coprirsi di ridicolo.
Eppure, solo 14 anni fa, Michel Schooyans, autorevole professore dell’università cattolica di Loviano, dava alle stampe un libro estremamente interessante, dal titolo “Nuovo disordine mondiale”, dove metteva in evidenza le radici discutibili di organismi internazionali quali l’ONU e denunciava un piano di controllo globale ad esso collegato che passava per una drastica riduzione della popolazione mondiale ed una progressiva perdita delle libertà personali a vantaggio del rafforzamento dei centri decisionali mondialisti.

Le tesi portate avanti da Schooyans, oltre ad essere un autentico pugno nello stomaco, esprimono dunque una linea interpretativa che potremmo definire autorevolissima della posizione della Chiesa riguardo ad un problema, quale quello della “vita” e della sua strumentalizzazione, che è preconizzato come un tentativo di “dittatura mondiale” perseguita dai paesi più ricchi e che si avvale, nella visione proposta, di importantissimi strumenti politici quali l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’O.N.U., le ONG, la Banca Mondiale e tutte le organizzazioni ad esse collegate.
Secondo l’Autore, il Nuovo Ordine Mondiale altro non è che il tentativo di imporre la “filosofia dell’egoismo” dei paesi ricchi ai paesi poveri o in via di sviluppo, ed il dominio di pochi su tutti gli altri.[…]

L’ideologia sottostante che avrebbe avviato questa campagna di “pianificazione familiare, a livello mondiale”, del “genere” umano, è ad avviso dell’Autore una sorta di incrocio tra l’ideologia di tipo social-comunista alla Feuerbach (individui solo ingranaggi della collettività), di Marx (le identità nazionali devono scomparire a favore di un Nuovo Ordine Mondiale governato da una minoranza illuminata) e di Lenin (tecnocrati illuminati che creano una rete di organizzazioni internazionali al servizio della pianificazione umana), con l’ideologia liberale alla Malthus (teorico della sicurezza alimentare, per cui poveri e meno dotati vanno eliminati o non fatti nascere), Bentham (utilitarismo etico, per cui il povero, che non produce o non produce abbastanza e tuttavia pretende di consumare, sia vinto dalla concorrenza) e Galton (uno dei massimi teorici eugenetici, per cui è necessario favorire la trasmissione della vita solo tra i più dotati).

Una analisi lucida ed in netto anticipo coi tempi del processo che va sotto il nome di “Nuovo Ordine Mondiale”, da un punto di vista non esclusivamente cattolico.
Aspetto ancora più interessante, la prefazione di tale libro fu scritta dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI.
Nel suo intervento, Ratzinger dimostrava di condividere le preoccupazioni espresse dall’autore, ed altrettanto lucidamente metteva in evidenza i pericoli che il processo di mondializzazione portava con sé:

Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre più incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica.
Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo che è fallito in maniera clamorosa.
Dall’altra, ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali.
Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo.

L’allora cardinale Ratzinger dimostrava quindi di comprendere molto bene quale impalcatura ideologica stesse alla base di concetti quali “Nuovo Ordine Mondiale”, usando tale espressione con piena cognizione di causa.
Lo stesso Ratzinger che, divenuto Papa Benedetto XVI, nel discorso di Natale del 2005 chiamava a raccolta gli uomini di buona volontà affinchè quel medesimo Nuovo Ordine Mondiale lo edificassero.
Cosa era successo nel frattempo?
Difficile dirlo, forse quel fumo di Satana evocato da Papa Paolo VI dopo essersi introdotto da qualche fessura in vaticano ha nel tempo invaso molti ambienti, o forse la corrente mondialista massonica presente nel corpus cardinalizio è divenuta infine prevalente.
Il tempo dirà se i giorni della grande apostasia profetizzati dall’escatologia cristiana siano proprio quelli attuali.

24 Ottobre 2011

Ready for the falls

 


Questa è la copertina di un disco uscito qualche anno fa negli Stati Uniti.
Ci sono 4 particolarità interessanti in questa immagine, di cui una evidente.
4 piccoli dettagli, che presi nel loro insieme raccontano di una tendenza ormai nota.

(seguirà articolo)

p.s: anche la canzone in sé non è niente male


21 Settembre 2011

Popolo e conformismo II


Caratteristica principale della grande massa della popolazione, più che la “stupidità” è il conformismo.
L’uomo “comune” è, prima di ogni altra cosa, conformista, attributo che non ha in sé valenza necessariamente negativa.
In una società di virtuosi, per essere accettato egli si comporterebbe, nel limite delle sue possibilità, in modo virtuoso.
Al contrario, in periodi in cui l’élite è composta da criminali, questo “uomo comune” nel suo piccolo ne assimila i comportamenti: ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per la “massa” si deduce in primis dall’esempio che danno i vertici.

Uno dei grandi temi trattati dalla filosofia e dalla sociologia nel corso dei secoli è quello riguardante la profonda natura degli uomini.
Gli uomini sono tendenzialmente portati a compiere il male oppure sono per natura inclini al bene?
La questione, ovviamente irrisolta, e forse mal posta, ha dato vita a numerosi dibattiti e a diverse trattazioni, e c’è anche stato chi non ha avuto timore nell’esprimere un giudizio perentorio e definitivo.
Il pensiero di Niccolò Machiavelli, ad esempio, si fonda sulla convinzione della naturale malvagità degli uomini.

Come dimostrano tutti coloro che ragionano del vivere civile, e come ne è piena di esempli ogni istoria, è necessario a chi dispone una republica, ed ordina leggi in quella, presupporre tutti gli uomini rei, e che li abbiano sempre a usare la malignità dello animo loro, qualunque volta ne abbiano libera occasione
Niccolò Machiavelli, Discorsi

Secondo tale punto di vista, la maggioranza degli uomini sarebbe composta da individui crudeli ed approfittatori, con pochi scrupoli, persone che compirebbero atti malvagi se solo ne avessero la possibilità, e soprattutto se fossero certi di non doverne pagare le conseguenze.
Assunta quindi questa premessa quale vera, ne consegue che il compito del potere costituito sia quello di tenere a bada in qualche modo la popolazione, senza esitare ad usare la violenza e la sopprafazione, dal momento che tale metodo risulta l’unico capace di contenere la naturale malvagità degli esseri umani.

Questa, in sintesi, è anche la visione dell’umanità che nel tempo è prevalsa, e costituisce tutt’ora il fondamento morale dell’esistenza degli stati e del loro apparato governativo.
Senza il controllo dell’apparato statale, viene insegnato, la malvagità dilagherebbe, ed in poco tempo la naturale malvagità degli esseri umani si riverserebbe incontenibile provocando il caos.
Detto per inciso, in questa visione si presuppone che i componenti dell’apparato statale siano invece, a differenza della massa, immuni al richiamo del male, e costituiscano al contrario un concentrato di virtù e moralità: se così non fosse, infatti, il concedere grandi poteri ed il monopolio della violenza a persone tendenzialmente malvagie porterebbe ad enormi problemi(questa semplice constatazione dimostra in maniera semplice la contraddizione del ritenere la maggioranza degli uomini inclini al male e contemporaneamente invocare un potere centrale – composto da uomini – affidandogli il monopolio della violenza affinché contenga questa malvagità).


Da un altro punto di vista, c’è stato chi ha visto negli esseri umani delle creature sostanzialmente inclini al bene, vittime però delle tentazioni e dei cattivi esempi trasmessi dalla società.

È posto troppo assolutamente che gli uomini non operano mai bene se non per necessitá, e che chi ordina una republica gli debbe presupporre tutti cattivi, perché molti sono che, etiam avendo facultá di fare male, fanno bene, e tutti gli uomini non sono cattivi.
[…] e s’ha a considerare in questa materia, che gli uomini tutti sono per natura inclinati al bene, ed a tutti, data paritate terminorum, piace piú el bene che ’l male; e se alcuno ha altra inclinazione, è tanto contro allo ordinario degli altri e contro a quello primo obietto che ci porge la natura, che piú presto si debbe chiamare monstro che uomo.

Francesco Guicciardini, Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio

La questione, ovviamente è complessa, ed il tentare di risolverla per generalizzazioni è oltremodo fuorviante.
Risulta più corretto, probabilmente, affermare che gli esseri umani siano inclini sia al male che al bene, in diverse misure a seconda dei casi (ogni essere umano è infatti un caso unico) ed a seconda delle circostanze.
Di conseguenza, quello che è più interessante stabilire sono le motivazioni, e le condizioni, che portano un essere umano ad agire in un modo in alcuni casi ed in modi opposti in circostanze differenti.
Il condizionamento dell’ambiente, o meglio dell’etat d’esprit di un determinato periodo, rappresenta ad esempio un fattore estremamente importante, non ancora sufficientemente preso in considerazione nell’analizzare il comportamento della maggioranza delle persone.
E’ noto, sicuramente, che col variare delle epoche storiche e dei luoghi in cui ci si ritrova a vivere mutano anche radicalmente i valori e le convinzioni sociali di riferimento, ma il modo in cui certi fattori possono contribuire a modificare il comportamento umano sono, nonostante questa consapevolezza, ancora sottostimati.

Alcuni esempi tratti dalla cronaca possono aiutare a chiarire meglio tale circostanza.
Nell’ottobre del 2010, a Derby, in Inghilterra, un gruppo di passanti si era raccolto ad osservare un ragazzo che minacciava di gettarsi nel vuoto dal tetto di un parcheggio, ed anziché dissuaderlo la folla iniziò ad incitarlo, finendo di riprendere il volo del giovane con i telefonini.

Lo hanno incitato a gettarsi nel vuoto e poi mentre precipitava dall’ultimo piano di un parcheggio hanno ripreso la scena con i cellulari, mettendo poi i filmati su internet. L’incredibile episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato scorso al centro di Derby, città dell’Inghilterra centrale, dove un ragazzo di 17 anni in preda a tendenze suicide non è potuto essere salvato dalla polizia perché ostacolata dalla folla che “tifava” per il salto mortale.

Dal lato opposto, poche settimane fa ebbe molto eco nei media americani il caso di un giovane motociclista che, finito sotto una macchina che rischiava di prendere fuoco, venne salvato dall’intervento spontaneo e coraggioso di diversi passanti che unirono le loro forze per sollevare l’automobile e trarre in salvo il ragazzo, mettendo a repentaglio la propria incolumità.



Sembrerebbe trattarsi di due casi agli antipodi, e chi volesse ragionare per assoluti potrebbe considerare il primo caso quale dimostrazione della naturale malvagità degli uomini, mentre la seconda circostanza sembrerebbe dimostrare l’esatto opposto.
Oppure, si potrebbe ipotizzare che dinanzi al giovane suicida si sia radunata una folla composta esclusivamente da persone abiette, mentre per puro caso il ragazzo finito sotto l’auto si è trovato circondato, per una felice coincidenza, da un gruppo composto da persone portate all’eroismo.
In realtà, le due situazioni sono estremamente simili tra loro.
In entrambi i casi, infatti, si verifica lo stesso meccanismo: una persona della folla inizia a comportarsi in un certo modo, e gli altri lo seguono per imitazione.
Si tratta, in entrambi gli esempi, di situazioni eccezionali, momenti in cui la razionalità del singolo passa in secondo piano ed emergono nuovi fattori che guidano il comportamento umano.
Come spiega Gustave Le Bon, nel suo “Psicologia della folla”:

In talune circostanze prestabilite, e soltanto in tali circostanze, un agglomeramento di uomini possiede caratteri nuovi, molto diversi da quelli degli individui di cui esso si compone.
La personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee di tutte le unità sono orientate in una stessa direzione.
Si forma un’anima collettiva, senza dubbio passeggera, ma che presenta ben precisi caratteri.
La collettività diventa allora ciò che, per mancanza di una migliore espressione – io chiamerei una folla organizzata, o, se lo preferite, una folla psicologica.
Essa forma un solo essere e si trova sottomessa alla legge dell’unità mentale delle folle. […]

In questa “unità mentale delle folle” è sufficiente una persona carismatica che dia inizio ad una azione per portare il resto del gruppo all’imitazione.
In senso più lato, lo stesso meccanismo si verifica anche nella realtà quotidiana.
Un determinato comportamento, quando diviene diffuso e condiviso dalla maggioranza dei propri simili, assume anche una giustificazione morale: è la maggioranza stessa a definire una “morale”, e gli individui vi si adegueranno.
Così, in una società in cui viene giudicato “normale” prevaricare il prossimo, saranno sempre di più coloro che  si comporteranno di conseguenza, senza sentirsi particolarmente in colpa per questo; nello stesso modo, il vendere sé stessi e la propria dignità pur di arrivare al “successo” potrà divenire, ed è ormai accaduto, un modo di agire perfettamente comprensibile, addirittura incoraggiabile.

In un’altra società, al contrario, potranno affermarsi valori del tutto diversi: prendendo a titolo d’esempio il concetto di “onore” presente ancora oggi in Giappone – dove la maggior parte dei senza tetto è composta da persone che hanno dichiarato fallimento o sono state licenziate, e per la vergogna abbandonano famiglia e conoscenti – si potrà facilmente constatare come la percezione di tale sentimento sia agli opposti rispetto agli standard occidentali, dove il servilismo e la prostituzione sono considerati generalmente mezzi utili per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Gli esseri umani, in conclusione, nella loro grande maggioranza non sono né totalmente buoni né totalmente cattivi, ma possiedono dentro sé le potenzialità per agire in modi estremamente diversi.
Quello che invece questa maggioranza la accomuna è il suo essere conformista, è il seguire l’esempio che intorno ad essa viene divulgato.
E coloro che questi meccanismi li conoscono bene da sempre si prodigano affinché sia il loro il paradigma a divenire preponderante.

 

 

14 Luglio 2011

Fashion di stamin


A prima vista sembrerebbe una immagine qualunque di una modella che posa per un servizio fashion ispirato all’abbigliamento militare.
Ma, ad uno sguardo più attento, ci si rende conto che i vestiti indossati dalla modella in questione sono capi di alta moda.
Anche la maglietta militare malconcia, incredibilmente, fa parte di un catalogo di una casa di moda.


E costa 1.624 dollari.
Ovvero, circa 1150 euro.

Inizialmente pensavo si trattasse dello scherzo di qualche buontempone, ma dopo una veloce ricerca sono risalito alla fonte dell’immagine: nientemeno che la rivista ELLE, una delle più autorevoli per quanto riguarda le tendenze della moda femminile.
Facendo qualche ulteriore ricerca (non riuscivo proprio a capacitarmi, fino all’ultimo credevo si trattasse di una bufala), ho scoperto che quest’anno il prezzo della maglietta è sceso a 411 euro (in fondo fa parte della collezione del 2010, e sia mai che si venga sorpresi a portare un capo che andava di moda ben un anno fa…)
Ora, il mondo della moda mi ha sempre incuriosito.
Personalmente, lo reputo una delle più lampanti dimostrazioni della follia dei nostri tempi, ed un chiaro esempio pratico di come le tendenze più assurde possano facilmente venire diffuse ed in seguito assimilate dal grosso della popolazione.

Folli stilisti dettano le tendenze più disparate, e la plebe dal basso osserva sognante le loro “creazioni”, nel tentativo di venire a conoscenza del modo migliore per apparire “al passo coi tempi”.
E davvero, riescono a far divenire popolare qualsiasi stravaganza (basti pensare a come andava in giro la gente negli anni ’80).

E la maglietta strapazzata e piena di buchi da mille e passa euro è solo un esempio del dove si possa spingere tale follia: il solo fatto che quell’immagine compaia su di una rivista a larga diffusione, ovvero che una intera redazione abbia giudicato accettabile proporre un capo simile, dimostra quanto facilmente la follia si possa propagare.
D’altra parte, senza andare lontano, circa un decennio fa uno stilista nostrano ha ben pensato di rendere eleganti i jeans strappati e consumati, e da un giorno all’altro un capo che qualsiasi persona di buon senso avrebbe evitato di indossare -perché i vestiti consumati sono appunto questo: vestiti che hanno avuto una loro vita e vanno sostituiti – è diventato un simbolo dello “stare al passo coi tempi”.

Cronache della fine dei tempi, direbbe qualche incallito catastrofista.
Sia come sia, se mai un giorno doveste capitare in un ambiente esclusivo, circondati da gente giusta, al passo coi tempi, e doveste incorrere in una ragazza che porta una magliettina militare piena di tagli e di buchi, avvicinatevi a lei, e con gentile fermezza, chiedetele: perché?

4 Luglio 2011

Il nemico assente

 

Sleeping Warrior

 

C’è in questi giorni un certo fermento che attraversa il mondo dell’informazione nella rete, un fermento causato da una delibera che l’Agcom, l’autorità garante delle comunicazioni italiana, si appresta a breve a varare.
Si tratta di una serie di provvedimenti che l’Agcom sta per attuare nel nome della difesa del copyright, una delibera con la quale l’Autorità delle comunicazioni potrà oscurare i siti di informazione senza “processo”.
In pratica, la questione è la seguente: se in un sito o in un blog viene pubblicato del materiale protetto da copyright (ad esempio un filmato rai o mediaset), la “parte lesa” ne richiederà la rimozione al gestore del sito/ blog, e questi avrà due giorni di tempo per intervenire togliendo il materiale incriminato.
Se entro questi due giorni il gestore non risponde, la “parte lesa” potrà rivolgersi direttamente all’Agcom, e questa contatterà direttamente il responsabile del sito/blog.
Da questo momento il gestore avrà cinque giorni di tempo per dare risposta, e se questo non avviene l’Agcom potrà oscurare il sito.

Leggendo il provvedimento, c’ è chi ha parlato di “morte del web italiano” e chi grida alla censura, mentre una grande mobilitazione nel mondo della rete ha già prodotto oltre 130.000 mail di protesta spedite direttamente al garante.

Personalmente, ma questa è una reazione strettamente personale, anche se questa norma venisse varata in questi termini, non mi preoccuperei molto.
Al contrario, se, per un motivo o per l’altro, un giorno questo blog dovesse essere “censurato” oppure, meglio ancora, “oscurato”, la sensazione di orgoglio che ne proverei sarebbe infinitamente maggiore rispetto alla delusione per aver perso un luogo di espressione a cui sono comunque molto affezionato.

Perché la questione è proprio questa.
Le varie mobilitazioni, il gridare alla morte del web, l’indignazione contro la censura, pur essendo  reazioni del tutto comprensibili, ed in un certo modo anche giustificate, celano in realtà una necessità  ancora più grande, che purtroppo resterà insoddisfatta: il bisogno di un nemico.
La mobilitazione contro il decreto dell’Agcom in fondo è solo un piccolo evento, una preoccupazione temporanea che però è sintomo di una questione molto più grande.

Chi sulla rete pensa di fare “controinformazione”, chi dedica del tempo nel descrivere e denunciare questa o quella fonte di potere, vorrebbe, in cuor suo, avere nel suo piccolo un ruolo attivo nello “scardinamento” del sistema.
E’ un sentimento umano e comprensibile: nel rendersi conto delle grandi ingiustizie e delle storture del mondo reale, ognuno vorrebbe dare il proprio contributo per “combattere” l’apparato del potere.
Ecco quindi che l’idea che il proprio lavoro possa essere “censurato”, che i propri scritti “oscurati”, dà la sensazione di avere davvero un ruolo in questo gioco, di essere, anche nel proprio piccolo, “temuti”.

Si tratta, in qualche modo, della necessità di dare un volto al nemico: che sia il governo per mezzo di una sua agenzia, un ricco imprenditore che controlla i mezzi di informazione, oppure, salendo di livello, gli illuminati o i gesuiti in persona, è forte la necessità di avere un punto di riferimento quando si porta avanti una “lotta”, una entità concreta che ci consideri quali “avversari”, e che possa rivalersi su di noi.
Purtroppo, questo nemico non esiste, o per meglio dire, non gli si può assegnare un volto.
La vera tragedia del mondo occidentale di questi tempi, infatti, per tutti coloro che percepiscono una malattia di fondo dell’intero sistema, è l’impossibilità di definire un vero e proprio bersaglio contro cui scagliarsi.


E’ frustrante analizzare i meccanismi del potere, e poterli esporre, senza che nulla accada.
Senza che “il potere” reagisca in nessun modo, senza che nemmeno un minimo accenno di censura venga applicato.

Durante i totalitarismi del passato, era sufficiente mostrare un piccolo segno di insofferenza nei confronti del dittatore di turno che subito si veniva prelevati e tratti in arresto.
Si trattava di situazioni orribili, e noi siamo sicuramente fortunati nel non dover vivere in regimi del genere.
Ma, da un altro punto di vista, chi all’epoca era davvero un uomo, aveva la possibilità di mostrare fino in fondo la sua natura.
C’era qualcosa di concreto contro cui lottare, un senso da dare alla propria sete di giustizia.
Oggi, a noi, questa possibilità viene negata.

Nonostante percepiamo chiaramente l’essenza ipocrita e subdola del sistema di potere corrotto a cui sottostiamo, sappiamo anche che non abbiamo nessuna via veloce ed “eroica” di reagire.
Sfogandoci al massimo davanti ad uno schermo, vorremmo per qualche momento convincerci di stare facendo davvero qualcosa di “sovversivo”.
Ma così non è: a differenza dei totalitarismo del passato, quello in cui attualmente viviamo si è fatto molto più sottile, ed all’oppressione diretta ha sostituito un generale velo di indifferenza, coperto da un oceanico rumore di fondo generato dall’infinito flusso di informazioni spazzatura e da distrazioni che gli odierni sistemi di comunicazione sono in grado di creare.

Non è tempo di eroi, questo, non riusciremo mai a vedere negli occhi il drago da combattere.

 


Give me a sword, a maiden to protect, a sea of enemies and this song